Categoria: Economia

  • Lombardia: 52,3% compravendite di immobili residenziali sostenuto dai mutui

    Lombardia: 52,3% compravendite di immobili residenziali sostenuto dai mutui

    In un contesto di mercato immobiliare che in Lombardia vede le compravendite residenziali crescere del +11,4%, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate le famiglie che hanno scelto di sostenere l’acquisto della casa accendendo un mutuo rappresentano il 52,3% del totale.

    Per quanto riguarda le erogazioni di mutuo in Regione, l’andamento rilevato da MutuiSupermarket trova riscontro anche negli ultimi dati di Banca d’Italia, con una crescita pari a +45,6%. La progressiva contrazione dei tassi applicati sui muti indubbiamente sta incentivando le famiglie a guardare nuovamente con fiducia all’acquisto di un’abitazione. La media delle rilevazioni mensili dell’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso IRS a 20 anni nel mese di luglio registra un aumento dello 0,11% attestandosi al 2,86%.

    L’analogo indice per i mutui a tasso variabile registra invece una media pari a 1,99%, sostanzialmente stabile. Nel mese di luglio i mutui a tasso variabile hanno incrementato il gap rispetto a quelli a tasso fisso e questo porta a rilevare i primi effetti sulla composizione della domanda, che ha visto crescere progressivamente l’interesse dei primi grazie a una rata mensile che, a parità di condizioni, si è fatta più leggera.

    A titolo esemplificativo, prendendo a riferimento un mutuo di 140.000 euro e un piano di rimborso di 25 anni, il tasso variabile oggi offre un risparmio di circa 26 euro sulla rata mensile in caso di immobili green in classe energetica A o B e di circa 50 euro in caso di immobile non green in classe energetica C o inferiore.

  • Export negli Usa, il 71% delle imprese che esportano non soddisfatto dall’accordo sui dazi

    Export negli Usa, il 71% delle imprese che esportano non soddisfatto dall’accordo sui dazi

    Promos Italia, l’Agenzia Nazionale delle Camere di commercio per l’Internazionalizzazione delle Imprese, ha condotto un’indagine su circa centocinquanta imprese italiane che operano con l’estero per indagare l’impatto sul loro business che prevedono possa avere l’accordo raggiunto da UE e Stati Uniti sui dazi.
    Per il 71% delle imprese, nonostante l’accordo, restano le difficoltà per esportare negli Stati Uniti. Le imprese speravano in un’intesa più favorevole.

    Il 77% di coloro che hanno risposto all’indagine non dà eccessiva fiducia all’azione svolta nella trattativa da parte dell’Unione Europea. Il 46%, quasi la metà, prevede di modificare il proprio modo di operare con gli Stati Uniti e la propria strategia di esportazione. Il 58%, infine, ritiene che l’andamento del cambio euro-dollaro nei prossimi mesi potrebbe avere un impatto negativo sull’export verso gli Usa.

    «La preoccupazione delle imprese è comprensibile, tuttavia, l’accordo sui dazi tra UE e Stati Uniti – pur con i suoi inevitabili limiti e in attesa dei dettagli definitivi – segna un risultato importante: l’Europa è riuscita a contenere l’impatto, ottenendo condizioni mediamente migliori rispetto ad altre aree del mondo – spiega Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – Questo significa preservare spazi di competitività per le nostre imprese, in settori strategici come agroalimentare, farmaceutica e manifattura di qualità. Rimangono sfide aperte, ma il segnale che arriva è chiaro: la nostra capacità negoziale, seppure in un contesto globale asimmetrico, può fare la differenza. Ora occorre lavorare per garantire le esenzioni promesse e sostenere le aziende italiane affinché trasformino questa fase complessa in un’opportunità di consolidamento sui mercati internazionali.»

    L’Italia, secondo un’elaborazione di Promos Italia su dati Istat, ha esportato per 65 miliardi di euro nell’anno 2024, in calo di -3,6% rispetto all’anno precedente. L’export è di 18,6 miliardi di euro da gennaio a marzo 2025, in crescita del 12 percento rispetto al primo trimestre 2024. Principali regioni italiane nel commercio con gli Usa sono Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto. Principali settori per le esportazioni sono: macchinari, farmaceutica, mezzi di trasporto, alimentari, tessili.

    Le imprese in Lombardia nei primi tre mesi del 2025 hanno esportato negli Stati Uniti per 3,7 miliardi, in crescita rispetto ai 3,2 miliardi del primo trimestre 2024. Milano ha esportato in tre mesi 1,8 miliardi rispetto a 1,4 miliardi dell’anno precedente. Bergamo 507 milioni rispetto a 473 milioni. Brescia 363 milioni rispetto a 385 milioni. Monza 251 milioni rispetto a 247 milioni. Lodi 12 milioni rispetto a 20 milioni. Nell’anno 2024 l’export lombardo è stato di 13,7 miliardi, in calo rispetto ai 14,2 miliardi dell’anno 2023.

  • Nerviano Medical Sciences: “Da Regione massimo impegno per salvare posti di lavoro, prosegue dialogo con proprietà”

    Nerviano Medical Sciences: “Da Regione massimo impegno per salvare posti di lavoro, prosegue dialogo con proprietà”

    “Martedì 29 in IV Commissione Attività produttive si è tenuta l’audizione urgente che avevo richiesto nei giorni scorsi per affrontare la grave crisi occupazionale che coinvolge la Nerviano Medical Sciences. È stato un momento importante per ascoltare le parti in causa e raccogliere tutti gli elementi necessari ad attivare ogni strumento utile alla salvaguardia dei posti di lavoro e del presidio scientifico di Nerviano”.

    Lo dichiara Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega e vicepresidente della Commissione Attività produttive, a margine dell’audizione con la proprietà dell’azienda, le organizzazioni sindacali, il Comune di Nerviano e la Città Metropolitana di Milano. La storica azienda biotech, impegnata nella ricerca e sviluppo di farmaci oncologici, rischia di chiudere a seguito della decisione del fondo PAG, con la perdita di 90 posti di lavoro altamente specializzati.

    “Regione Lombardia ha ribadito, per quanto di propria competenza, il proprio impegno e la volontà di continuare a sostenere un confronto costante con l’azienda anche per valutare la partecipazione a bandi su ricerca e innovazione. Un segnale importante che apre alla possibilità di reintegrare parte dell’occupazione e di rilanciare le attività su nuove basi”.

    “Come Lega e come Regione Lombardia – prosegue Scurati – riteniamo imprescindibile la tutela di un patrimonio di competenze così rilevante e strategico per il sistema della ricerca e dell’innovazione lombarda. L’audizione di oggi è solo l’inizio di un percorso di confronto istituzionale con tutti gli attori coinvolti, anche alla luce del fatto che l’azienda a settembre avvierà un percorso di ristrutturazione i cui termini ancora non sono chiari. La Lega continuerà a seguire con attenzione questa vicenda – conclude Scurati –. Regione Lombardia c’è, come sempre, per difendere lavoro, ricerca e sviluppo sul territorio”.

  • Magneti Marelli, non ci sono compratori: la preoccupazione dei sindacati

    Magneti Marelli, non ci sono compratori: la preoccupazione dei sindacati

    Marelli, gruppo della componentistista auto ceduto dall’allora Fca (oggi Stellantis) a Kkr nel 2018, resta ai creditori. Nella finestra di 45 giorni fissata dalla procedura del Chapter 11 avviata negli Stati Uniti e conclusa il 28 luglio, la società, come si legge in una nota riportata da Il Sole 24 Ore, “non ha ricevuto offerte superiori, pertanto, come indicato nell’Accordo di Supporto alla Ristrutturazione precedentemente comunicato, Marelli prevede di uscire dal Chapter 11 nel 2026 sotto la proprietà dei suoi principali finanziatori”, con in testa il fondo Strategic Value Partners, accanto a Deutsche Bank, Mbk Partners, Fortress Investment Group e Polus Capital Management.

    Marelli ha inoltre ottenuto l’approvazione di tutte le mozioni “second day” e il via libera definitivo ad alcune mozioni “first day” da parte del Tribunale fallimentare degli Stati Uniti. Dopo l’udienza del 24 luglio, infatti, “Marelli ha ottenuto dai propri finanziatori l’accesso a ulteriori 130 milioni di dollari del finanziamento di 1,1 miliardi di dollari, concesso ai debitori in possesso dei beni (Dip, debtor in possession), che consentirà alla società di continuare a servire i propri clienti e adempiere agli obblighi post-petizione nei confronti dei fornitori e degli altri creditori senza interruzioni”. David Slump, amministratore delegato di Marelli, ha sottolineato che la società “continua ad avanzare nel processo di Chapter 11, garantendo al contempo la continuità delle nostre operazioni quotidiane e il nostro impegno nei confronti dei clienti, dei fornitori e dei dipendenti”.


    ”La chiusura del periodo di 45 giorni prevista dal Chapter 11 di Marelli non ha visto la presentazione di offerte alternative. La proprietà dell’azienda dovrebbe quindi passare al fondo Strategic Value Partners (Svp). A questo punto è necessario capire quale sarà il progetto industriale di Svp, in particolare rispetto ai siti italiani”. Lo ha detto il coordinatore nazionale Fim Cisl Stefano Boschini.

    La Fim chiede la salvaguardia di tutta l’occupazione e un piano che preveda il rilancio di tutti gli stabilimenti del Gruppo. Il 31 la Fim chiederà al Governo di assumere un ruolo di garanzia verso la nuova proprietà, anche attraverso la Golden Power. Per i grandi contenuti tecnologici e d’innovazione attualmente presenti e per il ricco patrimonio di competenze che caratterizza i lavoratori, Marelli rappresenta una realtà strategica nel settore automotive del nostro Paese. Per questo deve essere accompagnata nel superare positivamente la fase di grande incertezza che l’azienda e il settore stanno attraversando”, ha concluso Stefano Boschini.

  • Brianza. Crisi STMicroelectronics: fumata grigia a Roma

    Brianza. Crisi STMicroelectronics: fumata grigia a Roma

    “Incontro insoddisfacente. Dalle dichiarazioni dell’azienda emergono intenzioni che non trovano riscontro in una revisione del piano industriale”.

    Lo ha detto l’assessore di Regione Lombardia allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, che ha partecipato a Roma al vertice sul futuro di STMicroelectronics che si è svolto questo pomeriggio nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

    Affinché ci sia conferma della strategicità del sito di Agrate Brianza – ha proseguito Guidesi – c’è bisogno di tanto altro: volumi produttivi, dimensione del sito, investimenti, differenziazione rispetto agli altri siti del gruppo, tenuta occupazionale e unicità di tecnologia. Le interlocuzioni e i confronti con l’azienda andranno avanti e ci rivedremo nei prossimi mesi. L’azienda conosce la disponibilità della Lombardia già manifestata con gli investimenti pubblici realizzati sul sito e con la costruzione del distretto della ‘microelettronica’ a beneficio anche di STMicroelettronics. Ora ci aspettiamo che anche la stessa azienda creda nel futuro di Agrate tanto quanto ci crediamo noi. Non mi pare che le scelte fin qui fatte dall’attuale management abbiano portato risultati positivi, per cui forse è arrivato il momento di cambiare quella pianificazione”.

  • Lombardia, ‘situazione irrigua senza problemi’

    Lombardia, ‘situazione irrigua senza problemi’

    La situazione irrigua e l’utilizzo della risorsa idrica in agricoltura in Lombardia non destano preoccupazione con il Lago Maggiore con un riempimento del 77%, il Lago di Como del 45%, il Lago d’Iseo dell’89%, il Lago d’Idro al 100% del volume autorizzato e il Lago di Garda al 77%. La conferma è arrivata dal Tavolo regionale, moderato dal vicesegretario della Regione, Pier Attilio Superti, per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica che si è tenuto ieri a Palazzo Lombardia, con gli assessori Massimo Sertori (Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica) e Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste).

    “Le ultime piogge sicuramente hanno migliorato la situazione rispetto alla fotografia che abbiamo fatto il 17 luglio all’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici nel distretto idrografico del fiume Po dove eravamo sotto di circa il 14% rispetto alla risorsa idrica standard/media – ha spiegato Sertori -. Una situazione che è ulteriormente migliorata con le piogge che ci sono state negli ultimi giorni. per cui quello che è emerso dal Tavolo è che, attualmente, la situazione è tranquilla. Siamo oramai in uno stato avanzato della stagione irrigua e i laghi sono a un livello di riempimento soddisfacente per cui, da qui in avanti, non dovremmo avere grossi problemi per la conclusione dell’irrigazione”.

    Insomma, non ci sono paragoni con i problemi di siccità del 2022. In Lombardia ad oggi 28 luglio, il totale delle riserve idriche risulta moderatamente inferiore alla media, ma decisamente superiore al valore registrato nel 2022, laddove il deficit era del 66% rispetto alla media. “Le ultime precipitazioni – ha sottolineato Beduschi – stanno però dando risultati positivi, anche se permane qualche criticità locale, e ci fanno ritenere che anche questa stagione irrigua potrà essere significativa e, soprattutto, gestita con un buon margine di sicurezza”.

    “È evidente – ha concluso Beduschi – che la gestione della risorsa idrica rappresenta per Regione Lombardia una delle sfide principali, e la sua ottimizzazione costituisce un risultato strategico. Proprio per questo è stato pubblicato proprio in questi giorni un bando da 7 milioni di euro a favore delle aziende agricole, con l’obiettivo di efficientare i propri sistemi irrigui”. +

  • Crisi Magneti Marelli, un mese cruciale per il futuro. Per Corbetta nessuna conseguenza immediata

    Crisi Magneti Marelli, un mese cruciale per il futuro. Per Corbetta nessuna conseguenza immediata

    Saranno decisive le prossime settimane per il destino di Magneti Marelli, gigante della componentistica per l’automotive in crisi da mesi e ufficialmente entrato, lo scorso 11 giugno, nella procedura di Chapter 11 negli Stati Uniti, una forma di fallimento controllato che consente la ristrutturazione del debito sotto supervisione giudiziaria.

    Il gruppo, nato nel 2019 dalla fusione tra Magneti Marelli e la giapponese Calsonic Kansei, è oggi controllato dalla holding nipponica Ck Holdings, ed è schiacciato da un debito da oltre 5 miliardi di dollari. Un problema aggravato dalla transizione verso l’elettrico, da strategie industriali poco efficaci e da difficoltà nel mantenere una catena di fornitura fluida e competitiva.

    Secondo Antonio Del Duca, rappresentante della Fiom Cgil Ticino Olona, “circa l’80% dei finanziatori ha sottoscritto un accordo per sostenere il piano di rilancio, mettendo a disposizione 1,1 miliardi di dollari. Si tratta di un finanziamento ponte che dovrebbe garantire l’operatività del gruppo durante la procedura concorsuale”. A guidare il consorzio c’è il fondo americano Strategic Value Partners (SVP), che punta a rilevare il controllo della società. Ma la finestra per presentare offerte alternative resta aperta fino alle prime settimane di agosto: tra i nomi circolati, anche quello del colosso indiano Samvardhana Motherson.

    Corbetta, stabilimento ancora operativo ma con produzione irregolare

    In questo scenario di incertezza globale, lo stabilimento di Corbetta – tra i più importanti della zona ovest milanese – non è al momento interessato da conseguenze immediate, né sono stati annunciati esuberi o chiusure. Tuttavia, la produzione procede a singhiozzo, in base alla disponibilità dei semilavorati.

    “Le commesse ci sono, ma a volte mancano i componenti per realizzarle – spiega ancora Del Duca –. I lavoratori vengono richiamati solo quando arrivano le forniture, altrimenti restano a casa. La situazione è molto delicata e si vive nella totale incertezza”. Alcuni dei fornitori critici, paradossalmente, sono anche tra quelli interessati a partecipare al piano di salvataggio: “Forse, in questa fase, non conviene loro garantire la piena funzionalità dello stabilimento”, aggiunge il sindacalista.

    Il tavolo con il Governo e la “golden power”

    Nel frattempo, a Roma si è tenuto nei giorni scorsi un incontro tra l’azienda, i sindacati e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il ministro Adolfo Urso ha ribadito la volontà del Governo di seguire da vicino l’evolversi della situazione e ha evocato l’eventuale utilizzo della golden power, lo strumento che consente allo Stato di intervenire nelle operazioni societarie di aziende strategiche per la sicurezza nazionale.

    Durante il tavolo è stata ribadita la necessità di salvaguardare l’occupazione e il presidio produttivo nei siti italiani, in particolare quelli del Centro-Sud, come Melfi, Sulmona, Bari e Caivano, già interessati da cassa integrazione.

    I sindacati hanno chiesto con forza al Governo di promuovere l’ingresso di un soggetto industriale solido e affidabile, anche valutando – in mancanza di alternative – una partecipazione diretta dello Stato nella compagine societaria.

    Il prossimo aggiornamento ufficiale è previsto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Entro allora, sarà più chiaro se Magneti Marelli potrà davvero imboccare la via del rilancio oppure se serviranno scelte più drastiche.

  • Carrefour lascia Italia (e Lombardia)

    Carrefour lascia Italia (e Lombardia)

    Carrefour lascia l’Italia e vende tutte le sue attività nel Paese a New Princes Group, ex Newlat. L’operazione, secondo quanto anticipato da “Il Sole 24 Ore. com” si aggirerebbe intorno a un valore complessivo di circa 1 miliardo di euro.

    La vendita include 1188 punti vendita, di cui 41 ipermercati, 315 supermercati e 820 punti vendita. Il gruppo francese, che negli ultimi anni ha accumulato pesanti perdite in Italia – l’ultimo esercizio si è chiuso con un rosso di 150 milioni di euro – decide così di uscire da un mercato storico ma ormai non più redditizio, segnato da una domanda stagnante e da diversi tentativi di rilancio falliti.Il fatturato complessivo di Carrefour Italia ammonta a circa 3,7 miliardi di euro, con un Ebitda, comprensivo delle attività immobiliari, pari a 115 milioni di euro.

    La rete di supermercati ha una forte presenza soprattutto nel Nord Italia: 314 punti vendita in Lombardia, 202 in Piemonte, 195 nel Lazio, 161 in Liguria, 54 in Toscana, 49 in Emilia Romagna, e presenze anche in Valle d’Aosta e Sardegna. Il gruppo impiega attualmente 18.000 persone, di cui 10.000 diretti e 8.000 indiretti.

  • Content Everywhere: la nuova frontiera del marketing digitale nell’era dell’AI

    Content Everywhere: la nuova frontiera del marketing digitale nell’era dell’AI

    Dopo l’allarme lanciato nei mesi scorsi sul cambiamento radicale portato dall’intelligenza artificiale nel mondo della SEO, Paolo M. Luino, tra i più autorevoli esperti internazionali di digital strategy, torna a intervenire con una nuova visione destinata a ridefinire l’intero panorama della comunicazione online: il Content Everywhere.

    Una strategia che non si limita alla diffusione multicanale, ma che propone un modello integrato e intelligente di produzione e distribuzione dei contenuti, in grado di rispondere ai nuovi comportamenti degli utenti, sempre più influenzati da AI, social, video e piattaforme specialistiche.

    Il cambiamento è già in corso e ha un nome preciso: AI Overviews, il sistema introdotto da Google per fornire risposte dirette alle domande degli utenti, senza più passare dai classici risultati della SERP. Ma è solo la punta dell’iceberg. Secondo i dati più recenti, oltre l’85% delle ricerche quotidiane è oggi frammentato su più canali: le nuove generazioni cercano informazioni su TikTok, Instagram, Amazon, Pinterest, chatbot AI, e non più solo su Google. In questo nuovo contesto, essere visibili non basta: bisogna esistere ovunque con contenuti coerenti, credibili, riconoscibili.

    «La SEO non è morta – afferma Luino – ma non sarà più quella di prima. Non parliamo più di Search Engine Optimization, ma di Search Ecosystem Optimization: l’informazione non si cerca più solo su un motore di ricerca, ma attraverso un ecosistema in continua evoluzione. L’azienda che vuole essere trovata deve diventare un punto di riferimento in ogni angolo del web: dal post su LinkedIn al video tutorial, dalla risposta in un assistente AI alla recensione su un marketplace. Questo è il senso del Content Everywhere».

    La filosofia è chiara: ogni contenuto va progettato come un asset strategico, flessibile, riutilizzabile e significativo. Non si tratta di duplicare messaggi su più canali, ma di modulare e contestualizzare ogni messaggio in base al luogo e al momento in cui l’utente lo incontra. Coerenza di brand, adattabilità strutturale e valore informativo diventano i tre pilastri di una comunicazione realmente efficace.

    Ma come si traduce tutto questo in strategia operativa? Luino individua tre leve fondamentali:

    la prima è la proprietà dei dati. In un’epoca in cui Google limita l’accesso ai dati di ricerca, chi oggi conserva uno storico accurato di query, insight e comportamenti avrà domani un vantaggio competitivo cruciale.

    La seconda leva è la produzione di contenuti lunghi, strutturati e di alta qualità, capaci di essere intercettati e citati dagli algoritmi dei Large Language Models, come ChatGPT o Gemini, sempre più utilizzati dagli utenti per ottenere informazioni.

    La terza è l’investimento nel video: oggi Google ha inserito il video tra i filtri principali della ricerca, e il contenuto audiovisivo, se progettato in ottica multicanale, è diventato parte integrante dell’ecosistema della visibilità.

    Il Content Everywhere, però, non è solo tecnologia. È anche visione strategica. Richiede un audit accurato dei touchpoint digitali, una content architecture modulare, workflow produttivi integrati, strumenti avanzati di analytics e modelli di misurazione cross-channel. Serve un sistema di KPI che consideri non solo le metriche di engagement, ma anche l’impatto sul brand, la reputazione, l’autorevolezza percepita, la qualità delle menzioni e la frequenza con cui l’azienda viene scelta come fonte.

    Non tutti i settori stanno reagendo con la stessa velocità.

    Healthcare, legal e industry B2B – ambiti nei quali Kitsune è specializzata – sono tra quelli che mostrano il maggiore potenziale di trasformazione. Nel settore medico, ad esempio, la fiducia e la qualità dell’informazione sono centrali. Posizionarsi come fonte attendibile su più canali è fondamentale. Lo stesso vale per gli studi legali e per le aziende B2B che si rivolgono a decision maker con processi di ricerca sempre più complessi.

    Il 2025 presenta inoltre sfide che si sovrappongono all’innovazione: la privacy, che impone una raccolta dati più responsabile; la sostenibilità, che spinge a produrre contenuti efficienti anche in termini ambientali; e la personalizzazione, che richiede contenuti rilevanti per ogni utente, ma coerenti con l’identità del brand. L’intelligenza artificiale può aiutare in tutti questi ambiti, ma va governata da una strategia solida e da competenze umane.

    Per le aziende italiane, spesso legate a eccellenze manifatturiere e creative, questo nuovo paradigma rappresenta una grande opportunità di espansione globale. Ma per coglierla serve una trasformazione culturale e organizzativa: bisogna investire in formazione, tecnologia e partnership capaci di guidare il cambiamento. Le imprese che sapranno farlo non solo resteranno rilevanti, ma diventeranno leader.

    Come ribadisce Luino: «Nel 2025, la sfida non è più farsi trovare. È diventare la fonte. Questo significa esserci prima, meglio e con maggiore autorevolezza degli altri, in ogni luogo dove il pubblico cerca informazioni, soluzioni, ispirazione. E per riuscirci, servono visione, metodo e qualità. Sempre».

  • Estate 2025, tutti in treno: Riccione +500 %

    Estate 2025, tutti in treno: Riccione +500 %

    L’estate degli italiani si muove sempre più su rotaie. Secondo i dati elaborati da Trainline, la piattaforma leader in Europa per l’acquisto di biglietti ferroviari, i viaggi in treno tra luglio e agosto hanno registrato un netto incremento rispetto al periodo primaverile (1 aprile – 1 giugno), fotografando un cambiamento nelle abitudini di viaggio che privilegia la sostenibilità, la comodità e la flessibilità del mezzo ferroviario.

    Tra le destinazioni che hanno fatto segnare i maggiori aumenti, spicca Riccione, con una crescita straordinaria del +511% nel numero di passeggeri rispetto al periodo primaverile. La riviera romagnola torna così al centro dei desideri estivi degli italiani, seguita da altre mete balneari come Lamezia Terme (+213%), Rimini (+192%), Lecce (+184%) e Brindisi (+136%). In totale, oltre dieci destinazioni hanno visto incrementi a due o tre cifre, confermando il trend di un turismo che privilegia il mare e il relax, facilmente raggiungibili in treno.

    Ma non solo Sud e coste: anche le città d’arte e i poli culturali restano tra le mete più prenotate in termini assoluti. Roma, Milano, Firenze, Venezia e Napoli guidano la classifica delle destinazioni con il maggior numero di biglietti venduti, seguite da Bologna, Verona, Torino, Pisa e Genova. Un dato che evidenzia l’equilibrio tra turismo balneare, city break e viaggi interregionali, spesso legati a motivi personali o professionali.