Categoria: Cultura

  • Il Mercato Contadino a Nerviano domenica 25 febbraio

    Il Mercato Contadino a Nerviano domenica 25 febbraio

    Domenica 25 febbraio 2024 avremo la nuova edizione del Mercato Contadino di Nerviano nella Piazza Chiesa Colorina dalle 9 alle 13.

    Il Mercato Contadino nasce dalla collaborazione tra Slow Food Legnano e il Comune di Nerviano sull’esempio dei Mercati Contadini di Cantalupo, San Giorgio su Legnano, Villa Cortese, Legnano e Busto Arsizio.

    L’iniziativa consiste in un mercato di prodotti agricoli del territorio previsto per ogni quarta domenica del mese nella Piazza Chiesa Colorina . Si potranno acquistare prodotti di stagione direttamente dai produttori che metteranno in esposizione le tantissime bontà prodotte localmente. Nel mercato si troveranno generi come salumi, pane e dolci, miele, formaggi, vino, olio, birra, riso ed altri prodotti alimentari come farine, verdure e frutta di stagione.

    Il Mercato Contadino è una grande opportunità di incontro con produttori che hanno deciso di non essere coinvolti nella grande distribuzione e di poter colloquiare con l’utente finale per condividere proposte alternative di distribuzione degli alimenti tramite i mercati contadini mensili. I mercati a chilometro zero diffondono e favoriscono lo scambio tra consumatori e produttori informazioni utili in tema di educazione alimentare e corretti stili di vita. Il Mercato Contadino vuole valorizzare i prodotti locali e salvaguardare la storia e la cultura alimentare di una comunità , nonché il paesaggio e il territorio per stimolare la biodiversità e la stagionalità.

    Durante il Mercato i produttori offriranno una degustazione dei loro prodotti.

    I produttori presenti partecipano anche ai mercati di Villa Cortese (primo sabato del mese in Piazza Della Quercia), di Cantalupo (prima domenica del mese in Piazza Don Carlo Bianchi) , di Legnano (seconda domenica del mese in Piazza Mercato), di San Giorgio su Legnano ( terzo sabato del mese in Piazza Mazzini) e di Busto Arsizio (terza domenica del mese nel Parco Comerio) .

    Tutti i mercati sono presenti sula pagina Facebook “Mercati Contadini Alto Milanese” dove si possono trovare aggiornamenti.

  • Trecate: sabato 24  la prima volta della ‘Biblioteca ti premia’

    Trecate: sabato 24 la prima volta della ‘Biblioteca ti premia’

    L’iniziativa – spiegano il sindaco Federico Binatti e l’assessore alla Biblioteca Fortunata Patrizia Dattrino – ha una triplice finalità: quella di valorizzare il patrimonio librario da sempre disponibile per gli appassionati lettori di ogni età e per gli studenti della nostra città, quella di promuovere Villa Cicogna come centro propulsore di iniziative di carattere culturale e quella di dare un riconoscimento a tutte quelle persone che, dagli 0 agli 85 anni, frequentano questo luogo rendendolo vivo grazie alla loro presenza e grazie ai numerosi prestiti librari.

    Un servizio, questo, che restituisce risultati davvero significativi: basti pensare che, dall’inizio dell’anno a oggi, è stato chiesto il prestito di duecentotrenta libri: segno – concludono il sindaco e l’assessore – di un tessuto sociale attento e attivo rispetto alla qualità dell’offerta, all’attività e alle proposte culturali della nostra Biblioteca civica.

  • Nerviano: questa sera la presentazione di “Villoresi a tutto gas”

    Nerviano: questa sera la presentazione di “Villoresi a tutto gas”

    Valerio racconta Gigi: una storia su quattro ruote. Luigi Villoresi, detto Gigi, è stato un talentuoso pilota d’auto, per due volte Campione d’Italia, che dopo gli esordi durante il ventennio ha guidato, nel corso della sua carriera, Ferrari, Maserati, Lancia e Osca, raggiungendo grandi successi.

    Discendente dalla stessa famiglia di Eugenio Villoresi, l’ingegnere che ha progettato lo storico canale che ha cambiato il destino economico e sociale di una ampia parte di territorio lombardo, Gigi ha effettuato un percorso decisamente differente dall’avo ma non meno avvincente, come si racconta nel volume A tutto gas e senza freni – Gigi Villoresi: amori e dolori di un mito tra Maserati, Ferrari e Lancia.

    La pubblicazione è a cura di Valerio Villoresi, suo lontano parente, che ha scritto di Gigi con affetto e tanta partecipazione. Valerio Villoresi e il suo volume saranno protagonisti questa sera martedì 20 febbraio (a partire dalle ore 21.00) a Nerviano (c/o Sala Bergognone, in Piazza Manzoni, 14), nell’Altomilanese.

    L’iniziativa Villoresi racconta Villoresi è promossa dall’Associazione Veicoli Storici Villoresi.

  • Ci fu un tempo che la Sicilia era ricca e prospera. Di Domenico Bonvegna

    Ci fu un tempo che la Sicilia era ricca e prospera. Di Domenico Bonvegna

    Il testo è interessante, probabilmente indirizzato soprattutto a studiosi, a specialisti, anche se l’autore umilmente scrive il contrario. Nei XXI capitoli di ben 468 pagine, l’autore racconta straordinariamente anche nei particolari la storia della cosiddetta dominazione Normanna in Sicilia e nel Sud Italia. E’ un continuum elenco di nomi, date, episodi, battaglie, intrighi diplomatici, descrizioni di personaggi più o meno importanti.

    Un racconto non sempre scorrevole, si fa fatica a seguire, a volte può diventare anche noioso, tuttavia possiamo affermare che Norwich conosce abbastanza bene la nostra Storia. Almeno per quanto riguarda l’argomento trattato. Lo storico inglese ha delle conoscenze particolareggiate, anche perché ha visitato e non solo studiato, i luoghi, il territorio, appartenente al regno Normanno. Inoltre si può affermare che Norwich è un buon conoscitore dell’arte normanna siciliana e del nostro Meridione.
    Il testo è corredato da una serie di fotografie rigorosamente in bianco e nero di alcune opere d’arte normanna, infine oltre a una nutrita bibliografia, è presente l’albero genealogico degli Altavilla e tre cartine tematiche per seguire la complessa Storia di quel tempo.

    Questo libro riprende la narrazione de “I Normanni nel Sud. 1016-1130”, che arrivava fino all’incoronazione di re Ruggero II nella cattedrale di Palermo, nel giorno di Natale 1130. Invece il Regno del sole giunge fino al 1194, all’altra notte di Natale quando è stato incoronato, Enrico IV di Hohenstaufen. Sono sessantaquattro anni intensi che separano i due avvenimenti, che costituiscono l’intera durata del Regno Normanno nel Sud Italia, in particolare in Sicilia.
    La cultura siculo-normanna.

    “Nel corso di questi anni – scrive Norwich – l’isola conobbe il periodo del maggior splendore quando, per la prima e unica nella storia, le tre grandi entità razziali e religiose del litorale mediterraneo si fusero, sotto il sole del Meridione, in quel meraviglioso gioiello dalle infinite sfaccettature che fu la cultura siculo-normanna”. Di questa cultura dovrebbero essere segni ben evidenti i monumenti, i palazzi, le chiese, che ancora miracolosamente possiamo ammirare e attirare turisti in Sicilia.

    Si tratta delle realizzazioni politiche degli Altavilla che sono riusciti ad amalgamare nelle tecniche e negli stili dell’Europa occidentale sia Bisanzio, che l’Islam, “in uno scenario di meravigliosa ricchezza che lascia abbagliato e incredulo lo spettatore”. Infatti questo volume non solo narra la storia di persone e di avvenimenti, ma vuole essere anche una guida ai monumenti della Sicilia Normanna. L’autore è riuscito a descriverli nei particolari legandoli il più possibile ai loro fondatori, o alle circostanze che li videro sorgere.

    E’ opinione degli storici che il governo di Ruggero d’Altavilla la Sicilia sia entrata in un’epoca di prosperità mai prima raggiunta. “Una vera età dell’oro che vide fiorire una accanto all’altra le culture più disparate, i popoli più diversi: normanni, italiani, greci, arabi e inglesi fusi in un’atmosfera cosmopolita e aperta, vero fatto anomalo considerati i tempi”.

    Un’epoca che purtroppo è durata poco, ma che bastò per lasciarci meravigliose testimonianze d’incomparabile valore artistico, come il Duomo di Monreale, di Cefalù, la Cappella Palatina di Palermo. Se durava di più poteva farci risparmiare molte sofferenze che hanno afflitto nei vari secoli i popoli del Sud in particolare la Sicilia, che poteva essere l’isola più felice, “anziché la più disgraziata delle isole del Mediterraneo”.

    Lo Stato multietnico di Ruggero II.

    Ruggero II ha continuato l’opera di suo padre, è cresciuto in un’atmosfera cosmopolita di tolleranza e di reciproco rispetto. Il suo Regno stava raggiungendo un’integrazione totale. “Non vi sarebbero più dovuti essere siciliani di razza inferiore. Tutti, normanni e italiani, longobardi, greci, saraceni, avrebbero avuto un ruolo da svolgere nel nuovo Stato”. Infatti Ruggero nei posti chiave del suo governo ha nominato uomini di origine saracena o greca.

    “Le moschee rimasero affollate come prima, mentre chiese e monasteri cristiani, di rito latino come di rito greco, molti dei quali fondati dallo stesso Ruggero, sorsero ovunque, in numero sempre crescente, nel territorio dell’isola”. Un periodo di pace che aprì le vie del commercio e degli scambi con Costantinopoli e con i giovani Stati del Levante, sorti per opera dei crociati. Sostanzialmente per Norwich, la Sicilia, stava diventando lo Stato più bello e prospero del Mediterraneo, se non dell’Europa.

    Ma questo non significa che il re normanno non abbia avuto delle difficoltà per governare, ha dovuto affrontare delle “tempeste”, come scrive Norwich, che minacciavano il suo regno. A cominciare dell’imperatore Lotario, che stava marciando su Roma e poi sui domini siciliani. Qui nel Meridione, non gli mancavano gli appoggi, erano in tanti i grandi vassalli, nobili, che mal tolleravano la loro sudditanza agli Altavilla. Nel testo si fanno i nomi di questi “ribelli”, come Tancredi di Conversano e il principe Grimoaldo di Bari.

    Oltre ai vari sommovimenti e insurrezioni nei territori, Ruggero doveva vedersela con il Papa, che non sempre gli era amico. I Papi di allora avevano il loro esercito e ci tenevano a mantenere i propri territori. In quel periodo il Papa doveva guardarsi da Nord dove l’imperatore premeva e da Sud dagli eserciti del Regno dei Normanni. Ruggero era sposto con Elvira, figlia di Alfonso VI di Castiglia, un matrimonio felice, con la nascita di ben sei figli.
    Non sto qui a raccontare i vari e complessi avvicendamenti tra eserciti e varie fazioni che si scontravano in Puglia, ai confini con i territori del papa.

    Nel 1133 Ruggero II dovette affrontare i vari notabili ribelli della Puglia, alla fine ha la meglio e come capita spesso i perdenti devono pagare ingenti somme di denaro o nel peggiore dei casi li aspetta la prigione o la morte. Non solo anche le città non vengono risparmiate, spesso vengono distrutte o incendiate.

    Ristabilita la pace il re ritornava a Palermo, intanto muore la regina Elvira nel febbraio 1135, di lei si sa poco, Norwich quando non ha notizie sugli avvenimenti lo scrive. A proposito le sue fonti principali sono gli scrittori Falco Beneventano, Alessandro di Telese, Romualdo Salernitano, Ugo Falcando e Pietro da Eboli. Poi c’è tutta la bibliografia esposta alla fine del libro.

    Norwich ci tiene a precisare che nel Medioevo, la storia italiana “è piena di racconti di guerra inconcludenti; una marea fluttuante di battaglie […] città assediate e conquistate, da liberare e riconquistare […]. Spesso si tratta di “di una lotta tetra e monotona che sembrava non dovesse mai aver fine”.Una storia di racconti che potrebbero essere insopportabili. Ecco perché il libro di Norwich ci risparmia molti dettagli delle varie campagne militari dei contendenti di quel periodo storico.

    Tuttavia in questo periodo una figura straordinaria di Chiesa si fa strada, mi riferisco a S. Bernardo di Chiaravalle, che per la verità Norwich non ha tanta simpatia. Viene descritto come un intrigante, che non sempre lavora per la pacificazione degli animi. Il religioso si intromette nelle varie diatribe tra il Papa Innocenzo, che doveva vedersela con un antipapa, un certo Anacleto, e l’imperatore Lotario. Intanto subentra un altro personaggio, l’imperatore bizantino Giovanni II Comneno di Costantinopoli, che ha delle pretese nei territori del Meridione italiano.

    Nel IV capitolo (Riconciliazione e riconoscimento) sono da segnalare gli interventi di Ruggero per sedare le continue e monotone insurrezioni in Puglia, ottenute anche con le consuete repressioni dei perdenti. Le pressioni di S. Bernardo sul re Normanno per convincerlo ad abbandonare l’appoggio ad Anacleto che poi muore e quindi viene scongiurato lo scisma. Intanto il Papa Innocenzo II dopo lo scontro armato con il re normanno, fu costretto a riconoscere a Ruggero il titolo di re di Sicilia e piena giurisdizione su tutta l’Italia meridionale. Poi i due insieme cavalcarono fino a Benevento. Ruggero può tornare in Sicilia da trionfatore avendo sconfitto tutti i suoi nemici. Il capitolo si chiude con una interessante descrizione di Norwich del Palazzo Reale, poi chiamato dei Normanni, della Cappella Palatina.

    Ruggero II dopo dieci anni di strenua lotta che aveva subito delusioni, tradimenti e sconfitte, il Regno adesso era tutto suo scrive Norwich. Il Paese era unito e pacificato. Lo studioso inglese sottolinea l’importante Codice di Ariano (il sistema legislativo del governo di Ruggero II), un documento unico del suo genere nella storia del Medioevo. Sarebbe importante descrivere le norme stabilite alle Assise di Ariano. Comunque pare che adesso Ruggero sia diventato il protettore delle Chiese cristiane e “acclamato come uno dei più devoti e generosi sovrani della cristianità”.
    La Sicilia di Ruggero II diventa un Eldorado.

    Con Ruggero II, sostiene Norwich,“la Sicilia era diventata sempre più ricca e, con l’accrescersi della sua prosperità, si era pure accresciuta la sua stabilità politica”. Mentre nel resto della penisola italiana regnava la confusione più totale,“l’isola era un modello di buon governo, illuminato e giusto; la sua popolazione pacifica ed osservante delle leggi, era un amalgama di razze e lingue diverse, fonte di potenza e non elemento disgregatore; e, con l’accrescersi del suo benessere, la Sicilia attirava un numero sempre maggiore di ecclesiastici, di amministratori, di studiosi, di mercanti e, pure, di spudorati avventurieri d’oltremare. Questi giungevano dall’Inghilterra, dalla Francia, dall’Italia per stabilirsi in quello che sarà apparso loro un vero Eldorado, un regno nel sole”.

    Lo scrittore inglese dopo averci ricordato che il re normanno aveva ereditato dal padre una schiera multietnica di funzionari di Stato composta da normanni, greci, latini ed arabi. Sostiene che “la corte di Ruggero a Palermo era, di gran lunga, la corte più brillante dell’Europa del secolo XII. Il re stesso era noto per la sua insaziabile curiosità intellettuale e per la sua passione per i fatti concreti”. C’era un profondo rispetto per l’erudizione; intorno al 1140, il re fece stabilire a Palermo, “molti tra i più ragguardevoli uomini d’ingegno, studiosi, scienziati, dottori e filosofi, geografi e matematici, sia d’Europa, sia del mondo arabo […]”.

    Pare che abbia istituito una commissione di studiosi per costruire il primo planisfero d’argento, dove erano incisi “la configurazione dei sette climi, insieme a quella dei paesi e delle coste, sia vicini che lontani; golfi, mari e corsi d’acqua, l’ubicazione dei deserti e delle aree coltivate […]”. Un’altra perla per la corte di Ruggero è un volume di geografia, “Opera di un uomo desideroso di giungere a completa conoscenza dei vari paesi del mondo”, più conosciuto come “Il Libro di Ruggero”, probabilmente a detta di Norwich questa rappresenta l’opera geografica più insigne del Medioevo. Tutta questa erudizione presente nella corte di Ruggero secondo lo studioso inglese è dovuto al fatto che si respirava un’atmosfera prevalentemente araba. Pare che l’Islam, aiutava a perseverare nella ricerca del sapere.

    Solo in Sicilia si poteva studiare de visu sia la cultura greca che quella araba. Ecco perché “i ricercatori della verità giungessero numerosi a Palermo e che, alla metà del secolo, l’isola avesse acquistato la fama di essere il più importante centro di smistamento, non solo commerciale, ma anche culturale, di tre continenti”. Qualcuno ha scritto che Ruggero non ci ha lasciato nessuna opera letteraria sua come invece ha fatto suo nipote Federico II o Riccardo Cuor di Leone, è vero, ma Ruggero aveva eccome spirito creativo, amava la bellezza e lo splendore, ma amava di più il sapere.

    Senza di lui non avremmo avuto il fenomeno culturale della Sicilia, unico del suo genere. Ruggero era una guida sia intellettualmente che politicamente, che teneva saldamente insieme tutte le componenti della società. Ruggero era la Sicilia nel vero senso della parola.
    A questo punto potremmo scrivere “dopo di lui il nulla”, forse, ma non è stato proprio così.
    Ruggero II e la crociata.

    Intanto arriva la Seconda Crociata. Troviamo diversi protagonisti a partire di Luigi VII re di Francia e poi ancora l’abate di Chiaravalle, S. Bernardo con i suoi accorati discorsi convince il popolo ad abbracciare la Crociata per liberare i Luoghi Santi. Non solo cavalieri con la croce, ma anche donne, provenienti da tutti i ceti.

    Affinché la seconda Crociata riuscisse era essenziale che il re Ruggero si mostrasse favorevole e ben disposto. Anche se non era tanto entusiasta come suo padre; del resto in una Sicilia con la presenza araba, non era facile. Del resto fa notare Norwich che “Ruggero era cresciuto insieme agli arabi e ne parlava la lingua; per tutta la vita si era fidato di loro più dei suoi conterranei normanni”.

    Tralascio gli esiti fallimentari della seconda crociata per ritornare al Regno Normanno, dal fallimento della spedizione in terra Santa, tra i grandi sovrani d’Europa, quello che ne usciva integro era Ruggero II. Ora tutti i delusi degli esiti disastrosi della Crociata guardavano a lui come guida per un possibile riscatto, ma Ruggero scrive Norwich, “non era crociato né per temperamento, né per convinzione […]”. Anzi senza troppi scrupoli, si era avvantaggiato della tragica situazione.

    Tuttavia, Ruggero sembra accettare di buon grado il ruolo che gli veniva offerto, diventa il vendicatore dell’Occidente, ma c’era Corrado, l’imperatore geloso che non accettava questa nuova prerogativa del re di Sicilia. Poi subentra il Papa, S.Bernardo e la storia si complica. Mi fermo per non affaticare il lettore e arrivo alla morte di Ruggero II, il 16 febbraio 1154. Tralascio le considerazioni finali del testo sul grande re di Sicilia. E con la Terza parte si passa al dopo Ruggero.
    Guglielmo I “Il Malo”.

    Il figlio di Ruggero, detto il “Malo”, probabilmente un soprannome che non meritava. Esiste una descrizione di un monaco: Guglielmo è alto, folta barba, aspetto selvaggio, che incuteva terrore, una straordinaria forza fisica, certamente superava il padre, ma non in abilità politica. Era l’opposto del padre, pare che non era stato preparato a svolgere il ruolo regale. Si sposò giovanissimo con Margherita di Navarra e poco si interessò dei suoi quattro figli.

    Anche con Guglielmo i nemici tradizionali del Regno venivano dall’Impero d’Occidente, da Bisanzio e dal Papa. In quel momento a guidare l’Impero c’era Federico Barbarossa, a Bisanzio, Manuele Comneno, il papa era Adriano IV, inglese, l’unico della Storia. A proposito degli inglesi, sono rimasto colpito che in questi anni in Sicilia, troviamo, vescovi inglesi come Riccardo Palmer, vescovo di Siracusa e Walter of the Mill, che si fece chiamare Gualtiero del Mulino, prima arcidiacono di Cefalù e poi arcivescovo di Palermo.

    Naturalmente anche Guglielmo dovette affrontare le ribellioni dei notabili pugliesi, ha subito delle sconfitte, ma poi arrivarono anche le vittorie in Puglia in particolare a Bari, con lo scontro navale contro i greci e i locali del 28 maggio 1156. Guglielmo trattò i prigionieri secondo le leggi di guerra, con i sudditi però si mostrò spietato. Durante il Regno di Guglielmo I viene assassinato Maione di Bari, che era diventato uno degli uomini di Stato più influenti in Europa. Tra gli organizzatori dell’agguato troviamo Matteo Bonello, che cercò di contrastare anche il re e la sua famiglia, aizzando la plebe palermitana, che arrivò a saccheggiare il Palazzo Reale.

    Il re a stento si salvò, rifugiandosi nella Torre Pisana. Guglielmo dopo due mesi di malattia a quarantasei anni cessò di vivere il 7 maggio 1166. Gli subentra il figlio dodicenne, che dovrà aspettare la maggiore età, la reggenza del Regno passa alla madre la regina Margherita, carattere forte e volitivo, aveva trentotto anni, assistita nel governo da Riccardo Palmer, da Matteo d’Ajello e dal caid Pietro. Successivamente la regina si affida a Stefano di Perche. Il giovane Guglielmo II era amato dal popolo, sicuramente più simpatico del padre, capelli biondi ereditati dagli antenati vichinghi.

    “Cala la notte” sul Regno Normanno.
    Raggiunta la maturità Guglielmo II, chiamato il “Buono”, dopo cinque anni di reggenza della madre, assume il potere e il governo del regno. Il fanciullo nel giorno dell’incoronazione ai siciliani era apparso come un angelo, ora appare come un dio, secondo Norwich. Ben presto al giovane re fu data una sposa, dove certamente influirono i numerosi e influenti inglesi in Sicilia, fu una giovane donna inglese, Giovanna, figlia di Enrico II d’Inghilterra.

    Dopo un lungo e tortuoso viaggio il 2 febbraio 1177 la giovane principessina Giovanna arriva a Palermo, naturalmente è stata preparata una accoglienza trionfale, alla vigilia di San Valentino, furono celebrate le nozze, e subito dopo Giovanna si inginocchio ai piedi del suo conterraneo, l’arcivescovo Gualtiero, che la incoronò regina di Sicilia. Giovanna conquistò il cuore dei suoi sudditi, così come era avvenuto per il marito. Ci furono anni di pace e di tranquillità ma che durarono poco.

    Era un Regno nel sole, scrive Norwich, prospero e pacifico, sarà apparso agli altri principi in Europa come un privilegio benedetto da Dio. Però al giovane re gli mancavano tre doni: una lunga vita, un erede maschio, un minimo di saggezza politica. Mancando queste condizioni, la Sicilia normanna era già condannata. E fu proprio Guglielmo che la condusse in rovina, prima con la spedizione militare contro Costantinopoli di Andronico. Poi con le nozze del 27 gennaio 1186 della principessa Costanza, ultima erede degli Altavilla, zia di Guglielmo, con Enrico VI di Hohenstaufen nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

    A 36 anni muore Guglielmo II a Palermo, sappiamo poco delle circostanze della morte. La fine del Regno Normanno secondo Norwich è dovuta al fatto che Guglielmo ha pensato alla pericolosa e irresponsabile politica estera, invece di pensare a rafforzare la posizione del suo paese.

    Per concludere, naturalmente chi è interessato andrà a leggere lo splendido libro di Norwich, Costanza ed Enrico VI ereditano l’Impero e tutti i possedimenti del Regno di Sicilia. Nella notte di Natale del 1194, l’imperatore Enrico VI, fu incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo.

  • Nell’Orto Botanico di Pavia gli antichi saperi si tramutano in nuove pratiche

    Nell’Orto Botanico di Pavia gli antichi saperi si tramutano in nuove pratiche

    Prosegue e cresce, nel 2024, l’azione di divulgazione condotta dai giardini che aderiscono alla Rete degli Orti Botanici della Lombardia, associazione non profit che valorizza il patrimonio culturale di sei scrigni della biodiversità: l’Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota”; il Giardino Botanico Alpino “Rezia” di Bormio; l’Orto Botanico di Brera, l’Orto Botanico “Città Studi” e l’Orto Botanico “G.E. Ghirardi” di Toscolano Maderno (BS), appartenenti all’Università degli Studi di Milano; l’Orto Botanico di Pavia.

    Dopo aver approfondito il lavoro di ricerca, entra ora nel vivo la parte di divulgazione e restituzione al pubblico del progetto ScienzaViva. Orti botanici e giardini di delizia. Antichi saperi e nuove pratiche per la diffusione della cultura scientifica (SVING. Scienza Viva in Giardino), di cui la Rete degli Orti Botanici della Lombardia è partner insieme con ReGiS – Rete dei Giardini Storici e con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, capofila di questa iniziativa cofinanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito delle iniziative per la diffusione della cultura scientifica, che si concluderà entro il 2024.

    Nell’ambito del progetto SVING, i tre partner indagano sul patrimonio di antichi saperi custodito all’interno dei rispettivi circuiti per contribuire a dargli valore attraverso forme creative di diffusione della conoscenza e soluzioni espositive e didattiche innovative e coinvolgenti. L’obiettivo: creare un ponte tra passato e futuro e sostenere la scienza quale “materia viva” per raccontare i grandi temi del presente, dalla biodiversità agricola al cambiamento climatico alla sostenibilità della filiera alimentare.

    La Rete degli Orti Botanici della Lombardia supporta l’attività dei singoli orti botanici del circuito che, nel loro continuo operare per la valorizzazione delle collezioni botaniche viventi e non, nel progetto hanno voluto attuare un focus di ricerca e recupero di un nucleo del loro patrimonio da riscoprire, finora poco noto al pubblico, per farlo conoscere in maniera innovativa e condivisa.

    Di seguito, alcuni focus sulle indagini condotte dai singoli orti botanici aderenti alla Rete lombarda.

    SEI COLLEZIONI INEDITE
    214 pomi di fine Ottocento in mostra
    L’Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota” ha approfondito lo studio della collezione pomologica costituita da 214 modelli in ceroplastica di antichi frutti risalente al 1887, all’epoca fornita dalla Ditta Gaspani; tra i modelli, 54 mele, 59 pere, 20 prugne, 6 albicocche, 18 pesche, 16 fichi, 22 cedri, 6 arance, 1 coppia di fragole e 12 frutti misteriosi che devono essere ancora identificati. Il lavoro intrapreso punta a verificare la rispondenza dei modelli con varietà ancora esistenti, per poi piantarle nella Valle della Biodiversità di Astino, sezione distaccata dell’Orto Botanico di Bergamo “Lorenzo Rota”. L’intento è quello di raccontare temi di grande attualità come la biodiversità agricola, la resistenza al cambiamento climatico, la sicurezza alimentare.
    Parte della collezione pomologica è attualmente esposta presso la Sala Viscontea in Piazza Cittadella – Passaggio Torre di Adalberto in Città Alta (BG), alla mostra “L’altro Orto Botanico di Bergamo. Dalla Pomona alla Città Amica delle Api dei Fiori”, visitabile fino al 31 maggio con entrata libera.

    800 varietà di semi che raccontano come cambia la montagna
    Il Giardino Botanico Alpino “Rezia” di Bormio ha riportato alla luce da un archivio una collezione di 790 provette contenenti i semi di altrettante specie alpine raccolti negli Anni ‘50, oltre a una collezione di 162 tavole di un erbario alpino. Lo studio di queste collezioni può essere di supporto alle riflessioni sui temi del cambiamento climatico globale e sull’etnobotanica.
    Il lavoro sulle due collezioni intende renderle fruibili ai visitatori, creando percorsi ad hoc in giardino che ne valorizzino sia gli aspetti conservazionistici legati alla ricchezza naturale del territorio (nelle collezioni sono presenti specie di orchidee rare o endemismi insubrici), sia gli aspetti connessi all’utilizzo nella tradizione popolare di molte specie vegetali. Non da ultimo si intende mettere in evidenza l’importanza storica delle due collezioni; molte delle specie furono infatti raccolte e determinate dal fondatore del Giardino, Professor Giovanni Fornaciari.

    Le 183 etichette in porcellana firmate Richard-Ginori
    Durante i lavori di restauro dell’Orto Botanico di Brera, appartenente all’Università degli Studi di Milano, sono venute alla luce circa 200 etichette di fine Ottocento realizzate appositamente dalla manifattura Richard-Ginori per indicare i nomi delle specie coltivate. Sono cartellini in porcellana bianca che recano, dipinto a mano, solo il nome scientifico in latino di ciascuna specie, a differenza della cartellinatura attuale che riporta, su supporti di varia natura anche informazioni aggiuntive come il nome comune, la famiglia di appartenenza, il luogo d’origine e a volte anche un codice QR attraverso cui si possono ottenere ulteriori approfondimenti.
    Grazie ad un percorso dedicato, il pubblico potrà così osservare come nel tempo la modalità per indicare l’identità delle piante è cambiata non solo per quanto riguarda il materiale usato nel realizzare i cartellini, ma anche nella quantità di informazioni fornite.
    Le etichette d’epoca sono oggetti preziosi per l’Orto Botanico, un importante tassello per ricostruire un pezzetto della sua storia, delle sue collezioni e del legame con la città di Milano, luogo in cui ai tempi aveva sede proprio la Società Ceramica Richard-Ginori.

    Tutti i colori del regno vegetale
    L’Orto Botanico “Città Studi”, appartenente all’Università degli Studi di Milano, racconta una storia che ha fatto la fortuna e la ricchezza dell’arte e dell’industria tessile italiana: quella delle piante tintorie, ampiamente utilizzate prima dell’avvento dei coloranti di sintesi. In Città Studi si conduce uno studio parallelo tra le collezioni di piante viventi coltivate nell’Orto botanico dell’Università e le tavole parietali del diciannovesimo secolo: l’intento è quello di effettuare un monitoraggio e una catalogazione delle specie tintorie (e dei loro semi) presenti in collezione, completarne la cartellinatura e aggiornare il materiale informativo da posizionare nella nuova collocazione della collezione, oltre che renderlo disponibile sul sito web dell’Orto botanico. Sono state individuate 12 tavole parietali storiche aventi per soggetto specie tintorie presenti in collezione, la cui riproduzione verrà posizionata in orto a integrare l’esistente percorso e creando un link con la collezione vivente.

    Anche la botanica fa sfilare i suoi 150 modelli
    L’Orto Botanico di Pavia sta lavorando alla valorizzazione di 150 preziosi modelli vegetali prevalentemente in cartapesta o gelatina, antecedenti al 1893, 135 dei quali provenienti dalle mani degli artigiani dalla Antica Manifattura Brendel (fondata da Robert Brendel nel 1866 in Breslavia, Polonia, poi spostata in Germania dal successore e figlio Reinhold Brendel) e 15 da Henrich Gässer, collaboratore tecnico del botanico Gottlieb Haberlandt attivo a Graz (1880-1910) e in seguito a Berlino. Queste straordinarie riproduzioni fuoriscala di sezioni vegetali, che rappresentano in maniera ingrandita fiori e organi riproduttivi delle piante, ma anche frutti e malattie fungine, erano creati grazie alla collaborazione tra scienziati e modellisti impiegati alla fine dell’Ottocento per la didattica, come supporto all’insegnamento della botanica.
    Dallo studio di questi modelli, non solo emerge l’aspetto dell’evoluzione degli strumenti didattici, ma anche l’aspetto prettamente estetico degli stessi, ingranditi al punto da far scaturire particolari molto dettagliati, che altrimenti sarebbero impossibili da scorgere.

    Droghe vegetali in viaggio: studio di 47 reperti vegetali in resina
    L’Orto Botanico “G.E. Ghirardi” di Toscolano Maderno, appartenente all’Università degli Studi di Milano, raccoglie l’eredità delle collezioni appartenute alla Stazione botanica sperimentale dell’Azienda Farmaceutica Milanese “SIMES La Cardioterapica”, di proprietà del professor Giordano Emilio Ghirardi, e ancora oggi dedito ad acclimatazione, coltivazione e studio di piante officinali.
    Per il progetto SVING, il lavoro dell’Orto botanico si concentra su una collezione di 47 modelli di droghe vegetali, custoditi in 4 teche di vetro e acquisiti a partire dal 1964, anno di fondazione dell’Orto botanico. I reperti consistono in mattoncini di resina trasparente all’interno dei quali è “cristallizzata” la droga, parte di pianta a più alto contenuto in principi attivi. Questi comprendono specie officinali di diversa provenienza geografica in forma di piante intere o parti di esse: rizomi, radici, fusti, foglie, semi, frutti, boccioli fiorali, cortecce, legno, gemme o essudati come resine e gomme.

    La collezione rappresenta un patrimonio scientifico e storico-culturale per l’Orto botanico che, sin dalla sua fondazione, ha rappresentato un luogo di acclimatazione e studio di entità vegetali alloctone, di difficile reperimento e di interesse per il loro contenuto in principi attivi cardiotonici e antitumorali.

    TRA SCIENZA E ARTE
    Questi straordinari manufatti coniugano una notevole accuratezza scientifica e straordinarie abilità artigianali; modelli, erbari, collezioni sono stati in origine impiegati a fini didattici e divulgativi. La conservazione a scopo museale di questi manufatti, divenuti preziose testimonianze storiche, non permette la fruizione di questi reperti antichi con la funzione originaria, ma l’obiettivo di SVING è restituire loro una dimensione interattiva e un utilizzo come strumenti educativi grazie ad acquisizioni digitali e nuove tecnologie. Dall’integrazione tra antichi saperi e conoscenze scientifiche attuali scaturiscono così chiavi di lettura interessanti per interpretare le sfide del mondo contemporaneo.

    Il progetto SVING contribuisce a mettere in luce come anche la conoscenza scientifica e l’indagine approfondita della natura a scopo di ricerca abbiano in passato dato vita a vere e proprie opere d’arte che, in quanto a bellezza e impatto emotivo, non hanno nulla da inviare al lavoro scaturito dall’osservazione della natura effettuato da parte degli artisti. La grande bellezza della scienza.

  • Trecate: il programma della valorizzazione alla lettura in Villa Cicogna

    Trecate: il programma della valorizzazione alla lettura in Villa Cicogna

    Tra gli obiettivi dell’Amministrazione resta prioritario quello di valorizzare e far diventare Villa Cicogna, come auspichiamo nel nostro programma amministrativo, il cuore pulsante della vita culturale della città: la nostra Biblioteca e il potenziamento delle iniziative da essa organizzate è uno dei mezzi che ci consentirà di raggiungerlo.

    Il sindaco Federico Binatti, l’assessore alla Biblioteca Fortunata Patrizia Dattrino e il consigliere incaricato alla Cultura Mauro Bricco fanno questa premessa nella presentazione del calendario di appuntamenti che, nel 2024, vedranno ‘la Biblioteca protagonista e centro propulsore di proposte culturali riservate ai Trecatesi di ogni fascia d’età.

    Va ricordato che, negli ultimi mesi, si è operato proprio in questa direzione: il nostro personale e i nostri volontari hanno, ad esempio, lavorato per l’organizzazione di visite guidate e hanno collaborato anche con il Fai nell’ambito delle “Giornate d’autunno”, che hanno portato a Trecate centinaia di persone’.

    L’assessore Dattrino rimarca in particolare che ‘dal prossimo 24 febbraio fino al 21 dicembre sono già programmati numerosissimi eventi, ma a questi se ne potranno aggiungere altri. Rivolgendoci in particolare ai più piccoli abbiamo voluto invitarli “al Castello”: un modo per stimolarne curiosità, immaginazione e fantasia e fidelizzarli, in questo modo, alla frequentazione della nostra Biblioteca’.

    Incontri di lettura e laboratori creativi dedicati ai più piccoli ‘sono al centro di un’attività – aggiunge l’assessore – che ci vede, come altre Biblioteche del territorio, collaborare con ottimi risultati insieme con il Sistema Bant dell’Ovest Ticino, sia per quanto riguarda il progetto “Nati per leggere”, sia per ospitare rassegne dedicate ad autori.

    Numerose sono comunque anche le iniziative studiate autonomamente per veicolare il più possibile il messaggio dell’importanza della lettura fin dalla prima infanzia insieme con quello di una Biblioteca intesa come luogo nel quale i lettori possono scoprire e trovare numerose pubblicazioni per rispondere a qualsiasi esigenza o preferenza, pubblicazioni che, grazie agli investimenti dell’Amministrazione, vengono costantemente arricchite nel loro numero e nella loro varietà.

    E’ stato molto positivo il fatto che il servizio abbia visto molto spesso, nell’ultimo periodo, la presenza di famiglie: segno, questo, di una visione di questa opportunità come risorsa apprezzata da tutte le età.

    Lo scorso anno il lavoro dell’Amministrazione, del personale e di volontari ci ha consentito di raggiungere numerosi e positivi risultati e di verificare una crescita della Biblioteca: siamo certi – conclude l’assessore – che il 2024 confermerà questa tendenza”.

  • Faccia da San Valentino!

    Faccia da San Valentino!

    “Tutti gli anni arriva e sempre puntuale …In un paese dove tutto (quasi) è in ritardo le feste spesose arrivano sempre puntuali a battere cassa… Gli italiani grandi risparmiatori e “mano di legno in quanto d acciaio” cercano come dei giocatori della Juventus di scartare il pallone…

    A proposito, ieri sera, ha suonato l’agonia bianconera del calcio…Avvocato dal cielo avrà cambiato squadra… L’amore va e viene, ma le spese sono sempre serie..

    Dal 1945 ad oggi abbiamo con tutto il nostro cuore e animo fatto di tutto per togliere le spese inutili; feste, matrimoni, battesimi, Pasqua, sagre di paese…

    Il fatto che il nostro Paese si divida in due categorie??? Beh, troppo poche…Le due caselle più grandi sono: tra chi spende e chi non spende…
    Mi ricordo ancora un San Valentino dove il fidanzato regalò all’avvenente e giovane fidanzata dei pesci…. Lei !!! Non gradi e trasformò esseri morti in vivi, bruciando un amore mal riposto …
    Purtroppo, molti ai momenti comandati arrivano sempre impreparati.

    Altri abbozzano scuse o malattie dell’ultima ora o tragedie greche, napoletane o nordiche.
    Magari tutte insieme per un passaggio indolore …Ma la nostra società che toglie feste per mettere altre…. vedi Ognissanti con Halloween…per spendere di più…
    Forse spendono sempre gli stessi … Altra categoria quelli che dicono di spendere, ma non li vedi mai in una sorta di misterioso acquirente.

    Poi quelli che dicono; quello non spende. Tutto questo discorso??? Cosa voglio dire ???
    Girate il soldo sull’amore e avrete molte domande. Per non spendere siamo un Paese di single in caccia
    Ma non di astinenti al piacere … Siamo libertini e pieni di amiche..90-60-90..
    Ma poi moriamo dietro alla solita donna… Esiste l’amore eterno??? Sì, se non è corrisposto …
    Tenete accesa la candela della speranza… Molto spesso chi più spende meno spende e viceversa…
    Ma il più delle volte chi non spende nulla e non ama nulla si prende tutto il banco e il credito…

    Sulle feste ho sempre scritto, ma su San Valentino posso fare una enciclopedia non diario di Massimo Moletti..
    Però oggi 13 febbraio 2024, ovvero, vigilia della festa degli innamorati; una nota ditta di trasporti sui social augura Buon San Valentino a tutti …

    Una distanza di speranza e un lastminute di occasione… Una opportunità per tutti…qualcuno ti ama sul nido del cuculo… Ma forse è la festa dei veri innamorati ….. Mai disprezzare una festa e mai festeggiare troppo la non riuscita.
    Perché le feste si trasformano in altre feste sempre …
    La festa o la vivi o la racconti ma mai mettersi in malattia… Se non festeggi tu gode un altro…; a Buon intenditore …
    Buon San Valentino a tutti”.

    *Nella foto in evidenza il nostro Duca di Saronno, alias Massimo Moletti, tra i protagonisti dello spot di San Valentino di ITA AIRWAYS

  • Spettacolo teatrale con l’AVIS di Santo Stefano Ticino

    Spettacolo teatrale con l’AVIS di Santo Stefano Ticino

    L’Avis di santo Stefano Ticino, in collaborazione con la compagnia teatrale “Quelli dell’Arcobaleno” e con il patrocinio del Comune di Santo Stefano Ticino, organizza lo spettacolo “UL ‘CULONA VIRUS’ EL SE MAZZA INSCI’” che verrà rappresentato a Santo Stefano Ticino, in Via Aurora, nell’Auditoriun “Ennio Morricone”.

    Si tratta di una commedia comico-dialettale, messa in scena dalla Compagnia che, dopo i successi ottenuti nelle precedenti rappresentazioni, la ripropone anche a Santo Stefano Ticino, Sabato 9 Marzo alle ore 21.

    I biglietti costano 10 euro e sono già in vendita (fino all’esaurimento dei posti disponibili) presso l’Edicola Azzurra, in Via Trieste 58 a Santo Stefano Ticino.

  • L’artista Antonio Sansottera espone all’Alda Merini di Robecchetto con Induno

    L’artista Antonio Sansottera espone all’Alda Merini di Robecchetto con Induno

    Antonio Sansottera sarà fino al 09 marzo l’artista protagonista di “Esponiamoci – L’Arte all’Alda Merini”. È l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di Robecchetto con Induno attraverso la biblioteca comunale di via Novara, con il supporto dell’associazione “Amici della Biblioteca”, per promuovere gli artisti del territorio esponendo le loro opere pittoriche o grafiche all’interno dei locali, in modo che possano essere ammirate dal pubblico durante gli orari di apertura.

    Antonio Sansottera inizia il suo percorso artistico con la pittura ad olio negli Anni Ottanta come autodidatta, dipingendo prevalentemente paesaggi locali, dando preferenza ai boschi del Ticino. Dopo varie sperimentazioni nell’uso di materiali e tecniche, mostre collettive e personali come pittore, si avvicina alla tecnica ceramica RAKU, termine che significa letteralmente “Vivere la natura con armonia”. Essedo una procedura che richiede tempistiche lunghe, Sansottera alterna la creazione di oggetti, quali vasi, pannelli e sculture, ritornando alle sue origini pittoriche con varianti suggerite dai colori ottenuti tramite le cotture ceramiche. Da diversi anni fa parte del Gruppo Artistico Occhio di Cuggiono.

    Giovedì 22 febbraio 2024 alle ore 21.00, sempre in biblioteca, si rinnova l’appuntamento con il Gruppo di Lettura. In programma il libro “Mille anni che sto qui” della scrittrice lucana Mariolina Venezia.

    Premio Campiello 2007. Grottole, nei pressi di Matera: dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia lucana cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla fame alla ricchezza, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco con i suoi barili d’oro sepolti e mai più ritrovati alla piccola Gioia che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti, mille e ancora mille storie d’amore, morte, gelosia, amicizia, mentre intorno infuriano le tempeste della Storia e si susseguono le generazioni passandosi silenziosamente il testimone.

  • Parabiago. Incontro con l’autore: “In principio ci fu Pio Rame”

    Parabiago. Incontro con l’autore: “In principio ci fu Pio Rame”

    Continuano gli incontri promossi dall’Assessorato alla Cultura con gli autori del territorio che raccontano e presentano storie, romanzi o saggi capaci di far emergere curiosità, domande e personaggi che hanno lasciato ricordi.

    Il prossimo appuntamento è previsto per GIOVEDI’ 29 FEBBRAIO 2024 alle ore 20:30 presso la biblioteca civica di via Brisa, 1: “AL PRINCIPIO CI FU PIO RAME”, un viaggio familiare tra storia, teatro, arte e territorio.

    L’autore, la Prof.ssa LAURA FUSARO, presenterà il suo libro, frutto di un progetto di ricerca realizzato con i suoi studenti e poi rielaborato e pubblicato. PIO RAME è il nonno di FRANCA RAME… e il tutto ebbe inizio dal territorio dell’Alto Milanese.

    L’ingresso è libero e gratuito.