Categoria: Economia

  • Ormai ci siamo! Da giovedì 27 ‘Doppio Malto’ sbarca a Magenta

    Apre i battenti il nuovo locale del brand Doppio Malto: un posto felice che unisce il piacere della birra artigianale a una cucina semplice, genuina e creativa

    MAGENTA – Ingredienti semplici, ma di qualità, e voglia di stare insieme. Questa è la ricetta della felicità per Doppio Malto che da giovedì 27 luglio, è pronto ad accogliere i suoi clienti ogni giorno nel nuovo ristorante di Magenta. Un nuovo posto felice posizionato in una zona strategica e di passaggio in via Boffalora 34 proprio nel cuore del Magentino, con oltre 400 metri quadrati di spazio interno e 160 metri quadrati di dehors di 160 per chi preferisce consumare all’aperto.
    Con questa nuova apertura i numeri di Doppio Malto diventano sempre più importanti, ora sono 38 i ristoranti in Italia e 41 in Europa coi locali di Glasgow in Scozia, Newcastle in Inghilterra e Parigi La Defense in Francia. I clienti del locale di Magenta potranno scegliere tra oltre quattordici tipologie di birre artigianali diverse, tutte di produzione propria, sia alla spina che in bottiglia da 33cl (anche gluten free), oltre che a cocktail classici e a base di birra. Per Doppio Malto, però, la cucina è altrettanto protagonista col suo stile innovativo e gustoso in grado di offrire una scelta ricca e varia che va dalle sfiziosità da condividere, alla carne alla griglia spaziando tra hamburger succulenti, insalate creative e dessert golosi.
    Tra i best of di ogni categoria il godurioso Filetto lardellato, 250 g di filetto di Black Angus con lardo alle erbe, rifinito con fiocchi di sale di Maldon e olio EVO, la braca mista, una selezione della migliore carne della casa servita per due persone in uno scenografico braciere da mettere a centro tavola, i nostri galletti alla birra, teneri e saporiti. L’estate, poi, porta con sé uno speciale menu con le nuove tartare di carne con stracciatella e tartufo o alla carbonara, gli arrosticini e la cotoletta gigante. Da segnalare anche l’alternativa no meat disponibile per tutti i burger a menu. Per chiudere in bellezza, una bella selezione di dolci tra cui spiccano il nostro gran classico e amatissimo Birramisù, tiramisù in barattolo con biscotti savoiardi inzuppati nella speciale birra Black Stout e scaglie di cioccolato, e la Cheesecake all’italiana, crema di Robiola in barattolo e crumble di Sbrisolona con salsa al cioccolato o ai mirtilli.
    Oltre al buon cibo, la ricetta della felicità di Doppio Malto prevede anche tanto divertimento. Ecco perché nel nuovo ristorante di Magenta si potrà giocare a biliardo, a calcio balilla (anche nel suo formato XL), ping pong e scacchi giganti. Non vengono dimenticati anche i più piccoli, per loro un calcio balilla baby e divertenti altalene. La nuova apertura di Magenta prevede, infine, due promozioni da non perdere. La seconda birra, infatti, sarà gratis fino a Ferragosto per tutti i clienti che pranzeranno o ceneranno al locale. Per i bambini, invece, la festa continua: per lor menu gratuito ogni giorno fino al 31 agosto.
    Per maggiori info: https://www.doppiomalto.com/it/ristoranti/magenta/

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    Il birrificio Doppio Malto nasce a Erba nel 2004 (CO). L’ingresso dell’imprenditore Giovanni Porcu ne fa in pochi anni una delle principali esperienze italiane legate al mondo della birra artigianale affiancando all’anima prettamente industriale del marchio il mondo del food retail. Doppio Malto diventa così un format di ristorazione in cui la birra di produzione propria è al centro della scena insieme ad un’offerta gastronomica semplice e genuina. Le birre di Doppio Malto sono oggi tutte prodotte nel nuovo birrificio in Sardegna (Iglesias), che ha una capacità produttiva di cinque milioni di litri. Il marchio conta ad oggi 41 locali tra Italia ed estero e l’espansione continua con nuove aperture in programma sia in Italia che in Francia, che porteranno a 50 il numero totale dei locali della rete.

  • Trombe d’aria e grandine: Cia Est Lombardia raccoglie le segnalazioni dei danni

    Cia Est Lombardia, a seguito delle due perturbazioni importanti che hanno colpito il territorio mantovano, con trombe d’aria e fortissima grandine, tra la notte di venerdì 21 luglio e il pomeriggio di sabato 22 luglio, comunica di star raccogliendo tra i comuni maggiormente danneggiati le segnalazioni da trasmettere a D.G. Agricoltura di Regione Lombardia.

    MANTOVA – Le coltivazioni agricole colpite da grandine e in piena difficoltà riguardano: ortaggi, angurie, zucche, meloni, mais, erba medica, soia. Moltissimi i danni anche a vigneti e frutteti (pere e mele).

    Diverse strutture hanno subito gravi danneggiamenti, molti i tetti di stalle volati via e tegole frantumate ovunque, così come diverse auto in sosta hanno avuto danni ai vetri mandandoli in frantumi.

    Le aziende associate a Cia Est Lombardia, durante i sopralluoghi, raccontano di condizioni atmosferiche apocalittiche, specialmente durante il temporale pomeridiano di sabato, che in pochissimi minuti e ha creato i danni descritti in precedenza.
    Tutto il personale tecnico della CIA è impegnato nella raccolta di informazioni e nel sostenere moralmente le aziende associate.

    I comuni interessati dall’attività di raccolta segnalazioni sono:

    · San Benedetto Po
    · Quistello
    · Sustinente
    · Serravalle a Po
    · Magnacavallo
    · Borgo Mantovano
    · Ostiglia
    · Moglia
    · Gonzaga
    · Pegognaga
    · Viadanese

  • Marchesi Frescobaldi acquisisce Domaine Roy & fils in Oregon

    Marchesi Frescobaldi acquisisce Domaine Roy & fils in Oregon

    (Adnkronos) – Marchesi Frescobaldi, una delle principali aziende vitivinicole italiane ha annunciato di aver firmato un accordo definitivo per l’acquisizione di Domaine Roy & fils. “A questo punto della nostra espansione abbiamo colto l’opportunità di acquisire la stupenda tenuta Domaine Roy & fils nell’Oregon, una delle migliori regioni al mondo per la coltivazione del Pinot nero. Diventare parte di questa comunità è un sogno che diventa realtà” – queste le parole di Lamberto Frescobaldi, Presidente Marchesi Frescobaldi, che aggiunge – “Vorrei ringraziare a nome della famiglia Frescobaldi Marc-Andre’ Roy per averci offerto questa opportunità in Oregon per fare quello che sappiamo fare meglio, coltivare bellissimi vigneti, produrre vini e offrire ai nostri clienti prodotti iconici”. Domaine Roy & fils è stata fondata nel 2012 da Marc-Andre’ Roy con Jared Etzel, continuando il lavoro dei loro padri che fondarono insieme la cantina Beaux Freres nel 1991. La famiglia Roy è stata accompagnata in questo viaggio da 26 amici del Quebec. Domaine Roy & fils si è immediatamente unita al gruppo di produttori di Pinot Nero e Chardonnay dell’Oregon molto conosciuti nel mondo. Molte annate prodotte a oggi hanno ricevuto uniformemente grandi riconoscimenti e ottimi punteggi.  Con lo sviluppo in piena maturità degli ultimi vigneti impiantati la tenuta si sviluppa su 40 acri in due località e fornisce tutta l’uva necessaria per la produzione di Domaine Roy & fils. I vigneti sono esclusivamente Pinot Noir (35 acri) e Chardonnay (5 acri), sono coltivati al 100% in biologico e non necessitano irrigazione di soccorso.  La cantina Domaine Roy & fils e il vigneto Iron Filbert sono localizzati 45 minuti a sud-ovest di Portland, vicino alla piccola cittadina di Dundee nella denominazione Dundee Hills AVA, che ospita alcune delle cantine più prestigiose della Willamette Valley. L’altra zona vitata si chiama Quartz Acorn è localizzata 25 minuti a est della cantina, nella prestigiosa denominazione Yamhill-Carlton AVA, vicino alla cantina Louis Jadot’s Resonance e alla cantina Gran Moraine della famiglia Jackson. Altre cantine molto conosciute dell’Oregon sono vicine a Domaine Roy & fils come Domaine Serene, Beaux Freres e Domaine Drouhin.  La Tenuta Domaine Roy & fils è una struttura composta di due piani, in cui si trovano al piano superiore l’ospitalità e gli uffici mentre al piano inferiore la cantina di vinificazione e l’affinamento. La costruzione è stata completata nel 2015 e vede la firma di design della Waterleaf Architecture. La cantina utilizza l’effetto di raffreddamento naturale del terreno ed è stata disegnata per una naturale circolazione dell’aria.  Marc-Andre Roy resterà in Domaine Roy & fils come membro del Consiglio di Amministrazione e come azionista di minoranza. “È stato importante continuare il lavoro iniziato da mio padre, fondatore di Beaux-Freres, creando la Domaine Roy & fils nella Willamette Valley in Oregon, che è riconosciuta come una delle aree più prestigiose al mondo nella produzione di Pinot Noir” – Marc-André Roy, co-fondatore e Presidente di Domaine Roy & fils, che continua – “Siamo onorati ed entusiasti di accogliere la famiglia Frescobaldi come nuovi proprietari della Domaine Roy & fils. La loro storia nel mondo del vino e il loro impegno all’eccellenza sono perfettamente allineati alla nostra visione e ai nostri valori. Crediamo che questa partnership manterrà ed eleverà ancora di più il prestigio di Domaine Roy & fils".Adnkronos – Vendemmie —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Milano Wine Week: con l’apertura delle candidature per il “Premio Carta Vini Italia” e il “Premio Wine Retail” parte il conto alla rovescia per l’evento piu’ coinvolgente dedicato al vino

    (Adnkronos) – Anche quest’anno la Milano Wine Week tornerà ad animare il capoluogo lombardo, dal 7 al 15 ottobre, con format inediti e attività coinvolgenti per un’esperienza immersiva nel mondo del vino senza eguali, in grado di richiamare curiosi, appassionati, professionisti e key player nazionali e internazionali. 
    Milano Wine Week, il brindisi inaugurale della scorsa edizione

     La marcia di avvicinamento all’evento parte ufficialmente con l’apertura delle iscrizioni per la terza edizione degli MMW Awards, dedicati ai professionisti della ristorazione e del mondo retail che, con passione e professionalità, costruiscono e selezionano carte vini identitarie, ricercate e al passo con i nuovi trend. A valutare le candidature per l’attribuzione dei riconoscimenti sarà una giuria presieduta da Andrea Grignaffini – docente di enogastronomia, critico e gastronomo – e composta dalle figure chiave della critica enogastronomica italiana, tra cui giornalisti, critici enogastronomici, wine expert e wine communicator, sotto il coordinamento di Irene Forni, degustatrice e scrittrice enogastronomica. 
    da sinistra: Francesca Romana Barberini, Andrea Grignaffini, Federico Gordini e Irene Forni

     Un’occasione di incontro e confronto, ma anche di celebrazione, per valorizzare l’importante attività di diffusione della cultura vinicola e di promozione del patrimonio enologico italiano che non riguarda solo le tavole dei ristoranti, ma anche gli scaffali dei punti vendita. Nello specifico, lunedì 9 ottobre, durante la Milano Wine Week, saranno assegnati il “Premio Carta Vini Italia” e il “Premio Wine Retail”, dedicati alle migliori selezioni vinicole rispettivamente del settore della ristorazione – comprese le migliori carte vino italiane all’estero – e dei rivenditori al dettaglio, dalle enoteche alla grande distribuzione. Anche quest’anno sono previsti dei premi speciali istituiti in collaborazione con i partner dell’evento. La domanda di iscrizione è gratuita e deve essere inoltrata entro e non oltre il 3 settembre 2023 compilando gli appositi form online disponibili sul sito della manifestazione. Per maggiori informazioni si può scrivere a info@milanowineweek.it o visitare il sito. 
    Alcuni vincitori dell'edizione 2022 degli MWW Awards

     Inizia quindi il conto alla rovescia per la sesta edizione della Milano Wine Week. Dal 7 al 15 ottobre la città meneghina sarà al centro del più grande evento esperienziale destinato ai professionisti del settore enologico e al pubblico finale. Nove giorni all’insegna di vino, cibo, musica, design e arte grazie a un ricco programma dedicato che permette a operatori e consumatori – e alle aziende coinvolte – di creare la propria esperienza su misura, scegliendo fra centinaia di attività uniche e sorprendenti: dalle masterclass guidate dai più grandi esperti del settore a un incontro attorno al tavolo con i più rinomati produttori, da un concerto a lume di candela degustando vino fino a un tour di Milano, alla scoperta della città, a bordo di un doubledecker-bistrò o sulla Wine Boat lungo i Navigli. E ancora, eventi e degustazioni allestite in palazzi storici e nei locali, menu tematici e molto altro. 
    Il Wine Bus di Destination Gusto

     La Milano Wine Week va in scena nella metropoli più vibrante d’Italia, in un periodo dell’anno fondamentale per il mercato vinicolo, e mira a essere un’occasione di business efficace per gli operatori del settore che, oltre al programma dedicato ai consumer, possono trovare un palinsesto di appuntamenti rivolti esclusivamente a loro. Con 11 milioni di turisti provenienti da tutto il mondo, 5800 ristoranti (di cui 17 stellati), 4800 bar, 2000 hotel e 2 milioni di addetti al settore della ristorazione, Milano si trasformerà ancora una volta in un importante hub per i professionisti del vino, che durante la manifestazione possono trovare nuove opportunità di comunicazione e di business. 
    Wine Boat

     Per entrare nel circuito della Milano Wine Week e proporsi come locale aderente, è possibile farlo compilando il form disponibile sul sito nella sezione “Attiva il tuo locale”, oppure scrivere a: locali@milanowineweek.it. Anche le aziende che non hanno ancora confermato la propria presenza potranno ricevere quotazioni dettagliate scrivendo a: partecipa@milanowineweek.it 
    Wine Street

     Cuore pulsante della Milano Wine Week saranno i due head-quarter, vere e proprie case che accoglieranno gli appuntamenti collettivi più amati e saranno il punto di riferimento per i diversi pubblici coinvolti. In pieno centro, l’Enoteca MWW, dove troveranno spazio banchi d’assaggio e postazioni presidiate dagli stessi produttori, e, grazie all’ausilio delle Wine Emotion – un dispenser per la degustazione di vino al calice – i visitatori avranno la possibilità di degustare e acquistare un’accurata selezione di referenze, in autonomia o seguiti da sommelier specializzati. Con una entrance fee minima tutte le aziende e i produttori vitivinicoli potranno ottenere il loro spazio dedicato all’interno dell’innovativo wine shop e avranno così l’occasione di raccontare i propri prodotti al grande pubblico. 
    L'Enoteca Milano Wine Week

     Quartier generale della manifestazione per il pubblico trade sarà, ancora una volta, Palazzo Bovara, in Corso Venezia 51, che durante la manifestazione si trasformerà in un centro mondiale di promozione vinicola con un ricco palinsesto internazionale capace di mettere in contatto operatori, buyer e giornalisti italiani e i esteri con i key player dei più importanti mercati vinicoli mondiali, al fine di agevolare il contatto e la crescita del settore. 
    Federico Gordini

     Ad aprire le danze, domenica 8 ottobre, a Palazzo Bovara, sarà Wine List, il primo grande tasting della Milano Wine Week, uno degli eventi di punta della manifestazione, pensato per avere un impatto a livello nazionale. “Partiremo da una selezione dei migliori 100 sommelier italiani
    – dichiara Federico Gordini, Presidente di MWW Group, l’organizzazione che realizza la Milano Wine Week e altri format di successo dedicati alla valorizzazione del settore agroalimentare italiano – e a ognuno di loro verrà chiesto di selezionare 10 vini dalle loro carte, scelti in base a delle macro categorie. Questi 1000 vini verranno raccontati all’interno di una raccolta, che non considero come una guida, ma piuttosto come un libro, che avrà l’obiettivo non solo di selezionare le migliori referenze, ma di dare anche un nuovo requisito non più legato ai punteggi, ma alla selezione fatta dai migliori sommelier, a mio avviso un messaggio più forte per il consumatore. Al di là di questo, si tratterà della prima volta in cui, oltre a parlare dei vini, daremo spazio e visibilità ai sommelier con un profilo dedicato. Celebreremo queste figure che spesso vivono all’ombra dello star system, ma che sono altrettanto importanti e rappresentano spesso una chiave di volta per l’esperienza finale nella ristorazione. Questo libro, Limited Edition, sarà un progetto editoriale targato ‘Vendemmie’ – il magazine per appassionati di vino edito da MWW Media, disponibile al sito – ed è pensato per essere un oggetto da collezione che verrà inserito all’interno degli hotel e ristoranti più importanti. In più, ci sarà per tutti la possibilità di sfogliare la guida in formato digitale”.
     
    Wine List 2022
     
    MILANO WINE WEEK
    #MWW2023Adnkronos – Vendemmie
     —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Siccità. Gli scenari in caso di riduzione della portata alla Miorina

    Siccità. Gli scenari in caso di riduzione della portata alla Miorina

    La Commissione irrigua al lavoro

    TERRITORIO – Si è riunita la Commissione irrigua consortile. In considerazione del fatto che al raggiungimento dello zero idrometrico il Consorzio del Ticino, che regola il Lago Maggiore, opererà una diminuzione dei livelli di 12-15 mc/s, ETVilloresi ha disposto che, nel caso, tale riduzione sia applicata inizialmente al Naviglio, lasciando invariata la portata del Villoresi, per consentire l’irrigazione delle coltivazioni di mais precoci. Si prevede che dopo una settimana il Villoresi entri in turnazione a 35 mc/s; la restante portata disponibile verrà quindi destinata a vantaggio delle coltivazioni risicole, maggiormente praticate nelle aree sottese alla rete dei Navigli.

    Intanto, a causa di una forte perturbazione verificatasi venerdì 21 luglio, il Consorzio ha ridotto in via straordinaria la portata del Naviglio Martesana da 29 mc/s a 10 mc/s. Una volta terminata la situazione di emergenza e ristabilite le adeguate condizioni di sicurezza idraulica, si potrà provvedere al ripristino della portata irrigua.

  • Filippo Facci (quello vero) nella superba articolessa di Marianna Rizzini sul Foglio

    La superba Marianna Rizzini ha descritto sul Foglio del 15 luglio- va da sè, superbamente- Filippo Facci. Leggete..

    Ritratto del giornalista di Libero al centro delle polemiche per La Russa jr, la ragazza, lo stalking, la Rai Quello che è successo è già accaduto, e comunque poi non è successo più niente. L’ha scritto di se stesso in un suo libro Filippo Facci, il giornalista di Libero in questi giorni finito nel vortice delle polemiche – da sinistra, da destra, via social, via carta stampata – per la frase infelice sul caso di Leonardo Apache La Russa, figlio diciannovenne del presidente del Senato Ignazio e principale accusato del presunto stupro ai danni di un’amica.

    Facci invece – inizialmente previsto nel palinsesto autunnale con una striscia quotidiana pre-tg su Rai2, ora appesa alla decisione finale dell’ad Rai Roberto Sergio, dopo un cda in cui è insorta, in chiave anti-Facci, tutta la componente femminile dello stesso – è accusato di sessismo per le parole spese sulla ragazza che accusa La Russa jr. (“…indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache”, ha scritto il giornalista). Alla frase, giudicata poi un errore e un “fallimento professionale” dallo stesso Facci, si è aggiunto – ulteriore miccia per l’onda montante di anti-faccismo – il resoconto a stralci, pubblicato come fosse un’intercettazione da alcuni organi di stampa, della querelle postseparazione tra Facci e la ex compagna, madre dei suoi due figli, querelle privata diventata iper-pubblica attraverso il passaparola internettiano, in particolare a proposito dell’ammonimento del questore per stalking, giunto a Facci sulla base delle dichiarazioni dell’ex partner. Il giornalista si è difeso sul Corriere della Sera, dicendo di aver per primo denunciato la ex partner, poi controdenunciante. Ma questa è un’altra storia. Chi è Facci, al di là di quello che decideranno la Rai e una causa privata? E’ forse questa, intanto, la storia che fatica a farsi strada nel polverone sollevato, con quella frase, dallo stesso Facci, mentre c’è chi si domanda come sia possibile che un giornalista con esperienza più che trentennale, e curriculum corposo di cronista giudiziario, autore di varie contro-inchieste sui metodi usati negli anni di Mani pulite da Antonio Di Pietro e dal pool di Milano, sapendo di dover andare in Rai, non si sia fermato nel rileggere parole dal sen fuggite (“non sono razzista, non sono fascista, non sono sessista e non sono un vittimizzatore”, ha detto poi Facci al Corriere, ma era tardi, ché le parole incriminate vivevano già di vita propria sui social e nelle conversazioni estive a bordo bar). Quello che è successo è già accaduto, e comunque poi non è successo più niente. E’ un concetto che ricorre in “La guerra dei trent’anni – 1992-2022, le inchieste, la rivoluzione passata e il passato che non passa” (ed. Marsilio), il libro in cui Facci racconta dall’interno la sua lunga e rocambolesca contro-inchiesta su Mani pulite, con tanto di dossier-fantasma che finisce anonimo sui giornali e con strani personaggi che appaiono dall’estero sulla scena. Il punto di vista è quello di un ex ragazzo che si trova quasi per caso alle prese con un caso dentro il caso. Era il 1992 e Facci, già giovane militante radicale, poi craxiano, sposato a ventitré anni con una donna che aveva contatti professionali con lo studio avvocatizio di La Russa padre (nemesi? beffarda coincidenza?), nonché cronista alle prime armi in cerca di un contratto, si ritrova all’Avanti, quotidiano socialista. Ma nella sede negletta, quella lombarda, invisa ai romani per via di alcune beghe interne al Psi, e proprio nel momento in cui scrivere “per il giornale dei ladri” non era un buon biglietto da visita per farsi aiutare dal cosiddetto pool che seguiva il pool, quello dei cronisti di giudiziaria rispettati e letti sui grandi quotidiani, giornalisti che avevano agganci con i magistrati e con alcuni avvocati. Cronisti che (a parte un paio, mossi a compassione per il collega alle prime armi), magari cambiavano marciapiede, scrive Facci, quando lui compariva davanti al Palazzo di Giustizia con il taccuino (gliene importava ma in fondo anche no, a Facci, di quella conventio ad excludendum antisocialista, ma anche questa è un’altra storia).

    Ed era già successo quello che è successo oggi, forse, qualche anno dopo Tangentopoli, quando Facci – nel frattempo l’autore di un libro-intervista con l’ex sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri e di una serie di inchieste su varie testate, dopo la chiusura dell’Avanti, la separazione dalla moglie e l’estate in cui, privo di lavoro e casa, ci dormiva, nella sede del giornale non più in edicola – aveva affrontato l’esame di idoneità professionale all’Ordine dei giornalisti, davanti a una commissione di magistrati e giornalisti, con una tesina sullo scambio di informazioni e gli stretti rapporti tra giudici e stampa durante gli anni di Mani pulite. Provocazione? Scelta incauta? Fu promosso, Facci, ma per il rotto della cuffia, grazie all’alto voto preso allo scritto e a un unico commissario, dopo un’ora di dibattito e varie domande trabocchetto da parte del piccato magistrato esaminatore. Perché ti sei presentato con quella tesina? gli aveva chiesto un amico, commentando poi con un altro amico: ma Facci è pazzo? “Perché sono così”, aveva risposto Facci. Che poi è la stessa frase usata oggi, con il Corriere della Sera, alla domanda “mai un pentimento?”: “Mai. Sono così”. Succede quindi, chissà, quello che è già successo. Era già successo tutto anche nei primi anni Duemila, quando alcuni degli allora stagisti e ora redattori in questo giornale, a quei tempi spediti nella sede di Milano in Largo Corsia de’ Servi, erano stati scherzosamente avvisati dai giovani e già affermati colleghi Christian Rocca, Mattia Feltri e Daniele Bellasio: non vi spaventate, eh, a pranzo viene un nostro amico, bravissimo giornalista ma un po’ eccentrico, si chiama Filippo Facci. L’eccentrico non si era subito rivelato tale, e anzi era parso, a un primo sguardo, molto taciturno, a differenza dell’altro amico dei colleghi e habitué dei pranzi in San Babila (Giuseppe Cruciani, futuro conduttore radiofonico de “La Zanzara”). I due, Facci e Cruciani, apparivano perfettamente opposti: uno biondo, l’altro moro, uno romano, l’altro monzese, uno in sneakers, l’altro con scarpe di alta qualità artigianale, uno seduto al primo computer libero con aria concentrata, l’altro al telefono con un amico o parente per un racconto lampo del recente viaggio a Formentera. Eccentrico forse non era la parola giusta, per Facci. Non incasellabile? Estemporaneo? Parlavano per lui, intanto, le sue case.

    Si favoleggiava di quella con drappi rossi, vagamente dannunziana, teatro di mitiche polentate dove una volta, racconta oggi Mattia Feltri, prese fuoco non si sa come una tenda. Ma anche di quella con arredamento talmente algido da ricordare un set di Stanley Kubrick: bianco, chirurgico, pochi mobili. Come testimoni oculari, i suddetti stagisti videro invece la casa-giardino con una sorta di albero in salotto, di cui si narrava la complicatissima discesa con gru al momento dell’impianto, e ci fu anche chi vide la casa di cui Facci stesso racconta oggi la sciagurata fine: loft con piscina sul tetto, passo più lungo della gamba, fisco alle costole, contestuale calo di richieste da parte delle riviste che affittavano quelle stanze per servizi strapagati, vendita sottocosto, stop della second life da arredatore per passione, più che per fissazione. Presente in ogni caso, la fissazione, sugli accessori attentamente studiati. Poteva infatti accadere che Facci entrasse al Foglio – giornale dove anche collaborava, e dove a un certo punto, grazie a uno scoop antidipietrista, aveva fatto letteralmente saltare dalla gioia il co-direttore Vichi Festa e gongolare con forza il direttore emerito Giuliano Ferrara – rovesciando sulla prima scrivania utile valanghe di saponette di diverse gradazioni di beige, pare in tinta con gli asciugamani, e varie scatole di mini-dentifrici Marvis di qualsiasi colore disponibile sul mercato. A che ti servono? aveva incautamente chiesto una stagista soprannominata “Loredana” pare per via di un tratto somatico che a Facci faceva venire in mente “una tipica faccia da Loredana”. Risultato: nessuna risposta, e nuova schiera di dentifrici Marvis il giorno successivo. La fissazione, d’altronde, poteva emergere anche sull’arredamento delle altrui dimore. Ci fu infatti chi si ritrovò a dover staccare dal muro i pasticcini mignon che Facci, in preda a un impeto di perfezionismo misto a fastidio per la sciatteria, aveva appeso a chiodi lasciati senza quadri nella casa di un’amica, durante una festa di compleanno, con l’intento di abbellire il muro scarno grazie a quella estemporanea installazione artistico-culinaria.

    Come era già successo tutto quando Facci si presentava in campo per la partita di calcetto e cominciava a correre senza fermarsi, e con quella corsa matta e disperatissima andava avanti fino al fischio finale, cosa che lo fotografa più di una fotografia, dice oggi Feltri, che ha ricordato in un suo “Buongiorno”, sulla Stampa, la volta in cui Facci aveva soddisfatto il desiderio infantile di Feltri di poter colpire con una palla un birillo umano, ed era successo che Feltri aveva davvero tirato la palla e Facci si era davvero buttato per terra, lungo disteso come un bersaglio da bowling. C’era già stata la storia e la controstoria, in quei primi anni Duemila: Mani pulite, il successo di Facci come giornalista non allineato ai cronisti pro pool, l’amicizia con Craxi, gli anatemi per la medesima, le monetine al Raphael viste dal vivo con l’amico Luca Josi, la morte dell’ex premier ad Hammamet, un rapido cambio di testate e direttori, da Maurizio Belpietro a Feltri padre, per il Facci che scriveva di giustizia ma anche di musica, wagneriano con ascendenze trentine, figlio di un papà ingegnere e di una mamma mancata presto, quando il futuro giornalista era ancora bambino, circostanza che Facci ha ricordato in “La guerra dei trent’anni”, libro in cui, alla cronaca dei giorni terribili del ’92-’93, quelli dei suicidi, del carcere preventivo pro-confessione e dei politici ammanettati sotto i riflettori, si sovrappone la storia privata di un ragazzo che per anni ha guidato senza patente (e un giorno, chissà se con patente o meno, racconta Cruciani, Facci e Cruciani arrivarono in decappottabile, spettinatissimi, dopo il viaggio open-air da Milano, al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, non si sa se per sbalordire il borghese o per farsi da soli quattro risate). In quel libro c’è il Facci pubblico, quello che per anni ha raccolto prove sui “presunti colpevoli”, casi di malagiustizia finiti in un omonimo volume anche grazie alla cocciutaggine da ex radicale che a diciotto anni raccoglieva firme a un banchetto e a quaranta è stato chiamato da Pannella, a Ferragosto, per sostituire per una domenica l’allora direttore di Radio Radicale Massimo Bordin nella conversazione a due in cui Pannella poteva prodursi in ore di ragionamenti e Bordin in ore di tosse scettica.

    Quella volta Facci scese da un barchino a Ponza per attraversare una Roma deserta e accettare la sfida lisergica a colpi di infinite frasi subordinate. Ma nel libro c’è anche il Facci privato, ugualmente radicale, specie nel racconto per sottrazione della morte del padre. Poche frasi in cui si intuisce il contorno del rapporto genitore-figlio, al di là “di ogni celebre caso di nutrizione interrotta” o di “contesta – to distacco di respiratore”. Poche frasi in cui dal padre al figlio si indovina il passaggio di qualche tratto caratteriale o di qualche pensiero, attitudine, idea: “Gran relativista”, scrive Facci del padre: “Una volta stavamo guardando un film e disse che tra i partigiani di qualsiasi nazione si nascondevano sempre i più grandi eroi e i peggiori assassini. Un’altra volta – ed ero già abbastanza anziano – lo stavo portando in montagna e lui dal niente mi rivelò che, verso la fine della Seconda guerra mondiale, era scappato in lungo e in largo per il Settentrione con una Fiat Balilla perché sia i nazisti sia i partigiani l’avevano condannato a morte…”. Se sia o meno relativista il Facci figlio non se lo domandano né quelli che, da sinistra, vogliono ora vederlo fuori dal servizio pubblico sia quelli che, da destra, oggi, ma non a monte della scelta del suo nome per la striscia su Rai2, hanno scoperto improvvisamente che Facci ha anche scritto frasi scomode in generale e per la parte politica ora al governo (sull’Islam? Su Eugenia Roccella? Sulle donne? Sugli uomini?). Gli amici di ieri e di oggi, intanto, di fronte al caso Facci, si interrogano su un punto: poteva mai comportarsi diversamente, il Facci che ora dice “io sono così” e che ieri, racconta Rocca, entrando per la prima volta al Foglio, venticinquenne cronista giudiziario, convocato dal direttore ma ricevuto da Rocca e Feltri, aveva allarmato entrambi a forza di guardare dietro alle poltrone in pelle della redazione di via Victor Hugo? Che cosa starà cercando, una microspia? si erano chiesti i due, vista la fama antidipietrista di Facci. E però poi si era scoperto che Facci, in un attacco aspirazionale di sincretismo d’interni (stile set di Kubrick più stile salotto borghese?) stava cercando semplicemente la marca della poltrona, per poterne magari acquistarne una simile. E chissà se si sarebbe potuto comportare diversamente, oggi, il Facci che ieri si divertiva a lanciare la sfida degli incipit – iniziamo tutti gli articoli, domani, su diversi giornali, con espressioni desuete tipo “im – perciocché” – ma anche a fare scherzi di humour anglosassone feroce, come quando si sostituì a Bellasio, allora capo degli Esteri, al computer del medesimo, per inviare dalla sua email messaggi di chiusura a fidanzate, amici e, peggio, ai collaboratori del Foglio, spiegando con prosa fredda al commentatore atlantista che i suoi articoli erano diventati troppo atlantisti, e che quindi si sarebbe potuto fare a meno della sua collaborazione, anche perché sinceramente ormai era diventata troppo cara, e all’esperto di Medio Oriente che la linea del giornale era cambiata, ragion per cui si sarebbe potuto scegliere un collaboratore più filopalestinese (Bellasio aveva trascorso il successivo pomeriggio a cercare di placare i destinatari delle mail, perplessi e inferociti). Poi c’è la foto che circola in questi giorni. Quella in cui Facci appare corrucciato e intento a tormentare una ciocca di capelli, e un collega giura che è “lo stesso tic che aveva quando, a un certo punto, lanciatosi nell’hobby delle arrampicate in montagna, si sedeva mezz’ora prima di partire a riflettere su non si sa che cosa, giocando appunto con i capelli, zitto, cosa che faceva sempre, peraltro, prima di mettersi a scrivere”.

    E quel Facci che giocava a calcio come fosse da solo in campo, ora dipinto sui giornali come solitario mostro di palinsesto, aveva provato subito simpatia, agli albori di Tangentopoli, per l’ex sindaco di Milano, il socialista Paolo Pillitteri. “C’era Pillitteri immerso in una solitudine impressionante e quasi violenta, lui che sino a poco tempo prima era stato il celebratissimo sindaco di Milano”, ha scritto Facci in “La guerra dei trent’anni”. “L’inquadratura sembrava quella della sala da ballo di ‘Shining’, immaginando che ectoplasmi evanescenti e scontornati lentamente stagliassero profili di infiniti questuanti, millantatori, cortigiani, postulanti, pennivendoli, industrialotti e berluschini che poi si dissolvevano”. Era la prima volta che il giornalista incontrava l’ex sindaco, poi ispiratore della contro-inchiesta che farà di Facci una firma dell’antidipietrismo. Non parlarono subito di Mani pulite, però. Per vezzo, noia, passione, pizzico di follia o tutte queste cose insieme si partì da altro. La seconda inquadratura vede infatti Pillitteri e Facci lì, nella simil-sala da ballo di Shining, intenti a parlare di un film di Tarkovskij. La terza inquadratura è quella di questi giorni. Sono passati trent’anni, Facci è di nuovo in tribunale, mediatico, non da cronista ma da imputato. E la parola non andrà alla giuria, ma a un consiglio di amministrazione Rai, con eco e coro su Twitter, Facebook, Instagram e Whatsapp.

  • Vendemmia 2023, troppa pioggia o troppo caldo?

    Vendemmia 2023, troppa pioggia o troppo caldo?

    (Adnkronos) –

    Il magazine “The Times” ha dedicato al cambiamento climatico e alle colline del Prosecco un articolo dal titolo allarmistico: “Il cambiamento climatico minaccia di rovinare la produzione di Prosecco”. Ma non solo. Sostiene che le piogge invernali stanno diventando sempre più intense, alternate a periodi sempre più frequenti di siccità. Cosa sta succedendo veramente in Italia e in particolare in Franciacorta?

     Al di là delle notizie sul meteo che in questi giorni sembrano essere l’altra faccia della guerra in Ucraina, in Franciacorta l’andamento della vigna e del meteo rispetto all’anno 2022 è sicuramente positivo. Lo scorso anno abbiamo avuto temperature molto elevate e per periodi lunghi. Quest’anno è tutto diverso. La primavera si è caratterizzata per il numero di precipitazioni che hanno scongiurato il problema dello stress idrico, le piante hanno avuto una buona alimentazione d’acqua. Un altro dato importante arriva dalle riserve invernali – per riserve invernali si intendono le piogge fuori dal ciclo, da ottobre a marzo – che nell’ultimo inverno sono state di più rispetto all’anno precedente. Le colture hanno avuto le risorse idriche necessarie per affrontare queste giornate di forte stress climatico. 

    Una stagione partita meglio

     Sicuramente, anche se un maggio decisamente piovoso con 18, 19 giorni su 31 di precipitazioni ha attenzionato molto l’aspetto della difesa con una forte pressione peronosporica come non si vedeva da tempo.  

    Un quadro non esente da rischi attentamente monitorati dai produttori come quello della peronospora

     Esattamente. Tutta la cura e l’allarme dei viticoltori si è indirizzato al contenimento di questa malattia trofica causata da organismi parassiti, anche se non è possibile definirla una piaga territoriale. Qualche azienda ha avuto più danni, altre sono riuscite a gestire il fungo e ne stanno uscendo molto bene.  

    Una piaga di questo periodo è anche la grandine

     Circa venti giorni fa abbiamo avuto un evento di grandine che per fortuna non ha avuto conseguenze catastrofiche. Per l’entità e il periodo non è stata una grandinata che poteva mettere in pericolo la vendemmia avendo colpito grappoli in chiusura, molto erbacei e duri. C’è stato poi subito molto caldo, i frutti hanno avuto il tempo di asciugarsi completamente e i pochi acini colpiti sono caduti. È chiaro che una grandinata che arriva a invaiatura completa deve essere valutata in un altro modo. 

    Nell’anno più caldo la vite dimostra ancora una volta la sua straordinaria resilienza climatica

     Si, è così. Mancheranno una ventina di giorni all’inizio della vendemmia, dovremmo cominciare intorno all’inizio della seconda decade di agosto, e la vite sta resistendo alle temperature eccezionali di questi giorni. Settimana faremo i primi rilievi pre-vendemmiali per capire come si sta muovendo la vigna, e come sempre nelle ultime tre settimane, dall’invaiatura in poi, la stagione è sul crinale. Il tempo bello e le piogge giuste ci fanno pensare a una vendemmia che potrebbe essere qualitativamente alta. L’uva c’è; è sana, e non sarà una vendemmia precoce. L’esito in qualunque caso dipende dalle piogge. 

    Cosa dicono le previsioni meteo?

     Sono abituato a non tenere troppo in considerazione le previsioni meteo, difficilmente vado oltre a quello che vedo. Posso dire con certezza che non sarà una vendemmia precoce. Per fare il punto della situazione in modo più veritiero, dobbiamo aggiornarci tra una decina di giorni. Adnkronos – Vendemmie
     —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Lombardia, è sempre ‘boom’ di frutta e verdura

    MILANO Il periodo di luglio che nel Nord Italia, e in paricolare in Lombardia, e’ stata caratterizzata dal caldo torrido e da temporali e precipitazioni violente, ha avuto ripercussioni anche sui consumi delle famiglie. Boom di acquisti, rispetto alla media stagionale, per le bottiglie d’acqua (+25%), frutta e verdura (+20%) e gelati (+15%).

    A rilevare queste tendenze e’ l’Osservatorio dei Supermercati ‘Il Gigante’ (gruppo della grande distribuzione che conta una settantina di punti vendita nel Nord Italia la maggior parte dei quali in Lombardia). Bene anche i prodotti necessari per la preparazione di ‘piatti freschi’ come mozzarella (+15%) e tonno in scatola (+10%). “Mentre nel settore extra alimentare – spiega Giorgio Panizza, consigliere d’amministrazione de ‘Il Gigante’ – si registra un’importante crescita di richieste per i ventilatori e gli insetticidi, entrambi i prodotti fanno segnare un +30%”. “Questa impennata di acquisti, seppur dettata da condizioni climatiche eccezionali – conclude Panizza – si rivela in generale molto importante. L’aumento dei costi delle materie prime dei prodotti, sommati a quelli dell’energia e dei carburanti, restano anche per il nostro comparto un tema complesso e all’ordine del giorno”.

  • Le etichette più belle per l’estate

    Le etichette più belle per l’estate

    (Adnkronos) – Alzi la mano chi non si è fatto mai condizionare dall'etichetta del vino. Anche il più appassionato sommelier non può dire di rimanere immune alla bellezza. O a qualche etichetta divertente, accattivante, che sollecita l'immaginazione, il riso, l'ironia. E così il vino comunica subito, a colpo d'occhio, anche attraverso la sua veste. Che osserviamo di sfuggita tutta la sera a cena, che ci colpisce sullo scaffale di un'enoteca. Nel vino anche l'estetica gioca un bel ruolo, in considerazione, tra l'altro, che il contenuto, a partire dal colore, all'interno della bottiglia è pressoché sconosciuto fino al momento in cui viene aperta. Ovvero fino al momento in cui, ormai, la abbiamo scelta. Secondo le ultime ricerche Nielsen il 70% dei consumatori davanti a una selezione di vini farà la sua scelta d’acquisto in base al packaging e al design della bottiglia. Questo avviene perché attraverso un’etichetta si possono esprimere sensazioni di sicurezza, autorevolezza, fiducia, ma può servire anche per incuriosire e attrarre un nuovo target di consumatori. I Millennials, ad esempio, sono più attratti da colori sgargianti rispetto alle etichette più tradizionali, perché le ritengono più memorabili. Ecco una selezione delle etichette che ci hanno fatto battere il cuore. Scopri tutta la selezione su Vendemmie.Adnkronos – Vendemmie
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  • Trovare una banca a Milano? Più facile a Barletta..

    MILANO Trovare uno sportello bancario sta diventando sempre più difficile. Non solo nei piccoli centri o nelle aree montane, ma anche nelle grandi città.

    Stando ai risultati che emergono dall’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba, il disimpegno delle banche dai territori non è però un fenomeno uniforme e riserva infatti alcune sorprese: a Barletta o a Grosseto è più facile imbattersi in una filiale piuttosto che a Milano o a Roma. L’Osservatorio Fiba ha elaborato un indicatore (Ipd, Indicatore di desertificazione provinciale) che assegna ad ogni provincia italiana un punteggio sulla base della percentuale, calcolata sui rispettivi totali, del numero di comuni senza sportello o con uno sportello, della popolazione residente, delle imprese con sede legale in detti comuni e della relativa superficie. E, sulla base di questo metodo, rileva che al vertice, con lo stesso punteggio, ci sono Barletta-Andria-Trani e Brindisi (Puglia), Grosseto e Pisa (Toscana), Ravenna e Reggio Emilia (Emilia Romagna) e Ragusa (Sicilia). In queste sette province nessun comune è rimasto senza sportelli bancari. Sul secondo gradino ci sono Bari (Puglia) e Livorno (Toscana). Al terzo posto troviamo Mantova (Lombardia), al quarto Siena (Toscana) e Venezia (Veneto), al quinto Modena (Emilia Romagna). Per trovare le grandi città, dove, con l’eccezione di Mps, hanno sede i maggiori gruppi bancari, bisogna scendere alla 16° piazza, occupata da Milano. Trento, sede del gruppo del credito cooperativo Ccb, è 19°. Staccate Roma (34°) e Napoli (41°). Il fondo della graduatoria è occupato da Calabria e Molise. All’ultimo posto, appaiate, Vibo Valentia e Isernia, precedute da Campobasso e Cosenza. Rieti (Lazio), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Aosta (Valle d’Aosta), Avellino (Campania), Reggio Calabria e Catanzaro (Calabria) completano il quadro delle dieci province più desertificate. (segue) (Ada/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 22-LUG-23 11:23