Categoria: Cultura

  • Corrado Occhipinti Confalonieri, lo scrittore che narra storie avite

    Corrado Occhipinti Confalonieri, lo scrittore che narra storie avite

    Leggendo la sua biografia ho visto che è laureato in Scienze Politiche con una tesi in Storia del Risorgimento, che ha all’attivo diverse pubblicazioni anche di carattere scientifico, che ha vinto il Premio speciale Italia Medievale 2019, che il suo primo romanzo ha avuto 5 riedizioni e il secondo due, e che ha altresì una specializzazione in Diritto ed Economia dell’Unione europea con una tesi relativa al progetto di unificazione franco-britannica del 1940, quindi periodi storici più vicino al nostro, pertanto mi sorge spontanea una domanda: come mai nei due romanzi che ha pubblicato uno è ambientato nel medioevo e l’altro nel Rinascimento? E inoltre: da dove nasce questo suo amore per il passato?

    Il mio amore per il passato nasce dalle mie radici. Il mio primo romanzo La moglie del santo è ambientato nel XIV secolo perché narro la storia di Corrado Confalonieri e della moglie Eufrosina. La vita di Corrado viene narrata sommariamente nelle agiografie perché poi è diventato santo ed è patrono di Noto in Sicilia, mentre di Eufrosina si sapeva pochissimo. Ho voluto così raccontare la loro “vita prima” della conversione, in cui Eufrosina ebbe un ruolo fondamentale, a costo di un grande sacrificio d’amore. Anche nel mio secondo romanzo, I superbi, parlo di miei avi: Gianluigi ed Elisabetta Confalonieri, vissuti nel XVI secolo. Elisabetta cerca di scongiurare in tutti i modi che il marito partecipi a una congiura ai danni del tiranno Pier Luigi Farnese, ma si troverà suo malgrado a prendere in mano le redini della famiglia.

    Confalonieri in Lombardia è un cognome importante che mi ricorda quel Federico Confalonieri che, per le sue idee liberali, fu arrestato dagli austriaci nel 1821, condannato a morte, poi al carcere duro allo Spielberg. È per caso un suo avo?

    Io discendo dai Confalonieri di Piacenza, quello del patriota Federico è un ramo secondario di Milano, quindi possiamo dire molto alla lontana. Conosco però la storia di Federico perché ho scritto la mia tesi su di lui, in particolare su un episodio che lo riguarda nei moti del 1821 che fu la scintilla della rivolta. Federico voleva far chiudere il Casino dei Nobili, un circolo milanese per soli nobili, mentre lui voleva che l’associazionismo fosse aperto alle idee liberali di ogni ceto sociale.

    Passiamo ai suoi libri. Il suo primo romanzo è intitolato “La moglie del santo” il che ci dice che la protagonista è una donna, o sbaglio? Ci racconti qualcosa sulla sua opera, e che tipo di donna è una che sposa un santo.

    Sì, la protagonista è Eufrosina Vistarini, una nobile di Lodi. All’inizio sembra un matrimonio combinato, come lo erano spesso quelli dell’epoca, in realtà si rivela una grande storia d’amore. Eufrosina ha sangue feudale che le scorre nelle vene, è cresciuta orfana di madre e questo l’ha resa una donna determinata. Per lei, le cose sono in bianco o in nero, non ama le sfumature. Questa sua caratteristica l’aiuterà a prendere decisioni coraggiose.

    Nel suo secondo lavoro “I Superbi” narra una storia piacentina, quella dell’ambizioso e spregiudicato duca Pier Luigi Farnese, uomo così tanto odiato dai maggiorenti della città, che essi organizzano un complotto per destituirlo, e tra questi vi è un altro Confalonieri: il conte Gianluigi. Forse non un caso. Tra i protagonisti c’è la sua consorte, anche qui questa moglie ha un peso importante nella storia, visto che il sottotitolo è “Una donna fra amori e vendette”? E se sì, non posso esimermi dal chiederle quanto contano per lei le figure femminili nel suo mondo di autore.

    Non è un caso perché anche Gianluigi è un mio avo. Fu capitano di ventura, sposato con Elisabetta una donna descritta dagli scrittori del tardo rinascimento come una delle più belle e savie donne della sua epoca. In questo secondo romanzo analizzo anche il rapporto madre e figlia, un territorio fino a questo momento inesplorato per me. Elisabetta combatte un’epoca spietata e sanguinaria con la forza dei sentimenti. Nei miei romanzi le donne sono sempre protagoniste perché anche se spesso la storia non ne ha parlato, meritano di essere riportate in vita.

    Parliamo ora del lavoro dello scrittore Corrado Occhipinti Confalonieri: come si organizza quando le viene in mente l’idea per una storia? Preferisce più narrare in terza persona o far parlare i personaggi? Ama descrivere i paesaggi, gli ambienti interni… Insomma, ci sveli qualcosa della sua arte del narrare.

    Io parto dall’avere in mente “la storia” che mi colpisce, poi inizio la fase di ricerca nelle biblioteche e negli archivi anche privati dove si svolge la vicenda. Si tratta della parte più interessante perché capita anche di compiere scoperte casuali che arricchiscono l’idea di partenza. Preferisco la terza persona, altrimenti si rischia una visione parziale della storia e i personaggi a parte quello narrante, rischiano di diventare secondari. I paesaggi e gli ambienti a mio avviso meritano di essere descritti in funzione della scena e del dialogo che stai scrivendo, altrimenti sono delle cartoline. L’arte di narrare nasce principalmente dal cuore, il resto è tecnica, così come lo stile.

    Quali sono i suoi scrittori preferiti, o perlomeno quelli di riferimento?

    Io amo i grandi scrittori dell’Ottocento, Proust, Céline, Musil, Joyce e i minimalisti americani. Ho riscoperto Alessandro Manzoni da quando scrivo i romanzi storici.

    Ritiene importanti le copertine dei romanzi? E per i suoi come è andata, la casa editrice ha considerato anche i suoi suggerimenti?

    La copertina è importantissima per sintetizzare la storia in modo accattivante per il potenziale lettore. Di solito propongo qualche opzione alla casa editrice e poi scegliamo insieme. Trovo molto utile Pinterest per questa attività di scelta preliminare.

    Per caso, ha già qualche idea che bolle in pentola?

    Sì, sto scrivendo il mio terzo romanzo storico, ambientato nel XII secolo questa volta faccio un ulteriore salto indietro nel tempo!

    Grazie per il tempo che ci ha dedicato. E, a questo punto, non rimane che immergerci nella lettura delle singolari e intriganti storie dei suoi avi.

    A cura di Luciana Benotto

  • Fondazione Augusto Rancilio apre al Pubblico Villa Arconati anche il 1° maggio

    Fondazione Augusto Rancilio apre al Pubblico Villa Arconati anche il 1° maggio

    Fondazione Augusto Rancilio apre al Pubblico Villa Arconati anche il 1° maggio: con le stesse modalità dell’apertura domenica, ovvero dalle 11.00 alle 19.00, i nostri Visitatori potranno scegliere come preferiscono vivere la loro giornata nella nostra “piccola Versailles”.

    I MODI DI VISITARE VILLA ARCONATI IL 1° MAGGIO
    . con una Visita Libera: il biglietto d’ingresso è giornaliero, perciò consente di rimanere alla Villa anche per l’intera giornata per chi lo desidera, dalle 11.00 alle 19.00. Con l’ausilio della mappa in omaggio all’ingresso o con la nuovissima App “Arconati Garden”, scaricabile gratuitamente sul proprio dispositivo, i Visitatori potranno passeggiare sia nel Giardino che nelle sale del Palazzo, scegliendo quanto a lungo soffermarsi in ogni ambiente.
    . con una Visita Guidata: le nostre appassionate Guide volontarie sono a disposizione del Pubblico per far conoscere la storia, e le storie, che hanno caratterizzato Villa Arconati nel corso di quattro secoli. Il percorso di visita si snoda su parte del Giardino e del Palazzo, con un itinerario di circa 90 minuti, che tocca gli ambienti più rappresentativi per far scoprire ai nostri Ospiti tutti i segreti di questo luogo dal fascino senza tempo.
    Prima e/o dopo la Visita Guidata, i Visitatori potranno rimanere alla Villa per tornare a rivedere gli ambienti che hanno particolarmente gradito, o anche solo per una passeggiata all’insegna della bellezza. Visite guidate a turno fisso alle ore 11.30, 14.30 e 16.30 (posti limitati).
    . con il FAR Pass 2025: per tutti coloro che amano Villa Arconati e desiderano tornare più volte nel corso dell’anno, anche solo per una passeggiata tra Arte, Natura e Cultura, per un caffè in compagnia o per un “pranzo da Signori” nell’atmosfera unica della Sala Rossa, c’è il FAR Pass, che consente di tornare ogni volta che si desidera nel corso delle domeniche d’apertura senza più dover pagare il biglietto d’ingresso (€ 35,00 – esclusa visita guidata).

    LA MOSTRA “ARCO | Arte & Natura: Dentro e Fuori”
    Arco, è la piattaforma di promozione dell’arte promossa da Fondazione Augusto Rancilio e presenta Arte & Natura: Dentro e Fuori, una mostra collettiva a cura di Diana Segantini in collaborazione con Segantini Unlimited, dal 6 aprile al 12 ottobre 2025.
    Arco è più di una mostra, è un movimento culturale che riflette in maniera inedita sui dispositivi contemporanei, creando un ponte (…un “arco” appunto) tra la collaborazione e la visibilità delle diverse figure che animano il sistema dell’arte. Arco intende proporre situazioni che riflettano su come l’arte viene vissuta, coinvolgendo artisti, gallerie e scenari prestigiosi, per offrire occasioni di collaborazione tra partner che possono essere collezionisti, accademici, aziende.
    Arte & Natura: Dentro e Fuori è la prima espressione del progetto Arco, un salotto che ha sede a Villa Arconati, dove costruire e far crescere una comunità artistica dinamica, inclusiva e sostenibile. Particolare attenzione è rivolta alla sostenibilità, attraverso l’impiego di materiali e processi produttivi eco-consapevoli, e con una progettualità volta a sviluppare una sensibilità nel ridurre l’impatto ambientale degli eventi culturali.
    La mostra è visitabile gratuitamente con il biglietto d’ingresso a Villa Arconati.

    IL LUNCH
    Nella splendida Sala Rossa sarà possibile arricchire la propria visita con il gustoso Lunch: dalle 12.00 alle 15.00 (€ 35,00 a persona comprensivi di acqua, vino e caffè | ragazzi da 3 a 10 anni € 25,00).
    I posti sono limitati, dunque è consigliata la prenotazione (con messaggio whatsapp) al numero +39.393.6638140

    All’interno della villa è presente anche il Caffè Goldoni, per un caffè, uno snack o una merenda all’insegna del gusto.

    Villa Arconati è aperta tutte le domeniche fino al 14 dicembre 2025
    dalle 11.00 alle 19.00 (ultimo accesso alle ore 18.00)
    Ingresso giornaliero
    intero € 11,00
    ridotto € 8,00
    Visita Guidata € 16,00/13,00
    Gratuito per bambini fino a 10 anni e accompagnatori di persone diversamente abili

  • Faccia da funerale annunciato

    Faccia da funerale annunciato

    Riceviamo & Pubblichiamo – Egregio Direttore, il Mondo ha dato l’ ultimo saluto a Francesco.
    I grandi del pianeta sono venuti a dargli omaggio !
    Miracolo o non assunzione la commozione è stata tanta. Molti hanno avuto grandi mal di pancia. La morale di provincia dove l’ invidia sempre vinca è servita. Ho visto molti che potevano darsi malati. Brutta cosa essere all’opposizione quando c’è un occasione. Bisogna sminuire , screditare,ridicolizzare. Senza di me il diluvio o dirupo. Nessuno può fare meglio di me. Quanta gente non andava in chiesa da secoli.
    Nelle telecronache si sente forte e chiaro. Tranne Rai 1 che ha lasciato molto spazio al video.
    Sulle altre reti un misto di fede personale e nuova religione unita al radicale non libero di pensare
    Unico scopo riempiere.
    Il silenzio molto spesso non è un difetto
    Tu puoi parlare di chiesa senza andarci ma non puoi commentare un funerale e le funzioni senza sapere nulla dei sacramenti.
    Certi commentatori e inviati ; una sembrava la strega cattiva mancava solo cappello e scopa. Sembrano vegani alla festa della salamella, fuori contesto
    Parlare di quello che non si sa è ormai uno sport nazionale. La fede cattolica può stare male ma qualche ideologia versa in pessime acque inquinate e putride …
    Tra sedie e imbucati e in ultima fila arrabbiati si è svolto un grande evento
    Ma prima di tutto era un funerale; non si può dare un altra Versione. Un calderone ?? Si, ma perché molti vogliono condizionare la chiesa ma non sanno pure accendere la loro luce.
    Poche idee ma confuse ?? Altro hanno zero idee anzi solo una ; potere poi si vede.
    Vivere un minuto senza mettere politica e idea del nulla in tutto ; sarebbe cosa buona e giusta.
    Vivere gli eventi senza parlare ; un ottimo fioretto.
    Parlare con le idee chiare ; un miracolo
    Certo i miracoli sono difficili da accettare a chi non riesce a fare o essere normale
    La sostanza deve essere premiata e cercata non l’ interesse di parte ; giusta vediamo.Non chiedere mai se hai visto la fede
    Non chiedere mai di scegliere la fede giusta. Il succo è come quel uomo a cui ho dato un passaggio e mi accusa di avere un auto vecchia.Lui non possiede macchina
    Il senso è questo con la mia bagnarola siamo arrivati. Con la sua !! Non saremo mai partiti
    Amen”

  • Le dame del castello di Masnago

    Le dame del castello di Masnago

    Su un’altura della città di Varese e circondato da un bel parco all’inglese, si trova il castello di Masnago che, nel XV secolo, subì un ampliamento da parte della famiglia Castiglioni che lo aveva acquistato dai Marliani; il risultato fu una costruzione singolare costituita da una fortificazione medioevale che, abbinata ad un nuovo edificio, diede vita a una dimora signorile. I discendenti dei nuovi proprietari la tennero per secoli, sino a quando, nel 1934 decisero di venderla ad Angelo Mantegazza, il quale, durante alcuni lavori di ristrutturazione scoprì un meraviglioso ciclo di affreschi tardo gotici.

    Il castello, divenuto poi di proprietà comunale, ospita oggi il Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea che comprende opere di pittura, grafica e scultura dal ‘500 al ‘900 con autori del calibro di Tranquillo Cremona, Hayez, Morazzone, Nuvolone, Romanino, Procaccini, Pellizza da Volpedo, Vela, Balla, Guttuso… ma per chi ama il medioevo le due sale affrescate alla metà del Quattrocento per desiderio di Maria Lampugnani, vedova di Giovanni Castiglioni, sono una vera e propria delizia con le sue scene di vita cortese.

    Al piano terra si trova la Sala degli Svaghi le cui pareti ci trasportano nel meraviglioso mondo del gotico internazionale, un genere pittorico che, come nella poesia cortese, esalta il mondo femminile; infatti nelle scene qui raffigurate le dame spiccano per la loro grazia e distinzione in un mondo fiabesco dove tutto è gioia e divertimento. Le vediamo alle prese coi loro passatempi: per esempio, tre se ne vanno in barca mentre due di loro si scambiano una rosa, e la scelta di questo fiore mi ha fatto pensare al Roman de la rose, un poema allegorico in gran voga in quegli anni, e amato dalle signore per la sua solleticante trama erotico-amorosa; un’altra dama, sempre elegantissima, parte col suo cavaliere per la caccia al falcone che è posato sulla sua guantata mano destra; sempre su di una barca ecco che le vediamo giocare una partita coi tarocchi; bellissima è poi la signora seduta sotto una tenda riccamente ornata intenta a suonare l’organo portativo, avvolta nella sua ampia veste, il cui volto pare sia proprio quello della committente: madonna Maria Lampugnani.
    Al piano superiore sta invece la Sala dei Vizi e delle Virtù dove, dentro una serie di riquadri architettonici separati da pilastrini, appaiono delle scene nelle quali stanno tre figure allegoriche femminili in piedi su di un prato fiorito a contrasto col rosso del fondale: nel mezzo una Virtù incoronata e ai suoi lati i Vizi.

    Si tratta di un apparato iconografico di ispirazione filosofica e morale in cui la moderazione dev’essere d’esempio, in quanto la saggezza non contempla gli eccessi, e per questo motivo i critici pensano che ad ispirare questo ciclo possa essere stato L’acerba, un poema di Cecco D’Ascoli, poeta, medico e filosofo che sosteneva la concezione aristotelica della medietas, per appunto quella che “la virtù sta nel mezzo” e nel mezzo lo è anche in questi dipinti.

    Ma diamo loro una scorsa. Troviamo l’Umiltà insieme all’Arroganza e alla Superbia con in mano uno scettro; la Liberalità tra l’Avarizia e la Prodigalità che sperpera i denari; la Castità tra la Lussuria e la Vanità che si guarda allo specchio; la Pazienza tra la Disperazione e l’Ira con un bastone; la Carità tra l’Ingratitudine e l’Invidia; la Temperanza tra l’Ubriachezza con due fiasche e la Gola; la Sollecitudine tra l’Accidia e la Pigrizia; alcune figure sono invece singole, come la Giustizia e la Speranza che tiene una corda cui è legata un’ancora. È quindi piuttosto piacevole, quasi una sorta di gioco, osservare gli oggetti simbolici che rappresentano queste figure.

    Ma la zona medievale riserva altre sorprese: la Sala della Crocifissione decorata con motivi geometrici, quella delle Colonne e quella della Musica.

    E per chi avesse voglia di bere o mangiare qualcosa nel prato ai piedi del parco, si trova un chiosco bar. I dolcetti sono ottimi.

    Luciana Benotto

  • La biblioteca degli inglesi di Bordighera. A cura di Luciana Benotto

    La biblioteca degli inglesi di Bordighera. A cura di Luciana Benotto

    A Bordighera, al numero 30 della via Romana, sorge un romantico edificio in pietra arenaria a due piani: la famosa Biblioteca Civica Internazionale, considerata fra le più belle del Mediterraneo, sia per l’aspetto che per il patrimonio librario. Vi si accede da un classicheggiante prònao semicircolare a sei colonne che, nel mese di aprile, è in parte ricoperto da una cascata di glicini dall’inebriante profumo. Superato il vestibolo si è già nella grande aula che è la sala di lettura.

    L’aspetto interno è frutto dell’intervento di ammodernamento realizzato negli anni Ottanta dall’architetto genovese Gianfranco Franchini che, insieme a Renzo Piano e a Rogers, collaborò alla realizzazione del Beaubourg parigino, ma l’edificio, che ricorda certe costruzioni vittoriane, risale all’inizio nel Novecento, quando la comunità inglese presente nella cittadina decise che la loro privata biblioteca, che inizialmente aveva avuto sede nella chiesa anglicana e poi nel Museo Bicknell, necessitava di un luogo proprio.

    Avere uno spazio culturale tutto per loro era imprescindibile, considerato che la passione degli inglesi per la lettura era di vecchia data, dal momento che la nascita del romanzo borghese nel Settecento, come si sa, è una prerogativa tutta britannica: si pensi per esempio a Defoe e al suo “Robinson Crusoe”, ma anche a Fielding col suo “Tom Jones” e al “Tristram Shandy” di Sterne. La conseguenza di questa nascita diffuse la lettura anche tra i ceti popolari grazie alla creazione di biblioteche circolanti, forma di diffusione che fu adottata anche a Bordighera, dopo il trasloco dal museo.

    Pian piano il patrimonio librario bordigotto aumentò e all’originario nucleo di libri in lingua inglese: romanzi, testi botanici, storici e geografici relativi alla riviera, si aggiunsero volumi in italiano e altre lingue. Inizialmente l’acquisto di nuovi testi fu reso possibile dalle tariffe degli abbonati iscritti alla biblioteca, che funzionava perfettamente grazie alla diligente collaborazione di volontari, e poi da donazioni e generosi lasciti, tra cui quello della regina Margherita che amava molto soggiornare in questa località dal clima dolce in inverno e mite in estate.

    Sino a dopo la Prima Guerra Mondiale la biblioteca continuò ad arricchirsi, ma poi, quando soffiarono i venti di guerra del secondo conflitto mondiale, in cui noi eravamo nemici degli inglesi, essi lasciarono in massa Bordighera chiudendo in fretta e furia le loro eleganti ville, e per la biblioteca cominciò un periodo di scompiglio; ma prima di lasciare l’Italia Mrs. Margaret Berry, a nome di tutti, accomunò nuovamente la biblioteca al Museo Bicknell, ed entrambi furono annessi alla neonata Società storico-archeologica Ingauna ed Intemelia che diede vita all’Istituto Internazionale Studi Liguri. Poiché nel 1941 il Comune di Bordighera venne a sapere che questo Istituto aveva intenzione di trasferire i libri a Torino, propose di acquisirla per non privare la cittadinanza di un patrimonio culturale così prezioso e così avvenne, a titolo gratuito, due anni dopo.

    Nel ’44 fu così riaperta al pubblico, ma per poco tempo perché Bordighera venne bombardata; pertanto, bisognò attendere la fine del conflitto per poterla riaprire, ma sia il patrimonio librario che gli arredi avevano nel frattempo subito danni e così pian piano i libri vennero pazientemente riparati e rilegati, gli utenti ritornarono, gli abbonamenti aumentarono e progressivamente il numero dei testi da allora ai giorni nostri aumentò, comprendendo, oltre ai già presenti libri in lingua inglese, italiana, francese e tedesca, opere di lingua spagnola, portoghese, olandese, polacca, svedese, norvegese, slovacca, russa, tanto che attualmente il patrimonio supera gli 80.000 testi.

    Oggi, per poter usufruire della biblioteca civica basta solo iscriversi, e chi la frequenta per la prima volta può magari cominciare a prendere in prestito “Il Dottor Antonio”, romanzo dello scrittore e patriota Giovanni Ruffini (1807-1881) che, grazie proprio a questo suo libro, fece conoscere Bordighera e la Riviera dei Fiori ai viaggiatori e ai turisti britannici dell’Ottocento che poi tanto le amarono.

    A cura di Luciana Benotto

  • Magenta, Designing Saffa: giovedì 10 Aprile, la mostra in Villa Colombo

    Magenta, Designing Saffa: giovedì 10 Aprile, la mostra in Villa Colombo

    Giovedì 10 aprile alle ore 17.30, in Villa Colombo, sarà inaugurata una mostra di progetti sul villaggio industriale Saffa di Pontenuovo elaborati dagli studenti del quinto anno del Liceo artistico, indirizzo architettura, dell’Istituto Einaudi di Magenta.  

    ‘’Il Comune di Magenta ha messo a disposizione gratuitamente Villa Colombo per questa iniziativa. L’obiettivo è quello di valorizzare il talento e l’impegno dei giovani e del lavoro svolto con i docenti in un’ottica di promozione anche dell’offerta formativa cittadina; inoltre è un’occasione per far conoscere la storia dei luoghi che hanno avuto un ruolo importante dal punto di vista socio-economico per la città di Magenta ’’, spiega l’Assessore ai Giovani Maria Rosa Cuciniello.

    I materiali che saranno esposti sono stati elaborati grazie all’opportunità di un lavoro di PCTO in collaborazione con il FAI (Fondo Ambiente Italiano), denominato Apprendisti ciceroni, durante il quale gli studenti, seguiti dall’insegnante di storia dell’arte Nicoletta Onida hanno potuto conoscere la storia del villaggio industriale Saffa di Pontenuovo di Magenta e raccontarla a loro volta nella veste di guide in occasione delle giornate FAI d’Autunno dello scorso ottobre.  

    Agli studenti di architettura del quinto anno i docenti di Discipline progettuali e Laboratorio Matteo Sangalli e Maria Vittoria Cardinale hanno proposto, a partire dalle conoscenze storiche apprese, dallo studio delle dinamiche urbane e dai riferimenti virtuosi delle architetture presenti nell’area del villaggio Saffa, di progettare tre strutture nell’ottica di una riqualificazione sostenibile dell’area in continuità con i suoi caratteri storici.

    Accanto ai progetti saranno esposte alcune fotografie del Villaggio scattate da Andrea Parisi, studente di quinta dell’indirizzo Servizi Culturali e dello Spettacolo dell’IPSIA Leonardo Da Vinci, parte del reportage video-fotografico realizzato con la docente Antonietta Corvetti.

    La mostra – in collaborazione con il Comune di Magenta, con la rete Fari e, in particolare, con l’associazione Libera Ets – sarà aperta fino a domenica con i seguenti orari: giovedì 10 aprile inaugurazione alle ore 17.30; venerdì 11 aprile ore 15.30-18.00, sabato 12 e domenica 13 aprile ore 10.00-13.00 e 15.00-18.00

  • Abbiategrasso. Iniziativa Donna: la vita di Laura Conti tra ecologia, politica e cultura

    Abbiategrasso. Iniziativa Donna: la vita di Laura Conti tra ecologia, politica e cultura

    Nuovo appuntamento con Iniziativa Donna, dedicato alla vicenda umana e politica di Laura Conti.

    Valeria Fieramonte, Giornalista freelance in campo scientifico, laureata in filosofia all’Università Statale di Milano, ha lavorato in numerose testate, tra cui il «Corriere della Sera». Nel dicembre 2015 è stata corrispondente per «La nuova ecologia» dal Congresso COP 21 di Parigi

    Valeria sarà intervistata da Silvana Galassi Ex docente, classe 1948, ha a cuore la tutela dei territori e delle donne: è stata professoressa ordinaria di ecologia, ecologia della nutrizione e di ecotossicologia all’Università degli Studi di Milano e mantiene vivo il suo impegno attraverso l’attivismo ambientale e la scrittura di saggi.

    Chi era Laura Conti

    Scienziata, scrittrice, giovane partigiana. Consigliere provinciale e regionale, studiosa di problemi ambientali e deputato, Laura Conti intreccia nella sua vita una molteplicità di impegni e interessi: dal campo scientifico a quello pedagogico, a quello ambientalista, e diventa presenza e voce autorevole nelle battaglie civili e culturali degli ultimi quarant’anni.

    Nata a Udine nel 1921, è scomparsa a Milano nel maggio 1993. Studentessa in medicina, fa parte del Fronte della Gioventù con l’incarico di far propaganda presso le caserme. Arrestata nell’agosto del ’44, viene internata nel campo di smistamento di Bolzano in attesa di essere trasferita in Germania. Tornata libera, nel ’49 si laurea in medicina. Si specializza in ortpedia in Austria e si trasferisce a Milano, dove alla professione di medico affianca l’impegno politico nel Pci e l’attività di divulgatrice e scrittrice. Tra il 1960 e il 1970 viene eletta consigliere alla Provincia di Milano, e tra il ’70 e l’80 consigliere alla Regione Lombardia.

    In anni in cui la questione ambientale viene considerata secondaria, è tra i primi a introdurre in Italia riflessioni sullo sviluppo-zero, sulla limitatezza delle risorse, sul nesso tra sviluppo industriale e distruzione della natura. Il suo libro “Che cos’è l’ecologia” diventa la base di formazione del nascente ambientalismo italiano.

    Nel ’76, con l’incidente di Seveso, il suo nome viene conosciuto dal grande pubblico: con coraggio e profonda umanità conduce per anni una durissima campagna contro quanti intendono minimizzare il disastro ed eludere responsabilità politiche e civili.

    A Milano fa parte del direttivo della Casa della Cultura, oltre fondare e dirigere l’associazione Gramsci. Nella convinzione che la cultura ambientalista deve tradursi operativamente in pratica politica, lavora alla fondazione della Lega per l’Ambiente di cui è anche presidente del Comitato scientifico.

    Dal 1987 al 1992 viene eletta deputato nelle liste del Pci.

    Ingresso libero.

  • Il riso si sposa col design, nel segno del Made in Italy

    Il riso si sposa col design, nel segno del Made in Italy

    Nella settimana milanese del Salone del Mobile, il riso italiano si è ritagliato uno spazio per farsi conoscere.

    Dal 7 al 13 aprile l’Ente Nazionale Risi e Mercato Centrale Milano parteciperanno alle iniziative del Fuorisalone: all’interno di Mercato Centrale Milano, situato nella Stazione Centrale, è stato allestito uno spazio dove i visitatori potranno approfondire il tema della lavorazione del riso e, attraverso una serie di pannelli didattici, conoscerne le tipologie e le aree di coltivazione in Italia.

    Avranno anche modo di ammirare la mostra fotografica “La risaia, ieri, oggi e domani”, che racconta l’evoluzione del settore del riso italiano attraverso immagini che testimoniano un connubio perfetto tra tradizione e innovazione: potrà essere un’occasione per riflettere sull’importanza del riso per l’economia, la cultura e l’ecosistema italiano, sottolineando come il passato possa guidare verso un futuro più sostenibile.

    In quei giorni, inoltre, l’Ente Nazionale Risi ha organizzato un evento riservato a un gruppo selezionato di giornalisti e influencer del settore food per fornire spunti e informazioni che li possano aiutare a parlare di riso in modo più consapevole e mirato, offrendo loro anche riferimenti utili per approfondimenti futuri. L’evento vedrà la partecipazione dello chef Sergio Barzetti che si cimenterà nella preparazione di diverse ricette a base di riso, tra cui un risotto e un dolce che verranno poi offerti ai presenti.

    «Partecipiamo a questo evento – ha dichiarato la Presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba – perché siamo certi che, come il design, che al Fuorisalone celebra la sua massima espressione, così il riso italiano rappresenti una creazione del Made in Italy e possa qualificarsi come un esponente eccellente dell’italianità nel mondo».

    «Il connubio tra food & design è il principio fondante di Mercato Centrale Milano, un luogo che sin dall’inizio ha saputo distinguersi non solo come destinazione gastronomica per eccellenza, ma anche come spazio di cultura, incontro e contaminazione creativa – ha dichiarato Umberto Montano, Presidente e fondatore di Mercato Centrale – Crediamo fortemente che il cibo sia espressione del territorio e dell’identità italiana, e proprio per questo siamo entusiasti di ospitare la mostra in collaborazione con Ente Nazionale Risi nel contesto del Fuorisalone. Mercato Centrale Milano, con il suo spirito di apertura e innovazione, si conferma sempre più un punto di riferimento per la città e per i grandi eventi che ne celebrano il dinamismo culturale.

    Siamo certi che questa iniziativa offrirà al pubblico un’occasione unica per approfondire la storia, la tradizione e il valore di un prodotto simbolo della nostra agricoltura come il riso, in un dialogo affascinante tra gusto e design».

  • Robecco sul Naviglio: questa sera il libro di Sergio Garavaglia

    Robecco sul Naviglio: questa sera il libro di Sergio Garavaglia

    “Tornare ad ascoltare, senza giudicare”. Questo l’appello di Sergio Garavaglia che arriva attraverso il suo volume, edito dal gruppo Albatros che arriva questa sera alle 21 in Sala ‘Beniamino Merlo’ a Robecco sul Naviglio.

    “Guardare i cieli e scoprire storie sulla terra” è un insieme di racconti, attraverso i quali il prof. di religione con la passione per la politica (ma anche per l’Inter e per la musica) narra di ‘eroi’ vicini a noi. Aneddoti che riguardano anche il nostro territorio.

    Partendo dall’osservazione del cielo notturno e delle sue costellazioni, l’autore di storie raccolte in una narrazione riportata in stralci originali, punta il dito verso le stelle che vegliano sulla vita. Memoria di luce nel buio.

    Questo libro acquisisce sfumature di cristologica misericordia, trascolorata dalla disumanità di esecrabili vicissitudini partendo dalla guerra fino agli angoli più remoti del mondo devastati dalla miseria e da malattie terribili come la lebbra.

    Scorrendo la lettura si distinguono persone dal carisma angelico e sacro che portano lo splendore degli astri in quell’oscurità.

    “Quante altre giovani vittime dobbiamo sacrificare all’altare della pazzia umana? La tragedia delle guerre è incomprensibile, l’umanità non impara proprio mai, una pazzia, una assurdità non imparare dalle tragedie. Così purtroppo è”. Queste alcune provocazioni anche “forti” che arrivano dal testo del “nostro” Sergio.

    https://www.facebook.com/sergio.garavaglia/videos/1313729956605315?locale=it_IT

  • “Di cosa sono fatte le cose quando le guardi davvero?”  Workers arriva a Gaggiano

    “Di cosa sono fatte le cose quando le guardi davvero?” Workers arriva a Gaggiano

    WORKERS è un percorso interattivo di sensibilizzazione che consente di scoprire e mostrare su un piano concreto ed esperienziale cosa si nasconde dietro questo velo, con decisione e chiarezza.

    L’installazione è composta da 10 stazioni ognuna delle quali costituisce un quadro/aspetto del fenomeno della tratta ai fini dello sfruttamento lavorativo. Ognuna di queste stazioni è contemporaneamente autonoma e messa in relazione con le altre.

    Sarà dunque possibile per il pubblico entrare nello spazio espositivo individuato e fruire liberamente l’installazione, guidato esclusivamente dall’attivazione o disattivazione automatica delle stazioni presenti.

    L’evento Workers-Gaggiano rientra tra le azioni progettuali di “Orizzonti Personali- Sfide ed Espressioni”, progetto finanziato dal bando di Regione Lombardia “Giovani Smart 2.0” che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, promosso dalla Cooperativa Officina Lavoro, dall’ Associazione teatrale FavolaFolle APS, dall’ Associazione232 e dall’Associazione We Run The Street con il supporto dei Comuni di Gaggiano e Buccinasco, in qualità di enti aderenti alla rete progettuale.

    ORARI MOSTRA, INGRESSO LIBERO E GRATUITO:

    Tempo di visita stimato: 50 Minuti

    VENERDI dalle 18.00 ALLE 22.00

    SABATO dalle 15.00 alle 20.00

    DOMENICA dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00

    GUARDA IL VIDEO DI PRESENTAZIONE: