Autore: Arabella Biscaro

  • Screening visivo a scuola con il Rotary Club Magenta

    Screening visivo a scuola con il Rotary Club Magenta

    Una benda dei pirati, una paletta e un libro magico. Che la visita abbia inizio… Tra marzo e aprile di questo anno, “a tutti i bambini delle classi di prima della Scuola Primaria Santa Caterina di Magenta, è stata offerta la possibilità di effettuare uno screening alla vista completamente gratuito, eseguito da un professionista, in cui sono state valutate le capacità visive allo scopo di identificare eventuali deficit che potranno poi essere approfonditi privatamente in modo autonomo dalle famiglie con il proprio professionista di fiducia liberamente scelto da ciascuno”, ha spiegato Alberto Trondoli, presidente del Rotary Club Magenta.
    Un controllo non invasivo che ha analizzato: acuità visiva, convergenza e inseguimenti; visone binoculare e senso cromatico.

    Da sempre sensibile all’importanza della prevenzione, il Rotary ha voluto anche per quest’anno scolastico concentrarsi sui più piccoli, dando seguito ad un progetto proprio a loro dedicato che, come ha aggiunto il presidente, “ha trovato negli anni grande riscontro tanto da diventare un “service” consolidato che ha già visto l’adesione negli anni scorsi delle scuole primarie di Corbetta, Boffalora sopra Ticino e Mesero”.

    “Quella con Rotary Magenta è una collaborazione sociale”, ha commentato Paolo Fresar, optometrista magentino che si è occupato di incontrare i bambini e di e che sottolinea “l’importanza del controllo della vista quando inizia la scuola perché alcune difficoltà visive possono compromettere l’attenzione e di conseguenza l’apprendimento. L’indicazione di un ulteriore controllo che comunichiamo ai genitori dei bambini interessati è apprezzata”, a conferma dell’importanza dell’impegno offerto da Fresar che collabora con il Rotary Magenta dal 2019 e dell’iniziativa stessa.
    “Sono la grande disponibilità di tempo e l’entusiasmo a caratterizzare la collaborazione e il lavoro di Paolo Fresar con noi – ha sottolineato Raffaella Mastaglia, promotrice dell’iniziativa quando era presidente e ora segretaria. “L’obiettivo ora è quello di allargare il numero di professionisti e di scuole per una maggiore ricaduta positiva sui bambini e sulle famiglie”.

    A proposito dell’uso della tecnologia dei tablet e degli smartphone, con le statistiche che parlano di una progressiva miopizzazione della popolazione, abbiamo chiesto proprio a Paolo Fresar un consiglio: “Il problema è la distanza prossimale, cioè la distanza con cui guardiamo un oggetto, smartphone o libro che sia, quindi dovremmo migliorare le nostre abitudini; mentre la ricerca tecnica di lenti a contatto e occhiali per rallentare la progressione della miopia è avviata da tempo con risultati che si notano”.

  • Robotica a scuola, perché? “L’errore diventa amico”, risponde l’esperto.

    Robotica a scuola, perché? “L’errore diventa amico”, risponde l’esperto.

    In numerose scuole del nostro territorio durante questo anno scolastico sono stati attivati corsi e progetti legati alla Robotica, grazie ai fondi messi a disposizione dal PNRR- Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – con il DM 65/2023 relativo alle “Nuove competenze e nuovi linguaggi”.
    Per capire allora quale senso ha la Robotica nella nostra scuola primaria e secondaria e che spazio ha oggi questo settore nella didattica inclusiva abbiamo sentito il parere di un esperto, il professore di Pedagogia Sperimentale dell’Università di Ferrara Giorgio Poletti.

    “La robotica sviluppa il pensiero creativo e la creatività perché i ragazzi si abituano ad approfondire l’argomento, l’oggetto, con modalità con cui si affronta un problema, cioè analizzano quali sono le risorse e le competenze disponibili, cercano di vedere più di una soluzione e provano a raggiungerle, una alla volta”, spiega il prof. Poletti.
    Qual è allora la forza della robotica a scuola? Tra le tante valenze “ha la capacità di sviluppare il pensiero critico e il problem solving perché i ragazzi vivono la tecnologia ma possono anche soffermarsi su di essa, per ragionare sulle sue potenzialità, perché la robotica obbliga a capire come funziona un oggetto”.

    Può sembrare strano parlare di robotica nella didattica, ma “in realtà si parla di continuità delle competenze, certo non nei contenuti. Basti pensare allo smontaggio del robot che serve per capire la struttura e di come funziona l’oggetto. Certamente c’è una differenza della metodologia tra scuola dell’infanzia e primaria. Si fa robotica per apprendere ed è un apprendimento per errori”.
    In questo ambito gli errori, che spesso vengono tanto temuti dagli alunni, sono invece strumento per capire, come spiega ancora il professore: “Si va avanti se si intuisce o capisce dove si è sbagliato e allora si prova a trovare un’altra soluzione E le competenze interessate variano rispetto alle età, andando dalle “spaziotemporali nei bambini piccoli allo sviluppo di quelle logico-tecnologiche nei più grandi. Si può inoltre passare dall’algoritmo all’approccio descrittivo, perché l’algoritmo non tiene conto dell’esecutore, un po’ come una ricetta che non tiene conto di chi la fa”.

    Perché si parla di sperimentazione nella scuola? Perché, come aggiunge il prof. Poletti, “la robotica non deve essere considerata un’occasione e basta, ma uno strumento didattico per produrre anche contenuti. In questo senso la scuola diventa base, una palestra per le analisi e la scoperta di potenzialità personali e della classe”. Perché anche le dinamiche relazionali tra alunni hanno la loro importanza. Come nel gioco. E il parallelismo è concreto: “La robotica può essere considerata un po’ come il gioco che ha bisogno di materiali e regole per raggiungere un obiettivo, quindi, bisogna ragionare per arrivare alla soluzione. La robotica permette anche lo sviluppo del dialogo, delle interazioni per l’osservazione dei materiali; l’interazione con il robot può procedere, inoltre, con compiti di Storytelling”. Ecco la multidisciplinarietà che entra in gioco, basata sulla narrazione: “Il cervello funziona per narrazioni. La narrazione è il pensiero, perché si narra sempre qualcosa a qualcuno anche se si è da soli”.

    Anche a proposito di inclusione la robotica rappresenta un’opportunità: “Un’ottima opportunità per l’inclusione di tutti, perché è una modalità che fa sviluppare alcune competenze e mette in campo le differenti capacità di ognuno. Non dimentichiamo che un robot per funzionare ha bisogno di tante competenze, tante fasi, tanti ruoli, che devono saper collaborare”. La robotica a scuola forse mantiene il suo fascino proprio perché permette anche di andare dentro gli oggetti nei quali di solito non si mettono mani e non si mettono occhi: “Poter smontare per capire come funziona un robottino e quali relazioni ci sono tra le parti è una bella scoperta che stimola la curiosità e la logica.”

    Laureato in Matematica presso l’Università di Ferrara dove oggi è docente di Pedagogia Sperimentale, Giorgio Poletti ha operato al CERN (Centro Europeo per la Ricerca Nucleare) di Ginevra e ha la ricerca e l’innovazione nel sangue. Era presente proprio quando all’inizio degli anni ’90 è iniziata la rivoluzione nella comunicazione informatica per la condivisione dei documenti, quando venne presentato l’antesignano di Internet.

    Nel nostro incontro con lui al termine di un progetto all’IC “C. Fontana”, non poteva quindi mancare un altro argomento cardine di questo presente veloce: cosa pensa dell’intelligenza artificiale? “E’ una grande potenzialità di gestione e sviluppo del paradigma del dialogo perché si può usare in modo stupido ma ti obbliga a chiederti se sei soddisfatto. Il dialogo, quindi, diventa allenatore del pensiero critico e bisogna proprio abituare alla domanda e al pensiero critico perché altrimenti si corre il rischio di delegare il pensiero”.
    (nella foto al centro il prof. Giorgio Poletti con l’animatrice digitale Barbara Bonfanti, le insegnanti della scuola primaria dell’IC Fontana e gli esperti Marco Meli e Claudio Gasparini).

  • Una Pediatria a colori, con i disegni dei bambini

    Una Pediatria a colori, con i disegni dei bambini

    Colorati, rappresentano la primavera, la gioia, i personaggi dei fumetti ma anche esperienze personali. Sono le decine di disegni arrivate alla Pediatria dell’Ospedale Fornaroli di Magenta realizzati dai bambini e dalle bambine della scuola primaria “Santa Caterina”. Disegni che sono stati consegnati qualche giorno fa al Primario della UOC Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Magenta, dottor Stefano Fiocchi da alcune insegnanti della scuola a nome di tutte le colleghe. “All’iniziativa, accompagnata da un percorso di sensibilizzazione, apprendimento e riflessione sul tema del conforto, dell’accoglienza e della cura – raccontano le insegnanti – hanno partecipato tutte le 18 classi della nostra scuola con i 415 alunni”.

    Medici, infermieri e operatori ma anche alcuni ospiti del reparto, hanno accolto il plico contenente i messaggi trasformati in colore. “Esporremo i lavori realizzati dagli alunni della Scuola Primaria Santa Caterina di Magenta – commenta il Dott. Stefano Fiocchi – nel nostro Reparto, nelle camere e negli spazi comuni. È davvero importante e significativo il legame che si è creato e che si sta rafforzando fra la Pediatria di Magenta e le realtà scolastiche, culturali e associative del territorio. Una rete virtuosa di iniziative, proposte e idee che contribuisce a disegnare un sorriso sul volto dei nostri giovani pazienti e a rendere più accogliente il nostro reparto”.

    Sono numerose le realtà scolastiche, imprenditoriali e private del territorio che negli ultimi anni hanno supportato i piccoli degenti del Fornaroli con disegni, materiale e giochi. In questi giorni è toccato a Magenta. Il Direttore Generale dell’Asst Ovest Milanese Francesco Laurelli, a nome di tutta la Direzione strategica, ha espresso un ringraziamento particolare agli alunni e alle insegnanti della Scuola Primaria Santa Caterina e al Dirigente scolastico dell’ IC Carlo Fontana Davide Basano per questa lodevole iniziativa.

    “Il valore del “prendersi cura” è stato al centro della proposta di far realizzare disegni ai bambini della scuola S. Caterina – spiega Davide Basano, Dirigente Scolastico IC “Carlo Fontana” di Magenta a cui fa riferimento la scuola primaria “Santa Caterina da Siena” – per decorare gli ambienti di degenza della Pediatria dell’ospedale Fornaroli. Un’occasione in cui tutti i bambini, destinatari di cura da parte di genitori e insegnanti, dimostrano di saper ricambiare il bene ricevuto e che le cose belle esistono e si trovano nei piccoli gesti. Quello del prendersi cura è un ambito in cui come educatori siamo chiamati a stimolare i bambini in aggiunta allo sviluppo delle loro conoscenze e competenze.
    Questa iniziativa è stata un’opportunità per fare rete perché il benessere è anche frutto di piccole attenzioni partecipate”.

  • Strategie per conciliare vita privata e lavoro: ecco come “Una donna felice può cambiare il mondo”

    Strategie per conciliare vita privata e lavoro: ecco come “Una donna felice può cambiare il mondo”

    Fare impresa per una donna è un’impresa…. Ma non è impossibile. E dopo quanto ascoltato mercoledì sera qualche donna ci crederà di più. Consigli pratici e strategia: questi sono stati gli ingredienti che hanno fatto dell’appuntamento “Una donna felice può cambiare il mondo” un momento partecipato.
    Un pubblico attento e non solo femminile ha infatti riempito Casa Giacobbe per l’incontro organizzato dal Comune in collaborazione con Studio Mainini & Associati Avvocati e Commercialisti e Business For Lady e con Ticino Notizie Media Partner. Un inizio tanto vero quanto inaspettato: quel “Tutto parte da te”, donna, che ha mosso l’interesse e la curiosità dei partecipanti di tutte le età e di diversi settori, presenti per capire come fare ad essere più felici e quindi a rendere più felice il mondo, partendo dal proprio.

    “Conciliare tempistiche ed aspirazioni personali e professionali per molte donne è difficile. Abbiamo pensato di portare a Magenta questa esperienza consolidata che può aiutare a conoscersi meglio e a realizzare anche un piccolo sogno, – ha affermato l’assessore alle Pari Opportunità, Mariarosa Cuciniello (nella foto in basso con le relatrici e Aldo Mainini). – Lo sguardo all’imprenditoria è fondamentale nella nostra città, che punta ad innovare e rinnovare”

    Gemma De Francesco e Samantha Zamboni sono Business Strategist impegnate nel settore della formazione personale e professionale da oltre quindici anni. E la loro strategia è semplice: non otto passi, ma uno più sette. E quell’uno, quel primo passo è rivolto ad ogni singola donna, per partire da se stesse alla ricerca di quell’equilibrio tanto ambito tra famiglia e lavoro. “Dobbiamo fermarci a pensare e anche noi siamo in grado di vedere le nostre qualità, perché le artefici del nostro successo siamo noi e dobbiamo prenderci il tempo necessario per essere felici.”. La loro è stata una strada in salita perché non esisteva in Italia un’altra realtà dedicata esclusivamente alle donne lavoratrici e alla loro crescita sia professionale che privata. Ma convinte che “Una donna felice può davvero cambiare il mondo”, Gemma e Samantha ne hanno fatto il loro slogan e anche la loro missione.

    Business For Lady, nel logo ali simbolo di libertà, non di conflitto, di indipendenza e non di contrasto, uno stimolo a cercare E loro sono concrete e determinate: “Per capire cosa fare dobbiamo vedere da dove partiamo, ma anche dove vogliamo arrivare, perché è l’obiettivo ad indicare il cammino”.
    Le statistiche dicono che l’imprenditoria femminile è in crescita, lenta ma costante. Nel 2021 in Italia le imprenditrici rappresentavano il 30%, attive soprattutto nel settore dei servizi, il 63,2% al Centro-Nord, età media 45 anni. Il rapporto di Conflavoro dice che la Lombardia ha il record europeo di imprenditrici femminili con il suo 19,2%. E nel nostro territorio? A Milano e provincia si raggiunge il 17.9%. Chissà se dopo la serata a Casa Giacobbe si arriverà ad arrotondare la cifra.

  • “Nel nome del mare”, uno sguardo artistico inedito in Galleria Magenta

    “Nel nome del mare”, uno sguardo artistico inedito in Galleria Magenta

    “Sono ventotto le opere inedite di Giacomo Cianci, impressionista contemporaneo, nato a Poggiardo in provincia di Lecce, esposte finalmente in Galleria dopo due anni di lavoro”, ha annunciato Nicoletta Cattaneo, responsabile di Galleria Magenta all’inaugurazione di sabato 22 marzo della mostra di panorami e paesaggi dedicati al mare.

    “Da apprezzare è la cromia del blu, arricchita da spunti di colore colti dall’impressione più che dall’occhio: quello rappresentato è un mare che ci culla, è il mare del salento – ha aggiunto il direttore artistico della Galleria Marco Lazzaroni. – L’artista si avvicina ogni giorno al mare e riporta sulla tela pennellate, melio dire spatolate, rapide e cariche di luce”, che si distribuisce sulla tela e che si appoggia su alcuni punti.

    Le opere sono state volute per proporre un respiro diverso: infatti, la parola chiave è “tranquillità” di un mare che l’artista conosce proprio bene. “E’ un onore per me esporre qui e questi sono colori che mi appartengono fin dall’infanzia, è il mio mare, quello che vedo tutti i giorni. La luce, che accarezza la superficie e arriva anche in profondità, è per me l’essenza della tranquillità rappresentata dalle trasparenze”, spiega l’artista.
    Le tele di grandi dimensioni di Giacomo Cianci, fino al 10 maggio in Galleria Magenta, portano il visitatore a sentire il profumo del mare: basta scegliere un quadro, fermarsi a guardarlo una decina di secondi, chiudere gli occhi e fare un respiro profondo.

  • Il docente di teatro in scena per raccogliere fondi per lo spettacolo di fine anno dei suoi allievi al liceo “Rebora”

    Il docente di teatro in scena per raccogliere fondi per lo spettacolo di fine anno dei suoi allievi al liceo “Rebora”

    Andrà in scena lunedì 24 marzo alle ore 21.00 all’Auditorium del liceo “Rebora” di via Meda lo spettacolo dal titolo “L’indipendenza è un letto troppo grande per dormirci da soli”.
    L’invito alla partecipazione arriva proprio dai ragazzi del laboratorio teatrale del liceo “C. Rebora” di Rho che dal 2019 “risponde a un diffuso bisogno di crescita culturale degli studenti iscritti presso il liceo sul tema della recitazione del canto della danza per lo sviluppo dell’autonomia e del successo formativo”, si legge sul sito della scuola.

    Sono una settantina quest’anno i partecipanti al laboratorio teatrale e si fermano il venerdì pomeriggio dopo le lezioni. Il docente del corso, l’attore e regista Francesco Colosimo, con la passione del teatro nel sangue fin dall’adolescenza, ha deciso di regalare la serata per aiutare la scuola a raccogliere fondi in vista delle spese da affrontare per lo spettacolo di fine anno dei ragazzi che sarà il 31 maggio.

    La proposta teatrale scritta da Alessandro Mauri vede in scena Francesco Colosimo, con musiche originali di Paolo Barillari, scenografie di Francesca Biffi e grafica e illustrazione a cura di Yayalab.
    E allora lunedì sera questo invito speciale condurrà il pubblico all’interno di una casa particolare, per scoprire pensieri e storia di Renzo … “Quando sei solo in casa mica è facile stare lontano dai rimpianti. Anche se la casa è grande, è vuota, ed è tutta tua. Renzo voleva ritrovare l’indipendenza della gioventù. Stare da solo, essere autonomo, libero”, spiega Colosimo, che nel suo palmares ha un primo premio della rassegna ‘TeatroScuola’ di Melegnano come miglior laboratorio teatrale scolastico per ragazzi dai 6 ai 10 anni, ricevendo una particolare menzione per il metodo pedagogico creativo ed educativo adottato con i partecipanti.

    Ma quale libertà cercherà Renzo lunedì sera, da che cosa? “Per tornare di buon umore Renzo ha provato a imparare a cucinare, cantare, ballare. Non è servito a molto, perché l’unica cosa importante, l’unica cosa che vorrebbe davvero, l’unica cosa che lo renderebbe libero, sarebbe poter stare di nuovo con la sua bambina”.

  • L’assessore Chiodini a scuola per ringraziare i bambini per la bella azione di Carnevale.

    L’assessore Chiodini a scuola per ringraziare i bambini per la bella azione di Carnevale.

    L’azione dei bambini che a Carnevale hanno raccolto un centinaio di bombolette di stelle filanti in piazza Liberazione per “non far inciampare gli anziani”, “aiutare l’ambiente” e “gli addetti alle pulizie fare meno fatica”, non è passata inosservata. L’assessore all’Istruzione di Magenta ha voluto andare personalmente a scuola per conoscerli personalmente, ascoltare dalle loro parole quanto avessero fatto e ringraziarli a nome della città. Una perfetta raccolta differenziata: bombolette da una parte e tappi di plastica dall’altra, poi messi in un cestino.

    Devis, Diletta, Kimberly, Lamar, Martina e Nicolò, poco più di mezzo secolo in sei, hanno ricevuto l’apprezzamento per aver messo in pratica una lezione di educazione civica e di aver fatto loro lezione ai grandi, che “a volte dimenticano come ci si deve comportare, meno male che ci siete voi a ricordarlo” ha detto l’assessore Chiodini alla classe. Con lui anche l’assessore ai Giovani Mariarosa Cuciniello che ha espresso i suoi “complimenti ai bambini che hanno dimostrato un grande senso civico e per la lezione che ci hanno ricordato quanto dobbiamo avere rispetto per gli altri partendo proprio dalla cura dell’ambiente circostante”.
    Un bell’esempio di senso civico per tutti, sottolineato dall’applauso fiorito in classe. “Siate orgogliosi di essere così rispettosi e bravi. Ancora grazie”, ha concluso Chiodini.

  • “La bellezza della matematica si mostra solo ai seguaci più pazienti”.

    “La bellezza della matematica si mostra solo ai seguaci più pazienti”.

    Per la Giornata internazionale del Pi greco all’uscita da scuola, tutti gli alunni hanno portato a casa una medaglia per ricordo e una ciambellina per merenda. Così si è concluso venerdì 14 marzo, 3.14 all’inglese. “Ho l’impressione che oggi la matematica continui ad assumere un ruolo sempre più significativo tra le scienze in quanto elemento base di molte delle tecnologie e delle innovazioni che caratterizzano il nostro tempo”, spiega Nicoletta Crimella referente della Commissione per gli insegnanti di matematica di Santa Caterina.

    La giornata dedicata all’importante numero “tre e quattordici” è trascorsa con indosso una maglietta a tema (numeri, forme, unità di misura …) ed è stata ricca di attività nelle classi. Il personaggio della storia scelto quest’anno e che ha fatto visita nelle classi come ospite d’eccezione è stata la matematica iraniana Maryam Mirzhakhani. Nelle sue vesti, la maestra Lucia Stefanino ha incontrato gli alunni e illustrato brevemente la storia della sua vita e le sue convinzioni riguardo alla matematica: “Vista la tradizione della nostra scuola, i più grandi aspettavano l’ingresso del personaggio del PiGreco Day 2025, per i più piccoli invece è stata tutta una scoperta, mi hanno letteralmente scrutata con gli occhiali luccicanti, alcuni con la bocca quasi spalancata, per loro è tutto nuovo e spontaneo, tanto che alcuni facevano domande legate ai disegni tondeggianti che ho mostrato, alcuni mi hanno chiesto se la medaglia vinta fosse d’oro come quella degli atleti e in molti hanno detto di trovare la matematica divertente”.

    “Sono convinta che la matematica sia uno strumento indispensabile per migliorare la nostra comprensione del mondo attraverso l’analisi di dati e di fenomeni complessi, lo sviluppo di modelli, la risoluzione di problemi concreti in numerosissimi e svariati settori”, aggiunge la maestra Nicoletta, collega dello storico Maestro Silvio Lavatelli, sottolineando il valore della disciplina, che è “una componente per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e al tempo stesso ci dà gli strumenti per controllarla in quanto potenzia le nostre intelligenze e favorisce il pensiero critico”.

    Maryam Mirzhakhani 1977-2017, matematica iraniana, professoressa alla Stanford University, fu la prima donna ad essere insignita della prestigiosa medaglia Fields nel 2014. Affrontò in continuazione sfide, non solo matematiche, con tenacia, perseveranza e scrupolosità convinta che “la bellezza della matematica si mostra solo ai seguaci più pazienti”. Il suo lavoro ha aperto nuove frontiere di ricerca che solo ora cominciano ad essere esplorate.

    Mentre il calcolo di tutte le cifre decimali del Pi greco continua a essere un “mistero” della matematica, non lo è invece la gioia che l’insegnamento di questa disciplina lascia: “Ciò che ogni giorno mi affascina sempre più è però osservare quanta passione, creatività ed entusiasmo riesca a suscitare nei nostri piccoli”, conclude la maestra Nicoletta al suo ultimo Pi greco Day, per la cui organizzazione vanno i ringraziamenti della scuola con il Dirigente Scolastico Davide Basano e la responsabile di plesso Giusi Grassi.
    E giovedì 20 marzo saranno numerosi gli alunni delle scuole primarie dell’Ic Fontana che parteciperanno alla competizione ufficiale Kangourou che chiuderà la settimana di festa dedicata alla Matematica.

  • “Voi avete sporcato ma noi abbiamo pulito”, W i bambini anche a Carnevale !

    “Voi avete sporcato ma noi abbiamo pulito”, W i bambini anche a Carnevale !

    Un pensiero all’ambiente, uno agli altri ma anche uno agli operatori ecologici: ecco come una lezione diventa un gioco ed ecco perché sei bambini di nove anni hanno dato una lezione ai più grandi.
    “Insieme abbiamo iniziato a raccogliere tutte le bombolette: erano tantissime e dopo ore siamo riusciti a prenderle tutte. Alla fine ero super contento di aver aiutato l’ambiente”, racconta Nicolò con soddisfazione.

    Al termine del festoso pomeriggio di Carnevale, lui e altri cinque bambini hanno svolto un compito non richiesto ma tanto apprezzato: hanno guardando piazza Liberazione e, avuto il consenso dei genitori, non hanno esitato a mettere in pratica ciò che avevano imparato a scuola. Il risultato è stato una perfetta raccolta differenziata, maggiore sicurezza in piazza per le persone fragili, senza dimenticare il divertimento di stare insieme e correre all’aria aperta.

    Educazione civica? Sì, grazie. Ma a che cosa serve se si studia soltanto e resta una bella teoria e non si mette in pratica? “Guardando la piazza abbiamo pensato di raccogliere delle bombolette spray di schiuma e di stelle filanti, ci è venuto in mente perché le persone possono inciampare”, spiega Diletta. E sul recinto delle fioriere il gruppo di amici ha poi disposto un centinaio di contenitori da una parte e tappi di plastica dall’altra.

    Come Nicolò e Diletta, anche Lamar, Martina, Devis e Kimberly: hanno nove anni e sono compagni di classe alla scuola primaria “Santa Caterina”. “Abbiamo pulito l’ambiente perché ci sono persone anziane che possono cadere inciampando nei gomitoli di stelle filanti che nascondono le bombolette o genitori con il passeggino con le ruote piccole – puntualizza Martina che aggiunge: – Credo che abbiamo fatto un lavoro molto bello e gentile”.

    Dello stesso parere è l’amica Lamar, con un pensiero rivolto pure agli operatori ecologici che vede spesso in piazza nei percorsi a piedi da casa a scuola: “Abbiamo raccolto le bombolette vuote per pulire la piazza così nessuno si può far male e gli addetti alle pulizie fanno meno fatica”. “Bello divertirsi e giocare, ma bisogna anche aiutare gli altri, come abbiamo fatto noi”, conclude Devis.
    Ma dai piccoli arriva anche una tiratina d’orecchie ai più grandi: “Secondo me festeggiare il Carnevale è molto divertente, però non deve essere un giorno per sporcare le piazze di tutta la città. Spero che quello che abbiamo fatto cioè ripulire un po’ la piazza sia di esempio agli adolescenti perché non sporchino più le piazze e tutti gli altri posti” è la riflessione di Kimberly. Che sintetizza il pensiero di tutti nel trovare talvolta fuori dalla propria abitazione o accanto alle macchine rifiuti e sporcizia come ad esempio bottiglie abbandonate, cartacce, …

    Una lezione per tutti, quindi, grandi e piccoli. Grazie bambini!

  • “Il mondo della chitarra” a Novara con gli studenti del liceo musicale “Quasimodo”

    “Il mondo della chitarra” a Novara con gli studenti del liceo musicale “Quasimodo”

    Emma Merguicci e Ambrogio Carchen dal liceo musicale “Salvatore Quasimodo” di Magenta, Matteo Borio dal “Leonardo da Vinci” di Alba, Sara Serto, Francesco Avesio e Shenura Meepe Gamage dal “Carlo Tenca” di Milano, Theodor Ilarion Nistor e Luca Baruzzu dal “Felice Casorati” di Novara, Tommaso Casaliggi dal “Lagrangia” di Vercelli. Questi i nomi dei ragazzi che venerdì 7 marzo alle 20.45 hanno partecipato al concerto a loro dedicato.

    Sul palco dell’auditorium del Conservatorio “Guido Cantelli” di Novara gli studenti dei licei musicali si sono alternati portando le loro esperienze in un evento che ha sottolineato le virtuose relazioni tra istituzioni musicali, come ha ricordato il prof. Andrea Di Vincenzo, docente del “Quasimodo”.
    Venerdì sera Emma ha presentato il Preludio n.1 di Heitor Villa-Labos e Julia Florida di Augustin Barrios Mangorè, mentre Ambrogio si è esibito con lo Studio op. 6 n. 11 di Fernando Sor e El Choclo di Angel Villoido.