Categoria: Economia

  • Economia. Inflazione: Istat, a giugno confermato il calo, ma il trend resta a +6,4% su base annua

    A giugno 2023, l’Istat registra una variazione nulla su base mensile e un aumento del 6,4% su base annua dell’indice dei prezzi al consumo, confermando così la sua stima preliminare. L’inflazione si conferma così in calo rispetto al +7,6% registrato nel mese precedente.

    MILANO – La decelerazione, sottolinea l’Istat, si deve in prima battuta al rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +20,3% a +8,4%) e, in misura minore, degli Alimentari lavorati (da +13,2% a +11,5%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +5,6% a +4,7%) e dalla flessione più marcata degli Energetici regolamentati (da -28,5% a -29,0%). Per contro, un sostegno alla dinamica dell’indice generale deriva dai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,8% a +9,4%).

    L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta ulteriormente (da +6,0% a +5,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (dal +6,2% registrato a maggio a +5,8%), sottolinea inoltre l’Istat, aggiungendo inoltre che l’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,6% per l’indice generale e a +4,9% per la componente di fondo.

  • Barossa Valley, è tempo di Cabernet Sauvignon?

    Barossa Valley, è tempo di Cabernet Sauvignon?

    (Adnkronos) – Una nuova ondata di viticoltori con una vera passione per il Cabernet sta letteralmente esplodendo in Barossa Valley, dando origine a un movimento di interesse verso il vitigno francese che trova in questo areale uno stile unico di Cabernet Sauvignon. Barossa Valley rappresenta il 10,5% dei vigneti della nazione e ospita più di 170 aziende vinicole, molte delle quali si sono fatte un nome grazie alla loro spettacolare Shiraz. Kym Teusner, co-fondatore di Teusner Wines, ritiene che il Barossa Cabernet sia la tipologia da tenere d'occhio. “Barossa si preannuncia come una favolosa regione del Cabernet", afferma Teusner, che descrive in dettaglio la differenza tra i Cabernet prodotti nella regione più fresca e ad alta quota dell'Eden Valley e il fondovalle della Barossa Valley, più basso e più caldo. “La più fresca Eden Valley produce Cabernet Sauvignon con una chiara definizione varietale. Le condizioni climatiche più calde di Barossa Valley offrono vini con espressione più ricche e generose, che si aprono a profumi di ribes nero, moka, tabacco." Lo stile del Cabernet di Barossa si lega anche a una tendenza che vuole i vini della regione più complessi e strutturati. "Le persone si aspettano da Barossa Valley vini voluminosi e prepotenti", afferma Teusner. “Ma da tempo il nostro obiettivo è quello di produrre vini complessi, sì, ma anche eleganti e fruttati. Questo è molto più importante per noi del volume e della potenza”. Adnkronos – Vendemmie
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  • Emergente Sala: Alessia Chignoli la vincitrice 2023

    Emergente Sala: Alessia Chignoli la vincitrice 2023

    (Adnkronos) – Si parla sempre meno della sala rispetto alla cucina. Ma è proprio il lavoro d'orchestra delle due figure a rendere l'esperienza, soprattutto in un ristorante gastronomico, indimenticabile. E talvolta è proprio la sala a valorizzare i piatti della cucina, a correggere con garbo e gentilezza, nonché professionalità, un piccolo disguido, un errore di stile. Con attenzioni, con un calice offerto, con la capacità, imprescindibile, di capire il tavolo e adeguarsi di conseguenza, illustrando la carta vini agli esperti e appassionati o a ridursi a un'ombra di fronte a un tavolo di innamorati, desiderosi solo di viversi la cena sottovoce, con parole sussurrate. Alla fine è proprio la sala, il contatto diretto con il cliente, a decretare il voto finale al ristorante. E spesso, proprio in questo periodo di grande carenza di figure professionali, è proprio la sala a risultare l'anello debole dell'organizzazione gerarchica e puntuale che è un ristorante. Ecco le prerogative con cui nasce Emergente Sala, il prestigioso premio dedicato al Miglior Giovane Professionista di Sala d'Italia, unico nel settore totalmente dedicato a questo modo, dove il critico gastronomico Luigi Cremona, scova le figure che hanno la stoffa per dirigere grandi tavole. I giovani che porteranno alto lo stendardo di questo lavoro che non ha (ancora) raggiunto l'appeal mediatico che ha avuto quello dello chef.Leggi l'articolo completo su Vendemmie.Adnkronos – Vendemmie
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  • Carne coltivata, la CIA: ecco il vero impatto sui consumatori

    La dottoressa Lorena Miele, biologa e vicepresidente di Cia Lombardia, risponde nel dettaglio a chi sostiene che la carne coltivata sia meno dannosa di quella reale da allevamento

    Milano– Cia Agricoltori Italiani Lombardia, a seguito di alcune errate informazioni circolate attraverso testate giornalistiche, secondo cui la posizione degli agricoltori contro la carne coltivata sarebbe puramente di personale interesse economico, indicando poi la zootecnia come principale causa dell’inquinamento, specialmente in Lombardia, ha deciso di portare all’attenzione di tutti alcune informazioni, spesso taciute, circa il reale impatto, ambientale e sanitario, della carne coltivata.

    A tal proposito, la dottoressa Lorena Miele, specialista in genetica medica, con esperienza in citogenetica e biologia molecolare, nonché vicepresidente regionale di Cia Lombardia e allevatrice di bovini, spiega alcune procedure necessarie alla produzione di carne coltivata e l’impatto ambientale che da esse derivano.

    “Partiamo da un concetto piuttosto basilare e oggettivo: produrre carne coltivata è un processo industriale e come tale richiede energia,” spiega la vicepresidente, “i bioreattori altro non sono che grossi incubatori che mantengono costanti la temperatura a 37° e i livelli di CO2 al 5%, altrimenti le cellule non potrebbero vivere. Per fare questo ovviamente consumano corrente: maggiore è la produzione di carne coltivata, maggiore è la corrente necessaria. E come sappiamo, non tutta la corrente è prodotta da fonti rinnovabili, diversamente dall’energia usata per produrre carne vera da allevamento, che è il cibo fornito agli animali, ossia il foraggio cresciuto grazie alla fotosintesi, che utilizza l’energia solare, l’unica ad impatto ambientale zero. ”

    Al consumo di energia, si aggiunge poi il delicato tema delle sostanze necessarie alla produzione della carne coltivata. Continua la dottoressa Miele: “Va ricordato che le cellule vivono in un terreno di coltura liquido con una composizione chimica ben precisa, un prodotto dell’industria chimica, quindi non naturale. Una volta che le cellule sono pronte, vanno pulite dal terreno di crescita e trattate in modo tale che non marciscano prima di raggiungere le nostre tavole. Ma quali conservanti verranno aggiunti?”.

    Se la questione dei componenti chimici utili alla produzione della carne coltivata lascia qualche perplessità, va aggiunto il trattamento degli scarti, ovvero un ulteriore problema di cui nessuno parla, ma che è un fattore molto grave secondo la vicepresidente di Cia Lombardia: “Il metabolismo delle cellule consuma i nutrienti e riversa nel medium di coltura le sostanze chimiche di scarto, per questo il terreno di coltura deve essere spesso cambiato e quindi smaltito, ciò significa ettolitri ed ettolitri di rifiuto speciale da smaltire. Sì, rifiuto speciale, perché è un prodotto chimico, biologicamente contaminato e con aggiunta di antibiotici, che non può essere immesso nell’ambiente in quanto trattasi di inquinante chimico e biologico. Gli antibiotici sono indispensabili per impedire la crescita di batteri nel terreno di coltura, che provocherebbero la morte delle cellule.”

    Chiariti questi punti, si passa ovviamente alla salubrità del prodotto, vero enigma della carne coltivata. Spiega ancora la dottoressa Miele: ” E’ improprio persino definirla “carne” perché in questo caso si parla di vero e proprio prodotto artificiale creato in laboratorio, che si pretende di immettere sulle nostre tavole senza prima aver fatto la necessaria sperimentazione per essere sicuri che non nuoccia alla salute! Sono cellule prelevate da un animale, che è un organismo complesso, nel quale è attiva una miriade di meccanismi biochimici di controllo per regolare le caratteristiche di ogni sua componente, anche dei muscoli. Mediante biopsia le cellule vengono prelevate e fatte riprodurre in coltura per un numero finito di cicli, perché poi invecchiano e non si riproducono più e quindi bisogna ripetere la biopsia. Quanto deve essere grande la biopsia per produrre tante cellule? Qui non interessa a nessuno il benessere animale?”.

    “Queste cellule vengono fatte riprodurre in coltura dove vengono meno i meccanismi di regolazione presenti nell’animale, ma come sono le proteine di queste cellule? Ricordiamoci che la malattia della mucca pazza è data da una proteina aberrante!”.

    Dettagli da non trascurare quando si parla di salute, tantopiù se ad un prezzo ad oggi non certo conveniente visto i costi che la carne coltivata avrà una volta in commercio, sicuramente più alto della carne di produzione agricola ma senza la certezza di consumare prodotti sani e di qualità.

    Infine, una considerazione importante sul tema ambientale: “Se in futuro si vorranno eliminare le produzioni animali perderemo letame, che è ciò che permette di mantenere sostanza organica nei prati e nei campi, garantendo benessere all’ambiente in modo naturale, e soprattutto verranno meno alimenti salubri ed importanti per la salute delle persone, quali latte e carne, a favore di prodotti artificiali, il cui effetto sulla salute non è ancora noto” conclude la dottoressa Lorena Miele.

  • Adda e Lago di Como: fine dell’emergenza, ma si punta a maggiore risparmio idrico

    MILANO Si è tenuto a Palazzo Lombardia l’annunciato Tavolo ‘ad hoc’, convocato dall’assessore di Regione Lombardia con delega all’Utilizzo della risorsa idrica, Massimo Sertori, in merito alla specifica situazione idrologica del bacino del fiume Adda, al fine di condividere le più opportune strategie per la gestione delle risorse idriche nel proseguo della stagione irrigua e turistica.

    “Il Tavolo odierno – spiega Massimo Sertori – aveva come obiettivo quello di condividere una strategia gestionale della risorsa idrica che consentisse, da un lato, di tutelare le necessità dell’agricoltura per la stagione irrigua, e dall’altro di considerare anche tutti gli altri interessi, compresi quelli delle realtà lacuali. Per questo, ho ritenuto opportuno invitare tutti gli attori coinvolti nella gestione delle acque nel bacino dell’Adda e del Lago di Como”.

    “Come sempre – prosegue Sertori – il confronto è stato proficuo e costruttivo. Oltre agli operatori idroelettrici, che nel corso della riunione hanno ribadito l’impegno preso qualche giorno fa di garantire un rilascio verso il Lago di almeno 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, oggi anche il mondo irriguo ha risposto con senso di responsabilità e lungimiranza. In particolare, attraverso una gestione cautelativa delle erogazioni verso il fiume Adda, ci si prefigge l’obiettivo di ridurre il più possibile la discesa dei livelli del Lago, che nel mese di giugno è stata molto importante; le azioni di risparmio idrico saranno portate avanti considerando, comunque, la necessità di concludere positivamente una stagione irrigua che, solo qualche mese fa, sembrava difficilissimo portare a termine”.

    L’attuale situazione delle riserve idriche del bacino dell’Adda e del Lago di Como, infatti, mostra ancora un deficit del 30% rispetto alla media del periodo di riferimento, come conseguenza delle scarse precipitazioni nevose che hanno caratterizzato lo scorso inverno. Nonostante ciò, lo stato delle riserve risulta notevolmente migliore rispetto a quello registrato nel luglio 2022, quando il deficit superava addirittura il 70%.

    “È necessario non abbassare la guardia – prosegue Sertori – e proseguire nella gestione cautelativa della risorsa idrica che ha caratterizzato i primi mesi del 2022; ricordo che tutte le cautele adottate, anche grazie al confronto e coordinamento portato avanti nell’ambito del Tavolo regionale, hanno contribuito a mitigare una potenziale crisi idrica che poteva essere ancora peggiore di quella dello scorso anno. Bene, quindi, gli accordi raggiunti oggi. Resta comunque inteso che la situazione delle riserve idriche e dei livelli del lago andrà costantemente monitorata, giorno per giorno, per assumere tempestivamente tutte le azioni correttive che saranno necessarie. A questo proposito, è già stato convocato un nuovo Tavolo regionale per il 24 luglio prossimo”.

    Da ultimo, Regione e mondo agricolo hanno concordato sull’opportunità di puntare, a medio e lungo termine, su interventi di efficientamento della rete irrigua che consentano ancora maggiore risparmio idrico. “Per questo sarà fondamentale – conclude Sertori – un lavoro congiunto di progettazione e presentazione al Governo degli interventi prioritari da finanziare nei prossimi mesi”.

  • Stagione irrigua in corso: Regione Lombardia chiede la collaborazione degli idroelettrici

    Si è riunita lunedì 10 luglio la Giunta tecnica del Consorzio dell’Adda, che ha confermato la riduzione al 70% delle portate di competenza derivate dal fiume Adda da tutti i Consorzi irrigui. Questo è avvenuto dopo un mese di rilasci dal lago per favorire il completamento del primo ciclo di colture e consentire la semina dei secondi raccolti grazie alle piogge che si sono registrate nelle province di Como e Lecco ma anche in Valtellina.

    Per non svuotare completamento il bacino lariano, sostenendo il mantenimento del livello idrometrico a salvaguardia dell’uso primario irriguo ma con attenzione rivolta a tutte le attività che utilizzano l’acqua, Regione Lombardia si è rivolta ai gestori idroelettrici, chiedendo un loro contributo. Dall’Assessorato regionale agli Enti Locali, Montagna, Risorse energetiche ed Utilizzo della risorsa idrica fanno sapere che nei prossimi quindici giorni gli operatori idroelettrici, che gestiscono le dighe in Valtellina, turbineranno complessivamente circa 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. Conseguentemente alle precipitazioni verificatesi negli ultimi giorni, il Consorzio dell’Adda ha convenuto di aumentare all’80% delle portate di competenza derivate dall’Adda da tutti gli utenti irrigui. La portata del Naviglio Martesana è pertanto passata il 13 luglio a 29 mc/s.
    Per quanto riguarda il Lago Maggiore, il Consorzio del Ticino ha imposto da venerdì 14 luglio una diminuzione delle portate derivate dagli utenti irrigui lombardi e piemontesi, dopo la riduzione di 30 mc/s richiesta agli idroelettrici nelle scorse settimane. Sono state effettuate pertanto manovre di riduzione delle portate nel Canale Villoresi, che è passato da 52.5 mc/s a 46.5 mc/s, e di quelle del Naviglio Grande da 64 mc/s a 58 mc/s.

    ETVilloresi, alle prese con le regolazioni stagionali, sta pianificando intanto le manutenzioni autunnali in modo da ridurre i periodi di asciutta. Settimana prossima verranno deliberate le modifiche al calendario delle asciutte 2023 e formalizzate le date di quello relativo alla primavera 2024.

  • Unica e impareggiabile Campania

    Unica e impareggiabile Campania

    (Adnkronos) – Il film “La grande bellezza” del regista campano Paolo Sorrentino si apre con una citazione di Louis-Ferdinand Céline: “Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione…”. Partiamo quindi per questa terra di grande bellezza che profuma di mare e di limoni, solare, vivace e originale come i suoi abitanti (e chi si scorda Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi?), dall’energia tellurica dei vulcani quiescenti come il Vesuvio-Monte Somma, i Campi Flegrei (“La contrada dell’universo dove i vulcani, la storia e la poesia hanno lasciato più tracce” scriveva Madame de Staël), Ischia-Monte Epomeo e altri spenti come Roccamonfina e Procida-Vivara. Una regione con panorami e racconti variegati: dalla divina costiera, alle isole, all’Appennino; dall’archeologia alla millenaria storia; dalla natura alla cultura. Un territorio che dal nord, Roccamonfina, al sud, al confine con la Basilicata, si estende per trecento chilometri. Leggi l'articolo completo su Vendemmie.Adnkronos – Vendemmie
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  • Il ruolo del Commercialista nella valorizzazione del territorio nelle operazioni straordinarie: un convegno per approfondire aspetti fiscali, finanziari e societari

    Organizzato dall’Ordine e dalla Fondazione dei Commercialisti di Monza e Brianza ha fatto emergere un concetto che non ha confini territoriali: il made in Italy è il primo fattore di ricchezza per rinforzare i posti di lavoro, l’economia locale e l’opera dei professionisti.

    MAGENTA / MONZA – Mainini & Associati ha partecipato ad un convegno sulla valorizzazione del territorio nelle operazioni di M&A (fusioni e acquisizioni), organizzato lunedì 10 luglio dall’Ordine e dalla Fondazione dei Commercialisti di Monza e Brianza. L’evento, moderato dall’avvocato Andrea Filippo Mainini, ha visto la partecipazione del Sindaco di Monza, dei rappresentanti dei commercialisti e di un panel di relatori di primo piano con professori universitari e operatori del settore. Un evento valido anche per la formazione professionale e durante il quale è stata sottolineata la necessità, per le imprese, di sostenere la crescita interna anche con operazioni di aggregazione. Ciò anche grazie all’aiuto di competenze specifiche del territorio, tra cui i commercialisti, professionisti fondamentali perché possono orientare i clienti verso la direzione più opportuna.
    “In un territorio ricco come la Lombardia la salvaguardia delle aziende passa attraverso un’altra forma di ricchezza che è quella delle competenze delle consulenze”, ha affermato Andrea Filippo Mainini.

    Quando le aziende chiedono aiuto?
    Il convegno è stato organizzato in collaborazione con la Banca Popolare di Sondrio, il cui direttore e coordinatore dell’area succursale di Monza Enea Rovaris ha precisato che “le aziende chiedono soprattutto aiuto per nuove sfide. Per vocazione siamo una banca vicina al territorio, che è un territorio stimolante e ricco di aziende per le quali vitale è la qualità del prodotto, la vitalità del mercato, potenziarsi dal punto di vista patrimoniale. Come una nave in mezzo al mare, se le murate sono costruite bene e hanno avuto una buona manutenzione, si affrontano anche le onde più grosse”.
    Vincenzo De Sensi, professore di Diritto commerciale presso l’Università Luiss di Roma, ha focalizzato invece l’attenzione su come la necessità di aggregazione industriale possa nascere dai primi segnali di allerta: “possono essere di carattere patrimoniale, economico o finanziario. Il problema non è l’indice di crisi in sé ma il fatto che l’imprenditore possa percepirlo rapidamente per adottare interventi tempestivi”.
    Operazioni straordinarie che, in realtà, partono dalla quotidianità della vita societaria. Il punto sulle opportunità di crescita con le acquisizioni è stato fatto da Mennato Fusco, di Mainini & Associati, che ha spiegato come l’M&A possa rappresentare un volano per la crescita. Ancora, il professor Angelo Riccio, associato di Diritto privato presso l’Università di Bologna, ha parlato dell’importanza della rete: “Le competenze interdisciplinari, ovvero la rete tra professionisti, è importantissima sia nel settore delle acquisizioni sia nei modelli e negli asssetti organizzativi e gestionali che devono essere presi in considerazione dalle aziende per essere competitive sul mercato. Le aziende che stanno soffrendo di più sono quelle che non si sono organizzate adeguatamente, che non hanno diversificato il rischio anche su diversi territori.” “Ecco”, aggiunge Mainini, “il plus del commercialista o dell’avvocato che vive il territorio e le sue dinamiche”.
    A completare il panel dei relatori, infine, l’imprenditore, già Top Executive Manager di banca, Carlo Vivaldi, che ha esposto la sua Case history soffermandosi sul valore della leva finanziaria e di come sia necessario fare un’attenta analisi sulle forme di indebitamento delle proprie società che, a giudizio degli esperti, devono essere eterogenee e complementari tra loro. Finanza tradizionale ma anche finanza alternativa e, perché no, equity di terzi.
    In conclusione, il Giudice della Sezione Lavoro del Tribunale di Monza, Serena Sommariva, ha ricordato i riflessi lavoristici ed occupazionali e l’importanza delle due diligence con particolare riferimento ai contratti aziendali ed ai lavoratori.

  • Un museo per il Ruchè a Castagnole Monferrato

    Un museo per il Ruchè a Castagnole Monferrato

    (Adnkronos) – Aprirà al pubblico il prossimo 2 settembre 2023 il nuovo Museo del Ruchè a Castagnole Monferrato. Dopo 6 mesi di restauro, Luca Ferraris – promotore e finanziatore dell’iniziativa con il contributo di Regione Piemonte – presenta il nuovo Museo del Ruchè con 3 sale e l’Infernot. La nuova struttura propone un percorso multimediale e esperienziale, di approfondimento, che ripercorre la storia e la conoscenza di un vitigno, il Ruchè di Castagnole Monferrato, tra i più interessanti autoctoni piemontesi. Il Museo è costituito da una prima sala in cui la narrazione comincia dalla ricerca dell’oro in California – dove il bisnonno di Luca Ferraris trovò fortuna – prosegue con i documenti, gli strumenti di lavoro contadino, le macchine agricole recuperati dalla famiglia e si conclude con la figura di Don Giacomo Cauda, il papà del Ruchè. Negli anni ‘60 il parroco di Castagnole Monferrato fu, infatti, il primo a recuperare alcune vigne abbandonate, credere nelle potenzialità dell’uva che questi filari fruttano per produrre un vino varietale, secco, in purezza, che vinifica e comincia a vendere in bottiglia, dando inizio così all’affermazione del Ruchè in Piemonte. La seconda sala è un omaggio al Monferrato, patrimonio Unesco di indubbia bellezza e alle caratteristiche che lo rendono terroir vocato alla produzione di grandi vini come la stratificazione geologica millenaria dei terreni. Foto e video abbracciano completamente il visitatore che compie l’esperienza di immersione nel territorio anche attraverso le postazioni olfattive dove si esplorano i profumi profondi del Ruchè. In questa sala il protagonista è Randall Grahm, enologo americano, pioniere dell’introduzione di alcune varietà di vite francesi in California, amico di lunga data di Luca Ferraris e antesignano sostenitore del Ruchè negli Stati Uniti già nel 2003. La terza è la Sala Cinema: un docu-film che accompagna il visitatore nella storia moderna di Ferraris e del Ruchè, sempre più apprezzato dai consumatori internazionali chiudendo così il racconto vincente di un piccolo grande autoctono che ha conquistato il mondo. Ultima tappa della visita al Museo, l’Infernot la cui pietra, bianca arenaria qui nominata anche “da Cantoni”, permette la conservazione negli anni delle bottiglie grazie all’umidità e alla temperatura che mantiene costante. “Il Museo del Ruchè nasce nella casa dove è iniziata la storia imprenditoriale della mia famiglia – commenta Luca Ferraris -: è un luogo della memoria, una cantina storica, che abbiamo voluto eleggere a spazio di valorizzazione di un intero territorio che intorno al Ruchè ha costruito la sua fortuna”. Perché un Museo del Ruchè? Spiega Luca Ferraris: “Il nostro vino “raccontato” attraverso un Museo è cultura locale e contribuisce alla costruzione di un nuovo prodotto turistico, che si integra con altri percorsi enogastronomici e costruisce l’identità del Monferrato. L’enoturismo per Ferraris Agricola si è dimostrato sempre un’importante voce economica e in questo settore stiamo investendo importanti risorse private. Nel 2022, le visite e degustazioni in cantina, l’Agricirinquito, lo stesso Museo – che ancora non era restaurato – hanno fatto segnare un + 40% di presenze, quasi 12.600 persone solo nella nostra azienda – rispetto al 2021. Creando proposte strutturate siamo riusciti ad attirare nuovi turisti e il nostro obiettivo rimane quello di alimentare questo circuito virtuoso a servizio del territorio”. E conclude: “E’ per questo che il Museo, seppur già pronto, sarà aperto a settembre: in questi mesi estivi attiveremo tutte le collaborazioni con enti, uffici turistici, agenzie del territorio locali e non, per inserire il Museo tra le destinazioni di interesse del Monferrato”. Museo del Ruchè, Via Al Castello, 14, 14030 Castagnole Monferrato AT  Per info www.museodelruche.it
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  • Abbiatense, due nuove Attività Storiche: Tentori Frutta-Verdura e Osteria Magenes

    ABBIATEGRASSO Altri riconoscimenti per le eccellenze dell’Abbiatense: Tentori – Frutta e Verdura dal 1951 di Abbiategrasso e Antica Osteria Magenes di Barate di Gaggiano, grazie alla preziosa intermediazione di Confcommercio Abbiategrasso, hanno ottenuto rispettivamente i titoli di Negozio e Locale di Storica Attività, prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno da Regione Lombardia.

    Complimenti a loro che perseguono la qualità, con passione e dedizione, mantenendo sempre un forte legame con il territorio in cui operano.

    Per informazioni e presentazioni delle candidature, avendo raggiunto i 40 anni di operato, potete scrivere alla Segreteria di Confcommercio Associazione Territoriale di Abbiategrasso alla mail m.abbiategrasso@unione.milano.it o chiamare il numero 0294967383.

    L’Elenco regionale delle attività storiche e di tradizione si è arricchito di 454 nuovi riconoscimenti che portano a 3302 il numero di insegne con più di quarant’anni di storia alle spalle, riconosciute dal 2004. Tra i nuovi inserimenti, figurano in particolare, 254 negozi storici, 97 locali storici e 103 botteghe artigiane storiche.

    L’elenco ufficiale racchiude un’ampia varietà di piccole e grandi imprese che raccontano l’operosità, la capacità di rinnovarsi, l’impegno costante ed il coraggio di tanti imprenditori nell’affrontare le sfide dei tempi che cambiano, nelle più disparate realtà della nostra regione. Testimonia, inoltre, la ferma volontà di trasmettere i valori della tradizione e la memoria delle esperienze del passato, in imprese orgogliosamente tramandate di generazione in generazione.