Categoria: Economia

  • Alcolici: Rapporto Coop, in calo consumi di vino e birra, boom per le alternative analcoliche

    Alcolici: Rapporto Coop, in calo consumi di vino e birra, boom per le alternative analcoliche

    Il Rapporto Coop 2025 fotografa un cambiamento netto e strutturale nei consumi di bevande alcoliche in Italia e in Europa. Nel dettaglio, nel 2024 il vino ha registrato un calo del -3,5% a volume e la birra del -2,1%, con una contrazione più accentuata tra i giovani under 35, fascia che per tradizione era invece considerata tra le più legate a queste tipologie di prodotti.

    Parallelamente cresce in modo significativo il segmento delle alternative analcoliche: le birre senza alcol sono aumentate del +20,1% nel primo semestre 2025, mentre gli aperitivi analcolici segnano un +2,1%. La svolta, che il report definisce appunto “salutista”, è trainata soprattutto dai Millennials e dalla Gen Z, generazioni che mostrano una crescente attenzione al benessere, alla forma fisica e alla guida responsabile. Secondo il Rapporto, un italiano su quattro – pari a circa 15,4 milioni di persone – dichiara di preferire una bevanda analcolica anche quando avrebbe la possibilità di scegliere un prodotto alcolico.

    Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. Guardando al confronto internazionale, nel 2024 il nostro Paese ha registrato un calo complessivo dei consumi alcolici del 2,7%, a fronte di una crescita del segmento analcolico pari al +14,8%. In Francia la diminuzione è stata ancora più marcata (-5,3%), con un aumento degli analcolici del +4,9%. Stesso trend in Regno Unito e Germania, dove i consumi alcolici sono calati rispettivamente del 4,9% e del 5,2%, mentre le alternative no-alcool hanno conosciuto crescite record: +96,1% nel Regno Unito e +10,9% in Germania.

    Il quadro che emerge è quello di una trasformazione culturale e sociale: meno convivialità legata al bicchiere di vino o alla pinta di birra e più attenzione a prodotti percepiti come moderni, leggeri e in linea con un concetto di “piacere senza eccessi”. La diffusione di eventi “dry”, l’espansione dell’offerta di mocktail e la crescente presenza di birre e spumanti analcolici sugli scaffali della grande distribuzione rafforzano questa dinamica.

    Un cambiamento che, secondo gli esperti, non si tratta di una moda passeggera, ma di un trend destinato a consolidarsi nel tempo, spinto da una sensibilità crescente verso la salute e da stili di vita sempre più orientati alla sostenibilità e alla responsabilità sociale.

  • Coldiretti: riso di qualità cresce al 90% tra Pavia, Novara e Vercelli

    Coldiretti: riso di qualità cresce al 90% tra Pavia, Novara e Vercelli

    L’Italia è leader nell’Unione europea nella produzione di riso, grazie a oltre 200 varietà iscritte. Occorrono però misure per promuovere il prodotto 100% nazionale, valorizzandone tracciabilità, trasparenza e sicurezza alimentare verso il consumatore. E’ il messaggio lanciato nel corso dell’incontro su “Riso: una filiera che nutre il pianeta”, organizzato da Coldiretti Piemonte a Vercelli nell’ambito del Festival internazionale Risò, con il patrocinio di Città di Vercelli e Provincia di Vercelli.

    L’evento è stato un momento di confronto sul futuro del settore con la partecipazione del presidente nazionale Ettore Prandini e del presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari, assieme al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice, Luigi Scordamaglia, ad di Filiera Italia, Roberto Magnaghi, direttore generale Ente Risi, Roberto Scheda, sindaco di Vercelli, Davide Gilardino, presidente Provincia di Vercelli, Roberto Guerrini presidente Coldiretti Vercelli, Mario Francese, presidente Associazione industrie riserie italiane, Evelina Flachi, presidente Fondazione educazione alimentare.

    Nel 2024 720 milioni di chili esportati, in aumento del 9% (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 13 set – Per l’occasione Coldiretti Piemonte ha allestito una mostra con le varietà provenienti da ogni angolo d’Italia per valorizzare le molteplici tipicità del nostro Paese, dalla Calabria alla Sardegna, dalla Lombardia al Veneto fino al Piemonte. Si va dal Carnaroli, all’Arborio fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere in Europa il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta, senza dimenticare il Roma e il Baldo che hanno segnato la storia della risicoltura italiana. “Un patrimonio da valorizzare lavorando sul’etichettatura dell’origine anche a livello europeo per promuovere i valori che contraddistinguono le produzioni nazionali, dalla trasparenza fino alla sicurezza alimentare verso i consumatori e alla biodiversità.

    Ma per dare certezze alle aziende risicole italiane e garantire il ricambio generazionale è fondamentale anche puntare sullo strumento dei contratti di filiera”, ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore PrandiniI primati del riso italiani sono, infatti, messi a rischio da una serie di fattori, dall’aumento record dei costi di produzione che grava sui risicoltori alla concorrenza sleale di prodotto straniero, che nel 60% dei casi entra in Italia grazie a dazi agevolati, come nel caso di quello asiatico, senza però rispettare le stesse regole alle quali sono sottoposti i produttori tricolori. Una percentuale che rischia di crescere ulteriormente con l’accordo Mercosur, che aprirà il mercato europeo al riso sudamericano.Da qui l’importanza di difendere il primato dell’Italia che guida la classifica europea di produttori di riso, per un quantitativo di circa 1,4 miliardi di chili di risone all’anno, secondo Coldiretti.

    La produzione è concentrata principalmente al Nord con le aree del Pavese (83.000 ettari) e di Vercelli e Novara (100.000 ettari) che insieme rappresentano il 90% della risicoltura nazionale, con oltre diecimila famiglie, fra dipendenti e imprenditori, impegnate lungo la Penisola in questa filiera produttiva. Nel 2024 le esportazioni di riso italiano hanno sfiorato i 720 milioni di chili, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente, con la Germania primo mercato, seguita dalla Francia, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. co

  • Acquistare casa? Senza investimenti servirebbero  quasi 150 anni a Milano

    Acquistare casa? Senza investimenti servirebbero quasi 150 anni a Milano

    Senza ricorrere a mutui o a forme di investimento, l’acquisto di una casa in Italia si conferma un traguardo praticamente irraggiungibile per molti giovani. Secondo lo studio “I giovani e la casa 2025”, condotto da Ener2Crowd – piattaforma leader in Italia per gli investimenti ESG – i tempi necessari per comprare un’abitazione solo con il proprio reddito risultano estremamente lunghi: a Milano servirebbero in media 147,5 anni, a Roma 101,2 anni, a Firenze 95,7 anni, a Bolzano 89,9 anni, a Bologna 85,5 anni e a Monza e Brianza 83,3 anni. Non va meglio in altre città italiane: 82,4 anni a Venezia, 82 a Lucca, Siena e Pisa, 81,7 a Torino, 80,9 a Savona e La Spezia, 80,2 a Trento, 78,7 a Brescia e Bergamo, 77,6 a Rimini, 76,9 a Genova e 75,6 a Trieste.

    Lo studio mette così in luce un divario generazionale e sociale sempre più marcato: senza un sostegno esterno o un accesso al credito, per le nuove generazioni diventerebbe impossibile pianificare l’acquisto di un’abitazione. La fotografia del mercato immobiliare evidenzia come il rapporto tra redditi e prezzi delle case, soprattutto nelle grandi città e nelle aree più attrattive, sia arrivato a livelli insostenibili.

    Ener2Crowd, che si occupa di investimenti sostenibili e green, propone tuttavia una chiave di lettura diversa. “Se si investe per due anni nella finanza ESG – spiega Niccolò Sovico, ceo e co-fondatore della piattaforma – i tempi si riducono drasticamente, arrivando ad una media nazionale di 29 anni di mutuo”. Un arco temporale che, pur restando impegnativo, si avvicina maggiormente agli standard storici e offre nuove possibilità alle giovani generazioni.

    Il report intende quindi sottolineare non solo la criticità dell’attuale scenario immobiliare italiano, ma anche l’importanza di una maggiore educazione finanziaria e dell’utilizzo di strumenti di investimento sostenibile, capaci di coniugare rendimento economico e attenzione all’ambiente.

  • Terzo Valico: Rixi, 6 ottobre primo treno su quadruplicamento binari nodo Genova

    Terzo Valico: Rixi, 6 ottobre primo treno su quadruplicamento binari nodo Genova

    “Dal 6 ottobre sarà attivato il quadruplicamento dei binari sulla linea ferroviaria, parte integrante del Terzo Valico dei Giovi, che prosegue così il suo percorso di realizzazione.

    Il nuovo collegamento sarà utilizzato da 18 treni Intercity sulla tratta Savona/Ventimiglia – Milano/Levante ligure e da alcuni convogli merci, senza variazioni nei tempi di percorrenza”.Così il viceministro al Mit Edoardo Rixi a margine di un sopralluogo tecnico sull’opera a Genova. “Il principale beneficio – sottolinea – sarà la separazione dei flussi di traffico in ingresso e uscita dal nodo di Genova, con maggiore regolarità della circolazione e riduzione dei disagi in caso di eventuali anomalie. Un intervento che migliorerà la gestione del traffico ferroviario, libererà progressivamente la linea costiera a vantaggio dei treni regionali e consentirà di aumentare puntualità e qualità del servizio per cittadini e merci”.

    “Inoltre, con l’attivazione del Terzo Valico e il completamento del nodo di Genova, sarà possibile garantire collegamenti diretti tra il porto di Voltri e Milano, rafforzando la competitività logistica del nostro territorio”, ha concluso.

  • Come risparmiano gli italiani: meno smartphone, più seconda mano

    Come risparmiano gli italiani: meno smartphone, più seconda mano

    Gli italiani vivono all’insegna del risparmio che è il driver primario per il 42% degli italiani. Lo sottolinea l’anteprima digitale del ‘Rapporto Coop 2025-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani’ presentata a Milano secondo cui a essere messa in discussione è l’essenza stessa della società dei consumi, per cui sembra oramai arrivato il tempo del deconsumismo.

    Se è vero che nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie italiane è cresciuta del +0,5% rispetto a cinque anni fa, oltre la metà è assorbita dalle spese obbligate (abitazione, utenze domestiche, trasporti e cibo) e non si discostano da queste voci le intenzioni di acquisto per i prossimi 12-18 mesi.

    Al posto del piacere del possesso, l’Italia di oggi scopre il vero valore nelle esperienze di vita, acquista solo le cose indispensabili, ama il second hand e ripara gli oggetti piuttosto che sostituirli. E anche quando torna a spendere in acquisti tecnologici (16,5 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi, +1,2% su base annua) lo fa privilegiando l’utilità alla gratificazione; tra i top ten delle vendite spiccano gli apparecchi per la cura dentale e una miriade di elettrodomestici piccoli o grandi che siano (dalle friggitrici alle macchine da caffè all’aspirapolvere).

    All’opposto si riducono gli acquisti di prodotti dell’elettronica di consumo (gli acquisti annui di smartphone si riducono di 2 milioni di unità rispetto al 2022).

  • Lavanderia ‘La Tinozza’ festeggia 25 anni di attività

    Lavanderia ‘La Tinozza’ festeggia 25 anni di attività

    Lo scorso 4 settembre, lavanderia La Tinozza ha celebrato un traguardo importante: 25 anni di attività al servizio della comunità. Fondata nel 2000, l’attività si è distinta fin dall’inizio per la professionalità, l’attenzione ai dettagli e la cura dedicata ai capi dei propri clienti.

    Era infatti il 4 settembre 2000 che la neo diciottenne Silvia Miglio, con coraggio e tanti progetti, ha aperto per la prima volta le porte del negozio di piazza Kennedy a Magenta. Poi negli anni il negozio di via IV giugno, l’ingresso del fratello Francesco nell’attività e infine il punto vendita di Bernate Ticino, paese d’origine di Silvia. Nel corso di questo quarto di secolo, La Tinozza è diventata un punto di riferimento non solo per i cittadini di Magenta, ma anche per i paesi limitrofi, grazie a un’offerta che unisce tradizione artigianale e soluzioni moderne. Dalla pulizia a secco al lavaggio ad acqua, dalla sanificazione dei tessuti delicati fino ai servizi dedicati alle aziende, la lavanderia ha saputo rinnovarsi, introducendo macchinari di ultima generazione e pratiche eco-sostenibili, sempre con l’obiettivo di offrire un servizio efficiente e rispettoso dell’ambiente.

    “Festeggiare 25 anni di attività è un’emozione enorme – dichiara Silvia – Questo traguardo è frutto della fiducia che i nostri clienti ci hanno dimostrato giorno dopo giorno e del lavoro costante che abbiamo portato avanti con passione e dedizione. La prima persona che desidero ringraziare è Francesco, colonna portante de La Tinozza, senza la quale tutto questo non sarebbe possibile. Altro pilastro, e non solo della mia attività, è la mia mamma Rita, fan numero uno da molto prima che alzassi la saracinesca. Il mio grande grazie va poi alle nostre dipendenti – continua poi Silvia – perché è anche in mano loro è il segreto del nostro successo. E infine, grazie a tutti i nostri clienti e fornitori che ogni giorno scelgono di darci fiducia. Guardiamo al futuro con entusiasmo, pronti a continuare ad evolverci e ad offrire sempre il meglio”.

    Per celebrare questo importante anniversario Silvia ha invitato clienti, fornitori e tutta la sua famiglia, che non manca di ringraziare, in particolare il marito Marco e il figlio Federico, lo scorso 4 settembre per un brindisi in centro a Magenta. Presente anche il sindaco Luca Del Gobbo e l’assessore al commercio Stefania Bonfiglio, che hanno riconosciuto e premiato il valore imprenditoriale dell’attività. Una serata di festa e gratitudine.

  • Assolombarda: “Costo dei dazi fino a 23 miliardi per l’Italia, subito un piano UE”

    Assolombarda: “Costo dei dazi fino a 23 miliardi per l’Italia, subito un piano UE”

    Assolombarda organizza il “Forum della competitività” e chiama a raccolta imprese e istituzioni a Palazzo Gio Ponti per una riflessione unitaria e strategica sugli effetti dei profondi cambiamenti in atto sullo scenario globale: dai dazi alle crescenti tensioni geopolitiche, dalla trasformazione dei modelli di globalizzazione alla transizione ambientale e digitale, fino al ritorno delle guerre commerciali voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al recente vertice di Tianjin. Un contesto complesso, che genera incertezza e sfide senza precedenti per cittadini e imprese.

    Questi temi sono stati al centro dell’evento “Competitività e nuove sfide globali: Clean Industrial Deal, autonomia strategica e dazi”, promosso da Assolombarda in collaborazione con A2A. Un appuntamento di confronto di alto livello, con l’obiettivo di stimolare una riflessione sistemica sul futuro dell’industria italiana ed europea e sulla capacità del nostro continente di definire una traiettoria autonoma, riaffermando il proprio ruolo da protagonista nello scenario economico e politico mondiale.

    Ad aprire i lavori sono stati Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda, e Roberto Tasca, Presidente di A2A.

    “Ci troviamo di fronte a uno scenario geopolitico estremamente complesso, che richiede risposte straordinarie – ha dichiarato Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda –. L’accordo sui dazi con gli Stati Uniti ha ridotto l’incertezza, ma non le preoccupazioni: il rischio è che le nostre esportazioni subiscano un calo. Secondo stime, l’impatto sull’Italia è previsto fra 9 e 6,7 miliardi di euro – pari all’1,1% dell’export globale italiano -, mentre per Confindustria la perdita potrebbe raggiungere i 23 miliardi. Sul territorio milanese, questi dati si uniscono alla flessione delle costruzioni, attesa al -1,5% per il 2025. Inoltre, c’è il rischio che i prodotti europei vengano sostituiti su mercati strategici. Per questo diventa vitale, per le imprese, rafforzare i rapporti con nuove aree di crescita come l’India, il Golfo Persico, l’Australia, il Canada e il Mercosur: solo quest’ultimo ha un mercato con un bacino di 720 milioni di consumatori. Le conseguenze dei dazi imposti dall’amministrazione USA e gli esiti del recente vertice di Tianjin rappresentano cambiamenti epocali, che mettono in discussione la forza dell’Occidente e pongono l’Europa in una posizione di forte debolezza. Se la competizione tecnologica è la nuova geopolitica, in questa partita l’Europa non sta giocando. L’unico modo per tornare in gioco è fare un piano europeo per investire subito grandi risorse in innovazione e soprattutto IA, che è la tecnologia del prossimo secolo. Serve un’Europa unita, con politica e imprese impegnate nella stessa direzione per salvaguardare la nostra competitività “.

    “Garantire competitività e fronteggiare le sfide globali comporta una chiamata all’azione concreta e la necessità di un approccio sistemico in grado di creare, nel Paese e in Europa, alleanze trasversali tra pubblico e privato capaci di moltiplicare le opportunità per il settore industriale e guidare le transizioni” – commenta Roberto Tasca Presidente di A2A -. “Le imprese hanno l’occasione e la responsabilità di governare i processi trasformativi che interessano i territori in cui operano. Un esempio concreto è l’opportunità creata dai data center: strutture strategiche la cui crescita può rendere la digitalizzazione una risorsa condivisa se accompagnata da una visione chiara. L’Italia si colloca al 13° posto mondiale in questo settore, con Milano e la Lombardia che si posizionano tra le aree emergenti a livello europeo. Oggi oltre la metà delle richieste di connessione alla rete elettrica risulta concentrata in questa regione. Dai data center può arrivare un contributo alla decarbonizzazione dei centri urbani: recuperando il calore generato è possibile fornire energia termica a oltre 800.000 famiglie grazie alle reti di teleriscaldamento. Una soluzione che abbiamo già sperimentato a Brescia e che presto implementeremo a Milano. A2A, con le sue infrastrutture e le sue competenze, è pronta a fare la propria parte per trasformare una necessità tecnologica in un’opportunità di sviluppo sociale, ambientale ed economico”.

    Il keynote speech è stato affidato a Joseph Stiglitz, Economista e Premio Nobel per l’Economia, con l’intervento dal titolo «The world is facing a reality check: how to rethink global competitiveness».

    A seguire, l’analisi di Alessandra Ghisleri, Sondaggista e Direttrice di Euromedia Research, secondo cui le imprese che sapranno leggere i segnali del cambiamento, investire in innovazione e diversificare le proprie attività saranno le più preparate ad affrontare le sfide future. Tra le aree di investimento citate da Ghisleri, l’IT e l’AI si confermano i settori con buoni investimenti:

    Secondo l’International Business Report (Ibr), L’IT resta l’area di investimento principale in cui il 68% dei leader aziendali globali (63% in Europa e 52% in Italia) prevede di aumentare la spesa nei prossimi 12 mesi. L’IA, invece, rappresenta la categoria dove si concentreranno maggiormente gli investimenti.

    ISTAT conferma questo trend l’adozione di soluzioni IA che è passata dal 5% al 8,2% delle imprese con almeno 10 addetti dal 2023 al 2024. Le grandi imprese sono più propense (1 su 3 già utilizza IA) rispetto alle PMI, dove il gap persiste rispetto alla media UE del 13,5%.

    La prima parte dell’evento è stata completata dagli interventi di Paolo Gentiloni, già Commissario Europeo per l’Economia; Mario Monti, Senatore a vita; Mario Nava, Direttore Generale DG EMPL, Commissione Europea.

    Al centro del dibattito, le conseguenze dei fenomeni globali sull’economia europea: dal Clean Industrial Deal agli effetti delle nuove normative per le imprese, dalla riconfigurazione delle catene del valore tra reshoring e protezionismo alla sicurezza energetica, fino agli strumenti finanziari e regolatori a sostegno dell’innovazione industriale nei settori ad alta intensità energetica e tecnologica. Particolare attenzione è stata dedicata alle politiche commerciali statunitensi e al loro impatto sulle esportazioni europee, sulla concorrenza internazionale e sulla stabilità globale.

    Nella seconda parte, una tavola rotonda ha visto confrontarsi alcuni tra i più autorevoli leader dell’industria italiana, con l’obiettivo di stimolare un confronto aperto su strumenti, priorità e modelli in grado di affrontare le sfide che il continente e il tessuto produttivo si trovano oggi ad affrontare. Ne hanno discusso Sergio Dompé, Executive President Dompé Farmaceutici; Nico Losito, Vicepresidente Technology IBM Italia; Emma Marcegaglia, Presidente e AD Marcegaglia Holding; Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato e Direttore Generale A2A; Veronica Squinzi, AD e Direttore dello Sviluppo Globale Mapei; Marco Tronchetti Provera, Vicepresidente Esecutivo e CEO Pirelli.

    A concludere l’evento, l’intervista ad Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

  • Casa, guida alla geografia dell’acquisto. A Milano servono 147 anni di risparmi

    Casa, guida alla geografia dell’acquisto. A Milano servono 147 anni di risparmi

    A Roma e Milano servono rispettivamente 101 e 147 anni di risparmi per avere i soldi necessari per comprare casa, oppure 58 e 111 anni per l’anticipo per il mutuo.

    A Firenze ne occorrono quasi 96, a Bologna oltre 85. In molte città il tempo medio per raggiungere la cifra è superiore a una vita intera: lo rivela lo studio I giovani e la casa 2025 di Ener2Crowd, la società benefit Ener2Crowd, piattaforma ed app numero uno in Italia per gli investimenti ESG.

    Ma c’è una via d’uscita. Con gli investimenti sostenibili di Ener2Crowd i tempi crollano: bastano 29 anni (media nazionale), invece dei 57 calcolati senza alcun supporto finanziario. Con gli investimenti ESG, in alcune province italiane addirittura il mutuo non serve più o si riduce a pochissimi anni.

    «Il crowdinvesting sostenibile non è solo finanza: è un mezzo per ridare futuro alle nuove generazioni. Oggi un giovane a Milano impiegherebbe quasi un secolo e mezzo per comprarsi casa. Con Ener2Crowd, invece, può farcela in pochi anni, investendo in progetti green che generano benefici per sé e per la collettività» spiega Niccolò Sovico, CEO e co-fondatore della piattaforma.

    UN’ALTERNATIVA PER GIOVANI E FAMIGLIE

    La ricerca mostra che con 2 anni di investimenti ESG su Ener2Crowd, reinvestendo i rendimenti stimati al 9% lordo annuo, i giovani riescono a costruire un capitale di anticipo in tempi sostenibili. Da lì, il mutuo diventa accessibile e molto più breve.

    IL MESSAGGIO

    Ener2Crowd non solo accorcia i tempi per comprare casa, ma trasforma il risparmio in energia rinnovabile, riduzione di CO2 e valore sociale. Un doppio beneficio: per i giovani e per il Pianeta.

    GEOGRAFIA DELL’ACQUISTO

    In ben 48 province bastano solo 2 anni di investimenti ESG e poi un mutuo a completare per una durata media di 18,2 anni: si parte ad esempio da 3,7 anni di mutuo a Crotone per arrivare a 30 anni a Belluno, Ferrara o Rovigo.

    Nella stragrande maggioranza delle altre province, basta aumentare a 5 anni l’investimento ESG o, in alternativa, ridurre leggermente la metratura dell’immobile, puntando sugli 80 metri quadrati, per rendere il mutuo accessibile entro una durata di 30 anni.

    Se poi si opta per un appartamento più piccolo, intorno ai 40 metri quadrati, sempre con un previo investimento ESG biennale, si rendono accessibili anche i contesti territoriali più difficili come Firenze (20,9 anni di mutuo), Milano (5,6 anni) e Roma (4,2 anni).

    Nel ranking Ener2Crowd si scende poi notevolmente anche a Bolzano (2,8 anni), Bologna (1,9 anni), Monza e Brianza (1,4 anni), Venezia (1,2 anni), Torino (1,2 anni), Siena (1,2 anni), Pisa (1,2 anni), Lucca (1,1 anni), Savona (1 anno), La Spezia (1 anno), Trento (0,8 anni), Brescia (0,4 anni), Bergamo (0,4 anni), Rimini (0,2 anni) e Genova (0,1), mentre in tutte le altre province e città metropolitane non c’è neanche bisogno del mutuo.

    Senza investimenti e senza mutuo, ci vorrebbero 147,5 anni a Milano, 101,2 anni a Roma, 95,7 anni a Firenze, 89,9 anni a Bolzano, 85,5 anni Bologna, 83,3 anni a Monza e Brianza, 82,4 anni a Venezia, 82 anni a Lucca, Siena e Pisa, 81,7 anni a Torino, 80,9 anni a Savona e La Spezia, 80,2 anni a Trento, 78,7 anni a Brescia e Bergamo, 77,6 anni a Rimini, 76,9 anni a Genova, 75,6 anni a Trieste.

  • Lunedì nero:  quattro incidenti mortali sul lavoro in un solo giorno

    Lunedì nero: quattro incidenti mortali sul lavoro in un solo giorno

    È un lunedì di sangue quello che si è consumato oggi in Italia, con una nuova drammatica sequenza di incidenti sul lavoro che hanno provocato quattro vittime e diversi feriti.

    A Torino, in via Genova, un operaio di 69 anni, di origini egiziane, ha perso la vita precipitando dal cestello di una gru mentre stava cambiando un cartellone pubblicitario a dodici metri di altezza. L’uomo, caduto intorno alle 7.30 per cause ancora da accertare, è morto sul colpo. Un collega di 70 anni, che si trovava ai piedi della gru, è rimasto ferito e trasportato in stato di shock alle Molinette. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione Lingotto e gli ispettori dello Spresal. La tragedia richiama alla memoria il crollo del 19 dicembre 2021, quando nello stesso tratto di via Genova tre montatori persero la vita precipitando da 40 metri mentre assemblavano una torre edile.

    Un altro dramma si è consumato a Riposto, nel Catanese: un operaio di 53 anni è precipitato da un’impalcatura mentre lavorava all’ampliamento di capannoni di una ditta di serramenti per edilizia, morendo sul colpo. Anche in questo caso sono intervenuti i sanitari del 118 e i carabinieri, con lo Spresal e il Nil.

    A Monza, in via Mauri, un 48enne è morto all’interno di un’azienda che produce valvole industriali, schiacciato da un macchinario. Inutili i tentativi dei soccorritori: quando l’ambulanza è arrivata, l’uomo era già deceduto.

    Infine, a Roma, un operaio è morto schiacciato da un macchinario sulla banchina del Tevere, all’altezza di piazza Trilussa. Sul posto polizia, scientifica e vigili del fuoco. La dinamica è ancora in fase di ricostruzione.

    Alle tragedie di questa mattina si aggiungono altri due gravi infortuni: a Monza un operaio di 37 anni è precipitato da un’impalcatura per oltre dieci metri, mentre a Monfalcone un 45enne è stato investito da un muletto guidato da un collega in retromarcia.

    «A pochi giorni dal secondo anniversario della strage di Brandizzo, ci troviamo di fronte all’ennesimo lunedì che somiglia a troppi altri: 3 morti e 3 feriti. Una strage silenziosa e quotidiana, che colpisce famiglie, colleghi e l’intera società», ha commentato il presidente nazionale di Anmil, Antonio Di Bella. «Non possiamo più accettare che il dolore e l’indignazione si ripetano ogni giorno senza un cambiamento concreto. Nei primi sette mesi del 2025 – ha aggiunto – l’Inail ha registrato 607 morti sul lavoro, con un aumento del 5,2% rispetto all’anno precedente. Le denunce di infortunio hanno già raggiunto quota 349.444, mentre le malattie professionali sono cresciute del 9,9%, arrivando a 59.857 denunce».

  • Lombardia, 89 vittime sul lavoro da gennaio a luglio

    Lombardia, 89 vittime sul lavoro da gennaio a luglio

    IL COMMENTO AI DATI AGGIORNATI AL MESE DI LUGLIO 2025

    “I numeri sono drammatici e raccontano, come purtroppo accade da anni, la storia di una strage che riguarda l’intero Paese, ma si manifesta con maggiore intensità in Lombardia. Ogni giorno, ogni mese e ogni anno, la regione registra il maggior numero di vittime in Italia: a fine luglio sono 89 i decessi. Ci sono però due elementi che attenuano, almeno in parte, la gravità del quadro: la riduzione del numero dei decessi (-12,7% rispetto al 2024) e dell’incidenza di mortalità, che rimane tra le più basse della Penisola. Per questo, anche alla fine di luglio, la Lombardia si colloca in zona gialla”. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, anticipa così l’indagine sulla situazione in Lombardia, sottolineando, oltre alla tragicità dei numeri l’importanza dell’incidenza di mortalità come vero indicatore di sicurezza di una regione.

    IL RISCHIO DI MORTE IN LOMBARDIA, PROVINCIA PER PROVINCIA, A FINE LUGLIO 2025

    Per individuare le aree più fragili d’Italia e della regione sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’Osservatorio mestrino, elabora una mappatura del rischio rispetto all’incidenza di mortalità.

    La zona gialla, in cui si trova la Lombardia, è quella che, subito dopo la bianca, raggruppa le regioni con l’incidenza di mortalità sul lavoro tra le meno elevate a livello nazionale. A fine luglio 2025, dunque, il rischio di infortunio mortale in Lombardia (14,1 morti per milione di occupati) risulta essere inferiore rispetto alla media nazionale pari a 18,3.

    Per quanto riguarda le incidenze, in Lombardia emergono tre province in zona rossa: Cremona (44,5), Brescia (28,8) e Lecco (27,8). Segue in zona arancione Como (19,0). In zona gialla, invece, troviamo Bergamo (18,1) e Sondrio (13,7). Infine, in zona bianca: Lodi (10,1), Milano (9,1), Monza Brianza (7,5), Mantova (5,5), Varese (5,1) e Pavia (4,2).

    A fine luglio 2025, la Lombardia conta 89 decessi, in diminuzione rispetto ai 102 dello scorso anno (-12,7%). Tra questi, 64 si sono verificati in occasione di lavoro (10 in meno rispetto al 2024) e 25 in itinere (3 in meno dello scorso anno). Purtroppo, nonostante il decremento, la Lombardia resta la regione con il numero più alto di vittime, sia totali che sul lavoro.

    MILANO: PRIMA PROVINCIA DELLA REGIONE PER DECESSI E INFORTUNI TOTALI

    Il più elevato numero di decessi totali è stato registrato in provincia di Milano (23). Seguono: Brescia (17), Bergamo (16), Cremona (9), Como (6), Lecco e Pavia (4), Monza Brianza e Varese (3), Mantova (2), Sondrio e Lodi (1).

    Brescia è in cima alla graduatoria degli infortuni mortali in occasione di lavoro con 16 vittime. Seguono: Milano (14), Bergamo (9), Cremona (7), Como (5), Lecco (4), Monza Brianza (3), Varese (2), Mantova, Pavia, Lodi e Sondrio (1).

    Ed è sempre la provincia di Milano a far registrare il maggior numero di denunce totali di infortunio (21.911), seguita da: Brescia (9.463), Bergamo (7.487), Varese (5.810), Monza Brianza (4.541), Como (3.231), Mantova (2.853), Pavia (2.750), Cremona (2.613), Lecco (2.060), Lodi (1.416) e Sondrio (1.292).

    DENUNCE DI INFORTUNIO TOTALI IN CALO ANCHE A FINE LUGLIO 2025

    Anche alla fine di luglio 2025 le denunce di infortunio totali diminuiscono lievemente rispetto al 2024, passando da 66.445 alle attuali 65.427.

    INFORTUNI PER GENERE E NAZIONALITÀ

    Da gennaio a luglio 2025, sono 23.652 le denunce di infortunio delle donne lavoratrici (18.357 in occasione di lavoro) e 41.775 quelle degli uomini (35.794 in occasione di lavoro). Mentre sono 10 le donne che hanno perso la vita, 5 in occasione di lavoro e 5 in itinere.

    Le denunce dei lavoratori stranieri sono 16.942 su 65.427 (circa 1 su 4), di queste 14.028 sono quelle registrate in occasione di lavoro. Infine, sono 18 i lavoratori stranieri deceduti su un totale di 89. Di questi, 11 hanno perso la vita in occasione di lavoro e 7 in itinere.

    SETTORE PIÙ COLPITO: L’ATTIVITÀ MANIFATTURIERA SEGUITA DAI TRASPORTI

    Le Attività Manifatturiere, alla fine dei primi sette mesi del 2025, sono in cima alla graduatoria delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (9.015). Seguono: Trasporto e Magazzinaggio (3.722), Commercio (3.447), Costruzioni (3.372) e Sanità (3.312).

    COS’È L’INCIDENZA DEGLI INFORTUNI

    L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.

    LA ZONIZZAZIONE DELL’OSSERVATORIO SICUREZZA E AMBIENTE VEGA

    La zonizzazione utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering dipinge il rischio infortunistico nelle regioni italiane secondo la seguente scala di colori:

    Bianco: regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale.
    Giallo: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il valore medio nazionale.
    Arancione: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale.
    Rosso: regioni con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale.