Categoria: Cinema

  • Arriva ad Ossona il titolo mondiale di Gabriel Bortoleto, brasiliano che corre per la Trident

    Arriva ad Ossona il titolo mondiale di Gabriel Bortoleto, brasiliano che corre per la Trident

    Parla ossonese il fresco campione del mondo di Formula 3. Gabriel Bortoleto, brasiliano di San Paolo, corre, infatti, per la Trident che ha sede ad Ossona.

    Bortoleto ha chiuso i giochi in anticipo. Gli bastava che Paul Aron e Pepe Martì mancassero la pole. Al brasiliano è stato così sufficiente il 5° posto per aggiudicarsi il titolo, al termine di una qualifica interrotta per ben tre volte. Un titolo che arriva anche nella piccola Ossona, quindi.

    “Complimenti al neo campione brasiliano e alla Trident – ha commentato Andrea Ranzini, presidente del Rotary Club Magenta e appassionato di automobilismo che ieri era a Monza ad assistere alle gare – Ora a Monza ci aspettiamo tanto dalle Ferrari. come diceva il grande James Hunt full gas col piede destro e piede sinistro sopra per andare ancora più forte”.

  • Al Nuovo di Magenta torna il cinema: dall’1 settembre Oppenheimer

    MAGENTA CinemaTeatroNuovo riapre la Sala con il film “bomba” del momento, OPPENHEIMER di Christopher Nolan e da giovedì 14 settembre si torna al FilmForum, sia in versione serale che pomeridiana.

    Non tutte le vacanze finiscono col muso lungo: per gli appassionati di cinema, presenti passati e futuri, la ripresa delle attività in città coincide con la ripresa di momenti emozionanti e gioie condivise.

    Tornare al cinema, al teatro, alla musica, insieme ad altri che condividono queste passioni o sane abitudini di aggregazione nel segno dell’arte con noi, per molti è un fatto di benessere.
    La Sala di Comunità magentina svolge questa funzione sociale e soggettiva da più di un trentennio, nel segno della qualità, della soddisfazione del pubblico, delle relazioni e dell’accessibilità economica del prezzo dei biglietti : per il cinema come per il teatro e le tante iniziative culturali proposte.
    Dopo la chiusura agostana, necessaria per ricaricare le pile ai volontari di Sala, il 1° settembre rieccoci ai nastri di partenza in via San Martino 19 a Magenta (vicino alla Basilica). Proiettore di nuova generazione acceso, poltrone e pavimenti lustri, e “il tendone”, quel tappeto magico che ci porta ogni settimana ad esplorare mondi, epoche, personaggi di ogni genere: assistere ad uno spettacolo insieme a chi condivide le nostre passioni… non ha prezzo! E se ce l’ha, al Nuovo è sempre molto piccolo, nonostante i rincari diffusi di questi anni difficili.

    INOLTRE RICORDA: CON LE CTN CARDS L’INGRESSO ANCORA PIÙ CONVENIENTE !!! tutte le info al Botteghino di Sala e sul nostro sito:
    www.teatronuovo.com

    OPPENHEIMER, L’UOMO DELLA BOMBA ATOMICA, raccontato dal regista CHRISTOPHER NOLAN DAL 1° SETTEMBRE IN PRIMA VISIONE (orario serale anticipato alle 20:45 !)
    Info e prevendita biglietti (senza commissioni): www.teatronuovo.com
    È il 1926, J. Robert Oppenheimer è un giovane studente di fisica
    presso l’università di Cambridge ed è così ossessionato dall’ascoltare la lezione
    del professore ospite Niels Bohr che, per ripicca verso l’insegnante che lo fa ritardare,
    arriva a un piccolissimo passo dal compiere un gesto irreparabile. È il 1954,
    Oppenheimer si sottopone a una serie di udienze private dove cerca di difendersi dalle accuse
    di comunismo, per conservare il proprio accesso allo sviluppo di progetti top secret.
    la cronaca dell’ascesa del protagonista, dai dipartimenti di fisica americana alla direzione
    del laboratorio di Los Alamos, dove darà vita alla prima bomba atomica.

    ORARI SPETTACOLI:
    venerdì: 20.45
    sabato: 20.45
    domenica: 16.00 – 20.45
    lunedì: 20.45
    Sabato e Festivi:
    Intero € 7,00
    Ridotto CTN € 6,00 riservato ai possessori della tessera “AMICI del CTN”
    Ridotto € 5,00 bambini fino a 10 anni e militari

  • Parabiago: chiusa l’erogazione dell’acqua frizzante presso la Casa dell’Acqua

    Dal 23 agosto al 13 settembre l’erogazione dell’acqua gasata presso la casa dell’acqua di via Cuoco, resterà chiusa per lavori di ripristino dell’uso della carta CRS.

    PARABIAGO – A seguito del malfunzionamento della CRS nel prelievo di acqua gasata presso la Casa dell’Acqua di via Cuoco, si informa la cittadinanza che, su sollecitazione dell’Amministrazione Comunale, il Gruppo CAP interverrà nei prossimi giorni con lavori di ripristino e manutenzione provvedendo alla sostituzione del sistema di limitazione CRS esistente, ormai obsoleto.

    Attualmente, per ogni vano di erogazione (sopra e sotto), sono disponibili un punto di erogazione di acqua naturale e uno di acqua gasata per un totale di due erogatori acqua naturale + due erogatori acqua frizzante. Con l’installazione della nuova elettronica, il vano più basso sarà dedicato esclusivamente all’erogazione di acqua naturale con la presenza di un erogatore, mentre il vano più alto sarà dedicato esclusivamente all’erogazione di acqua gasata, sempre con la presenza di un erogatore.

    Si precisa, pertanto, che a partire dal giorno 23 agosto 2023 l’erogazione di acqua frizzante per assenza CO2 ed inizio lavori di ripristino e manutenzione, resterà chiusa fino al 13 settembre prossimo (rimane disponibile il prelievo di acqua naturale).

    “L’acqua è un bene primario -dichiara l’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Ambiente, Dario Quieti- e il servizio di erogazione promosso dal Gruppo CAP attraverso le case dell’acqua, è sicuramente una scelta che guarda al rispetto dell’ambiente e al risparmio delle famiglie. Un servizio che, come tanti altri, richiede continuamente manutenzione e controllo: un impegno che ci vede attivi nel tenere monitorato il suo funzionamento… chiediamo ai cittadini un po’ di pazienza in queste tre settimane di sostituzione del sistema elettronico.”

  • Visti per noi. Locarno Film Festival 2023: le recensioni dei film per TN di Monica Mazzei

    FUORI CONCORSO “BEST SECRET PLACE”, di Caroline Poggi
    Francia, 2023

    I personaggi, di varie età, si ritrovano in un ‘luogo segreto’ ed incomprensibile, dove paiono potersi allontanare dalla vita e dalle difficoltà del quotidiano. C’è la protagonista, una ragazzina che un po’ ricorda Greta ed un po’ la principessa di Fantasia, che afferma ad esempio, con le nuove conoscenze che vi ritrova, di essere arrivata lì direttamente dal letto in cui dormiva. Sta sognando? È forse in realtà già morta? Non lo sappiamo con certezza.
    L’ambiente circostante è a metà strada tra il sogno ed un videogioco.
    E gli altri? Uno di loro pare aver fatto una scelta estrema e poi essersi risvegliato lì; una ragazza ed il suo amico dopo una guerra con i loro nemici.
    Ma perché si ritrovano in questo luogo, qual è il senso?
    Forse debbono solo imparare come elaborare ed affrontare tutte le difficoltà della vita, inclusa la solitudine e l’emarginazione, a volte create dalla società in cui viviamo, che non comprende chi non si adegua.
    Bello il canto finale quasi “liturgico” che colpisce al cuore.

    “RICARDO ET LA PEINTURE”, di Barbet Schroeder
    Switzerland, Francia, 2023

    Conosciamo il soggetto del filmato in una polverosa stanza, priva di Pc, semplicissima, dove lui impigna tanti quaderni dove ha riportato e conservato i propri studi.
    Ricardo Cavallo è un uomo che con amore ha dedicato tutta la sua vita all’arte della pittura e di conseguenza, anche alla sua storia e stili.
    In questo documentario, che ha il sapore di un omaggio che il suo amico regista gli dedica, forse per elogiarne anche l’esempio di divulgazione importante oggi verso le nuove generazioni (a partire dal nipotino, scopriamo come Ricardo coinvolga in modo semplice e adatto, molti bambini del villaggio nel quale vive, diventandone un vero maestro ad onoris causa, che però insegna in modo gradevole) e, scopriamo insieme i suoi studi e le sue osservazioni artistiche che partono dai graffiti preistorici, passando per l’arte greca ed una sua peculiarità: l’aver scoperto per la prima volta, in pittura il sorriso umano.
    Ci parla poi del Caravaggio e di alcune sue reinterpretazioni: la veglia funebre di Maria Vergine non è possibile, visto che la madre di Cristo sarebbe stata assunta in Cielo, senza decedere.
    Affronterà anche argomentazioni tecniche: la temperatura idonea a proteggere le opere d’arte.
    Ammette poi di dimenticare tutti i classici che ha letto, che ci mostra con orgoglio: per la sua memoria è importante l’immagine.
    La vita di Ricardo Cavallo, un “insigne sconosciuto” per tutti noi, è vero, è invece una testimonianza importante su come sarebbe utile per tutti gli esseri umani approfondire e far proprie quelle “armi” artistiche e culturali, che elevano lo spirito dell’Uomo allo statuto degli dei.
    Difatti durante il doc ci si addentra nell’arte come espressione del Creato, di Dio, della Resurrezione, abbracciando la vita di persone che a volte si sentono sole: l’arte come rimedio.
    E Ricardo lo fa con grande umiltà, l’unica vera caratteristica di chi fa con amore ed efficacia, perché amare l’arte è amare gli uomini.
    Raccontare la sua vita, è un altro pregio del Locarno Film Festival.

    PARDI DI DOMANI: CONCORSO CORTI D’AUTORE

    “THE ISLAND”, di Julien Pujol
    Francia, Estonia, 2023
    Pochi dialoghi essenziali, in questo mediometraggio che con la sua nuance bianco e nero, sembra precipitare lo spettatore negli intimi recessi interiori dei suoi personaggi.
    Una coppia raggiunge a bordo di un piccolo aereo un’altra coppia di amici, in un luogo inaccessibile e sperduto nella natura.
    Lei è un’artista e lui uno scienziato, per il quale tutto va analizzato in modo matematico.
    Malgrado i loro linguaggi e le loro visioni differenti, cercano punti di incontro in una complementarità.
    Con i due amici si attiva un dialogo sul senso del loro rapporto e sul quesito predominante di cosa vogliono fare del proprio futuro, sulle scelte scartate, anche professionali e forse ora rimpiante.
    Il soggiorno si rivelerà una pausa non dichiarata da questi interrogativi e dalle invadenti elucubrazioni mentali, per immergersi in una primordiale fusione con la natura selvaggia, interpretata come un ritorno all’unica cosa giusta, un po’ come se fossero diventati i primi esseri umani sulla Terra.
    In una escalation di totale libertà, l’indumento è solo un altro muro che separa dalla natura e di cui sbarazzarsi.
    Lo sguardo di ciascuno di loro indugia, attraverso quello della regia, sulle forme scultoree dei corpi, rivelando compiacimento più estetico che erotico.

    “MATALOS A TODOS”, di Sebastian Molina Ruiz
    Messico, 2023
    Due adolescenti che abitano in due città diverse, si scambiano video racconti su se stesse, si presentano, sviscerano difficoltà e progetti futuri, in attesa di incontrarsi.
    L’idea, pare, sarebbe di sperimentare una relazione con una appartenente dello stesso sesso.
    “Spero di non deluderti e di essere più uguale possibile ai miei video, quando ci incontreremo”; “Ho gli occhi grandi ed un bel sorriso e penso dovrei ricevere complimenti per questi motivi”; “Non amo i vestiti corti, non mi piace come mi stanno”, confidano in alcuni scampoli, mettendo a nudo anche le loro insicurezze.
    Tra uno sguardo al futuro e l’altro, si interrogano come iniziare una nuova vita indipendente ma nel frattempo, una delle due, ricade in un incontro intimo con l’ex ragazzo che l’aveva fatta soffrire, rimettendo in discussione cosa davvero desidera dalla propria vita relazionale…

    CONCORSO INTERNAZIONALE

    “SWEET DREAMS”, di Ena Sendijarevic
    Olanda, Svezia, Indonesia, Riunione, 2023
    In italiano “Sogni d’Oro”, questo film assume una sfumatura ancora più tetra.
    Il matrimonio di una anziana coppia olandese da decenni proprietaria di piantagioni e fabbriche dello zucchero in Indonesia, si trascina stancamente tra le piccole e odiose offese di lui alla moglie, che certo non si può dire lo ami più.
    In realtà, lui intrattiene da anni una relazione con la serva indonesiana ancora giovane e bella, alla quale ha riservato pure il privilegio di concubina sotto lo stesso tetto coniugale.
    Con ella ha avuto anche un figlio di circa dieci anni, che vive pure sotto lo stesso loro tetto.
    La signora di casa non sembra odiare particolarmente giovane serva e di lei figlio: pare solo voler ricordarle chi è che comanda.
    Una notte, durante l’ennesimo rapporto in alcova con l’amante, lui ha un infarto.
    La moglie ostacola il suo salvataggio e lo guarda spegnersi con infida indifferenza.
    Ma non pecca di cattiveria gratuita: permette senza aggiungere una parola, alla concubina ed al figlio, di restare nella sua casa coloniale.
    Il cambiamento arriverà da ben altra direzione: il figlio della coppia, che ha dilapidato tutto il proprio patrimonio, si sta affrettando a raggiungere la madre vedova, per impadronirsi di tutte le proprietà e venderle, a dispetto del fatto che la madre sia ancora viva…
    Con lui, la giovane moglie incinta che sembra più interessata a lamentarsi delle zanzare e a soddisfare le proprie voglie erotiche, che altro… Insomma: una trama alquanto grottesca.
    Non posso raccontare tutta la trama.
    Dirò solo che l’intreccio metterà in scena tante piccole e disgustose cattiverie, al limitare del crimine, soprattutto quando il figlio scoprirà che il padre ha lasciato tutto al fratellastro mezzosangue.
    La madre anziana sfuggirà a tutto questo nell’unico modo possibile, e lo farà anche in un modo piuttosto angosciante, senza un lamento.
    Il finale sarà ancora più oscuro, quando l’amante del defunto capirà definitivamente di aver fatto male a respingere un sincero corteggiatore indonesiano come lei, che le chiedeva di lasciare tutto ed andare via insieme.
    In un fuoco purificatore che cancellerà ogni traccia di queste misere esistenze, lei sbiadirà sognando la mano ingigantita dell’amato che la riparerà da tutto ciò… Non è difficile anche intuire dietro questo finale anche un accenno alla fine del colonialismo.

    L’attrice Renée Soutendijk (l’anziana madre), per questo ruolo ha vinto il Pardo alla Miglior Interpretazione nel Concorso internazionale.

    PIAZZA GRANDE, Sabato 5 agosto. “ANATOMIE D’UNE CHUTE”, di Justine Triet
    Francia, 2023

    (Conferito il Premio Raimondo Rezzonico a Marianne Slot, per aver ridefinito le modalità di collaborazione tra autori e produttori, privilegiando sempre la singolarità e la creatività libere).

    I protagonisti sono due coniugi in crisi che vivono da un anno in montagna a causa delle loro perdite economiche, lontani dal mondo, insieme al figlio decenne ipovedente.
    Un giorno, lei viene intervistata da una giornalista nel salotto dello chalet. Intervista non priva di difficoltà, poiché deve rimanere altissimo il volume di una musica in casa, per fare in modo che il bambino, in giro da solo con il loro border collie guida per ciechi, la senta anche da lontano ed abbia meno difficoltà a ritrovare casa in autonomia.
    La giornalista se ne va e poco dopo rientrerà il bambino: saranno lui ed il cane a trovare nella neve, poco discosto dalla casa, il cadavere del padre, con una ferita alla testa.
    Da qui partiranno le indagini ed un processo insidioso ed impietoso, volto a cercare ad ogni costo i motivi per i quali la moglie potrebbe aver voluto uccidere il marito.
    Il finale sarà sorprendente, grazie anche all’intuizione del figlio Daniel.
    Un thriller psicologico e capace di suscitare ansia.

    PIAZZA GRANDE, 06 agosto.

    “NON SONO QUELLO CHE SONO – THE TRAGEDY OF OTHELLO DI WILLIAM SHAKESPEARE”, di Edoardo Leo.

    (È stato assegnato il Premio alla Carriera Ascona-Locarno Turismo al regista a Tsai Ming-Liang per il suo sguardo personale sull’arte ed il cinema contemporaneo, passando per le ultime generazioni a cavallo fra due millenni).

    Ispirato ai casi di femminicidio attuali, il regista italiano ha scelto di rivisitare in chiave moderna e integrando i dialetti napoletano e romano, una tragedia che a suo giudizio aveva già raccontato della violenza e del possesso e della sopraffazione sulla donna.
    I protagonisti fanno tutti parte di attuali clan avversi della microcriminalità cittadina italiana.
    Ciò non toglie che il regista abbia lasciato alcuni elementi originari, come la fede islamica del moderno Otello, anche qui definito il “Nero”.
    Un amico gli insinuerà nella mente il dubbio che la giovane e bella moglie lo tradisca con un vecchio amico ripudiato dal marito, a causa dell’interesse di questa a farlo reintegrare…

    La tragedia della gelosia è dietro l’angolo.

    CONCORSO INTERNAZIONALE

    La regista del seguente film ha vinto il Pardo alla Regia della Città e della Regione di Locarno

    “STEPNE”, di Maryna Vroda
    Ucraina, Germania, Polonia, Slovacchia 2023

    Tutto ruota intorno alla memoria personale e collettiva che rimanda ad antichi legami sovietici, e ad un funerale.
    Il film è quasi di ispirazione documentaristica e ci mostra, nella steppa ucraina brulla ed invernale dove non vi è nulla, una comunità composta ormai di anziani e bambini, che vive ancora quasi come due secoli fa.
    Nel peso dei ricordi, appare un vecchio violino che non suona più ed i disegni del protagonista, per il quale l’arte e la tramandazione di ricordi è una consolazione.
    Il protagonista è anche tornato al villaggio per assistere alla madre morente e queste scene riempiono di compassione e tenero amore per la dedizione filiale.
    Si tratta per lo più di una valle di lacrime e la regista sembra farcelo meglio capire, quando inquadra il misero cortile dove anche un cane ha sempre fame, lasciato alle spalle del corteo funebre, quando la madre di lui muore.
    Finirà tutto quando arriverà gente che vuole rilevare in cambio di qualche soldo, tutti i territori.
    Avanza il cambiamento.
    Persino il cane viene ammazzato solo perché la gente del villaggio non può portarlo con sé.
    Il protagonista si incamminerà a piedi verso uno sconosciuto futuro, senza più guardarsi indietro e rifiutando persino il passaggio del compaesano: pare volersi imprimere un’ultima volta nella memoria quel paesaggio.
    È finita: il villaggio è disgregato e consegnato alla storia.
    il film per me è un invito alla pace perché ci mostra come sono semplici a volte le persone che si vanno a sterminare. Immaginate una guerra in questo villaggio…

    PATAGONIA, di Simone Bozzelli
    Italia, 2023

    Yuri è un giovane molto particolare: non si capisce se sia leggermente “indietro” o se sia sia un giovane semplice che poco si è interessato della realtà e dei suoi aspetti concreti; la sua caratteristica principale è la curiosità che come un bambino, lo porta ad osservare tutti e tutto, cercando di comprenderlo questo mondo.
    Un giorno conosce Agostino, un animatore girovago che per casa ha solo una roulotte, che un pomeriggio intratterrà i bambini del villaggio che appaiono già più maliziosi di Yuri, ventenne e seguito in tutto dalla zia anziana.
    Agostino diverrà per Yuri l’America, il sogno di qualcosa di sconosciuto e magico da esplorare.
    Tra i due nascerà una particolare amicizia che sembra sconfinare nel rapporto amoroso e sessuale.
    Ma Agostino ha anche lati oscuri che Yuri cercherà di comprendere più che può.
    Alla fine, Yuri saprà parlare ad Agostino in modo chiaro e maturo in un modo inaspettato.
    Al di là delle loro preferenze e formazioni di vita, una cosa è certa: per crescere e trovare nuovi legami, è ora per entrambi di sapere voltare pagina e rinunciare a vecchi aspetti di sé.
    Alla fine una cosa è certa: Yuri dimostra anche di sapere scegliere.

    PIAZZA GRANDE, 07 agosto

    “VOYAGE AU PÕLE SUD”

    (Attribuito Locarno Kids Award La Mobiliare a Luc Jacquet, per la capacità di avvicinare i più piccoli al cinema)

    Documentario in bianco e nero sulle creature che amano il Polo Sud ed i pericoli ambientali per il continente.

    PIAZZA GRANDE, 08.08.2023.

    “THE OLD OAK”, di Ken Loach
    GB, Francia, Belgio, 2023

    (Al regista è stato conferito il Premio del Pubblico UBS 2023 ; Presentata Giuria Open Doors).

    Old Oak è un pub che il proprietario che già ne ha passate tante, cerca di tenere in piedi in una piccola cittadina inglese.
    Qui arriva un gruppo di rifugiati siriani e non tutti riescono a d accettarli, alcuni invece stringono con loro rapporti di solidarietà reciproca basata sul coinvolgimento emotivo delle reciproche traversie di vita.
    Una nuova storia piena di umanità, firmata Loach.

    CONCORSO INTERNAZIONALE

    “LOUSY CARTER”, di Bob Byington
    USA, 2023

    Ad un uomo vengono diagnosticati sei mesi di vita.
    In questi sei mesi, si confronta con un gruppo di amici e famigliari ed ex moglie che all’unanimità lo definisce un fallito.
    A mio avviso invece Lousy è un po’ depresso, perché troppo buono per ribellarsi ad un entourage che lo addita come capro espiatorio per sfogare le proprie frustrazioni.
    In un susseguirsi di placidi ma pur sempre colpi di scena, io vedo fiorire il dolore e la rabbia vera che porterà al cambiamento in un uomo al quale sarà detto che si è trattato di un errore medico.
    Il finale è sorprendente e graffiante.
    Impossibile non voler bene a Lousy.

    CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE

    “ON THE GO”, di Maria Gisele Royio e Julia De Castro
    Spagna, 2023

    Milagros è una donna libera stile anni Settanta che però sente scandire il tempo dal proprio orologio biologico: non le interessa la famiglia convenzionale, sposarsi o avere un compagno, però vuole un figlio.
    È in viaggio con il suo annale amico omosessuale Jonathan, più giovane di lei; anche lui molto libero, che però cerca inizialmente di farla ragionare sui motivi del perché voglia essere madre.
    In questo viaggio incontreranno molti personaggi variopinti come loro, inclusa una giovane asiatica convinta di essere una sirena.
    In realtà vi è un’altra simbologia femminile; ma a parte questo, con le sue stravaganze e la sua mania di autoerotismo, conferirà un ulteriore umorismo alla storia.
    Si tratta di un film completamente folle, nel quale alla fine l’amico aiuterà Milagros a reperire lo sperma che le occorre e che lei è convinta di riuscire a conservare in una boccetta refrigerante ambulante, come le ha spiegato un cameriere che porta sempre con sé l’insulina.
    Questo reperimento non sarà privo di ulteriori danni surreali.

    “ROSSO SPERANZA”, di Annarita Zambrano
    Italia, Francia, 2023

    Si tratta di un lungometraggio dalle sfumature horror-psicologiche un po’ retrò.
    Tutta la storia è pervasa di buona musica anni Novanta (anni di ambientazione del film), e di humor noir.
    In una sequenza di ribellione agli schemi ipocriti genitoriali, un gruppo di giovani dopo aver compiuto atti terrificanti, si conoscerà in una struttura correttiva, che servirà solo ad unire ragazzi e ragazze in un collettivo ribelle incentivato di sicuro a non cambiare.
    Film leggero ed eccessivo per le gesta dei ragazzi, ma l’ideale per una serata di divertimento al cinema, nella quale la fantasia permette qualsiasi cosa.
    Vi appare anche una certa ritualità soffusa, legata al fuoco distruttore.
    Vi si ritrovano riferimenti a noti volti del passato che reclutavano giovani ragazze per un famoso programma televisivo.
    Probabilmente una forma di critica implicita.
    “Rosso speranza” è probabilmente un riferimento a quel sangue visto come una sorta di purificazione estrema dal male degli adulti.

    PIAZZA GRANDE, 09 agosto
    “PREMIERE AFFAIRE”, di Victoria Musiedlak
    Francia, 2023

    (Conferito il Premio Cinema Ticino a Mohammed Soudani, per i suoi legami con il Ticino affrontati in temi messi nei suoi film. Un premio istituito proprio per valorizzare questo legame da parte di un regista).

    L’intreccio racconta di Nora, giovanissima avvocatessa 26enne che si trova ad affrontare un primo procedimento penale nel quale dovrebbe difendere un accusato di un brutale omicidio, senza però avere prima una propria esperienza di vita.
    Il film è pervaso di un grande cinismo in ambiente giudiziario, mentre Nora, convinta di star “crescendo” come donna, comincerà a commettere solo sciocchezze con colleghi e non, in liaison che rischiano di minarne reputazione e professionalità.

    Il 10 agosto è stato assegnato in Piazza Grande il LIFETIME ACHIEVEMENT AWARD a RENZO ROSELLINI, per la sua straordinaria carriera e la grande personalità cinematografica.

    PIAZZA GRANDE, 11 Agosto

    “TEATHER CAMP”, di Molly Gordon e Nick Lieberman
    USA, 2023

    (Assegnato in Piazza il Pardo d’Onore Manor a Harmony Korine. Il premio è dedicato alle eccellenze del cinema)

    In una scuola si formano piccoli talenti musicali e recitativi.
    una pellicola a metà strada tra il musical, il reality ed il documentario.
    Si tratta di una storia nella quale una delle due registe interpreta la storia vera di alcuni celebri amici che hanno fatto di tutto per mettere in scena un capolavoro e salvare un campo estivo artistico.

    CONCORSO CINEATI DEL PRESENTE

    “UND DASS MAN OHNE TAEUSCHUNG ZU LEBEN VERMAG”, di Katharina Luedin
    Germania, Svizzera, 2023

    Attraverso l’occhio della regista osserviamo questi personaggi dibattersi nelle loro vite, come non visti.
    I protagonisti assumono così un grande valore di veridicità mentre compiono gesti all’apparenza banali, in modo meticoloso.
    Non capiremo con certezza fino all’ultimo se si tratta di un film nel film, di teorie sulla vita o di vite vere che cercano di risolversi.

    DI QUESTO FILM CHE SEGUE, IL REGISTA HA VINTO IL PARDO D’ORO 2023.
    Un Festival dunque in cui ha vinto il realismo più assoluto.

    CONCORSO INTERNAZIONALE

    “MANTAGHEYE BOHRANI”, di Ali Ahmadzadeh
    Iran, Germania, 2023

    Il protagonista vive una vita perennemente in auto.
    Il suo modo di aiutare il prossimo con una compassione inusuale è fornire sostanze che possano fornire benessere e distacco momentaneo dalla vita.
    Al di là di possibili critiche, la sua è una forma quasi di cultura.
    Lui pratica questo sostegno a tutti i livelli, persino in una casa di cura, allievando dolori fisici e psichici.
    A lui tutti si rivolgono alla stregua di uno sciamano o del medico del paese.
    Appare anche un’amica che viene apposta per qualche ora, solo per sfogare follia e rabbia repressa, consapevole che il suo amico è l’unico che non la giudichi.
    Eppure tutte queste vite dimostrano di essere cellule separate e scollegate tra loro, e ciò emerge anche quando l’amica raggiunge un orgasmo da sola in auto con l’amico, in seguito all’uso di sostanze, che però non condivide con lui, che fuma distaccato di fianco a lei.
    C’è una scena particolare nella quale lui passa bustine nei bassifondi a delle tormentate creature e lo fa a mo’ di ostie.
    Anche qui appare un concetto quasi di inconsapevole ritualità.
    La panacea dei popoli, per superare vite inguaribili.
    Vi è umorismo e ironia di sottofondo.
    Tuttavia il finale è altamente drammatico, quando comprendiamo che per lui non c’è nessuno, che è sempre solo come tutti coloro che aiutano gli altri come possono.
    E persino il GPS fuori campo pare dirgli che la sua unica destinazione è casa sua, dove lo aspetta un cane pure nevrotico, e dove il protagonista caccerà fuori un ultimo urlo di disperazione.
    La disperazione che ha assorbito anche da tutti gli altri.
    Una specie di umanissimo Cristo… Che forse comincia a capire di non essere indistruttibile.

    ELENCO PALMARES LOCARNO FILM FESTIVAL 76

    Concorso internazionale

    Pardo d’oro, Gran Premio del Festival della Città di Locarno per il miglior film

    MANTAGHEYE BOHRANI (CRITICAL ZONE) di Ali Ahmadzadeh, Iran/Germania

    Premio speciale della giuria dei Comuni di Ascona e Losone

    NU AȘTEPTA PREA MULT DE LA SFÂRȘITUL LUMII (DO NOT EXPECT TOO MUCH FROM THE END OF THE WORLD) di Radu Jude, Romania/Lussemburgo/Francia/Croazia

    Pardo per la migliore regia della Città e della Regione di Locarno

    Maryna Vroda per STEPNE, Ucraina/Germania/Polonia/Slovacchia

    Pardo per la migliore interpretazione

    Dimitra Vlagopoulou per ANIMAL di Sofia Exarchou, Grecia/Austria/Romania/Cipro/Bulgaria

    Pardo per la migliore interpretazione

    Renée Soutendijk per SWEET DREAMS di Ena Sendijarević, Paesi Bassi/Svezia/Indonesia/La Riunione

    Menzione speciale

    NUIT OBSCURE – AU REVOIR ICI, N’IMPORTE OÙ di Sylvain George, Francia/Svizzera

    Concorso Cineasti del presente

    Pardo d’oro Concorso Cineasti del presente per il miglior film

    HAO JIU BU JIAN (DREAMING & DYING) di Nelson Yeo, Singapore/Indonesia

    Premio per la o il miglior regista emergente della Città e Regione di Locarno

    Katharina Huber per EIN SCHÖNER ORT, Germania

    Premio speciale della giuria CINÉ+

    CAMPING DU LAC di Éléonore Saintagnan, Belgio/Francia

    Pardo per la migliore interpretazione

    Clara Schwinning per EIN SCHÖNER ORT di Katharina Huber, Germania

    Pardo per la migliore interpretazione

    Isold Halldórudóttir e Stavros Zafeiris per TOUCHED di Claudia Rorarius, Germania

    Menzioni Speciali

    EKSKURZIJA (EXCURSION) di Una Gunjak, Bosnia-Herzegovina/Croazia/Serbia/Francia/Norvegia/Qatar

    NEGU HURBILAK di Colectivo Negu, Spagna

    Opere Prime

    Swatch First Feature Award (Premio per la migliore opera prima)

    HAO JIU BU JIAN (DREAMING & DYING) di Nelson Yeo, Singapore/Indonesia

    Pardi di domani

    Concorso Corti d’autore

    Pardino d’oro Swiss Life per il miglior cortometraggio d’autore

    THE PASSING di Ivete Lucas, Patrick Bresnan, Stati Uniti

    Menzione speciale e Cortometraggio candidato del Locarno Film Festival agli European Film Awards

    BEEN THERE di Corina Schwingruber Ilić, Svizzera

    Concorso internazionale

    Pardino d’oro SRG SSR per il miglior cortometraggio internazionale

    EN UNDERSØGELSE AF EMPATI (A STUDY OF EMPATHY) di Hilke Rönnfeldt, Danimarca/Germania

    Pardino d’argento SRG SSR per il Concorso internazionale

    DU BIST SO WUNDERBAR di Leandro Goddinho, Paulo Menezes, Germania/Brasile

    Premio per la migliore regia Pardi di domani – BONALUMI Engineering

    Eric K. Boulianne per FAIRE UN ENFANT, Canada

    Premio Medien Patent Verwaltung AG

    NEGAHBAN (THE GUARD) di Amirhossein Shojaei, Iran

    Concorso nazionale

    Pardino d’oro Swiss Life per il miglior cortometraggio svizzero

    LETZTE NACHT di Lea Bloch, Svizzera

    Pardino d’argento Swiss Life per il Concorso nazionale

    NIGHT SHIFT di Kayije Kagame, Hugo Radi, Svizzera

    Premio per la migliore speranza svizzera

    LETZTE NACHT di Lea Bloch, Svizzera

    Pardo Verde Ricola

    Pardo Verde Ricola

    ČUVARI FORMULE (GUARDIANS OF THE FORMULA) di Dragan Bjelogrlić, Serbia/Slovenia/Montenegro/ Macedonia del Nord

    Menzioni Speciali

    PROCIDA, film realizzato dai partecipanti del Film Atelier Procida, Italia

    VALLEY PRIDE di Lukas Marxt, Austria/Germania

    MONICA MAZZEI
    (Articoli, recensioni, interviste e foto).
    Freelance culturale
    monica.mazzei.eventi@gmail.com

    L’INTERVISTA CON PIETRO SCALIA

    https://www.facebook.com/watch/live/?extid=NS-UNK-UNK-UNK-IOS_GK0T-GK1C&mibextid=2Rb1fB&ref=watch_permalink&v=241946942051500

  • Fuori programma da Locarno: il raid ambientalista raccontato dalla nostra Monica Mazzei

    “La sera dello scorso 7 agosto, quando è’ stato proiettato il film documentario in bianco e nero “VOYAGE AU PÕLE SUD”, è accaduto un fatto imprevisto: un gruppo di giovani ambientalisti è salito sul palco eludendo la sorveglianza, per declamare il proprio messaggio di salvaguardia dell’ambiente”.

    LOCARNO CH – Si è visto un Marco Solari decidere di farsi da parte, mentre il direttore Giona A. Nazzaro ha deciso di lasciarli parlare, invitando la sicurezza a non fare male a quei giovani per trascinarli via: “Non c’è bisogno di fare male!”, ha detto.
    Li ha lasciati poi finire e ha commentato ancora: “Va bene siamo tutti dalla stessa parte!”.
    La piazza in realtà ha accolto freddamente questa mini manifestazione spontanea, ed una voce ha urlato dalla platea: “Non è il festival il luogo per questo! Andate altrove!”.
    Tutto ciò che mi sento di commentare è che il comportamento del direttore è stato encomiabile: ha mediato, ha fatto ma tenere la calma a tutti ed e’ starò umano.

    A cura di Monica Mazzei

  • Alle 17 di oggi, su Cine34, lo splendido Sorpasso di Dino Risi

    Cine 34 17:12 → 19:15 (123 min)
    FILM – DRAMMA, COMMEDIA
    IL SORPASSO
    Bruno Cortona estroverso e superficiale quarantenne, incontra casualmente, nella Roma spopolata di Ferragosto, lo studente universitario Roberto Mariani, timido e studioso, e lo convince ad unirsi a lui per una scorribanda automobilistica. Sono due temperamenti diversissimi, e il giovane prova per il suo occasionale compagno un misto di repulsione e di attrazione

    Uno degli autentici capolavori del cinema e della commedia italiana, con un Vittorio Gassman incontenibile e un altrettanto bravo Jean Louis Trintigrant.

    Da Fuori Orario-Cose mai viste: È un’opera oscura, macabra, cadaverica, in cui la visione di morte è accompagnata dalle canzonette di Edoardo Vianello.

    Si respira il presagio nefasto nella desolazione della stanza dello studente di Trintignant, nei dialoghi tra Bruno e lui in auto, progetti fumosi per il futuro, nel cimitero in cui seguono le due misteriose donne tedesche che passeggiano tra le tombe con aria catatonica.

    Ci sono dei minimi tocchi della sceneggiatura, dei non detti, che la raffinano enormemente, cito alcuni esempi: 1). lo studente senza nome porta Bruno a casa dei suoi genitori, lì incontrano un vecchio giardiniere omosessuale soprannominato Occhio Fino, Bruno-Gassman spiega a Trintignant che quello era un modo per sottolinearne in paese l’omosessualità (Occhio Fino – Finocchio), questo è parte di un processo di rivalutazione di quanto al ragazzo pareva di conoscere da sempre operata dalla presenza assurda di Bruno, una sorta di angelo sterminatore inconsapevole. 2). L’incontro tra Trintigrant e la ragazza alla stazione, che guarda il cielo e dice di star aspettando che il fratello la venga a prendere. 3). Il monologo interiore di Trintigrant rimasto chiuso nel bagno dell’autogrill al principio del viaggio, l’incapacità attonita di agire mentre fuori si accalcano avventori ed un onorevole dai modi malavitosi. 4.) L’arrivo a casa di Bruno e la narrazione della sua situazione famigliare.
    Che film. Un colosso.

    «A Robe’, che te frega delle tristezze. Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha giorno per giorno. Fino a quando schiatta, si capisce…»
    Bruno Cortona – Il sorpasso

  • 76 esimo Locarno Film Festival: il gran finale con il resoconto della nostra Monica Mazzei

    “Ma quanto è bello il Festival del Film e lo spirito che vi aleggia?
    Non ho, almeno per ora, nessuna esperienza degli altri festival, ma non penso che tutti trasmettano lo stesso calore umano, spirito di amicizia e condivisione, amore per il cinema ma anche per la gente, tutta la gente, non certo solo l’attore famoso, che si respira a Locarno nei giorni della kermesse.
    Non è scontato e non è evidente”.

    LOCARNO CH – Il Pardo è fondato su una profonda e rispettosa collaborazione improntata alla fiducia, tra tutti i membri dello staff, che poi crea un legame con tutta la Città, sino all’operatore ecologico.
    Il festival ticinese, arrivato alla 76a edizione, è internazionale ma anche un po’ di nicchia.
    Ma è qui che emerge il vero amore per il cinema: qui si trova il vero regista che attraverso i propri occhi ed il proprio linguaggio, racconta storie di vita.
    Niente “piatti facili”, qui.
    Ma desiderio di comprendere ed immedesimarsi.
    Come ha detto, animato da grande passione il Presidente Marco Solari, che sul palco di ieri sera ha salutato la propria piazza, una “piazza” che ha presieduto come un condottiero per oltre un ventennio, il cinema degli ideali è quello che ha il compito di dare voce e visibilità anche ai perseguitati di regimi; tra questi molti artisti, attori, registi, torturati allo scopo di sopprimerne l’anima libera.
    Il Presidente, che, a richiesta unanime di tutto lo staff, ha ricevuto un “pardino” come ringraziamento per tutto il lavoro e la dedizione verso il Festival, ed è stato nominato “Presidente onorario a vita”; ha infine chiamato sul palco per ringraziarla, la moglie, ossia colei che gli è stata sempre vicina nonostante momenti difficili, nei quali lui era completamente assorbito dal suo lavoro.
    Si è tinto così anche di tanto amore questa bellissima edizione storica, nella quale abbiamo visto scorrere sullo schermo tanti scorci di filmati d’archivio, sulle dichiarazioni di Solari in tutti questi anni, che ci hanno permesso di verificare come lui sia stato di parola, nel concretizzare il suo progetto iniziale.
    Vi sono stati in collegamento anche i ringraziamenti del Presidente della Confederazione Alain Berset, anche lui prossimo a lasciare la politica, chiudendo indubbiamente un’epoca fondamentale per la cultura.
    Aggiungo che Solari aveva specificato come Berset è stato colui al quale gli svizzeri si sono affidati con piena fiducia, in tempo di pandemia, per essere per una volta davvero “governati” e non solo “amministrati”.
    Tra i due vige quindi un patto di stima e fiducia reciproche.
    “Cinema libero in un festival libero”, è ciò che Marco Solari si augura anche per il futuro e sinceramente, anch’io e penso la quasi totalità degli estimatori.
    “Volevamo anche le rose”, era il titolo di un film che una regista italiana portò al Festival nel 2007.
    Locarno si è molto dedicata in questi anni sia alla questione femminile, come a quella delle diversità (forse ormai oggi è tempo di definirle complementarità), e di tutti gli oppressi e del bisogno urgente di uguaglianza che poi è l’unica via per l’educazione alla pace in una comunità e tra nazioni.
    Ed il cinema è sogno, ispirazione e deve portare ciò nella vita quotidiana di ognuno, a volte spigolosa e difficile, ma che non per questo deve dimenticare le più grandi aspirazioni umane.
    Locarno fa anche questo: ci racconta la vita vera ma ci regala anche il sogno.
    E di sogno se ne è visto molto, anche onirico come inconscio; trame delle quali da fil rouge ha fatto spesso quel fuoco simbolico e quasi rituale, che un po’ cenerizza ed un po’ purifica, forse per dare avvio ad una nuova vita; così come il suo contrario, quell’acqua dove immergersi, che poi è la parte più profonda di noi.

    INTERVISTA AUDIO AL REGISTA SIMONE BOZZELLI, DEL FILM “PATAGONIA”:

    https://www.facebook.com/watch/?v=249550604613120

    A cura di Monica Mazzei

  • Locarno Film Festival edizione numero 76. Dalla nostra inviata Monica Mazzei

    IL PARDO: UN FUNAMBOLO IN EQUILIBRIO CON GRAZIA ED ELEGANZA, CHE CI TIENE CON IL FIATO SOSPESO

    LOCARNO CH – Gli auguri di Marina Carobbio Guscetti, Alain Berset, Marco Solari, Alain Scherrer, e del direttore artistico Giona A. Nazzaro, per un futuro avvincente del Locarno Film Festival. –

    “Il cinema è meglio insieme”, questo il cavallo di battaglia di quest’anno.

    Si parla spesso degli effetti speciali nel cinema, ma nessuno pensa mai ai primi effetti speciali di un essere umano: quelli della mente.

    La mente è immaginazione, visualizzazione, desiderio, anche fisico, proiezione e scomponimento del se’ e per recitare e trasmettere le emozioni del proprio personaggio, ci vuole l’empatia che con esso bisogna saper provare… Già: la definizione corretta è “immedesimazione”.

    Questi sono i motivi per i quali non bisogna sostituire l’essere umano nei vari contesti nei quali lo stesso può mettere in atto queste capacità: ogni volta che lo fa, l’uomo perde se stesso; perde una particella di quelle capacità.

    L’intelligenza artificiale non crea, non ne sarebbe in grado: può solo finalizzare, una frase, un’azione, creando abbinamenti o ricreando ciò che già esiste, ripetendolo tecnicamente il più perfettamente possibile.

    Davvero ne abbiamo bisogno anche nella settima arte?

    Io approvo questo sciopero degli attori, anche se indubbiamente ha rubato qualcosa a questa edizione del festival.

    Lo sciopero è anche per lo spettatore.

    Anche lo spettatore ignaro, perché non ha la consapevolezza della profondità dell’interiorità umana. Sarebbe la prima vittima di una rieducazione della propria mente da parte dell’Intelligenza artificiale: noi rischiamo di essere da quest’ultima riplasmati.

    Facciamo un passo indietro: quanto abbiamo già perso?

    In questo 76Locarno ci si confronta, anche attraverso mestieri che non ci sono quasi più… Come la sarta.

    La sarta che ci abitua ad un contatto che profuma di intimità, come quello che nasce tra pittore e modella: due mani che si posano su di una silhouette per rivestirla o rimodellarla dentro ad una stoffa, sono come due occhi che si poggiano su di un corpo, e guidano la mano che lo “copia” su tela e, in un certo senso, lo possiede.

    Se smettiamo di farlo, noi DIMENTICHIAMO cosa significhi, e così le emozioni che tutto questo suscita in noi… Mentre doniamo sempre più all’AI, la possibilità di imitarci in un modo completamente esteriore.

    Questo sciopero capita in una edizione di addii: dopo 23 anni, è l’ultima per il Presidente Marco Solari, il cui posto sarà preso dalla miliardaria collezionista d’arte e mecenate, Maja Hoffmann; mentre il presidente della Confederazione Berset ha annunciato le proprie dimissioni dal Consiglio Federale e a dicembre non si ricandiderà.

    Ed è stato proprio quest’ultimo a definire il Locarno Film Festival un diamante per tuta la Svizzera, al di là dei clichè che ad esempio riferiscono sempre le stesse cose, come dello schermo più grande d’Europa, ecc.

    In tutto ciò il Locarno Film Festival è una realtà enorme eppure umana, nella quale trapelano sentimenti traboccanti di affetto puro non solo per la settima arte ma anche per il pubblico e nelle relazioni fra coloro che vi lavorano per realizzarlo ogni anno. Non solo sfavillio, dunque; ma tanta infinita umanità.

    Il Sindaco di Locarno Alain Scherrer, si era così pronunciato, in apertura del discorso ufficiale: “La vita è dura, difficile da cambiare e modificare. si è presi in un vortice di negatività. Si può dire che sa di tappo! A volte, dopo fatti aberranti, un colore scuro riveste ogni sfumatura ed ogni sentimento. Il ruolo del cinema è quello di offrire testimonianze e ritratti della vita vera, permettendo di accettarla, perché quelle storie, animate da attrici ed attori, sembrano essere impossibili da accettare e in grado di squilibrare addirittura intere serate e giorni a venire. È il cinema: ed in realtà qualsiasi spettatore ci scopre un suo sentimento. Un film può rivelare la vita a chi è capace di recepire e cogliere, nella vita di tutti i giorni, i piccoli drammi, le difficoltà, che il cinema sa svelare. Il mondo politico, finanziario e a qualsiasi livello, è a volte chiamato all’azione per evitare le tragedie che il cinema racconta. La pandemia è stato uno di quei momenti: un film senza sceneggiatura, che non sapevi dove andava a finire, nella quale come in un film si è continuato a fare e rifare le stesse scene”, ha concluso, ringraziando sia Berset che Solari, per le qualità che hanno portato al cinema ed alla Svizzera.

    Marina Carobbio Guscetti, Consigliera di Stato, ha invece esordito con queste parole:

    “I Passaggi di testimone sono delicati ed importanti., perché gli equilibri che reggono l’amministrazione di un sistema come quello internazionale del Locarno Film Festival, sono molto complessi. Chi se ne va ha dato moltissimo a questo festival, ma rinnovarsi è necessario se si vuole continuare a crescere. Un ringraziamento ancora va quindi anche ad Emanuele Bertoli, come a tutte le altre persone che non ho citato. Oggi il festival è sano e forte grazie al contributo di queste personalità. Grazie di cuore dunque per ciò che avete donato e auguri a chi raccoglierà questi ruoli di spessore.

    … Immaginate di vedere qui sulle nostre teste, un Pardo che cammina su un filo, maestoso, passo dopo passo, si tiene in equilibrio con grazia ed eleganza, tenendoci con il fiato sospeso. Perché tutto ciò? Perché camminare in equilibrio su un filo, come chi si è retto in equilibrio per 45 minuti a New York, dove prima c’erano le Torri Gemelle? Il senso forse lo possiamo trarre da un trattato sul funambolismo, che cito: ‘Bisogna battersi contro gli elementi e tenersi in equilibrio su un filo è poca cosa. La forza propulsiva è sapersi tenere in equilibrio con la schiena dritta anche in mezzo alla follia. Ecco il mio augurio per il festival: continuare a restare sempre con la schiena dritta ed ostinata in mezzo a qualsiasi follia, mantenendo viva una linea artistica di scoperta”.

    Il Capo del Dipartimento Federale dell’Interno e della Cultura e Presidente della Confederazione svizzera, Alain Berset:

    “Il Locarno Film Festival non è solo quello dei cliché del Leopardo, del sole, dello schermo più grande d’Europa e dei complimenti ad ogni costo. Oggi è riconosciuto come tutti i maggiori festival internazionali. Il Festival del Film ha ripreso colore. Un festival che ormai ha un suo ruolo in tutta la Svizzera e nel mondo, e che è diventato la punta di diamante della Svizzera. Anche il mondo del Cinema svizzero ha acquisito nel mondo maggior rilevanza.”

    Marco Solari, al suo ultimo discorso:

    “A nome non solo mio, ma anche della Direzione, voglio ringraziare ancora una volta tutto lo staff, fino ad ogni collaboratrice e collaboratore del festival. Ringraziamo poi quelli che impropriamente si chiamano sponsor ma in realtà sono veri e propri partner. Più di cento milioni di franchi ci arrivano dall’economia privata, anche di oltre Gottardo, contribuendo esattamente come il mondo politico. ¾ di miliardo è ciò che poi, incluso il nostro lavoro e l’indotto, è tutto ciò che complessivamente di produce. Un risultato enorme. Ringraziamo un pubblico fedelissimo e la stampa. Questa ultima non sempre benevolmente ma anche con le giuste critiche.

    … E qui volevo arrivare, ringrazio la politica che fin dal primo momento è stata vicina al festival, partendo dai vari sindaci di Locarno.
    Consiglio di Stato, Gran Consiglio e sindaci limitrofi pure ringrazio. Ringrazio chi come Bertoli ha avuto una mano protettrice sul festival; ed oggi, Marina Carobbio Guscetti.
    Un ringraziamento speciale ed un applauso a Berset, che per la Svizzera tutta ha fatto tantissimo, oltre al suo grande contributo per il cinema e per il festival. Non dobbiamo poi dimenticare il suo ruolo durante la pandemia, quando il popolo ha chiesto non solo di essere amministrato, ma di essere governato, e lui è sempre stato in prima fila e si è speso enormemente.
    Mario Timbal e il prof. Lurati hanno pure dato un forte contributo a questo evento.
    Chi raccoglierà il mio testimone presidia la più grande commissione culturale al mondo. La signora Hoffmann ha espresso tutto il suo amore per la Svizzera italiana in generale.
    “Il presidente non ha poi mancato di sottolineare ancora una volta un tema a lui caro: La Verità con la V maiuscola:

    “Questo festival è libertà, come quella accordata al direttore artistico per esempio. In generale noi siamo il festival più libero di tutti come di tutta la Svizzera.

    Due parole voglio spendere per il concetto di ‘parresia’: è il coraggio di dire sempre la verità, anche quando ha delle conseguenze.

    Nell’antichità ciò è stata l’essenza del teatro e della commedia antica.
    Ed auguro che nel futuro del festival voi abbiate il coraggio di portare avanti questo amore per la Verità”.

    Nazzaro, direttore artistico: “A nome mio e della Commissione di selezione, noi abbiamo scelto i film che a nostro avviso mantengono viva la nostra politica. Il cinema non è separato dal mondo ma amplifica le storie della vita vera. Gli umori del mondo sono il segno della qualità del Locarno Film Festival. Olaf Moeller è colui che ci ha aiutato nella selezione per la panoramica sul cinema messicano anni 40-60, dal titolo: “Il Cinema messicano, Ogni giorno uno spettacolo”.

    Dopo i discorsi ufficiali, passerò a raccontarvi i primi film da me visti e gli umori della piazza. Tra i grandi ospiti finora intervistati invece, durante le conferenze pubbliche, Pietro Scalia, assistente regista ed al montaggio da più di un Oscar, e che ha lavorato con i più grandi nomi del cinema.

    I primi film e le prime premiazioni in Piazza:

    La sera di mercoledì 2 agosto, in Piazza Grande è stato conferito l’Excellence Award DAVIDE CAMPARI a RIZ AHMED.

    Le proiezioni sono state 2.

    I dettagli:

    DAMMI, di Yann Mounir Demange.
    Francia/Belgio – 2023 – 98′

    Il protagonista è un immigrato che ama molto il Paese europeo che l’ha ospitato e nel quale si sente a casa. Tuttavia, dai meandri del suo spirito e della sua memoria, emergono ricordi delle origini e solitudini, con i quali fa i conti tutti i giorni, e con i quali cerca di mantenere un filo di unione, per dare un senso alla sua identità, compiendo un viaggio inconscio ed onirico.

    L’incontro e l’amore per una creatura come lui, che forse si sente più sola di lui, lo aiuta in questa fase di completamento e di incastro dei pezzi che paiono sparpagliati.

    Ci vuole un un’anima affine per trovare il senso.

    L’ÈTOILE FILANTE, di Fiona Gordon, Dominique Abel.
    Francia/Belgio – 2023 – 98′

    “Qui si chiamano tutti Boris!”, è la chiave di un film dai colori un po’ surreali ma pervasi di molto umorismo.

    Ce la faranno Boris e la compagna a fuggire, sostituendo il primo con il suo perfetto sosia Dom?

    Si susseguono scene esilaranti, sempre con una improvvisata detective alle calcagna.

    Storia di persone senza limiti che paiono vivere in una realtà fuori del mondo.

    E quando alla coppia di fuggiaschi toccherà tornare indietro a recuperare i documenti, non resterà altro che provare un po’ di compassione per la loro vittima designata e… Scatenarsi in una danza.

    CONCORSO INTERNAZIONALE
    YANNIC, di Quentin Dupiex
    2023, Francia, 65′

    Yannic è un giovane custode notturno che nel suo giorno libero, decide di fare qualcosa di diverso: andare a teatro.
    Il film si apre proprio su una pièce: un uomo ironizza con la moglie sui tradimenti di lei. In una commedia amara, l’amante è addirittura in casa con loro e la moglie tenta di negare l’evidenza dei loro rapporti.
    Yannic però non ci sta: a suo dire, lo spettacolo invece di divertirlo, gli sta ricordando la sua vita e non lo trova affatto divertente!
    Interrompe gli attori e se ne lamenta a tutto andare, sino a decidere di sequestrarli insieme al pubblico in platea, per proporre “il proprio spettacolo”.
    Metafora del nostro desiderio di cambiare il nostro destino? Può essere. Ma la storia ci fa capire che per quanto ci applichiamo per evitarlo, i piccoli imprevisti della vita, spesso tirano fuori quel che realmente siamo.
    Il protagonista però non sembra farsi dei problemi per questo motivo: è dotato di una sincerità quasi agghiacciante, sia con se stesso che con gli altri.

    CONCORSO INTERNAZIONALE.
    ANIMAL, di Sofia Exarchou
    Grecia/Austria/Cipro/Bulgaria, 2023

    La protagonista è andata via di casa a 16 anni, alla ricerca del suo cammino. Da allora sono trascorsi diversi anni e lei adesso lavora come animatrice presso un villaggio turistico in Grecia. È dotata di grande creatività e la impiega a pieno ritmo nella creazione di nuovi spettacoli musicali e danzanti per gli ospiti degli hotel.

    Ha molto talento. Vive une relazione senza impegno con un altro membro dello staff, che non le impedisce di vivere altre avventure.

    Il gruppo è unito e sembrano divertirsi molto, anche se il guadagno non è certo molto.

    Un giorno arriva, insieme al nuovo gruppo di aspiranti animatori che approdano in Grecia da Paesi non più fortunati, anche una ventenne polacca a sua volta fuggita a 16 anni.

    Per questa ragazza il clima e lo stile di vita totalmente libero nel suo gruppo, a volte è causa di disagio, ma nonostante questo, si integra e applica con tutta se stessa.
    È film amaro ed impietoso: non sembra profilarsi qualcosa di meglio.
    Si vive alla giornata e si consumano rapporti, si, forse un po’ come animali, nonostante in realtà ciò causi sofferenza: cosa rimane realmente alle protagoniste? Quale arma pensano di poter usare come veicolo verso una vita migliore?
    Non vi è certezza alcuna, ma la fragilità è tanta quando ad una delle due pare di intravedere un po’ d’amore in qualcuno che non le era parso come gli altri.
    Una cosa è certa: all’ultimo “spettacolo” la protagonista sarà veramente se stessa.
    Il film ha portato in pellicola tutto il dramma di vite come queste.

    In Piazza, la sera del 3 agosto, è stato attribuito il VISION AWARD TICINOMODA a PIETRO SCALIA, uno dei maggiori assistenti alla regia ed addetti al montaggio del mondo, che ha lavorato con i più grandi registi americani ed italiani.

    Proiezione PIAZZA GRANDE 03. Agosto

    LA VOIE ROYALE, di Frédéric Mermoud
    Francia/Svizzera – 2023, 90′

    Storie di ragazze geniali che superano i clichè dimostrando come il sesso femminile possa essere davvero forte in matematica.

    La protagonista diciottenne è dotata di una scintilla che non sfugge al suo docente, che decide di parlare ai suoi genitori per convincerli a lasciarla iscrivere ad una scuola apposita per formare i talenti matematici del futuro.

    Sarà qui che la giovane, abituata ad una vita di campagna in una fattoria, inizierà a contemplare il passo successivo: e poi?

    Nella sua mente si affaccia, affascinante, l’idea del Polytecnico, scuola universitaria addirittura di stampo militare.

    Lì si sono formati talenti storici nella vita del Paese, tra i quali, molte donne.
    Tra nuove amicizie e nuovi amori, nonché la scoperta di se stessa, non saranno poche le difficoltà. La nuova docente, anch’ella donna, la sprona ad ogni costo, dandole inizialmente l’impressione di avercela con lei. I rapporti con compagne e compagni sono buoni, ma la competizione ed il confronto sono alle stelle.
    Per mesi, avrà l’impressione di non essere affatto geniale e pure una delusione affettiva ci metterà lo zampino.
    Ma alla fine, troverà le giuste collaborazioni disinteressate per aiutarla a tirar fuori il meglio di sé ed abbracciare completamente il suo grandissimo sogno: lavorare al servizio del futuro del mondo.

    CONCORSO CINEASTI DEL PRESENTE
    FAMILY PORTRAIT, di Roland Barthes
    Stati Uniti, 2023, 78′

    Una natura onnipresente, con i suoi elementi, il vento tra le fronde e l’acqua di un fiume, scandisce il tempo della vita ed il rapporto con le emozioni.
    Sembra una giornata come tante: parenti che si riuniscono per raccontarsi novità e per scattare un ritratto di famiglia.

    Tempi si allineano e scorrono gli uni sugli altri.
    È solo un contorno il fatto che una cugina 21enne sia appena deceduta per un virus misterioso?

    Si e no.
    Ma la protagonista sembra molto più preoccupata del fatto che la madre, con la quale aveva sempre avuto un rapporto un po’ strano (lei non si sentiva “vista”, come racconta al nuovo compagno), e che un attimo prima animava la cucina, sia di colpo sparita.

    Il finale si svela all’ultimo, tuttavia, se si presta attenzione e vi è successo nella vita, lo capirete già guardandolo: lei continua a domandare della madre con un’ansia crescente, ma nessuno le risponde mai in modo sensato. Anzi: sono intenti a parlare fittamente tra loro. Come mai?La giovane ad un certo punto si immerge nel fiume, pare cercarla nelle acque, ed anche questo è in realtà un gesto simbolico…

    Ma soprattutto c’è un istante preciso che svelerà tutto il significato di quel ritratto di famiglia, per chi sa guardare: lei e la madre in una scena sono sedute in silenzio e senza guardarsi su di una roccia nel fiume.

    Poi lei si tuffa; poi entrambe, lentamente, svaniscono…

    Il senso di noi, di tutti i nostri dolori, delle nostre perdite, del nostro tempo, sono tutti in quella scena. Una scena che nessuno di noi potrà mai cogliere. Il regista vuole mostrarci e farci capire questo: il dopo di noi.

    Bellissimo film onirico, delicato e di una poesia struggente, in quel darsi tutti la mano nel tempo che scorre.

    Non ho visto ancora niente ma, lo ammetto, lo premierei.

    Ha messo in ordine scene all’apparenza irrazionali.

    Probabilmente c’è nascosta anche qualche considerazione sul lavoro del regista: a metà strada tra il sogno e la capacità di visualizzare.

    PIAZZA GRANDE, 04 Agosto del 2023.

    Presentate sul palco del festival le delegazioni dei film proiettati durante questa serata:

    “La Bella Estate”, regia di Laura Lucchini e “Guardians of the Formula”, regia di Dragan Bjelogrlic’

    LA BELLA ESTATE, di Laura Lucchini,
    Italia – 2023 – 111′

    Ginia ed il fratello si sono trasferiti dalla campagna alla città insieme, lasciando a casa i genitori. Cercano la loro strada per il futuro. Lui, probabilmente proiezione (anche se mostrato molto ai margini nella storia), di Cesare Pavese, dal cui romanzo è tratto questo film, scrive racconti e si era iscritto all’università, ma sta rinunciando, schiacciato dalle difficoltà economiche e dalle responsabilità.

    Lei una giovane sarta piena di talento e che si sta affacciando al mondo degli stilisti.
    Vivono la loro vita con sullo sfondo i primi discorsi di Mussolini (la guerra è alle porte ma i protagonisti ancora non lo sanno); vedono gli amici di sempre e si fanno compagnia, nella Torino del 1937-’38.

    Un giorno, conosceranno Amelia, spregiudicata e bellissima giovane che per mantenersi, posa senza veli per svariati pittori.
    Lei e Ginia faranno amicizia e quest’ultima sarà introdotta dalla prima ad un mondo intrigante, libero ed entusiasmante, fatto di arte e amori liberi e passionali.
    Il fratello maggiore cercherà di vegliare sulla sorella ma poco alla volta, la lascerà libera pur senza ammetterlo.

    Si susseguono gioie, palpiti ed anche dolori ed apprensione, in un turbinio che li accompagnerà tutti verso la maturità ed una più intensa presa di consapevolezza.

    Di chi era veramente gelosa Amalia?
    E chi veramente amerà infine Ginia?

    Un film bellissimo, dove le stagioni e la natura (anche qui), segnano incedere del tempo, dei cambiamenti (anche della protagonista Ginia), e delle emozioni.

    Vi si respira non solo il romanzo del celebre scrittore, ma realmente si vive per un paio d’ore in quegli anni, ricavandone un senso di nostalgia come se li avessimo vissuti.

    Una piccola divagazione sull’importanza di tutte quelle creazioni umane che passano attraverso la vita e le mani: sono esse stesse veicoli di intimità e sensualità, nonché empatia e bisogno di conoscere e conoscersi.

    La sarta cuce su un corpo, il pittore trasporta un corpo su tela.

    Oggi possiamo ringraziare Pavese per averci trasmesso senza poterlo sapere (oggi anche Laura Lucchini con questa trasposizione cinematografica), sensazioni e riscoperte che avevamo perduto.
    CONVERSAZIONE CON PIETRO SCALIA, lo storico assistente alla regia e montatore DEL cinema (mondiale!).

    Presso lo Spazio Cinema del festival, ieri alle 10.45, si è svolta l’intervista pubblica al suddetto artista del cinema.
    Ha mediato Manlio Gomarasca.

    Come aveva già detto sul palco la sera prima il direttore artistico Giona Nazarro, consegnandogli come riconoscimento Ticinomoda Award, “Scalia ha rivoluzionato il modo di pensare come collegare un’immagine all’altra”: è riuscito a determinare con sguardo nuovo gli intervalli ritmici ed i tempi necessari a legare le immagini fra loro.

    Ha collaborato con Bertolucci, Ridley Scott, Raimi, Michael Bay, Van Sant (solo per citarne alcuni nella sterminata lista di nomi).

    Gli Oscar: nel 1992, con Joe Hutshing, per “JFK”; nel 2002 vince ancora con il montaggio per “Black Hawk Down” di Ridley Scott;
    ha avuto altre due nomination per “Il Gladiatore” e “Genio Ribelle”.

    Oggi siamo in attesa dell’uscita al cinema di “Ferrari”, da lui montato per la regia di Michael Mann.

    Nei natali di Scalia, la Sicilia e la Svizzera, dove era immigrato da bambino con la famiglia e dove si è formato, prima di partire alla volta degli USA per dedicarsi allo studio del cinema.

    Ha iniziato la sua carriera come assistente al montaggio per Oliver Stone.

    Il rapporto più lungo, quello con Ridley Scott: ben 15 anni.

    Scalia è stato inoltre produttore musicale per Han Zimmer che ha curato la colonna sonora per tre film di Ridley Scott, ed è stato membro di giuria della Mostra del Cinema di Venezia nel 2004.

    Monica Mazzei
    freelance culturale
    monica.mazzei.eventi@gmail.com

  • La divina Barbara Bouchet compie 80 anni

    In Italia l’abbiamo conosciuta negli anni Settanta grazie al filone della commedia sexy all’italiana ma Barbara Bouchet è molto di più di un’attrice un po’ scollacciata e ora, alla vigilia del suo 80° compleanno (è nata a Reichenberg, nell’attuale Repubblica Ceca, il 15 agosto 1943) vale la pena ricordarlo.

    Anche perché continua a frequentare la nostra televisione e viene spesso citata anche per essere la madre di chef Alessandro Borghese. Barbara Gutscher (questo il suo vero nome) inizia la sua carriera come ballerina a San Francisco dove cresce dopo l’espulsione della popolazione di etnia tedesca dalla Cecoslovacchia in seguito alla conferenza di Potsdam. Le prime apparizioni televisive sono con il corpo di ballerini adolescenti “The KPIX Dance Party” tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Nel 1962 Barbara decide di lasciare la danza e dedicarsi al cinema. Si trasferisce a Hollywood e cambia il suo cognome in Bouchet. L’esordio è nel film “La signora e i suoi mariti”, interpretato da Robert Mitchum. Seguono “Prima vittoria” di Otto Preminger (con John Wayne e Kirk Douglas) e “James Bond 007 – Casino Royale”.

    Nei primi anni Settanta torna in Europa e, grazie alla sua bellezza, la sua strada incrocia quella della commedia sexy e dell’erotismo soft di “Playmen Italia”: tra i tanti film interpretati ci sono “Una cavalla tutta nuda”, “Racconti proibiti… di niente vestiti”, “L’amica di mia madre”, “40 gradi all’ombra del lenzuolo”, “La moglie in vacanza, l’amante in città” e “Spaghetti a mezzanotte”, accanto a poliziotteschi e thriller come “Milano calibro 9” di Fernando Di Leo e “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci. Esaurita l’esperienza cinematografica, che conta decine di film, la Bouchet lancia una serie di libri e videocassette di aerobica e torna in televisione con le serie “Incantesimo”, “Diritto di difesa”, “Capri” e “Ho sposato uno sbirro”. Il cinema, però, non è ancora un’esperienza conclusa: tra gli altri, nel 2002 ha un piccolo ruolo in “Gangs of New York” di Martin Scorsese, nel 2007 è nel cast di “Bastardi” con Franco Nero e Giancarlo Giannini e nel 2018 in quello di “Metti la nonna in freezer” con Fabio De Luigi e Miriam Leone. Nel 2020 partecipa come concorrente a “Ballando con le stelle” ed è tuttora spesso ospite nei diversi contenitori tv.

  • 31 luglio, ultima proiezione al cinema Odeon di Milano…

    31 luglio, ultima proiezione al cinema Odeon di Milano…

    MILANO ”Che tristezza: stanno facendo una cosa bisbetica, perché il cinema non si può trattare come un normale esercizio commerciale”. Lo dice all’AdnKronos l’attore e regista Paolo Ruffini, dopo aver comprato il biglietto per ‘La maledizione della Queen Mary’, l’ultimo spettacolo proiettato dal cinema Odeon, il multisala storico del centro di Milano, che da ieri ha chiuso i battenti.

    ”Non penso che si possano chiudere musei e biblioteche, che differenza c’è con un cinema?”, si chiede Ruffini, sottolineando che all’Odeon oltretutto ”ci sono almeno due sale che sono capolavori architettonici, è un cinema storico. Io ho fatto almeno dieci presentazioni di film qui: c’erano i tappeti rossi, era la walk of fame di Milano questa…”. I più bei ricordi che Ruffini conserva dell’Odeon sono proprio legati alle presentazioni dei suoi film, il primo da regista ‘Fuga di cervelli’, ormai dieci anni fa, e l’ultimo, ‘Ragazzaccio’. ”Era il 3 novembre, abbiamo fatto la proiezione qua. Forse avevo sentore che avrebbe chiuso e ho voluto fare qui un’anteprima speciale. È stato strepitoso”, racconta, senza nascondere l’amarezza. ”Vedere trattare il cinema così mi dispiace. Sta cambiando proprio la mentalità: si pensa che il cinema debba essere fruito soltanto a casa, ma il cinema non è social, è una grande occasione sociale. Io sono progressista, viva le piattaforme, ma una cosa non dovrebbe eliminare l’altra, le arti dovrebbero convergere. Tra cent’anni non so se ci sarà Tik Tok, ma il teatro ci sarà di sicuro”. Per di più ”i film non si vedranno più così bene, anche se a casa hai uno schermo venti pollici”, anche perché ”quando noi facciamo i film li facciamo per il cinema”.