Categoria: Economia

  • Lombardia: otto birre premiate al Brussels Beer Challenge 2025

    Lombardia: otto birre premiate al Brussels Beer Challenge 2025

    Con otto birre premiate, la Lombardia si conferma tra le protagoniste della scena brassicola artigianale italiana al Brussels Beer Challenge 2025, una delle competizioni internazionali più prestigiose del settore, tenutasi nei giorni scorsi in Belgio. Un risultato che testimonia la forza, la qualità e la capacità innovativa dei birrifici lombardi, protagonisti in diverse macro-categorie e stili birrari.

    Tra le eccellenze premiate spicca la medaglia d’oro per Belgian Ale, prodotta dalla Società Agricola Pagus S.s. di Darfo Boario Terme (BS), nella categoria Spéciale Belge, e un’altra medaglia d’oro per Mais Nero, la Brown Ale della stessa azienda. Pagus si aggiudica anche un argento nella American Red Ale con Red IPA e un bronzo nella categoria Bitter con Frera.

    Altrettanto significativo l’oro ottenuto da Sunray, la Gluten Free del birrificio The Wall Beer di Milano, che dimostra l’elevato livello raggiunto anche nella produzione senza glutine.

    Importanti riconoscimenti anche per il Birrificio Legnone di Dubino (SO), che porta a casa tre medaglie: argento con Jack IPA nella categoria Hoppy Lager, bronzo con Testa di Malto nella Italian Style Pilsner e bronzo con Goselina nella categoria Gose (Wheat).

    “Questo risultato rafforza la posizione della Lombardia come una delle regioni più rappresentative della qualità brassicola italiana – afferma Simone Monetti, Segretario Generale di Unionbirrai e uno degli 80 giudici internazionali del Brussels Beer Challenge –I nostri birrifici artigianali si distinguono per innovazione, cura delle materie prime e capacità imprenditoriale, e la loro presenza nei concorsi internazionali è ormai una certezza”.

    Il Brussels Beer Challenge rappresenta una vetrina internazionale di altissimo livello. La Lombardia, attraverso i suoi birrifici, conferma la propria centralità nel panorama nazionale anche grazie ai successi raccolti in manifestazioni come Birra dell’Anno, il concorso promosso da Unionbirrai, punto di riferimento per l’intero comparto artigianale italiano.

  • Data center, un Pdl di Regione Lombardia per regolarli

    Data center, un Pdl di Regione Lombardia per regolarli

    Approvato ieri dalla Giunta di Regione Lombardia il Progetto di Legge (PdL) sulle disposizioni in materia di insediamento di Data Center presentato dal presidente Attilio Fontana di concerto con gli assessori Massimo Sertori (Enti locali, Montagna e Risorse energetiche), Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi verdi), Giorgio Maione (Ambiente e Clima) e Guido Guidesi (Sviluppo economico).

    “L’intervento normativo costituito da questo PdL – afferma il presidente Fontana – potrebbe anticipare l’intervento di tipo statale e suscitare interesse anche considerando la crescente attenzione posta al tema da parte dell’opinione pubblica”. “Abbiamo deciso di intervenire – continua il governatore – per colmare un vuoto normativo, sia nazionale che regionale, per un settore di crescente importanza e che, quindi, per svilupparsi, necessita di regole del gioco certe”.

    Si tratta di una Proposta di Legge che interessa gli operatori economici privati, i Comuni, le Province, la Città Metropolitana di Milano e la stessa Regione Lombardia.

    “Effettivamente – dice l’assessore Sertori -, nonostante l’elevata rilevanza economica, tecnologica e strategica del settore, i centri di elaborazione dati, i cosiddetti Data Center, non risultano ancora oggetto di una disciplina normativa unitaria né a livello nazionale né regionale. Solo a livello ministeriale, nel 2024 e 2025, sono stati pubblicati dei documenti come le ‘Linee guida Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di agosto 2024’per garantire uso dell’energia anche in caso di black out e la ‘Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del luglio 2025”.

    A livello regionale sono state approvate con la DGR 2629/2024 le ‘linee guida per la realizzazione in Lombardia delle infrastrutture fisiche in cui vengono localizzate apparecchiature e servizi di gestione delle risorse informatiche – Data Center’.

    “In considerazione dell’importanza che il settore dei centri dati rappresenta per lo sviluppo economico e per la fornitura dei servizi digitali, diventati ormai essenziali, con il Progetto di Legge – spiegano Fontana e Sertori – intendiamo assicurare un governo coordinato ed efficiente del fenomeno, colmando l’attuale vuoto normativo a livello regionale. In particolare, con il PdL si intendono perseguire gli obiettivi di garantire il governo regionale delle procedure autorizzatorie, mediante il coordinamento tra i diversi attori istituzionali e l’individuazione di tempi certi; assicurare certezza e omogeneità sul territorio regionale con riferimento alla destinazione d’uso urbanistica; governare l’elevato consumo energetico, limitando operazioni speculative e favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili; individuare come prioritarie l’utilizzo di aree dismesse, il riutilizzo del calore prodotto, favorendo tecnologie alternative all’utilizzo dell’acqua e disincentivare il consumo di suolo agricolo nello stato di fatto, prevedendo un maggior contributo di costruzione da destinare a misure compensative di riqualificazione urbana e territoriale”.

    Si tratta di un PdL, rimarcano il governatore Fontana e l’assessore Sertori – che è stato oggetto di ampio confronto tra le direzioni generali coinvolte e con i principali portatori di interesse pubblici e privati. Tra questi ANCI, UPL, MASE, associazioni di categoria e l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano.

    “Con questo agile PdL di 10 articoli – affermano Fontana e Sertori – diamo coordinate certe al settore in Lombardia in attesa di averne a livello nazionale e, quindi, cerchiamo di porci nelle condizioni per evitare i contrasti sulle realizzazioni dei data center qualora i progetti per la loro creazione vadano a incidere sullo sviluppo urbanistico, su quello delle aree verdi, sulla disponibilità di terreno utile per l’agricoltura e rispondano alle esigenze del mondo economico”.

    “Regione Lombardia – ricorda Sertori – è particolarmente sensibile a questo tipo di infrastrutture, anche perché oltre il 60% delle richieste nazionali per il loro insediamento sono in Regione Lombardia. La funzione dei Data Center è fondamentale a supporto delle nuove tecnologie. Certo i Data Center che sorgeranno in Lombardia daranno un servizio all’intero Paese e anche al Continente. Da un lato vediamo con positività il ruolo da protagonismo che il nostro territorio potrà avere in un settore così strategico, allo stesso modo rileviamo delle preoccupazioni perché si tratta di infrastrutture particolarmente energivore, oltre ad avere la necessità di importanti quantità d’acqua per il raffreddamento”. “Proseguono quindi – conclude Sertori – le interlocuzioni con il Ministero, perché certo non si può pensare che consumi elevati di energia per un servizio per tutto il Paese possano in qualche modo penalizzare la Lombardia, in particolare, sull’applicazione futura del prezzo zonale”.

  • Enrico e Luisa Gerli: la stella Michelin (mai urlata, sempre nel segno dello stile) che illumina Vigevano dal 1998

    Enrico e Luisa Gerli: la stella Michelin (mai urlata, sempre nel segno dello stile) che illumina Vigevano dal 1998

    In un panorama gastronomico sempre più affollato da toni sensazionalistici, divismi improvvisati e format televisivi che tendono a sopraffare la sostanza, c’è un luogo — a Vigevano — che da ventinove anni sceglie un’altra strada.

    È il ristorante guidato da Enrico e Luisa Gerli, che anche per il 2026 vede confermata la stella Michelin, mantenuta ininterrottamente dal lontano 1998. Un traguardo che pochi in Italia possono vantare, raggiunto e difeso con dedizione assoluta, spirito di sacrificio e un rispetto profondo per la tradizione agricola e gastronomica lombarda.

    Una cucina che parla piano, ma arriva lontano.

    Ricordo distintamente la prima volta che ci pranzai: era il gennaio del 1997, la mia fidanzata di allora mi regalò la Guida Michelin (1997, appunto): Luisa, padrona ineffabile di sala (erano gli anni in cui giganteggiavano Renata Santin, Antonio Santini, Alessandro Tomberli: lei veniva da ‘quella’ scuola, mettendoci tuttavia una particolare e trascinante umanitò), volle sbirciare. Fu qualcosa di involontariamente profetico: l’anno successivo la stella Michelin avrebbe illuminato i cieli di Vigevano. Era un altro tempo, un altro secolo: niente Master Chef (per fortuna), niente social, l’enogastronomia era molto meno centrale di oggi.


    Ecco perché Luisa ed Enrico, nel solco degli immensi Renata ed Ezio Santin, che da Cassinetta assieme a Gualtiero Marchesi (da Milano) crearono di fatto la grande cucina italiana moderna, vanno riconosciuti come tenaci sognatori, che sin dalla giovinezza percorsero strade molto meno confortevoli rispetto ad oggi. Non c’erano trasmissioni, non c’era Cook (nel senso del Corriere), c’era l’illuminante Carlo Petrini con Slow Food, Stefano Bonilli ed il suo Gambero Rosso, c’era l’immenso Gino Veronelli (che sarebbe morto di lì a pochi anni).

    La cucina di Enrico Gerli è esattamente ciò che lui è: rigorosa senza essere rigida, creativa senza ostentazione, profondamente radicata nella terra lomellina, capace di dare dignità e centralità a prodotti che per decenni sono rimasti nell’ombra. Come la cipolla di Breme, da lui valorizzata quando ancora non era un “prodotto-media”, ma semplicemente un tesoro contadino da salvaguardare.

    Una cucina “non urlata”, che rifugge mode, sovrapposizioni spettacolari, effetti speciali: un linguaggio gastronomico colto ma sincero, che ha saputo costruire negli anni un’identità limpida e riconoscibile.

    La testimonianza dello chef: sacrificio, passione e una stella lunga 29 anni

    Nelle parole dello chef si legge la fatica — e l’orgoglio — di una vita dedicata a un mestiere totale:

    “XXIX anno di stella Michelin: un traguardo importante che mi gratifica, che ci gratifica come squadra. È il riconoscimento di tutti i sacrifici, dei momenti rubati al quieto vivere, dei ritmi a volte ‘bestiali’ del lavoro. Dopo 36 anni di ristorazione di qualità, questa conferma ci spinge a proseguire con ancora più determinazione nel nostro percorso professionale.”

    Parole che raccontano molto più di un attestato di merito: raccontano una visione.

    Il ritratto di un cuoco “per vocazione”, non per formazione

    Enrico Gerli ama ricordare — quasi con pudore — di non aver frequentato una scuola professionale di cucina. La sua è una storia anomala, umana, romanticamente artigiana.

    Studente universitario, impegnato anche nel percorso musicale in conservatorio, sommelier e ottimo cuoco casalingo per hobby, a un certo punto si chiede se la vita che sta costruendo sia davvero quella che desidera.
    La risposta arriva sotto forma di un atto di coraggio: aprire, nella casa di famiglia, un ristorante “di charme alla francese”, insieme alla sua allora fidanzata e oggi moglie Luisa, presenza imprescindibile di questa avventura.

    Gli inizi sono duri, tra entusiasmo e critiche, ma il passaparola cresce. Nel 1990 il primo articolo su Gambero Rosso cambia tutto: la cucina di Gerli comincia a farsi conoscere, lui entra nei ristoranti stellati per formarsi, studiare, crescere.
    E qualche anno dopo arriva la Stella Michelin: da allora, non se n’è più andata.

    Un modello da seguire

    In un’epoca in cui la cucina è spesso vissuta come spettacolo prima che come mestiere, la parabola di Enrico e Luisa Gerli rappresenta un esempio raro: costanza, identità, radicamento territoriale, ricerca senza esibizionismi, sacrificio silenzioso.

    Una storia d’amore — verso la cucina, verso il territorio, verso un modo di lavorare che non teme il tempo — che rende onore a Vigevano e alla Lomellina.
    E che dimostra, ancora una volta, che la vera eccellenza non ha bisogno di gridare.

    E allora viva Luisa ed Enrico Gerli, ‘cuoco bevitore in Vigevano’
    Da 36 anni, con una stella sul petto e i piedi ben piantati nella sua terra. Da 36 anni testimoni silenziosi, ma sempre sorridenti, del fatto che la cucina è una questione di smisurata passione, di sconfinato amore, di durezza ed avversità. Non è glamour né modaiola. Non passa. E’ cultura. E’ identità. E’ tradizione.

    So long per voi, eterni ragazzi.

    Fabrizio Provera

    INCURSIONE NEI PIATTI E NEI MENU’ DEI CASTAGNI

    Battuta di gamberi, salmone marinato all’arancia, insalata di mela verde al sesamo e salsa orientale

    Vellutata fredda di fave secche e cime di rapa, cicorie, gambero, tonno appena scottato,calamaro, ostrica e burrata

    Gamberi in fili croccanti e calamari fritti, riso Carnaroli integrale al salto
    “alla milanese”, fondo ristretto di teste di crostacei

    Dedicato al Fegato grasso: petto d’oca marinato e fegato affumicati, terrina di fegato
    frutta secca e mostarda, bonbon di fegato ed albicocca, scaloppina

    Gnocchi tondi di patate e zucca ripieni di pecorino, sugo di agnello brodettato
    all’abruzzese con peperoni, salsa di pomodorini gialli

    Raviolini neri ripieni di guance di pesce e fagioli, sugo bianco di seppia e cozze,
    acqua di frutti di mare allo zafferano

    Risotto di Carnaroli con verdure “povere” stagionali punteggiato di rapa rossa,
    mantecato con gorgonzola dolce, “pop rice”

    Maialino con la sua cotenna arrostito lentamente in porchetta, spezzatino di funghi
    misti, purè di sedano rapa alla curcuma, fondo ristretto al Marsala secco

    Tradizionale coscia d’oca arrostita nel suo grasso, patate schiacciate alle erbe,
    scaloppa di fegato grasso

    Piccione in due cotture: coscia ed ala arrostite, petto alla piastra,
    finocchi brasati alla Sambuca, pere antiche speziate all’aceto, il suo brodo e raviolo di fegatini

    Carrè d’agnello al rosa, spalla disossata ed arrostita lentamente con erbe

    aromatiche, verdure stagionali dell’orto pugliese, il suo fondo al mirto

  • Guida Michelin 2026: Lombardia e Milano protagoniste: quattro nuove stelle ‘meno’ un bistellato

    Guida Michelin 2026: Lombardia e Milano protagoniste: quattro nuove stelle ‘meno’ un bistellato

    La Lombardia si conferma ancora una volta al vertice della ristorazione italiana nella nuova Guida Michelin 2026, presentata oggi al Teatro Regio di Parma. Quattro nuovi ristoranti entrano nella selezione della “Rossa”, distribuiti tra Brescia, Milano e Varese, mentre non mancano alcune note dolenti con un declassamento eccellente.

    Lombardia leader nazionale

    La regione consolida la propria leadership con 64 ristoranti stellati (erano 61 lo scorso anno):

    3 tre stelle

    6 due stelle

    55 una stella

    Milano si conferma una piazza gastronomica di riferimento con 20 ristoranti stellati (1 tre stelle, 4 due stelle e 15 una stella). Confermatissimi i tre grandi della ristorazione lombarda:

    Da Vittorio (Brusaporto)

    Enrico Bartolini al Mudec (Milano)

    Dal Pescatore (Canneto sull’Oglio)

    A calare è invece il numero dei bistellati: da sette a sei, con la perdita della seconda stella per il Miramonti l’Altro di Concesio.

    I nuovi stellati 2026

    Quattro le new entry lombarde:

    Senso Lake Garda Alfio Ghezzi – Limone sul Garda (Brescia)

    Abba – Milano (chef Fabio Abbattista)

    Procaccini – Milano (chef Emin Hazizi)

    Olio – Origgio (Varese, chef Andrea Marinelli)

    Segnalazione anche per Cracco Portofino (Liguria), guidato dallo chef Mattia Pecis, allievo del Cracco Galleria.

    Senso Lake Garda Alfio Ghezzi ottiene inoltre la menzione “Passion Dessert”, condivisa con Manna (Milano).

    I declassamenti

    Miramonti l’Altro (Concesio – Brescia): da due a una stella

    Felix Lo Basso – Home & Restaurant (Milano): perde l’unica stella

    Cracco Galleria rimane a una stella e non riconquista la seconda.

    ⭐ Classifica integrale dei ristoranti stellati in Lombardia – Guida Michelin 2026

    Tre stelle

    Brusaporto – Da Vittorio

    Milano – Enrico Bartolini al Mudec

    Runate – Dal Pescatore

    Due stelle

    Bergamo – Villa Elena

    Cornaredo – D’O

    Gargnano – Villa Feltrinelli

    Milano – Andrea Aprea

    Milano – Verso Capitaneo

    Milano – Seta by Antonio Guida

    Una stella

    Albavilla – Il Cantuccio
    Albiate – Grow Restaurant
    Bergamo – Impronte
    Borgonato – Due Colombe
    Calvisano – Al Gambero
    Cavernago – Il Saraceno
    Cernobbio – Materia
    Como – Kitchen
    Concesio – Miramonti l’Altro ⭐ (declassato)
    Cornaredo – Olmo
    Desenzano del Garda – Esplanade
    Fagnano Olona – Acquerello
    Fasano del Garda – Lido 84
    Fasano del Garda – Il Fagiano
    Gargnano – La Tortuga
    Limone sul Garda – Senso Lake Garda Alfio Ghezzi ⭐ (new entry)
    Lodi – La Coldana
    Lomazzo – Trattoria Contemporanea
    Madesimo – Il Cantinone • Sport Hotel Alpina
    Manerba del Garda – Capriccio
    Mantello – La Preséf
    Milano – Cracco in Galleria
    Milano – Berton
    Milano – Sadler
    Milano – Contraste
    Milano – Iyo
    Milano – Il Luogo di Aimo e Nadia
    Milano – Sine by Di Pinto
    Milano – Moebius Sperimentale
    Milano – Iyo Kaiseki
    Milano – Anima
    Milano – Procaccini ⭐ (new entry)
    Milano – Abba ⭐ (new entry)
    Milano – Horto
    Milano – Joia
    Monza – Il Circolino
    Olgiate Olona – Acqua
    Oltressenda Alta – Contrada Bricconi
    Origgio – Olio ⭐ (new entry)
    Ponte San Pietro – Cucina Cereda
    Pralboino – Leon d’Oro
    Pudiano – Sedicesimo Secolo
    Puegnago sul Garda – Casa Leali
    Saronno – Sui Generis
    Sirmione – La Rucola 2.0
    Sirmione – La Speranzina Restaurant & Relais
    Sirmione – Tancredi
    Sorisole – Assonica
    Torno – Il Sereno al Lago
    Torrazza Coste – Villa Naj
    Trescore Balneario – LoRo
    Treviglio – San Martino
    Vigevano – I Castagni
    Villa d’Almè – Osteria della Brughiera
    Villa di Chiavenna – Lanterna Verde

  • Saipem, impianto di Cerano: il progetto per il riciclo chimico del PET selezionato dall’Ue per 15,5 milioni

    Saipem, impianto di Cerano: il progetto per il riciclo chimico del PET selezionato dall’Ue per 15,5 milioni

    ReNova ChemPET, il progetto di riciclo chimico del PET sviluppato congiuntamente da Saipem – in qualità di capofila – e Garbo, basato sulla tecnologia proprietaria ChemPET, è stato ufficialmente selezionato dalla Commissione europea per ottenere un finanziamento del valore di 15,5 milioni di euro. Il contributo rientra nel bando 2024 del Fondo europeo per l’Innovazione, dedicato alle tecnologie Net-Zero applicate a progetti di scala intermedia.

    Il finanziamento sarà erogato dopo la firma del Grant Agreement con la European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency (CINEA), prevista per marzo 2026. Il Fondo europeo per l’Innovazione rappresenta uno dei principali strumenti dell’UE per sostenere soluzioni industriali a basse emissioni di carbonio: per questa edizione sono stati selezionati 61 progetti in 18 Paesi, tra cui quattro italiani.

    Al centro dell’iniziativa c’è la realizzazione, a Cerano, del primo impianto in Italia su scala industriale dedicato al riciclo chimico del PET, materiale largamente utilizzato nel packaging, nei contenitori alimentari e nel settore tessile. L’impianto, progettato per entrare in funzione all’inizio del 2029, avrà una capacità produttiva equivalente al riciclo di oltre 250 milioni di bottiglie in PET all’anno, che verranno trasformate in nuovo materiale plastico di alta qualità destinato soprattutto all’industria tessile.

    Un progetto che unisce innovazione, sostenibilità e sviluppo industriale, confermando il ruolo strategico di Saipem e del sito di Cerano nella transizione ecologica italiana ed europea.

  • 48 milioni di carte identità elettroniche in Italia

    48 milioni di carte identità elettroniche in Italia

    Sono 41,5 milioni gli italiani che hanno un’identità digitale con spid, l’82% della popolazione, utilizzato complessivamente oltre 1 miliardo di volte in un anno, ma si stabilizzano gli utilizzi medi per utente: 2,7 accessi mensili da gennaio a settembre 2025. Sono 48,4 milioni quelli che hanno, invece, la Carta di Identità Elettronica, di cui 9 milioni hanno attivato anche le credenziali digitali tramite l’app CieID. Per quest’ultimo, gli utilizzi digitali sono in crescita: a fine agosto 2025 si registravano 73,7 milioni di accessi, già superiori ai 71,4 milioni dell’intero 2024.

    “Documenti su IO” conta 7 milioni di utenti e 11,7 milioni di documenti memorizzati. Resta, però, il 18% di ‘scettici’ dell’identità digitale, prevalentemente ultra 55enni. Ad aggiornale la mappa delle identità digitali degli italiani l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano. “Il 2026 sarà l’anno in cui l’identità digitale europea passerà dalla sperimentazione alla realtà concreta, ma la piena adozione richiederà ancora tempo – spiega Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio Digital Identity -. Restano, infatti, tanti cantieri di lavoro aperti: dall’identificazione di credenziali a valore aggiunto da memorizzare nel wallet alla creazione di un ecosistema di servizi digitali e fisici dove queste possano essere effettivamente utilizzate, coinvolgendo attivamente aziende private e utenti”.

    Gli italiani sono ormai familiari con spid e CieID: circa 2 utenti su 3 sono “medium user”, con diversi accessi al mese; gli “heavy user”, con più accessi alla settimana, sono il 21% per spid e il 12% per CieID, ma con un utilizzo limitato nei rapporti con le aziende private. Gli italiani sarebbero, però, disposti a valorizzare le loro identità digitali più frequentemente e in una rosa di servizi più ampia, soprattutto per l’accesso a servizi sanitari (47%), all’home banking (41%) e ai sistemi di voto elettronico (38%). C’è interesse anche per l’utilizzo nei settori come viaggi e mobilità (47%), utility (40%) e telco (31%). Dall’altra parte, un italiano su due usa già un wallet delle BigTech, principalmente per le carte di pagamento. Il 56% si dichiara interessato all’EUDI Wallet e il 49% vorrebbe che il wallet per l’identità fosse erogato dal governo.

  • Mesero, una borsa di studio in ricordo di Lanfranco Temporiti

    Mesero, una borsa di studio in ricordo di Lanfranco Temporiti

    Si è svolto venerdì, presso la sede dell’azienda associata A.P.I. Temporiti Srl di Mesero, l’evento di lancio della borsa di studio “Lanfranco Temporiti”, dedicata agli studenti meritevoli degli istituti superiori del territorio. L’iniziativa nasce per onorare la figura di Lanfranco Temporiti, fondatore dell’azienda e imprenditore profondamente radicato nella comunità locale, che ha sempre creduto nel valore della formazione, della crescita professionale e nel ruolo di sostegno al territorio e alla responsabilità sociale dell’impresa.

    «La borsa di studio, promossa in collaborazione con A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie, nasce per offrire ai giovani un’opportunità concreta per valorizzare il proprio percorso formativo e avvicinarsi al mondo produttivo. Per noi – spiegano Stefania e Massimiliano Temporiti, titolari della Temporiti – è un modo per continuare a trasmettere i valori che papà Lanfranco ha incarnato: passione, dedizione, rispetto per il lavoro e fiducia nei giovani. Crediamo che le PMI siano luoghi dove il sapere si trasforma in fare e dove i giovani possono trovare spazio per crescere. In azienda, ogni giorno, lavoriamo per promuovere una cultura industriale fondata su competenza, attenzione al cliente e responsabilità. L’iniziativa si inserisce in un più ampio impegno legato alla sostenibilità sociale, con l’obiettivo di generare impatto positivo e duraturo nella comunità».

    All’incontro hanno partecipato Davide Garavaglia, Sindaco del Comune di Mesero, Luciana Ciceri, Presidente A.P.I., Stefano Valvason, Direttore Generale A.P.I., insieme ai dirigenti scolastici Carmela Pisani dell’IIS “Alessandrini Mainardi” di Vittuone, Michele Raffaeli dell’IIS “E. Alessandrini” di Abbiategrasso e Lucia Mairani e Silvia Macrì, referenti per l’orientamento in uscita dell’IIS “Antonio Bernocchi” di Legnano.

    «Oggi Temporiti Srl è diventata un’aula non convenzionale, dove il sapere scolastico incontra il fare. Le PMI hanno storie straordinarie, fatte di persone, radicamento territoriale, ingegno e resilienza: è importante valorizzarle. Iniziative come questa borsa di studio mostrano quanto sia strategico aprirsi al racconto, condividere valori e creare connessioni per favorire l’engagement. La presenza congiunta di istituzioni, scuola e impresa non è casuale e dimostra che il valore sistemico nasce dalla collaborazione e dalla capacità di costruire visioni condivise. Oggi più che mai in un’azienda giunta alla terza generazione di imprenditori» – ha evidenziato Stefano Valvason, Direttore Generale A.P.I.

    «L’evento si inserisce nel progetto di A.P.I. “Anche io lavoro in una PMI” e rappresenta un’occasione preziosa di dialogo per costruire un ponte concreto tra formazione e futuro professionale e imprenditoriale favorendo una didattica orientata alle competenze e alla realtà produttiva – ha dichiarato Luciana Ciceri, Presidente di A.P.I. –. La borsa di studio “Lanfranco Temporiti” ci trasmette un messaggio importante: credere nelle proprie capacità, scoprire il valore del lavoro e quanto l’impegno possa aprire strade reali nel tessuto industriale locale. La decisione di Stefania e Massimiliano Temporiti di coinvolgere tre istituti scolastici racconta l’anima delle PMI associate, fatte di apertura, responsabilità sociale e volontà di generare opportunità per i giovani del territorio».

  • Milano, stangata olimpica: 10 euro per la tassa di soggiorno

    Milano, stangata olimpica: 10 euro per la tassa di soggiorno

    A Milano nel 2026 arriva la ‘stangata’ olimpica sulla tassa di soggiorno, con aumenti anche del doppio, fino a 10 euro, per gli hotel di lusso. Il
    provvedimento sarà valido solo per il 2026, anno dei Giochi
    olimpici di Milano-Cortina, ed è stato approvato dalla giunta
    comunale adeguando le tariffe come previsto dal decreto legge
    del 29 ottobre 2025.

    Dal primo gennaio 2026 quindi l’imposta applicata per notte
    ad ogni turista che soggiornerà a Milano sarà nel dettaglio: di
    10 euro in alberghi a quattro o cinque stelle, di 7,4 euro in
    alberghi a tre stelle, di 5 euro in alberghi a due stelle, di 4
    euro in hotel a una stella, di 9,5 euro in case per vacanze e
    locazioni brevi e bed&breakfast, di 7 euro in case per ferie, di
    3 euro negli ostelli per la gioventù e nelle aziende ricettive
    all’aria aperta.?

    Il Dl Anticipi prevede che nel 2026 in occasione dei Giochi
    olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026, i
    comuni della Lombardia e del Veneto il cui territorio di
    pertinenza sia ad una distanza non superiore ai trenta
    chilometri rispetto alle sedi di gara, “possono incrementare
    l’ammontare dell’imposta di soggiorno, fino a 5 euro per notte
    di soggiorno”, come già previsto per altre città italiane.

    Il decreto poi prevede che il maggior gettito che deriva
    dall’incremento dell’imposta sia per il 50 per cento destinato
    agli impieghi previsti dalla legge istitutiva del tributo del
    2011 e per il 50 per cento acquisito dal bilancio dello Stato,
    per il finanziamento degli interventi connessi agli eventi dei
    Giochi.

    La legge istitutiva dell’imposta stabilisce che il
    gettito sia destinato a finanziare interventi in materia di
    turismo, compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive,
    interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni
    culturali ed ambientali locali e dei relativi servizi pubblici
    locali.

  • Iper Magenta si amplia: ecco il contenuto del nuovo edificio

    Iper Magenta si amplia: ecco il contenuto del nuovo edificio

    Iper La grande i del Gruppo Finiper Canova rafforza la propria presenza a Magenta con l’inaugurazione di un nuovo edificio situato a circa 100 metri dall’ipermercato esistente. Una scelta strategica che amplia e integra l’offerta commerciale, proponendo ai clienti un’esperienza di spesa più ricca, completa e attenta alle esigenze di un pubblico sempre più consapevole.

    Il nuovo polo ospita il format PetStore Iper, uno spazio interamente dedicato agli animali da compagnia. Qui i clienti possono trovare alimenti specializzati, accessori, giochi e servizi pensati per il benessere degli amici a quattro zampe, con un assortimento che include prodotti bio, olistici e cruelty free, garantendo qualità e varietà.

    Accanto al petstore prende forma l’area garden “I Fiori di Iper”, con piante da interno ed esterno, fiori recisi e bouquet personalizzabili. I fioristi Iper realizzano composizioni su misura, valorizzando stagionalità e armonie cromatiche, e offrendo un servizio di confezionamento dedicato a ogni occasione.

    Tra le principali novità figura anche il rinnovato Unieuro, che si amplia e si trasferisce nella nuova struttura. Il punto vendita presenta un assortimento tecnologico più esteso e un’esperienza d’acquisto pensata per soddisfare gli amanti dell’elettronica di consumo.

    A completare l’offerta c’è la nuova Cafferia, il bar firmato Iper: un ambiente curato e accogliente, valorizzato da un dehors esterno coperto, ideale per una pausa durante la spesa o un momento di relax.

    “L’ampliamento dell’Iper di Magenta rappresenta un’evoluzione importante per rafforzare la nostra presenza sul territorio e offrire ai clienti un’esperienza di spesa ancora più completa”, commenta Mario Corbellini, Direttore Iper La grande i Magenta.
    “Il nuovo edificio, separato dall’ipermercato e pensato come spazio complementare, ci permette di introdurre servizi innovativi e specializzati come il petstore, l’area garden, l’ampliamento Unieuro e il nuovo bar. Il nostro obiettivo resta quello di coniugare qualità, accessibilità e attenzione alle persone, offrendo ogni giorno un’esperienza autentica e su misura”.

  • Nerviano Medical Sciences, licenziamenti sospesi

    Nerviano Medical Sciences, licenziamenti sospesi

    Colpo di scena nella vertenza che riguarda Nerviano Medical Sciences (NMS). L’azienda ha infatti accettato di sospendere la procedura di licenziamento collettivo avviata nei confronti di 73 ricercatori sui 123 impiegati nei laboratori di ricerca che si affacciano sul Sempione. Lo scrive Luigi Crespi su La Prealpina.

    A darne notizia, mercoledì sera, è stato il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), al termine della riunione svoltasi a Roma. L’azienda ha accolto le richieste del Ministero e ha comunicato la sospensione dei licenziamenti fino al 10 dicembre, data in cui le parti torneranno a confrontarsi.

    «La sospensione – ha comunicato il Ministero – consentirà di approfondire il concreto interesse di un soggetto industriale alla reindustrializzazione del ramo d’azienda oggetto di dismissione, con l’obiettivo di individuare soluzioni sostenibili per la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle competenze scientifiche presenti nel sito di Nerviano».

    Il ministro Adolfo Urso, al termine del tavolo, ha ribadito l’impegno del Governo:

    «Il nostro obiettivo è quello di dare una soluzione industriale solida e duratura a una realtà di primaria rilevanza per l’Italia, salvaguardando competenze di altissimo livello e garantendo un futuro produttivo e occupazionale al polo di Nerviano».

    Il MIMIT ha inoltre evidenziato come NMS rappresenti un asset strategico per il Paese, confermando la volontà di sostenere un percorso di rilancio industriale nell’interesse dei lavoratori, del territorio e del sistema nazionale della ricerca.

    Il confronto riprenderà dunque il 10 dicembre, con l’obiettivo di giungere a una piena reindustrializzazione del sito e a prospettive occupazionali stabili.

    Secondo quanto riportato da La Prealpina, la decisione della proprietà cinese di sospendere i licenziamenti lascia intendere che le trattative per la cessione del centro di ricerca stiano procedendo positivamente: sarebbero infatti quattro le proposte di acquisto pervenute a Invitalia, e una di queste potrebbe concretizzarsi già entro Natale.