Categoria: Economia

  • Bonus INPS Anti-Inflazione di 150 Euro: Cosa Bisogna Sapere

    Bonus INPS Anti-Inflazione di 150 Euro: Cosa Bisogna Sapere

    Il mondo economico e sociale sta vivendo una fase di transizione in cui l’incremento dei prezzi al consumo si fa sentire in modo incisivo sulle tasche dei cittadini. Per rispondere a questa sfida, l’INPS ha introdotto un bonus anti-inflazione di 150 euro, previsto per essere erogato a partire dal 15 agosto. Questa misura è volta a fornire un supporto immediato alle famiglie che stanno affrontando le conseguenze dirette dell’aumento dei costi. Ma chi ne ha diritto e come sarà erogato questo bonus? Di seguito, le informazioni chiave da conoscere.

    Requisiti e Beneficiari del Bonus
    Il bonus INPS non è universale, ma mira a sostenere determinate categorie di cittadini. Tra i principali beneficiari troviamo coloro che ricevono il Reddito di Cittadinanza e chi riceverà tale reddito per la prima volta in agosto. Inoltre, anche i dipendenti, gli impiegati domestici, i pensionati e i titolari di Partita IVA, purché abbiano registrato un reddito annuo nel 2021 inferiore a 20.000 euro, sono inclusi tra i destinatari di questo beneficio.

    Principali beneficiari del bonus:

    Coloro che ricevono il Reddito di Cittadinanza.

    Chi riceverà il Reddito di Cittadinanza per la prima volta in agosto.

    Dipendenti, impiegati domestici, pensionati e titolari di Partita IVA che rispettano il limite di reddito (inferiore a 20.000 Euro)

    Oltre ad appartenere alle categorie sopra citate, è necessario aver presentato una domanda specifica e aver comunicato l’IBAN per l’accredito. Per i beneficiari del Reddito di Cittadinanza, l’importo di 150 euro verrà accreditato automaticamente, eliminando la necessità di intraprendere ulteriori passaggi burocratici.

    Se hai dubbi sulla tua idoneità, un metodo semplificato per verificare il diritto al bonus è rappresentato dal sito ufficiale dell’INPS: è possibile, infatti, consultare il proprio fascicolo previdenziale e assicurarsi della propria idoneità.

    Erogazione e Calendario del Bonus
    Il bonus sarà erogato in diverse fasi durante il mese di agosto, seguendo un calendario specifico per garantire una distribuzione equa e graduale tra i beneficiari. Come menzionato, la data simbolica di inizio dell’erogazione è fissata per il 15 agosto, ma è essenziale tener presente che l’accredito potrebbe avvenire in momenti diversi a seconda delle categorie di destinatari. L’introduzione di questo bonus rappresenta senza dubbio una risposta tangibile alle sfide economiche del momento, offrendo un supporto concreto a coloro che si trovano a fronteggiare l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

    Fonte:

    Bonus INPS Anti-Inflazione di 150 Euro: Cosa Bisogna Sapere

  • Ferragosto da bollino rosso: 36 gradi a Milano, ristoranti pieni

    MILANO Tornano i bollini rossi, ossia l’allerta massima per ondata di calore con rischi per la salute della popolazione generale, sul bollettino quotidiano del ministero della Salute.

    Dopo due settimane di tregua, domani e mercoledi’ saranno tre le citta’ da bollino rosso: Bolzano, Brescia e Firenze. Con massime percepite di 35 gradi a Bolzano, 36 a Brescia e e ben 38 nel capoluogo toscano. A cui si aggiungeranno mercoledi’ tre bollini arancioni, ossia condizioni di rischio per la salute di anziani e soggetti fragili: Bologna, Perugia e Verona. Ma le temperature saliranno un po’ ovunque: a Roma (bollino giallo) si salira’ dai 32 gradi di oggi ai 35 di domani e dopodomani, a Bologna si arrivera’ ai 37 gradi percepiti, a Catania 38 gradi, a Milano, Frosinone e Latina 36.

    Il Ferragosto si conferma comunque positivo per il comparto della ristorazione che conferma prenotazioni con punte del 90-95% nella maggior parte delle località turistiche, dal mare alla montagna, fino alle città d’arte (le grandi capitali come anche le più piccole). Ma c’è un campanello d’allarme che i ristoratori non possono ignorare: il turista italiano medio spende sempre di meno. E questo mette a rischio una fetta del comparto e, di conseguenza, l’intero sistema. Lo hanno spiegato a LaPresse i vicepresidenti di Fipe Confcommercio, Matteo Musacci Matteo Musacci, vp nazionale e presidente regionale della Fipe Emilia Romagna, e Aldo Mario Cursano, anche lui numero due nazionale e presidente Regionale toscano della federazione.

  • Ferragosto al ‘super’: in Lombardia vanno forte spiedini e salsiccia

    PREVALE LA TRADIZIONE PASTA (+20%), SALSICCIA (+25%), COSTINE E SPIEDINI (+15%) ALL’INSEGNA DEL MADE IN ITALY

    MILANO Far convivere la tradizione con un carrello della spesa particolarmente ragionato. Così, in sintesi, possono essere fotografati gli acquisti di milanesi e lombardi in vista del Ferragosto. Grande attenzione ai prodotti in promozione e occhi puntati sui prodotti a ‘marchio insegna’.

    Lo rileva l’Osservatorio dei ‘Supermercati Il Gigante’ (gruppo della Grande Distribuzione che conta complessivamente una settantina di punti vendita, una cinquantina dei quali in Lombardia) evidenziando come – rispetto allo stesso periodo del 2022 – si registri un incremento di vendite del 15% per la merce ‘in offerta’ e del 20% per quella con il marchio ‘Il Gigante’.

    “Complice l’inflazione e il costo delle materie prime e dell’energia – spiega il consigliere d’amministrazione Giorgio Panizza – si punta sempre più a una spesa ragionata”.

    In particolare, in vista del Ferragosto, si segnalano acquisti in crescita rilevante per la pasta (+20%), il pane casereccio (+10%) e la carne con specifiche richieste di salsiccia (+25%), costine e spiedini (+15%). Bene anche pomodori e insalate (+15%) oltre a vini e spumanti (+8%).

    Tutti acquisti con un forte orientamento per le etichette contrassegnate ‘made in Italy’.

    Si registra anche un deciso spostamento delle abitudini dei clienti verso altre attività mirate al risparmio “come iniziative ‘a tema’ – aggiunge Giorgio Panizza – con buoni sconto, coupon e sconti a reparto”.

  • Tre nuovi negozi in affitto nel Salotto di Milano: 1.500.000 euro

    MILANO Il Comune di Milano ha pubblicato due bandi per l’affitto di tre diversi spazi nel complesso di Galleria Vittorio Emanuele II. Uno riguarda due negozi che si trovano all’interno della Galleria – dove ora si trovano i negozi di Piumelli e Mont Blanc – mentre il secondo riguarda uno spazio con due vetrine nella limitrofa via Pellico, accanto a piazza Duomo.

    Dove ora si trova Piumelli è uno spazio di 134 metri e la basa d’asta è di 388 mila euro l’anno. Quello in cui si trova Mont Blanc è di 290 metri e la base per l’offerta è di 840 mila euro. Si tratta di spazi superiori rispetto a quelli degli attuali locali, perché sarà realizzato un collegamento con il primo piano che così diventerà utilizzabile. Il secondo bando invece riguarda un locale da 118 metri con due vetrine per una base di offerte di 342mila euro. “La razionalizzazione degli spazi, grazie all’applicazione del principio del verticalismo – ha spiegato l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte -, ci permette di valorizzare al meglio le potenzialità della Galleria che è stata oggetto, nel tempo, di interventi di valorizzazione finalizzati a preservarne il significato monumentale, storico, culturale e identitario e, al contempo, ad incrementarne la redditività, per continuare a garantire i servizi ai cittadini della nostra città”. I bandi, per l’affitto per 18 anni degli spazi, si chiuderanno il 28 settembre. Saranno aggiundicati secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, con un punteggio massimo di 40 per l’offerta economica e di 60 per l’offerta tecnica.

  • Rincari: Milano +1710 euro anno, Varese +1714

    MILANO L’Istat ha reso noti i dati territoriali dell’inflazione di luglio, in base ai quali l’Unione nazionale consumatori ha stilato la classifica completa di tutte le città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.

    Non solo, quindi, delle città capoluoghi di regione o dei comuni con più di 150 mila abitanti. In testa alla graduatoria, Genova dove l’inflazione tendenziale più alta d’Italia, pari a +8,2%, si traduce anche nella maggior spesa aggiuntiva annua, equivalente a 1787 euro per una famiglia media. Medaglia d’argento per Varese, +6,5% su luglio 2022, e un incremento di spesa pari a 1714 euro a famiglia. Sul gradino più basso del podio Milano che, pur avendo un’inflazione poco più alta di quella media italiana, +6,3%, ha una spesa supplementare pari a 1710 euro annui per una famiglia tipo. Al quarto posto Grosseto, che con la terza inflazione annua più elevata d’Italia, +7,5%, ha una stangata pari a 1691 euro. Seguono Lodi (+6,5%, +1650 euro), Perugia (+6,9%, +1585 euro), al settimo posto Siena con 1578 euro (al quinto posto per inflazione con +7%), poi Bologna (+6,3%, +1572 euro). Chiudono la top ten Alessandria (+6,9%, +1533 euro), ex aequo con Lucca (+6,8%, +1533 euro).

    Sull’altro fronte della classifica, la città più virtuosa d’Italia in termini di spesa aggiuntiva più bassa è ancora una volta Potenza, con l’inflazione più bassa del Paese (+3,5%) e dove in media si spendono ‘solo’ 691 euro in più all’anno. Al 2° posto Catanzaro, seconda per inflazione (+4,3%, +803 euro). Medaglia di bronzo Reggio Calabria (+4,7%, +878 euro). Bene anche Caserta (4° posto), Ancona (7°), Bari (8°) e Cagliari (10° posto, con +5,5% e 1033 euro). In testa alla classifica delle regioni più ‘costose’, con un’inflazione annua a +7,9%, abbondantemente la più alta d’Italia, la Liguria che registra a famiglia un aggravio medio pari a 1630 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove la crescita dei prezzi del 6,7% implica un’impennata del costo della vita pari a 1513 euro, terza la Lombardia, dove nonostante l’inflazione sia inferiore a quella nazionale, +5,8%, il rincaro annuo è di 1507 euro. La regione più risparmiosa è ancora una volta la Basilicata, +3,6%, pari a 697 euro, seguita dal Molise (+5,1%, +934 euro). Medaglia di Bronzo per la Calabria (+5,2%, +951 euro).

  • Legambiente Lombardia: a secco le terre del riso

    A secco le terre del riso italiano

    Oltre alla scarsità idrica il lago Maggiore e il fiume Ticino soffrono i prelievi agricoli ed energetici

    Legambiente: “Trasformare l’agricoltura tra Lombardia e Piemonte e negoziare i rilasci dagli invasi idroelettrici di monte”

    Il Lago Maggiore è l’invaso più colpito dalla carenza idrica

    Dopo le piogge alluvionali di luglio torna a farsi sentire la carenza idrica, almeno nelle terre agricole che ricevono l’acqua irrigua dai grandi bacini lacustri dell’ovest Lombardia. Dei quattro laghi del Nord Italia che funzionano anche da ‘grandi accumulatori’ idrici per l’agricoltura la situazione più critica è quella del Lago Maggiore, nel 2023 ai minimi storici per quanto riguarda il livello dell’acqua.

    L’invaso del lago, ovvero il volume di acqua il cui rilascio può essere regolato dalle opere idrauliche, è ridotto all’8% di capacità (dato di stamane). Ciò avviene perché da molti giorni le portate di acqua in uscita, che alimentano i canali irrigui lombardi e piemontesi, sono molto maggiori di quelle in ingresso: le piogge estive, infatti, non sono state sufficienti a invertire il deficit idrico, in continuo peggioramento dalla metà di giugno.

    Di più: si può dire che la carenza di precipitazioni non abbia mai smesso di pesare sulle portate degli immissari: da inizio anno nel lago si sono riversati meno di 2,8 miliardi di mc di acqua, poco più del 50% di quelli attesi in un anno medio: le conseguenze si vedono, tali da imporre limitazioni alla navigazione, con conseguenti disagi per la mobilità territoriale.

    Dà da pensare anche la situazione del Lago di Como, che al momento ha un volume di invaso pari al 26% della capacità, ma il cui livello si sta abbassando al ritmo di 5 cm al giorno: di questo passo il minimo di regolazione sarà raggiunto in 7-10 giorni, rischiando di lasciare a secco le colture di mais a pochi giorni dal raccolto.

    Non desta invece preoccupazione la situazione dei laghi della Lombardia orientale: sia il Sebino che il Benaco sono pieni per oltre il 50% della loro capacità, un dato superiore a quello che si misura normalmente in questo periodo dell’anno: questa la situazione fotografata dai rilevamenti di ARPA Lombardia e degli enti regolatori dei laghi.

    “È ormai evidente che il sistema di accumulo e gestione delle acque a fini irrigui della pianura lombarda non è più in grado di garantire una sufficiente affidabilità, in un quadro climatico in forte evoluzione,” dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico Legambiente Lombardia. “Una stagione estiva allungatasi di quasi un mese, l’assottigliamento dei ghiacciai, il ricorrere di periodi prolungati di siccità e caldo estremo indicano la necessità di soluzioni adattative, abbandonando le monocolture, in particolare del riso e del mais, a favore di una maggiore diversificazione.”

    La crisi del Lago Maggiore espone in particolare la coltura del riso, in cui negli ultimi anni sono state fatte scelte che hanno determinato un aumento di fabbisogno idrico estivo. Soprattutto l’abbandono degli allagamenti invernali e primaverili per passare alla coltura ‘in asciutta’ ha privato le falde acquifere di un prezioso rifornimento nelle stagioni in cui, normalmente, l’acqua è più disponibile e meno soggetta ad evaporazione, costringendo ad aumentare le irrigazioni nel periodo di luglio-agosto: paradossalmente, le camere di risaia non più allagate peggiorano, anziché migliorare, la criticità irrigua della coltivazione del riso.

    Occorre sicuramente ripristinare la coltivazione allagata, soprattutto nelle fasce di alta e media pianura, insieme alla circolazione invernale delle acque nel sistema irriguo: tutte pratiche che alimentano la falda freatica, riducendo le criticità nelle aree più prossime al Po, come in Lomellina. Allo stesso tempo bisogna ripristinare le rotazioni agricole, anche se ciò comporterà una riduzione delle superfici investite a riso, favorendo la differenziazione colturale a beneficio di altre produzioni meno idro-esigenti: una scelta sicuramente difficile per il comparto risicolo, ma ormai necessaria per affrontare la crisi climatica, e che potrà portare benefici, sia in termini di minor bisogno di fitofarmaci e fertilizzanti, sia di miglioramento del suolo e della sua sostanza organica, e quindi di capacità del suolo stesso di trattenere acqua.

    Occorre però anche trovare un migliore equilibrio tra i diversi utilizzatori della risorsa idrica: nel bacino del Lago Maggiore, infatti, non è del tutto vero che manchino accumuli idrici. Sebbene al di sotto della media (-27% secondo il dato fornito da ARPA Lombardia riferito al 30 luglio), negli invasi idroelettrici alpini del bacino del Verbano risulta un volume di oltre 350 milioni di mc, in gran parte derivante da fusione glaciale, una quantità 12 volte superiore a quella disponibile nel lago per la regolazione, e sufficiente ad alimentare i canali irrigui per oltre un mese, quindi ben oltre la mietitura. Certo, una gran parte di quest’acqua si trova in territorio elvetico, e quindi l’accesso a questa risorsa richiede un’azione diplomatica da condurre nelle opportune sedi.

    “Lo stoccaggio energetico alpino è sicuramente strategico, ma è inaccettabile che la regolazione degli invasi risponda esclusivamente all’interesse economico degli operatori energetici, se ciò significa tirare a secco il lago, i fiumi e i campi coltivati sottostanti,” conclude Damiano Di Simine. “crediamo che serva un maggiore sforzo di coordinamento tra le autorità lombarde, piemontesi ed elvetiche, perché la situazione è inaccettabile: oltre a determinare danni ambientali ed economici, espone al rischio di tensioni sociali e politiche.”

    Tab.: Laghi lombardi a confronto. Elaborazione su dati ARPA Lombardia (*ultimo aggiornamento 30 luglio) ed Enti regolatori dei laghi (ultimo dato disponibile in tempo reale)

  • Agricoltura: Villoresi in riduzione per consentire l’irrigazione dei secondi raccolti

    Agricoltura: Villoresi in riduzione per consentire l’irrigazione dei secondi raccolti

    Considerata la situazione del Lago Maggiore, il Consorzio del Ticino ha disposto per dallo scorso 4 agosto una diminuzione delle portate erogate dal bacino lacuale.

    LAGO MAGGIORE – In previsione di tale richiesta, il Consiglio di Amministrazione di ETVilloresi si era già espresso nel corso della seduta del 2 agosto, esprimendo preferenza per una riduzione in questi giorni della portata del Canale Villoresi in modo da consentire poi l’irrigazione dei secondi raccolti dopo la metà del mese. Pertanto, a partire dalle ore 12.00 del 4 agosto, sono state effettuate le manovre di riduzione: la portata del Villoresi è così passata da 37.5 mc/s a 8.5 mc/s. ETVilloresi ha chiesto al Consorzio del Ticino di rivalutare in avvio di settimana prossima la situazione dei livelli del Verbano e delle esigenze irrigue. La portata del Naviglio Martesana verrà invece aumentata sabato 5 agosto da 10 mc/s a 15 mc/s.

  • Chi è Francesco Agnello, nuovo proprietario del Salumificio Venegoni di Boffalora

    BOFFALORA- ROMA Industriale con oltre un secolo di storia sulle spalle (com’erano anche i Venegoni), personaggio istrionico e vulcanico, attivo su molti fronti ma stabilmente ‘impiantato’ nel mondo dell’industria alimentare e delle acque minerali, soprattutto ed in origine.

    Sono questi i tratti principali di Francesco Agnello, il cui gruppo industriale ha acquisito (per 15 milioni di euro) lo storico salumificio Venegoni di Boffalora.

    Originario di Torre Annunziata, dov’è nato nel 1964, Francesco Agnello fa parte di una famiglia di imprenditori attiva – tra l’altro – nel mondo della distribuzione di acqua, bibite e bevande.

    Attualmente a capo di una holding con interessi imprenditoriali nel settore delle acque e del food, due anni fa si parla di lui sulla stampa campana per un’intervista rilasciata al giornalista Eugenio Marotta e pubblicata, nelle pagine sportive, dal quotidiano “Il Mattino” oggi in edicola – il suo interessamento a rilevare la Salernitana. Il suo nome figura come fulcro della cordata di imprenditori «sensibilizzati» dal cilentano Domenico Cerruti per accorrere al capezzale della Salernitana.

    Sempre negli ultimi anni il nome di Agnello viene accostato ad altri sodalizi calcistici, come Avellino, Casertana e Reggina.

    Di recente l’imprenditore ha rilevato il Pastificio Conforti 1860, così descritto nel recente passato: “La Famiglia Conforti fa pasta in Toscana dal 1860. Pasta Conforti si distingue. Usano una miscela di semole di grano duro provenienti sia dall’Italia che dall’estero. Hanno scelto, insieme con il loro fornitore, una buona parte di semola canadese: questa, insieme con le italiane, ha un tenore di glutine e proteine particolarmente alto, che garantisce una cottura migliore e più uniforme e un migliore sottodente, come si dice in gergo tecnico: ovvero quella particolare tenuta all’assaggio che rende la pasta una buona pasta. In più, richiedono al loro fornitore di fiducia una semola macinata grossa: siamo i soli in Toscana a fare la pasta secca in questo modo, siamo quattro in tutta Italia. Le qualità organolettiche, inoltre, sono migliori: la bontà della pasta viene enfatizzata e aumenta il volume in cottura.. Trafilatura rigorosamente al bronzo. L’impasto passa proprio a contatto col metallo, che essendo rugoso crea una pasta con “i pori aperti”.

    Dal sindaco di Boffalora Sabina Doniselli, ad oggi, ancora nessun commento. Del resto è agosto e dovrà necessariamente ancora avvenire un incontro (anche) di carattere istituzionale con la nuova proprietà. L’auspicio, di tutti, è che dopo anni difficili il nome del Salumificio Venegoni possa tornare al prestigio di un tempo.

  • Boffalora, i Venegoni ‘passano la mano’ dopo oltre 100 anni di storia industriale (e non solo)

    BOFFALORA La notizia del passaggio di mano dello storico salumificio Venegoni di Boffalora, ora nelle mani dell’imprenditore del settore food & beverage Francesco Agnello, segna un autentico spartiacque. Non stiamo infatti parlando solo di un salumificio, ma di un pezzo importante di storia industriale dell’est Ticino, con oltre 100 anni di storia alle e sulle spalle.

    Bisogna infatti risalire ad Antonio Venegoni (1858-1934), uomo di origine contadina, che gestiva la sopracitata Trattoria (1880 – 1914) con annessa produzione di salumi tipici per la delizia di abituali od occasionali forestieri di passaggio con ricovero assistito anche per i loro cavalli. Dopo il Capostipite Antonio Venegoni (qui ritratto col nutrito nucleo familiare nel 1910 c.a.), ristoratore e produttore di salumi tipici, è toccato ai due figli Attilio (“il marinaretto” tra le braccia del papà) e Antonio Angelo (in grembo alla mamma) proseguire e implementare una produzione di salumi tradizionali secondo i criteri di un vero e proprio laboratorio artigianale.

    I 7 lunghi anni di prigionia di Antonio Angelo nella Campagna d’Africa e poi la II° Guerra Mondiale contribuirono a frenare, e non poco, i progetti di famiglia, ma sarà l’immediato Dopoguerra e soprattutto il boom economico della fine anni 50 e poi ’60 a consentire uno sviluppo e una crescita decisamente importante per il territorio e per la piccola Distribuzione alimentare allora in grande fermento.

    Come si apprende dal sito aziendale, è quindi toccato a Emilio, figlio di Attilio, poi col fattivo contributo della moglie-cugina Giuseppina, figlia di Pompeo ), dare un vero e proprio impulso industriale all’Azienda di famiglia trasformando il vecchio insediamento produttivo lungo il Naviglio Grande in una vera e propria industria di macellazione e di trasformazione delle carni nella più completa gamma di salumi tipica del territorio Lombardo di residenza.

    Anche i figli di Antonio Angelo, Mario e Enea, con formazione amministrativa e commerciale, entreranno nell’Azienda di famiglia e i tempi saranno maturi per lasciare la vecchia struttura nel Centro Storico di Boffalora Ticino e pensare alla costruzione di un vero e proprio insediamento industriale costruito secondo i nuovi criteri Normativi CE e all’avanguardia sotto il profilo strutturale e tecnologico.

    Nel 1981, con l’avvento di Maurizio figlio di Emilio, Tecnologo Alimentare, si da inizio alla costruzione di quello che era considerato uno stabilimento ancora modernissimo inaugurato nel Giugno 1983. L’Azienda opera oggi in una struttura di proprietà in un’area di circa 25.000 mq di cui 7.000 coperti su cui è stato installato un impianto fotovoltaico che rende la gestione energetica, in diversi periodi dell’anno, completamente autosufficiente per forza motrice (oggi viene autoprodotta dai pannelli il 67% dell’energia totale necessaria alla produzione).

    La potenzialità del macello interno (tra le poche Aziende rimaste con l’intero processo verticale) era arrivata a circa 25.000 suini all’anno con una trasformazione in prodotti di salumeria tradizionale, pari a circa 50 Tons settimanali con l’acquisto ad integrazione di carni foranee esclusivamente di provenienza nazionale. Attualmente sono impiegati circa 50 addetti in dipendenza diretta e una flotta di nr 10 automezzi di proprietà.

    La vendita al gruppo Agnello, se da un lato interrompe la gestione famigliare protrattasi come detto per oltre un secolo, dall’altro permette il mantenimento (speriamo ancora per molto) di un nome iconico per il territorio. Venegoni, del resto, non è mai stato soltanto il nome di un’azienda. Ma molto di più.

    (le foto sono tratte dal sito aziendale)

    Da un vecchio testo universitario.. parole illuminanti

    “L’impresa è, certamente, il più diffuso e conosciuto strumento aziendale mediante il quale può essere efficacemente espletata l’attività economica tesa alla creazione ed alla diffusione della ricchezza1 . Com’è noto, la sua particolarità rispetto alle altre tipologie aziendali risiede nel fatto che sia i rapporti interni tra le persone che cooperano alla sua realizzazione sia quelli esterni – tra l’impresa ed i suoi numerosi e vari stakeholder – sono regolati dalle leggi di mercato.”

    ” Tuttavia, malgrado la sua natura squisitamente economica, si può cogliere anche una dimensione sociale dell’impresa che si manifesta tanto nelle premesse alla sua stessa esistenza quanto negli effetti delle sue espressioni di dinamica vitalità: da un lato, infatti, l’impresa funge da polo di attrazione e di aggregazione per il lavoro umano – elemento indispensabile senza il quale essa non potrebbe avere vita – e, dall’altro, coinvolge una pluralità di individui “esterni” sia nell’allestimento della produzione sia nella sua successiva destinazione. Nondimeno, è opinione diffusa quella secondo la quale il comportamento dell’uomo sarebbe ispirato esclusivamente all’economicità quando egli operi in campo economico – soprattutto attraverso l’impresa privata –, mentre spetterebbe allo Stato o ad altri enti pubblici il compito di operare nella tensione alla socialità, intraprendendo iniziative economiche di pubblica utilità, in vista del soddisfacimento di un interesse collettivo ritenuto meritevole. Simili convincimenti, però, negano implicitamente l’unitarietà del fenomeno aziendale, disgregandolo – sulla base di una tassonomia alquanto discutibile – in due distinte classi, soggette a differenti principi ispiratori, nella presunta tensione verso due distinte finalità”

  • Vigevano: a novembre arriva Mondobrico (con 12 milioni della BPM)

    VIGEVANO Banco Bpm supporta Mondobrico con un finanziamento di 12 milioni di euro a 15 anni per la realizzazione di un nuovo parco commerciale e nuovo punto vendita a Vigevano. Lo riporta precisando che Mondobrico è una storica realtà del panorama tortonese che si occupa di vendita al dettaglio di ferramenta, articoli per il giardinaggio, hobbistica, arredi, prodotti per la casa ed elettrodomestici. L’attività si svolge attualmente in sette punti vendita di cui quattro in provincia di Alessandria e tre in provincia di Pavia, contando sul lavoro di circa 140 dipendenti.

    Il nuovo insediamento sarà inaugurato nel mese di novembre nel Comune di Vigevano (Pavia), dove è iniziata la realizzazione del punto vendita già nel novembre 2022. All’interno dell’area di 60mila metri quadrati sorgeranno cinque edifici autonomi e indipendenti, con accessi diretti alla via pubblica e dotati di ampie aree destinate al parcheggio.

    Il costo complessivo dell’operazione ammonta a circa 22,5 milioni di euro, di cui 12 prestati, appunto, da Banco Bpm. Mondobrico nasce nel luglio del 1996 dalle sinergie fra i soci Paolo Cesaretto, Maria Mangiafico e Domenico Carrea. La neonata Mondobrico inaugura il suo primo punto vendita a Mede (PV), in un piccolo negozio di 500 mq offrendo alla clientela un’importante scelta di ferramenta e pet-food, in forte crescita negli anni 90′. Negli anni successivi vengono inaugurati, uno dopo l’altro, altri sei punti vendita fino al numero attuale di sette. Il punto vendita di Vigevano, quindi, sarò l’ottavo di una realtà che continua nel suo costante impegno di crescita ed espansione. Banco Bpm, con oltre 20mila dipendenti, 1500 sportelli, circa 4 milioni di clienti è oggi il terzo gruppo creditizio italiano per attivi con una presenza radicata nelle regioni del Nord Italia, tra quelle a più alta concentrazione industriale d’Europa. Una rete capillare a servizio di famiglie e imprese, una profonda conoscenza del mercato e soluzioni innovative sono alla base della forza di Banco BPM, attivo in diversi ambiti del settore bancario – private e investment banking, asset management, bancassurance – anche attraverso le società partecipate del Gruppo.