Autore: Giuseppe Leoni

  • GIANGIACOMO FELTRINELLI FREQUENTAVA L’ABITAZIONE DELL’INGEGNERE GINO MASE’ (1899-1970) ALLA ‘CASCINA ROSSA’ DI ROBECCHETTO

    GIANGIACOMO FELTRINELLI FREQUENTAVA L’ABITAZIONE DELL’INGEGNERE GINO MASE’ (1899-1970) ALLA ‘CASCINA ROSSA’ DI ROBECCHETTO

    Tempo fa raccogliemmo le memorie di Emilia Masé, che visse gli ‘anni di Piombo’ a Milano ed era figlia dell’ingegnere milanese Luigi (Gino) (1899-1970), che acquistò la ‘cascina Rossa’ a Robecchetto nel 1936, una casa di campagna frequentata da personaggi importanti da Giangiacomo Feltrinelli a Gianni Brera. Qui ripubblichiamo solamente la parte riguardante il Giangi diventato famoso nell’ambito famigliare perché sgranocchiava le pannocchie crude nei campi.
    Sprofondata nel bosco di querce e pruni, dove si innalzano alti pini silvestri, la cascina Rossa o del Ronco è una presenza antichissima. Attraversata longitudinalmente dalla Traversagnetta, che delimitava il territorio di Robecchetto da quello di Malvaglio, l’antico tratturo si dirigeva in linea retta al ponte medievale (1274) del quale è stato rinvenuto recentemente il palificato da Giovanni Brusatori. Antico luogo di transito di contrabbandieri, durante l’Imperial Regio Governo, oggi – dal punto di vista della toponomastica locale – è catalogata come casa isolata n.13 della frazione di Malvaglio del Comune di Robecchetto con Induno, così come risulta da una targhetta in lamiera smaltata bianca posta all’ingresso dell’abitazione.
    Nell’incontro di una decina di anni fa con Emilia Masè – per tanti anni consigliere comunale – avevamo raccolto e pubblicato le vicende che avevano accompagnato la sua infanzia in quella che era la casa di campagna di famiglia. Difatti, il padre, l’ingegnere Luigi Masè, appassionato cacciatore giunse qui da Milano nel 1936 per partecipare ad una battuta di caccia e vista la casa – che allora apparteneva alla famiglia De Dionigi – l’acquistò e vi insediò un guardiacaccia che doveva tenere in ordine la riserva per i suoi amici locali, ma soprattutto quelli milanesi, come il grande Gianni Brera e Giangiacomo (Giangi) Feltrinelli. Quest’ultimo forse, proprio perchè frequentava le nostre contrade, non fu estraneo all’azione terroristica del 13 ottobre 1963 che portò all’abbattimento con tritolo di un traliccio dell’Enel (130 KV) nel territorio robecchettese.
    D’altra parte la vita breve di Giangi (1926-1972) si chiuse – una decina di anni dopo – sotto un altro traliccio ad alta tensione, quello di Segrate, sempre a causa del tritolo. Erano gli ‘anni di Piombo’ durante i quali Giangi aveva fondato i Gruppi Armati Proletari’ (GAP), una delle prime organizzazioni armate della sinistra, all’interno della quale prese il nome di battaglia Osvaldo con il quale intendeva combattere il capitalismo imperante.
    I FELTRINELLI. A Gargnano del Garda il capostipite Giacomo – rampollo di una famiglia d’immigrati napoletani – aveva fatto fortuna commerciando in legnami. Per soddisfare la richiesta crescente il fondatore della dinastia aveva acquistato sterminati boschi in Carinzia dai quali traeva il legname necessario alla guerra in fieri. Giacomo morì nel 1913 a Milano, dove si era trasferito e dove era ritenuto uno degli uomini più ricchi della città. Senza eredi la sua fortuna passò al figlio di un fratello, Carlo, che divenne un numero uno della finanza milanese. Divenne presidente dell’Edison, proprietario di una banca e via dicendo, ma poi – durante il fascismo – la fortuna cambiò di segno. Esautorato da tutte le cariche pubbliche stese di suo pugno il testamento e si uccise ingoiando un potente veleno.
    Giangi, nato nel 1926, non aveva ancora dieci anni quando il padre si uccise e passò l’infanzia e l’adolescenza con Giannalisa Gianzana, una ‘mamma di ghiaccio’ che si risposò nel 1941 con il giornalista Luigi Barzini jr. Passò dal fascismo all’antifascismo e, nel dopoguerra, fondò l’istituto Feltrinelli per la storia del movimento operaio e, quqlche nano dopo (1955) avviò la casa editrice che incappò in un grande colpo di fortuna dal titolo: Il dottor Zivago di Boris Pasternak. La pubblicazione della Feltrinelli vendette 7 milioni di copie in tutto il mondo e valse il Nobel all’autore, ma i ‘diritti d’autore’ se li tenne Giangi per continuare la sua ‘battaglia’ contro il capitalismo. Oggi, 10 luglio 2024, sul ‘Corriere’ c’è un lungo articolo di Milena Gabanelli che racconta quanto contiene il caveau della Fondazione Feltrinelli, tra cui il dattiloscritto del dottor Zivago e i cablogramma del KGB per impedirne ka pubblicazione.

    IL PARTIGIANO ‘OSVALDO’. Durante il nostro peregrinare, durato una vita, abbiamo incontrato il partigiano Osvaldo (alias Giangiacomo Feltrinelli), in un altro contesto, lontano dalla cascina Rossa di Robecchetto. Ricercato dalla Magistratura negli ’anni di Piombo’, alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, il miliardario-guerrigliero, cercò ospitalità a Casa Rastelli a Roccapietra, in Valsesia (GIUSEPPE LEONI, Su quella che fu la Resistenza, pag. 83, 2014) e la trovò per i meriti acquisiti sul campo.

    DIDA: Emilia Masè alla cascina Rossa, edificata nel 1765 probabilmente come postazione doganale del confine del Lombardo-Veneto

  • Islam: Interrogazione parlamentare di Riccardo De Corato

    Islam: Interrogazione parlamentare di Riccardo De Corato

    Milano, 13 Giugno 2024 – «Mi unisco alla rabbia e stupore del Sindaco di Turbigo Fabrizio Allevi al quale il Tar ha sospeso la delibera consiliare, votata appunto in Consiglio Comunale dalla maggioranza dei Consiglieri Comunali, e ordinato allo stesso Ente di mettere a disposizione ugualmente il Centro Sportivo Danilo Colombo per i musulmani che dovranno nuovamente pregarci li dentro. Vorrei precisare inoltre, come hanno già ribadito sia lo stesso primo cittadino Turbighese che il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia ed ex Assessore e Sindaco di Turbigo, Christian Garavaglia, che la delibera di Consiglio negava lo spazio pubblico alla Comunità islamica, in cui appunto i musulmani avrebbero anche pregato, perché il Campo sportivo ha tutt’altre funzioni, finalità e scopi rispetto a quelli di culto che sono stati richiesti.
    Tale forzatura da parte del Tribunale Amministrativo Regionale, anche a mio avviso, è un fatto molto grave perché il Tar con questa azione ha superato la democrazia espressa in un Consiglio Comunale che è l’Assise più alta di un Comune ed è l’organo eletto che rappresenta tutti i cittadini. A tal proposito presenterò in aula alla Camera un’interrogazione al Ministro degli Interni Piantedosi».
    Lo dichiara il Deputato di Fratelli d’Italia e vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Riccardo De Corato, sulla sospensione da parte del Tar della delibera consiliare del Comune di Turbigo che negava l’utilizzo del campo sportivo ai musulmani per pregare nuovamente.

  • A Turbigo, exploit di Fratelli d’Italia, cinque anni fa era la Lega in primo piano

    A Turbigo, exploit di Fratelli d’Italia, cinque anni fa era la Lega in primo piano

    Ogni secondo cambia tutto nel mondo. Cosicché dopo cinque anni la politica locale si è capovolta: Fratelli d’Italia ha preso tutti i voti che cinque anni fa erano andati alla Lega di Salvini, mentre Forza Italia e PD hanno pagato pegno all’irruenza politica della Meloni, ma sono rimasti in piedi pronti a combattere nella prossima battaglia politica. Ecco i risultati:
    – Fratelli dì’Italia: 955 (35,88), nelle elezioni del 2019 i voti furono 260;
    – Partito Democratico: 512 (19,23), cinque anni fa i voti erano stati 579;
    – Lega Salvini premier: 321 12,06), cinque anni fa erano dieci volte tanto, 1431;
    – Forza Italia-Noi moderati-PPE: 249 (9,35), la volta scorsa erano 360;
    – Alleanza-Verdi e Sinistra: 187 (7,02)

  • Nosate. Terzo mandato per il sindaco Roberto Cattaneo

    Nosate. Terzo mandato per il sindaco Roberto Cattaneo

    E’ iniziato – grazie allo scarto di una sessantina di voti – il terzo mandato per Roberto Cattaneo – ‘Nosate Nuova’ – un gruppo civico orientato a sinistra che guida il paese da almeno un ventennio. Il centrodestra aveva riproposto Stefania Paccagnella, già candidata nel 2019. La terza lista, di ‘Forza Nuova’, con candidato sindaco Maria Federico non si è neanche vista. L’ago della bilancia è stata la presenza nella lista di ìNosate nuova’ di Carmen Giuseppina Tonella, già Sindaco in passate stagioni politiche e persona molto stimata in paese per le attività sociali che porta avanti.

  • In morte di Edoardo Stefani: disciplina e onore

    In morte di Edoardo Stefani: disciplina e onore

    Io lo conoscevo bene. Era una di quelle persone che, quando lo incontravi a ritirare i nipoti alle Elementari, bastava un cenno di saluto per ritornare indietro, ai tempi ‘eroici’, di quando si ‘praticava’ la politica locale con tanto impegno. Erano gli anni Ottanta-Novanta e chi scrive si fermò al blitz del 6 giugno 1992, quando il Consiglio Comunale votò la sfiducia al sindaco Vezzani da lui promosso alla carica di Sindaco. Dopo il blitz non si arrese e continuò a combattere per le sue idee. Era ancora in Consiglio Comunale al tempo di ‘No a Turbigo spezzata’ e il suo voto (insieme a quello di Moretti) permise l’ok alla convenzione con le Nord, che fissava i termini degli interventi di compensazione legati al previsto ‘raddoppio selettivo’ della ferrovia. Scrivemmo nell’occasione:
    COUP DE THEATRE. “Uno scossone colpisce il pubblico dei Comitati, presente nell’aula consigliare, quando la Maggioranza parla di esproprio (a prezzi commerciali) dell’area un tempo occupata dalla ‘Casa Bussola’ e dai due P.L. a nord in modo da realizzare una grande piazza mercato nell’attuale piazza 1° Maggio (che sarà azzerata) e allargata sulle proprietà adiacenti. Questo emendamento presentato dai consiglieri Stefani (Margherita) e Moretti (Sdi) stordisce un attimo la platea e, nella votazione, si registra il consenso dei due consiglieri di opposizione citati”.
    Un voto importante quello del 2005 che chiuse la diatriba e consegnò al paese la piazza ‘Madonna della Luna’, i due sottopassi, la circonvallazione sud – che ha spostato definitivamente i Tir in periferia – e via dicendo.
    Un voto coraggioso il suo, anche perché non era in maggioranza e lo fece perché convinto che fosse l’interesse del paese: rara disciplina e grande onore nel suo comportamento, ecco perché gli rendiamo grazie.
    Condoglianze alla moglie Elena, ai figli e nipoti che serberanno la memoria di una persona che ha amato il nostro paese.

  • I voti ‘europei’ dei turbighesi…cinque anni fa

    I voti ‘europei’ dei turbighesi…cinque anni fa

    Il 26 maggio 2019 si è votò per l’Europa e i risultati nelle sei sezioni turbighesi furono i seguenti:
    Lega Salvini premier: 1431 voti
    Partito Democratico: 579 voti
    Forza Italia: 360 voti
    Fratelli d’Italia: 260 voti.
    Cinque anni dopo il quadro politico è certamente cambiato, ma lo sapremo solo vivendo lunedì prossimo.

  • I Torriani a Turbigo e Trezzano nel XIII secolo per impadronirsi del Naviglio ormai ‘Grande’

    I Torriani a Turbigo e Trezzano nel XIII secolo per impadronirsi del Naviglio ormai ‘Grande’

    Una delle scoperte più interessanti – che pubblicammo su ‘Contrade Nostre’ negli anni Ottanta – fu quella della Signoria di Napo della Torre a Turbigo. A quel tempo scoprimmo che Flavia De Vitt (figlia di un eminente studioso) aveva pubblicato sul Bollettino Storico Bibliografico Subalpino 75 (1977) un’accurata analisi di 53 pergamene ‘turbighesi’ conservate nell’Archivio di Stato di Udine. L’arco cronologico della documentazione va dal 1272 al 1306, ma la distribuzione dei documenti non è uniforme, bensì divisa in due raggruppamenti precisi: il primo con carte degli anni 1272-1275, l’altro con quelle comprese tra il 1302 e il 1306. Scrivemmo alla studiosa per avere l’autorizzazione alla pubblicazione che ottenemmo facilmente perché le pergamene parlavano di ‘Turbigo’.
    Allora erano poche le ricerche tese a scoprire la penetrazione torriana nel Contado milanese, soprattutto in veste signorile, proprio per la scarsità dei documenti che per una serie di motivi erano finiti nell’archivio friulano. Innanzitutto a seguito della ‘damnatio memoria’ operata dai Visconti, che strapparono il potere ai Torriani nel 1277, dopo la vittoria nella battaglia di Desio. Loro, i Visconti, cercarono di cancellare dalla memoria chi li aveva preceduti nel potere a Milano.
    Però una parte dei documenti dei Torriani si salvò perché alcuni membri della famiglia della Torre riuscirono a mettersi in salvo (dopo la battaglia di Desio del 1277) portando con sé la documentazione relativa ai loro possedimenti nel Contado, tra cui quelli di Turbigo. Questi Torriani si rifugiarono in Friuli, un territorio al tempo sottoposto alla giurisdizione temporale dei patriarchi di Aquileia, dove nel 1273 Raimondo della Torre (fratello del Signore di Turbigo, Napo) era stato nominato patriarca da papa Gregorio X.
    Il motivo di fondo di questa penetrazione torriana nel contado milanese a Turbigo (ma anche a Trezzano sul Naviglio per opera di un altro fratello di Napo, Francesco) fu il controllo di quella che al tempo era diventata la via principale di trasporto delle merci che dai paesi dei laghi, da oltralpe, passando per il lago Maggiore alimentavano l’economia milanese.
    Non è un caso che Turbigo abbia una Via dedicata a ‘Napoleone della Torre’ che probabilmente fu uno dei fautori anche del castello medievale, più volte citato nei documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato di Udine, dei quali sarebbe bene averne copia nell’Archivio Storico Civico che sta prendendo nuova luce in questo periodo.

    DIDA Napo della Torre inginocchiato davanti al vincitore della battaglia di Desio, l’arcivescovo Ottone Visconti (particolare affresco esistente nella rocca di Angera). Napo morirà, tra le torture, in una ‘gabbia’ nel Comasco nel 1278

  • Milano Civil Week a Castelletto di Cuggiono

    Milano Civil Week a Castelletto di Cuggiono

    All’interno di ‘Milano Civil Week – Vivere’, iniziativa della città metropolitana tesa a far conoscere le nascoste bellezze di quello che fu il contado milanese, domenica 12 maggio 2024 è stata organizzata – dal Centro Studi Territoriale – una visita guidata all’ex convento domenicano di Castelletto (ora denominato ‘Casa di Giacobbe’).
    Molti i partecipanti che hanno ascoltato dalle sapienti parole di Enrica e Viola la storia e il significato di presenze storiche stratificate: dal primo fortilizio impiantato su quella che sarebbe diventata la casa da nobile dei Crivelli, poi passata ai Clerici che realizzarono la bellissima ‘villa di delizia’ che degrada sul Naviglio Grande e alla quale – i nobili provenienti da Milano – potevano accedere attraverso un imbarcadero recentemente rivitalizzato. Lo stesso approdo che fu reso noto al grande pubblico attraverso alcune immagini dell’Albero degli Zoccoli’, il film di successo di Ermanno Olmi. La famiglia Mantovani, proprietaria dell’edificio, intende farla diventare la sede dell’università dell’Altomilanese.
    La visita dell’ex convento domenicano ha permesso di apprezzare alcune chicche tra le quali una stanza ‘segreta’ affrescata con immagini bucoliche del tardo Seicento: cervi, fagiani, rondini planano su delle querce presenti nella valle del Ticino.
    La prossima iniziativa in programma alla Scala di Giacobbe è per il 24 maggio (ore 21) dal titolo ‘Il gran teatro dell’acqua’, che intende riscoprire qual è lo ‘spirito’ del nostro paesaggio: appunto l’acqua e lo si farà attraverso la proiezione di un documentario naturalistico.

  • L’ottico Renzo Zannardi e  la passione per il ciclismo

    L’ottico Renzo Zannardi e la passione per il ciclismo

    A Turbigo lo conoscono tutti per essere stato l’ottico ‘storico’ di Via Allea, il cui negozio ha cambiato di mano da poco. Ma Renzo Zannardi è anche un grande appassionato di ciclismo e l’ultimo volta che l’abbiamo incontrato a Legnano, alla mostra sulla spada di Turbigo – alla cui realizzazione aveva collaborato la figlia Sara – ci parlò dei suoi libri e di uno in particolare dove scrisse del grande campione turbighese, Raffaele Marcoli (nella foto).
    In questi giorni è salito agli onori della cronaca per la mostra realizzata sulla figura sportiva di Ugo Colombo, ciclista professionista di San Giorgio su Legnano scomparso nel 2019. Su questa figura di sportivo Ugo Zannardi ha scritto un libro dopo aver passato anni a raccogliere cimeli e storie che disegnano il carattere di un ‘campione’ dello sport sano. Di più. L’ottico turbighese ha allestito una mostra dei suoi cimeli nella sede comunale di S. Giorgio su Legnano che, dal 18 maggio, si potrà visitare. In particolare, la sera del 10 maggio alle 20.45, è in programma una conferenza – che ha già avuto come spettatori 1200 bambini – dal titolo: “Ugo Colombo, per lo sport ideale, pulito e sostenibile

  • Al smilord, parola esistente solo nel dialetto turbighese

    Al smilord, parola esistente solo nel dialetto turbighese

    Mentre portiamo in giro il nipote Fede in carrozzina incontriamo sull’alzaia del Naviglio Grande un compagno del tempo che fu, con il quale non parlavamo da cinquant’anni, limitandoci a scambiarci un cenno di saluto. Tipo tranquillo, con M. non sono necessari i convenevoli: ci siamo sempre visti e riconosciuti. Ricordo una sua foto (qui pubblicata) mentre era intento a pescare nel Naviglio davanti a casa di mia zia Maria – che lui ricorda con parole affettuose, insieme al marito Giacomo – e poi comincia a parlare manifestando una profondità di pensiero inaspettata. Ci parla dei Camuni (uomini della pietra che hanno lasciato centinaia di rocce istoriate in un periodo di circa ottomila anni, dalla fine del paleolitico sino alla conquista romana) che diedero il nome alla Valcamonica, località dalla quale proveniva sua madre, mentre il padre da Spirano (Bergamo) arrivò a Turbigo un secolo fa trovando asilo nella ‘Curt Fabrica’.
    Ha 67 anni, non ha mai avuto un raffreddore e non credo abbia mai fatto un vaccino. Uomo del Ticino si è sempre divertito a prendere gli ‘smilord’ con le mani. Purtroppo, adesso – ci dice – non ha più la scaltrezza necessaria e recentemente è stato beccato da uno di questi ‘smilord’, parola che Google registra come esistente solo nel dialetto turbighese. Anche Lino Braga nel suo ‘Sillabario’ la cita e la classifica come corrispondente a Biacco, Milordo, Orbettino. Niente di più.