Turbigo è sotto l’incubo dei ladri che arrivano a rubare dappertutto. Chi scrive è stato derubato nella notte del XXV aprile 2024 mentre dormiva tranquillamente nel suo letto, ma prima ancora i soliti ignoti erano entrati nelle case delle figlie. In un caso (estivo, casa vuota per ferie) si erano sollazzati addirittura gustandosi il grana e lasciando la crosta sul tavolo. Quella del ‘grana’ deve essere una passione perché il furto dell’altro giorno, oltre ai valori scovati e rubati, ha visto prelevare dal frigor anche i pacchetti sottovuoto del famoso formaggio padano.
Passano sempre dall’interno dei cortili, mai dalle porte che si affacciano alle strade pubbliche e rovistano nella ricerca della cassaforte e intanto prelevano tutto quanto trovano (oro, argento, soldi, ma anche capi di vestiario).
Abbiamo memoria di furti in Via Volta, Via Pasubio, Via Fredda, Via Gorizia, Via Monte Nero, Via Giulio Cesare e via dicendo.
Nei giorni successivi i ‘poveri’ malcapitati, con la paura che gli attanaglia la vita, decidono di mettere gli antifurti, sbarre alle finestre, tutto per cercare di resistere all’assalto continuo di questi ladri che preparano i furti con grande professionalità. Nell’ultimo, di qualche giorno fa, hanno curato i proprietari intenti a uscire per andare a fare la spesa all’U2 (non hanno messo l’antifurto perché sarebbero ritornati ‘subito’ – dimenticanza fatale!) e in un’oretta i ladri sono entrati in casa, hanno rovistato dappertutto e rubato tutto il possibile. Hanno lasciato la ‘fede’ perché essendo datata e con inciso il nome sarebbe stato pericoloso venderla il ‘Compro Oro’ dove sono molto attenti a questi dettagli.
Parecchi derubati non fanno più nemmeno la denuncia proprio perché non serve a niente se non si è assicurati.
Autore: Giuseppe Leoni
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Turbigo: rubano dappertutto!
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Il paesaggio…patrimonio della Comunità
Il racconto dell’architetto Rosella Saibene è partito da lontano e disegnato con alcuni assiomi: “Il paesaggio è uno degli elementi che costituiscono il patrimonio di una comunità” ed è animato da bellezza, natura e vita. Le prime leggi in difesa del paesaggio risalgono al 1939, ma è solamente dopo il ‘miracolo economico’ degli anni Sessanta del secolo scorso che si comincia a riflettere su come cercare di arginare l’irruenza della ricostruzione post-bellica. La nascita delle Regioni (1970) permette la nascita del primo parco regionale del Ticino (1974) sorto dalla volontà popolare portata avanti dai Sindaci, una scelta innovativa che è riuscita a creare quel corridoio ecologico che unisce le Alpi agli Appennini. Ma è la Convenzione europea del 2000 che mette un punto fermo sulla qualità paesaggistica che non è una realtà statica, ma in continua trasformazione.
L’incontro si è poi indirizzato sull’esperienza dei parchi all’interno della riserva della Biosfera MAB Ticino, Valgrande, Verbano istituita nel 2018.DIDA L’architetto Rosella Saibene e il neo presidente del Parco del Ticino, il vigevanese Ismaele Rognoni
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L’età romana: prima della chiesa di San Vittore nel cimitero di Robecchetto
In quella che fu la prima tessitura Candiani in territorio di Robecchetto (“quella del nonno Luigi”, dice il nipote Gianluigi nella foto che pubblichiamo), oggi ‘Spazio Arte Contemporanea’ di forte bellezza architettonica gestito da Nicoletta Candiani, si è svolta – giovedì 24 ottobre 2024 – la prima serata di presentazione di quanto affiorato nei dintorni della chiesa di San Vittore nella recente compagna di scavo. Grande la curiosità dei presenti e notevole la partecipazione.
Il sopraintendente Tommaso Quirino, responsabile dal 2018 del nostro territorio, ha parlato del ‘rischio archeologico’ e dei punti nevralgici – segnalati dal Piano di Governo del Territorio – dove le presenze archeologiche sono state ipotizzate per i ritrovamenti passati e il ‘muro’ recentemente scoperto insieme alla ‘veneranda’ cisterna romana in cotto della quale si sono perse le tracce.
L’archeologo Furio Sacchi, docente alla ‘Cattolica’ di Milano, è colui che per primo ha intuito le potenzialità del territorio. Chi scrive ricorda l’interesse manifestato qualche anno fa nelle prime telefonate per la ricerca di un contatto locale che potesse favorire la ricerca che si concretizzò nella figura dell’avvocato Luisa Vignati che da allora ha seguito ‘step by step’ le varie fasi, grazie alla disponibilità della Fondazione Candiani onlus.
Furio Sacchi conosceva gli scritti dell’architetto Angelo Vittorio Mira Bonomi che per primo aveva ipotizzato un tempio, grazie al capitello ritrovato al cimitero (oggi conservato nell’Aula Consiliare) e che l’archeologo milanese ha datato dal 40-20 a.C. Si tratta – ha detto il professore – di un capitello romano in calcare dei colli Euganei, realizzato in due blocchi distinti sovrapposti (al nostro manca la parte superiore) montato su colonne dell’altezza di circa cinque metri.
Il professor Davide Gorla, che ha seguito passo a passo tutti gli interventi, si è soffermato sulla grande muratura in ciottoli e calce rinvenuta, certamente romana, che ha potuto sondare per una lunghezza di 5 metri e 85 centimetri di larghezza. Inoltre, ha rivenuto alcune tracce di un incendio devastante, sulle cui ceneri sarebbe poi sorta la chiesa nel cimitero che si era venuto a creare.
Infine, tutto quanto affiorato e studiato ha portato ad ipotizzare che l’area sulla quale sorge la chiesa di San Vittore nel cimitero di Robecchetto – punto nodale per il passaggio di alcune strade storiche e preistoriche – fosse stata interessata da un tempio augusteo, del genere di quello del santuario di Breno in Valcamonica. -

40° della Festa del Turbigh d’In giò, di antica memoria e tradizione
Il quarantesimo è stata l’occasione per riscoprire il connubio tra la chiesa dei SS. Cosma e Damiano (1669) e l’ex convento degli Agostiniani Scalzi (1635), grazie alla disponibilità degli attuali proprietari a cui diciamo ‘Grazie’. C’è stato interesse e partecipazione a scoprire le antiche vicende che hanno accompagnato la ‘vita’ di questi luoghi così importanti per gli abitanti del Turbigh in Giò. Lo aveva capito anche Carlo Bonomi che, in un disegno d’inizio Novecento, aveva immortalato il primo ‘Gomitato’.
La chiesa non è soltanto il centro religioso di una comunità, è anche bellezza, identità, storia, luogo della memoria. E solo in questi ‘luoghi’ che si ritrovano le anime perse, quelle che hanno lasciato un segno, come Luigina Meazza e Alessandro Ferrari. Le antiche comunità si preoccuparono di tramandare le loro chiese e i loro cimiteri (quello dei turbighesi d’In Giò è in chiesa) ed è quello che abbiamo inteso fare.
Dalla volontà di riprenderci quello che è Nostro è nato, quarant’anni fa, il ‘Gruppo d’In Giò’, con lo scopo di continuare a salvaguardare una realtà dove abbiamo le nostre radici, e registriamo con favore il fatto che il ‘Gruppo’ primitivo si è rivitalizzato con l’ingresso di alcuni giovani a cui passiamo volentieri lo stendardo (posizionato nella cappella di San Carlo) che mani preziose hanno realizzato quest’anno dandogli i colori dell’eternità che fanno ben sperare.
Sperèm. -

Domenica 20 ottobre: Festa d’In Giò di antica memoria e tradizione
Tre foto, quella centrale è un disegno di Carlo Bonomi che affida alla storia il primo ‘Gomitato’ che si impegnò – all’inizio del Novecento – a realizzare la ‘Festa d’In Giò’. Fino a poco tempo fa c’era ancora qualcuno che riconosceva le facce presenti nell’opera del nostro artista, come il falegname ‘Isidor’ che alza la mano destra alla quale mancano alcune dita. Aveva la bottega dove oggi c’è il bar-panetteria.
La foto in alto è quella di fondazione dell’attuale Gruppo (1984), gruppo nel quale, purtroppo, alcuni ‘Volontari’, non ci sono più, ma sono riusciti a passare il ‘testimone’ alle donne e agli uomini presenti nella terza foto in basso.
Domenica 20 ottobre saranno questi ultimi ad organizzare il Tutto – tra cui la famosa ‘pulenta e bruscitt’ – per la buona riuscita della Festa, i cui introiti aiutano a tenere alzata la croce (e a bruciare il ‘pallone’ addobbato dei bambini della Scuola Materna-Ente Morale) in quella che è la più antica chiesa turbighese, che non fu soltanto il centro religioso della comunità ‘Turbigo Inferiore’, ma è anche bellezza, identità, storia…Non è un caso che tali antiche comunità si preoccuparono di tramandare le loro chiese, i loro cimiteri e in tempi recenti i Monumenti ai Caduti, i cui costi furono sempre sostenuti dai paesani. Proprio dalla volontà di riprenderci quello che è Nostro è sorto, quarant’anni fa, il Gruppo d’In Giò con lo scopo di proseguire lungo il sentiero della vita. -

Una rosa per Norma Cossetto
Turbigo ha ricordato l’eroina accanto al monumento che ricorda i caduti nelle foibe
TURBIGO, RICORDATA NORMA COSSETTO
“In memoria degli Italiani vittime nelle foibe per mano dei partigiani comunisti slavi”.
Anche a Turbigo si è svolta la manifestazione Una Rosa per Norma Cossetto.
Alla deposizione floreale sono seguiti gli interventi a cura del Comitato 10 Febbraio, dell’ ANVG – ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA, di Fabrizio Allevi – Sindaco di Turbigo (in rappresentanza del Comune di Turbigo che ha patrocinato l’iniziativa), nonché dell’esule zaratino Mario Marcuzzi (del Movimento Nazionale Istria Fiume Dalmazia).
Un ringraziamento anche al trombettiere Alessandro Marchese della Fanfara Bersaglieri “Nino Garavaglia”, Magenta. -

L’invasione dei supermercati: resisteranno?
Fino a una decina di anni fa si campava con i negozi di vicinato di antica memoria e tradizione. Poi le cose sono cambiate e sono arrivati grandi investimenti, probabilmente perché l’hinterland milanese è ormai saturo di questi ‘scatoloni’.
A Turbigo, oltre allo ‘storico’ Conad di Via Giulio Cesare era arrivato l’U2 sulla ‘Gallaratese’ che, in primis, si era insediato in quella che fu la maglieria Mabrat e – in seguito – visto il ‘successo’ ha realizzato un nuovo edificio accostato al Tigotà-Piadineria e, ancora più recentemente, l’Action ha occupato la vecchia sede U2.
A Robecchetto, nelle vicinanze degli arredamenti Zardoni, si è insediato l’Eurospin, accanto al quale MD e Risparmio Casa hanno trovato aree adatte all’apertura delle loro sedi.
La novità è a Castano Primo dove sono in corso i lavori per altre due importanti realtà commerciali: un McDonald’s e un Tigros sulla Via per Turbigo, a completare un quadro pieno zeppo di supermercati.
Ma avranno la forza di sussistere o diventeranno negli anni degli scatoloni vuoti, come i tanti edifici industriali abbandonati (con i tetti in eternit) che costellano in nostro territorio? -

A proposito dell’intitolazione del Parco di via del Roccolo a Sergio Ramelli
RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Come Associazioni che rappresentano Partigiani, Patrioti e Deportati ci sentiamo di non condividere e di contestare la proposta avanzata dal partito “Fratelli d’Italia” di Busto Arsizio, ovvero di intitolare l’area verde di Via del Roccolo a Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù assassinato durante gli “anni di piombo”. Non vuole essere certamente una mancanza di rispetto verso una giovane vita stroncata in anni molto ideologizzati e politicamente violenti, specie per il mondo giovanile. Si tratta solamente di abbandonare una logica unilaterale e di accedere ad una visione complessiva di apprezzabile superamento degli estremismi e delle gravi violenze degli anni di piombo.
È noto che coloro che persero la vita in quegli anni ed in quelle circostanze furono politicamente trasversali; pertanto, viene spontaneo accostare Sergio Ramelli ad altre vittime, spesso coetanee: di nomi ve ne sono molti in quei momenti drammatici che ricomprendono anche le tante vittime innocenti delle stragi nere da piazza Fontana a Milano a Piazza della Loggia a Brescia, al treno Italicus e in generale le vittime del terrorismo nero o rosso che fosse.
Ma non è questa la nostra proposta.
Noi pensiamo sia preferibile che l’intitolazione del Parco – destinato anche e soprattutto ai giovani e giovanissimi – superi la logica delle visioni unilaterali e delle contrapposizioni e soprattutto non evochi un passato tragico che le istituzioni democratiche hanno consentito di superare. L’intitolazione dovrebbe invece avvenire a favore di un soggetto che costituisca indiscutibile esempio per le nuove generazioni. Proponiamo, pertanto, che il nuovo parco venga dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, di cui sono indiscutibili le importanti virtù civiche: è stato partigiano, come ufficiale dei carabinieri ha combattuto il terrorismo e la grande criminalità organizzata e, come servitore dello Stato, è caduto sotto i colpi della mafia. Il significato di questa intitolazione sarebbe molto più ampiamente condivisibile rispetto ad una proposta “di parte” in quanto tale ispirata ad una logica palesemente divisiva e di contrapposizione.
Ci sentiamo pertanto di rendere pubblica la nostra proposta indirizzata al Consiglio comunale, deputato a decidere, e rivolta a tutta la Città.
Busto Arsizio, 5 ottobre 2024ANPI Busto Arsizio – Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo di Dio FIVL – Associazione Amici di Angioletto
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Si campa sempre di più: assegnati i riconoscimenti per la lunga vita
Vivere a lungo, anzi lunghissimo (i novantenni diventano, ogni anno, sempre di più), potendo godere di buona salute e lucidità mentale è sicuramente una prospettiva allettante per tutti. Lo diventa un po’ meno se ci si rende conto che, proprio in conseguenza di tanta longevità, a poco a poco i parenti, gli amici di una vita, a uno a uno se ne vanno. Se a ciò si aggiunge il fatto che si rischia di non trovarsi più con il ‘mondo nuovo’, si capisce come, ci si lasci sopraffare da tristezza e malinconia. Ma va bene lo stesso. L’importante è rimanere qui a vedere cosa succede, come il fagiolo riesce a trovare la sua strada nell’orto e il pomodoro da verde diventare sempre più rosso… E’ stata una ‘battaglia’ non una ‘guerra’ quella vinta contro il tempo dai turbighesi elencati qui sotto che hanno ricevuto il riconoscimento – nella tradizionale ‘Festa d’Autunno – per essere riusciti a ‘resistere’ per quasi un secolo:
NOVANTENNI
1 – Baga Piera Maria; 2 – Bazzi Maria Angela; 3 – Bianchini Giulia; 4 – Buso Dino; 5 – Carimati Romana; 6 – Cattenati Renata; 7 – Cavaliere Nicola; 8 – Cedrati Camillo; 9 – Cedrati Felice; 10 – Colombo Agnese; 11 – Colombo Teresa; 12 – Costa Maria: 13 – Di Mauro Luisa; 14 – Furlato Pio; 15 – Garavaglia Albino; 16 – Garti Fernando; 17 – Lazzaroni Maria Angela; 18 – Lecchi Enrica; 19 – Martinelli Giovanni; 20 – Mazzoni Angela; 21 – Mira Giannino; 22 – Moioli Teresa; 23 – Nava Antonia; 24 – Nava Gian Luigi;25 – Persichino Luigi; 26 – Pessina Pieranna; 27 – Segalini Annamaria; 28 – Torno Rosa; 29 – Villani Lidia.
NOVANTACINQUENNI
1 – Barmio Rosa Maria; 2 – Cavaiani Maria; 3 – Colombo Lidia; 4 – Garagiola Teresa; 5 – Lorenzato Giuseppina; 6 – Perezzan Benita; 7 – Picone Rosaria; 8 – Rizzotto Mafalda.
CENTENARIA
1 – Caramati Nella presente in piedi al ritiro del riconoscimento, cosa più unica che rara, visto che diversi novantacinquenni erano assenti.
A seguire, il Laboratorio per Bambini: “Facciamo la birra” (foto), poi la merenda e la degustazione delle birre artigianali per gli adulti.
Alla fine della giornata la cena al Centro Ricreativo -

Il postino non suona più neanche una volta
Un amico turbighese ci scrive manifestando il suo disappunto sul ‘servizio’ del postino e aggiunge, “se vuoi, ti racconto come viene ‘fatto’ o meglio non fatto, il servizio recapito raccomandate oggi”. L’amico non sa che siamo reduci di un’avventura che ci ha lasciato l’amaro in bocca e che raccontiamo qui sotto per sommi capi.
Un film famoso era titolato ‘Il postino suona sempre due volte’, ma oggi non suona più nemmeno una volta.
Ecco quanto ci è successo un paio di mesi fa. Tutto inizia da una striscetta di carta sensibile rinvenuta nella cassetta postale nella quale c’era scritto:“Oggi 12/07/2024 alle ore 13.15 abbiamo tentato la consegna di una raccomandata…” ma non c’era nessuno, si evince dall’avviso di giacenza, lasciato nella cassetta postale. Non era vero perché il destinatario (chi scrive) era in casa, ma – probabilmente – era più comodo per il postino lasciare l’avviso. Il giorno dopo, siamo all’Ufficio Postale. Alcuni sportelli sono occupati e ne funziona solo uno, quello con la ‘A’, che sembrerebbe una sigla privilegiata (scopriamo poi che si può prenotare con lo smartphone e così saltare la fila). Avendo la ‘P’ dopo un’ora di attesa chiediamo…ci rispondono dicendo che è il computer che decide la coda…Alla fine parliamo con l’incaricato il quale ci dice che non può darci la raccomandata perché la procedura prevede il ritiro dopo tre giorni, una telefonata e altre acrobazie burocratiche. Andiamo in bestia, chiediamo di parlare con la direttrice, ma non risolviamo niente…” eppoi, ci dicono, i postini non dipendono dal direttore dell’Ufficio Postale!
E’ la fine. I tempi in cui c’erano il postino Rico e la moglie (che lo aiutava nell’ora di pranzo nella distribuzione della corrispondenza), sono finiti da tempo. Adesso ci sono i computer che comandano e fissano le regole…
Sui giornali in questi giorni l’ad Matteo Del Fante di Poste Italiane dichiara che il servizio universale (consegna di pacchi e corrispondenza in tutta l’Italia) è troppo oneroso per cui è orientato a non rinnovare più la concessione che scade il 30 aprile 2026. Meno male.