Categoria: Sport

  • Ciclismo, conto alla rovescia per il “Trofeo Rancilio”

    Ciclismo, conto alla rovescia per il “Trofeo Rancilio”

    La macchina organizzatrice GS Rancilio è all’opera per ultimare gli ultimi preparativi, infatti, solo 24 ore separano lo start del Trofeo Antonietto Rancilio 2024, la classica del ciclismo dilettantistico che ricorda la figura dell’imprenditore scomparso nel 1983 che è giunta alla 40^ edizione per la prova maschile e alla 7^ per quella femminile.

    Ad aprire l’edizione 2024 sarà la prova maschile in programma giovedì 4 luglio con 130 atleti che animeranno la gara regalando tanto spettacolo al pubblico presente in rappresentanza di 22 formazioni, tra cui i team stranieri Colombia, Max Solar (GER) e Project 1 (UK)

    Tra i nomi più importanti non può mancare tutto il team Zalf Euromobil che si presenta alla ricerca del 5° successo al Trofeo Rancilio (2018 – Dainese, 2021 – Zurlo, 2022 – Zamperini, 2023 – Griggion)
    Un Matteo Zurlo, ora in maglia Trevigiani, pronto alla ricerca del bis personale a Parabiago, coadiuvato dal compagno Matteo Baseggio

    Attenzione anche alle “ruote veloci” che devono essere i principali indiziati in caso di arrivo in volata: Simone Buda(Solme-Olmo e già primo a Nerviano), Francesco Della Lunga (Hopplà-Petroli Firenze), Tommaso Nencini (Zalf-Euromobil), Alessio Menghini (General Store).

    Tra gli outsider, in elenco troviamo Andrea Piras (Named) e Jenson Brown (Project One UK) che ha militato nella vicina Bustese.Olonia nelle stagioni juniores
    Da citare il “Beniamino di Casa” Marco Rancilio, uscito in buona condizione dal Giro del Veneto e che conosce ogni centimetro di questo tracciato.

    Il giorno successivo, venerdì 5 luglio si replica e sarà la volta della prova Femminile che vedrà presenti circa 90 atlete pronte a contendersi la vittoria del 7^ Trofeo Antonietto Rancilio.

    Ultime ore per la definizione delle iscritte e che vi riporteremo in un comunicato specifico.

  • Tour de France: il mito del Galibier, Pogacar e Pantani che non morirà mai

    Tour de France: il mito del Galibier, Pogacar e Pantani che non morirà mai

    Ieri, Tadej Pogacar ha scritto un’altra pagina di grande ciclismo, spianando il mostro del Galibier in salita e, soprattutto, volando in picchiata fino al traguardo, raggiunto in beata solitudine come tutte (o quasi) le volte in cui decide sia il caso di fare sul serio. E con Jonas Vingegaard a mezzo servizio, per la terribile caduta ai Baschi nella tarda primavera che gli ha accartocciato un polmone, lo sloveno assesta il colpo che potrebbe già voler dire doppietta Giro-Tour, ventisei anni dopo la duplice impresa di Marco Pantani, anno di gloria 1998. Che dire, solo applausi per il fenomenale sloveno.

    Ricorsi storici, quelli belli. Perché anche quella volta tra la fatica e la gloria ci fu in mezzo il Galibier, quasi duemila e settecento metri di altitudine incastonati nel dipartimento dell’Alta Savoia in uno scenario meraviglioso a prescindere. Una salita che evoca storie antiche. La prima rudimentale strada carrozzabile risale già al 1891, in Francia la chiamavano ‘Strada di grande comunicazione numero 14′ ma alla vetta mancava ancora un tratto. Lo scavò l’esercito, ma solo un secolo più tardi. Quasi in cima, ancora oggi troneggia il monumento a Henri Desgrange – per chi non lo sapesse, l’ideatore del Tour de France – che con la prima Grande guerra ancora da venire disse che i ciclisti, pur valorosi, dinnanzi al Galibier non fossero altro che “brodaglia” e, pertanto, obbligati a levarsi il cappello ad ogni passaggio. È risaputo, non toccare ai francesi ciò che i francesi reputano orgoglio di patria.

    Per i nostri colori, nel 1937 fu Gino Bartali a transitare per primo sul gigante delle Alpi Cozie, mentre tre lustri più tardi fu imitato da Fausto Coppi. Senza nulla togliere ai due miti imperituri del ciclismo azzurro, e a tutti coloro che da semplici appassionati una volta nella vita hanno scelto di dedicare cuore e quadricipiti a questa salita, è proprio al 1998 che a sentire parlare di Galibier ci si immagina di tornare, con la forma di memoria più tridimensionale che c’è. Primo, perché Marco Pantani da ormai un ventennio se n’è andato altrove. Secondo, perché ci sono momenti nella storia dello sport che inglobano ciò che rende la vita degna di essere vissuta e assurgono a spaccati a metà tra epica e pedagogia. Anno ’98, dunque, 27 luglio. Estate piena ma, si sa, la montagna fa sempre un po’ quel diavolo che le pare in quanto a meteorologia. Infatti, quel pomeriggio il tempo è da tragedia: diluvia, tira un vento che rende l’equilibrio un esercizio difficoltoso, fa un freddo boia. Marco Pantani è nato in Romagna, adora il mare e in salita va come un treno ma solo perché, lo ripeteva spesso, l’agonia dev’essere abbreviata scalciando il più forte possibile sulle pedivelle. Vien da sé che quelle condizioni climatiche le detestasse epidermicamente.

    Solo qualche mese prima, sulle strade del Giro d’Italia aveva fatto vedere che con l’orografia montana di torno era impensabile per gli avversari vederlo da vicino, tanto che, in un altro pomeriggio passato istantaneamente dall’asfalto alla leggenda, Marco salendo verso le Dolomiti in compagnia di Pavel Tonkov si rese protagonista del faccia a faccia che che oggi è assunto ad unità di misura dei duelli. Ma il Tour non è il Giro. Perché infarcito di chilometri a cronometro, esercizio contro il tempo che costituisce la cryptonite del Pirata, gli arrivi in salita sono soltanto due in tre settimane di corsa e, soprattutto, c’è Jan Ullrich, il Kaiser. Uno che ha saputo riscrivere le leggi della fisica in tema di potenza e che senza i famigerati bagordi culinari (e non solo) durante i freddi inverni della fu Germania dell’Est, oggi ricorderemmo come uno dei più forti corridori di ogni tempo. E poi, fare doppietta tanto somiglia all’impresa che nel tennis significherebbe assicurarsi il Grande Slam. Morale, accade una volta ogni morte di Papa e di cognome sarebbe meglio fare Indurain. Sarebbe.

    Dopo la corsa rosa, Marco non è che si fosse allenato così bene in previsione di una campagna di Francia non certa. Tutt’altro. Poi Luciano Pezzi morì e al via scelse di presentarsi comunque, perché il suo mentore avrebbe voluto lo facesse. Così, le prime tappe sono un mezzo calvario al termine delle quali il tedesco dai quadricipiti grandi come sequoie lo precede e non di poco. Minuti. Giorno dopo giorno, però, l’occhio di Pantani assume il taglio delle occasioni migliori, perché ai fenomeni non piace prendere sberle senza reagire e Marco, se pungolato nell’orgoglio, diventa il peggiore avversario possibile come solo i campioni danno essere. Il 27 luglio, l’arrivo è fissato a Les Deux Alpes e già al mattino l’aria metaforica che si respira in gruppo rischia di essere più tagliente di quella vera che sferza il viso dei corridori. Quando Pantani aveva in mente qualcosa, non si sa come ma era madre natura a preannunciarlo con uno dei suoi trucchi.

    In corsa, Ullrich vestito di giallo mette davanti i suoi uomini a fare da guardia, con lui il luogotenente e vecchia volpe Bjarne Riis con funzione di regista. Tutto sembra apparecchiato a puntino per il controllo della situazione. Invece, Luc Leblanc, uno scalatore di lusso, inizia ad agitarsi in testa al gruppo e le sue proverbiali progressioni sgretolano il plotone dei battistrada con il risultato di privare Ullrich del sostegno dei suoi gregari. A cinque chilometri dal monumento di Desgrange, il Kaiser è solo e Marco decide che il tempo dell’all-in, vittoria o morte, è sopraggiunto. Uno dei Pantani-Moments. Abbassa le mani sul manubrio, dà un ultimo respiro a pieni polmoni e si produce in uno di quelli scatti – perpetui, nella definizione del compianto Gianni Mura – che stanno al ciclismo come il dribbling di Maradona sta al soccer. In un amen riprende i fuggitivi, se li scrolla di ruota e sul Galibier, nascosto da un meteo da tragedia o dall’epica ciclista per chi lo preferisce, scollina in compagnia di sé stesso. Dietro, Ullrich è alla deriva, con le gambe vuote e il morale a pezzi di chi, senza averlo mai messo in preventivo, si scopre impotente.

    Gli ultimi quaranta chilometri sono una pagina di ciclismo che è, insieme, in bianco e nero e colori. Bianco e nero, perché capace di evocare le indimenticabili gesta dei pionieri. Di chi, già un secolo prima, il Galibier lo scalava con bici pesanti come cancelli, maglie di lana sulla pelle nuda e con il copertone di ricambio a tracolla. A colori, invece, perché futuristica, capace di proiettare la disciplina in una dimensione moderna e interpretata secondo i canoni dell’arrembaggio. Il ciclismo d’attualità che oggi sublima, guarda il caso, uno come Pogacar. Trasfigurato da freddo e fatica, e con quella sua aria perennemente malinconica, Pantani giunge al traguardo abbozzando un’esultanza al solito contenuta con quasi dieci minuti di vantaggio sul re definitivamente nudo. Tour ribaltato, un capolavoro che fa da preludio alla passerella gialla sui Campi Elisi, con Parigi prossima a celebrare la grandezza imperitura del Pantadattilo. Sempre scomodando Gianni Mura, che ebbe modo di definirlo in tal modo proprio perché uomo a rischio estinzione, come i dinosauri. Cosa che purtroppo successe davvero non più tardi di una decina di mesi dopo, ma è questa un’altra storia.

    Il Galibier, pertanto, ancora una volta fu giudice supremo, per l’occasione nell’incoronare la doppietta di Marco Pantani. Lo scalatore più forte di ogni eventuale pianeta, oltre che di epoca, dal cuore grande e la sensibilità dilagante, il cui scatto sui pedali si elevò in quei giorni a paradigma di vita per chi avesse l’ambizione di fare della caparbietà una granitica regola di esistenza. Un italiano, a distanza di troppe decadi, tornava sul gradino più alto della manifestazione che più di ogni altra emana ciclismo, spedendo ai posteri una cartolina proprio dalla cima che fa degli uomini ‘brodaglia’ ma non di quelli speciali. Come il Pirata. Marco ce l’hanno strappato troppo presto ma nelle giornate come quella di ieri, rese imperdibili da successori altrettanto valorosi come può essere appunto Pogacar, la sua sagoma inconfondibile sembra non essere mai andata via. Da lì, dove ci si aspetta sempre di ritrovarla: in salita. Christian Prudhomme, il parigino Direttore del Tour de France nel periodo che va dal 2007 al 2018, era solito ripetere un concetto: è il Tour a fare grandi i campioni e non viceversa. Campanilismo d’oltralpe, magari stucchevole ma con un fondo di verità.

    Ci sono campioni il cui ricordo è davvero legato esclusivamente alla corsa che descrive planimetricamente un ricciolo e che, non per niente, gli spocchiosi cugini chiamano Grande Boucle. Tuttavia, ce ne sono altri che brillerebbero di luce propria, sempre e comunque. In Francia e pure nello spazio. Ciò, con buona pace del blasone del Tour, dei vini della Borgogna, della lavanda provenzale e della grandeur della patria che incarnò il sogno rivoluzionario. Marco Pantani, per fare l’esempio che amiamo di più, che il Col du Galibier quel 27 di luglio lo trasformò nel giardino di casa sua. E pure nostra.

  • Cento anni di ciclismo a Dairago, libro e molto altro

    Cento anni di ciclismo a Dairago, libro e molto altro

    Un weekend all’insegna del ciclismo ha animato il comune di Dairago, regalando momenti indimenticabili agli appassionati delle due ruote e alla comunità locale di Dairago. Sabato 29 giugno, presso il Cinema Auditorium Paolo VI, si è tenuta la presentazione del libro “100 anni di pura passione” che celebra la storia della US Dairaghese Ciclismo.

    L’evento ha visto la partecipazione di oltre 150 persone, tra cui figure di spicco del mondo ciclistico come il Presidente Regionale della FCI Stefano Pedrinazzi, il Presidente Provinciale della FCI Luca Arrara, e il Sindaco di Dairago, Paola Rolfi. Presente anche il Presidente del Giro Handbike, Fabio Pennella, insieme ad atleti e dirigenti attuali e del passato della US Dairaghese Ciclismo. La presentazione è stata un’occasione per ripercorrere i momenti più significativi di questa storica società e per onorare il contributo di tutti coloro che ne hanno fatto parte e hanno contribuito a scriverne la storia.

    45° GP Frattolillo – Domenica 30 Giugno Domenica 30 giugno si è svolto il 45° Gran Premio Frattolillo a Dairago, una gara riservata alla categoria giovanissimi che ha visto la partecipazione di oltre 150 iscritti. L’evento è stato un grande successo, confermando ancora una volta l’importanza del ciclismo giovanile nella comunità locale e l’impegno della US Dairaghese ciclismo nella promozione dello sport tra i giovani.

    Prossimi Eventi La US Dairaghese continua a celebrare il suo centenario con una serie di eventi imperdibili: ● Mostra Fotografica del Centenario: Sabato 6 Luglio alle ore 17.30, presso la Sala Consiliare del Comune di Dairago, si terrà l’inaugurazione della “Mostra del Centenario”. Un’occasione unica per ripercorrere la storia della società e rivivere i momenti più significativi attraverso una collezione di fotografie storiche e cimeli. ● Tappa del Giro d’Italia Handbike: Il 14 luglio, Dairago ospiterà la centesima tappa del Giro d’Italia Handbike. Un evento di grande rilevanza che porterà sul nostro territorio gli atleti del Giro Handbike, offrendo un’opportunità straordinaria per sostenere e promuovere il ciclismo paralimpico. Un ringraziamento particolare a tutti i volontari, agli sponsor e all’Amministrazione che hanno reso possibile queste due giornate di grande ciclismo a Dairago e saranno di supporto per gli eventi futuri.

  • Si scaldano già i motori per la “StraLegnanese by Night”. Un’esperienza unica di corsa in notturna

    Si scaldano già i motori per la “StraLegnanese by Night”. Un’esperienza unica di corsa in notturna

    Una prova di corsa amatoriale, non competitiva e ad andatura libera, aperta a tutti gli amanti
    del benessere desiderosi di scoprire la città di Legnano da un’insolita prospettiva: in notturna e alla
    luce della luna.

    Grazie al costante e indispensabile sostegno di Allianz Bank e di Allianz Viva, la storica U.S. Legnanese 1913 ha infatti confezionato una manifestazione che si svolgerà senza traffico automobilistico lungo il tracciato, offrendo cosi’ ai partecipanti l’opportunità di esplorare i luoghi piu’ pittoreschi della città in una atmosfera magica e suggestiva.

    La serata è articolata in due momenti e in due scenari distinti.
    L’Isola del Castello cittadino sarà teatro delle prove riservate ai piu’ piccoli: un percorso di 400mt per i bimbi dai 4 agli 8 anni; un tragitto di 800mt per quelli dai 9 ai 12 anni. Per loro, partenza alle 19:00 e iscrizione gratuita in loco da formalizzarsi la sera stessa dell’evento.

    I 7km della StraLegnanese by Night sono invece riservati a chi ha già compiuto 13 anni di età: partenza
    alle 20:15 da Viale Toselli per entrare nel cuore pulsante della città e fare poi ritorno al traguardo posto sempre in viale Toselli entro le 22:00.

    Sebbene la prova possa esser compiuta ad andatura libera, è invece il caso di correre ad iscriversi: non
    solo perchè il tetto massimo dei partecipanti è fissato a quota 2000 runners; ma anche e soprattutto
    perchè solo coloro che confermeranno la propria iscrizione entro il 31 luglio avranno diritto alla maglia ufficiale celebrativa della manifestazione nella propria taglia.

    Numerose le sorprese alle quali sta lavorando la squadra di Luca Roveda, Presidente della U.S.
    Legnanese 1913, che verranno svelate nelle prossime settimane: stay tuned!

  • Monza: in vendita i posti auto per il Gran premio di F1

    Monza: in vendita i posti auto per il Gran premio di F1

    Mancano due mesi all’atteso 95° Gran Premio d’Italia di Formula 1, e per i tanti appassionati che hanno gia’ acquistato il biglietto e’ possibile prenotare un posto auto nei numerosi parcheggi che verranno allestiti per l’occasione. La gestione dei parcheggi e’ affidata a Monza Mobilita’ Srl e include – tramite un accordo di collaborazione per la gestione coordinata della mobilita’ – anche i comuni di Biassono, Lissone, Vedano al Lambro e Villasanta. Come per le passate edizioni, nella citta’ di Monza saranno disponibili quattro diversi parcheggi, con collegamenti tramite navette per permettere un comodo afflusso all’Autodromo. Sara’ possibile utilizzare il parcheggio blu, con un totale di 1470 posti, presso l’U-Power Stadium nell’area industriale delle vie Pompei ed Ercolano, nell’area di proprieta’ privata a uso pubblico “ex -Confartigianato”, a cui si aggiungono eventuali altri mille posti auto nella zona dell’ex fiera e della vicina area industriale. Quest’anno, il parcheggio blu sara’ attivato solo nelle giornate di sabato e domenica e non il venerdi’, cosi’ come il servizio navetta che lo connette all’Autodromo.

    Il parcheggio viola – che conta circa 1900 posteggi – si compone di due aree: una in via Martiri delle Foibe, presso il parcheggio ordinariamente gestito da Monza Mobilita’ srl che comprende sia la porzione in superficie che quella interrata; e una costituita dal parcheggio interrato del centro commerciale Rondo’ dei Pini. Il parcheggio gold si trova invece all’interno del Parco di Monza, con una capienza di 1050 posti auto e 40 stalli per le moto. Infine il parcheggio arancione e’ costituito da una porzione di parcheggio dell’Ospedale San Gerardo ordinariamente gestita da Monza Mobilita’ Srl e da un’area messa a disposizione dal Centro Commerciale Iper Maestoso di Monza, tra via Sant’Andrea e via A. Lissoni, e conta un totale di circa 550 posti auto piu’ 40 stalli per le moto. Sono disponibili, oltre ai parcheggi allestiti in citta’, ulteriori posti nei Comuni attigui al Parco Reale. In particolare a Vedano e’ disponibile il parcheggio Platino, a pochi passi dal Parco, con una capienza di 300 posti auto. Per camper e per autobus sono invece disponibili il parcheggio verde a Biassono e il parcheggio marrone tra Biassono e Vedano, rispettivamente su via Parco e via Madonna delle Nevi e tra le vie Trento e Trieste, Locatelli, dei Gelsi e della Misericordia. Nel parcheggio marrone sono disponibili anche 100 posti per autobus.

  • Atletica, Stefano Marmonti nella TOP SIX italiana nel lancio del disco

    Atletica, Stefano Marmonti nella TOP SIX italiana nel lancio del disco

    Grande risultato nel weekend per l’inverunese scuola SOI, Stefano Marmonti.
    Con la misura di 51,43 l’atleta, oggi in forza all’Unicusano Livorno, si è classificato sesto a livello nazionale ai Campionati Italiani Assoluti di atletica leggera svoltisi a La Spezia.

    Primo tra gli atleti non professionisti Stefano ha lanciato a poco più di mezzo metro dal proprio personale.

    Un altro step importante per l’atleta cresciuto nel vivaio SOI Inveruno (dove ancora si allena) e che ora sta portando grandi risultati nella prestigiosa bacheca degli amaranti di Livorno.

  • Parco Ticino Bike Packing: la prima edizione è già un successo!

    Parco Ticino Bike Packing: la prima edizione è già un successo!

    Tre giorni consecutivi ‘baciati’ dal sole (di questi tempi, una specie di record…) stanno facendo da sfondo alla prima edizione di Bike Packing Ticino, kermesse davvero senza precedenti e che nel tempo potrà diventare qualcosa di grande e importante.

    ????? ??? ?????? ???????????, scattato venerdì e concluso ieri, é stato il primo degli eventi sportivi promossi nell’ambito del 50° anno dalla fondazione del Parco della Valle del Ticino.

    L’obiettivo di Gravelland, che con la regia di Andrea Noè e Graziana Antoci ha curato tutta la fase organizzativa e delineato tutti i percorsi, era quello di festeggiare il 1° parco regionale d’Italia con un viaggio in bicicletta, gravel o mtb, di 400, 300, 150km & una traccia esclusiva di 80km.

    Un’esperienza immersiva unica per esplorare a fondo l’immenso patrimonio naturale, ma anche storico e artistico dei territori tra le province di Milano, Pavia e Varese.

    Centinaia e centinaia i partecipanti, 200 raggiunti nelle prime settimane di iscrizione: ieri mattina, nel Comune di Robecco sul Naviglio, dal parco di villa Terzaghi- dove si è svolgta la Festa del Gerusco, Cristina Chiappa- Presidente del Parco del Ticino ha dato il via ai tantissimi appassionati che hanno scelto il percorso di 40 oppure 80 chilometri.

    ​Le date e le fasce orarie di partenza dipendevano dal percorso scelto in fase di iscrizione:
    – Venerdì 28 Giugno 2024 dalle ore 07.30 alle ore 18.00 PERCORSO 400KM E 300KM
    – Sabato 29 Giugno 2024 dalle ore 07.30 alle ore 10.00 PERCORSO 300KM E 150KM
    – Domenica 30 Giugno 2024 dalle ore 07.30 alle ore 10.00 PERCORSO 150KM

    Alla partenza era presente anche il direttore Claudio De Paola, mentre per tutta la giornata c’è stato uno stand dei Produttori Agricoli Ticino.

    Ma sin da ora gli organizzzatori lo hanno detto con soddisfazione: Bike Packing Ticino è già un successo!

    -foto di Graziana Antoci e Sonia Bustreo-

  • Via a Wimbledon: chi (non) lo vincerà?

    Via a Wimbledon: chi (non) lo vincerà?

    Edizione 2024 dei Championships al via quest’oggi con il consueto esordio sul campo Centrale del detentore del titolo, Carlos Alcaraz, che dopo pranzo scalderà i motori contro il non irresistibile Mark Lajal. Subito in campo anche Jannik Sinner, capofila della parte alta di tabellone per diritto di ranking, quella purtroppo assegnata dal sorteggio anche alla sua nemesi spagnola che è testa di serie numero tre e che, pertanto, potrebbe dover affrontare già in semifinale. Per l’azzurro, esordio contro il quasi omonimo Yannick Hanfmann, salvo cataclismi nulla più che un allenamento agonistico per verificare lo stato di forma dopo una prima parte di stagione intensa e proficua.

    A guardare il tabellone nella sua interezza balza all’occhio un certo sbilanciamento di forze nel lato presidiato da Sinner, tutto a beneficio di Novak Djokovic che, al contrario, ha davanti a sé una potenziale autostrada. Almeno fino ai quarti, dove a provare ad infastidirlo dovrebbe esserci Hubert Hurkacz, uno che sui prati è un brutto cliente e che proprio qui a Wimbledon ha messo fine alla carriera di Federer, tanto per dire. Holger Rune permettendo, perché lo spaccone ma talentuoso danese potrebbe testare il ginocchio appena operato del serbo negli ottavi, ammesso non si suicidi anzitempo contro qualche improbabile carneade.

    Per Sinner, invece, corsa ad ostacoli. Detto del primo impegno, già al secondo turno la sfida contro il vincitore tra il nostro Matteo Berrettini, che al top della forma fisica è stato capace di arrampicarsi fino all’ultimo atto londinese, e Marton Fucsovics, un ottimo erbivoro, lo costringerà ad essere piuttosto centrato alla svelta. Non è finita, perché la sorte gli potrebbe riservare un quarto di finale scomodo e prestigioso contro uno tra Daniil Medvedev, la cui follia sconsiglia pronostici, e il più elegante del circus, Grigor Dimitrov, che non necessita di presentazione. Attenzione anche al terzo round, dove lo scoglio costituito da Tallon Griekspoor, se l’olandese non combinerà un pasticcio nei primi due match con Miomir Kecmanovic nei paraggi, non dev’essere preso sotto gamba. Contro l’olandese, infatti, non più tardi di quindici giorni fa, Jannik ha vinto in rimonta faticando non poco per avere la meglio.

    Sempre Djokovic permettendo, il cui stato di salute è realmente un’incognita anche se quando il serbo imbraccia la racchetta è perché sente di poter essere ancora una volta il più forte, il clou di quest’anno si spera possa essere una sorta di finale anticipata che più nobile non ci può essere, quella, appunto, tra gli amici-nemici Jannik e Carlitos, per una rivincita con cambio di superficie dopo la vittoria dell’allievo di Ferrero a Parigi, ma solo al termine di una battaglia lunga cinque set. Prima che ciò avvenga, sarebbe assai interessante se il suo quarto di finale Alcaraz lo contendesse ad Alexander Bublik, quello completamente matto ma depositario di una forma di talento cristallina e, in assenza di Kyrgios, forse ineguagliabile se non proprio da Carlitos stesso. Che non ha talento, lo è, ed è superfluo ribadirlo ogni volta. In questo caso, molto dipenderà dalla voglia del kazako di intrattenersi in Church Road, possibilmente lontano dai pub.

    Da segnalare la presenza, purtroppo per l’ultima volta, di Andy Murray che, oltre ad essere il più talentuoso dei Big Four eccetto Federer e ragazzo di intelligenza e interesse sopra la stereotipata media, è uno che a Wimbledon ci ha vinto pure un’Olimpiade e non è conveniente darlo per morto anche se ormai da anni scende in campo con due anche in metallo. Chiosa finale a beneficio di due azzurri speciali. Uno è Lorenzo (il Magnifico) Musetti, che dopo la finale al Queen’s e il morale in risalta potrebbe sfruttare un settore di tabellone piuttosto modesto per arrivare a sfidare Andrey Rublev al terzo turno come obiettivo assolutamente minimo. Rublev, che per essere a Wimbledon, non è certo una prospettiva terribile. L’altro è l’eterno Fabio Fognini, sempre a proposito di chi alla pallina ha modo di dare del tu, che a Londra ha sempre fatto pasticci ma l’esordio con un lucky loser prima di testare Casper Ruud – numero otto ma che sull’erba non vale i primi cinquanta al mondo e forse lo si sopravvaluta – potrebbero riservargli una permanenza londinese non così breve. E, si sa, con il Fogna in mezzo ai piedi non ci si annoia mai.

    In definitiva, chi vince? Mettiamola così: ci sono buone possibilità che i Championships 2024 avranno un nuovo nome sull’albo d’oro. Diciamo che lo si spera, ma senza dirlo troppo forte. Buon torneo a tutti.

  • Gli architetti di Milano: più trasparenza per il nuovo San Siro

    Gli architetti di Milano: più trasparenza per il nuovo San Siro

    Più trasparenza sulle procedure per l’affidamento degli incarichi e sugli attori in campo nella partita per lo stadio di San Siro. A pochi giorni dai primi dettagli sul progetto presentato da Webuild su come sarà San Siro riqualificato, qualora Milan e Inter dovessero dare il loro assenso, l’Ordine degli architetti della provincia di Milano esprime preoccupazione e rivendica la centralità del progetto di architettura come elemento trainante per una vera rigenerazione di luoghi e come strategia di valorizzazione delle comunità cittadine.

    “Confermiamo che il concorso di progettazione resta lo strumento privilegiato per garantire al contempo trasparenza, meritocrazia e il perseguimento del massimo interesse pubblico nella qualità del risultato – spiega in una nota il presidente dell’Ordine milanese, Federico Aldini -. Qualora non ci siano le condizioni per una procedura concorsuale, sottolineiamo l’importanza comunque di preservare la trasparenza delle procedure e garantire una chiara visibilità delle ricadute del progetto sul quartiere e sulla città, per difendere gli interessi di chi la abita”, prosegue Aldini.

  • Basket Vigevano. Myles Anthony Mack è il secondo straniero per la stagione 2024/25

    Basket Vigevano. Myles Anthony Mack è il secondo straniero per la stagione 2024/25

    Il roster 2024/25 di Vigevano 1955 si arricchisce della presenza di Myles Anthony Mack. Nato il 25 febbraio 1993 a Paterson (New Jersey), con un’altezza di 178 centimetri per 79 chilogrammi, Mack è un playmaker uscito dall’università di Rutgers Scarlet Knights.

    Ottimo tiratore e buon penetratore, ha giocato l’intera sua carriera nei campionati europei, aapprodando in Europa nella stagione 2016/17 in Danimarca con gli Horsens JC. L’anno successivo si è trasferito per due stagioni in Polonia, tra le fila di Turow e Gilwice.

    Nel 2019/20 la prima apparizione nella seconda serie turca con Balikesir, da cui si è trasferito nel 2021/22 nella seconda serie transalpina con il Denain. In Francia è rimasto per sole 11 partite, c0mpletando la stagione nella serie A ungherese nel Sopron. Nel 2022/23 il ritorno nella serie A2 turca con l’Ankaragucu (dove ha realizzato il record di 13 tiri da tre punti realizzati in una sola partita), l’anno passato ha vestito la maglia del Konyaspor con una media di 21.5 punti, 3.9 rimbalzi e 6.4 assist.

    Mack si unisce agli altri nuovi arrivati Prince Oduro, Mihajlo Jerkovic, Celis Taflaj e Matteo Galassi e ai confermati Michele Peroni, Filippo Rossi, Giacomo Leardini e Kristofers Strautmanis.

    Prince Oduro è il nuovo centro di Vigevano 1955. Pansa: “Giocatore di grande energia”

    Prince Oduro è il primo straniero messo sotto contratto da Vigevano 1955 per la stagione 2024/25. Nato a Toronto, in Canada, il 27 ottobre 1998, Oduro (203 centimetri di altezza per 113 chilogrammi) gioca nel ruolo di centro e ha effettuato l’high School prima alla Siena College e poi presso la First Love Christian Academy di Washington in Pennsylvania. Uscito dall’Università di Detroit-Mercy nel 2022, è approdato in Finlandia nel 2022/23 tra le fila del Korihait (militante nella prima serie), giocando 22 partite con una media di 11.4 punti e 7.8 rimbalzi). Ha cominciato il 2023/24 nella Bundesliga tedesca con la maglia degli Hakro Merlins Crailsheim, dove ha disputato una ventina di partite, per poi completare la stagione in Canada con i Brampton Honey Badgers. Vanta un buon passato nelle categorie giovanili della nazionale canadese, con la quale ha vinto la meaglia d’oro nei Mondiali under 19 nel 2017 e poi ha fatto parte alla selezione che ha giocato le qualificazioni dei Mondiali 2023.

    “Abbiamo firmato un giocatore di grandissima energia e molto consistente dentro l’area – spiega coach Lorenzo Pansa -. E’ dotato di grande durezza e attitudine al lavoro difensivo, ci darà una grossa mano sia in attacco che in difesa. Ha accettato con grande desiderio la nostra proposta, possiede il nostro stesso spirito”.

    Oduro si unisce agli altri nuovi arrivati Mihajlo Jerkovic, Celis Taflaj e Matteo Galassi e ai confermati Michele Peroni, Filippo Rossi, Giacomo Leardini e Kristofers Strautmanis.