Categoria: Cultura

  • Novarese. Il primo marzo riapre la statua di San Carlo ad Arona

    Novarese. Il primo marzo riapre la statua di San Carlo ad Arona

    La Statua di San Carlo apre la stagione 2026 domenica 1° marzo alle 10:00.

    Dopo la chiusura invernale si celebra l’apertura con visite guidate alle ore 10.00 e alle ore 14:30, pensate per accompagnare i visitatori alla scoperta della storia, dell’arte e delle curiosità legate a questo imponente monumento dedicato a San Carlo Borromeo.

    La Statua di San Carlo Borromeo, rinominata affettuosamente San Carlone, è una delle statue più alte al mondo accessibili all’interno ed è stata voluta nel XVII secolo da Federico Borromeo per celebrare il cugino santo nato ad Arona nel 1538. Da oltre 3 secoli domina il Lago Maggiore con i suoi oltre 35 metri di altezza ed è da sempre punto di riferimento identitario e spirituale del territorio.

    Durante la visita, una scala a chiocciola conduce al terrazzo panoramico ai piedi della Statua, da cui si apre una suggestiva vista sul Lago Maggiore. Per chi desidera vivere l’esperienza completa, è possibile anche accedere all’interno del monumento attraverso una scala alla marinara.

    Il biglietto d’ingresso comprende anche l’accesso al giardino botanico, ideale per una sosta nel verde, arricchito dalle sculture di Marco Mantovani, artista neoillumista riconosciuto a livello internazionale e allievo di maestri come Lodovico Pogliaghi e Francesco Messina.

    La Statua di San Carlo è gestita da Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione di beni e monumenti culturali, per conto la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, proprietaria del complesso.

    DETTAGLI VISITE GUIDATE

    Data: 1° marzo 2026

    Orario: ore 10:00 e ore 14:30

    Costi: €13 intero; €8 ridotto (ragazzi 6-16 ann); € 5 (persone con disabilità e accompagnatore, Abbonamento Musei Piemonte).

    Prenotazioni: https://www.archeologistics.it/servizi-educativi/riapre-il-san-carlone-543.html

    ORARI DI MARZO

    Venerdì, sabato e domenica 10:00 – 17:00 (ultimo ingresso 16:30)

    Email: statuasancarlo@ambrosiana.it

    Telefono: +39 0322 249 669/ + 39 328 83 77 206

    Sito web: www.statuasancarlo.it

  • Il Gran Ballo di Carnevale al Teatro Fraschini per il martedì grasso pavese

    Il Gran Ballo di Carnevale al Teatro Fraschini per il martedì grasso pavese

    Il Gran Ballo di Carnevale, la notte del Martedì grasso. Per una sera, il Teatro Fraschini diventa luogo di festa, rito sociale e palcoscenico condiviso, rievocando la tradizione settecentesca delle feste in maschera, quando il Carnevale rappresentava un tempo sospeso, in cui i ruoli sociali potevano essere ribaltati e la città si riconosceva in un grande momento collettivo di immaginazione e libertà. Il 17 febbraio, il Teatro Fraschini invita la comunità cittadina e non solo a vivere un’esperienza unica e immersiva attraverso un evento unico nel suo genere: il Gran Ballo di Carnevale, un momento culturale e aggregativo che trasforma il teatro in una scenografia vivente, aperta alla partecipazione del pubblico.

    “Con il Gran Ballo di Carnevale il Teatro Fraschini apre simbolicamente e concretamente le proprie porte alla città, restituendo il teatro alla sua funzione originaria di luogo sociale, spazio di incontro, rito collettivo. Il Carnevale, con il suo potere di rovesciare le convenzioni e liberare l’immaginazione, diventa per noi una metafora potente del teatro stesso: un luogo dove si sperimenta, si sogna e si costruisce comunità”, dichiara Francesco Nardelli, Direttore Generale della Fondazione Teatro Fraschini. “Vogliamo offrire al pubblico non solo uno spettacolo, ma un’esperienza immersiva, che unisca musica, danza, teatro e convivialità, valorizzando il patrimonio culturale del Settecento in una chiave partecipativa e contemporanea”.

    Il pubblico non è semplice spettatore, ma protagonista della festa, chiamato a vivere il teatro dall’interno, tra musica dal vivo, danza, narrazione teatrale, ritratti dal vivo e convivialità.
    L’evento rappresenta un grande progetto immersivo tra teatro, musica e danza. Il concept artistico del Gran Ballo è affidato a Stivalaccio Teatro, con la regia di Marco Zoppello e la presenza del maître de danse Giulio Ferretto, in arte Jules Ferrè, che guiderà il pubblico nei passi di danza, rendendo l’esperienza accessibile anche a chi non ha mai partecipato a un ballo in maschera.

    La serata sarà arricchita dalla presenza dell’illustratore Ernesto Anderle, in arte Roby Il Pettirosso, autore delle immagini grafiche del Gran Ballo, che realizzerà, grazie al sostegno di Renord, ritratti dal vivo dei partecipanti, trasformando il pubblico in parte integrante della drammaturgia visiva dell’evento.

    Il programma musicale, filo rosso della serata, coinvolgerà i partecipanti in un viaggio nel Settecento europeo. La colonna sonora del Gran Ballo sarà affidata all’Orchestra Giovanile Pavese, diretta da Giacomo Biagi, con un programma che ricostruisce il paesaggio musicale delle corti europee del XVIII secolo, tra ouverture teatrali, sinfonie preclassiche e danze storiche.
    In programma: Josef Mysliveček – Ouverture n. 6 in sol maggiore, una pagina brillante e teatrale del compositore boemo, amico e ammirato da Mozart, che coniuga slancio melodico, eleganza formale e spirito teatrale.

    Niccolò Jommelli – Ouverture periodica in 8 parti op. 3 n. 14 (Sinfonia in Mi bemolle maggiore) (1766), un capolavoro della scuola napoletana, ponte tra la tradizione barocca e la nascente sinfonia classica, con una scrittura orchestrale di forte tensione drammatica.
    Carl Friedrich Abel – Sinfonia in Sib maggiore op. 7 n. 2, WK 14 (1767), un esempio emblematico del gusto galante e della sinfonia preclassica, specchio del cosmopolitismo musicale europeo e della scena londinese del tempo.

    A queste pagine si affiancheranno danze di corte e folkloristiche, che ricostruiscono il repertorio coreutico del Settecento, coinvolgendo il pubblico in un’esperienza partecipata tra musica, movimento e teatralità.

    Dress code, maschere e convivialità. Il pubblico è invitato a partecipare nel rispetto di un dress code elegante e teatrale, scegliendo tra costume settecentesco o black tie. La maschera – elemento simbolico e rituale del Carnevale – sarà offerta in omaggio, con possibilità di scegliere tra la tradizionale bauta e la colombina.

    Nel biglietto è inclusa una consumazione con proposte salate, dolci tipici di Carnevale e beverage, grazie ai partner tecnici Pasticceria Demetrio e Cantine Giorgi, che contribuiscono a costruire un’esperienza sensoriale completa. Per il noleggio dei costumi storici si consiglia Sartoria Bianchi (Settimo Milanese).

    La “drammaturgia della festa”
    La serata si articolerà in un percorso narrativo e performativo che attraversa gli spazi del teatro:
    Ore 20.30, Foyer
    Apertura porte e apertura della serata Gran Ballo Del Carnevale con animazione di benvenuto e distribuzione delle maschere

    Ore 21, Platea
    Racconto I novella

    Ore 21.30, Platea
    Jules Ferrè + Orchestra, I e II danza

    Ore 22.30, Platea
    Racconto II novella con improvvisazione con il pubblico

    Ore 22.45, Platea
    Jules Ferrè + Orchestra, III e IV danza

    Ore 23.45, Platea
    Canto finale “Alla Fiera di Mastrandrè”

  • La poetica ‘vecchia Milano’ a Palazzo Morando

    La poetica ‘vecchia Milano’ a Palazzo Morando

    Milano, che in questo 2026, insieme a Cortina ospita le Olimpiadi invernali e quindi è città molto gettonata, di solito è considerata solo luogo di passaggio per altre mete artistiche: Venezia, Firenze e Roma; eppure la capitale economica d’Italia offre al visitatore molti tesori, uno di questi è di certo Palazzo Morando.

    Situato in via Sant’Andrea, quindi nel cuore del quadrilatero della moda, l’edificio, che appare in stile barocchetto lombardo, è in realtà stato edificato nel Cinquecento e modificato nell’arco dei secoli dalle nobili famiglie che via via lo abitarono sino al 1945, quando l’ultima proprietaria, la contessa Lydia Morandolo Attendolo Bolognini, mancando di eredi, lo donò al Comune, che pensò di trasferirvi le collezioni e i cimeli della storia milanese salvati da Palazzo Sormani (un tempo Museo della città), rimasto distrutto dai bombardamenti anglo-americani del 1943 che rasero al suolo un terzo della metropoli.

    Il bel palazzo contiene decorazioni seicentesche volute dalla famiglia Casati, riscontrabili nei soffitti a cassettoni dipinti e in un fregio con amorini del 1651 in due sale del piano nobile. Ma facciamoci una passeggiata.

    Si sale per lo scalone a doppia rampa con la balaustra Rococò, e si arriva in un’ampia sala dove sono esposte grandi tele che raffigurano importanti eventi del passato milanese, mentre al centro fa bella mostra di sé una portantina settecentesca. Si prosegue in senso circolare incontrando ambienti che espongono i ritratti degli uomini e delle donne illustri: l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, i poeti Giuseppe Parini, Carlo Porta e Vincenzo Monti, il giurista nonché filosofo Cesare Beccaria, sua figlia Giulia, mamma di Alessandro Manzoni… si arriva poi nelle Sala dell’Olimpo con la volta affrescata per commemorare le nozze avvenute nel 1762 tra Giovanni Villa (un altro proprietario del palazzo) e Maria Pusterla, poi in quella dedicata ad Ercole, e diverse a seguire sono le stanze che man mano si incontrano.

    C’è quella di Dhò, che fu la camera da letto dei Villa, il Salottino Dorato così chiamato per le sue decorazioni sfavillanti e gli specchi; fantastico è indi l’ambiente col pavimento a mosaico fatto di piccole tarsie nella Sala Egizia, davvero esotica la Galleria Cinese con le pareti di seta che esaltano le lucide porcellane e le figure di ceramica poste su un antico tavolo.

    Innegabilmente evocativa la Galleria dei busti che chiude il percorso, ma prima di arrivarci si visita la pinacoteca, i cui dipinti raccontano una Milano che non c’è più, una Milano che va dal XVII secolo al XX: quella della cerchia Navigli i cui canali sono stati coperti tra il 1929-1930 allo scopo di modernizzare la città, scelta che distrusse per sempre la Venezia lombarda che era Milano, una città poetica fatta di ponticelli e di imbarcazioni che scivolavano tra le case, una città collegata all’Adriatico proprio grazie a questa rete di canali.

    E per fortuna che il Castello Sforzesco, che si voleva demolire alla fine dell’Ottocento, fu salvato dall’architetto e storico dell’arte Luca Beltrami (cui almeno hanno intitolato una strada) il quale, tra il 1893 il 1905, ne organizzò il restauro e progettò di utilizzarlo come sede dei musei civici.

    I dipinti, molti acquerelli, mostrano bellissime ed evocative vedute, e scorci che inteneriscono i visitatori per la bellezza della città che fu. Interessanti anche gli arredi sette ottocenteschi e la Sirena in bronzo che stava a guardia di un ponticello insieme alla scomparsa compagna, e veramente leggiadra è poi la scultura romantica intitolata La preghiera del mattino che mostra una bellissima giovane in preghiera, realizzata dallo scultore Vincenzo Vela.

    Attualmente il palazzo ospita una mostra The gentlemen – Stile e gioielli al maschile che chiuderà il 27 settembre, il cui intento è quello di rivalutare e riconsiderare l’eleganza al maschile. Gli oggetti e i capi esposti offrono una panoramica dell’evoluzione della moda uomo, della funzione sociale degli abiti e di quella simbolica dei gioielli: bottoni, fibbie, gemelli, anelli, che hanno dato e danno all’uomo la sua identità nella società.

    Palazzo Morando è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.30 (ultimo ingresso ore 17).L’ingresso è incredibilmente gratuito.

    A cura di Luciana Benotto

  • Una fiamma che arde per l’Irlanda

    Una fiamma che arde per l’Irlanda

    Sono rimasto impressionato dalla figura straordinaria della santità di Santa Brigida (St. Brigid), patrona dell’Irlanda insieme a san Patrizio (St. Patrick) e a san Columba. Ho avuto modo di conoscere la storia di Brigid sia attraverso i social, ma soprattutto leggendo un’ottima presentazione di James Bourke, sul mensile “Catholic Voice”, “Saint Brigid: Ireland’s flame of faith against modern distorsion” (Santa Brigida: Fiamma della fede d’Irlanda contro le distorsioni moderniste).

    L’articolo inizia con l’implementazione del cristianesimo ad opera dei tre pilastri che svettano nella storia irlandese: Patrick, Brigid e Columba, tre nomi che hanno costruito la civiltà irlandese. In questa trinità di santità irlandese, Santa Brigida occupa una posizione unica e straordinaria. Nata intorno al 450 d. C. da una madre schiava, iniziò la sua vita nelle condizioni più degradate. La sua infanzia non conobbe alcuna felicità: è cresciuta nella casa del padre, dove una matrigna ostile la perseguitava.

    In questa situazione, venne fuori come “un dardo di fuoco”, trasformando, con la sua femminilità irlandese, la società pagana di allora in cristiana. San Patrizio stesso ha notato con stupore, la rapidità con cui la fede prese piede in Irlanda, in particolare tra le schiave che dovevano sopportare costantemente soprusi e angherie. Brigida apparteneva a questa classe disprezzata, eppure la superò grazie al potere liberatorio della fede cristiana. Il padre tentò più volte di venderla al figlio del re di Leinster, che essendo cristiano, fu sconvolto dal fatto e rifiutò l’accordo.

    Brigid fu pioniera della vita religiosa comunitaria per le donne in Irlanda. Mentre le prime “vergine consacrate” in genere rimanevano isolate, Brigida radunò le compagne e fondò comunità organizzate, che divennero rapidamente operative in tutta l’isola. Il suo insediamento più famoso fu Kildare (“La cella della quercia”), qui fondò non solo un convento, ma un’intera civiltà cristiana in miniatura. Il suo modello ebbe un gran successo. Ha servito, scrive James Bourke, 13 mila suore come madre superiore. A Kildare ha fondato un monastero per maschi e una scuola rinomata specializzata nel lavoro dei metalli (calici, patene e vasi sacri). Inoltre, venivano prodotti splendidi manoscritti.

    Polemicamente Bourke sostiene che Brigida non era una dea della terra che presiedeva ai riti della fertilità, ma un’educatrice e amministratrice cristiana i cui “eccezionali poteri di costruzione e amministrazione” la rendevano consigliera dei vescovi e organizzatrice delle comunità cristiane di tutta l’Irlanda. A questo punto Bourke affronta la “distorsione moderna” su St. Brigida.

    L’Irlanda laicista contemporanea, avendo abbandonato in gran parte la sua eredità cattolica, cerca di reimmaginare Brigida come una dea pagana della fertilità o un’icona femminista, tutto tranne ciò che era veramente. Questa appropriazione non è solo storicamente disonesta, ma è anche una forma di furto spirituale.

    E per certi versi, la Chiesa irlandese, forse si è lasciata rubare Brigida dal movimento femminista, basta andare a vedere gli eventi proposti tra il 31 e il 2 febbraio a Dublino, la Brigit: Dublin City Celebrating WomenOpens in new window è radicato nelle figure della dea celtica e della santa cristiana. L’autentica Brigida amava la vita in tutte le sue forme perché amava il Dio che l’aveva creata. Era intimamente legata alla vita pastorale: mungere le mucche, fare il burro e il formaggio, pascolare gli animali e supervisionare i raccolti dei campi. Si dice che abbia addomesticato una volpe. La sua realtà quotidiana era quella contadina, santificata dalla grazia.

    L’abbondanza del creato era sempre rivolta al Creatore. Quando assicurò la libertà agli schiavi, lo fece per rendere possibile la loro pratica cristiana. Ha dimostrato la sua carità leggendaria, distribuendo provviste con un tale abbandono che a volte le sue comunità soffrivano la fame, ciò avvenne per amore soprannaturale di Cristo nei poveri. Il suo Paradiso era immaginato come una “festa stupenda, condivisa da innumerevoli ospiti e che durasse per sempre”, non per mero appetito terreno, ma per il suo desiderio che tutti i figli di Dio fossero nutriti e accolti.

    “La Chiesa in Irlanda deve riprendersi Santa Brigida dai suoi profanatori”, scrive Bourke. Dovrebbe essere piuttosto promossa come santa patrona delle suore, perché fu la prima ad istituire un monastero per loro, ma soprattutto patrona dei neonati. Amò sicuramente la vita, avendo a cuore i più vulnerabili. Sia onorata come una santa pro-life. Brigid è un fuoco che ancora arde.

    I suoi biografi e la tradizione la definiscono una fiamma da mantenere accesa perennemente. A Kildare, a tutti coloro che l’avvicinavano comunicava una “sorta di illuminazione e di calore”. Non si trattava del fuoco pagano, ma del fuoco della Pentecoste, lo Spirito Santo, che prendeva dimora in un’anima consacrata. Il suo coraggio fisico era pari al suo fuoco spirituale. Ha lavorato fino alla sua morte intorno al 523 d. C. Bourke cita il libro di Lismore che cattura l’autentico cristianesimo che intendeva Brigid. “Era uno scrigno consacrato per conservare il Corpo di Cristo e il suo Sangue era un tempio di Dio. Il suo cuore e la sua mente erano un trono di gloria per lo Spirito Santo”.

    Conclude: “E’ la profetessa di Cristo, è la regina del Sud; è la Maria dei Gaeli”. Quest’ultimo titolo, “Maria dei Gaeli”, rivela per Bourke, “la menzogna del tentativo moderno di paganizzare la sua memoria. Brigid fu onorata proprio per la sua carità, la sua umiltà, la sua completa consacrazione a Cristo”. Pertanto, mentre il cristianesimo irlandese affronta la sua crisi più grave dai tempi della pena, l’autentica Brigid offre speranza. La sua trasformazione in una dea o in un’icona femminista ha distrutto ciò che l’aveva resa grande. La Chiesa deve custodirla con cura, proteggendola da coloro che vorrebbero spegnerne la vera luce accendendo al suo posto falsi fuochi. Santa Brigida appartiene a Cristo e alla sua Chiesa, non agli ideologi, a coloro che sostengono un’Irlanda post-cristiana. E il messaggio del primate d’Irlanda monsignore Eamon Martin per la Festa di St. Brigida, il 1° febbraio, presso il santuario di Santa Brigida a Faughart, nella contea di Louth, va in questa direzione. Il messaggio sulle beatitudini di St. Brigida non è facile dice monsignor Martin, “Le beatitudini di Gesù sono molto impegnative: capovolgono i valori di questo mondo, affermando che sono i poveri, i perseguitati, i miti, gli umili, i puri di cuore a trovare la vera felicità, piuttosto che i ricchi e i potenti, i forti e gli aggressivi” […] Gesù e Santa Brigida rappresentano un percorso completamente diverso”. […] Santa Brigida è spesso proposta come modello per le donne in Irlanda oggi.

    Santa Brigida è certamente un esempio ispiratore del contributo indispensabile che le donne danno alla vita quotidiana e alla missione della Chiesa e della società. Purtroppo, viviamo in un mondo in cui la dignità personale delle donne è troppo spesso minacciata da violenza, abusi, disuguaglianze, maternità surrogata commerciale, pornografia e, ora, dalla manipolazione delle immagini femminili online, dall’ideologia di genere, dalla falsa promessa dell’aborto a richiesta e da altre forme di sfruttamento. […] Papa San Giovanni Paolo II, nella Christifideles Laici (Esortazione apostolica sulla vocazione e la missione dei fedeli laici), – afferma Martin – ha sottolineato che le donne esercitano un ruolo speciale nella missione di Cristo perché «le donne hanno il compito di assicurare la dimensione morale della cultura». Egli ci ha ricordato che Dio ha affidato l’essere umano alle donne, «proprio perché la donna, in virtù della sua peculiare esperienza di maternità, si rivela portatrice di una sensibilità specifica verso la persona umana e tutto ciò che costituisce il suo vero bene, a partire dal valore fondamentale della vita». Oggi afferma il Primate d’Irlanda,

    “La Chiesa, e la società in generale, hanno bisogno delle intuizioni e della testimonianza specifiche delle donne – ispirate da Santa Brigida delle Beatitudini – in questioni come la protezione della vita umana; l’assistenza alle persone povere, vulnerabili ed emarginate; la salvaguardia dei bambini, del matrimonio e della famiglia; un’istruzione di qualità e una formazione spirituale nelle nostre scuole e parrocchie; e le migliori pratiche nell’assistenza e nel sostegno a coloro che sono disabili, malati o morenti

  • San Valentino in jazz nell’Oltrepò Pavese

    San Valentino in jazz nell’Oltrepò Pavese

    È in programma sabato 14 febbraio al Castello di San Gaudenzio, in località San Gaudenzio, nelle vicinanze di Cervesina, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, il concerto del sestetto della vocalist Elena Andreoli e del clarinettista Paolo Tomelleri (con Stefano Pennini al pianoforte, Raffaele Romano al contrabbasso, Davide Parisi alla chitarra e Alberto Traverso alla batteria). Prima dello show, alle ore 18.30, è previsto un aperitivo (welcome drink + concerto 40 euro; concerto + cena 140 euro).
    Nello splendido relais guidato da Massimo e Dario Bergaglio, che torna ad accogliere i suoi ospiti con una veste rinnovata e due nuovi menu firmati dagli chef Federico Sgorbini e Alessio Spinelli, i musicisti proporranno alcuni brani tratti dall’album Beautiful Love di Elena Andreoli e Paolo Tomelleri, uscito lo scorso autunno e presentato al Teatro degli Arcimboldi di Milano durante il festival JAZZMI: un percorso nella Golden Era dello swing, con un’attenzione particolare ai brani intramontabili di Duke Ellington e Irving Berlin.

    Non mancheranno neppure alcuni standard rivisitati con arrangiamenti moderni e brillanti. Il risultato? Il repertorio classico è stato rivestito di nuove geometrie sonore, rendendo i pezzi originali più audaci e dinamici. Spiega Elena Andreoli, autrice jazz e cantante capace di mescolare in modo personale e convincente swing, blues, ragtime, bebop ed early jazz: «Beautiful Love non vuole essere solo un omaggio al passato, ma anche il manifesto di un jazz contemporaneo, fresco e potente. Abbiamo rielaborato il jazz e lo swing degli anni Venti e Trenta con energia e libertà, pur nel rispetto della tradizione. Nella scelta dei brani che compongono il mio album d’esordio e che propongo nei live ho privilegiato gli standard meno conosciuti e meno sfruttati».

    La collaborazione tra Paolo Tomelleri, figura storica della scena italiana (nel corso della sua carriera ha lavorato con grandi jazzisti internazionali come Clark Terry, Tony Scott, Joe Venuti, Jimmy McPartland, Phil Woods, Bill Coleman, Red Mitchell, Bud Freeman e con grandi nomi della musica leggera italiana come Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Giorgio Gaber, Adriano Celentano e Luigi Tenco) ed Elena Andreoli, che vanta collaborazioni con Giorgio Gaslini, Bruno Martino, Antonio Faraò, Sergio Fanni e Michele Bozza, è sempre più stretta: «La nostra sintonia e la nostra affinità artistica sono sempre più profonde – afferma Elena – È bello confrontarci, studiare insieme nuovi arrangiamenti e riflettere sulla direzione sonora da prendere. Il tutto rimanendo fedeli alla nostra idea di jazz, che vuole essere raffinato, coinvolgente e divertente al tempo stesso. Al Castello di San Gaudenzio, oltre all’album Beautiful Love, che sta facendo ottimi ascolti in streaming e che è stato inserito in molte playlist, presenteremo in anteprima anche un paio di pezzi in italiano e francese».

    Per quanto riguarda i prossimi impegni, Elena Andreoli sarà in scena allo Spirit de Milan domenica 15 febbraio e poi al festival Dolomiti Ski Jazz, la manifestazione che da trent’anni porta la musica in alta quota, sulle Dolomiti trentine delle valli di Fiemme, Cembra e Fassa. Qui Elena si esibirà con il Trio Manouche in un omaggio al grande Django Reinhardt, insieme ai chitarristi Yann Maréchal e Davide Parisi, lunedì 9 marzo (ore 14) al Rifugio Fuciade, al Passo S. Pellegrino, in Val di Fassa, e martedì 10 (sempre alle ore 14) allo Chalet Caserina, in località Pampeago-Tesero, in Val di Fiemme.
    Il mese successivo, inoltre, Andreoli volerà in Giappone per la prima tournée internazionale di Beautiful Love. Tre le date in programma: il 7 aprile a Yokohama, l’8 a Tokyo e il 10 a Osaka.

    Non solo: con il trombonista e compositore Andrea Andreoli, jazzista di grande talento, la vocalist milanese sta lavorando a un album di inediti che vedrà la luce nei prossimi mesi. Proprio con lui e con il batterista Alberto Traverso Elena ha firmato, come autrice, il brano Girl in the Mirror che interpreta nella commedia Stella gemella del regista Luca Lucini (con Margherita Buy e Laura Morante), presto sul grande schermo. Da segnalare, infine, che un altro disco di standard, sempre con Paolo Tomelleri, è in fase di preparazione.

  • Abbiategrasso-Iniziativa Donna, Domeniche Letterarie: incontro con Paola Jacobbi

    Abbiategrasso-Iniziativa Donna, Domeniche Letterarie: incontro con Paola Jacobbi

    Continuano gli appuntamenti della rassegna “Domeniche Letterarie”, organizzata in collaborazione con L’Altra Libreria. Un ciclo di incontri pensato per nutrire il dialogo, il confronto e la passione per le grandi storie.

    L’appuntamento
    Domenica 15 febbraio avremo l’onore di ospitare Paola Jacobbi, firma illustre del giornalismo e della critica cinematografica italiana (già Vanity Fair, oggi Entertainment Editor a Glamour).

    L’autrice presenterà il suo ultimo successo editoriale:
    📖 “Luisa” (Ed. Feltrinelli) – Libro finalista al Premio Bancarella 2025.

    Il Libro
    Attraverso un accesso esclusivo agli archivi della famiglia Spagnoli, Paola Jacobbi ricostruisce la vita straordinaria di Luisa Spagnoli. Dalla creazione del Bacio Perugina all’intuizione rivoluzionaria della moda d’angora, il romanzo intreccia l’ascesa visionaria di un’imprenditrice pioniera con le sue vicende private più intime.

    Sullo sfondo, l’Italia che cambia: dalle speranze di inizio Novecento alle ombre del fascismo, emerge il ritratto di una donna complessa che ha sfidato ogni convenzione.

  • A sostegno della Scuola materna di Malnate va in scena Pierino e il Libro

    A sostegno della Scuola materna di Malnate va in scena Pierino e il Libro

    La voce narrante di Enrico Ruggeri animerà lo spettacolo benefico, che si terrà venerdì 13 febbraio 2026 alle ore 21:00 presso il Teatro dell’Oratorio San Lorenzo di Gurone.

    Il ricavato della serata sarà interamente devoluto alla Scuola Materna Parrocchiale di San Salvatore di Malnate che oggi ha bisogno del nostro aiuto per fare un grande passo avanti. I fondi raccolti serviranno infatti per realizzare l’ampliamento dell’offerta formativa e garantire così ai nostri bambini attività sempre più innovative e stimolanti. Serviranno inoltre per valorizzare il parco giochi della scuola rendendo speciale anche il giardino interno e non da ultimo saranno impiegati per la realizzazione di un orto botanico, dove i piccoli potranno imparare i ritmi della natura, sporcandosi le mani e vedendo crescere i frutti del loro lavoro, promuovendo così una pedagogia attiva ed esperienziale. L’ingresso è ad offerta libera ed è gradita la prenotazione.

    L’offerta artistica è di livello. Con la voce narrante di Enrico il pubblico potrà vivere una serata speciale fatta di musica, narrazione e teatro partecipando attivamente alla creazione delle atmosfere sceniche e trasformandosi da semplice spettatore a co-protagonista attivo.

    «La voce di Enrico Ruggeri rappresenta un valore aggiunto straordinario per le nostre comunità e per un evento che già di per sé unisce musica, cultura e partecipazione. La sua voce, la sua esperienza e la sua capacità di raccontare emozioni daranno alla serata un carattere unico, capace di parlare a tutte le generazioni. Ruggeri porta con sé un linguaggio fatto di musica, parole e sensibilità, in grado di parlare al cuore delle persone e di trasformare una serata in un ricordo prezioso. Come banca del territorio siamo orgogliosi di sostenere un appuntamento che porta qui da noi un artista di grande spessore e che trasforma un momento di festa in un’occasione reale di condivisione e crescita per tutta la comunità», spiega Diego Trogher, vicepresidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, che sostiene la serata, assieme a Ccr Insieme Ets, il braccio operativo della banca, che gestisce anche la mutua di comunità dei soci dell’istituto di credito.

    Lo spettacolo, patrocinato dal Comune di Malnate, narra la storia di un bambino che diventa grande, un viaggio privo della zavorra di convinzioni e convenzioni, in cui l’esperienza – rappresentata simbolicamente dal libro – muta nel tempo e si riduce a una filigrana intangibile di un bagaglio spirituale che si trasforma in rivelazione. Un racconto evocativo che si intreccia con la musica e con le diverse arti sceniche coinvolte.

    La voce di Enrico Ruggeri rappresenta la spina dorsale della rappresentazione, animata con passione da numerosi artisti: il ruolo di Pierino è interpretato da Micaela Ianiro, reduce dalla partecipazione alla Cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano, al pianoforte Pio Benetti, alla chitarra acustica Giovanni Pallaoro, al basso Ludovico Petrali, al guitar synth Gigi Petrali, al violino Francesca Crosta, al violoncello Sara Fastame. E avremo l’onore di ospitare all’interno della band Davide Billa Brambilla, fisarmonicista, trombettista e tastierista ufficiale di Enrico Ruggeri stesso!

    A impreziosire ulteriormente la serata sarà la partecipazione del coro SING IT OUT, un vero gioiello multiforme dove 25 amanti del diletto (la definizione data da Enrico Ruggeri della parola “dilettanti”) fondono le proprie voci e sottolineano i momenti topici della trama.

    Non mancheranno le sorprese: anzitutto le figure misteriose interpretate da Roberta Simonetta e da Rocco Zanardi, eppoi chissà quante altre…

    Roberta Ascari colorerà le scene con i suoi video e con la sua narrazione evoluta, che farà del pubblico una parte attiva determinante.

    La Compagnia Teatrale C-A-N-T-I-E-R-E aggiunge una componente attoriale alla narrazione, contribuendo in modo significativo alla dinamica di palco.

    Mentre la scenografia e i costumi sono curati da Silvia Romano, il supporto tecnico audio e luci è affidato alle cure di Paolo Giorgetti, Matteo Catalani e Sebastian Rossi.

    La serata si preannuncia intensa, emozionante e capace di parlare a tutte le età, portando sul palco il potere trasformativo della musica e dell’immaginazione. E allora: BUON PIERINO A TUTTI QUANTI VOI !!

  • Novara: convegno di studi. ‘Dal Patto di Londra al trattato di Osimo’

    Novara: convegno di studi. ‘Dal Patto di Londra al trattato di Osimo’

    Si svolgerà presso Palazzo Cacciapiatti Fossati nella sala dell’Ordine degli Avvocati venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 14,30 il convegno “1915 – 1975: DAL PATTO DI LONDRA AL TRATTATO DI OSIMO. Fonti di diritto internazionale della vicenda storica del confine orientale” realizzato nell’ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo Istriano, Fiumano, Giuliano e Dalmata e della più complessa vicenda del confine orientale.

    L’iniziativa, organizzata dall’ Associazione Nazionale Volontari di Guerra ed accreditata con il riconoscimento di n. 2 crediti formativi in Storia del Diritto dall’Ordine degli Avvocati di Novara, inquadrerà a livello storiografico, costituzionale e internazionalistico la vicenda storica che ha visto la Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia come fulcro della politica internazionale dell’Italia: l’ ordine della Corona del 12 novembre 1866 in cui Francesco Giuseppe ordinò la slavizzazione delle province della Dalmazia e del Litorale al fine di “agire in modo deciso contro elementi italiani”; il Patto di Londra del 26 aprile 1915 tra Regno d’Italia, Inghilterra, Francia e Russia che prometteva in caso di vittoria la ricompensa dei territori orientali per l’intervento al fianco dei territori dell’Intesa poi degenerata nella “Vittoria Mutilata” dei Trattati di Saint Germain e di Trianon nel 1919 -1920; la vicenda di Fiume e del Trattato di Rapallo del 1921 fino a quello di Roma del 1924, che ne sancì l’annessione all’Italia; l’annessione al Regno d’Italia delle provincia di Lubiana, del Governatorato della Dalmazia e del Montenegro in conseguenza all’occupazione militare della Jugoslavia ; il dramma delle popolazioni italiane del confine orientale, iniziato dopo la resa incondizionata firmata dal Regno d’Italia a Cassibile e annunciata l’8 settembre 1943 con la pratica degli infoibamenti e della repressione da parte del movimento partigiano jugoslavo e terminò con un esodo di 350.000 connazionali che segnò la fine della presenza italiana in Istria e in Dalmazia; gli aspetti giuridici del Trattato di Parigi del 1947 (che sancì la mutilazione del confine orientale italiano) ed il suo rapporto con il processo costituzionale; la vicenda del Territorio Libero di Trieste e del Memorandum di Londra che nel 1954 ne sancì il ritorno all’Italia; la conclusione della vicenda con il trattato italo- jugoslavo firmato a Osimo nel 1975, che, pur avendo sancito in modo definitivo a livello giuridico l’appartenenza di Trieste all’Italia, comportò la rinuncia di quest’ultima alle rivendicazioni della propria sovranità sulla Zona B.

    La trattazione vedrà gli interventi di storici (Marco Cimmino ed il Dott. Marino Micich, docenti e ricercatori universitari (Augusto Sinagra, Emiliano Loria, Massimo De Leonardis, Giuseppe De Vergottini, Davide Rossi) e avvocati (Giovanni Adami, Luigi Vatta, Renzo Menoni, Mattia Magrassi).

    Il convegno di studi vede il patrocinio istituzionale della Regione Piemonte, della Città e della Provincia di Novara, nonché il contributo delle associazioni Assoarma Novara – Consiglio provinciale permanente delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Museo Storico Novarese Aldo Rossini, Comitato 10 Febbraio e A.E.G.D. – Amichi degli Esuli Giuliano Dalmati.

  • Sanremo oltre al Festival

    Sanremo oltre al Festival

    A Sanremo, il festival della canzone avrà luogo a breve, precisamente dal 24 al 28 febbraio, e come tutti gli anni lo spazio antistante al teatro Ariston si trasformerà in un palcoscenico illuminato dove i vip faranno passerella sul tappeto rosso, ammirati dai fan e dai turisti che sempre si accalcano per avere un autografo, scattare foto e selfies.

    Ma Sanremo non è solo festival, è la città dei fiori, della classica di ciclismo, del casinò municipale, del corso Imperatrice bordato da lussureggianti palme, della chiesa ortodossa dalle policrome cupole a cipolla, dei lussuosi alberghi che nell’ultimo scorcio dell’Ottocento ospitarono personalità illustri dell’aristocrazia europea. E per chi cercasse un po’ di storia ed arte, a pochi passi dall’Ariston, sempre in via Matteotti, ecco il Museo Civico, che ha sede al secondo piano del barocco Palazzo Borea d’Olmo. Gli splendidi ambienti della prestigiosa dimora raccolgono le più antiche testimonianze del territorio sanremese a partire dall’epoca preistorica, custodiscono la Pinacoteca con opere scultoree e pittoriche dal 1600 fino all’età contemporanea, e tra queste, spicca una tavola di Pieter Paul Rubens intitolata Incoronazione di Santa Caterina d’Alessandria; si possono poi ammirare cimeli garibaldini ed anche una sala dedicata ad Antonio Rubino (1880-1964), pittore, scrittore, scenografo e celebre illustratore de Il Corriere dei Piccoli.

    Sempre in centro, non bisogna poi dimenticare di visitare la bella cattedrale dedicata a San Siro, un edificio romanico-gotico, edificato nel secolo XIII sui resti di una chiesa paleocristiana. Interessante e pittoresco un giro nella Pigna, il cuore antico della città, in pratica, il labirintico borgo medioevale abbarbicato alle pendici della collina che divide la valletta del rio San Romolo da quella del torrente San Francesco, e al quale si accede da diversi punti. Quello più facile da trovare è in piazza degli Eroi Sanremesi, che funge da cerniera tra la parte bassa e moderna e l’antico quartiere di San Siro e, per l’appunto, la Pigna, sovrastata dal santuario della Madonna della Costa e dal giardino belvedere di piazza Castello, da dove si gode un magnifico panorama su Porto Sole e sulla parte orientale della città.

    Originariamente la Pigna e San Siro formavano insieme la cittadina di San Romolo, un nome che, storpiato dal dialetto locale in Sanromu, si trasformò nella seconda metà del Trecento, in Sanremo. Proprio in quel periodo il borgo divenne libero Comune: prima fu feudo della diocesi di Albenga, poi dei conti di Ventimiglia, dei vescovi di Genova e delle famiglie Doria e De Mari, che ne fecero una piazzaforte ghibellina contro le guelfe Monaco e Mentone tenute dai Grimaldi e dai Vento. La città subì anche l’incursione del terribile pirata saraceno Khai ad-Din, detto il Barbarossa, che depredò San Siro, ma non la Pigna, protetta da mura.

    È veramente suggestivo percorrere i suoi carrugi disposti a gironi concentrici, lungo i quali corrono alte case addossate le une alle altre che coi loro archi di controspinta si sostengono a vicenda, soprattutto in caso di terremoto. Si attraversano passaggi coperti e bui, ci si inerpica su lunghe scalinate che portano a minuscole piazzette con fontane, si sbircia nelle poche botteghe rimaste, che contengono le merci più disparate, mentre le donne, anche straniere ora, continuano a parlarsi come una volta da una finestrella fiorita a un’altana dove il vento gonfia i panni stesi, mentre i gatti continuano a dormire negli angoli più impensati e i bambini a rincorrersi nei vicoli di questo antico mondo.

    Orari Museo civico:
    da martedì a sabato dalle 8.30 alle 18.30; biglietto intero 5€ – ridotto 3€.
    I miei romanzi storici li trovate nelle librerie, on line e nelle biblioteche.

    I miei romanzi storici li trovate nelle librerie, on line e nelle biblioteche.

    Luciana Benotto

  • A San Valentino gli amori di Villa Arconati

    A San Valentino gli amori di Villa Arconati

    In occasione di San Valentino, Villa Arconati apre le sue porte a una visita guidata speciale dedicata alle storie d’amore che ne hanno attraversato i secoli.

    Un percorso emozionante per scoprire come l’amore, in tutte le sue forme, abbia lasciato tracce indelebili tra le mura della Villa:

    L’ala con le sale private delle dame era veramente inaccessibile agli uomini?
    Quale messaggio cela l’affresco della misteriosa Alcova?
    Il ballo era solo un’occasione di svago e divertimento o era un momento per sancire legami d’amore…e di potere?

    I teatri del Giardino raccontano miti in cui gli amori sono traditi, salvati, perduti… in un grande labirinto in cui perdersi e ritrovarsi in divertenti giochi amorosi.
    Nel corso della visita gli Innamorati non soltanto ascolteranno le storie narrate, ma potranno vivere in prima persona momenti unici della vita e degli amori in Villa Arconati.

    GLI AMORI DI VILLA ARCONATI – Visita guidata
    10 – 13 febbraio 2026 ore 15.00
    durata 75 min circa
    € 10,00 a persona
    Posti limitati
    Prenotazione consigliata sul sito www.villaarconati-far.it

    Per informazioni:
    Fondazione Augusto Rancilio
    www.villaarconati-far.it | info@fondazioneaugustorancilio.com | +39.393.8680934
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