Categoria: Economia

  • Tecnocasa: mercato immobiliare in calo dell’8%

    Il mercato immobiliare italiano frena, e chiude i primi tre mesi del 2023 con un calo dei volumi dell’8,3% rispetto allo stesso periodo del 2022.

    Lo comunica Tecnocasa, riportando i dati dell”Agenzia delle Entrate. Tra le città che hanno subito una maggior frenata ci sono Bologna e Milano. Le due metropoli che negli ultimi anni avevano registrato l’aumento dei prezzi più importante, rispettivamente del 8,1% e 6,6% in base ai dati dell’ufficio studi del gruppo Tecnocasa. “La combinazione di prezzi in crescita e aumento dei tassi sui mutui ha portato a un ridimensionamento dei volumi. Le città non capoluogo hanno registrato un ribasso inferiore rispetto ai capoluoghi invertendo il trend del 2022. La motivazione si deve cercare nei prezzi più accessibili nei comuni più piccoli e alti delle città capoluogo dove ancora non si notano cali, ma trattative più lunghe”sottolinea il gruppo Tecnocasa in una nota. Tutte le grandi città danno volumi in calo ma spicca il dato di Milano (-22,9%) e Bologna (-23,9%). Un calo significativo si registra sulle nuove costruzioni -19,8%, nel periodo considerato. Le soluzioni esistenti invece, hanno registrato un calo del 7,2%.

  • Bareggio, in arrivo contributi fino a 1500 euro per le imprese commerciali

    BAREGGIO Contributi a fondo perduto in arrivo per le micro, piccole e medie imprese di Bareggio. La Giunta comunale guidata da Linda Colombo ha approvato il “Bando Imprese” grazie ai finanziamenti ricevuti da Regione Lombardia per lo sviluppo dei Distretti del Commercio.

    Il fondo a disposizione è di 36.000 euro per Bareggio e altrettanti per Cornaredo, che insieme hanno costituito il distretto “Gamba de Legn”. Possono accedervi le imprese che svolgono vendita al dettaglio di beni e/o servizi, somministrazione di cibi e bevande e prestazione di servizi alla persona.

    Il contributo non può essere superiore al 50% della spesa ammissibile e può arrivare fino 1.500 euro per opere e interventi effettuati o dotazioni acquistate dal 28/03/2022. “Sono ammissibili progetti di riqualificazione e ammodernamento, in una prospettiva di innovazione e sostenibilità, di attività già esistenti, in particolare per quanto riguarda la digitalizzazione e la sicurezza delle imprese del Distretto”, spiega l’assessore al Commercio Lorenzo Paietta.

    Il bando sarà pubblicato sul sito del Comune il 19 giugno e le imprese di Bareggio avranno 90 giorni di tempo per partecipare. Le domande saranno finanziate in ordine cronologico di ricezione, fino a esaurimento dei fondi. “Come Amministrazione comunale – aggiunge il sindaco Linda Colombo – dopo i bandi degli anni scorsi in epoca Covid, abbiamo voluto proporre una nuova iniziativa per aiutare dal punto di vista economico i nostri commercianti, che stanno vivendo anni difficili. Un ringraziamento a Regione Lombardia per il sostegno al nostro Distretto del Commercio”.

    “Regione Lombardia – conclude il consigliere regionale Silvia Scurati – sta mettendo in campo importanti risorse a favore delle imprese locali. I commercianti aiutano a mantenere vive le nostre comunità: un paese senza negozi è un paese morto e credo che tutte le istituzioni, a qualsiasi livello, debbano fare tutto il possibile per evitare l’abbassamento delle serrande”.

  • Caro gelato: prezzi salgono del 22%, Firenze la più cara

    Aumenti a due cifre quest’estate per i gelati, alimento immancabile nella dieta estiva degli italiani, che sta registrando sul territorio sensibili rincari dei listini.

    La denuncia arriva oggi da Consumerismo No profit, che ha messo a confronto i prezzi dei gelati nelle varie città italiane. “Il prezzo medio dei gelati ha registrato in Italia a maggio un incremento medio del +22% rispetto allo stesso periodo del 2022. – spiega il presidente Luigi Gabriele – A pesare sui listini di tale prodotto è l’incremento dei costi delle materie prime, dalle uova allo zucchero alla frutta, ma anche il caro-energia che determina aggravi dei costi di produzione. A crescere sono sia i prezzi dei gelati in vaschetta venduti presso i supermercati, sia i prodotti confezionati che si possono trovare nei bar, ma anche coni e coppette delle gelaterie stanno subendo sensibili rincari, al punto che a Roma un cono piccolo da due gusti supera anche i 4 euro nelle zone più turistiche”. “L’andamento dei listini, tuttavia, è estremamente diversificato sul territorio – rileva Consumerismo No profit – Prendendo in esame una vaschetta da 1 kg venduta negli esercizi commerciali, si scopre che Firenze è la città con il prezzo più alto d’Italia, pari in media a 7,93 euro al kg (ma può arrivare a punte di 9,66 euro/kg), con un aumento del +34% rispetto allo scorso anno, quando si spendeva per la stessa quantità di gelato 5,91 euro. Altre tre province vantano in Italia prezzi superiori ai 7 euro al kg: Bolzano (7,20 euro), Ravenna (7,09 euro) e Milano (7,01 euro)”.

  • L’allevamento italiano è sostenibile, carni artificiali hanno un maggiore impatto sul clima

    Presentato a Roma un libro sulla filiera zootecnica

    ROMA – In Italia, negli ultimi 10 anni, gli allevamenti zootecnici hanno contribuito a raffreddare l’atmosfera. Le loro emissioni, infatti, hanno catturato 49 milioni di tonnellate di Co2 nel decennio. Questo è uno dei grandi temi di ‘Carni e salumi: Le nuove frontiere della sostenibilità’ scritto dagli autori Elisabetta Bernardi, Ettore Capri e Giuseppe Pulina. Il libro è edito da Franco Angeli con il contributo di Carni Sostenibili, organizzazione no profit che riunisce le associazioni dei produttori di carni e salumi italiani con lo scopo di promuovere un consumo consapevole e la produzione sostenibile degli alimenti di origine animale. All’evento, insieme agli autori, è intervenuto anche Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

    Il settore zootecnico italiano vale il 15% di tutto l’agroalimentare del nostro Paese con un fatturato di quasi 30 miliardi di euro, 513.000 addetti e circa 170.000 aziende agricole. Questa la fotografia del settore da cui è emerso che entro il 2050 la richiesta degli alimenti di origine animale aumenterà del 30%. Al centro dell’incontro il grande tema della sostenibilità. In un contesto globale in cui, secondo le stime
    Fao, la richiesta di alimenti di origine animale vedrà un aumento del 30% entro il 2050 (+29% carne, +35% latticini, +25% uova e +37% pesce) è evidente che il comparto dovrà essere in grado di
    produrre di più continuando a ridurre i propri impatti ambientali. Un percorso già intrapreso dal settore agricolo, che a livello mondiale ha ridotto le emissioni pro-capite del 20% in 30 anni a fronte di un aumento della popolazione di 2,5 miliardi di individui.

    Oggi in Italia “l’agricoltura pesa per il 7,8% sul totale delle emissioni climalteranti- ha spiegato Giuseppe Pulina, professore di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili- di queste il 3,5% sono imputabili alle filiere della carne, escluso
    latte e uova”. Secondo i dati Ispra 2023, infatti, i settori le cui emissioni maggiormente impattano sul clima restano Energia e industria energetica (55,0%) e Trasporti (24,7%). “Ma quello che è più importante è che quando si parla di impatto ambientale della zootecnia- ha aggiunto il professore- dobbiamo cominciare a ragionare in un’ottica di equilibrio: in questo comparto, infatti, emissioni e sequestro delle stesse avvengono nello stesso posto e nello stesso momento”. Nuovi studi “ci dicono che
    in Italia le attività zootecniche negli ultimi 10 anni- prosegue Pulina- non solo non hanno impattato sull’ambiente, ma hanno contribuito a raffreddare l’atmosfera con emissione ricalcolate cumulativamente a -49 milioni di tonnellate di CO2 equivalente”.

    Un dato importante che si basa sulle revisioni delle metriche proposte dal team di fisici dell’atmosfera dell’Università di Oxford pubblicate su Nature e applicate al nostro sistema dagli studiosi dell’Università di Sassari sulla base dei dati Ispra dal 1990 al 2020. Ma come si spiega una tale riduzione degli impatti?
    “Lo studio dei ricercatori di Oxford prende in considerazione per la prima volta la differenza in termini di azione sul riscaldamento globale tra gli inquinanti climatici a vita breve, come il metano, e gli inquinanti climatici a vita lunga come l’anidride carbonica”, ha spiegato Pulina, sottolineando che “le nuove metriche tengono conto di questa differenza e in particolare di quanto un gas permane in atmosfera, una differenza sostanziale se consideriamo che il metano ha una emivita di circa 10 anni, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni. In altre parole, a tasso di emissioni costanti, il
    metano non si accumula in atmosfera e non la riscalda mentre l’anidride carbonica si accumula in atmosfera e la riscalda”.

    Durante la presentazione spazio al tema della carne artificiale. Poiché nel mondo 1,3 miliardi di persone devono esclusivamente il loro sostentamento ad attività legate alla zootecnia, Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, nel suo intervento ha ricordato la necessità di mantenere vivo il legame fra terra e produzione del cibo: “La risposta alla domanda di sostenibilità non può essere quella di smantellare le attività agricole e delegare ai laboratori la produzione di quello che mangiamo”. E in particolare sulla carne artificiale ha ricordato che “secondo Fao e Oms esistono almeno 53 potenziali pericoli per la nostra salute legati al possibile consumo di carne artificiale, mancano gli studi necessari che dicano che il consumo di questo prodotto, addizionato di ormoni, antibiotici e
    antimicotici necessari per farla crescere, non comporti rischi”. Il divieto alla produzione e alla vendita in Italia di carne artificiali “tutela il consumatore in questo senso. Lungi dall’essere una battaglia di retroguardia è la giusta applicazione di un principio valido in tutta l’Ue, il principio di precauzione”, ha aggiunto il consigliere delegato. E sugli impatti ha affermato: “Chi ha salutato l’avvento della carne
    artificiale come alternativa più sostenibile dovrà ricredersi: recenti studi più accurati ci dicono che la produzione di carne artificiale attraverso bioreattori potrebbe avere un impatto climalterante fino a 25 volte superiore a quello della carne naturale”.

    Dalle pagine di ‘Carni e salumi’ si legge che l’Italia è il quarto produttore al mondo di biogas. Sul tema della sostenibilità degli allevamenti italiani è intervenuto anche Ettore Capri, professore di Chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha ricordato come il sistema zootecnico made in Italy sia un modello avanzato di economia circolare: “Negli ultimi anni- ha detto Capri- abbiamo assistito a una progressiva presa di coscienza del comparto che ha metodicamente provveduto a rigenerare le risorse e a diminuire gli scarti”. Oggi, infatti, l’Italia è il quarto produttore al mondo di biogas, dopo Germania, Cina e Usa. “Questo ha contribuito- ha sottolineato il professore- a un enorme risparmio
    delle emissioni consentendoci di accumulare un ‘know how’ elevato che ci porta a produrre più energia con meno biomasse”. Nello stesso senso va lo sviluppo delle attività di Carbon Farming: “Si tratta di una serie di pratiche agricole volte alla produzione alimentare- ha spiegato ancora Capri- che nel contempo sono in grado di sequestrare con maggiore efficienza il carbonio atmosferico. È un processo naturale ecosistemico che l’allevamento del bestiame intensifica grazie al ruolo primario svolto dalla produzione di sostanza organica da destinarsi al suolo secondo un principio di economia circolare delle risorse e lo sviluppo di comunità energetiche sui territori”.

  • Agricoltura. Pomodoro: la CIA chiede subito un accordo responsabile su prezzo al Centro-Sud

    “Serve disciplinare relazioni filiera e stabilizzare comparto. Bene intesa al Centro-Nord, raggiunta a 150 euro a tonnellata”

    ROMA – Colmare i ritardi e arrivare a una quotazione giusta per chiudere finalmente l’accordo sul prezzo del pomodoro da industria del Centro-Sud. Lo chiede Cia-Agricoltori Italiani, sulla scia di quanto già fatto al Centro-Nord, che ha raggiunto l’intesa a 150 euro a tonnellata, dopo una negoziazione difficile ma dall’esito soddisfacente.

    “È importante che al Centro-Sud la trattativa prosegua serrata e si raggiunga un prezzo di riferimento utile a disciplinare le relazioni e a stabilizzare il comparto -sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Purtroppo, anche quest’anno, si discute di aspetti contrattuali importanti a trapianti ormai fatti, ma confidiamo in un accordo responsabile che riconosca l’impegno della parte agricola in una campagna già difficilissima e che lo faccia in maniera equa, considerando l’aumento a valore sul dettaglio di tutte le referenze del comparto”.

    Nonostante l’Italia resti il terzo produttore mondiale di pomodoro fresco destinato alle conserve, con circa 5,5 milioni di tonnellate di pomodoro prodotte e trasformate nel 2022 (che corrispondono al 15% della produzione mondiale e al 56% di quella europea), negli ultimi anni comincia a perdere “terreno”. Già nel 2022 la superficie complessiva nazionale investita a pomodoro da industria è diminuita sia rispetto al 2021 (-8,4%) sia nel confronto con il dato medio del triennio 2019-2021 (-2,9%), per motivi riconducibili alla scarsa disponibilità di acqua per irrigare e all’aumento generalizzato dei costi di produzione. Cia si attende una nuova contrazione delle superfici anche nel 2023, legata sia al perdurare della questione costi che all’andamento climatico particolarmente ostile.

    In questo quadro, quindi, è fondamentale arrivare a un buon accordo sul prezzo per gli agricoltori e “continuiamo a credere per il futuro -aggiunge Fini- che la programmazione anticipata di superfici e quantità sia indispensabile per un salto di qualità dei rapporti”.

    Più in generale, per Cia è necessario un confronto stabile con l’industria, rilanciando il ruolo dell’interprofessione, che è il luogo della filiera e delle regole, necessarie a garantire un futuro al comparto. Serve uno sforzo che non può che essere in chiave collettiva per affrontare le sfide agricole come i cambiamenti climatici e la riduzione degli strumenti di difesa fitosanitaria, i costi crescenti e la difficoltà di reperimento lavoratori. Bisogna aumentare la competitività e la sostenibilità del settore nella sua interezza, invertire alcune tendenze negative, tra cui il calo delle vendite di prodotti tradizionali come il pelato (-12,5% degli acquisti 2021/22 sulla media delle due stagioni precedenti) con progetti di promozione condivisi.
    Per Cia occorre, dunque, continuare a lavorare per potenziare l’OI superando le logiche di contrapposizione o di isolamento, e non è più rinviabile il coinvolgimento della Grande distribuzione organizzata.

  • Milano, il ristorante di Enrico Bartolini entra nei 100 World’s Best

    MILANO In attesa di conoscere il primi 50 ristoranti al mondo, lista che sarà presentata il 20 giugno a Valencia, The World’s 50 Best Restaurants svela oggi la classifica dei migliori al mondo del 2023 dalla posizione 51-100.

    Per la prima volta il ristorante Enrico Bartolini al Mudec di Milano entra in classifica al n.85 ed è l’unica insegna italiana nei posizionamenti tra 51 e 100 di questo ranking globale della ristorazione, mentre la new entry più alta nella classifica 51-100 è Mérito, Lima, al No.59. Con 21 ristoranti presenti in classifica, l’Europa guadagna quattro nuovi ingressi: il ristorante Enrico Bartolini a Milano (No.85); Kei a Parigi (No.93); Ceto, l’ultima apertura dello chef Mauro Colagreco a Roquebrune-Cap-Martin (No.95) e il ristorante Ricard Camarena Restaurant, situato nella città ospite di Valencia (No.96). Dalla Turchia, sono presenti due ristoranti di Istanbul: il Neolokal che rientra in classifica e si posiziona al No.63 e la new entry Turk Fatih Tutak (No.66). L’elenco 51-100 include 12 new entry da 11 diverse città, da Quito e Panama City, da Istanbul a Parigi. L’elenco 51-100 include ristoranti di 22 territori in cinque continenti: 15 partecipanti provengono dall’Asia, 21 dall’Europa, sei dal Nord America, cinque dal Sud America e tre dal Medio Oriente & Africa. William Drew, direttore dei contenuti per The World’s 50 Best Restaurants ha commentato: “Siamo felici di vedere tanti ristoranti di così tante nuove località entrare quest’anno per la prima volta in classifica. Tutte le realtà menzionate oggi hanno dimostrato un’ospitalità eccezionale e rappresentano alcune delle migliori esperienze gastronomiche del mondo. È per noi un grande piacere riconoscere i loro successi e facciamo i più sentiti complimenti ai team che lavorano duramente per costruire e consolidare il loro successo. Non vediamo l’ora di condividere le celebrazioni della cerimonia di premiazione il prossimo 20 giugno a Valencia”. L’elenco 51-100 della 21/ma edizione della premiazione, promossa da S.Pellegrino & Acqua Panna, coinvolge i ristoranti di cinque continenti, ed è il risultato dei voti di 1.080 esperti indipendenti che appartengono al mondo della gastronomia, da chef e giornalisti di fama internazionale a gastronomi itineranti che danno forma alla classifica completa del The World’s 50 Best Restaurants 2023 che sarà svelata in Spagna tra meno di due settimane.

  • Lombardia, deficit idrico passato dal 50 al 16% in un mese

    MILANO I copiosi nubifragi che hanno colpito l’Italia nelle ultime settimane hanno determinato danni in molte parti d’Italia; in 7 giorni, eventi temporaleschi si sono registrati in Toscana, Marche, Lazio, Basilicata e Sicilia; allagamenti si sono verificati anche nella Sardegna Nordoccidentale, mentre lo spettro dell’inondazione è tornato a preoccupare la Romagna.

    I dati del report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche hanno tuttavia evidenziato una situazione parallela che rappresenta un motivo di speranza per molti territori. La condizione idrologica della Penisola, infatti, mostra l’allontanamento dei grandi laghi del Nord dalla condizione di grave crisi idrica in cui versavano fino a poco più di un mese fa: il Lago Maggiore è al 93,5% di riempimento, il Sebino è al 98,6% (vicino al massimo storico), il Lario all’80% e il bacino del Garda cresce di ulteriori 9 centimetri, raggiungendo un rassicurante valore di riempimento (75,7%), che si avvicina alla media del periodo. Il mese di maggio, estremamente piovoso, in Lombardia ha portato quindi una sensibile riduzione del deficit delle riserve idriche, passate in un mese da oltre il 50% al 16,4%. In decisa ripresa il fiume Adda, la cui portata (mc/s 245) registra un livello superiore a quella del biennio 2021-2022, mentre crescono anche i livelli di Serio ed Oglio. La situazione non è ancora risolta per il fiume Po, che nel tratto lombardo mostra una portata tornata sotto i livelli del periodo.

    Anche la rete idrica lombarda “tiene” bene: la percentuale di perdite è del 30,3 per cento contro una media nazionale del 42 per cento. La più virtuosa è Milano con il 17,6 per cento, mentre le altre provincie sono tutte sotto la media nazionale (solo Lecco è sopra con il 49 per cento). Regione Lombardia ha assegnato agli Uffici d’Ambito, per i trienni 21-23 e 22-24,124 milioni di euro di cui 23,4 milioni su acquedotti e reti idriche e 100 milioni su reti fognarie e sistemi di depurazione. Il Pnrr ha erogato agli operatori (gestori del servizio idrico e consorzi irrigui) risorse per circa 166 milioni di euro e 215 milioni di euro per le perdite di rete. Sono, invece, 65,5 milioni di euro le risorse del Pnrr per fognatura e depurazione.

  • Il Comune di Robecco ci riprova: domenica 11 giugno la Fiera di San Majolo

    ROBECCO Il Comune di Robecco ci riprova: per la prima volta in 100 anni di storia la fiera di San Majolo è stata rimandata e si svolgerà, anziché l’1 maggio come da tradizione, domenica 11 giugno.

    “Dopo la sospensione del 1 maggio, eccoci a riproporre domenica 11 giugno la fiera di San Majolo nella sua veste tradizionale con riconfermate tutte le iniziative previste. Questo è stato reso possibile grazie alla disponibilità e collaborazione di associazioni, commercianti, hobbisti, agricoltori ed allevatori, a tutti loro un sincero ringraziamento”, dice Enzo Barenghi del Comitato Fiera.

    E quindi spazio come sempre a bestiame, animali da cortile, prodotti agricoli ed attrezzature riempivano la piazza del paese creando una occasione di curiosità ma soprattutto di scambio tra agricoltori e commercianti.

    La Fiera negli ultimi decenni è cresciuta in dimensioni: ogni anno il 1° maggio le vie di Robecco si riempiono di migliaia di persone, una grande occasione di commercio e di conoscenza dei prodotti dell’economia del territorio. Nonostante i prodotti industriali ed artigianali siano massicciamente presenti, la sua anima agricola permane nella presenza degli animali, nell’esposizione zootecnica, nella rassegna delle macchine agricole, sulle bancarelle delle aziende agricole che presentano le loro produzioni.

    ANCHE IL GERUSCO DICE PRESENTE
    Saranno presenti già sabato le ragazze e i ragazzi del Gerusco, che in occasione della ‘fiera bis’ hanno ideato come sempre una attraente e dinamica due giorni nel Parco di Borgo Archinto, lungo il Naviglio Grande.

    PRIMO MAGGIO Parte 2 ° ?
    Il Gerusco torna nel Parco di Borgo Archinto con una due giorni ricca di divertimento ?

    ?Sabato 10 giugno: dalle h. 18.00 vieni a sorseggiare l’aperitivo del Gerusco ??
    A seguire proiezione della finale di Champions League: Manchester City – Inter ⚽

    ?Domenica 11 giugno: per tutta la giornata dj set con Max e Ste & dj Pippo ???

    Inoltre, potrete provare le stuzzicherie del Gerusco: pizza al trancio e panino con il salame!

    ?? Servizio bar e punto ristoro attivi per tutta la durata dell’evento!

    ?Parco di Borgo Archinto, Robecco Sul Naviglio Mostra meno

  • AAA, il Parco Ticino cerca caseifici per la produzione di ‘formaggio giallo’

    Nel Parco del Ticino vi sono ancora aziende agricole che alimentano le mucche con l’erba verde dei prati e di marcite, responsabili del colore giallo del latte prodotto ma che si riflette in una maggior salubrità per l’uomo nel latte e nei suoi derivati: formaggi, burro, yogurt, con un profilo di acidi grassi insaturi sani, omega-3, CLA, vitamine A e E, anticolesterolici e antiossidanti. Da qui l’appello dell’Ente magentino ai caseifici del territorio

    Magenta – Dall’ERBA VERDE che piace alle mucche, al FORMAGGIO GIALLO che fa bene all’uomo. E’ capitato a tutti di andare in montagna a fare una bella passeggiata, di incontrare le mucche che brucano tranquille l’erba verde dei pascoli e di portare a casa un bel pezzo di formaggio o di burro saporiti e soprattutto di colore giallo.Poi la domenica sera torniamo in pianura e la settimana seguente andiamo a fare la spesa al supermercato e acquistiamo i formaggi solo se sono belli “bianchi e candidi”, perché il formaggio giallo “è andato a male” e il burro giallo “è rancido”.

    Per decenni questo errato comportamento del consumatore ha “obbligato” i caseifici di pianura a rifiutare il latte delle aziende agricole che alimentavano le vacche con l’erba dei verdi prati e marcite del Ticino, erbe ricche di pigmenti caroteni e antociani responsabili della colorazione giallognola del latte.

    E così oggi le vacche sono alimentate con mais e mangimi industriali a base di soia e cereali che vengono da molto lontano: intanto i verdi prati del Ticino sono diminuiti e le marcite antichissime, fiore all’occhiello dell’agricoltura lombarda, ormai sono quasi scomparse.
    “Uno scenario anomalo – spiega Claudio De Paola, Direttore del Parco del Ticino – che deve far riflettere sulla responsabilità che abbiamo come consumatori: una nostra errata abitudine ha cancellato in pochi decenni quello che le generazioni precedenti avevano inventato e mantenuto per secoli. L’innovazione è fondamentale, ma non ad ogni costo. E’ sempre più necessario rivalutare una parte del nostro passato agricolo, spesso capace di coniugare produttività e sostenibilità. Un agronomo tedesco (Burger) nel 1843 diceva così della produzione di latte di mucca “…mentre nella parte settentrionale d’Europa noi non riusciamo al nostro scopo che usando di radici e di bevande stimolanti, e tutto questo con grande spesa, i Lombardi l’ottengono senza fatica e meglio di noi con i loro prati a marcita…”.
    L’Università di Torino (Dipartimento DISAFA della Facoltà di Agraria), in diversi studi svolti anche in collaborazione con il Parco del Ticino, ha osservato come l’inserimento nella razione alimentare delle vacche da latte di foraggi prativi verdi (erba verde di prati o marcite, erba medica, insilati di erba, pascolo, …) si riflette in una maggior salubrità per l’uomo nel latte e nei suoi derivati formaggi, burro, yogurt come un profilo di acidi grassi insaturi sani, omega-3, CLA, vitamine A e E, anticolesterolici e antiossidanti (sono disponibili in forma cartacea e sul sito del Parco le pubblicazioni che spiegano questi studi: mailto:https://ente.parcoticino.it/…/LATTE-E-FORAGGI-Un…).

    “Nel Parco del Ticino alcune aziende hanno già introdotto queste forme di alimentazione verde negli alimenti per le vacche da latte – aggiunge Michele Bove, Responsabile del Settore Agricoltura del Parco – e alcune di esse dispongono di un caseificio aziendale e stanno già valorizzandone gli effetti benefici su latte e formaggi: con queste aziende il Parco già collabora da alcuni anni su questi temi sia in progettualità specifiche sia con iniziative di comunicazione come ad esempio il video La marcita andato in onda nel 2022 su Geo&Geo di RAI 3 (https://www.youtube.com/watch?v=q_RrGavfYxY)
    Ma ci sono anche altre aziende ormai pronte a introdurre questi alimenti nella razione del loro allevamento: naturalmente con forme e intensità magari diverse da azienda ad azienda, ma molte sono ormai mature per fare questo salto di qualità. “Il Parco ne conosce alcune – ricorda Silvia Bernini Consigliere Delegato all’Agricoltura del Parco – che sono situate soprattutto nella zona che va da Magenta fino quasi a Pavia e le loro pratiche agricole e di allevamento sono state già oggetto di indagine da parte dei tecnici del Parco e dei ricercatori dell’Università di Torino con cui il Parco ha in essere una Convenzione che prevede, fra l’altro, l’assistenza tecnica proprio a queste aziende.”

    E allora il Consigliere Bernini lancia un messaggio al mondo industriale alimentare: “Cerchiamo un caseificio nel territorio del Parco o nelle immediate vicinanze, disponibile a lavorare il latte di queste aziende per produrre un formaggio giallo, dove l’erba verde torna ad essere protagonista. E’ nostro interesse anche investire in questa filiera corta, perché questo vuol dire aumentare la superficie prativa da cui ottenere i foraggi verdi e quindi migliorare la biodiversità e la tutela dei nostri suoli, riducendo le emissioni di CO2 e l’impatto dell’attività agricola sulle componenti naturali e sul clima che cambia. E poi se questo significa anche portare sulle nostre tavole cibi sani e buoni per l’uomo, abbiamo davvero raggiunto gli obiettivi che come Settore Agricoltura ci siamo posti all’inizio del mio mandato”.

  • Regione Lombardia: con provvedimento su peste suina difeso comparto da 1.2 miliardi

    MILANO – Con l’ordinanza firmata dal presidente Attilio Fontana, Regione Lombardia mette in campo una serie di misure per prevenire la diffusione della Peste Suina Africana (PSA), a difesa del piu’ importante patrimonio suinicolo italiano.

    “Si tratta – commenta l’assessore all’Agricoltura, Sovranita’ Alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi – di un atto che recepisce le ultime normative comunitarie e nazionali, grazie al lavoro a stretto contatto con il Commissario nazionale all’emergenza Vincenzo Caputo, con il preciso scopo di evitare il dilagare della malattia, oggi ai confini tra Piemonte e provincia di Pavia, che potrebbe mettere a rischio un settore che vale 1,2 miliardi di euro”.

    In Lombardia si allevano oltre 4,5 milioni di suini in piu’ di 2700 aziende. “Se il problema va contenuto a partire dall’Oltrepo’ pavese – prosegue Beduschi – e’ chiaro che l’attenzione e’ massima nelle province orientali della regione, dove si concentrano le aziende piu’ grandi e il 77 per cento dei capi allevati in Lombardia. Questo territorio alimenta una delle filiere piu’ importanti per il comparto agroalimentare nazionale ed e’ il vero cuore produttivo di alcune delle specialita’ DOP e IGP piu’ famose al mondo”. Le province di Brescia (766 allevamenti e 31 per cento di quota produttiva), Mantova (463 allevamenti, 25 per cento quota produttiva) e Cremona (363 allevamenti e 20 per cento quota produttiva) rappresentano il piu’ importante distretto suinicolo nazionale. Un restante 21 per cento della produzione suinicola lombarda si concentra nelle province di Lodi, Bergamo e Pavia. Nei prossimi giorni, inoltre, aprira’ il bando regionale per interventi sulla biosicurezza, che mette a disposizione 2,2 milioni di euro per l’acquisto di recinzioni come opera di prevenzione dai cinghiali, possibili vettori di contagio, per gli allevamenti suinicoli. (