Oggi, 8 settembre 2024, il presidente Mattarella ha ricordato i caduti di Porta San Paolo a Roma. Militari e civili tra cui il tenente Silvano Gray de Cristoforis (1917-1943). Silvano era un ufficiale di cavalleria dei Lancieri di Montebello – divisione Ariete, il quale guidò una azione contro i paracadutisti (2° fallschirmjager) tedeschi a Porta San Paolo. Lì centinaia di soldati e civili morirono per l’onore dell’Italia. Ferito da una granata il 10 settembre 1943, morì il giorno successivo. Il nipote Tomaso ha ricordato recentemente che, sul suo blindato, prima della battaglia, issò la bandiera italiana unitamente allo stendardo di famiglia.
Il giorno prima Silvano aveva scritto una lettera di quattro pagine alla famiglia (allora residente a Turbigo in Via Roma, 15, nell’attuale palazzo De Cristoforis, sede comunale) salutandola, convinto che non sarebbe più ritornato a casa. E così fu. Medaglia d’Argento al Valor Militare, il suo nome è ricordato nella lapide murata a Porta San Paolo. La sua figura è ricordata anche nella chiesa parrocchiale di Turbigo nell’immagine di ‘San Silvanus’, il quale è rappresentato come un giovane soldato martire di cui la tradizione sussurra che il volto del Santo rappresenterebbe il soldato caduto per la Patria.
Il 26 aprile 2018 l’avvocato Luisa Vignati di Robecchetto, avendo ricordato la figura di Silvano Gray su Facebook, ricevette una telefonata di un certo Silvano P. dalla Campania che diceva di essere il figlio dell’attendente dell’ufficiale novarese. Aggiungeva che il padre gli aveva dato lo stesso nome di battesimo del tenente fedele al Giuramento al suo Re. Parlò del valore e del coraggio di Silvano Gray, dell’onore che guidava la sua condotta e di come il padre fosse suo attendente da Pinerolo sino alla sua morte. Infine, aggiunse che il padre tenne la foto del ‘suo’ ufficiale tra quelle dei familiari fino alla morte.
Autore: Giuseppe Leoni
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In memoria di Silvano Gray De Cristoforis
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‘Notte Bianca’ in compagnia degli studenti meritevoli. E non solo
La ‘Notte bianca’ del 6 settembre in Via Allea si è aperta con un tributo a ‘Ultimo’ da parte di una cover band. La serata ha visto il conferimento dei riconoscimenti agli studenti meritevoli che hanno vinto le borse di studio nell’a.s. 2022/2023, i cui nominativi sono pubblicati qui sotto. Poi è stato ‘onorato’ il geometra Giuseppe Morea che arrivò all’Ufficio Lavori Pubblici nel 1984 e lo ha lasciato da poco, ma è sempre disponibile a rispondere alle chiamate di chi ha preso il suo posto (FOTO). E’ seguita la consegna degli attestati del Ministero dell’Interno, consegnati alle persone (una quarantina di donne) che hanno concluso il primo Corso di lingua italiana a cura del CPIA. Infine un ringraziamento è andato ai Volontari che hanno collaborato con la biblioteca Civica (Alyssa Foroni, Adriana Bertani). La serata si è chiusa con il lancio del cappello da parte dei ragazzi licenziati quest’anno (a.s. 2023/2024) dalla Secondaria di 1°grado.
BORSE DI STUDIO
Licenziati Scuola secondaria 1° grado con valutazione pari a dieci:
1 – Bageri Nastaran; 2 – Riva Sofia.
Frequentanti Scuola secondaria 2° grado con valutazione superiore a otto decimi:
1 – Bellaria Francesca; 2 – Cagelli Sara; 3 – Cormanni Giulio; 4 – Crippa Stefano; 5 – De Stefano Matilde; 6 – El Kili Zouhair; 7 – Guasco Alice; 8 – Guasco Sofia; 9 – Langé Gaia; 10 – Meazza Mattia; 11 – Michael Roberta; 12 – Monticelli Elena; 13 – Nobili Riccardo; 14 – Nouiyh Hajar; 15 – Pedroli Giulia; 16 – Pedroli Lucia; 17 – Shahzad Usman; 18 – Tomboni Beatrice; 19 – Vanoli Lisa; 20 – Viani Lucia.
Diplomati Scuola secondaria 2° grado con valutazione non inferiore a 95/100:
1 – Calvano Simona.
Il miglior laureato turbighese:
1 – Ferrari Alessandro. -

Il ricordo di Emilio Scampini nel ventennale della morte
Sono diversi gli scrittori che hanno attraversato le nostre contrade lasciando tracce nelle loro opere. Tra questi ricordiamo, oltre a Emilio Scampini e Angelo Lodi, anche Giulio del Tredici di Coarezza (1933-1994), il quale esordì nel 1978 con il romanzo Tarbagatai, il grido di guerra dei Celti.
Anche Carlo Emilio Gadda nella Madonna dei filosofi descrive il nostro territorio, ma certamente sono i primi due i ‘nostri’ scrittori. Qui ci limiteremo a parlare di Emilio Scampini – in occasione del ventennale della morte – con il quale collaborammo – come editore – alla pubblicazione suoi ‘Racconti del Ticino’, ristampati nel 2006 a cura del comune di Magnago su promozione dei della figlia Malombra che gli ha dedicato un sito web dove ha raccolto le sue opere e le sue memorie.
Il professor Emilio Scampini era nato a Bienate nel 1919 da una famiglia di imprenditori tessili, ma sentì presto il richiamo della poesia al quale dedicò tutta la vita: “Oggi sono un bel sasso del Ticino, scintillante…”.
Un signore gentile che -negli anni Ottanta – incontravamo il sabato pomeriggio quando veniva a trovarci a casa a portare i suoi racconti che noi pubblicavamo su ‘Ticino mee’ una rivista che ebbe breve vita, ma che nelle sue pagine conserva i suoi pensieri. Scrisse anche un lungo saggio sulle opere di Angelo Lodi che fu pubblicato su ‘Contrade Nostre’ e che resta lo studio più approfondito delle opere del medico di Buscate. Fu lui a indicarlo per primo come ‘Il nostro scrittore’ aggiungendo quell’aggettivo possessivo che è entrato nella storia locale. -

‘Energia democratica’ e produzione con le rinnovabili
Sempre più spesso si parla di “democrazia energetica” o “energia democratica” facendo riferimento alle nuove possibilità di produzione di energia legate alle rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, eolico, biomasse e così via) come elementi essenziali per un compiuto raggiungimento dei principi dell’economia circolare, per arrivare realmente alla tanto citata transizione ecologica e per portare la produzione dell’energia più vicina al consumatore, riducendo costi di trasporto e perdite di rete e consentendo anche a privati cittadini, piccole aziende e piccole comunità di diventare produttori di energia, sviluppando la logica dell’autoconsumo.
Nel 2012, il concetto di “energia democratica” si sviluppò all’interno del movimento tedesco per la giustizia climatica e al Climate Camp di Lausitz si parlò per la prima volta di “Democrazia Energetica”; nello stesso anno a New York fu fondata l’organizzazione “Sindacati per la democrazia energetica”. Si sostenne che «una transizione veramente sostenibile sarà resa possibile solamente se il potere di decidere su essa sarà tolto alle corporation, che perseguono esclusivamente il profitto, e trasferito ai cittadini ordinari e alle comunità, riconoscendo l’energia come bene pubblico e diritto di base».
Cosa c’è di vero? Cosa sta cambiando e ancor più potrà cambiare in futuro grazie alla produzione energetica rinnovabile? È veramente una questione di democrazia o più semplicemente un’alternativa di produzione?
Si parla dei vantaggi delle rinnovabili per i piccoli produttori, piccole comunità, cittadini singoli che possono produrre energia sul tetto o nel giardino di casa. Anche nel mondo delle rinnovabili, però, si sta assistendo a investimenti in impianti rinnovabili di grande o grandissima taglia. Si può, dunque, parlare davvero di energia democratica o è solo un’illusione per spingere tutti verso la transizione energetica?
E quanto c’è di realmente ecologicamente sostenibile nelle produzioni energetiche rinnovabili? Sono davvero ambientalmente sostenibili e “democratici” gli enormi parchi fotovoltaici ed eolici che in alcune zone del pianeta stanno rubando terra all’agricoltura e ai contadini?Di tutto questo si parlerà nel terzo appuntamento di Economia sotto l’Ombrellone, in programma mercoledì 28 agosto, a Lignano Sabbiadoro, al Chiosco numero 5, con inizio alle ore 18,30 e a ingresso libero.
All’incontro, che ha come titolo «L’energia democratica» partecipano tre profondi conoscitori dei sistemi di produzione energetica rinnovabili:
Eros Miani, presidente Fototherm Spa
Marzio Ottone, presidente Quadrifoglio Agricola Srl
Marco Tam, presidente Gruppo Greenway
Modera il dibattito Carlo Tomaso Parmegiani, ideatore di Economia sotto l’Ombrellone e direttore editoriale Nord Est dell’agenzia di comunicazione Eo Ipso, che da 14 anni organizza la rassegna estiva.
Al termine dell’incontro, il pubblico potrà incontrare informalmente i relatori in un aperitivo con i vini offerti da Filare Italia.Economia sotto l’Ombrellone 2024 è organizzata da Eo Ipso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Io sono Friuli Venezia Giulia. Co-main supporter Greenway e Filare Italia. Sponsor: FotoTherm, Digital Security Festival, Bepi Tosolini, Iop Group, Gortani, GLP, Confindustria Udine e UbiRoom. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President, Porto Turistico Marina Uno e Comunità Energetiche.
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Per una donna è più difficile farsi accettare come “capo”
Un maggior impiego delle donne a tutti i livelli del mondo del lavoro e ancor più nei ruoli apicali delle aziende di ogni settore aiuterebbe la crescita delle imprese e, più in generale, dell’economia italiana, ma sono ancora troppi gli ostacoli culturali che rendono difficile l’ascesa delle donne ai vertici delle aziende e si fa ancora troppo poco per aiutare le donne (ma anche gli uomini) a conciliare gli impegni lavorativi con la vita familiare. Da tutto ciò conseguono i ben noti problemi che portano troppe donne ad abbandonare il lavoro dopo il primo parto, ad avere stipendi (o fatturati nel caso delle Partite Iva) inferiori ai colleghi maschi a parità di livello e ricoprire ruoli mediamente inferiori a quelli dei maschi, nonostante una preparazione sovente superiore.
A questa situazione, già preoccupante e che porta l’Italia in fondo alle classifiche europee sull’occupazione femminile, si sta episodicamente aggiungendo l’allarmante fenomeno di alcuni lavoratori che per motivi culturali/religiosi si rifiutano di lavorare con le donne, il che mette gli imprenditori e le imprenditrici di fronte alla non piacevole alternativa se subire nelle proprie aziende un’inaccettabile discriminazione di genere o rischiare proteste, scioperi e processi mediatici per discriminazione religiosa.
Le donne lavoratrici e imprenditrici italiane, però, sono tenaci, empatiche, comunicative, multitasking, capaci di individuare e risolvere problemi che spesso i maschi trascurano e un po’ alla volta, nonostante una politica che (a tutti i livelli e di ogni colore) fa poco di concreto, si stanno conquistando spazi sempre più ampi.
Sono alcuni dei temi emersi a Lignano Pineta, nel corso del secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone” 2024, che ha visto confrontarsi sul tema: “Rompere il tetto di cristallo: il valore delle donne alla guida delle imprese” quattro imprenditrici di successo, alla guida di aziende leader nei rispettivi settori, come Elisabetta Cois di UbiRoom e Impresa Cois, Elisabetta e Federica Gortani di Gortani Srl e Lisa Tosolini delle Distilleria Bepi Tosolini e Distillerie Camel, moderate dal giornalista e direttore editoriale Nord Est di Eo Ipso, Carlo Tomaso Parmegiani
«Le donne – ha affermato Lisa Tosolini – nel mondo del lavoro, scontano ancora retaggi culturali del passato, ma sono un indubbio valore aggiunto anche in settori tradizionalmente “maschili” come i nostri. È bene che nelle aziende ci sia un giusto equilibrio fra uomini e donne perché le diverse sensibilità si completano a vicenda. Nella mia azienda ho tantissime donne e sono tutte bravissime. Credo che, nonostante le difficoltà, nel 2024 ci sia l’opportunità per le donne di emergere, però – ha aggiunto la titolare delle distillerie Tosolini e Camel – da un lato bisogna impegnarsi e dall’altro avere anche un aiuto dalla parte maschile che dovrebbe comprendere che oggi è normale, se non necessario, che in una famiglia lavori anche la donna e, quindi, deve esserci una distribuzione più equa dei compiti in casa. Spero che avere una presidente del Consiglio donna possa portare un cambiamento, una visione diversa del lavoro della donna e che aiuti a dare il giusto peso e giusto valore a quello che noi facciamo. Per quanto riguarda, in particolare, le donne imprenditrici – ha concluso Lisa Tosolini – va detto che per una donna è più difficile farsi percepire e accettare come “capo”, cosa che invece per gli uomini si dà per scontata, e, quindi, la donna che vuole guidare un’azienda deve sfruttare al meglio le sue qualità e io credo che ne abbiamo tante: abbiamo più empatia, riusciamo a essere un po’ più psicologhe e a comunicare meglio con i dipendenti, tendiamo a diventare autorevoli, senza essere autoritarie».
Sul tema culturale e sulle difficoltà da affrontare in mondi tradizionalmente maschili, hanno insistito anche le altre relatrici: le due sorelle Gortani raccontando i problemi avuti nell’inserirsi in un’azienda metalmeccanica, superati grazie alla tenacia, alla competenza tecnica, e dimostrando che non avevano paura di nulla: «abbiamo voluto entrambe – hanno detto- imparare a usare una saldatrice!»; l’architetto Elisabetta Cois, narrando che dopo la laurea aveva voluto passare un’estate in cantiere, fra gli operai, che la guardavano con un misto di curiosità e scetticismo, per comprendere bene le dinamiche dell’impresa familiare: «mi ha aiutato molto – ha affermato -, anche a imparare a non arrabbiarmi e a sorridere, quando, come accade spesso, mi prendono per la segretaria, non immaginando che una donna possa avere ruoli di vertice in un’azienda edile».
Con molta schiettezza, poi, le imprenditrici ospiti di “Economia sotto l’ombrellone” hanno sottolineato come per le aziende italiane la questione della maternità rimanga un problema di difficile gestione perché spesso la perdita temporanea di dipendenti in ruoli chiave a seguito della maternità comporta “vuoti” difficili da colmare, tanto più in un mercato del lavoro che vede una scarsa disponibilità di figure da inserire in azienda e un forte rischio che le donne in maternità decidano di non rientrare al lavoro a causa della difficile conciliazione fra vita familiare e impegni lavorativi. «Noi – ha chiarito Elisabetta Cois – da imprenditrici e donne quasi ci vergogniamo a pensare che la maternità possa costituire un problema e cerchiamo di agevolare le collaboratrici con elasticità sugli orari e sui tempi di lavoro, ma è innegabile che nel contesto italiano, spesso per le aziende le sostituzioni maternità diventino un problema rielevante, tanto più se, come spesso capita, si sono spesi alcuni anni a formare persone che, poi, a seguito della maternità decidono di non rientrare al lavoro. Anche per me – ha ammesso – il fatto di non aver avuto figli è stato collegato, almeno in parte, all’impatto che una maternità avrebbe potuto avere sulla mia attività e sullo sviluppo professionale».
Dal canto suo, Federica Gortani, responsabile risorse umane dell’azienda di famiglia, ha spiegato come la loro azienda, proprio per cercare di agevolare al meglio l’impiego femminile, si sia certificata, fra le primissime in Friuli Venezia Giulia, per la parità di genere: «È un percorso complesso e impegnativo – ha chiarito -, ma estremamente utile anche per superare al meglio i conflitti che si possono creare fra maschi e femmine all’interno dell’azienda, sia per affrontare eventuali problemi di molestie sul luogo di lavoro che, per fortuna, nella nostra azienda non si sono mai verificati e che più in generale stanno diminuendo, ma dei quali, purtroppo, si sente ancora parlare ».
La più giovane delle relatrici, Elisabetta Gortani, da cinque anni in azienda e responsabile commerciale della stessa, si è poi soffermata sui consigli per giovani donne che volessero intraprendere una carriera imprenditoriale o manageriale: «Bisogna – ha sostenuto – cercare di avere chiari i propri obiettivi, impegnarsi molto, avere coraggio e non fermarsi davanti alle prime inevitabili difficoltà, ai muri che si incontrano e che talvolta paiono insormontabili. Servono, poi, flessibilità ed elasticità, tanto più oggi in un mondo in cui i mercati sono in continua evoluzione e quello che poteva sembrare certo fino a ieri, oggi può cambiare completamente. Non serve “mascolinizzarsi” e bisogna cercare di essere sempre sé stesse, noi donne, infatti, abbiamo qualità diverse da quelle dei maschi che possono essere utili alle aziende. Oggi nella gestione di un’azienda non è più né necessario, né utile, essere autoritari, ma serve, piuttosto, conquistarsi autorevolezza con l’esempio, la competenza, la capacità di comunicare con i collaboratori e queste sono doti che noi donne abbiamo».
L’incontro si è concluso con numerosi interventi del pubblico, fra i quali quelli della vicepresidente della commissione pari opportunità del Comune di Udine, Ester Soramel e di Luigina Barbuio, vicepresidente di ConfapiD, gruppo nazionale delle donne imprenditrici di Confapi. La prima ha sottolineato l’importanza di eventi che colleghino la parità di genere all’economia perché un maggior impiego delle donne nel mondo del lavoro può favorire lo sviluppo economico del Paese. La seconda ha ricordato l’importanza di stimolare l’imprenditorialità femminile e la scelta da parte delle studentesse dei corsi di laurea in materie Stem.Economia sotto l’Ombrellone 2024 è organizzata da Eo Ipso con il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Io sono Friuli Venezia Giulia. Co-main supporter Greenway e Filare Italia. Sponsor: FotoTherm, Digital Security Festival, Bepi Tosolini, Iop Group, Gortani, GLP, Confindustria Udine e UbiRoom. Partner tecnici: Pineta Beach, Lignano Pineta Spa, Hotel Ristorante President, Porto Turistico Marina Uno e Comunità Energetiche.
I prossimi incontri in programma
• 28 agosto 2024 – L’energia democratica. Partecipano: Eros Miani, presidente Fototherm Spa; Marzio Ottone, presidente Quadrifoglio Agricola Srl; Marco Tam, presidente Gruppo Greenway
• 4 settembre 2024 – Cos’è cambiato il primo luglio? Aziende e cittadini tra mercato libero e comunità energetiche rinnovabili. Partecipano: Devis Fantini, professionista energetico; Mauro Guarini, vice presidente Part-Energy; Massimiliano Panipucci, consulente energetico di Consulenze Energetiche Aps -

Quaranta anni fa il primo Palio turbighese
Quando si dice che gli anni Ottanta furono ‘formidabili’ qualche ragione c’è. L’idea di realizzare un Palio turbighese tra il Turbigh in Giò e il Turbigh in Su sorse a seguito della pubblicazione della storia della compagine sportiva locale (UST). Nella ‘Storia della Unione Sportiva Turbighese (1921-1983), veniva riportata alla memoria un incontro calcistico tra le due parti del paese avvenuto nel 1938.
Turbigo non aveva tradizioni laiche oltre a quelle religiose, anche perché il tumultuoso sviluppo industriale le aveva in parte cancellate e anche l’attività della Biblioteca come centro di animazione culturale faticava ad aver forza per sussistere. Il coordinatore della Biblioteca (dottor Francesco Carbone), sempre sensibile dal punto di vista dell’animazione socio-culturale, in occasione della presentazione della storia dell’UST, chiese ad un gruppetto di aficionados se ci fossero le condizioni per il recupero di una tale tradizione integrata però da gare culturali sulla storia turbighese.
Subito, in una serie di incontri fu istituito il Comitato Promotore composto da Alessandro Ferrari, assessore alla Cultura; Elio Bernacchi, assessore al tempo Libero; Consulenti storici, Giuseppe Leoni e Angelo Vittorio Mira Bonomi; Coordinatore della Biblioteca, Francesco Carbone; Presidente della Pro-Loco, Luciano Dubini. Tutti i delegati convennero che effettivamente la ‘Festa’ affondava le sue radici nella tradizione turbighese, fin dal tempo in cui il paese era diviso in due Comuni autonomi e distinti: ‘Turbigo Superiore’ e ‘Turbigo Inferiore’.
Il 1° marzo 1984 una bozza del programma fu presentata alle associazioni al fine di chiedere la loro disponibilità. Il 15 marzo 1984 venne definita la ‘dividente’ tra il Turbigh in Giò e in Su che non risultò essere quella storica (Via S. Vincenzo), ma fu spostata in Via Garibaldi in quanto si tenne conto dello sviluppo del paese all’Arbusta. Nella pubblica assemblea del 4 maggio 1984 venne presentato il programma delle gare e successivamente furono eletti i capitani: Luigi Paolino per il Turbigh in Giò e Antonio Bailetti per il Su (FOTO) che scelsero i rispettivi motti, Virtus fidesque per il Giò e Audacter et fideliter contendimus! per in Su.
La cerimonia di apertura fu un evento straordinario con l’apporto costruttivo dei due gran cerimonieri: Salmoiraghi Roseo e Lino Braga. La sfilata in costume apriva la festa con la presentazione simbolica del Palio ai Capitani da parte del Sindaco e la benedizione del palio da parte del Parroco.
Riportiamo l’articolo scritto dal turbighese Marzio De Marchi su la ‘Prealpina’ nel luglio 1984:
“Alla fine delle diciassette gare in programma per l’assegnazione dei ventitré punti a disposizione, la contrada d’in Su ha vinto per 15 a 8. A favore dei vincitori sono state le gare di ballo, barche, caccia al tesoro, ciclismo, corsa piana, cuccagna, fotografia, musica leggera, tiro alla fune. Parità di punteggio è stata invece ottenuta nelle gare di musica classica e pittura. Altri punti venivano conquistati dai contradaioli di Bailetti con tre partite vinte su quattro di calcio. I giallorossi hanno invece dovuto subire brucianti sconfitte nelle gare di bocce, corsa con gli asini, corsa nei sacchi, nuoto e pesca, nonché nell’incontro calcistico tra le ‘Vecchie Glorie’ delle due contrade. L’amara sconfitta ha reso più saldi i legami tra i contradaioli d’In Giò e più forte lo spirito di rivincita per la prossima edizione”.
Infatti, nell’anno successivo (1985), vinse la contrada d’In Giò. Da allora il ‘Palio’ andò in archivio.DIDA I capitani di Contrada: Luigi Paolino per il Turbigh in Giò e Antonio Bailetti per in Su
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GIANGIACOMO FELTRINELLI FREQUENTAVA L’ABITAZIONE DELL’INGEGNERE GINO MASE’ (1899-1970) ALLA ‘CASCINA ROSSA’ DI ROBECCHETTO
Tempo fa raccogliemmo le memorie di Emilia Masé, che visse gli ‘anni di Piombo’ a Milano ed era figlia dell’ingegnere milanese Luigi (Gino) (1899-1970), che acquistò la ‘cascina Rossa’ a Robecchetto nel 1936, una casa di campagna frequentata da personaggi importanti da Giangiacomo Feltrinelli a Gianni Brera. Qui ripubblichiamo solamente la parte riguardante il Giangi diventato famoso nell’ambito famigliare perché sgranocchiava le pannocchie crude nei campi.
Sprofondata nel bosco di querce e pruni, dove si innalzano alti pini silvestri, la cascina Rossa o del Ronco è una presenza antichissima. Attraversata longitudinalmente dalla Traversagnetta, che delimitava il territorio di Robecchetto da quello di Malvaglio, l’antico tratturo si dirigeva in linea retta al ponte medievale (1274) del quale è stato rinvenuto recentemente il palificato da Giovanni Brusatori. Antico luogo di transito di contrabbandieri, durante l’Imperial Regio Governo, oggi – dal punto di vista della toponomastica locale – è catalogata come casa isolata n.13 della frazione di Malvaglio del Comune di Robecchetto con Induno, così come risulta da una targhetta in lamiera smaltata bianca posta all’ingresso dell’abitazione.
Nell’incontro di una decina di anni fa con Emilia Masè – per tanti anni consigliere comunale – avevamo raccolto e pubblicato le vicende che avevano accompagnato la sua infanzia in quella che era la casa di campagna di famiglia. Difatti, il padre, l’ingegnere Luigi Masè, appassionato cacciatore giunse qui da Milano nel 1936 per partecipare ad una battuta di caccia e vista la casa – che allora apparteneva alla famiglia De Dionigi – l’acquistò e vi insediò un guardiacaccia che doveva tenere in ordine la riserva per i suoi amici locali, ma soprattutto quelli milanesi, come il grande Gianni Brera e Giangiacomo (Giangi) Feltrinelli. Quest’ultimo forse, proprio perchè frequentava le nostre contrade, non fu estraneo all’azione terroristica del 13 ottobre 1963 che portò all’abbattimento con tritolo di un traliccio dell’Enel (130 KV) nel territorio robecchettese.
D’altra parte la vita breve di Giangi (1926-1972) si chiuse – una decina di anni dopo – sotto un altro traliccio ad alta tensione, quello di Segrate, sempre a causa del tritolo. Erano gli ‘anni di Piombo’ durante i quali Giangi aveva fondato i Gruppi Armati Proletari’ (GAP), una delle prime organizzazioni armate della sinistra, all’interno della quale prese il nome di battaglia Osvaldo con il quale intendeva combattere il capitalismo imperante.
I FELTRINELLI. A Gargnano del Garda il capostipite Giacomo – rampollo di una famiglia d’immigrati napoletani – aveva fatto fortuna commerciando in legnami. Per soddisfare la richiesta crescente il fondatore della dinastia aveva acquistato sterminati boschi in Carinzia dai quali traeva il legname necessario alla guerra in fieri. Giacomo morì nel 1913 a Milano, dove si era trasferito e dove era ritenuto uno degli uomini più ricchi della città. Senza eredi la sua fortuna passò al figlio di un fratello, Carlo, che divenne un numero uno della finanza milanese. Divenne presidente dell’Edison, proprietario di una banca e via dicendo, ma poi – durante il fascismo – la fortuna cambiò di segno. Esautorato da tutte le cariche pubbliche stese di suo pugno il testamento e si uccise ingoiando un potente veleno.
Giangi, nato nel 1926, non aveva ancora dieci anni quando il padre si uccise e passò l’infanzia e l’adolescenza con Giannalisa Gianzana, una ‘mamma di ghiaccio’ che si risposò nel 1941 con il giornalista Luigi Barzini jr. Passò dal fascismo all’antifascismo e, nel dopoguerra, fondò l’istituto Feltrinelli per la storia del movimento operaio e, quqlche nano dopo (1955) avviò la casa editrice che incappò in un grande colpo di fortuna dal titolo: Il dottor Zivago di Boris Pasternak. La pubblicazione della Feltrinelli vendette 7 milioni di copie in tutto il mondo e valse il Nobel all’autore, ma i ‘diritti d’autore’ se li tenne Giangi per continuare la sua ‘battaglia’ contro il capitalismo. Oggi, 10 luglio 2024, sul ‘Corriere’ c’è un lungo articolo di Milena Gabanelli che racconta quanto contiene il caveau della Fondazione Feltrinelli, tra cui il dattiloscritto del dottor Zivago e i cablogramma del KGB per impedirne ka pubblicazione.IL PARTIGIANO ‘OSVALDO’. Durante il nostro peregrinare, durato una vita, abbiamo incontrato il partigiano Osvaldo (alias Giangiacomo Feltrinelli), in un altro contesto, lontano dalla cascina Rossa di Robecchetto. Ricercato dalla Magistratura negli ’anni di Piombo’, alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, il miliardario-guerrigliero, cercò ospitalità a Casa Rastelli a Roccapietra, in Valsesia (GIUSEPPE LEONI, Su quella che fu la Resistenza, pag. 83, 2014) e la trovò per i meriti acquisiti sul campo.
DIDA: Emilia Masè alla cascina Rossa, edificata nel 1765 probabilmente come postazione doganale del confine del Lombardo-Veneto
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Islam: Interrogazione parlamentare di Riccardo De Corato
Milano, 13 Giugno 2024 – «Mi unisco alla rabbia e stupore del Sindaco di Turbigo Fabrizio Allevi al quale il Tar ha sospeso la delibera consiliare, votata appunto in Consiglio Comunale dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali, e ordinato allo stesso Ente di mettere a disposizione ugualmente il Centro Sportivo Danilo Colombo per i musulmani che dovranno nuovamente pregarci li dentro. Vorrei precisare inoltre, come hanno già ribadito sia lo stesso primo cittadino Turbighese che il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia ed ex Assessore e Sindaco di Turbigo, Christian Garavaglia, che la delibera di Consiglio negava lo spazio pubblico alla Comunità islamica, in cui appunto i musulmani avrebbero anche pregato, perché il Campo sportivo ha tutt’altre funzioni, finalità e scopi rispetto a quelli di culto che sono stati richiesti.
Tale forzatura da parte del Tribunale Amministrativo Regionale, anche a mio avviso, è un fatto molto grave perché il Tar con questa azione ha superato la democrazia espressa in un Consiglio Comunale che è l’Assise più alta di un Comune ed è l’organo eletto che rappresenta tutti i cittadini. A tal proposito presenterò in aula alla Camera un’interrogazione al Ministro degli Interni Piantedosi».
Lo dichiara il Deputato di Fratelli d’Italia e vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Riccardo De Corato, sulla sospensione da parte del Tar della delibera consiliare del Comune di Turbigo che negava l’utilizzo del campo sportivo ai musulmani per pregare nuovamente. -

A Turbigo, exploit di Fratelli d’Italia, cinque anni fa era la Lega in primo piano
Ogni secondo cambia tutto nel mondo. Cosicché dopo cinque anni la politica locale si è capovolta: Fratelli d’Italia ha preso tutti i voti che cinque anni fa erano andati alla Lega di Salvini, mentre Forza Italia e PD hanno pagato pegno all’irruenza politica della Meloni, ma sono rimasti in piedi pronti a combattere nella prossima battaglia politica. Ecco i risultati:
– Fratelli dì’Italia: 955 (35,88), nelle elezioni del 2019 i voti furono 260;
– Partito Democratico: 512 (19,23), cinque anni fa i voti erano stati 579;
– Lega Salvini premier: 321 12,06), cinque anni fa erano dieci volte tanto, 1431;
– Forza Italia-Noi moderati-PPE: 249 (9,35), la volta scorsa erano 360;
– Alleanza-Verdi e Sinistra: 187 (7,02) -

Nosate. Terzo mandato per il sindaco Roberto Cattaneo
E’ iniziato – grazie allo scarto di una sessantina di voti – il terzo mandato per Roberto Cattaneo – ‘Nosate Nuova’ – un gruppo civico orientato a sinistra che guida il paese da almeno un ventennio. Il centrodestra aveva riproposto Stefania Paccagnella, già candidata nel 2019. La terza lista, di ‘Forza Nuova’, con candidato sindaco Maria Federico non si è neanche vista. L’ago della bilancia è stata la presenza nella lista di ìNosate nuova’ di Carmen Giuseppina Tonella, già Sindaco in passate stagioni politiche e persona molto stimata in paese per le attività sociali che porta avanti.