Tre foto, quella centrale è un disegno di Carlo Bonomi che affida alla storia il primo ‘Gomitato’ che si impegnò – all’inizio del Novecento – a realizzare la ‘Festa d’In Giò’. Fino a poco tempo fa c’era ancora qualcuno che riconosceva le facce presenti nell’opera del nostro artista, come il falegname ‘Isidor’ che alza la mano destra alla quale mancano alcune dita. Aveva la bottega dove oggi c’è il bar-panetteria.
La foto in alto è quella di fondazione dell’attuale Gruppo (1984), gruppo nel quale, purtroppo, alcuni ‘Volontari’, non ci sono più, ma sono riusciti a passare il ‘testimone’ alle donne e agli uomini presenti nella terza foto in basso.
Domenica 20 ottobre saranno questi ultimi ad organizzare il Tutto – tra cui la famosa ‘pulenta e bruscitt’ – per la buona riuscita della Festa, i cui introiti aiutano a tenere alzata la croce (e a bruciare il ‘pallone’ addobbato dei bambini della Scuola Materna-Ente Morale) in quella che è la più antica chiesa turbighese, che non fu soltanto il centro religioso della comunità ‘Turbigo Inferiore’, ma è anche bellezza, identità, storia…Non è un caso che tali antiche comunità si preoccuparono di tramandare le loro chiese, i loro cimiteri e in tempi recenti i Monumenti ai Caduti, i cui costi furono sempre sostenuti dai paesani. Proprio dalla volontà di riprenderci quello che è Nostro è sorto, quarant’anni fa, il Gruppo d’In Giò con lo scopo di proseguire lungo il sentiero della vita.
Autore: Giuseppe Leoni
-

Domenica 20 ottobre: Festa d’In Giò di antica memoria e tradizione
-

Una rosa per Norma Cossetto
Turbigo ha ricordato l’eroina accanto al monumento che ricorda i caduti nelle foibe
TURBIGO, RICORDATA NORMA COSSETTO
“In memoria degli Italiani vittime nelle foibe per mano dei partigiani comunisti slavi”.
Anche a Turbigo si è svolta la manifestazione Una Rosa per Norma Cossetto.
Alla deposizione floreale sono seguiti gli interventi a cura del Comitato 10 Febbraio, dell’ ANVG – ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA, di Fabrizio Allevi – Sindaco di Turbigo (in rappresentanza del Comune di Turbigo che ha patrocinato l’iniziativa), nonché dell’esule zaratino Mario Marcuzzi (del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia).
Un ringraziamento anche al trombettiere Alessandro Marchese della Fanfara Bersaglieri “Nino Garavaglia”, Magenta. -

L’invasione dei supermercati: resisteranno?
Fino a una decina di anni fa si campava con i negozi di vicinato di antica memoria e tradizione. Poi le cose sono cambiate e sono arrivati grandi investimenti, probabilmente perché l’hinterland milanese è ormai saturo di questi ‘scatoloni’.
A Turbigo, oltre allo ‘storico’ Conad di Via Giulio Cesare era arrivato l’U2 sulla ‘Gallaratese’ che, in primis, si era insediato in quella che fu la maglieria Mabrat e – in seguito – visto il ‘successo’ ha realizzato un nuovo edificio accostato al Tigotà-Piadineria e, ancora più recentemente, l’Action ha occupato la vecchia sede U2.
A Robecchetto, nelle vicinanze degli arredamenti Zardoni, si è insediato l’Eurospin, accanto al quale MD e Risparmio Casa hanno trovato aree adatte all’apertura delle loro sedi.
La novità è a Castano Primo dove sono in corso i lavori per altre due importanti realtà commerciali: un McDonald’s e un Tigros sulla Via per Turbigo, a completare un quadro pieno zeppo di supermercati.
Ma avranno la forza di sussistere o diventeranno negli anni degli scatoloni vuoti, come i tanti edifici industriali abbandonati (con i tetti in eternit) che costellano in nostro territorio? -

A proposito dell’intitolazione del Parco di via del Roccolo a Sergio Ramelli
RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Come Associazioni che rappresentano Partigiani, Patrioti e Deportati ci sentiamo di non condividere e di contestare la proposta avanzata dal partito “Fratelli d’Italia” di Busto Arsizio, ovvero di intitolare l’area verde di Via del Roccolo a Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù assassinato durante gli “anni di piombo”. Non vuole essere certamente una mancanza di rispetto verso una giovane vita stroncata in anni molto ideologizzati e politicamente violenti, specie per il mondo giovanile. Si tratta solamente di abbandonare una logica unilaterale e di accedere ad una visione complessiva di apprezzabile superamento degli estremismi e delle gravi violenze degli anni di piombo.
È noto che coloro che persero la vita in quegli anni ed in quelle circostanze furono politicamente trasversali; pertanto, viene spontaneo accostare Sergio Ramelli ad altre vittime, spesso coetanee: di nomi ve ne sono molti in quei momenti drammatici che ricomprendono anche le tante vittime innocenti delle stragi nere da piazza Fontana a Milano a Piazza della Loggia a Brescia, al treno Italicus e in generale le vittime del terrorismo nero o rosso che fosse.
Ma non è questa la nostra proposta.
Noi pensiamo sia preferibile che l’intitolazione del Parco – destinato anche e soprattutto ai giovani e giovanissimi – superi la logica delle visioni unilaterali e delle contrapposizioni e soprattutto non evochi un passato tragico che le istituzioni democratiche hanno consentito di superare. L’intitolazione dovrebbe invece avvenire a favore di un soggetto che costituisca indiscutibile esempio per le nuove generazioni. Proponiamo, pertanto, che il nuovo parco venga dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, di cui sono indiscutibili le importanti virtù civiche: è stato partigiano, come ufficiale dei carabinieri ha combattuto il terrorismo e la grande criminalità organizzata e, come servitore dello Stato, è caduto sotto i colpi della mafia. Il significato di questa intitolazione sarebbe molto più ampiamente condivisibile rispetto ad una proposta “di parte” in quanto tale ispirata ad una logica palesemente divisiva e di contrapposizione.
Ci sentiamo pertanto di rendere pubblica la nostra proposta indirizzata al Consiglio comunale, deputato a decidere, e rivolta a tutta la Città.
Busto Arsizio, 5 ottobre 2024ANPI Busto Arsizio – Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio FIVL – Associazione Amici di Angioletto
-

Si campa sempre di più: assegnati i riconoscimenti per la lunga vita
Vivere a lungo, anzi lunghissimo (i novantenni diventano, ogni anno, sempre di più), potendo godere di buona salute e lucidità mentale è sicuramente una prospettiva allettante per tutti. Lo diventa un po’ meno se ci si rende conto che, proprio in conseguenza di tanta longevità, a poco a poco i parenti, gli amici di una vita, a uno a uno se ne vanno. Se a ciò si aggiunge il fatto che si rischia di non trovarsi più con il ‘mondo nuovo’, si capisce come, ci si lasci sopraffare da tristezza e malinconia. Ma va bene lo stesso. L’importante è rimanere qui a vedere cosa succede, come il fagiolo riesce a trovare la sua strada nell’orto e il pomodoro da verde diventare sempre più rosso… E’ stata una ‘battaglia’ non una ‘guerra’ quella vinta contro il tempo dai turbighesi elencati qui sotto che hanno ricevuto il riconoscimento – nella tradizionale ‘Festa d’Autunno – per essere riusciti a ‘resistere’ per quasi un secolo:
NOVANTENNI
1 – Baga Piera Maria; 2 – Bazzi Maria Angela; 3 – Bianchini Giulia; 4 – Buso Dino; 5 – Carimati Romana; 6 – Cattenati Renata; 7 – Cavaliere Nicola; 8 – Cedrati Camillo; 9 – Cedrati Felice; 10 – Colombo Agnese; 11 – Colombo Teresa; 12 – Costa Maria: 13 – Di Mauro Luisa; 14 – Furlato Pio; 15 – Garavaglia Albino; 16 – Garti Fernando; 17 – Lazzaroni Maria Angela; 18 – Lecchi Enrica; 19 – Martinelli Giovanni; 20 – Mazzoni Angela; 21 – Mira Giannino; 22 – Moioli Teresa; 23 – Nava Antonia; 24 – Nava Gian Luigi;25 – Persichino Luigi; 26 – Pessina Pieranna; 27 – Segalini Annamaria; 28 – Torno Rosa; 29 – Villani Lidia.
NOVANTACINQUENNI
1 – Barmio Rosa Maria; 2 – Cavaiani Maria; 3 – Colombo Lidia; 4 – Garagiola Teresa; 5 – Lorenzato Giuseppina; 6 – Perezzan Benita; 7 – Picone Rosaria; 8 – Rizzotto Mafalda.
CENTENARIA
1 – Caramati Nella presente in piedi al ritiro del riconoscimento, cosa più unica che rara, visto che diversi novantacinquenni erano assenti.
A seguire, il Laboratorio per Bambini: “Facciamo la birra” (foto), poi la merenda e la degustazione delle birre artigianali per gli adulti.
Alla fine della giornata la cena al Centro Ricreativo -

Il postino non suona più neanche una volta
Un amico turbighese ci scrive manifestando il suo disappunto sul ‘servizio’ del postino e aggiunge, “se vuoi, ti racconto come viene ‘fatto’ o meglio non fatto, il servizio recapito raccomandate oggi”. L’amico non sa che siamo reduci di un’avventura che ci ha lasciato l’amaro in bocca e che raccontiamo qui sotto per sommi capi.
Un film famoso era titolato ‘Il postino suona sempre due volte’, ma oggi non suona più nemmeno una volta.
Ecco quanto ci è successo un paio di mesi fa. Tutto inizia da una striscetta di carta sensibile rinvenuta nella cassetta postale nella quale c’era scritto:“Oggi 12/07/2024 alle ore 13.15 abbiamo tentato la consegna di una raccomandata…” ma non c’era nessuno, si evince dall’avviso di giacenza, lasciato nella cassetta postale. Non era vero perché il destinatario (chi scrive) era in casa, ma – probabilmente – era più comodo per il postino lasciare l’avviso. Il giorno dopo, siamo all’Ufficio Postale. Alcuni sportelli sono occupati e ne funziona solo uno, quello con la ‘A’, che sembrerebbe una sigla privilegiata (scopriamo poi che si può prenotare con lo smartphone e così saltare la fila). Avendo la ‘P’ dopo un’ora di attesa chiediamo…ci rispondono dicendo che è il computer che decide la coda…Alla fine parliamo con l’incaricato il quale ci dice che non può darci la raccomandata perché la procedura prevede il ritiro dopo tre giorni, una telefonata e altre acrobazie burocratiche. Andiamo in bestia, chiediamo di parlare con la direttrice, ma non risolviamo niente…” eppoi, ci dicono, i postini non dipendono dal direttore dell’Ufficio Postale!
E’ la fine. I tempi in cui c’erano il postino Rico e la moglie (che lo aiutava nell’ora di pranzo nella distribuzione della corrispondenza), sono finiti da tempo. Adesso ci sono i computer che comandano e fissano le regole…
Sui giornali in questi giorni l’ad Matteo Del Fante di Poste Italiane dichiara che il servizio universale (consegna di pacchi e corrispondenza in tutta l’Italia) è troppo oneroso per cui è orientato a non rinnovare più la concessione che scade il 30 aprile 2026. Meno male. -

Giambattista Fratus, già sindaco di Legnano, assoluzione definitiva, da che cosa?
Vite rovinate da un sistema ‘imballato’, governato da gente che non sa fare il proprio lavoro se dopo tanti anni si arriva a ‘assoluzioni’ senza alcun significato perché i presunti reati erano inesistenti. In questi giorni la Corte d’Appello milanese – dopo cinque anni – ha fatto piazza pulita dell’inchiesta omonima assolvendo gli imputati da tutte le accuse.
Il caso di Giambattista Fratus, già sindaco di Legnano, è uno dei tanti (la stessa ‘manfrina’ era già avvenuta a Turbigo nl 1993, con arresti di sindaco e assessori, ‘liberati’ con ‘il fatto non sussiste’ sette anni dopo) innocenti che fu arrestato nel 2019 per una serie di accuse che dopo cinque anni sono risultate infondate.
Nel frattempo la vita degli indagati (appunto il Sindaco il vicesindaco Maurizio Cozzi, e l’assessore Chiara Lazzarini) è stata letteralmente distrutta e il ‘risarcimento’ sarà addebitato agli italiani, visto che i magistrati non pagano mai niente.
Il referendum del 1987 (voluto dai socialisti e dai radicali) è stato vanificato dal fatto che i politici lo hanno snaturato togliendo quella responsabilità civile (che si voleva introdurre nell’ordinamento giudiziario) ai magistrati che sbagliano, anche perché i medici pagano, così come tante altre categorie professionali.
Ci hanno provato in tanti negli anni del berlusconismo a correggere il tiro, ma nessuno è riuscito a far pagare i danni materiali e immateriali ai magistrati che sbagliano. E nemmeno Nordio ci riuscirà. Probabilmente è un privilegio ‘politico’, che la casta ha conquistato e che la democrazia non riesce a correggere, come il recente caso Toti ha dimostrato, dove un presidente di regione – eletto dai cittadini – è stato costretto a dimettersi per salvarsi da un processo lungo e costoso (un milione di euro per pagare gli avvocati!).
G.L.
-

In memoria di Carlo Valloni figlio di Giorgio e Mariuccia
Caro amico mio, in questo momento così triste per la tua dipartita, il ricordo vola lontano poiché la nostra conoscenza ed amicizia ha radici antiche.
Ricordo la tua giovinezza al fianco dei tuoi genitori quando con orgoglio e generosità pur avendo scelto una altra via, servivi con il sorriso sulle labbra un buon caffè presso l’attività di papà Giorgio e mamma Mariuccia, instancabili lavoratori, in una delle attività’ commerciali più storiche della nostra Turbigo ‘ Caffè – Gelateria – latteria da Giorgio‘, punto di ritrovo per intere generazioni lungo la via Roma.
Ottimo gelato artigianale, buon caffè’, tanti dolcetti e a Natale, un servizio impeccabile di distribuzione pacchi a disposizione per le realtà turbighesi e del territorio.
Il tuo papà conservava un quaderno con segnato proprio tutto, affinché il cliente non facesse gaffe da un anno all’altro regalando la stessa cosa.Ricordo i numerosi tuoi successi professionali per la Olivetti – Vanoni di Valloni, oggi divenuta una consolidata e solida realtà imprenditoriale multi servizi.
Quanti premi hai preso e quanti onori ti sono stati riconosciuti dai vertici della società Olivetti.
Ricordo l’esperienza in campo sportivo. Hai pensato di fondare la prima società sportiva calcistica femminile turbighese con i colori nero-arancio, un mondo che conoscevi molto bene e per il quale hai donato tutto te stesso con estrema generosità, per lo sport e per il tuo paese, che hai sempre amato e valorizzato con la consapevolezza di essere un vero turbighese.Ricordo con emozione soprattutto la stretta vicinanza in questi ultimi anni, in occasione della riqualificazione del patrimonio che i tuoi genitori ti hanno lasciato. Ti spingevano l’orgoglio di poter abbellire la tua proprietà, in ossequio a quanto desiderava tuo padre, ma nel contempo il contribuire al decoro urbano pubblico, sentimenti per te spontanei e non comuni, figli di antichi principi settecenteschi che univano imprescindibilmente l’interesse privato con l’utilità pubblica e che hanno regalato alla nostra storia committenti lungimiranti e capaci.
Ma soprattutto ricordo un uomo per cui il bene primario e vitale, il riferimento essenziale è sempre stata la propria famiglia.
L’amata Lucia, compagna e complice per la vita, forte riferimento soprattutto nelle situazioni di difficoltà inerenti la salute, senza la quale non avresti potuto affrontare il lungo e difficile decorso della malattia.I figli Monica, Andrea, Valentina, così diversi fra loro, ma per te egualmente importanti: ogni azione della tua vita era spinta dal desiderio di renderli orgogliosi di te e vederli felici, realizzati.
Garantire uguale dignità di azione e far sentire a tutti e tre che il tuo cuore batteva forte per loro.
Come deve fare un buon padre di famiglia, imparziale, come è giusto che sia.E non ultimo, il rispetto per tua sorella Daniela, per la sua famiglia, per tutto il parentado ‘allargato’: una famiglia lombarda che aveva accolto lo spirito pugliese e l’aveva fatto proprio, nei colori, nell’allegria, nella voglia non solo di essere irrimediabilmente operosi, ma anche vivi e aperti a nuove esperienze di vita.
Riposa in pace caro Carlo. Hai fatto tutto per tempo e come desideravi tu.La tua vita, i tuoi sacrifici, i tuoi più brillanti successi, siano d’esempio per le nuove generazioni.
Con affetto e gratitudine
Laura Mira BonomiDIDA La foto pubblicata fu scattata in occasione dei 90 anni del padre di Carlo, Giorgio, qui insieme alla Mariuccia
-

In morte di Carlo Gambaro: le parole che ci disse sulla fucilazione dei partigiani castanesi
Non era uomo di tante parole, ma quando eravamo intenti a raccogliere le memorie della fucilazione del 26 febbraio 1945 fece uno strappo alla regola ferrea che si era dato e ci disse:
”Dopo la fucilazione e l’appello che raccolse mio padre Gaetano da Franco Griffanti, il quale aggrappandosi alla spalla, gli sussurrò: ‘Gaetanino digli a mia madre che sono innocente!’, iniziarono le operazioni di sepoltura.
L’ordine era quello di riporre i cadaveri in una fossa comune. Abbiamo tardato di un giorno di proposito in modo da avere il tempo di preparare le quattro bare (anche quella del partigiano di Mesero). I funerali erano previsti a cimitero chiuso, ma il camposanto era letteralmente circondato da gente salita sulla cinta”.
Altri fatti atroci di quel periodo terribile avevano lasciato un segno nell’archivio mentale di Carlo Gambaro – che allora aveva ottant’anni – il quale continuò dicendo:
“Il 28 aprile 1945 sulla strada per Oleggio una sventagliata di mitra da parte di una colonna di tedeschi in fuga uccise altri due castanesi, Agnese Re e Giovanni Gambaro.
Precedentemente, a metà marzo, ci fu la funzione funebre – svolta da un cappellano militare nella chiesa di San Rocco di Castano – in memoria di tre ufficiali italiani appartenenti al Gruppo ‘Faggioni’ di stanza al ‘Campo della Promessa’”.
La cronaca della ‘Prealpina’ del 15 marzo 1945 precisa che i tre ufficiali stavano ritornando al Campo dopo aver assistito ad una manifestazione teatrale a Gallarate con gli attori Luisa Ferida e Osvaldo Valenti i veri obiettivi del blitz dei partigiani (furono uccisi successivamente), ma poi la scelta ripiegò sugli aviatori presenti allo spettacolo.
G. LEONI, Fascisti partigiani repubblichini nel Castanese, Fondazione Candiani onlus, 2012, pp.102-103 -

Granelli di sabbia – disegni d’acqua
E’ stato presentato giovedì scorso, 19 settembre, alla biblioteca Alda Merini di Robecchetto, un bel libretto della turbighese Alessandra Ceriani.
Parole che il padre scrisse in diversi momenti della vita – ritrovate in una scatola di latta – sono state fonte di ispirazione di immagini pittoriche della figlia.
Parole e immagini disegnate attraverso un sentimento di nostalgico rimpianto e da un desiderio di qualcosa di assente, animano l’operetta che nel titolo ha il significato più profondo.