Categoria: Cultura

  • Corbetta: domenica arriva la Festa d’Autunno

    Corbetta: domenica arriva la Festa d’Autunno

    CORBETTA – L’autunno inizia a risplendere in città! Vi aspetto Domenica 1 Ottobre a Corbetta per la “Festa d’Autunno” in occasione dell’Antica Festa della Beata Vergine del Santo Rosario.
    Dalle 8.30 mercatini, bancarelle e prodotti tipici in centro e sul corso, alle 14.30 e alle 15.30 laboratori con i madonnari per bambini in età scolare fino ad esaurimento posti.

    Il Sindaco Marco Ballarini

    Con questo messaggio il Sindaco Marco Ballarini invita i suoi concittadini al primo appuntamento in agenda che apre di fatto l’Autunno corbettese.

    Un mix tra tradizione religiosa e momento d’aggregazione

  • Esselunga, pesca, allegoria (e dolore).

    Esselunga, pesca, allegoria (e dolore).

    La soggettiva inquadra un bimbo, un preadolescente quindi ancora la specie, che nel suo cercare tra i prodotti coglie una pesca. Il frutto dalla buccia tanto serica e vellutata quanto aspra al morso che allega i denti; sbucciata, la polpa luminosa e dolce, invita.

    Allegoria: non rimanere in superficie, apri, entra. Svestite il rancore, guardatevi nudi.
    Un bimbo, ancora estraneo al canone adulto, la gabbia d’acciaio del linguaggio pari per grandezze e meschinità, manifesta mimicamente la potenza del sentimento, poi, molto poi verrà il suo saper dire: nessun maggior dolore, che ricordarsi del tempo felice nella miseria; accadrà da adulto e forse saprà, nei giorni duri, che in ogni sentimento s’affresca l’ombra della malinconia. Ma non ancora. L’amore, il contenuto autentico del cortometraggio meta commerciale, che sente un bimbo per i genitori è indiscutibile. L’ora del vero sentire coincide in lui nel coricarsi sotto le coperte del letto genitoriale. Sarà poi, molto poi, dall’adolescenza alla vecchiezza, quell’amore, perduto, soggetto di costante ricerca, vana. In quell’amore, infantile, si coglie il puro disinteresse, bello di per se stesso bello.

    Simmetria, proporzione, armonia. L’incrinatura e la frattura, costante in ogni rapporto umano da tempi immemorabili del due fratelli gemelli, il bimbo la rigetta e, quando la deve accettare, il dovere fatto obbligo dinanzi al quale egli è impotente, si adopera nel ricomporlo. Ancora non comprende, è in formazione, o forse ha già compreso tutto e non lo accetta. Tenta di aggiustare con un gesto, il dono ch’è allegoria per definizione. L’oggetto è la forma della sostanza: l’amore. Il kintsugi, l’arte giapponese di cucire la ceramica saldandola con l’oro, si coglie nel sorriso del bimbo. Non sa ancora il bimbo la complessità, il cum plexo, il piegato dentro, tutto da aprire per comprendere, se mai sarà possibile.

    Il cortometraggio Esselunga fa discutere, certo, è interessante. Non è immediato. Non è un commerciale scontato, del tipo IKEA: squarcio di un catalogo in movimento con un bimbo a comparsa, infatti l’attenzione viene sollecitata dal prezzo in chiaro dei prodotti. Questo “corto” non provoca alcuna discussione. Lo vedi e non lo pensi. Il ‘corto’ di Esselunga, al contrario, è metacommerciale. Va di là dal suo perimetro di pura vendita, accende una luce nella notte nera del conformismo. Fa pensare. Quindi fa male, è invitabile. Ed è un bene. Il dolore illumina.

    Emanuele Torreggiani

  • Marcallo con Casone:  domani sera l’incontro con l’autrice Amanda Colombo

    Marcallo con Casone: domani sera l’incontro con l’autrice Amanda Colombo

    MARCALLO CON CASONE – Prosegue l’impegno dell’Amministrazione di Marina Roma sul fronte della cultura e dei libri.

    “Un gruppo di amiche, una storia di ripartenze e una libreria stracolma di libri: quali migliori ingredienti per una storia?
    Venite a scoprirla con la scrittrice e libraia Amanda Colombo!
    E se volete, prima della presentazione vi aspetta un inedito aperitivo a tema libri organizzato dal team della Biblioteca! ”

    Questo l’invito del Sindaco all’appuntamento di DOMANI SERA in Sala San Marco con anche un “aperitivo letterario” che precederà l’evento vero e proprio.

    PER SAPERNE DI PIU’

    Incontro con Amanda Colombo

    Appuntamento da non perdere con la libraia e scrittrice Amanda Colombo, amica della nostra Biblioteca e qui in versione di autrice del romanzo “Meno male che ci siete voi”.

    Dalla sua esperienza è nato questo libro, un esordio che non è solo un inno alle librerie, ma soprattutto una storia di amicizie crescita.

    Per l’aperitivo (gratuito) è gradita la prenotazione scrivendo a biblioteca@marcallo.it

  • “Archeologia del lavoro”, quando gli spazi ormai silenziosi parlano del nostro passato

    “Archeologia del lavoro”, quando gli spazi ormai silenziosi parlano del nostro passato

    Una madonnina in mezzo ai telai è il simbolo dell’interessante mostra fotografica allestita in piazza Vittorio Veneto 12.

    MAGENTA – Rimarranno esposte fino al 20 ottobre presso l’Agenzia Generali Italia B&P Assicuratori, a Magenta, in Piazza Vittorio Veneto 12 le opere di “Archeologia del Lavoro. Spazi, Ambienti, Manufatti”, il racconto di un percorso nel recente passato fatto di industria spesso nelle città. Un mondo ormai perduto ma testimoniato da questi ritratti dei luoghi. La mostra è stata patrocinata dal Comune di Magenta, dalla Pro loco e dall’Università del Magentino in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano.

    All’inaugurazione della mostra fotografica, nata dall’idea di uno dei soci dell’Agenzia Generali appassionato d’arte, Roberto Parolini, erano presenti numerosi cittadini e le istituzioni. Per l’assessore al Welfare, Scuole ed educazione Giampiero Chiodini è “un momento di eccellenza per la città; l’arte è un bene prezioso e dedicare spazi come questo alla cultura rappresenta un’occasione, un arricchimento per la città. E quando due mondi, seppur diversi come quello assicurativo e fotografico, si uniscono si deve dare tutto l’appoggio possibile”.
    Il curatore della mostra è Claudio Argentiero che ha sottolineato che il ruolo dell’Archivio Fotografico Italiano è quello di “cercare di recuperare, proteggere e pubblicare foto storiche ma anche di seguire i progetti di documentazione rispetto al passato”.
    “Questa mostra rappresenta una novità per il nostro territorio – ha commentato Virginia Bonasegale, presidente dell’Università del Magentino -; sarebbe bello continuare questo genere di iniziative che rappresentano una testimonianza di quello che è stato e anche se dicono che la fotografia sia destinata a scomparire, per ora cerchiamo di valorizzare quest’arte e chi la promuove”.
    Presenti anche gli autori delle fotografie, Silvia Lagostina, Stefano Barattini e Roberto Venegoni, oltre al noto pittore Giovanni Sesia che usa la foto per le sue sperimentazioni e come base dei suoi lavori: “La foto per me rappresenta la parte oggettiva del mio imminente lavoro (anche se non si può attribuire alla fotografia un puro valore oggettivo), la parte tecnica su cui inserire con il pennello la parte più emotiva. A guardare queste foto si sente quasi il silenzio di quei luoghi ritratti, che presuppone un’attività meccanica e umana che c’è stata e che ora non c’è più”.
    Argentiero si è inoltre soffermato sulla scelta dell’architettura industriale che apre mondi quasi ormai lontani oggi: infatti, “sono luoghi inaccessibili e le fotografie in mostra presentano un racconto poetico di una società industriale e post industriale, sono documenti che raccontano i vissuti delle persone e testimoniano, attraverso l’architettura, anche l’attenzione data all’aspetto estetico dei luoghi. Al contempo stimola una riflessione sui luoghi abbandonati, sulla riconversione, sul rispetto dell’ambiente, sulla nuova architettura e sugli spazi abitati. La foto – conclude – stimola le amministrazioni a curare il patrimonio”.
    Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura dell’agenzia: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 19.00, da lunedì a venerdì.

  • In difesa dello spot Esselunga: Vincenzo Sofo e Stefano Olivari

    In difesa dello spot Esselunga: Vincenzo Sofo e Stefano Olivari

    Dopo il fiume di parole sullo spot Esselunga (la pesca..) pubbichiamo due interventi: quello dell’eurodeputato di FDI Vincenzo Sofo e del direttore di www.indiscreto.info, Stefano Olivari

    Davvero siamo arrivati al punto che una pubblicità come quella di #Esselunga diventa oggetto di polemica, addirittura ACCUSANDOLA DI FASCISMO?

    Una pubblicità che racconta una semplice, banale, innocente realtà: nella stragrande maggioranza dei casi i figli soffrono per le separazioni dei loro genitori e sperano che tornino insieme. Anche se le separazioni sono avvenute in buoni termini, se i genitori hanno mantenuto buoni rapporti e i figli non hanno vissuto la cosa in modo traumatico e hanno ottimi rapporti con i nuovi compagni dei genitori. Ma spesso anche se è avvenuto il contrario.

    Perché la verità è che la separazione, anche quando comprensibile o magari inevitabile, ha in ogni caso delle conseguenze sulla famiglia. E lo ripeto, anche quando tutto si svolge perfettamente: basti pensare banalmente al fatto che i figli siano costretti a fare avanti e indietro tra casa di mamma e casa di papà o in alternativa a rinunciare a vivere con uno dei due, in ogni caso a rinunciare a vivere quotidianamente con entrambi.

    I media e gli influencer “progressisti” che in queste ore stanno attaccando la pubblicità di Esselunga, in alcuni casi addirittura additandola di FASCISMO, stanno dunque palesando (e alcuni lo stanno rivendicando apertamente) l’obiettivo della loro agenda ideologica: negare, censurare e manipolare il funzionamento REALE della società per IMPORRE un modo artificiale di vivere: nel modo di vestirsi, nel modo di accoppiarsi, nel modo di costruire le nostre relazioni, nel modo di gestire le nostre priorità e i nostri valori.

    I progressisti la realtà non la sopportano.

    L’isteria con la quale stanno attaccando un’innocente pubblicità come questa ne è la dimostrazione.

    On. Vincenzo Sofo

    Nel mondo di chi non ha niente da fare, pericolosamente vicino al nostro (come ideologia, perché poi nella realtà il tempo è sparito), si sta parlando molto dello spot dell’Esselunga intonato ‘La pesca’, in cui una bambina, figlia di genitori separati o divorziati, regala al padre una pesca comprata all’Esselunga dicendogli che è stata un’idea della madre (cosa che non è vera, o comunque nello spot non si capisce). L’idea della bambina è quella di favorire un riavvicinamento fra i genitori, o almeno sognarlo, visto il modo in cui dal finestrino della macchina guarda gli altri bambini apparentemente con due genitori ancora insieme. Così, a pelle, ci sembra che la madre separata sia una cagacazzo che della Bundesliga non permette di vedere nemmeno gli highlights (ed il sabato alle 15.30 pretende l’Esselunga, altro che l’Union Berlino) ed il padre un cretino, forse con un lavoro creativo che gli consente di fare il genio incompreso, che ci ha provato con la stagista regalandole il suo romanzo nel cassetto.

    In sostanza nello spot si suggerisce che un bambino preferisca avere genitori che vivano entrambi con lui piuttosto che genitori divisi. Una cosa così ovvia da non meritare nemmeno un commento, eppure in tanti ci hanno visto un attacco al divorzio o addirittura alla libertà degli adulti decidere il proprio futuro. Qualcosa di simile aveva generato lo spot dell’Ikea in cui si vedeva un bambino figlio di separati che lascia la sua cameretta nella casa della madre e va nella casa del padre per il tempo in cui il padre lo deve tenere, trovando la stessa identica cameretta, ovviamente Ikea con tanto di prezzo. Ma qui l’ideologia è più indecifrabile, anche se il bambino non sembra contento di andare di qua e di là.

    Il nostro spirito divisivo non arriva al punto di proporre un di qua o di là, perché non sapremmo cosa proporre ‘Di là’. La separazione dei nostri genitori (nostri, ma anche di altri) è qualcosa che subiamo, visto che la decisione è loro, che spieghiamo o ci viene spiegata, che al limite anche accettiamo perché la vita deve andare avanti e dalla convivenza di due persone che non vanno d’accordo possono nascere solo guai. E nel 2023 ovvio che se il matrimonio (o equivalente) non funziona bisogna separarsi, ma la separazione agli occhi dei figli non è comunque una cosa positiva e non si capisce quindi perché dovrebbe essere un modello.

    La cosa divertente in tutto questo è che chi all’Esselunga intesa come azienda ha approvato questo spot non lo ha ben capito e quindi presumibilmente si inventerà qualcosa di riparatore, con un figlio felicissimo di una coppia separata che regala quattro diverse Fidaty Card a genitore 1 (trans, nero) e genitore 2 (non binario, disabile) e ai loro nuovi compagni. Scherziamo ma non troppo, vista l’abiura che dovette fare la Barilla, e non si trattava nemmeno di uno spot ma di parole di Guido Barilla sulla famiglia tradizionale come modello per gli spot, che poi l’ha portata ad inventarsi un ‘addetto alla diversità’ e ad assumere imprecisati consulenti LGBTQ. Poi il giornalista collettivo si chiede come mai un libro sgrammaticato e pieno di luoghi comuni possa essere in testa alle classifiche.

    Stefano Olivari, www.indiscreto.info

    https://www.youtube.com/watch?v=eoEEIQuLJWI&t=1s

  • Vigevano Vinile & Live XXL 2023: questo week end un grande evento al Castello

    Vigevano Vinile & Live XXL 2023: questo week end un grande evento al Castello

    VIGEVANO PV – Nel corso del prossimo weekend, da venerdì 29 settembre a domenca 01 ottobre presso il Castello di Vigevano, avrà luogo questo importante evento di richiamo internazionale, promosso dall’Assessorato Politiche Giovanili del Comune di Vigevano, con anteprima affidata alla mostra fotografica “C’ero una Volta in America” di Cristiano Vassalli.

    L’edizione 2023 vede la collaborazione di alcune realtà locali e del Nord Ovest, attive nella diffusione della promozione artistica, musicale e della cultura giovanile, con eventi live per tutto il weekend, la mostra-mercato-scambio del vinile e del collezionismo musicale e un concerto d’eccezione: dal Texas, il live dei CHERUBS, la band di culto dell’alternative rock a stelle e
    strisce, Made in 1991!

    VIGEVANO VINILE & LIVE XXL 2023 rappresenta un format in costante evoluzione, che cresce con una serie di eventi e presentazioni live, il palco dell’Urlo di Vigevano di venerdì 29 aperto alle band vigevanesi, e tanto spazio a Djs, esibizioni, presentazioni ed editoria indipendente.
    Nello splendido contesto del Cortile del Castello Sforzesco, a ingresso sempre e rigorosamente gratuito con accessi da via del Polopo / corso Repubblica, vi invitiamo a una imperdibile tre-giorni, con area food & bar e il sottofondo incessante, caldo e scricchiolante dei nostri 33&45 giri!

    Venerdì 29/09 – “L’Urlo di Vigevano”
    Espressioni giovanili, Street-art e concerti esclusivi dalle ore 16:30:
    • Vinyl selection a cura di KTB
    • ZONA – il grande ritorno della band crossover vigevanese
    • B4ZE/86Callo – la nuova onda dell’Hip-Hop milanese
    • Aimless – grunge & noiserock
    • Ayla – R&B / Funk
    …e molti altri, con esibizioni di live-painting a cura dei migliori artisti vigevanesi

    Sabato 30/09 – “CHERUBS (USA) Live + guests”
    La storica band noiserock torna in Europa carica di distorsioni e spirito underground dei 90s + Baratro (USA/IT ex-Unsane) + CaniSciorrì + djset di Dimitri Veleno e Buzzanca – dalle 18:00

    Domenica 01/10 – “Vigevano in Vinile”
    Esposizione, mostra-mercato-scambio di vinile da collezione, LP, cd, libri, memorabilia, gadget e merchanidse, con punti di ascolto e presentazioni librarie ed editoriali – dalle ore 10:00
    Invitiamo tutte e tutti a seguire gli aggiornamenti attraverso le pagine social dell’evento.
    «C’è musica in tutto, se sai come trovarla» (Terry Pratchett, 1994)
    Link Facebook: https://www.facebook.com/events/1028332195200261

    Link ai singoli eventi:
    https://www.facebook.com/events/797378432031041/
    https://www.facebook.com/events/797378432031041/
    https://www.facebook.com/events/1006730767134529/

  • Sonia Servino, il cancro e Schopenhauer: venerdì 29, a Magenta, la presentazione del libro (con Aicit)

    Sonia Servino, il cancro e Schopenhauer: venerdì 29, a Magenta, la presentazione del libro (con Aicit)

    MAGENTA Finalmente la presentazione pubblica! Il conto alla rovescia sta per scadere: venerdì 29 settembre dalle 18.30, nella sala conferenze di casa Giacobbe di via IV Giugno, Sonia Servino organizza la tanto attesa serata in cui si parlerà della sua fatica letteraria: Due chiacchiere con Schopenauer (e col cancro). Un libro che narra della grande passione di Sonia (la professione, anzi missione di infermiera) e della malattia attraversata mentre si stava laureando in Filosofia. Sonia parlerà del suo libro assieme all’assessore Stefania Bonfiglio e a Daniele Bolzonella di Aicit: l’autrice ha infatti deciso di devolvere parte del ricavato all’associazione che da oltre 40 anni sostiene (appunto) i malati oncologici.

    Sonia è nata a Magenta, dove ha iniziato il suo percorso di studi: dopo il biennio all’Istituto Einaudi e la scuola per infermieristica dell’allora Usl 72 presso l’ospedale di Magenta, per accedere alla Maturità di scuola superiore, quando la scuola per infermiere era ancora un diploma professionale, ha completato il ciclo frequentando il biennio per dirigente di comunità a Como. Nei mesi scorsi è arrivato nelle librerie (e sui bookstore, oltre che su Amazon) “Due chiacchiere con Schopenhauer (e col cancro)”, edito per i tipi di Bookness. Saggio nel quale Sonia si mette a chiacchierare con un filosofo tedesco morto da più di un secolo e mezzo e con il cancro: sembra una provocazione, ma lo è solo in parte.

    In realtà, le due chiacchiere con Schopenhauer sono il dialogo interiore stimolato dallo studio della filosofia, una strada che Sonia ha sperimentato sulla propria pelle essere autenticamente terapeutica; e quelle col cancro sono il dialogo con la malattia, vissuta in prima persona, e con gli altri accidenti della vita, che vanno affrontati senza sconti. La sofferenza va accettata, accolta, abbracciata: e poi curata. Realisticamente, anche spietatamente, se necessario. Per riuscirci, l’unica via è squarciare il velo dell’apparenza per guardare in faccia la realtà.

    Se oggi Sonia ha una vita bella e piena è perché ha sulle spalle la fatica di un percorso lungo il quale ha conosciuto la durezza della vita e il morso del reale; e soprattutto perché ha compreso che la cura verso di sé e verso gli altri muove le montagne, proprio come la fede.

    Per questo ha maturato una duplice vocazione: ripensare e valorizzare il concetto di cura e trasmettere fiducia nella capacità di ciascuno di prendersi cura di sé e degli altri.

    Perché è il solo modo di vivere una vita buona. Perché senza cura non c’è vita.

  • Carlo De Cristoforis: “Qui si fa l’Italia o si muore!”

    Carlo De Cristoforis: “Qui si fa l’Italia o si muore!”

    Da almeno trent’anni – chi scrive – sta cercando di sistemare le tessere del grande mosaico che comprende anche la vita di alcuni giovani De Cristoforis che persero la vita per l’Italia. Spunti presi qua e là, da pubblicazioni ormai introvabili, come la nota che ci ha inviato oggi un appassionato – tramite whatsapp – ben sapendo del nostro interesse e che ci ha dato motivo di un pensiero alla memoria di un ‘uomo di qualità’ (sono così rari). Poi, di questi tempi, dove il termine ‘Nazione’ è ritornato di moda, si è più propensi a dedicare un po’ di tempo a chi ha contribuito a creare l’Italia che viviamo.
    UN EROE (1824-1859), certamente non dimenticato se oggi, mentre piove, un vecchio cronista e qui a ricordare la figura e l’opera di Carlo De Cristoforis ben sapendo che la caserma militare di Como porta il suo nome e il proiettile con cui fu ucciso è conservato al museo lariano.
    Laureatosi nel 1847 a Pavia, l’anno successivo prese parte ai moti del ‘48 (Cinque Giornate di Milano) e fu sempre assiduo nel cospirare contro gli austriaci per amore di patria. Dopo i moti del febbraio 1853, si spostò a Parigi per seguire dei corsi di matematica e, in seguito, frequentò per due anni la scuola di Stato Maggiore. In occasione della guerra di Crimea fu nominato Capitano e scelto per comandare un deposito nella città di York dove imparò l’inglese che gli servì per poter insegnare Scienza Militare all’istituto Pultney di Londra.
    Quando la Nazione chiamò si presentò a Garibaldi il quale gli confermò il grado di Capitano
    dei Cacciatori delle Alpi e varcò il Ticino a Sesto Calende. Alla testa di 120 uomini respinse – nel mattino del 25 maggio 1859 – 300 fanti e 150 cavalli austriaci con due pezzi d’artiglieria sulla strada da Sesto Calende a Somma Lombardo.. Aiutò in questo modo l’avanzata di Garibaldi al quale si ricongiunse a Varese. Il 27 maggio fu scelto per attaccare di fronte il corpo del maresciallo Carlo Urban e una palla lo colpì a morte alla Camerlata. Lo soccorse il fratello Malachia….disperato.
    Carlo de Cristoforis lasciò molti scritti inediti tra cui anche una memoria sulle condizioni dei contadini scritta insieme a Stefano Jacini, il quale la utilizzò per l’elaborazione della sua famosa inchiesta agraria, che fu discussa in Parlamento ed è materia di studio ancor oggi nelle università.

    DIDA 1 – Carlo De Cristoforis; 2 – Monumento a Sesto Calende in memoria del Capitano

  • I frammenti del monumento di Gaston de Foix tornano a Castellazzo in Villa Arconati

    I frammenti del monumento di Gaston de Foix tornano a Castellazzo in Villa Arconati

    CASTELLAZZO DI BOLLATE – Si va, così, a ricostituire l’antico Camerino funebre: uno degli ambienti più significativi e spettacolari del collezionismo Arconati.
    Questo ambizioso progetto culturale di Fondazione Augusto Rancilio per il recupero del patrimonio storico-artistico di Villa Arconati è stato possibile grazie alla preziosa collaborazione del Castello Sforzesco di Milano, che ha concesso in comodato alla Villa i calchi ottocenteschi in gesso ricavati dalle sculture marmoree del monumento un tempo conservate a Castellazzo.

    LA STORIA DEL MONUMENTO FUNEBRE DI GASTON DE FOIX
    Il monumento funebre a Gaston de Foix fu realizzato nel primo ventennio del Cinquecento da Agostino Busti detto il Bambaia, all’interno del convento di Santa Marta a Milano, per il nipote del re di Francia Luigi XII, caduto valorosamente nella Battaglia di Ravenna contro la Lega Santa nel 1512. Con l’arrivo degli spagnoli a Milano e la cacciata dei francesi, il monumento non fu mai terminato e ben presto i suoi frammenti divennero il sogno proibito dei collezionisti d’arte, per via della maestria con cui furono realizzati.
    Tra le monache di Santa Marta vi erano anche alcune dame Arconati, pertanto non fu certo difficile per la famiglia riuscire ad accaparrarsi in breve tempo i pezzi più prestigiosi, ovvero i sette bassorilievi narrativi che narrano la vicenda in cui perse la vita il giovane Gaston de Foix. L’unico pezzo del monumento a cui le monache non vollero rinunciare fu la statua giacente del condottiero, che fu murata all’interno di una parete del convento, così da non poter essere portata via.
    Con le soppressioni napoleoniche, però, anche Santa Marta cessò di esistere e la statua passò prima nelle collezioni di Brera e successivamente in quelle del Castello Sforzesco, dove è conservata tutt’ora.

    IL CAMERINO DI CASTELLAZZO DAL SEICENTO ALL’ARRIVO DI CANOVA
    Dal Seicento all’inizio del Settecento la collezione Arconati si arricchì di diversi pezzi originali in marmo del monumento: oltre ai sette bassorilievi narrativi – incastonati nelle pareti del Camerino – giunsero alla Villa anche alcuni Apostoli e Profeti, lesene, lastre e pilastrini decorativi.
    La collezione di Castellazzo era divenuta talmente importante che all’inizio dell’Ottocento persino il critico Giuseppe Bossi e lo scultore Antonio Canova giunsero in visita per ammirarla: nel corso della visita Canova rimase talmente impressionato dalla bellezza dei marmi del Bambaia da affermare “Opere di tal natura sono pressoché impossibili ai nostri giorni”.

    LA GRANDE MOSTRA DI FINE OTTOCENTO E I GESSI DI CASTELLAZZO
    Nel 1872 il Ministero dell’Istruzione Pubblica tentò l’ardito progetto di realizzare una grande mostra in cui si intendeva ricostruire il monumento di Gaston de Foix attraverso calchi in gesso provenienti dalle collezioni pubbliche e private dove i frammenti erano conservati da ormai due secoli. All’epoca, infatti, ancora non ci si era resi conto che l’opera non era mai stata portata a termine.
    Il progetto di ricostruzione si presentò da subito arduo, poiché i frammenti erano dispersi in moltissime collezioni private: la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, Palazzo Madama a Torino, il Museo del Prado a Madrid, il Victoria and Albert Museum di Londra solo per citarne alcune.
    Il formatore Pietro Pierotti fu incaricato di realizzare i calchi per la mostra; si recò, dunque, anche a Castellazzo, dove riuscì nell’impresa quasi impossibile di realizzare i calchi di tutti i pezzi, compresi i bassorilievi incastonati nelle pareti del Camerino.
    Fu probabilmente in quell’occasione che la ricca collezione passata alla proprietà della marchesina Luisa Busca, che all’epoca aveva solo diciassette anni, si arricchì di calchi in gesso – realizzati forse dallo stesso Pierotti – che intendevano completare l’allestimento del Camerino.
    L’allestimento più recente, che raccoglieva sia i pezzi originali in marmo che le copie in gesso, è documentato in una fotografia del secondo Ottocento: un documento dal grande valore storico e assai importante per la ricostruzione dell’ambiente.
    Negli anni ‘90 del Novecento, quando il patrimonio storico artistico del Castellazzo fu messo all’asta, il Comune di Milano acquistò tutti i pezzi originali in marmo, che sono oggi esposti presso la Sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco.
    Le copie in gesso realizzate per la grande mostra di fine Ottocento, invece, furono conservate a Brera e successivamente confluirono nei depositi del Castello Sforzesco di Milano.

    IL PROGETTO DI RICOSTRUZIONE DEL CAMERINO DI CASTELLAZZO IN COLLABORAZIONE CON IL CASTELLO SFORZESCO

    «Il progetto di ricostruzione del Camerino di Castellazzo attraverso i gessi ottocenteschi è nato come un sogno ad occhi aperti» spiega Sonia Corain, Conservatore di Villa Arconati: «abbiamo fatto la richiesta di prestito senza sperarci troppo, e invece abbiamo subito trovato grande entusiasmo da parte della dottoressa Francesca Tasso, all’epoca Conservatore responsabile delle Raccolte Artistiche del Castello Sforzesco, che ha portato avanti con i suoi collaboratori l’iter per la concessione del prestito e ha, a tutti gli effetti, permesso che questo sogno diventasse realtà».
    Un paziente lavoro di restauro – finanziato da Fondazione Augusto Rancilio – di quasi un anno presso i depositi del Castello Sforzesco ha permesso ai gessi di tornare al loro antico splendore. Parallelamente, alla Villa, sono stati restaurati il Camerino e la copia in gesso del Giacente, l’unico pezzo di tutta la collezione di Castellazzo che è rimasto nel luogo originario in seguito alle spoliazioni del Novecento.
    Oltre alla statua giacente di Gaston de Foix, a ricostruire l’allestimento del Camerino arrivano dalle collezioni del Castello Sforzesco: i sette bassorilievi narrativi che illustrano le vicende che portarono alla morte del condottiero, due lesene a trofei, sei pilastrini decorativi, due lastre, una statua di Virtù e dodici tra Apostoli e Profeti, per un totale di 30 pezzi anticamente conservati a Castellazzo.
    Viene, così, a ricomporsi un piccolo scrigno di meraviglie che per secoli ha affascinato per la sua pregiata, quanto ardita, fattura.
    Si rinsalda, inoltre, un doppio filo culturale con le collezioni del Castello Sforzesco: da domenica 17 settembre i Visitatori potranno finalmente rivedere il Camerino di Villa Arconati così come si presentava anticamente, attraverso i calchi in gesso realizzati a fine Ottocento, e potranno ammirare al Castello Sforzesco gli originali in marmo che un tempo erano a Castellazzo.

    «Il recupero della memoria storica del Castellazzo è un progetto tanto stimolante quanto, spesso, complicato. Finora siamo riusciti a ritrovare incisioni e fotografie storiche che mostrano un’istantanea di ciò che questo luogo fu in un passato glorioso, ma inesorabilmente perduto. Veder “tornare a casa” alcuni tra i pezzi più importanti e prestigiosi della collezione di Villa Arconati scalda il cuore e ci dà la speranza che, magari, non sia un episodio isolato.
    Desidero esprimere il mio più vivo ringraziamento ad Antonella Ranaldi, che – negli anni in cui è stata Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano – ha seguito con professionalità e passione l’intero processo di restauro e riconversione culturale di Villa Arconati, fornendoci i suoi preziosi consigli riguardo al riallestimento del Camerino di Castellazzo e concedendo l’autorizzazione a questo importante progetto.
    Il mio ringraziamento va, poi, al Comune di Milano e al Castello Sforzesco per avere concesso il prestito dei pezzi, e in particolare a tutti coloro che hanno condiviso lo spirito e la sensibilità di questo “ritorno a casa”, spendendosi in prima persona perché questo sogno si realizzasse: Claudio Salsi, già Soprintendente Castello Sforzesco e Direttore Musei Archeologici e Musei Storici Castello Sforzesco; Francesca Tasso, Direttrice Area Musei del Castello Sforzesco, Musei Archeologici e Storici di Milano; Luca Tosi, Conservatore Pinacoteca e Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco; Fiorella Mattio, Conservatrice Raccolte Arte Applicata del Castello Sforzesco; e Laura Paola Gnaccolini, Funzionario Storico dell’arte Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, che ha seguito il progetto di restauro realizzato con cura e passione da Marilena Anzani e Alfiero Rabbolini di ACONERRE snc – Arte Conservazione Restauro.
    Senza la sensibilità, la professionalità e la cura di tutte le persone che hanno collaborato al progetto, questo sogno non si sarebbe mai realizzato».

    Cesare Rancilio, Presidente Fondazione Augusto Rancilio

  • Un sistema di videosorveglianza per tutelare i fontanili di Vittuone

    Un sistema di videosorveglianza per tutelare i fontanili di Vittuone

    È stato attivato il sistema di videosorveglianza nella zona dei fontanili. Si tratta di sei punti di controllo: quattro di questi sono veri e propri “varchi” che, oltre ad essere equipaggiati con una telecamera di contesto che riprende a colori il transito dei veicoli, effettuano anche la lettura delle targhe dei veicoli stessi; gli altri due sono postazioni “intermedie”, equipaggiate con telecamere ambientali.

    VITTUONE – Tenendo conto di tutti i sei punti di controllo, sono attive 16 telecamere, che inviano alla centrale di controllo, attraverso collegamento criptato su rete 4G, le registrazioni concentrate su NVR (Network Video Recorder) locale.

    Il sistema, che è stato finanziato da Regione Lombardia per il 90% del costo ed ha avuto il parere favorevole del Parco Sud Milano e della Soprintendenza al Paesaggio, è finalizzato, sottolinea l’assessore alla Sicurezza Angelo Poles, “alla tutela e al monitoraggio di un’area verde pregiata, quale è appunto quella dei fontanili, identificando e sanzionando gli incivili che abbandonano in quest’area i loro rifiuti”. Naturalmente, aggiunge Poles, “da questo sistema di videosorveglianza non hanno nulla da temere né i residenti, né i loro visitatori, né chi si reca alle cascine e nemmeno i corrieri”.

    Va ricordato che questo programma di videosorveglianza è partito già a fine 2020 con un progetto che si è poi decisamente ampliato nel 2022, con l’adesione ad un nuovo bando regionale che ha permesso di coprire larga parte dei costi, anche se ha richiesto un allungamento considerevole dei tempi sia per rispettare gli standard richiesti dal bando stesso, sia per soddisfare i requisiti del Parco Sud.

    Va infine sottolineato che, su richiesta degli agricoltori della zona di Cascina Maggiolina, verrà installato un lampione a led nel punto di accesso alle cascine, per permettere una maggiore illuminazione, e quindi visibilità, soprattutto nel periodo invernale.