Autore: ItalPress

  • Nordio al carcere di Torino “Puntiamo alla detenzione differenziata”

    Nordio al carcere di Torino “Puntiamo alla detenzione differenziata”

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    TORINO (ITALPRESS) – “Compatibilmente con le risorse, cercheremo quella che vorrei chiamare una detenzione differenziata: tra i detenuti estremamente pericolosi, quelli del 41 bis, e quelli di modestissima pericolosità sociale, c’è una situazione intermedia che può essere risolta con l’utilizzo di molte caserme dismesse e che hanno spazi meno afflittivi, che consentono lavoro all’aperto e attività sportiva”. A dirlo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al termine della visita nel carcere delle Vallette a Torino all’indomani della morte di due detenute.
    “Costruire un carcere nuovo è costosissimo, ci sono dei vincoli idrogeologici, burocratici, architettonici – ha sottolineato Nordio -. Con cifre molto inferiori possiamo adattare beni demaniali che hanno già gli spazi e le strutture compatibili con l’utilizzazione carceraria. Ed è lì che bisogna incidere. Gli spazi ci sono, servono accordi con il ministero della Difesa: con questo noi potremmo in medio tempo deflazionare di molto la
    sovrappopolazione. Se ci sono i fondi? Chiedete al ministro
    Giorgetti, noi ogni giorno siamo alla carica”.
    Quella al carcere di Torino non è “nè un’ispezione, nè un intervento cruento. E’ un atto di assoluta vicinanza, conosco perfettamente i disagi delle carceri”. “Il suicidio in carcere è un fardello di dolore che affligge tutti i paesi al mondo e a volte è imprevedibile”. “Lo Stato non abbandona nessuno”, ha concluso.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Nordio al carcere di Torino “Puntiamo alla detenzione differenziata”

    Nordio al carcere di Torino “Puntiamo alla detenzione differenziata”

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    TORINO (ITALPRESS) – “Compatibilmente con le risorse, cercheremo quella che vorrei chiamare una detenzione differenziata: tra i detenuti estremamente pericolosi, quelli del 41 bis, e quelli di modestissima pericolosità sociale, c’è una situazione intermedia che può essere risolta con l’utilizzo di molte caserme dismesse e che hanno spazi meno afflittivi, che consentono lavoro all’aperto e attività sportiva”. A dirlo il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al termine della visita nel carcere delle Vallette a Torino all’indomani della morte di due detenute.
    “Costruire un carcere nuovo è costosissimo, ci sono dei vincoli idrogeologici, burocratici, architettonici – ha sottolineato Nordio -. Con cifre molto inferiori possiamo adattare beni demaniali che hanno già gli spazi e le strutture compatibili con l’utilizzazione carceraria. Ed è lì che bisogna incidere. Gli spazi ci sono, servono accordi con il ministero della Difesa: con questo noi potremmo in medio tempo deflazionare di molto la
    sovrappopolazione. Se ci sono i fondi? Chiedete al ministro
    Giorgetti, noi ogni giorno siamo alla carica”.
    Quella al carcere di Torino non è “nè un’ispezione, nè un
    intervento cruento. E’ un atto di assoluta vicinanza, conosco
    perfettamente i disagi delle carceri”. “Il suicidio in carcere è un fardello di dolore che affligge tutti i paesi al mondo e a volte è imprevedibile”. “Lo Stato non abbandona nessuno”, ha concluso.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Ferragosto Italia “spaccata” a tavola tra tradizione e innovazione

    A Ferragosto Italia “spaccata” a tavola tra tradizione e innovazione

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    ROMA (ITALPRESS) – La tavola di Ferragosto spacca l’Italia. Non geograficamente. Ma anagraficamente. E se nelle case i piatti della nonna ancora primeggiano è perchè ai fornelli, in particolare quando ci si riunisce in tanti, vanno ancora di preferenza le (e gli) ultra 50enni. Al ristorante, dov’è predominante la presenza dei più giovani, la situazione spesso si capovolge. Questo in sintesi il risultato di una indagine condotta da CNA Agroalimentare per definire i gusti culinari degli italiani in uno dei giorni topici del calendario.
    La divisione del nostro Paese si consuma sul piatto forte. Ormai, infatti, tranne pochi manipoli di “rigorosi” la tradizione della scansione dei pasti (antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce: in versione integrale o ridotta) è andata in soffitta. E il piatto forte (se non unico) intorno al quale ruota il pasto fa la differenza.
    Da un lato la lasagna, declinata anche come timballo o vincisgrassi, pasta al forno o sartù, piatti complessi che abbisognano di ore di preparazione ma molto nutrienti, in grado di coprire il fabbisogno di un’intera giornata, se affiancati da verdura e frutta.
    Dall’altro la pasta, fresca (sempre più apprezzata dai consumatori) o anche secca ma di alta qualità, accompagnata da sughi “marini”. Il classico dei classici sono i sughi alle vongole, alle cozze, allo scoglio, alla marinara. Ma anche versioni vegetariane, come il pesto o la norma, stanno guadagnando posizioni. Chi non vuole scodellare la pasta rovente nei piatti, ma le rimane fedele, può scegliere l’insalata (di pasta o di riso) in una delle sue molteplici versioni: dalla vegetariana (con ortaggi e verdure a profusione e magari sottaceti e sottoli) alla classica, con tonno, asiago, maionese.
    Nel complesso l’Italia si è, gastronomicamente parlando, unificata. O, secondo i tradizionalisti, omologata. A Ferragosto infatti gli altri piatti preferiti dalla maggioranza degli italiani sono più o meno gli stessi. Si va dal prosciutto & melone all’insalata di mare tra gli antipasti, dal vitello tonnato e dal pollo (con i peperoni a Roma e dintorni) alla grigliata di pesce o carne e alla parmigiana di melanzane, tra i secondi, e infine all’anguria (o cocomero) come frutta. La scelta, quest’ultima, più unificante: tre connazionali su quattro la considerano l’alimento più adatto a combattere il caldo. E a concludere un degno “Pranzo di Ferragosto”, per calcare il titolo del gioiello cinematografico di Gianni Di Gregorio.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Ferragosto Italia “spaccata” a tavola tra tradizione e innovazione

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    ROMA (ITALPRESS) – La tavola di Ferragosto spacca l’Italia. Non geograficamente. Ma anagraficamente. E se nelle case i piatti della nonna ancora primeggiano è perchè ai fornelli, in particolare quando ci si riunisce in tanti, vanno ancora di preferenza le (e gli) ultra 50enni. Al ristorante, dov’è predominante la presenza dei più giovani, la situazione spesso si capovolge. Questo in sintesi il risultato di una indagine condotta da CNA Agroalimentare per definire i gusti culinari degli italiani in uno dei giorni topici del calendario.
    La divisione del nostro Paese si consuma sul piatto forte. Ormai, infatti, tranne pochi manipoli di “rigorosi” la tradizione della scansione dei pasti (antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce: in versione integrale o ridotta) è andata in soffitta. E il piatto forte (se non unico) intorno al quale ruota il pasto fa la differenza.
    Da un lato la lasagna, declinata anche come timballo o vincisgrassi, pasta al forno o sartù, piatti complessi che abbisognano di ore di preparazione ma molto nutrienti, in grado di coprire il fabbisogno di un’intera giornata, se affiancati da verdura e frutta.
    Dall’altro la pasta, fresca (sempre più apprezzata dai consumatori) o anche secca ma di alta qualità, accompagnata da sughi “marini”. Il classico dei classici sono i sughi alle vongole, alle cozze, allo scoglio, alla marinara. Ma anche versioni vegetariane, come il pesto o la norma, stanno guadagnando posizioni. Chi non vuole scodellare la pasta rovente nei piatti, ma le rimane fedele, può scegliere l’insalata (di pasta o di riso) in una delle sue molteplici versioni: dalla vegetariana (con ortaggi e verdure a profusione e magari sottaceti e sottoli) alla classica, con tonno, asiago, maionese.
    Nel complesso l’Italia si è, gastronomicamente parlando, unificata. O, secondo i tradizionalisti, omologata. A Ferragosto infatti gli altri piatti preferiti dalla maggioranza degli italiani sono più o meno gli stessi. Si va dal prosciutto & melone all’insalata di mare tra gli antipasti, dal vitello tonnato e dal pollo (con i peperoni a Roma e dintorni) alla grigliata di pesce o carne e alla parmigiana di melanzane, tra i secondi, e infine all’anguria (o cocomero) come frutta. La scelta, quest’ultima, più unificante: tre connazionali su quattro la considerano l’alimento più adatto a combattere il caldo. E a concludere un degno “Pranzo di Ferragosto”, per calcare il titolo del gioiello cinematografico di Gianni Di Gregorio.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
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  • In Italia si svolgono in media 2.300 interrogatori al giorno

    In Italia si svolgono in media 2.300 interrogatori al giorno

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    ROMA (ITALPRESS) – Sono oltre 830 mila gli interrogatori di indagati, fermati e detenuti che si svolgono in un anno in Italia, ovvero una di media 2276 al giorno, con la Calabria prima regione nel rapporto “interrogatori per abitanti” (1 interrogatorio ogni 54 abitanti) seguita da Basilicata (1/55 abitanti) e Liguria (1/56 abitanti). E’ quanto emerge da un’analisi su dati Istat di Cedat 85, azienda italiana attiva da oltre 35 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Realizzata in concomitanza con l’entrata in vigore (dal 30 giugno) dell’obbligatorietà di interrogatori audio/video per indagati e detenuti come stabilito dalla Riforma “Cartabia” della Giustizia, l’indagine mette in evidenza come livello provinciale al primo posto per “densità” di interrogatori c’è Vibo Valentia (1/41 abitanti) seguita da Isernia (1/42 abitanti), con Imperia e Crotone (1/48 abitanti) appaiate al terzo posto.
    Dal punto di vista dei numeri assoluti la Regione nella quale si tengono più interrogatori è la Lombardia, erano quasi 130 mila (129.756) nel 2021, seguita dalla Sicilia (79.850), che supera di poco la Campania (79.624). A primeggiare tra le province, invece, ci sono quelle con i maggiori centri urbani: con una media di 151 interrogatori al giorno si aggiudica la prima piazza la provincia di Roma, mentre, con 141 e 109 interrogatori, completano il podio la provincia di Milano e quella di Napoli.
    Analizzando specificatamente il dato sulla densità degli interrogatori per abitanti scopriamo che soltanto la Sicilia “conferma” il suo piazzamento rispetto ai numeri assoluti: è seconda per numero assoluto e quarta per “densità” con 1 interrogatorio ogni 60 abitanti.
    “Con la riforma Cartabia – afferma Gianfranco Mazzoccoli, presidente e fondatore di Cedat 85 – la fonoregistrazione e la videoregistrazione rientrano tra le ordinarie e obbligatorie forme di raccolta degli atti processuali, tra cui l’interrogatorio. Si capisce, perciò, come questi momenti delicati dell’azione giudiziaria debbano essere svolti nella massima sicurezza e, se possibile, non servendosi dell’infrastruttura Cloud, per sua stessa natura violabile”. “Da anni – aggiunge Mazzoccoli – lavoriamo, con un nostro brevetto, sulla trascrizione in tempo reale del parlato, siamo riusciti a ingegnerizzare questa tecnologia in un dispositivo “all in one” che si chiama Cabolo e prescinde dalla connessione Internet. Da qui nasce Cabolo Interview Kit, per registrare, trascrivere, archiviare digitalmente verbali di interrogatori in modo sicuro e con file crittografati: un verbale che identifica in modo univoco e protetto gli interlocutori, riportandone in maniera puntuale le dichiarazioni”.
    Anche gli “addetti ai lavori” accolgono con favore il passaggio alla registrazione audio/video delle escussioni: “Con questo nuovo modo di documentazione – spiega Antonello Martinez, avvocato e socio fondatore dello studio legale Martinez&Novebaci – verranno soddisfatte in pieno le esigenze di velocizzazione del procedimento penale con il superamento dell’arcaico metodo di trascrizione riassuntiva della verbalizzazione. Verrà assicurata anche la vera applicazione dei diritti fondamentali dei soggetti coinvolti nel processo. Basti pensare – conclude Martinez – ad un interrogatorio di una persona indagata laddove potranno essere colte anche le minime sfumature delle dichiarazioni rese e si ridurranno tutte le varie interpretazioni sia da parte dell’accusa che della difesa”.

    – foto ufficio stampa SECNewgate Italia –
    (ITALPRESS).

  • In Italia si svolgono in media 2.300 interrogatori al giorno

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    ROMA (ITALPRESS) – Sono oltre 830 mila gli interrogatori di indagati, fermati e detenuti che si svolgono in un anno in Italia, ovvero una di media 2276 al giorno, con la Calabria prima regione nel rapporto “interrogatori per abitanti” (1 interrogatorio ogni 54 abitanti) seguita da Basilicata (1/55 abitanti) e Liguria (1/56 abitanti). E’ quanto emerge da un’analisi su dati Istat di Cedat 85, azienda italiana attiva da oltre 35 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Realizzata in concomitanza con l’entrata in vigore (dal 30 giugno) dell’obbligatorietà di interrogatori audio/video per indagati e detenuti come stabilito dalla Riforma “Cartabia” della Giustizia, l’indagine mette in evidenza come livello provinciale al primo posto per “densità” di interrogatori c’è Vibo Valentia (1/41 abitanti) seguita da Isernia (1/42 abitanti), con Imperia e Crotone (1/48 abitanti) appaiate al terzo posto.
    Dal punto di vista dei numeri assoluti la Regione nella quale si tengono più interrogatori è la Lombardia, erano quasi 130 mila (129.756) nel 2021, seguita dalla Sicilia (79.850), che supera di poco la Campania (79.624). A primeggiare tra le province, invece, ci sono quelle con i maggiori centri urbani: con una media di 151 interrogatori al giorno si aggiudica la prima piazza la provincia di Roma, mentre, con 141 e 109 interrogatori, completano il podio la provincia di Milano e quella di Napoli.
    Analizzando specificatamente il dato sulla densità degli interrogatori per abitanti scopriamo che soltanto la Sicilia “conferma” il suo piazzamento rispetto ai numeri assoluti: è seconda per numero assoluto e quarta per “densità” con 1 interrogatorio ogni 60 abitanti.
    “Con la riforma Cartabia – afferma Gianfranco Mazzoccoli, presidente e fondatore di Cedat 85 – la fonoregistrazione e la videoregistrazione rientrano tra le ordinarie e obbligatorie forme di raccolta degli atti processuali, tra cui l’interrogatorio. Si capisce, perciò, come questi momenti delicati dell’azione giudiziaria debbano essere svolti nella massima sicurezza e, se possibile, non servendosi dell’infrastruttura Cloud, per sua stessa natura violabile”. “Da anni – aggiunge Mazzoccoli – lavoriamo, con un nostro brevetto, sulla trascrizione in tempo reale del parlato, siamo riusciti a ingegnerizzare questa tecnologia in un dispositivo “all in one” che si chiama Cabolo e prescinde dalla connessione Internet. Da qui nasce Cabolo Interview Kit, per registrare, trascrivere, archiviare digitalmente verbali di interrogatori in modo sicuro e con file crittografati: un verbale che identifica in modo univoco e protetto gli interlocutori, riportandone in maniera puntuale le dichiarazioni”.
    Anche gli “addetti ai lavori” accolgono con favore il passaggio alla registrazione audio/video delle escussioni: “Con questo nuovo modo di documentazione – spiega Antonello Martinez, avvocato e socio fondatore dello studio legale Martinez&Novebaci – verranno soddisfatte in pieno le esigenze di velocizzazione del procedimento penale con il superamento dell’arcaico metodo di trascrizione riassuntiva della verbalizzazione. Verrà assicurata anche la vera applicazione dei diritti fondamentali dei soggetti coinvolti nel processo. Basti pensare – conclude Martinez – ad un interrogatorio di una persona indagata laddove potranno essere colte anche le minime sfumature delle dichiarazioni rese e si ridurranno tutte le varie interpretazioni sia da parte dell’accusa che della difesa”.

    – foto ufficio stampa SECNewgate Italia –
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  • Mattarella “La tragedia di Stazzema fu un massacro di innocenti”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Sant’Anna di Stazzema è uno dei luoghi simbolo della tragedia della Seconda Guerra Mondiale in cui affondano le radici più profonde dei valori della Costituzione repubblicana. Un luogo di memoria, di dolore immenso, insensato e ingiustificabile, divenuto emblema di riscatto civile, di ribellione alla violenza più feroce e disumana, di solidarietà, di ricostruzione morale e sociale.
    E’ un dovere per la nostra comunità ricordare quanto avvenne settantanove anni or sono a Sant’Anna e nelle altre frazioni di Stazzema, quando militari nazisti delle SS, sostenuti da fascisti locali, misero in atto una delle stragi più efferate del conflitto”. E’ il mesaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Fu un massacro di vite innocenti. Donne, anziani, bambini – ben oltre cinquecento – vennero uccisi senza pietà. Tanti i corpi bruciati e resi irriconoscibili.
    L’Europa toccò il fondo dell’abisso. Neppure l’infamia della rappresaglia poteva giustificare lo sterminio, la strategia dell’annientamento”.
    “Da quegli abissi sono ripartiti il cammino del popolo italiano e del Continente europeo e spetta a ciascuno custodire e consegnare il testimone della memoria alle generazioni più giovani perchè possano essere consapevoli protagoniste di un futuro responsabile in cui non siano più messi a rischio i valori della persona umana” conclude Mattarella.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Toronto Sinner vola in semifinale, Alcaraz eliminato

    A Toronto Sinner vola in semifinale, Alcaraz eliminato

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    ROMA (ITALPRESS) – Dopo due ore e 24 minuti di autentica lotta, Jannik Sinner ha avuto la la meglio sull’indomito Gael Monfils e ha ottenuto il pass per le semifinali del “National Bank Open”, sesto torneo Atp Masters 1000 della stagione, dotato di un montepremi pari a 6.660.975 dollari, in corso sul cemento di Toronto (dove si disputa ad anni alterni con Montreal), in Canada. Il tennista altoatesino, 21enne, numero 8 del mondo e settima forza del tabellone, ha piegato il 36enne francese, sceso recentemente al gradino numero 276 della classifica internazionale, in gara col ranking protetto, col punteggio di 6-4 4-6 6-3. “E’ stata una partita durissima. E’ bastato che nel secondo set commettessi un paio di errori gratuiti e Monfils ha immediatamente alzato il livello del suo tennis. Nel terzo set ho tentato di giocare in modo più pulito, cercando di attenermi alla mia tattica e questo mi ha permesso di vincere. Sono molto felice della prestazione e contento della mia tenuta”, ha detto Sinner al termine del match.
    Con questa affermazione l’azzurro si è garantito la quarta posizione nella “race” verso le Atp Finals di Torino e la quinta semifinale in un 1000 della carriera. Nella partita che vale un posto in finale l’altoatesino troverà di fronte lo statunitense Tommy Paul, 14 del mondo e 12 del seeding, capace di battere a sorpresa, nella notte italiana, lo spagnolo Carlos Alcaraz, numero 1 della classifica Atp e prima testa di serie del torneo, col punteggio di 6-3 4-6 6-3. Due i precedenti fra Sinner e il tennista a stelle e strisce, 26enne: sul verde di Eastbourne, nel 2022, ha vinto Paul al terzo set; sul rosso di Madrid, sempre la scorsa annata ha trionfato l’azzurro al terzo set.
    Dall’altra parte del tabellone semifinale fra l’australiano Di Alex Minaur, vincitore su Medvedev, e lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina.
    – foto LivePhotoSport –
    (ITALPRESS).

  • Borghi “Riapriamo il Parlamento e discutiamo di salario minimo”

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    ROMA (ITALPRESS) – «Destra e sinistra hanno giocato, con una buona dose di cinismo visto che si parla di povertà, una partita di posizionamento dentro una inutile passerella mediatica”. Lo afferma il parlamentare di Italia Viva, ex Pd, ora capogruppo del Terzo Polo al Senato Enrico Borghi intervistato da La Repubblica.
    “Lo sanno tutti che 14 miliardi per finanziare la proposta Conte-Landini non ci sono. Quindi diventa tutto tattica. A destra per sterilizzare le tensioni, a sinistra per affermare la teoria del campo largo. Noi diciamo: anzichè cercare spazi nei tg, aprite il Parlamento, discutiamo di salario minimo e della proposta Cisl di partecipazione agli utili dei lavoratori, a prima firma Renzi».
    “Noi siamo il centro riformista – continua Borghi – distante dai sovranisti e dai populisti. In Italia la sinistra modello “Fronte Popolare” si è sempre e solo assicurata l’opposizione. Qualora riscoprisse il riformismo, ritroverebbe la sintonia col Paese. La scelta sta a loro». Calenda ha detto che i gruppi del Terzo Polo sono praticamente già sciolti, ma che lui non può lasciare perchè c’è il suo cognome nel logo… Per tagliar corto, quando divorziate? «I gruppi sono strumenti operativi di una volontà politica. La nostra è creare la casa di tutti i riformismi italiani alle Europee. Si chiama politica. E si fa con chi ci sta e chi ci crede».

    – foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Lupi “Troppi interventi, il centrodestra non può essere statalista”

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    ROMA (ITALPRESS) – “L’intervento del Mef è giusto se serve a dare un supporto politico, di garanzia, ma se continuiamo a mettere in fila un intervento pubblico dietro l’altro rischiamo di far pensare agli italiani che siamo diventati il centrodestra statalista”.
    Lo dice Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, in una intervista a La Repubblica.
    «Sono un convinto sostenitore dell’economia sociale del mercato, dove i protagonisti sono il libero mercato e l’equità sociale, con lo Stato a fare da regolatore. Meno lo Stato interviene e meglio è perchè significa che la società funziona meglio. Ma questo principio non può essere declinato come una clava, va valutato da occasione a occasione. Per Tim? In questo caso, la questione di fondo è chiedersi se è giusto che le reti strategiche, separate dai servizi, come lo è quella di Tim, siano controllate o meno dallo Stato. Se il ministero dell’Economia è intervenuto vuol dire che c’era bisogno di un supporto politico, di garanzia”.
    “Favorevole? Sì – afferma Lupi – perchè considero quella del Mef un’azione di supporto strategico piuttosto che un’operazione da Stato-azionista. Ultimamente lo Stato sta entrando da tante parti: abbiamo speso un sacco di soldi per Ita, siamo nelle acciaierie, in Mps. Se continuiamo a mettere in fila un intervento dietro l’altro rischiamo di far pensare che siamo diventati il centrodestra statalista che interviene in tutti i settori».

    – foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).