Categoria: Arte

  • Fino al 29 giugno a Palazzo Reale l’antologica di uno dei maestri del Novecento italiano

    La mostra milanese rappresenta il percorso esaustivo, cronologico ed artistico, di uno dei più significativi artisti italiani del Novecento, Felice Casorati. Un anti-star della pittura della quale ha saputo però incarnare tutte le correnti e suggestioni che hanno attraversato “il secolo breve”. Nato a Novara nel 1883 e deceduto nella sua Torino nel 1963, l’artista ha attraversato sin dall’infanzia – a seguito della famiglia essendo il padre ufficiale contabile del Regio Esercito Italiano – la penisola e luoghi che entreranno a far parte del suo immaginario sentimentale e poetico. Cagliari, Reggio Emilia, Padova (in quest’ultima il liceo Tito Livio) sino al 1907. Musicista, frequenta il gruppo filarmonico, nel frattempo studia giurisprudenza e visita frequentemente quella Venezia che al tempo costituiva lo snodo tra la cultura mitteleuropea e quella mediterranea.

    Da qui partirà la carriera artistica, conquistando un posto alla Biennale con il dipinto oggi noto come “Ritratto della sorella Elvira”. Da qui poi i Casorati si trasferiranno a Napoli e poi nella Roma dell’arte antica e classica. Una formazione formidabile per il giovane artista, il quale avrà occasione di esporre non soltanto in Italia ma anche a Barcellona a Buenos Aires a Santiago del Cile.

    Le cose da dire di questo affascinante artista e personaggio silenziosamente palpitante del Novecento sarebbero moltissime, ma le potrete scoprire da voi visitando la mostra di Palazzo Reale.

    E veniamo a Milano. Città importantissima per lo sviluppo della carriera artistica del Nostro; qui avrà contatti importantissimi e proficui per l’evoluzione artistica. Milano diveniva dagli anni Venti un importante mercato e luogo di incontro delle avanguardie.
    Milano tornerà luogo nevralgico della sua carriera anche nelle ultime fasi quando Casorati lavorerà per le scenografie del Teatro alla Scala.
    Milano e Palazzo Reale ri-accolgono così, in una antologica, le opere straordinarie di questo nostro artista dopo 35 anni (escludendo le presenze stabili al Museo del Novecento, accanto a Palazzo Reale), ossia dal 1990 (mentre alcune sue opere, forse tra le celeberrime, sono state esposte tre anni orsono in occasione della bellissima mostra “Realismo magico”).

    Per gli amanti del Novecento, come chi scrive, il percorso che vede oltre cento opere dell’artista, è un viaggio carico di mirabilia nella multiforme produzione di Casorati. Egli fu vero appassionato percorritore di tutte le strade espressive di cui il Novecento è stato secolo poliedrico polimorfo e polisemantico. Stili, manufatti, scopi e finalità nel corso della lunga vita artistica del Casorati hanno dato forma a quadri, sculture, disegni, bozzetti, acque forti e tempere, scenografie. Tutto raccolto cronologicamente e ben esposto in quattordici sale tematiche accompagnate da utili didascalie.

    Verismo, simbolismo, neoclassicismo, metafisica. Nature morte (tra le quali spiccano anche uova e limoni, firma e cifra stilistica del suo ultimo periodo), ritratti, personaggi ed ambienti, paesaggi e situazioni. Rimarrete sorpresi di trovare tanta varietà a testimonianza della capacità dell’artista di immergersi in ogni temperie espressiva trovando sempre il bandolo della propria poetica e del messaggio di fondo, un sentimento del reale o dell’irreale, che ha attraversato il secolo. Un secolo denso, forte e difficile; davanti al quale l’umanità più autentica rimane come smarrita, sospesa, in attesa.

    Linee che ne richiamano altre, allusioni, correlativi oggettivi : tutti gli strumenti novecenteschi che grande hanno resa l’arte del tempo, non solo pittorica, e che ancora oggi ci sollecitano, poiché sembriamo aver sì ingannato ma non superato quel senso del non-senso che le anime sensibili del secolo forte, del secolo del super-uomo e delle costruzioni tecnologiche, hanno così bene colto.

    Ma abbiamo commentato sin troppo. Tornando alla produzione della mostra, vale la pena di sottolineare come le opere siano state richiamate a Palazzo Reale da collezioni pubbliche e prestiti privati. Innanzitutto la GAM di Torino; l’importante e ricco Archivio Casorati. Le collezioni private dalle quali, a titolo di esempio eccellente, è stato tratto “Annunciazione” del 1927; quest’ultimo fu scelto dall’artista per le esposizioni d’arte italiana del 1927 al Musée Rath di Ginevra e poi alla Kunsthaus di Zurigo, torna oggi visibile al grande pubblico.

    La mostra, i quadri dell’artista, rappresenta molto bene anche i rapporti personali di Felice Casorati; la sua arte nasceva dalla propria stessa vita; non a caso i ritratti più famosi sono proprio di persone della sua cerchia di amicizie e parentele. Lo stesso vale per alcuni ritratti con paesaggio; non manca, tra i luoghi “del cuore” anche la Liguria, da qui probabilmente anche l’ispirazione dei “limoni” che con “le uova” costituiranno un originale nucleo espressivo di nature morte dell’ultima fase che qualcuno definisce “anti-classica”.

    Il tutto è poi raccolto nell’interessantissimo catalogo MARSILIO ARTE .
    I curatori : Giorgina Bertolino, Fernando Mazzocca e Francesco Poli

    La mostra è promossa da Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con l’Archivio Casorati. Sponsor BPER Banca; partner tecnico ATM, con il supporto di Coop Lombardia.

    https://www.palazzorealemilano.it/mostre/casorati

    Negli ultimi giorni della mostra sono previsti riduzioni del prezzo di ingresso: un motivo in più per approfittarne!

    Alessandra Branca – © 2025

  • Robecchetto con Induno: viaggio all’interno della storica cascina Il Guado, luogo magico dove la cultura è di casa

    Francesco Bigogno di Naviglioparlante ha avuto il piacere di intervistare Francesco Oppi, presidente della storica Cascina Guado, un luogo magico immerso nella natura, a ridosso del Naviglio Grande. Questa cascina, con il suo fascino antico e il suo spirito innovativo, rappresenta molto più di un semplice edificio: è un vero e proprio punto di riferimento culturale.
    Il Guado, come lo chiamano affettuosamente, è un sito di sperimentazione culturale nato nel 1969 grazie all’intuizione del padre di Oppi, Daniele, grande artista che, tornato da New York, decise di stabilirsi in quel cascinale in mezzo alla natura. “Perché la natura è il segreto per rimanere svegli con la testa”, amava ripetere Daniele, e questa filosofia ha continuato a guidare l’attività del luogo anche dopo la sua scomparsa.
    Francesco Oppi, che ha preso le redini del Guado nel 1992 e, successivamente, come presidente dopo la morte del padre, ha raccontato con passione la storia e l’anima di questo spazio. “Il Guado è un sito di sperimentazione culturale”, ha spiegato, “dal ’69 è cominciato un percorso di ricerca con giovani artisti che continua ancora oggi”.

    Oggi, il Guado ospita convegni, incontri, presentazioni di artisti e mostre, diventando un punto di riferimento per chi ama la cultura e l’arte. Oppi ha sottolineato come “più la società è ignorante, più la parola cultura può diventare provocatoria. Del resto, più gente ignorante c’è, più è facile comandare”. Un messaggio forte, che invita a valorizzare e diffondere la cultura come strumento di libertà e consapevolezza.
    L’esterno del cascinale è magnifico, ma è all’interno che si scopre la vera essenza del Guado. Al cuore di questa realtà si svolgono le attività più svariate, tra cui l’attuale mostra di Roberto Vallini, che rimarrà aperta fino ai primi di luglio.

    Tutto ciò che rende speciale il Guado nasce dall’intuizione di Daniele, che ha trasformato quel cascinale in un luogo di cultura e di incontro. “La natura è il segreto per rimanere svegli con la testa”, ripeteva, e questa filosofia si percepisce in ogni angolo del sito.
    Durante l’intervista, Francesco Oppi ha condiviso ricordi, aneddoti e progetti futuri, raccontando come il Guado continui a essere un luogo vivo, pulsante di creatività e passione. Un luogo che, come ha detto Oppi, ci invita a scoprire non solo la bellezza esteriore, ma anche la concretezza e l’anima profonda di questa meravigliosa cascina.
    Se siete curiosi di conoscere di più su questa realtà unica, non perdete l’occasione di ascoltare le parole di Francesco Oppi: vi lasceranno sicuramente folgorati e ispirati.

  • Galleria Magenta: domani 31 maggio l’inaugurazione della mostra per il secondo Memorial Germano Cattaneo

    Galleria Magenta: domani 31 maggio l’inaugurazione della mostra per il secondo Memorial Germano Cattaneo

    Galleria Magenta presenta la II edizione del MEMORIAL GERMANO CATTANEO,fondatore della galleria nel 1979, con una mostra di uno dei grandi protagonisti dell’Esistenzialismo pittorico italiano del secondo Novecento: Giancarlo Cazzaniga (1930 – 2013).

    Tra gli artisti di punta della scuderia della galleria, la mostra ripercorre la ricerca pittorica di Cazzaniga, dalle prime fasi alla maturità stilistica, in un excursus che intende scoprire e riscoprire un autore fondamentale dello scorso secolo, attingendo al ricco nucleo di opere autografe appartenente alla galleria. Proprio Germano Cattaneo, già dai primissimi anni Ottanta, iniziò a promuovere questo autore nello spazio espositivo e presso il proprio pubblico, orientando sempre più la proposta artistica verso la corrente dell’Esistenzialismo, movimento pittorico nato a Milano nel Dopoguerra attorno alle riflessioni sull’esistenza umana in un mondo segnato da dolore, solitudine e precarietà.

    Il movimento proponeva una pittura figurativa lontana dall’essere meramente descrittiva e ideologica e più vicina a un’espressione dal tratto informale, caratterizzata da linee forti e segnanti, con una palette prevalentemente scura e dai toni terrosi. L’indagine sull’uomo contemporaneo, con i suoi limiti e la sua vulnerabilità, è ispirata alla filosofia esistenzialista di Sartre e Camus e al neorealismo cinematografico. Nelle opere di Cazzaniga di quel periodo – come in quelle degli altri esponenti della corrente, tra cui Giuseppe Banchieri, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni, Gianfranco Ferroni ed Ernesto Treccani, artisti anche presenti nella collezione permanente di Galleria Magenta – non vi è alcuna volontà di eroismo: la rappresentazione della fatica dell’esistere, nel senso più ampio del concetto, diventa obiettivo principale del fare arte, racconto per immagini e sensazioni del disagio dell’uomo. La tavolozza è ricca, densa, dominata da colori profondi e cupi, ma anche da improvvisi squarci di luce cromatica.

    In mostra, le opere di Cazzaniga comunicano un senso di introspezione e meditazione, ed evocano paesaggi interiori o emozioni stratificate nel tempo. Attraversando tutta la sua produzione, dalla fascinazione per la musica (il jazz in particolare) fino ai memorabili dipinti dedicati alle ginestre, l’esposizione traccia la figura di un artista che è stato un vero protagonista dell’arte del suo tempo, nella scia della grande tradizione pittorica italiana del secondo dopoguerra, confrontandosi con artisti come Afro, Vedova, o Morlotti, con cui condivideva l’interesse per la materia e per l’espressione lirica del gesto.
    Nonostante le innegabili radici nella corrente dell’esistenzialismo, espressione di fondo che accompagna sempre la sua cifra stilistica, Cazzaniga nel corso dei decenni ha mantenuto una certa autonomia rispetto a gruppi e movimenti predefiniti, partecipando però attivamente alla vita artistica della Milano dell’epoca, che andava alimentandosi attorno al famoso Bar Jamaica nella zona di Brera, punto di riferimento e incontro di molti autori.
    Nel tempo, Cazzaniga ha sviluppato un linguaggio personale fatto di segni, stratificazioni, e gesti pittorici che non cercano tanto la rappresentazione quanto la suggestione. Le sue superfici pittoriche sono spesso corpose, quasi scultoree, e mostrano una tensione tra ordine e caos, tra silenzio e dinamismo.
    In concomitanza alla mostra “IL VENTO IN FIORE”, nella project room della galleria è allestita l’esposizione “VITE MINORI” in omaggio alle personalità invisibili della Battaglia di Magenta: le opere di autori vari del contemporaneo italiano, ripercorrono storie di vite misconosciute a molti, ma che hanno lasciato dei segni nella più ampia Storia del nostro Paese. La mostra si ricollega alle celebrazioni commemorative del 4 giugno 1859 che si celebrano a Magenta, città della Battaglia e in cui la galleria ha posto dal 1979 le sue radici per volontà del fondatore, del quale ricorre il Memorial.

    Le esposizioni resteranno aperte al pubblico fino al prossimo 28 giugno, con i seguenti orari:

    da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-18.30

  • Galleria Magenta. La mostra di Giancarlo Cazzaniga “Il vento e il fiore”

    Galleria Magenta. La mostra di Giancarlo Cazzaniga “Il vento e il fiore”

    Galleria Magenta presenta la II edizione del MEMORIAL GERMANO CATTANEO, fondatore della galleria nel 1979, con una mostra di uno dei grandi protagonisti dell’Esistenzialismo pittorico italiano del secondo Novecento: Giancarlo Cazzaniga (1930 – 2013). Tra gli artisti di punta della scuderia della galleria, la mostra ripercorre la ricerca pittorica di Cazzaniga, dalle prime fasi alla maturità stilistica, in un excursus che intende scoprire e riscoprire un autore fondamentale dello scorso secolo, attingendo al ricco nucleo di opere autografe appartenente alla galleria. Proprio Germano Cattaneo, già dai primissimi anni Ottanta, iniziò a promuovere questo autore nello spazio espositivo e presso il proprio pubblico, orientando sempre più la proposta artistica verso la corrente dell’Esistenzialismo, movimento pittorico nato a Milano nel Dopoguerra attorno alle riflessioni sull’esistenza umana in un mondo segnato da dolore, solitudine e precarietà.

    Il movimento proponeva una pittura figurativa lontana dall’essere meramente descrittiva e ideologica e più vicina a un’espressione dal tratto informale, caratterizzata da linee forti e segnanti, con una palette prevalentemente scura e dai toni terrosi. L’indagine sull’uomo contemporaneo, con i suoi limiti e la sua vulnerabilità, è ispirata alla filosofia esistenzialista di Sartre e Camus e al neorealismo cinematografico. Nelle opere di Cazzaniga di quel periodo – come in quelle degli altri esponenti della corrente, tra cui Giuseppe Banchieri, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni, Gianfranco Ferroni ed Ernesto Treccani, artisti anche presenti nella collezione permanente di Galleria Magenta – non vi è alcuna volontà di eroismo: la rappresentazione della fatica dell’esistere, nel senso più ampio del concetto, diventa obiettivo principale del fare arte, racconto per immagini e sensazioni del disagio dell’uomo. La tavolozza è ricca, densa, dominata da colori profondi e cupi, ma anche da improvvisi squarci di luce cromatica.

    In mostra, le opere di Cazzaniga comunicano un senso di introspezione e meditazione, ed evocano paesaggi interiori o emozioni stratificate nel tempo. Attraversando tutta la sua produzione, dalla fascinazione per la musica (il jazz in particolare) fino ai memorabili dipinti dedicati alle ginestre, l’esposizione traccia la figura di un artista che è stato un vero protagonista dell’arte del suo tempo, nella scia della grande tradizione pittorica italiana del secondo dopoguerra, confrontandosi con artisti come Afro, Vedova, o Morlotti, con cui condivideva l’interesse per la materia e per l’espressione lirica del gesto.

    Nonostante le innegabili radici nella corrente dell’esistenzialismo, espressione di fondo che accompagna sempre la sua cifra stilistica, Cazzaniga nel corso dei decenni ha mantenuto una certa autonomia rispetto a gruppi e movimenti predefiniti, partecipando però attivamente alla vita artistica della Milano dell’epoca, che andava alimentandosi attorno al famoso Bar Jamaica nella zona di Brera, punto di riferimento e incontro di molti autori.

    Nel tempo, Cazzaniga ha sviluppato un linguaggio personale fatto di segni, stratificazioni, e gesti pittorici che non cercano tanto la rappresentazione quanto la suggestione. Le sue superfici pittoriche sono spesso corpose, quasi scultoree, e mostrano una tensione tra ordine e caos, tra silenzio e dinamismo.

    In concomitanza alla mostra “IL VENTO IN FIORE”, nella project room della galleria è allestita l’esposizione “VITE MINORI” in omaggio alle personalità invisibili della Battaglia di Magenta: le opere di autori vari del contemporaneo italiano, ripercorrono storie di vite misconosciute a molti, ma che hanno lasciato dei segni nella più ampia Storia del nostro Paese. La mostra si ricollega alle celebrazioni commemorative del 4 giugno 1859 che si celebrano a Magenta, città della Battaglia e in cui la galleria ha posto dal 1979 le sue radici per volontà del fondatore, del quale ricorre il Memorial.

    Le esposizioni resteranno aperte al pubblico fino al prossimo 28 giugno, con i seguenti orari:

    da martedì a sabato 9.30-12.30 / 15.30-18.30

    Per materiali stampa aggiuntivi, informazioni e visite contattare:

    Galleria Magenta

    Via Roma 45, Magenta (MI)

    Tel. 02/9791451 r.a.

    info@galleriamagenta.it

  • A Marcallo in mostra gli acquerelli “D’acqua e di grappa 9”

    A Marcallo in mostra gli acquerelli “D’acqua e di grappa 9”

    Anche quest’anno tra le acqueviti torna l’appuntamento con il colore. Sono circa 25 le opere in mostra realizzate dagli allievi dell’artista Gionata Alfieri; si sono lasciati ispirare dalle trasparenze e dall’acqua e hanno rappresentato vari soggetti. L’inaugurazione della nona edizione della mostra “D’acqua e di grappa” sarà sabato 17 maggio presso il Grappa Store Marcallo, per tre settimane, fino al 7 giugno, da lunedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00.

    Sulla locandina un lupo, a richiamare la natura che riprende sempre i suoi spazi e ricorda il dovere di rispettarla ma forse anche un richiamo ad un ritorno, quello del lupo appunto, all’interno del Parco del Ticino.
    Proprio questo territorio ha offerto ai corsisti spunti che sono diventati soggetti dei lavori e che, insieme, costituiscono un armonioso accompagnamento nella mostra che racconta, ancora una volta, di colore e di acqua, questa volta non del fiume Ticino ma della tecnica antica dell’acquerello e sapientemente usata e diffusa da Gionata Alfieri, presente anche nelle scuole del territorio: “Credo che tutto parta dalle scuole elementari, anche per quanto riguarda la pittura e il mondo dell’arte”, precisa.

  • Le “Trascendenze” di Galleria Magenta per il Santuario di Mesero

    Le “Trascendenze” di Galleria Magenta per il Santuario di Mesero

    Fra le varie iniziative culturali promosse dal Comune di Mesero a compimento dei lavori di restauro del Santuario della Madonna Addolorata (XVII sec.), spicca l’evento artistico di valorizzazione e riqualificazione territoriale a cura di Galleria Magenta, ideato per promuovere la partecipazione intergenerazionale alla cultura e alla tradizione cittadine.

    L’evento è costituito da una duplice proposta d’arte, frutto di un progetto di curatela finalizzato a tessere una corrispondenza fra il linguaggio dell’arte sacra del luogo di culto locale e il linguaggio dell’arte contemporanea, attraverso l’opera dell’artista Federico Montesano.

    La sua cifra stilistica, fortemente incentrata sul concetto di “metafisica”, sarà il fil rouge che contraddistinguerà il doppio intervento artistico: da un lato la creazione di “TRASCENDENZE”, un’installazione permanente che troverà la sua naturale collocazione nella Sala Consiliare Municipale, dall’altro la realizzazione della mostra “CORRISPONDENZE UNIVERSALI”.

    L’installazione si propone di ricreare simbolicamente e con notevole effetto scenografico una “porta sacra contemporanea” ad accoglienza del “pellegrino”, rievocando in tal modo l’aura sacrale del santuario e la cromia originale dei suoi affreschi, riportati di recente alla luce dopo una complessa operazione conservativa.

    Le singole componenti installative (3 tele disposte ad arcata e dipinte con tecnica acrilico) rappresentano semanticamente la circolarità del tempo che scandisce l’esistenza umana, in un susseguirsi ritmico di luci e ombre, determinanti l’Aurora, lo Zenit e infine il Crepuscolo.

    Nel fluire illimitato del tempo, gli elementi naturali (terra, mare e cielo) si mescolano fino a confondersi, elevandosi a un non-luogo, dove la contemplazione diventa una necessità per ricongiungersi al Creato e alla dimensione trascendente.

    In continuità con la narrazione dell’installazione e a sua cornice, prenderà corpo il percorso espositivo di 15 tele di diverso formato, dipinte con tecnica acrilico, raffiguranti scenari metafisici in cui campeggia la forza cromatica della variegata palette dell’artista.

    L’intera iniziativa, che coinvolgerà l’intera cittadinanza, le scuole del territorio e il turismo religioso, si aprirà al pubblico attraverso una serie di appuntamenti dedicati, che si protrarranno fino al prossimo 2 giugno, con invito e comunicazione da parte del Comune di Mesero.

  • Collettiva di fine corsi per il Centro Arte Cultura Bustese

    Collettiva di fine corsi per il Centro Arte Cultura Bustese

    Il Centro Artecultura Bustese (CAB) è un’associazione costituitasi nell’ormai lontano 14 luglio 1977 con lo scopo primario di creare occasioni sempre nuove per far conoscere e diffondere l’arte a tutti i suoi livelli. Se questo ha significato, alle sue origini, organizzare in particolare mostre collettive ed estemporanee per i suoi soci, quasi tutti artisti, quarant’anni dopo si conferma una realtà consolidata nel panorama artistico di Busto e dintorni ed una realtà formativa nel campo delle arti applicate. Molto conosciuti e frequentati sono infatti i corsi di pittura, disegno, acquerello, vetrata Tiffany, manipolazione argilla, intarsio ligneo, arte con i materiali, scrittura creativa, racconto e romanzo.

    La mostra

    Dice la Presidente Maria Cristina Limido : “E’ consuetudine del CAB, alla fine dell’anno didattico, organizzare una mostra per gli allievi che hanno frequentato i corsi. E’ un momento di festa molto apprezzato dai corsisti che con soddisfazione possono mostrare i loro lavori migliori in una Galleria. E’ anche un momento di riconoscimento per gli insegnanti che vedono esposti i frutti del loro impegno”

    Questa iniziativa rientra nello spirito dell’associazione che intende far crescere i propri allievi appassionati delle arti in modo che divengano sempre più bravi e competenti e possano aggiungersi, alla fine del percorso, ai soci “artisti” storici.

    Gli artisti

    50 OPERE DI ARTE VISIVA SUDDIVISE IN

    DISEGNO
    PITTURA BASE
    ASTRATTO
    ACQUERELLO
    CERAMICHE nelle svariate tecniche
    TECNICA TIFFANY
    ARTE ALTERNATIVA – LIBRI D’ARTISTA

    Inoltre
    Lettura dei testi scritti dagli allievi dei corsi di scrittura

    Informazioni in breve

    presso
    GALLERIA IL CORTILETTO Pzza Santa Maria 21052 BUSTO ARSIZIO
    INAUGURAZIONE SABATO 12 aprile h 18.00
    DOMENICA 13 APRILE ore 10-12 e 15.30-18

    DOMENICA 13 MUSICA E READING dalle h 15,30

    Contatti

    bustocab@gmail.com
    https://www.facebook.com/centroarteculturabustese/
    https://bustocab.jimdofree.com/

  • Da Albairate a Roma: l’arte di Jessica Ticozzelli arriva sempre più lontano

    Da Albairate a Roma: l’arte di Jessica Ticozzelli arriva sempre più lontano

    Jessica Ticozzelli, giovane fotografa originaria di Albairate, continua a far parlare di sé nel mondo dell’arte contemporanea. Con un percorso iniziato tra le campagne lombarde e maturato attraverso esperienze internazionali, Ticozzelli ha recentemente esposto le sue opere alla Medina Art Gallery di Roma in occasione della Rome International Art Fair.

    L’evento, che è stato inaugurato il 14 marzo, è visitabile fino ad oggi, 27 marzo, e rappresenta un importante traguardo nella carriera dell’artista, che porta nella capitale il frutto di anni di ricerca e sperimentazione fotografica.

    Un percorso artistico tra studio e passione

    Nata ad Abbiategrasso nel 1994, Jessica Ticozzelli ha sempre mostrato un forte interesse per l’arte, in particolare per il disegno. La svolta arriva durante gli anni del Liceo Artistico di Magenta, dove entra per la prima volta in contatto con la fotografia. A soli 17 anni inizia a immortalare amici e paesaggi delle campagne di Albairate, dando il via a un percorso che non si sarebbe più interrotto.

    Nel 2016, dopo aver svolto diversi lavori per finanziare i suoi studi, si iscrive alla prestigiosa scuola Bauer di Milano, dove approfondisce la fotografia e i nuovi media. Due anni dopo entra nel mondo lavorativo come assistente luci e assistente digitale, fino a un’esperienza chiave nel 2019, quando collabora con un fotografo pubblicitario di livello internazionale. Questo ruolo la porta a viaggiare tra Budapest, Malta, Milano e la Toscana, ampliando il suo bagaglio tecnico e artistico.

    Nel 2021 Jessica si dedica anche alla formazione, insegnando fotografia al Liceo Artistico di Magenta e offrendo corsi per privati e aziende. Nonostante gli impegni professionali, non ha mai smesso di lavorare ai suoi progetti personali, esponendo le proprie opere in diverse mostre nell’area milanese.

    L’esposizione alla Rome International Art Fair rappresenta quindi un punto di svolta per l’artista, che porta il suo sguardo unico e la sua esperienza maturata negli anni su un palcoscenico di rilievo internazionale. Un viaggio che, partito dalle campagne lombarde, continua a espandersi senza confini.

  • Leonor Fini: una pittrice surrealista. A cura di Luciana Benotto

    Leonor Fini: una pittrice surrealista. A cura di Luciana Benotto

    A quest’artista dal temperamento impetuoso e di difficile catalogazione per l’eclettismo delle sue tele e per l’indipendenza dalle più importanti correnti artistiche del Novecento, Milano sta dedicando una mostra a Palazzo Reale che durerà sino al 22 giugno 2025.

    Ci sono andata spinta dalla curiosità verso una pittrice che non conoscevo e sono rimasta incantata dalle sue opere e dal suo modo di essere donna. Nata a Buenos Aires da un padre italo argentino e da una triestina di origine tedesca, nel 1909, all’età di due anni la piccola Leonor arrivò a Trieste coi genitori, perché la madre voleva far conoscere la nipotina ai nonni materni, e nella città ancora asburgica ci resterà con la mamma che, stanca del marito, lo aveva ingannato convincendolo a ripartire per riprendere i suoi affari in Argentina, tanto lei e la piccola lo avrebbero raggiunto di lì a poco; cosa che però non fece mai, tanto che lui, compresa la situazione, invierà a Trieste degli scagnozzi per rapire la bambina. Il terrore che ciò potesse accadere nuovamente fece decidere alla signora Fini di rifugiarsi a Pola e di camuffare la bambina da maschietto, cosa che lascerà a Leonor, il gusto del mascherarsi.

    Cresciuta in una famiglia praticamente matriarcale, dove gli uomini parevano un contorno, si divertì a leggere tutto quello che trovava nella biblioteca dello zio materno e di sua madre e ciò le fece acquisire un’ampia cultura letteraria ed artistica che le diede una formazione mentale aperta e che, una volta adulta, la trasformò in una donna dalle idee modernissime, soprattutto sul modo di intendere il maschile e il femminile, e talmente fuori dagli schemi morali dell’epoca, che persino i surrealisti che conobbe poi a Parigi nel 1931 e che la lusingarono per il suo talento, rimasero a dir poco turbati.

    Pur non essendo omosessuale, tollerò quel modo di essere e amò uomini eleganti, delicati e dalla sessualità indefinita, sorta di androgini che ritrasse più volte come giovani dormienti osservati e protetti da una donna o da un ibrido come la sfinge, figura ancestrale che esercita tutti quei poteri che la donna contemporanea aveva perduto, capovolgendo in tal modo lo schema mentale che vedeva gli artisti ritrarre donne nude sdraiate a rappresentazione del desiderio maschile, che invece Leonor non rese più oggetti, bensì soggetti desideranti il maschio, ma un maschio non impegnato a mostrare
    il suo machismo.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale e poco dopo, le sue opere tesero al macabro e a scenari apocalittici, come nel dipinto Il confine del mondo, dove una bella giovane dalla capigliatura cinerea e leonina emerge dall’acqua scura ove galleggiano teschi di animali dagli occhi vivi e foglie secche accartocciate, su uno sfondo dalle tinte infernali.

    Magnifiche le sue nature morte fatte da legni contorti, anch’essi talvolta cogli occhi, da brandelli di cortecce che paiono ricci di violini, da rampicanti, da gusci d’uova, simbolo di rinascita, e qui presumo di speranza di ritorno alla normalità nel dopoguerra.

    La pittrice, alla ricerca di un proprio ruolo in un mondo dominato dagli uomini, predilesse temi in cui la donna era vista come un’amazzone, una dea, una maga, una fata, una sirena, una strega, a suggerire che un tempo, nel mondo matriarcale, le donne erano libere di esprimere i loro poteri, di controllare la natura ed anche la vita e la morte.

    Tramite le sue figure femminili con l’armatura affermava poi che la donna può essere artefice del proprio destino. Nella sua lunga e straordinaria vita, si spense a quasi novant’anni, frequentò moltissimi intellettuali e artisti, tra i quali: Achille Funi, Max Ernst, Dalì, Anna Magnani, Elsa Morante, Mario Praz, Alberto Savinio, Strehler… si occupò di scenografie, disegnò costumi teatrali, mobili, ornamenti; insomma, tanto di cappello alla sua poliedricità artistica.

    A cura di Luciana Benotto

  • Le opere dell’artista corbettese Giannina Adelaide Salvi selezionate per l’Art Symposium Giubileo 2025 di Roma

    Le opere dell’artista corbettese Giannina Adelaide Salvi selezionate per l’Art Symposium Giubileo 2025 di Roma

    La nota artista corbettese Giannina Adelaide Salvi è stata selezionata a presentare le sue opere presso la Pontificia Accademia di Teologia Vaticana all’interno del Palazzo del Vicariato nel centro di Roma durante l’Art Symposium Giubileo 2025, un evento prestigioso e unico inaugurato il 21 marzo che rappresenta l’arte come come strumento di Pace, Spiritualità e Speranza e con il contributo di sua Eccellenza Mons. Antonio Stagliano’, del curatore Salvo Nugnes e di altri personaggi illustri tra cui il cardinale Baldassare Reina,Vicario generale della diocesi di Roma, Paolo Liguori direttore Tgcom24, Gianni Marussi, responsabile mostre Tgcom24, la giornalista Silvana Giacobini, Rossana Potenza, soprano internazionale e con il contributo del fisico Antonino Zichichi e del rinomato direttore d’orchestra Alessandro Muti.

    Come dichiarato dal Santo Padre Papa Francesco, l’arte ha l’importanza di costruire ponti in un mondo di muri e a creare spazi di incontro e di dialogo, a illuminare le menti e a scaldare i cuori ed è per questo che l’artista ha ricevuto una Menzione Speciale per la sua straordinaria creatività e l’impegno costante nel trasformare emozioni in arte.