Categoria: Economia

  • Economia. Paolo Galassi: “Paese in attesa, così ci affacciamo al 2024”

    Economia. Paolo Galassi: “Paese in attesa, così ci affacciamo al 2024”

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Lasciamo il 2023 con uno sguardo all’incertezza. L’instabilità geopolitica, i tassi che frenano l’accesso al credito (quindi, gli investimenti!!), la recessione di alcune economie, la volatilità dei prezzi e gli anni di crisi, sono tutte zavorre che pesano sulle spalle di noi piccoli e medi imprenditori.

    L’Ufficio Studi di A.P.I. ha raccolto il sentiment flash delle PMI associate ubicate nel territorio del Sud Ovest Milano.
    Alla domanda “come ha chiuso il 2023?” hanno risposto: il 39% in positivo, il 33% in negativo, il 28% ha preferito non rispondere.

    Alla domanda, “2024, i prossimi mesi saranno caratterizzati da…?” emerge per il 54% incertezza, contrazione per il 29%, mentre solo per il 17% crescita.

    Perché? Il 49% è timoroso rispetto alla debolezza economica di alcuni paesi – dalla recessione tedesca, al rallentamento della Francia, a quello USA -, il 19% sta affrontando le transizioni energetica, digitale e sostenibile (quindi con investimenti importanti), il 15% non trova personale qualificato e, quindi, deve rinunciare ad alcune commesse con conseguente perdita di fatturato, l’9% sta valutando la vendita dell’azienda, l’8% ha risposto non so.

    L’export extra UE regge soprattutto per la meccanica di precisione, il lusso e i prodotti di alta qualità made in Italy.

    Con queste premesse dobbiamo urlarlo: “se l’Italia è ancora una potenza produttiva a livello europeo e mondiale, lo dobbiamo alle MPMI e alla nostra capacità di imprenditori di credere nel fare impresa”.

    Anche stavolta, quindi, non ci fermeremo e faremo la nostra parte per far crescere il PIL e stabilizzare l’occupazione. Vanno create condizioni più favorevoli per fare impresa.

    Chiediamo, però, uno sforzo a Regione Lombardia sulle iniziative di sostegno e stimolo agli investimenti e uno sulla Manovra al Governo nazionale, cioè di accelerare sui decreti attuativi per sostenere l’industria; ma anche di osare con le riforme e usare i fondi del PNRR che ancora abbiamo a disposizione con azioni di reale utilità, che ne moltiplichino il valore.

    Si, proprio perché è dalla concretezza del lavoro quotidiano delle imprese e dei loro lavoratori che si generano benefici per i cittadini e un futuro per i giovani. Senza pragmatismo il Paese si ferma”.

  • Magenta, ultima saracinesca abbassata per la Gioielleria Fugazzi: si conclude oggi una lunga storia

    Magenta, ultima saracinesca abbassata per la Gioielleria Fugazzi: si conclude oggi una lunga storia

    “A malincuore dobbiamo annunciarvi che questa sarà la nostra ultima stagione insieme per chiusura attività. È stata una scelta difficile, sofferta ma giusta da prendere.
    ?️Sabato 11/11 inizierà la ???????? e terminerà il giorno 30/12. ?Vi aspettiamo in negozio per scoprire i nostri sconti. Gioielleria Fugazzi”.

    “Gioielleria Antonio Fugazzi nasce a Magenta nel 1975 da una lunga tradizione di gioiellieri”: queste parole hanno contraddistinto quasi mezzo secolo di onorata storia commerciale della Gioielleria Fugazzi, che oggi, sabato 30 dicembre, abbasserà per l’ultima volta la saracinesca. L’attività della famiglia Fugazzi, stirpe importante di commercianti e gioiellieri (Renata Fugazzi in Santin, la famiglia Fugazzi di Abbiategrasso che continua la tradizione con Elena, figlia di Salvatore), si interrompre esattamente oggi.

    La notizia era stata data dalla famiglia stessa nel mese di novembre: da allora sono trascorse settimane di commiato, di saluti, di passaggi dei clienti per un acquisto degli artioli scontati o anche solo per un saluto. Un negozio che chiude è sempre fonte di tristezza, un’attività storica che chiude lo è ancora di più. Nei prossimi giorni vi parleremo ancora della storia di questa gioielleria con foto d’epoca e che daranno conto di una piccola, semplice ma nel contempo grande storia di una famiglia che si è dedicata al commercio nella città di Magenta, vedendola cambiare, crescere, evolvere (magari non sempre..), ma sempre offrendo un servizio ed un sorriso. Ticino Notizie rivolge un saluto caloroso alla famiglia Fugazzi, certi come siamo di interpretare il desiderio e il sentimento di tanti magentini. Buona nuova vita!

  • Lombardia: 1 lavoratore su 3 non è sicuro del posto di lavoro

    Lombardia: 1 lavoratore su 3 non è sicuro del posto di lavoro

    Circa un lavoratore lombardo su tre (31%) non si sente sicuro del proprio posto di lavoro, e teme che una nuova crisi economica e il rallentamento dell’economia possano portare la propria azienda a licenziamenti. Lo rivela il sondaggio People at Work 2023 dell’ADP® Research Institute, condotto su oltre 32.000 lavoratori in 17 paesi (2mila lavoratori in Italia).

    A livello nazionale, non si sente sicuro un lavoratore su tre (34%). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i timori sono maggiori negli uomini (38%) e inferiori nelle donne (30%). I sentimenti di precarietà sono più alti nella fascia 35-44 anni (37%), segue la generazione Z, ovvero quella che va dai 18 ai 24 anni con il 36%, dai 24 ai 34 è timoroso il 34%, mentre dai 45 ai 54 anni il 33%; solo il 26% degli over 55 è invece preoccupato per il proprio posto di lavoro.

    Marcela Uribe, General Manager ADP Southern Europe, commenta “I tempi sono difficili, è normale che i lavoratori si sentano preoccupati per il proprio lavoro, temendo la perdita del proprio posto per motivi economici ma anche con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, che presumibilmente potrebbe sostituire alcune mansioni. Le aziende dovrebbero fare di più per rassicurare i propri dipendenti, mostrando loro che gli sforzi sono riconosciuti e che le prospettive di carriera sono effettive. Non è necessariamente vero che i tagli di posti di lavoro in un’azienda significhino che altri seguiranno l’esempio o che l’automazione, l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico siano cose di cui aver paura. Potrebbero infatti rendere il lavoro delle persone più facile o più soddisfacente in futuro. Vale la pena che i datori di lavoro parlino con i lavoratori ora, per affrontare le idee sbagliate e fugare preoccupazioni inutili”.

    Secondo dati Inps, nel 2022 i licenziamenti di natura economica sono aumentati del 41% sull’anno. Occorre però ricordare che i licenziamenti economici erano bloccati dalle normative introdotte nel 2020 a fronte dell’evento pandemico e che sono stati riaperti a partire da giugno e ottobre 2021. Se confrontato invece al dato 2019, nel 2022 ci sono stati circa 127.000 licenziamenti in meno (-25%). Inoltre, nel primo semestre del 2023 si evidenzia una forte riduzione rispetto al 2022 dei licenziamenti di natura economica (-18%) mentre sono in leggero aumento le cessazioni per risoluzione consensuale (+3%).

    Complessivamente, il 58,8% dei lavoratori lombardi pensa che nessuna professione sarà immune dall’attuale incertezza economica, e il 16% crede che l’uso dell’intelligenza artificiale diventerà la norma nel proprio settore nei prossimi cinque anni, riducendo così le attività manuali.

    In questo contesto, il 19,6% dei lavoratori lombardi ha preso in considerazione la possibilità di cambiare settore negli ultimi 12 mesi e il 15,5% ha pensato di avviare un’attività in proprio. L’8% degli over 55 ha pensato di chiedere la pensione anticipata.

    “Facendo sentire il personale più a suo agio e al sicuro, sottolineando quali prospettive di formazione e avanzamento di carriera potrebbero essere offerte, i dipendenti si sentiranno maggiormente in grado di concentrarsi su fare un buon lavoro senza preoccuparsi del futuro. E se i datori di lavoro possono fare tutto questo assicurandosi di offrire una retribuzione equa e una cultura del posto di lavoro inclusiva e coinvolgente, è probabile che i lavoratori si sentano molto più positivi nei confronti dell’azienda per cui lavorano. Ma se le aziende non saranno capaci di mettere a proprio agio i lavoratori, correranno il rischio che le competenze vitali, l’esperienza e l’entusiasmo possano andare perduti, e ciò potrebbe rendere difficile fornire il livello di servizio che i clienti si aspettano” conclude Uribe.

  • Telefono e Internet: per i consumatori italiani 770 milioni di costi in più nel 2024

    Telefono e Internet: per i consumatori italiani 770 milioni di costi in più nel 2024

    I consumatori italiani andranno incontro a partire dal prossimo gennaio ad una “stangata telefonica” da +770 milioni di euro all’anno, con le tariffe per i servizi di rete fissa, mobile e internet che, nel corso del 2024, subiranno sensibili rincari. Lo denuncia Assoutenti, che parla di una “nuova mazzata per le tasche dei cittadini”. Analizzando le comunicazioni rese dagli operatori telefonici circa le prossime variazioni delle condizioni contrattuali, si scopre che a partire dall’1 gennaio e nel corso di tutto il 2024 i consumatori andranno incontro a continui rialzi delle tariffe – denuncia Assoutenti.Nello specifico: TIM: A partire dal 1° gennaio 2024 il costo mensile per avere la copia della fattura in forma cartacea, ove previsto contrattualmente per i clienti Internet di rete fissa, passerà da 3,90€ a 4,95€, IVA inclusa.

    A partire dal primo addebito successivo al 26 novembre 2023 il costo mensile di alcune offerte della gamma TIMVISION aumenterà di un importo compreso tra 0,99€ e 4,99€ (IVA inclusa), in funzione della specifica offerta sottoscritta dal cliente. VODAFONE: per alcune offerte dal rinnovo successivo al 13/01/2024 il costo dell’offerta aumenta di 1,99 euro al mese. Per i clienti business sarebbero inoltre previsti “aumenti programmati” fino al 10% a 12 o 24 mesi dalla sottoscrizione del nuovo contratto. FASTWEB: a partire dal 01 gennaio 2024 per alcuni clienti di rete fissa il costo mensile dell’offerta aumenterà di un importo incluso tra 0,01 euro/mese e 4,49 euro/mese. WINDTRE: a partire dal 1° gennaio 2024 il costo del servizio di alcune offerte di rete fissa WINDTRE sarà incrementato di 2 euro al mese (+IVA per Clienti con partita IVA). A partire dal 1° marzo 2024 il costo del servizio di alcune offerte di rete fissa WINDTRE sarà incrementato di 2 euro al mese. POSTEMOBILE: per l’offerta “Casa Web” a partire dal 1 Gennaio 2024 si renderà necessario un adeguamento del canone mensile al costo di 22,90 euro dagli attuali 19,90 euro, con conseguente aumento di 3 euro al mese.

    A tali rincari già programmati e comunicati dalle società telefoniche, si aggiungeranno poi gli adeguamenti legati all’inflazione, così come previsto dalle nuove norme approvate dall’Agcom – spiega Assoutenti – Ad esempio per TIM il canone mensile di alcune offerte di rete fissa sarà incrementato a partire dal 1° aprile 2024 in misura percentuale pari all’indice di inflazione (IPCA) rilevato dall’Istat, maggiorato di un coefficiente pari al 3,5%. WindTre invece ha previsto la facoltà di aumentare entro il primo trimestre dell’anno le tariffe per un importo percentuale pari alla variazione dell’indice Foi rilevato dall’Istat, stabilendo un rincaro minimo del +5%. “Solo per gli incrementi già comunicati dai gestori la maggiore spesa potrà raggiungere i +60 euro annui a utenza, a seconda dell’offerta sottoscritta – afferma il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso – A tali rincari andranno poi aggiunti gli adeguamenti tariffari legati all’inflazione, per un importo compreso tra i +27 e i +30 euro annui a famiglia, pari ad una stangata che potrebbe raggiungere nel 2024 la cifra complessiva di 770 milioni di euro”.

  • Mancava solo la Nutella vegana.. La Ferrero, intanto, registra il marchio

    Mancava solo la Nutella vegana.. La Ferrero, intanto, registra il marchio

    In un mondo dove l’alimentazione plant-based guadagna sempre più terreno, la recente mossa della Ferrero di registrare il marchio “Nutella Plant Based” segna un punto di svolta significativo. L’annuncio di una versione vegana della celebre crema spalmabile Nutella riflette non solo un cambiamento nei gusti dei consumatori ma anche una risposta ad un’esigenza crescente di prodotti alimentari sostenibili e inclusivi. Questa evoluzione va oltre la semplice innovazione di prodotto; rappresenta un adattamento strategico in un mercato in rapida evoluzione.

    La Nascita di una Nutella per Tutti- La Ferrero ha fatto una mossa audace e tempestiva, depositando il marchio “Nutella Plant Based” presso l’Ufficio Italiano Brevetti. Questo gesto non solo anticipa un cambiamento nell’offerta di prodotti ma sottolinea anche la crescente domanda di alternative vegane. La Nutella, che sta per celebrare il suo 60° anniversario, è stata a lungo un simbolo culturale, trasversale a diverse generazioni e stili di vita. La sua evoluzione in una versione vegana mira a mantenere questo status, accontentando un pubblico che opta per una dieta completamente vegetale senza rinunciare ai piaceri della vita.

    Nonostante non sia ancora chiaro quando la Nutella vegana sarà disponibile nei negozi, questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio, che vede l’Italia tra i principali dieci consumatori globali di prodotti biologici. Il Paese, tuttavia, si colloca all’ultimo posto dopo Francia e Germania, con la Danimarca che si attesta come leader mondiale nel settore. Questo nonostante l’Italia vanti una delle più vaste estensioni di terreno dedicato all’agricoltura biologica, coprendo un’area pari a quella dell’Emilia-Romagna. Il consumo e l’utilizzo di cibo plant based permette al mondo di risparmiare sulla bolletta luce e sulla bolletta gas del mondo.

    La quota di mercato biologico in Italia è attualmente del 3,5%, inferiore rispetto a quella di nazioni come Germania e Francia. Nel 2022, l’acquisto di ortofrutta biologica ha raggiunto il volume più basso degli ultimi cinque anni, con un incremento medio del prezzo del 3%, portando il costo a 2,22 euro/kg. Nonostante questo, la domanda di alcuni prodotti biologici, come le banane, ha mostrato un aumento. La crescita dei consumi di patate biologiche, in particolare, ha contribuito a mantenere stabili gli acquisti di ortaggi nel corso dell’anno.

    Plant based: a che punto siamo in Europa?
    Un sondaggio condotto in Europa da ProVeg in collaborazione con l’Università di Copenaghen e l’Università di Gand, finanziato dal Smart Protein Project, ha rivelato che nel 2022 il 51% dei cittadini europei ha ridotto significativamente il consumo di carne. Ciò rappresenta un aumento rispetto al 46% del 2021, segnalando un cambiamento nelle abitudini alimentari. Le ragioni principali di questo cambiamento sono la salute (47%), l’attenzione all’ambiente (29%) e il benessere degli animali (26%). Inoltre, il sondaggio ha rivelato che il 27% dei consumatori europei si definisce flessitariano, ovvero segue un regime alimentare principalmente vegetariano ma include occasionalmente proteine animali.

    La fiducia negli alimenti a base vegetale è in crescita, con il 46% degli europei che si esprime positivamente verso questi prodotti rispetto a due anni fa. In media, il 28% degli europei consuma almeno un’alternativa alimentare a base vegetale almeno una volta alla settimana, un aumento rispetto al 21% del 2021. Il 66% degli europei consuma legumi almeno occasionalmente, e il 53% vorrebbe consumarli più frequentemente.

    Il consumo di Plant based in Italia
    Secondo lo studio di Unione Italiana Food, il mercato degli alimenti plant-based in Italia ha raggiunto un valore significativo di oltre 490 milioni di euro nel 2022, con previsioni di una crescita ulteriore. La ricerca ha rivelato che ormai uno su due italiani acquista regolarmente alternative vegetali, e il 25% di coloro che non le hanno ancora provate prevede di farlo in futuro grazie a fornitori sostenibili.

    Questo interesse è alimentato da una maggiore richiesta di prodotti considerati più sani, nonché da una crescente attenzione verso questioni etiche e ambientali. Il miglioramento dell’8% nelle vendite rispetto all’anno precedente è stato guidato principalmente dalla bontà percepita (71,3% dei consumatori), dalla digeribilità (71,1%), dall’aiuto nella corretta nutrizione (71%) e dalla sostenibilità (70,3%). Inoltre, il 41,8% dei consumatori sceglie il plant-based per variare l’alimentazione, mentre il 32,2% per ridurre il consumo di proteine animali. Tutto ciò garantisce maggiori contatti con il mondo che ci circonda.

    Dal punto di vista geografico, il Nord Ovest si conferma come l’area più rilevante per i volumi di vendita biologica, nonostante una diminuzione del 6% rispetto al 2021. Anche il Nord Est e il Sud, compresa la Sicilia, hanno registrato cali nelle vendite. Unica eccezione è rappresentata dal Centro e dalla Sardegna, dove si è verificato un aumento dell’8% degli acquisti.

    In questo scenario, l’introduzione della Nutella vegana da parte della Ferrero non è solo una risposta a un mercato in evoluzione, ma rappresenta anche un potenziale catalizzatore per l’ulteriore crescita del settore biologico e plant-based in Italia. Se questa nuova versione della celebre crema di cioccolato sarà in grado di conquistare sia i vegani sia gli amanti della versione classica, rimane da vedere. Tuttavia, la sua presenza segna un subentro importante verso un futuro più inclusivo e sostenibile nel mondo dell’alimentazione.

    Fonte: https://www.prestoenergia.it/news/nutella-vegana/

  • Mercato libero energia 2024: costi calmierati per 4,5 Milioni di Famiglie Italiane Vulnerabili

    Mercato libero energia 2024: costi calmierati per 4,5 Milioni di Famiglie Italiane Vulnerabili

    L’Italia si avvicina alla transizione dal mercato tutelato a quello libero, prevista per Gennaio 2024. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle nuove regolamentazioni nel mercato tutelato per la distribuzione di energia elettrica implementando misure che, secondo quanto affermato da Palazzo Chigi, rispettano gli obblighi presi con il Pnrr aventi l’obiettivo di facilitare un passaggio graduale al mercato libero. Prezzi Stabili per le Famiglie Italiane Vulnerabili Con la ratifica delle nuove normative, il Consiglio dei ministri ha delineato un percorso per la realizzazione del passaggio al mercato libero dell’energia.

    Circa 4,5 milioni di nuclei familiari classificati come “vulnerabili” manterranno l’accesso a forniture di energia elettrica a tariffe regolate, nonostante la liberalizzazione del mercato. Le famiglie vulnerabili, identificate come quelle in gravi condizioni di salute, con apparecchiature salva-vita in casa, in condizioni economiche svantaggiate o con età superiore ai 75 anni, potranno dunque continuare a beneficiare di tariffe energetiche calmierate.

    Inoltre, è prevista una campagna informativa specifica per accompagnare al meglio i consumatori nel passaggio al mercato libero. Anche Arera, insieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e alle principali associazioni dei consumatori, assicurerà un monitoraggio costante delle attività degli operatori e dei prezzi.

    Oltre a ciò, lo stesso processo di pagamento delle bollette verrà semplificato, con la possibilità di cambiare facilmente la domiciliazione bancaria e la libertà di scegliere il proprio fornitore.

    Occorre poi ricordare che, in linea generale, questa transizione punta non solo a modificare la struttura del mercato, ma anche a prevenire aumenti ingiustificati dei prezzi e a garantire una fornitura energetica equa e trasparente, con un occhio di riguardo verso le famiglie in difficoltà.

    Implicazioni per le Aziende e Sviluppo Energetico Sostenibile
    Il decreto legislativo che incornicia queste modifiche riguarda non solo le famiglie, ma ha anche importanti implicazioni per le aziende, in particolare per quelle che basano la propria attività principalmente sull’utilizzo dell’energia elettrica o di gas.
    Difatti, tale decreto presenta alcune disposizioni che avranno delle conseguenze sui costi di gas ed elettricità e anche sulla decarbonizzazione, in particolare sullo stoccaggio della Co2 e sulla localizzazione degli impianti a fonti rinnovabili.

    Inoltre, verranno implementate delle misure per sviluppare la nuova capacità di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese energivore, a dimostrazione di come la riforma energetica del 2024 rappresenta un passo significativo verso un futuro energetico più sostenibile e responsabile in Italia.

    In conclusione, questa transizione, sebbene complessa, si preannuncia come un importante passo avanti verso un sistema energetico più efficiente, sostenibile ed equo. Le famiglie italiane e le aziende si trovano di fronte a una serie di cambiamenti e opportunità, che richiedono particolare attenzione e spirito di adattamento, e la tutela dello stato non può che essere d’aiuto nel soddisfare le loro esigenze.

    Fonte: https://www.contatti-energia.it/news/mercato-libero-2024-costi-dellenergia-calmierati/

  • Dalla Bcc di Busto e Buguggiate 90mila euro di beneficenza natalizia

    Dalla Bcc di Busto e Buguggiate 90mila euro di beneficenza natalizia

    C’è un motivo in più per fare festa a Natale nell’Altomilanese e nel Varesotto. Sono i quasi 90 mila euro che la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha destinato alle associazioni e agli enti di carità del territorio. A tanto ammontano le beneficenze che l’istituto di credito ha deciso di erogare nel corso del solo mese di dicembre; un segno, come dice il presidente della Banca di Credito Cooperativo, Roberto Scazzosi, «della vicinanza a quanti operano in favore degli altri nel sostegno dei bisogni quotidiani e per far crescere la propria comunità di riferimento».

    Da Legnano a Varese, delle circa 30 associazioni e realtà che hanno ricevuto un contributo per Natale, la maggior parte sono enti caritativi. Sono le Caritas territoriali e le parrocchie che spesso operano al fianco degli ultimi attraverso le mense dei poveri. «Seguendo una strada che abbiamo intrapreso alcuni anni fa, anche per questo Natale la scelta del nostro istituto è stata quella di porsi al fianco delle realtà che fanno fronte a un bisogno esponenzialmente in crescita», prosegue Scazzosi. Tra i molti enti che, attraverso l’encomiabile opera dei volontari, danno assistenza ai bisognosi sono state indicate quattro mense dei poveri: quella dell’associazione Il Pane di Sant’Antonio di Varese, la mensa dei poveri di via Bernardino Luini sempre a Varese, la Casa della Carità di Legnano che opera nell’ambito della parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù e la Mensa del Padre Nostro di Castellanza». Per la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate si tratta di una collaborazione storica con realtà che nel loro operato vanno ben oltre il “solo” servizio mensa, arrivando a sostenere le famiglie in difficoltà anche con altri interventi, come il servizio doccia, la distribuzione di indumenti, lo sportello farmaceutico e l’emporio solidale. «L’intento del contributo è di coprire i pasti erogati nei giorni delle feste e di dare sostegno a una serie di attività e servizi che quotidianamente i molti volontari impegnati riescono a garantire».

    Circa il 30% dei contributi è stato erogato invece a favore di associazioni sportive e progetti che hanno come obiettivo la crescita educativa dei ragazzi. «Anche questo è un ambito che vede la nostra banca impegnata da tempo – aggiunge Scazzosi -. Crediamo fortemente nel ruolo educativo dello sport soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. I giovani rappresentano la speranza del nostro territorio: contribuire, dando sostegno a chi è al loro fianco, alla loro crescita è un investimento per il futuro delle nostre comunità». Non certo ultimo, il capitolo dedicato alla musica. «Un ambito al quale l’istituto è molto legato non solamente per gli aspetti educativi, ma anche per la socialità che è capace di creare soprattutto in un periodo di feste quale è quello natalizio».

    Conclude: «Tutto questo testimonia concretamente quanto la presenza di una Banca di Credito Cooperativo sia un valore aggiunto per il proprio territorio di riferimento. La differenza non è solamente nei valori – quali la cooperazione, la mutualità e il territorio – che ci muovono da oltre 125 anni, ma anche nella capacità di essere volano di crescita, culturale, sociale ed economica».

  • Regali di Natale ‘senza contante’: crescita del 26%

    Regali di Natale ‘senza contante’: crescita del 26%

    – Gli acquisti di Natale sono sempre più cashless: i pagamenti digitali, tra novembre e la prima metà di dicembre, sono cresciuti del 26% rispetto allo stesso periodo del 2022. Diminuisce lo scontrino medio cashless del 6,5% a livello nazionale, attestandosi sui 26,28 euro, mostrando una sempre maggiore diffusione dei pagamenti con carta e smartphone anche per spese di importi più piccoli. Le librerie registrano l’aumento più interessante delle transazioni senza contanti (+64,3%), seguite dagli store di cosmetici (+62%) e i negozi di giocattoli (+57,1%). La tarda mattinata tra le 10 e le 12 (19,8% di transazioni) e la pausa pranzo (17,9%) sono gli orari in cui si concentrano maggiormente gli acquisti, ma è significativa anche la tendenza ad acquistare in orario serale: il 13% delle transazioni digitali avviene dopo le 20. A fare il punto sulle abitudini di consumo degli italiani nel periodo natalizio è l’Osservatorio 24h Christmas Cashless di SumUp, la fintech attiva nel settore dei pagamenti digitali con soluzioni innovative per business di ogni dimensione.

    Nella Top 10 dei settori per crescita dei pagamenti cashless, dopo librerie, cosmesi e giocattoli ci sono i fiorai, con un +50,7% di transazioni in più rispetto al 2022; tra i regali per sé o da mettere sotto l’albero ci sono anche orologi e gioielli, con i negozi dedicati che registrano un +47,2% di pagamenti senza contanti. I settori alimentari occupano la classifica tra il sesto e il nono posto con bar e club (+40,7%), caffè e ristoranti (+36,9%), alimentari e supermercati (+24,1%) e mercati rionali e mercatini di Natale (+22,6%). A chiudere la Top 10 i saloni di bellezza e i barbieri, che in vista di Natale 2023 registrano un +21,4% di transazioni cashless rispetto allo scorso anno.

    Lo scontrino medio digitale più alto è stato battuto nelle gioiellerie, dove si attesta sui 100,5 euro; il settore registra anche la crescita del ticket medio più elevata, pari al +35,1% rispetto al 2022, quando era di 74,4 euro. Lo scontrino più “piccolo”, invece, è nei bar e club, dove si paga con carta o smartphone anche per importi minori, con una media di 12,2 euro. I negozi di giocattoli, segnala l’Osservatorio 24h Cashless di SumUp, sono quelli in cui il ticket medio cashless è sceso di più (-14,6%), passando da 44,6 euro a 38 euro.

  • Nuovo albergo in Duomo a Milano (dentro stabile comunale): asta da 4 milioni l’anno

    Nuovo albergo in Duomo a Milano (dentro stabile comunale): asta da 4 milioni l’anno

    Il complesso monumentale fra piazza Duomo e via Dogana, di proprietà del Comune di Milano, sarà dato in concessione per 36 anni con gara pubblica ad incanto e diventerà una struttura alberghiera. Lo ha previsto la giunta di Palazzo Marino, approvando le linee guida della procedura pubblica proposte dall’assessore al Bilancio e patrimonio, Emmanuel Conte.

    Per il palazzo storico affacciato sulla Cattedrale e compreso fra le vie Marconi, Mazzini e Dogana, il Demanio fa sapere di aver ricevuto negli scorsi mesi due manifestazioni di interesse da parte di altrettanti operatori per la realizzazione di una struttura ricettiva di lusso, con proposte dettagliate sia per il progetto di utilizzo sia per gli interventi di riqualificazione e adeguamento. Sulla base di queste, verrà aperto il bando pubblico destinato ad offerte migliorative sia nei contenuti sia dal punto di vista economico. La base d’asta per il canone annuo è fissata in 4 milioni di euro, pari a 500 euro al metro quadro per poco più di 8mila metri quadri di superficie.

    La gara sarà distinta in due fasi: la prima, di qualificazione, individuerà gli ammessi alla seconda dell’incanto, privilegiando la qualità della proposta alberghiera e dei servizi complementari e i suo valore estetico. “Milano si sta trasformando da molti punti di vista e, come è sua tradizione, non rincorre i cambiamenti ma cerca di coglierne le opportunità positive per metterle al servizio del bene di tutti i cittadini”, dice l’assessore Conte. Questo – aggiunge – “vale anche per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune, il cui obiettivo non è solo una ricerca di messa a reddito, pur dovuta e necessaria, ma una politica dinamica coerente con i cambiamenti, capace di valorizzare e preservare i beni della città, generare valore e risorse e creare nuove funzioni e servizi. Anche la gara che si aprirà per il palazzo su piazza Duomo ne fa parte”.

  • Confcommercio: vacanze di Natale per 8 milioni e mezzo di italiani, spesa da 3 miliardi

    Confcommercio: vacanze di Natale per 8 milioni e mezzo di italiani, spesa da 3 miliardi

    Otto milioni e mezzo di italiani festeggeranno fuori casa il Natale, grazie a un ponte di quattro giorni, mentre altri due milioni sono gli indecisi che potrebbero partire all’ultimo minuto. Chi parte lo fara’ con un occhio attento alla spesa, che si aggirera’ complessivamente intorno ai 3 miliardi di euro. La maggior parte, l’83%, restera’ in Italia, nonostante la voglia di tornare pienamente alle abitudini pre-pandemia incrementi, rispetto al 2022, l’apprezzamento per destinazioni estere, quasi tutte europee. Sono i dati che emergono dal Focus sul Natale dell’Osservatorio Turismo Confcommercio in collaborazione con Swg su un campione composto da 1048 cittadini italiani. In particolare, un italiano su quattro sfruttera’ praticamente tutto il ponte natalizio, concedendosi tre o quattro pernottamenti a destinazione, mentre uno su cinque, con oltre cinque pernottamenti, andra’ probabilmente a collegare Natale e Capodanno in un’unica vacanza lunga. Per gli altri la permanenza fuori casa sara’ al massimo di due notti, prevalentemente in localita’ vicine al luogo di residenza o senza uscire dalla propria regione.

    Quanto al raggio degli spostamenti nel confronto con il 2022 scende dal 57% al 40% la quota di coloro che resteranno comunque all’interno della regione di residenza, mentre salgono dal 36% al 44% i vacanzieri che si spingeranno oltre, restando comunque in Italia. Sale inoltre, dal 7% al 17%, la quota di chi ha invece in programma un viaggio oltre confine. Poco piu’ della meta’ dei viaggiatori soggiornera’ in strutture turistico ricettive, prevalentemente alberghi seguiti da b&b, mentre l’altra meta’ opta quasi esclusivamente per l’ospitalita’ presso amici e parenti o il soggiorno in seconde case. Regina del Natale e’ la montagna, scelta da un italiano su tre. Citta’ d’arte e grandi citta’ e borghi totalizzano complessivamente un ulteriore 32% delle preferenze mentre le localita’ della costa, scelte in prevalenza da chi circoscrive gli spostamenti ai confini della propria regione, sono la destinazione di un ulteriore 21%. Ne risulta un panorama delle destinazioni che premia Lazio, Trentino Alto Adige, Campania e Lombardia sulle scelte di Italia mentre, per l’estero, Francia, Germania, Inghilterra e Austria sono le nazioni piu’ gettonate.