Categoria: Economia

  • Caro Auto in Lombardia: nel 2023 una famiglia deve spendere in media 6,7 redditi netti medi mensili rispetto ai 4,2 di 20 anni fa.

    Caro Auto in Lombardia: nel 2023 una famiglia deve spendere in media 6,7 redditi netti medi mensili rispetto ai 4,2 di 20 anni fa.

    Dal 2003 al 2023 in Italia i prezzi delle auto nuove sono raddoppiati (+99%), a fronte di un aumento dei redditi del +23%

    LOMBARDIA – Che sia frutto di impulso o di una decisione ben ragionata, per l’acquisto di un’auto tutti devono fare inevitabilmente i conti con il proprio portafoglio. Ma quanto impatta sulle famiglie lombarde acquistare oggi una vettura nuova rispetto a 20 anni fa, in relazione al reddito percepito? Secondo l’analisi del Centro Studi di AutoScout24, il portale di annunci auto e moto, leader in Europa, considerando la media dei prezzi a listino entry level delle Top 10 auto nuove più vendute, escludendo le elettriche[1], se nel 2003 per una famiglia lombarda erano sufficienti 4,2 redditi familiari netti medi mensili, adesso ne servono ben 6,7[2], ovvero 2,5 in più. Il prezzo medio delle 10 auto nuove più vendute è passato infatti da €10.590 di 20 anni fa a €21.040 del 2023 (+99%), mentre i redditi familiari netti medi sono aumentati in misura nettamente inferiore, da una media regionale mensile di €2.533 a €3.134 (+23,7% dal 2003 al 2020). E per chi vuole una elettrica, servono ben 11,2 mensilità (€35.130).

    In questo contesto il mercato dell’usato si conferma la soluzione ideale per chi cerca vetture di nuova generazione, di segmento superiore o con dotazioni maggiori, ma a un prezzo più contenuto e in linea con le proprie tasche. Su AutoScout24, infatti, ben il 54% delle auto presenti è Euro 6, il 13% ibrido ed elettrico e quasi sei auto su dieci hanno 5 anni o meno.

    I segmenti

    L’analisi di AutoScout24 ha preso in considerazione anche le 10 auto nuove più vendute nei segmenti A, B e C. Per acquistare una citycar di segmento A, si va dai 3,5 redditi familiari netti medi mensili del 2003 ai 5,8 attuali (€18.050); per il segmento B si passa da 4,2 di 20 anni fa a 7,1 (€22.185) e per il segmento C da 6,4 a ben 11,2 (€35.225), quasi il doppio.

    La differenza tra regioni

    A livello regionale, nel 2023 la Sicilia e l’Abruzzo sono i territori dove è richiesto il numero più alto di redditi familiari netti medi mensili per acquistare un’auto nuova (9,7), seguita da Campania (9,5), Basilicata (9,4), Puglia (9,3) e Molise (9,2). Al contrario, ovviamente per una questione di redditi più alti, troviamo la Lombardia e il Trentino-Alto Adige, dove sono sufficienti 6,7 mensilità.

    Ma se confrontiamo il dato rispetto al 2003, l’Abruzzo e la Campania sono le regioni dove è aumentato maggiormente il numero di redditi medi mensili necessari per acquistare un’auto nuova, rispettivamente con +4,8 e +4 mensilità.

    Sergio Lanfranchi del Centro Studi di AutoScout24 dichiara: “Il costo di un’auto nuova è quasi raddoppiato negli ultimi vent’anni. Una situazione verificatasi sicuramente per via di molti fattori, fra cui i nuovi investimenti in Ricerca & Sviluppo e l’incessante integrazione di nuove tecnologie sui veicoli in vendita, che sono andate a migliorare e ottimizzare anche le auto di livello base, fornendo quindi al consumatore una scelta sempre più premium anche nei livelli più accessibili. Un altro cambiamento importante è stato apportato nel campo della sicurezza, per cui le auto di oggi hanno molte più funzioni dedicate alla salvaguardia dei passeggeri, e molte di queste sono diventate oggi una dotazione irrinunciabile.”

  • Confcommercio Milano, dati positivi: turismo +23%, si torna a livelli pre Covid

    MILANO – “Nel 2022 – con 20.810 euro pro capite – la spesa delle famiglie è ancora inferiore ai livelli del 2019 (20.914 euro) e nel 2024 non saranno recuperati i livelli di picco del 2007 (21.365 euro contro i 21.569 euro); il 2023, tuttavia, si può definire come l’anno del ritorno alla normalità grazie soprattutto al consistente contributo della filiera turistica che, rispetto all’anno scorso, registra aumenti consistenti per viaggi, vacanze e alberghi (+23,6%), servizi ricreativi e culturali (+9,7%), bar e ristoranti (+8%).

    In attesa della ripresa della manifattura esportatrice, sono questi i pilastri del terziario di mercato da cui può derivare una maggiore crescita economica auspicabilmente sostenuta anche da riforme e investimenti del PNRR”. Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane tra il 1995 e il 2023.I dati sintetici di lungo periodo evidenziano chiaramente come nel 2022 la spesa pro capite reale non sia ancora tornata ai livelli del 2019. Tale recupero si completerebbe nella media dell’anno in corso. Tuttavia, nel 2024 non si sarebbero ancora recuperati i livelli del picco del 2007: oltre duecento euro di spesa a testa in meno. La speranza di invertire la tendenza con le riforme e gli investimenti del PNRR è flebile.Analizzando i consumi per grandi funzioni spesa nel medio-lungo termine – prosegue Confcommercio – si valutano facilmente i grandi attrattori delle preferenze dei consumatori, fenomeno che resta, talvolta sotto traccia, anche durante e dopo la pandemia.

    Rispetto al 1995 – spiega Confcommercio – la spesa per l’equipaggiamento telefonico in termini reali, cioè al netto della variazione dei prezzi, è cresciuta del cinquemilatrecento e rotti per cento! Cioè per ogni euro speso in questa categoria nel 1995 oggi se ne spendono oltre 54, a parità di potere d’acquisto.Cresce tutto ciò che è tecnologia, come gli elettrodomestici cosiddetti bruni e i personal computer che fanno parte della multimedialità e dell’audiovisivo, dove contribuiscono alla creazione dei palinsesti per lo svago fruito in casa (nel 2023 nove volte la dimensione del 1995 e quasi il triplo rispetto al 2007). Prova ne sia che l’acquisto di servizi ricreativi e culturali prodotti altrove è cresciuto “solo” del 93% nello stesso periodo.Al di là della tecnologia resta poco altro in termini di crescite spettacolari. E non potrebbe essere diversamente, vista la complessiva stagnazione dei consumi nel lungo periodo di cui siamo ben consapevoli. Fenomeno, questo, testimoniato, per esempio, dalla dinamica di vestiario e calzature, una volta categoria centrale nella spesa degli italiani e oggi ancora ai livelli di quasi trent’anni fa.E per Confcommercio è altrettanto interessante la dinamica della spesa per l’elettricità e il gas. Le politiche di risparmio energetico funzionano e gli sprechi si riducono. Cioè si riduce la quantità, ovvero la spesa in termini reali. Per l’energia e, in generale, le spese per l’abitazione, purtroppo vale quanto discusso di recente a proposito delle spese obbligate: la crescita dei prezzi unitari di questi beni (sono classificati come tali, non invece servizi) ne ha sviluppato la quota di spesa, generando una inevitabile compressione dei consumi liberi e, quindi, del benessere economico che le famiglie ritraggono dalla spesa per consumi.Si nota la sostanziale stazionarietà della spesa per alimentazione, ove si abbia l’accortezza di sommare alimentazione in casa e fuori casa. Naturalmente, le due componenti hanno trend radicalmente diversi, e questo vale anche al netto dell’approssimazione introdotta dall’utilizzo della popolazione residente e non di quella teoricamente sottostante la spesa sul territorio.Mentre il fuori casa è sospinto dalla tendenza a sviluppare benessere individuale attraverso la fruizione di servizi legati al tempo libero, l’alimentazione in casa è compressa anche dalle tendenze demografiche. Una popolazione più anziana richiede, strutturalmente, meno contributi alimentari di base e più contenuto di servizio. Sta alle imprese rispondere con successo a queste ineludibili sfide.

    Sebbene in crescita – continua Confcommercio – i consumi non torneranno alla fine del 2023 ai livelli del 2019 e resteranno lontani dal picco del 2007, anche nella media del 2024 (tab. 1).Salvo tempo libero, tecnologia e viaggi e alberghi, nessuna macro-funzione riesce a tornare, nel 2023, ai livelli di spesa pro capite del 2019. In termini reali, elettricità, gas e altri combustibili, mobili ed elettrodomestici e alimentari consumati in casa mostrano spese reali inferiori a quasi trent’anni prima. Nel complesso,- dice Confcommercio – tuttavia, l’anno in corso si presenta per molti aspetti come il vero ritorno alla normalità. Il contributo del turismo è ben visibile: dai servizi ricreativi e culturali (+9,7%) agli alberghi e ai viaggi (+23,6%), fino ai consumi fuori casa presso i pubblici esercizi (+8%). Sono questi i pilastri della potenziale crescita economica, generata, appunto, dal terziario di mercato, in attesa di una ripresa della manifattura esportatrice.

  • Peste suina, Regione Lombardia proroga al 18 settembre le recinzioni anti cinghiali

    Peste suina, Regione Lombardia proroga al 18 settembre le recinzioni anti cinghiali

    MILANO È prorogata al 18 settembre la scadenza per partecipare al bando regionale dedicato a interventi di biosicurezza per gli allevamenti di suini. L’obiettivo è finanziare l’acquisto di recinzioni ‘anti-cinghiali’ per contrastare la diffusione della PSA (Peste Suina Africana). Lo annuncia l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi.

    “La proroga – commenta Beduschi – si è resa necessaria per consentire alle aziende che partecipano di avere più tempo per reperire preventivi e materiali presso ditte specializzate disponibili, dato l’alto numero di richieste e la concomitanza con il periodo estivo. È quindi un atto di responsabilità per consentire la maggior partecipazione possibile. E, soprattutto, la messa in opera di interventi efficaci”.

    CARATTERISTICHE DEL BANDO – Il bando, con una dotazione di 2,2 milioni di euro, è dedicato alle micro, piccole e medie imprese che allevano suini. È strutturato secondo tre fasce di priorità che comprendono gli allevamenti ricadenti nelle ‘Zone di restrizione I e II’, in provincia di Pavia; quelli definiti a ‘rischio alto e medio-alto’ di trasmissione del virus e, infine, nei comuni confinanti con Piemonte ed Emilia-Romagna. L’investimento per installare reti ‘a prova di bestiame’ dovrà avere un costo complessivo compreso fra 3.000 e 30.000 euro per ciascun codice di allevamento suini attivo. La spesa massima per singolo beneficiario è pari a 100.000 euro. L’agevolazione avverrà con sovvenzione diretta a fondo perduto, pari al 65% del costo ammissibile.

    “Questo provvedimento – conclude Beduschi – è utile per tutelare il patrimonio suinicolo lombardo, primo in Italia, ed è solo una parte degli interventi introdotti per affrontare quella che sta diventando una vera emergenza nazionale. Il contenimento della PSA, infatti, non può prescindere da soluzioni sempre più radicali sulla popolazione di cinghiali. Va aumentata l’attività di abbattimento e recupero delle carcasse, che viene effettuata in collaborazione con il mondo venatorio, delle polizie provinciali e mediante ditte specializzate”.

  • Regione Lombardia e la Sagra dell’Oltrepo citata da Guardian e CNN

    PAVIA La bontà semplice di una focaccia tradizionale, tonda e croccante, appena sfornata, bancarelle d’artigianato, musica, … e la festa nel Pavese è fatta. Anzi, di più, i turisti arrivano sempre più numerosi in piazza ad assaggiare la leccornia locale.

    E’ la “Sagra della Brusadèla” a Romagnese, piccolo borgo in Oltrepò Pavese, che si tiene, ogni anno, una domenica di fine agosto. Oggi presente in piazza Castello anche Barbara Mazzali, Assessore a Turismo, Moda, Design, Marketing Territoriale e Grandi Eventi di Regione Lombardia. “E’ una meraviglia vedere la cittadinanza di Romagnese che attende con il sorriso di assaporare il cibo più essenziale in assoluto, il pane fatto in casa, reso protagonista da una tradizione che si tramanda da cent’anni – commenta Mazzali-. Sorprende anche il laborioso impegno di chi riaccende con passione antichi forni a legna, testimoni di un passato radicato, per offrire ai propri compaesani una focaccia calda appena preparata. Le delizie enogastronomiche della nostra Lombardia, come la Brusadèla, rendono una domenica d’estate un momento unico non solo per i locali ma anche per i turisti, attirati qui da tradizione, sapori e un’atmosfera coinvolgente”. Non affatto stupita del successo della sagra, Mazzali aggiunge: “I dati regionali evidenziano come la provincia di Pavia sia diventata meta di americani, grazie anche a ottimo cibo e vino, castelli e piccoli borghi da visitare.”

    Soddisfatto il sindaco di Romagnese Manuel Achille osserva: “Giunta alla 29esima edizione, la Sagra della Brusadela rappresenta l’evento di punta della nostra stagione estiva, nonché una delle fiere più importanti di tutto l’Oltrepò pavese. La Brusadèla è divenuta ormai un simbolo iconico della nostra zona, già menzionata da tutti i media nazionali ed anche internazionali, come il giornale britannico “Guardian” e il canale Usa CNN”.

    Un tempo preparata dalle massaie del posto, la Brusadèla era una focaccia infornata prima di cuocere il pane per verificare che la temperatura del forno fosse adeguata. Questa pratica spiega anche l’origine del nome, che rimanda alla leggera bruciacchiatura della focaccia. L’impasto è molto semplice, composto solo da farina bianca, acqua, lievito e sale. Una versione dolce di questa focaccia prevede che essa sia cosparsa di zucchero o miele. Di forma tondeggiante, ben cotta e croccante, la brüsadela è un ottimo accompagnamento di salumi, formaggi e vini della tradizione locale.

  • Ferie, calcolo finale: 20 milioni gli italiani partiti ad agosto

    MILANO Non solo controesodo, con le ultime partenze salgono a 20 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza nel mese di agosto, anche se in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno per effetto del caro prezzi ma anche di una certa tendenza alla destagionalizzazione delle ferie.

    E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ divulgata in occasione del weekend di grande traffico per l’esodo ed il controesodo estivo del dopo ferragosto, segnato dall’ondata di caldo da bollino rosso in molte citta’. Nonostante la flessione, agosto – sottolinea la Coldiretti – resta il mese piu’ gettonato dagli italiani anche se fa segnare tradizionalmente i listini piu’ cari per alloggio, vitto, ombrelloni e lettini. Un costo aggiuntivo che – precisa la Coldiretti – risente quest’anno anche del balzo dell’inflazione con aumenti dei prezzi sono tutti gli aspetti della vacanza. Per la maggioranza degli italiani in viaggio (50 per cento) la durata della vacanza e’ inferiore alla settimana mentre per quasi un italiano su tre (25 per cento) – sottolinea la Coldiretti – e’ compresa tra 1 e 2 settimane, ma per un fortunatissimo 4 per cento che e’ di oltre un mese. Le vacanze 2023 registrano una netta preferenza sulle mete nazionali spinta da una maggiore prossimita’ ai luoghi di residenza, dal desiderio di riscoprire le bellezze d’Italia o dalla voglia di ritornare in posti gia’ conosciuti dove ci si e’ trovati bene negli anni precedenti e si e’ piu’ tranquilli rispetto ad ambiente, servizi e persone. Ma – spiega Coldiretti – c’e’ anche una quota del 28 per cento di italiani, oltre 1 su 4 tra coloro che viaggiano, che ha deciso di trascorrere una vacanza all’estero magari approfittando di condizioni economiche piu’ convenienti.

    Le vacanze 2023 registrano una netta preferenza sulle mete nazionali – continua la Coldiretti – spinta da una maggiore prossimità ai luoghi di residenza, dal desiderio di riscoprire le bellezze d’Italia o dalla voglia di ritornare in posti già conosciuti dove ci si è trovati bene negli anni precedenti e si è più tranquilli rispetto ad ambiente, servizi e persone. Ma – spiega Coldiretti – c’è anche una quota del 28% di italiani, oltre 1 su 4 tra coloro che viaggiano, che ha deciso di trascorrere una vacanza all’estero magari approfittando di condizioni economiche piu’ convenienti. La maggioranza degli italiani in viaggio – riferisce la Coldiretti – ha scelto di alloggiare nelle case di proprietà, di parenti e amici o negli appartamenti in affitto, in ripresa l’albergo, che si piazza davanti ai bed and breakfast ma nella classifica delle preferenze molto gettonati sono anche i 25mila agriturismi presenti in Italia spinti secondo Terranostra e Campagna Amica dalla ricerca di un turismo più sostenibile che ha portato le strutture ad incrementare anche l’offerta di attività con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, oltre ad attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici o wellness. Se il mare con il caldo si conferma in testa alla classifica delle mete preferite, campagna e parchi naturali contendono alla montagna il secondo posto ma – nota Coldiretti – recuperano terreno anche le città d’arte, prese d’assalto soprattutto dagli stranieri. Particolarmente apprezzate sono anche le scelte alternative per conoscere – sottolinea Coldiretti – una Italia cosiddetta “minore” con ben il 72% degli italiani in vacanza che dichiara di aver scelto di visitare i piccoli borghi magari anche solo con una gita in giornata. Tra gli svaghi preferiti dei turisti italiani questa estate accanto ad arte, tradizione, relax e puro divertimento, c’è la ricerca del cibo e del vino locali che – conclude la Coldiretti – è diventata la prima voce del budget delle vacanze Made in Italy nel 2023 con circa 1/3 della spesa per consumi al ristorante, street food o per l’acquisto di souvenir.

  • Caro vacanze: per risparmiare, 7 italiani su 10 scelgono cibo di strada

    Con l’aumento dei prezzi sette italiani su dieci (70 per cento) in vacanza scelgono questa estate il cibo di strada per assaggiare piatti tradizionali dei territori visitati ma anche per risparmiare qualcosa e far fronte agli effetti dell’inflazione.

    E’ quanto emerge dall’Indagine Coldiretti/Ixe’ su un fenomeno favorito dal moltiplicarsi di sagre, feste ed iniziative di valorizzazione alimentare nei luoghi di vacanza. Lo street food rappresenta per molti – rileva Coldiretti – una alternativa valida per mangiare fuori in vacanza anche per ottimizzare i tempi sia nelle localita’ turistiche che nelle citta’ d’arte. Tra i vacanzieri che mangiano cibo di strada ad essere nettamente preferito dall’83 per cento – sottolinea la Coldiretti – e’ il cibo della tradizione locale che va dalla piadina agli arrosticini fino agli arancini, mentre il 13 per cento sceglie i cibi etnici come il kebab o felafel e il 5 per cento quello internazionale come gli hot dog. Alla crescita del fenomeno pero’ si accompagna paradossalmente – denuncia Coldiretti – una preoccupante perdita del radicamento territoriale e un impoverimento della varieta’ dell’offerta, ma anche il rischio di uno scadimento qualitativo con preoccupanti riflessi sul piano sanitario. Si assiste, in particolare, ad una progressiva tendenza alla vendita nei centri storici di alimenti lontani dalle tradizioni gastronomiche locali, con un appiattimento e una omologazione verso il basso che distrugge le distintivita’. Il risultato e’ che i turisti trovano da Palermo a Milano gli stessi cibi di New York, Londra o Parigi a scapito – continua la Coldiretti – dei cibi piu’ rappresentativi dell’identita’ alimentare nazionale Dal kebab al sushi, dalla frutta esotica a quella fuori stagione, ma anche le caldarroste congelate durante tutto l’anno si trovano ovunque mentre – precisa la Coldiretti – per il baccala’ fritto da passeggio a Roma, l’intruglio della Versilia o il panino e milza a Palermo i turisti sono costretti a cercare su internet o nelle guide.

  • I Paperoni di Borsa? Eredi Del Vecchio su tutti, con 32 miliardi di euro

    MILANO Paperoni italiani sempre piu’ ricchi. Se rispetto allo scorso anno e’ di fatto immutato il podio della classifica dei possessori di grandi ricchezze borsistiche detenute a Piazza Affari, complice la buona verve dei loro titoli si e’ ulteriormente ampliato il divario rispetto agli altri colleghi in graduatoria.

    Ai primi tre gradini della speciale classifica dei Paperoni 2023, redatta come ogni anno da Milano Finanza, si confermano gli eredi di Leonardo Del Vecchio, in vetta con 32,5 miliardi di euro (+14,7% rispetto al 2022), seguiti da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli (13 miliardi; +14%) e dalla famiglia Rocca, al controllo dell’azienda di infrastrutture petrolifere Tenaris, con quasi 10,5 miliardi di patrimonio borsistico e una variazione dell’11,5% anno su anno. Congiuntamente, capitalizzano oltre 56 miliardi di euro, estendendo il divario con il resto della graduatoria borsistica grazie a una progressione del 14% rispetto ai 49,2 miliardi che erano emersi dai numeri del 2022. L’unica famiglia ad avvicinarsi al podio e’ quella degli Agnelli-Elkann-Nasi, grazie a una performance annua di Exor del 19,6% che si traduce in oltre 10 miliardi di capitalizzazione familiare. La classifica completa verra’ ufficializzata sul numero di Milano Finanza in edicola domani.

  • Federcontribuenti: accise benzina possono scendere di 20 centesimi

    Potrebbe costare così….

    “Il prezzo della benzina potrebbe essere ridotto di 20 centesimi al litro senza nessuna conseguenza negativa sulle casse dello Stato”. Lo sostiene Federcontribuenti che sta per lanciare una “operazione verità” sulla composizione del prezzo dei carburanti alla pompa.

    L’associazione spiega che presenterà una campagna di sensibilizzazione sull’aumento dei carburanti dal titolo “Metà del tuo pieno va in tasse allo Stato” con una grafica stampata su un adesivo che sarà attaccato “su molte pompe di benzina”. “E’ giusto che i cittadini sappiano – sostiene Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti – che il 55% del costo del litro di benzina è costituito da tasse; su due euro di costo al litro della benzina verde il totale delle accise arriva a 98 centesimi, a cui viene applicata una imposta sul valore aggiunto di 20 centesimi. Praticamente una tassa sulle tasse. La materia prima costa solo per 60 centesimi sul prezzo finale che viene completato da 22 centesimi dei costi di distribuzione del carburante dalle petroliere al benzinaio. Gli esercenti delle stazioni di servizio sono l’anello debole della catena. A loro, se tutto va bene vanno solo 4 centesimi al litro”. “Questi aumenti ingiustificati, come i 2,7 euro in una pompa sulla Milano-Varese – conclude Paccagnella – non fanno altro che provocare danni morali e materiali ai cittadini e alle imprese. Tutto ciò è inaccettabile e invitiamo dunque anche i direttori competenti del ministero a tornare al loro lavoro in questi giorni per dare una risposta seria e concreta mettendo in moto tutti gli strumenti per fermare questo tsunami”.

  • Raimondo (Fdi): caro aerei, Governo a fianco dei consumatori

    Raimondo (Fdi): caro aerei, Governo a fianco dei consumatori

    MILANO “L’intervento del governo contro il caro voli è nel solco tracciato dalle norme Ue. Fino a ora nessuno si era adoperato per tutelare i viaggiatori dai fenomeni speculativi. Gli aumenti dei prezzi di quest’estate, segnalati anche dalle associazioni dei consumatori, riguardano innanzitutto le compagnie low cost che, nella stagione estiva in corso, hanno fatto registrare prezzi superiori del +15% rispetto a quelli delle compagnie di linea, smettendo di essere, quindi, competitive e vantaggiose.

    Ma il provvedimento del governo interviene anche sulla profilazione e sulla trasparenza del prezzo del biglietto per consentire ai viaggiatori di fare scelte consapevoli ed evitare spiacevoli sorprese”. Così Fabio Raimondo, deputato e capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione Trasporti. “Anche nel trasporto aereo – conclude – l’indirizzo politico del governo Meloni è quello di essere al fianco dei cittadini e dei soggetti più deboli. Ora si intervenga in sede Ue per modificare i regolamenti affinché siano garantite maggiori tutele in caso di ritardi, cancellazioni di voli e overbooking”.

  • Assoutenti: ridurre accise su benzina

    Si dovrebbe tornare “con urgenza a una riduzione delle accise”. Questa la posizione di Assoutenti di fronte agli aumenti di benzina e diesel. Ieri il presidente dell’associazione di consumatori Furio Truzzi ha per esempio chiesto l’intervento della Guardia di finanza sulla vicenda della benzina venduta a oltre 2,7 euro al litro, sull’autostrada A8 Varese-Milano nella stazione di servizio di Villoresi ovest.

    Secondo Truzzi infatti “significa che il distributore in questione applica prezzi più alti del 35% rispetto alla media autostradale”. “So che ci sono stati due sopralluoghi della Guardia di finanza ma non ne conosco l’esito – osserva Truzzi – noi chiediamo da parecchio un’analisi seria sul prezzo raffinato, quindi di aprire un’indagine e usare la leva delle accise per contenere gli aumenti. E’ giunto il momento di guardarci chiaro, sapendo tra l’altro che noi abbiamo una grande azienda pubblica come l’Eni, che di benzina se ne intende, e che potrebbe essere da apripista”. Ma in particolare gli elementi al centro del ragionamento sono due, l’apertura di “un’indagine seria sul prezzo raffinato e usare la leva delle accise per contenere gli aumenti”.