Categoria: Spettacoli

  • Mario Martone conquista pubblico e critica di Cannes con il suo nuovo film “Fuori”

    Mario Martone conquista pubblico e critica di Cannes con il suo nuovo film “Fuori”

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    CANNES (FRANCIA) (ITALPRESS) – La Croisette nel cuore della Roma degli anni ’80: Mario Martone conquista pubblico e critica di Cannes 78 con il suo nuovo film, “Fuori”, unico film italiano della competizione di quest’anno.

    Qualcosa in più o di diverso da un semplice biopic dedicato a Goliarda Sapienza, la scrittrice italiana riscoperta e pubblicata purtroppo solo dopo la sua scomparsa. L’anno scorso Cannes aveva presentato la miniserie che Valeria Golino aveva tratto da “L’arte della gioia”, quest’anno il festival propone “Fuori” in cui Mario Martone racconta un’altra porzione della vita di Goliarda Sapienza, quella descritta nel suo libro “L’università di Rebibbia”.

    Nel film c’è tutta la curiosa libertà esistenziale e ideale della scrittrice, che transita attraverso l’interpretazione di Valeria Golino, sensibile e generosa nel descrivere gli anni della maturità di questa donna attenta alla verità, capace di trarre linfa per la sua vita anche dal tempo trascorso a Rebibbia. Condannata per il furto e la ricettazione di alcuni gioielli, Goliarda attraversa i giorni in cella stringendo delle relazioni sincere e stabili con le altre detenute: storie di sentimenti e d’amore che si porterà anche nella vita di fuori.

    Tra queste ci sono Barbara, interpretata da Elodie, ma soprattutto Roberta che diventa lo specchio in cui Goliarda riflette la sua curiosità per la vita, l’attenzione complice e sensibile per un universo popolare che tra l’altro si relaziona anche con la scena offerta dagli anni di piombo e con la questione della dipendenza dall’eroina.

    Interpretata da una bravissima Matilda De Angelis, Roberta instaura un gioco di sponda con l’attrazione di Goliarda per il suo modo di affrontare la vita. Ed è il gancio che la tiene unita a una Roma popolare, trovata tanto ai margini dei quartieri periferici quanto nel cuore della città.

    Mario Martone si spinge con limpida generosità in questo universo femminile, che rispetta e ascolta e libera in un film che, sin dal titolo, viole essere arioso, aperto alla molteplicità dei sentimenti e alla eventualità dei fatti. La curiosità di Goliarda Sapienza è interpretata da Valeria Golino con una empatica lucidità che lascia il segno e che nasce anche dalla sua ormai approfondita conoscenza di questa donna dalla storia così singolare.

    “Fuori” segue linee narrative libere, che si basano tutte sul rapporto sentimentale che unisce Goliarda e Roberta, in una scoperta reciproca che non ha mai nulla di morboso ma sempre qualcosa di libero. Ma al di là di questa relazione, nel film di Martone c’è una forte sensibilità per i luoghi, la verità delle figure, lo spazio delle relazioni che nutrono il ritratto di un’epoca e di un mondo che non c’è più.

    -Foto IPA Agency-
    (ITALPRESS).

  • Esce il libro “Buono per incartare il pesce”, il primo racconto del giornalista Willy Labor

    Esce il libro “Buono per incartare il pesce”, il primo racconto del giornalista Willy Labor

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Uno scoop realizzato senza troppi scrupoli su un politico locale, un viaggio del tutto inatteso in un paese esotico e una riflessione del protagonista su etica e limiti del giornalismo. Sono gli ingredienti di base di “Buono per incartare il pesce” – edito da Castelvecchi -, il primo racconto di Willy Labor, giornalista economico e redattore parlamentare, attualmente responsabile della comunicazione di Unioncamere, l’associazione delle camere di commercio italiane.

    Sullo sfondo di Trieste, la storia di Gianni Crevatin, un redattore semplice del “Nuovo”, scapolo e prossimo ai quarant’anni, si dipana fra un successo inatteso che gli cambia la vita e i dubbi che la coscienza improvvisamente solleva in seguito alle conseguenze impreviste dei suoi articoli. L’incontro con una giovane donna e il rapporto con una irreprensibile collega completano una storia sul giornalismo visto dal di dentro.

    -Foto Castelvecchi-
    (ITALPRESS).

  • Fabri Fibra, esce il singolo estratto “Che gusto c’è” in collaborazione con Tredici Pietro

    Fabri Fibra, esce il singolo estratto “Che gusto c’è” in collaborazione con Tredici Pietro

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    MILANO (ITALPRESS) – Cosa succede “Mentre Los Angeles brucia”? Sarà possibile avere un assaggio del nuovo album di Fabri Fibra (atteso per il prossimo 20 giugno) ascoltando in radio e in digitale da venerdì 23 maggio il primo singolo estratto “Che gusto c’è”, brano che vede per la prima volta Fabri Fibra collaborare con Tredici Pietro, uno dei nomi più interessanti della nuova scena.

    Era dallo scorso anno, con l’uscita di “In Italia”, che Fabri Fibra non pubblicava nuova musica fatta eccezione per le collaborazioni con altri artisti. Se il buongiorno si è visto con il Red Bull 64 Bars pubblicato la scorsa settimana (dove aveva fatto un piccolo spoiler ammettendo: “Sta cominciando il caldo e c’ho il disco in uscita, Compra il biglietto che ti aspetto in prima fila”), ora questo primo singolo (prodotto da Marz & Zef e scritto da Fibra, Davide Petrella e Zef) è pronto a inaugurare un nuovo capitolo per l’artista capace di influenzare con la sua musica più di una generazione.

    “Siamo tutti cantanti (sì) ma non ci sono canzoni (no!), Siamo tutti importanti (sì) dov’è che sono i coglioni? (Boh!)” canta la premiata ditta Fabri Fibra & Tredici Pietro, due generazioni diverse che hanno trovato nel rap un linguaggio comune, un linguaggio che è arrivato anche al pubblico non solo di fan e appassionati del genere.

    “‘Che Gusto C’è’ è, per certi versi, il capitolo successivo di ‘Propaganda’ non solo perché è stato fatto dallo stesso team di produzione – racconta Fibra – ma perché anche in questo caso fotografa la società attuale, l’Italia di oggi, un paese dove il rap è in classifica ma non viene capito dal mainstream e l’invidia sociale porta a sminuire i risultati personali che vengono raggiunti. Sembra sempre ci sia qualcuno che sta meglio di te, che guadagna di più e solo se ti stacchi dallo schermo ti rendi conto che nel mondo reale trovi un po’ di pace (tanto che nel testo dico ‘guarda il mare’ ossia guarda la realtà)”.

    Musicalmente parlando la base è prodotta da Marz e Zef ed è a tutti gli effetti rap italiano sia per il ritmo che per i suoni che per le atmosfere. Non è una formula ricopiata dal rap americano.

    Parlando del featuring: “Sono felice di collaborare con Tredici Pietro che è parte della nuova scena rap italiana ma allo stesso tempo è capace di avere delle melodie molto interessanti. Ha una voce molto credibile e una motivazione molto forte che danno valore alle parole che canta nel ritornello”.

    -Foto ufficio stampa About-
    (ITALPRESS).

  • Cannes, Benicio del Toro al centro della “Trama fenicia” di Wes Anderson

    Cannes, Benicio del Toro al centro della “Trama fenicia” di Wes Anderson

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    CANNES (ITALPRESS) – Un complicato intrigo di imprese familiari, terrorismo industriale e progetti faraonici: è questo il mondo in cui si muove Anatole “Zsa-zsa” Korda, il misterioso magnate americano degli anni ’50 che Wes Anderson immagina al centro di “The Phoenician Scheme”, il suo nuovo film presentato in concorso a Cannes 78.

    A interpretarlo a tutto schermo è Benicio del Toro, come fosse una sorta di versione aggiornata del Charles Foster Kane di Orson Welles nell’epocale “Quarto potere”. Solo che nel suo film Wes Anderson immagina una figura di mogul iperpotente, a capo di un impero industriale mondiale che preoccupa i governi e suscita le malevole attenzioni di non pochi nemici.

    L’attentato a cui sopravvive nei primi minuti del film è il prologo di un’operazione che lo vedrà intenzionato a passare le redini del suo progetto alla figlia ventenne Liesl, che in realtà è una suora e non pare troppo felice di essere nominata unica erede dell’impero familiare al posto di uno qualsiasi dei numerosi fratelli maschi. Ma tant’è e allora ci ritroviamo catapultati insieme a lei, che è interpretata da Mia Threapleton, e al suo impassibile istitutore Michael Cera in un’avventura che attraversa i numerosi step del megaprogetto paterno chiamato Korda Land and Sea Phoenician Infrastructure Scheme.

    Il che significa attraversare mezzo mondo e incrociare una serie di figure che nel solito universo di Wes Anderson sono affidate ovviamente ad altrettante star di prima grandezza che accettano di giocare con il suo film giocattolo: da Scarlett Johansson a Tom Hanks, Mathieu Amalric, Jeffrey Wright, F. Murray Abraham, Benedict Cumberbatch. Lo stile è quello ipergrafico del cinema di Anderson, color pastello e capace di invertire la magniloquenza immaginaria delle scene in strutture quasi miniaturizzate, che creano un effetto del tutto particolare.

    A patto di stare alle regole astratte e tendenzialmente logorroiche del suo cinema, ci si può divertire e anche appassionare come accade al pubblico di affezionati della Croisette, che ormai attende al Festival ogni nuova prova di questo singolare autore. In Italia il film sarà distribuito dal 28 maggio da Universal col titolo “La trama fenicia”.

    -Foto IPA Agency-
    (ITALPRESS).

  • La Treccani dedica un volume speciale a Battisti, dalle origini ai dischi bianchi

    La Treccani dedica un volume speciale a Battisti, dalle origini ai dischi bianchi

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    ROMA (ITALPRESS) – Uno dei più grandi protagonisti della canzone italiana raccontato nel volume Miti Italiani della Enciclopedia italiana Treccani, con oltre 180 foto d’epoca di cui molte rare e mai viste, in tutte le sue stagioni, dai primi anni ’60 a Hegel, ultimo disco del 1994, che segnò la scomparsa della sua immagine dagli obiettivi.fg

    Che indaga anche sul mistero di Velezia, pseudonimo della moglie Grazia Letizia Veronese ma, secondo alcuni, nom de plume di Lucio per mascherare, almeno in parte, l’evidente autobiografismo delle parole.

    Lucio Battisti ha segnato come nessun altro la canzone italiana di fine Novecento e trova ora, grazie all’Istituto della Enciclopedia Italiana, il riconoscimento dovuto a un mito che ha fatto diventare veramente grande e moderna la canzone italiana, rinnovando la scena musicale – dapprima con Mogol, poi con Velezia e Pasquale Panella – come e più dei Beatles.

    Meritata quindi la consacrazione della Treccani con il secondo volume della collana “Miti italiani”, l’opera più ricca e accurata che sia mai stata dedicata al cantautore di Poggio Bustone (Rieti). Battisti è raccontato nelle varie stagioni della sua vita artistica. C’è il giovanissimo provinciale che coltiva sogni di musica e fatica per anni nel girone dei complessi poveri, in giro per l’Europa a fare jukebox delle canzoni altrui.

    C’è il ragazzo cresciuto, che con genio e tenacia riesce a emergere, in una Milano musicale che non c’è più, sotto l’ala protettrice di Giulio Rapetti, in arte Mogol, già allora un boss della musica italiana.

    C’è il compositore che lotta per essere anche interprete, a dispetto delle sue incomprese doti vocali, e con una straordinaria serie di brani diventa apprezzato e famoso, a partire dal geniale brano 29 settembre, interpretato da Maurizio Vandelli e dalla sua Equipe 84.

    Nel libro il racconto è importante ma ancora di più spicca lo straordinario apparato iconografico, con oltre 180 foto d’epoca molte delle quali rarissime e poco viste. Per tutti i ’60 e ’70 Battisti è molto fotografato ma con gli anni le occasioni diradano e con gli ’80 Battisti diventa un vero e proprio fantasma, immaginato, fantasticato ma non più inquadrato da obiettivi e telecamere. E nei suoi “dischi bianchi” parlano solo le copertine.

    A occuparsi di questo volume i suoi principali biografi. Riccardo Bertoncelli ha curato il volume e scritto il primo capitolo dedicato agli inizi di carriera, Renzo Stefanel si è occupato di “Battisti alla Numero Uno”, Franco Zanetti ha trattato “la svolta di E già”, Andrea Podestà ha raccontato di “Battisti-Panella e i dischi bianchi” e Michele Neri ha riassunto la corposa storia di “Battisti americano (e non solo)”. Stefanel ha anche redatto quindici schede raccontando le storie, spesso strane e colorite, che stanno dietro a quindici canzoni tra le più famose e significative del repertorio.

    – Foto Ufficio stampa Treccani –

    (ITALPRESS)

  • A Cannes Jennifer Lawrence e Robert Pattinson per ‘Die my love’

    A Cannes Jennifer Lawrence e Robert Pattinson per ‘Die my love’

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    CANNES (FRANCIA) (ITALPRESS) – Torna sulla Croisette la regista scozzese Linne Ramsey e porta in concorso a Cannes 78 “Die, My Love”, incursione nelle turbe di Grace, una giovane scrittrice appena diventata madre, trasferitasi a vivere in campagna, nella casa ereditata dal suo compagno, Jackson, un musicista in cerca di ispirazione.

    La madre è Jennifer Lawrence, in versione perturbata e perturbante, il suo compagno è un Robert Pattinson in stile grunge, coppia da casting garantito per la Montèe des Marches della Croisette, dove la Ramsey del resto è nata ed è rimasta di casa sempre. L’ultimo suo film, “You Were Never Really Here”, risale però a sette anni fa e aveva uno straordinario Joaquin Phoenix per protagonista.

    “Die, My Love” è invece basato sul romanzo della scrittrice franco-argentina Ariana Harwicz “Ammazzati amore mio” (in Italia edito da Ponte alle Grazie nel 2021) e nella messa in scena si porta dietro tutta lo stile eccessivo della regista: i due protagonisti si agitano in un mondo ad alta tensione, in cui azioni e reazioni sono supra le righe. La casa ereditata cade a pezzi e tra le mura di legno ancora riecheggia la presenza del vecchio zio fuori di testa interpretato da Nick Nolte, tanto quanto le visite delle altre parenti, tra cui campeggia anche Sissy Spacek.

    Un ricco vicino passa e ripassa con la sua potente moto, il cane che Jackson ha portato a casa abbaia senza tregua, il bimbo piange ma nemmeno troppo, solo che la maternità sembra aver squassato dall’interno la quiete di Grace e il mondo fuori le preme addosso in maniera ossessiva, tanto da farla crollare.

    Jackson dal canto suo non sembra avere reali attenzioni nei suoi confronti, non capisce la tempesta psicologica che incombe e che infatti esploderà ben presto in tutta la sua violenza nella vita della ragazza.

    Come sempre il cinema di Linne Ramsey cerca l’eccesso e lo trova immancabilmente, spingendosi nei meandri delle turbe dei suoi protagonisti, senza però riuscire a creare quasi mai una struttura drammaturgica capace di allargare i confini meramente emotivi e comportamentali in cui si colloca. “Die, My Love” purtroppo non aggiunge nulla di nuovo alla sua filmografia e trascina il pur notevole cast in un’operazione che sulla Croisette ha convinto davvero pochi.

    – Foto IPA Agency –

    (ITALPRESS)

  • L’Austria vince l’Eurovision song contest, Corsi quinto

    L’Austria vince l’Eurovision song contest, Corsi quinto

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – L’Austria ha vinto l’Eurovision song contest con il 24enne JJ e la ballata elettro-pop Wasted Love. Voce da controtenore, capace di raggiungere altezze da soprano, JJ (nome d’arte di Johannes Pietsch) si è già fatto un nome nel mondo della musica classica. Lucio Corsi, nonostante l’endorsement di Ed Sheeran, è arrivato quinto. Imprevedibile ultimo posto per Gabry Ponte, in abito tricolore.
    Al secondo posto, invece, Israele tra le contestazioni. Mentre fuori dalla St. Jakobs halle si sono registrati scontri tra manifestanti filo-palestinesi e polizia, Yuval Raphael – sopravvissuta all’assalto del 7 ottobre 2023 al quale la sua canzone fa riferimento – è arrivata al secondo posto.
    – foto Ipa agency –
    (ITALPRESS).

  • FS, premiati i vincitori del concorso letterario “A/R andata e racconto”

    FS, premiati i vincitori del concorso letterario “A/R andata e racconto”

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    TORINO (ITALPRESS) – E’ Maurizia Di Stefano, con il suo “Mare More”, la vincitrice della terza edizione di “A/R andata e racconto. Viaggiare con leggerezza: istruzioni per l’uso”, concorso per racconti inediti di scrittrici e scrittori esordienti, nato dalla collaborazione tra il Gruppo Fs Italiane e il Salone internazionale del Libro di Torino. La cerimonia si è svolta proprio in occasione della grande fiera libraria che come di consueto si è tenuta al Lingotto. “Il nostro Gruppo – ha dichiarato Alessandra Calise, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne del Gruppo FS – è motore di cultura e innovazione. Le immagini che accompagnano ogni viaggiatore rappresentano un elemento chiave della nostra strategia di comunicazione: sono strumenti che contribuiscono a costruire un’identità visiva coerente, riconoscibile e capace di generare valore. Quest’anno abbiamo scelto di raccontare la leggerezza del viaggio, perchè viaggiare con i nostri treni significa vivere un’esperienza che va oltre lo spostamento fisico. Il tempo del viaggio a bordo è un tempo ritrovato, uno spazio sospeso dove persone, idee e territori entrano in connessione”.
    Di Stefano è stata premiata dalla giuria composta da Guido Catalano, Antonella Lattanzi, Lorenza Pieri, Matteo Nucci, Nadeesha Uyangoda, Simona Vinci e Alessandra Calise.
    L’evento ha visto la partecipazione degli altri 15 finalisti e della direttrice e del presidente del Salone, Annalena Benini e Silvio Vitale.
    “Volevamo raccontare – continua Calise – il tema della leggerezza. Ha vinto un racconto che in apparenza non è molto leggero perchè racconta la storia di una persona che scappa dal disastro di Chernobyl per respirare l’aria pulita del nostro Paese. Questo racconto ci ha colpito perchè essere leggeri significa anche trovare nella gravità e nella pesantezza dei tempi moderni un qualcosa che ci riporta un tempo leggero”.
    “Mare More” di Maurizia Di Stefano parla del viaggio di una bambina di Chernobyl che, a causa del disastro alla centrale nucleare del 1986, arriva in Italia per sottoporsi a interventi di ossigenazione.
    “Il mio racconto – spiega Di Stefano – nasce mentre ero ricoverata in ospedale e ascoltavo le storie delle persone con cui condividevo la degenza. Questa è la storia personale di una badante che accudiva una signora ricoverata e che io ho raccolto e messo in forma di romanzo. Il viaggio di questi bambini era comunque un momento felice come la scoperta del mare dal finestrino del treno da parte della protagonista”.
    Il secondo classificato è “Il Segnalibro” di Franco Ravello mentre terzi ex aequo sono Edoardo Maresca con “L’uomo in fuga” e “Caporale Express” di Riccardo Grasso. I quattro racconti saranno pubblicati in un’antologia insieme a quelli dei componenti della giuria, mentre gli altri finalisti hanno ricevuto una carta regalo Trenitalia.
    A seguire, il tema del racconto itinerante è stato trattato anche nel panel “Nuove narrative di viaggio”. L’incontro, moderato dal vicedirettore di Sky Tg24, Omar Schillaci, ha visto confrontarsi Alessandra Calise con il fotoreporter Ciro Fusco e con il Ceo & founder Loquis, Bruno Pellegrini. Un’occasione per illustrare le infinite possibilità di narrare il viaggio dalla letteratura tradizionale, ai moderni podcast, passando per i reportage fotografici e filmati.

    – foto ufficio stampa Gruppo FS –
    (ITALPRESS).

  • Joaquin Phoenix in “Eddington” a Cannes 78, l’America a nervi tesi di Ari Aster

    Joaquin Phoenix in “Eddington” a Cannes 78, l’America a nervi tesi di Ari Aster

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    CANNES (FRANCIA) (ITALPRESS) – Un tuffo grottesco nell’America più profonda e uno sguardo ironico alle contraddizioni di un paese che sta scivolando nel baratro della sua provincia: in Concorso a Cannes 78 c’è il nuovo film di Ari Aster, “Eddington”, commedia ad alta tensione sociale cucita addosso a Joaquin Phoenix, che torna a lavorare con il regista a tre anni di distanza da “Beau ha paura”.

    Lo scenario questa volta non è metropolitano, ma offerto da una cittadina del New Mexico al confine con una riserva indiana. Non serve però la presenza dei nativi a scatenare la tensione in paese: siamo in piena pandemia da Covid, gli animi sono esacerbati e Joe, lo sceriffo locale interpretato da un Joaquin Phoenix imbolsito e un po’ farsesco, tenta molto malamente di tenere a bada la tensione. In realtà lui stesso non è poi così tranquillo, considerata la rivalità che lo oppone per motivi più personali che politici a Ted Garcia, il sindaco messicano uscente in via di rielezione. Affetto da asma e fermamente convinto dell’inutilità delle mascherine, Joe decide di candidarsi a sua volta a sindaco, mentre deve anche tenere a bada le tensioni razziali legate alle proteste del movimento Black Lives Matter che dalle metropoli si sta estendendo in quella remota provincia dell’America. Quello che potrebbe essere un tranquillo paesino di provincia diventa insomma lo specchio delle più assurde contraddizioni storiche e sociali dell’America esacerbate dall’uso scriteriato del social media. E come già in “Boe ha paura” il corpo un po’ goffo e insicuro di Joaquin Phoenix accoglie in sé tutta la tensione che monta e che è destinata a diventare violenza cieca.

    Partito come una commedia dalle sfumature grottesche, “Eddington” diventa via via un dramma che gioca ironicamente con la tensione e la violenza che innesca, trasformandosi in una parabola estrema, in cui il regista mette in scena quella angoscia diffusa che vede serpeggiare nelle vene dell’America. Con Emma Stone che interpreta la presenza quasi surreale della moglie di Joe, “Eddington” funziona meglio nella seconda parte che nella prima, troppo lunga e ripetitiva. Ari Aster ormai dà prova di una visione autoriale molto precisa e riconoscibile, collocandosi nella linea del cinema d’autore americano a metà strada tra i fratelli Coen e Wes Anderson. Joaquin Phoenix è al solito una presenza che dà valore al film, lavorando di fantasia anche quando, come in questo caso, deve costruire personaggi ad alta tensione simbolica.

    – foto IPA Agency –

    (ITALPRESS).

  • All’Ambasciata della Serbia a Roma proiettato un film su Nikola Tesla

    All’Ambasciata della Serbia a Roma proiettato un film su Nikola Tesla

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Presso l’Ambasciata della Repubblica di Serbia a Roma è stata organizzata la proiezione del film su Nikola Tesla, del regista italiano Alessandro Parello, “Nikola Tesla – The Man from the Future”. Si tratta del cortometraggio in lingua inglese con un innovativo sistema multipiattaforme, che narra della vita e della mente visionaria di Nikola Tesla nel momento poco antecedente alla presentazione del motore asincrono a corrente alternata il 16 maggio 1888 a New York.

    All’inizio della serata, l’Ambasciatore Mirjana Jeremic ha salutato gli ospiti esprimendo la soddisfazione per la proiezione del film su uno dei massimi scienziati serbi. L’Ambasciatore ha ricordato la proiezione del 2024 del documentario su Tesla di produzione serba e la cooperazione con il Museo di Nikola Tesla di Belgrado, nonché la ratifica dell’Accordo di coproduzione cinematografica tra la Serbia e l’Italia. Al riguardo, ha rivolto l’appello ai produttori italiani e serbi nonché ai registi a creare dei progetti congiunti ottimizzando ulteriormente una già ottima cooperazione tra la Repubblica di Serbia e la Repubblica Italiana nel campo della cultura.

    Dopo la proiezione, ai presenti si sono rivolti il regista e il protagonista del film, Alessandro Parello, il direttore del casting e l’attrice Teresa Rasauti, nonché il produttore serbo che da anni vive e lavora a Roma, Gordana Ristic, i quali hanno informato i presenti circa i numerosi premi vinti ma anche dei futuri progetti nel campo del cinema. All’evento erano presenti anche rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri italiano, del Parlamento italiano, del corpo diplomatico, della cultura, dei media e della comunità serba.

    – foto ufficio stampa Ambasciata Serbia a Roma –

    (ITALPRESS).