Categoria: Cultura

  • Villa Arconati. Un viaggio tra i secoli con i grandi protagonisti della storica dimora

    Villa Arconati. Un viaggio tra i secoli con i grandi protagonisti della storica dimora

    Quattro secoli di storia, quattro visite guidate, un unico grande racconto: la Fondazione Augusto Rancilio vi invita a scoprire Villa Arconati attraverso le vite dei suoi protagonisti più significativi. Dalla ricchezza culturale del Seicento con Galeazzo Arconati, al fasto e alle feste settecentesche di Giuseppe Antonio Arconati, dalle trasformazioni ottocentesche sotto Antonio Busca fino al Novecento custodito dalle tre “dame” del Castellazzo, ogni percorso condurrà in un viaggio nel tempo.
    Oltre ai padroni di casa, incontrerete personaggi e fatti storici celebri che hanno animato i secoli della villa, scoprendo gli ambienti più esclusivi della residenza e i segreti dei suoi giardini.

    LUNEDI’ 2 FEBBRAIO | GALEAZZO ARCONATI E LA NASCITA DEL CASTELLAZZO
    Nel 1610, Galeazzo Arconati acquista il Castellazzo e incomincia il sogno “visionario” di trasformazione del sito da cascina rurale a villa di delizia, fondendo arte e ingegno. Appassionato di arte classica, riesce – grazie anche al cugino Federico Borromeo – nell’impresa di portare qui da Roma la colossale statua creduta Pompeo Magno.

    Proprietario di ben dodici codici di Leonardo da Vinci, tra cui l’Atlantico, li studia e utilizza per progettare i giochi d’acqua del nascente giardino all’italiana e le scuderie. Nella sua lungimiranza e gratitudine verso il Borromeo, Galeazzo compie il gesto storico della donazione dei codici all’Ambrosiana, un lascito che segna la sua fama di mecenate e visionario.

    MARTEDI’ 3 FEBBRAIO | GIUSEPPE ANTONIO ARCONATI: IL FASTO DELL’ARISTOCRAZIA
    Nel Settecento la villa giunge al suo massimo splendore, venendo definita “piccola Versailles di Milano” nelle guide del Grand Tour. Teatro di feste, ricevimenti e mondanità aristocratica alla corte di Giuseppe Antonio Arconati, i saloni si arricchiscono di decorazioni barocche e rococò, mentre il giardino diventa un palcoscenico scenografico, tra giochi d’acqua, statue e teatri di verzura. Meta ambita e prediletta, la Villa riflette il potere, l’eleganza e il gusto raffinato della famiglia Arconati, nel secolo di massimo fasto dell’aristocrazia.

    MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO | ANTONIO BUSCA: IL FASCINO DELL’OTTOCENTO
    All’inizio dell’Ottocento, il marchese Antonio Busca eredita il Castellazzo ed opera sul complesso un imponente restauro di edifici e giardini, fondendo cultura, arte e innovazione. Grande amante delle arti, ospita alla Villa artisti come Francesco Podesti, Ignazio Villa e Pompeo Marchesi, che arricchiscono il palazzo con le loro opere. Appassionato di musica, possiede un palco personale alla Scala e intrattiene corrispondenze con Dumas e Rossini, intrecciando mondanità e cultura europea. Uomo dal cuore d’oro, si prende cura delle sei giovani pronipoti rimaste orfane, incarnando un ideale di nobiltà illuminata. La villa diventa così un centro di vita culturale, dove arte, musica e relazioni illustri lasciano un segno indelebile.

    GIOVEDI’ 5 FEBBRAIO | LE DONNE DEL CASTELLAZZO: CUSTODI DELLA MEMORIA
    Dal 1870 e per tutto il XX secolo la villa è stata affidata alle tre “donne” del Castellazzo: Luisa Sormani Busca, Giustina Crivelli Sormani, Beatrice Crivelli. Legate al Castellazzo in modo quasi viscerale, ne hanno promosso la conservazione e la vita quotidiana in un periodo di guerre e grandi cambiamenti sociali. Sotto la loro ferma e amorevole guida le sale e i giardini diventano luoghi di memoria, dove l’arte e la storia vengono preservate con dedizione. Grazie al loro impegno, Villa Arconati sopravvive alle difficoltà del Novecento e si prepara a diventare un patrimonio condiviso e valorizzato per le generazioni future.

    STORIE DI CASA ARCONATI. Un viaggio tra i secoli con i grandi protagonisti della Villa
    3, 4, 5, 6 febbraio 2026 – ore 15.00 | Durata 75’ circa
    € 10,00 a persona | Posti limitati. Prenotazione online www.villaarconati-far.it o in loco
    NOTA: ricordiamo ai Visitatori che Villa Arconati non è riscaldata e che al termine della visita non potranno fermarsi in loco, ma saranno accompagnati all’uscita.
    È il giorno del tuo compleanno? La visita guidata te la regaliamo noi!

    Per maggiori informazioni: 02.3502217 | 393.8680934 | info@fondazioneaugustorancilio.com

  • Faccia da Letterina dove sei finita?

    Faccia da Letterina dove sei finita?

    C’è stato un tempo, tra la fine degli anni ’90 e l’alba del nuovo millennio, in cui il palinsesto televisivo e le formazioni della Serie A scrivevano, insieme, un unico grande romanzo nazionale. Era l’era delle “Ine” — Letterine, Veline, Schedine — e dei calciatori che parlavano italiano. Un’epoca di ostentazione, certo, ma anche di icone vere, fatte di carne, ossa e copertine patinate.

    La fine della mediazione
    Oggi guardiamo le formazioni dei nostri big team e fatichiamo a trovare un cognome che finisca in vocale. Come può un Commissario Tecnico costruire un miracolo come quello del 1982 o del 2006 se il vivaio nazionale sembra essersi inaridito? Ma il cambiamento non è solo in campo: è fuori.

    Un tempo, la fama era un dono concesso dai direttori di rete e dai palinsesti. Per essere “qualcuno”, dovevi passare attraverso lo schermo catodico. Oggi, la star del web è editore di se stessa. Non ha bisogno della luce riflessa del calciatore potente per brillare; ha il suo smartphone, il suo pubblico, il suo impero digitale. La bellezza non ha più età, ma forse ha perso quel mistero che solo l’attesa del rotocalco sapeva dare.

    Il mito della “Bella Epoca” e il risveglio di Corona
    La nostra nostalgia è spesso “capsulata”, un ricordo filtrato che pulisce il passato dalle sue scorie. Quel periodo a cavallo tra i due secoli è stato l’apice di una “nuova bella epoca” iniziata negli anni ’80, la versione più estrema e opulenta del sogno italiano. Forse, il grande peccato di figure come Fabrizio Corona è stato proprio questo: aver scoperchiato il meccanismo, averci svegliati bruscamente da un sogno fatto di bottiglie in discoteca e sorrisi smaglianti, mostrandoci il retrobottega di quella corte dei miracoli.

    Chi ha i denti mangia (o finge di farlo)
    Oggi la discrezione dei calciatori moderni — più simili ad aziende che a uomini di spettacolo — si scontra con la finzione della rete. Se ieri i soldi e i personaggi erano “veri” nella loro eccessiva realtà, oggi molti fingono sui social una vita che non possiedono, cercando di scrollarsi di dosso la polvere della gelosia di chi guarda.

    Come diceva un vecchio saggio: “Chi ha i denti mangia; chi non li ha, o schifa il cibo o spera che al vicino vada il boccone di traverso”. In questo mondo di non-partecipanti che vivono di ricordi, il vincitore continua a prendere tutto, mentre a noi resta la dolce amarezza di un passato che, come diceva Paulie a Rocky, forse non era così perfetto, ma ci faceva sentire parte di una storia comune.

    Le “Ine” sono sparite, i calciatori italiani pure. Resta il web: una gloria individuale che brilla per un attimo, ma che fatica a diventare memoria collettiva.

    Massimo Moletti

    (nella foto in evidenza Totti e Ilary Blasi all’epoca del loro amore appena sbocciato, la coppia perfetta all’epoca: lui numero 10 della Roma, lei letterina di Canale 5)

  • Varese. Apre il saccello dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso

    Varese. Apre il saccello dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso

    Per la seconda volta Archeologistics apre al pubblico il sacello dell’Eremo di S. Caterina del Sasso, in tutti i venerdì del mese di febbraio a partire dal 6 febbraio. Saranno percorsi guidati che permetteranno di entrare nel piccolo edificio sacro, dove in questi giorni hanno preso il via i progetti di ricerca destinati ad accrescere la conoscenza dei frammenti di affreschi conservati al suo interno ed attualmente datati al XIII secolo.

    “Nel mese di gennaio abbiamo svolto i primi sopralluoghi con docenti e ricercatori che condurranno gli studi. – dice Elena Castiglioni di Archeologistics -. In un’ottica di condivisione con il pubblico, l’apertura del sacello vuole essere l’occasione proprio per raccontare come stiamo lavorando e quali sono gli obiettivi di questo lavoro. Naturalmente sarà anche il momento per osservare insieme i tanti frammenti della parete est del sacello, alcuni pienamente leggibili ed altri meno, ma in tutti di grande interesse per la storia del’Eremo”

    Il percorso di visita comprenderà la storia dell’eremita dal cui esempio nacque la comunità monastica, la visione ravvicinata degli affreschi ad oggi datati al XIII secolo e di quelli seicenteschi, l’historieta e i rilievi documentali della vita dell’Eremo.

    Il percorso è possibile solo in alcuni momenti, per garantire la tutela degli spazi, e comporta alcune limitazioni: sono previsti piccoli gruppi composti da un massimo di 12 persone per volta, mentre l’ingresso nel sacello vero e proprio si svolgerà con 2 persone a turno.

    “E’ importante segnalare che per le sue caratteristiche architettoniche, il sacello non è accessibile a persone in carrozzina, ma che la visita guidata è comunque possibile e la visione degli affreschi sarà garantita da riproduzioni digitali di alta qualità fruibili negli spazi immediatamente esterni al sacello”.

    Il lavoro di ricerca è coordinato per Archeologistics dalla dott.ssa Lorenza Giacardi, e coinvolge per la parte relativa al XIII secolo il prof. Saverio Lomartire, professore associato del dipartimenti di scienze umane e dell’innovazione per il territorio presso l’Università dell’Insubria, mentre per i cicli di XVI e XVII secolo i professori Stefano Bruzzese e Mauro Pavesi, entrambi docenti presso l’Università Cattolica di Milano.

    Le attività rientrano tra quelle finanziate dal progetto Varese Cultura 2030, di cui è capofila la Provincia di Varese -che è anche ente proprietario dell’Eremo di S. Caterina del Sasso-, grazie ad un bando Emblematico provinciale di Fondazione Cariplo

    Le visite straordinarie si svolgono nel mese di febbraio 2026, nei pomeriggi del venerdì con inizio alle ore 14.30.

  • La seduzione arcana dello specchio

    La seduzione arcana dello specchio

    “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame” domandava la matrigna di Biancaneve rimirandosi nella lucida superficie argentea che soddisfaceva la sua vanità.

    E proprio perché la devozione cattolica ritiene la vanità un peccato, gli specchi sono stati considerati per secoli strumenti del demonio, soprattutto se nelle mani delle donne.

    Comunque, specchi, cristalli e superfici riflettenti in genere, nella cultura occidentale sono da sempre collegati alla magia, perché sono stati e lo sono tuttora, utilizzati per predire il futuro o per catturare e riflettere immagini di situazioni che stanno avvenendo in altri luoghi. i Romani, per esempio, credevano di potervi osservare tutto ciò che capitava nelle terre del loro immenso impero.

    E a proposito dell’epoca romana, il poeta Ovidio raccontò di uno specchio, sebbene lacustre, nelle sue Metamorfosi; mi riferisco alla storia di Narciso, quel bel giovanetto che un giorno, giungendo assetato ad una fonte cristallina, mentre si accingeva a bere, vide per la prima volta la sua immagine riflessa. Scorta quella leggiadra figura, la bramò perdutamente senza sapere di bramare se stesso. Cominciò allora a immergere una mano nell’acqua per toccare la bella creatura, ma invano, finché, disperato, si lasciò annegare nello stagno.

    Insomma, il mito ci dice che Narciso nel conoscere se stesso, non aveva però saputo riconoscere la sua vanità e la sua superbia, e che non amando solo se stesso, aveva negato la realtà degli altri. Contemplare il nostro doppio nello specchio serve quindi a svelare la parte più segreta di noi stessi, le nostre virtù e le nostre pecche, ma serve pure a ricordarci che la giovinezza e la bellezza sono doni effimeri, mentre i veri valori dell’esistenza sono da ricercare in un riflesso, nella vita reale.

    Una volta era credenza popolare che quando una persona passava a miglior vita, la sua anima vagasse per l’abitazione fino al suo funerale così, dal momento che gli specchi cristallizzano e trattengono lo spirito in partenza, i parenti dovevano capovolgerli per non far rimanere il defunto imprigionato innaturalmente nel nostro mondo, ma anche affinché nessun vivo potesse esservi riflesso, per evitare che la sua anima fosse portata via dal morto nel momento della sua dipartita.

    Un’altra tradizione popolare sostiene che uno specchio luminoso simboleggia la felicità coniugale, mentre uno rotto la separazione o una calamità che dura sette anni; e segno di sventura sono anche gli specchi scuri che non riflettono l’immagine.

    Bisogna quindi proprio ammettere che lo specchio è veramente un oggetto magico: non riflette la realtà, ma un’immagine virtuale, ed anche un mondo capovolto, dove la sinistra e la destra si scambiano; e a proposito di questo suo stravagante potere, merita di essere raccontata la ballata de “La dama di Shalott” del poeta romantico inglese Alfred Tennyson, che ispirò i preraffaelliti William Holman Hunt e John Willian Waterhouse. Rinchiusa in una torre a causa di una misteriosa maledizione, e condannata a tessere un arazzo senza mai poter volgere lo sguardo sulla vita reale che scorreva fuori dalla finestra se non attraverso il riflesso di uno specchio appeso al muro, la dama di Shalott, un giorno vi vide l’immagine di Lancillotto avvolto nella sua scintillante armatura e se ne innamorò all’istante.

    Immediatamente si voltò verso la finestra e ciò provocò l’istantanea rottura dello specchio e l’avverarsi del maligno sortilegio. Scese comunque repentina le scale della torre e salì sopra una barca trasportata dalla corrente che la condusse lentamente verso Camelot. Ma la bella dama giunse nella città di Artù ormai in fin di vita, sfinita dalla passione, e quando Lancillotto, insieme ai compagni d’armi, incuriosito si recò al fiume per vedere quella sconosciuta moribonda e seppe del suo amore per lui, la biasimò e l’abbandonò, indifferente al suo tragico destino. Questa triste storia, che Tennyson rielaborò da “Il novellino”, un testo anonimo della letteratura duecentesca italiana, è la metafora dell’esistenza tipica dell’artista, che è una persona cui non è consentito vivere come gli altri a causa della particolare sensibilità che ne caratterizza l’animo e il modo di sentire la vita, e per questo il suo destino è diverso da quello dei comuni mortali che vivono ancorati alla realtà.

    E il magico specchio della torre cosa simboleggia? Altro non è che il diaframma tra le due dimensioni conoscitive: il mondo dell’apparenza e quello reale, del quale quello dell’apparenza è solo l’evanescente riflesso; infatti, la sua frantumazione ha causato la rottura di quel falso equilibrio in cui viveva la dolce dama e l’ha condotta verso la tragedia.

    Trovate i miei romanzi storici nelle librerie, on line e nelle biblioteche.

    Luciana Benotto

  • Daniela Bello e l’epoca delle Letterine di Passaparola. Quando il Moletti diventò ‘Sindaco’ per un giorno

    Daniela Bello e l’epoca delle Letterine di Passaparola. Quando il Moletti diventò ‘Sindaco’ per un giorno

    Un quarto di secolo. Fa impressione scriverlo, eppure sembra ieri. Erano gli anni a cavallo tra i 90 e i 2000, l’ora di cena profumava di famiglia e le luci di Canale 5 accendevano i sogni di noi ragazzi. A mia madre dicevo che era un “programma istruttivo” — e in fondo lo era, tra una parola nel “Ruotino” e una scalata al milione — ma la verità era un’altra. La verità aveva il volto delle Letterine.

    La missione: direzione Cologno Monzese
    Eravamo ragazzi semplici, ci innamoravamo con poco, ma con una galanteria che oggi sembra merce rara. La mia “fiamma” televisiva aveva un nome e un cognome: Daniela Bello. Bionda, solare, di Varese, mia coscritta. La ragazza della porta accanto che sembrava uscita da un’aula universitaria, proprio come quella compagna di corso che non avevo mai avuto il coraggio di approcciare.

    Così, decisi di passare all’azione. Niente provini da concorrente (andati male), ma una missione da vero leader: organizzare un pullman di figuranti da Cerano direzione studi Mediaset.

    Il “Sindaco” nel tempio della TV
    Per l’occasione, niente fu lasciato al caso. Indossai l’abito del matrimonio di mia sorella, occhiali firmati e un piglio da autorità. Ai miei compagni di viaggio diedi un ordine preciso: “Chiamatemi Sindaco”. Volevo che lei, la bionda della mia vita, si accorgesse che nel pubblico non c’era uno qualunque.

    Arrivammo a Cologno come i Galli di Asterix nel tempio della modernità. Liberatorie firmate, doni per il grande Gerry Scotti e il cuore che batteva a un ritmo insostenibile. Poi, eccola. Daniela era lì, a pochi metri, un sogno in movimento durante le pause della registrazione.

    “Il nostro Sindaco vuole fare una foto con lei!” Gridò una donna del gruppo, rompendo il ghiaccio. Il cuore in gola, il tormento di chi non sa se restare fermo o scattare. Poi la battuta giusta, il sorriso di Daniela che risponde, il “centro” perfetto. Perfino un bacio (di quelli sulla guancia, che allora valevano come una finale di Champions) durante l’ultima registrazione.

    Il ritorno e il gusto dell’attesa
    Il ritorno in paese fu come quello di una squadra che ha alzato la coppa. Certo, c’era il solito pessimista pronto a sminuire, quello che resta sempre fermo in paese ma ha mille pretese. E poi la beffa: le foto, quelle pellicole che custodivano il nostro momento di gloria, non uscirono.

    Ma la delusione durò poco. Perché ogni sera Daniela era di nuovo lì, nella scatola magica della TV, a ricordarci che sognare era ancora possibile.

    Un’eredità di gioia
    Oggi la TV è cambiata. Spesso serve per arrabbiarsi, per meditare forzatamente o per fare i puritani a scoppio ritardato. Abbiamo perso il gusto dell’attesa, sostituiti da una realtà “on demand” che non ci fa più palpitare per uno stacchetto in divisa.

    Resta però quel ricordo indelebile di una festa per gli occhi e per il cuore. Resta la bellezza di Daniela Bello e di quel pullman partito con una speranza e tornato con un tesoro di emozioni. Perché in fondo, eravamo solo ragazzi anni ’90, pronti a tutto per un sorriso della bionda della nostra vita.

    M.M

  • Papille in viaggio. ‘Il Risutin’ di Casterno fa la magia, una proposta che soddisfa l’intero stivale

    Papille in viaggio. ‘Il Risutin’ di Casterno fa la magia, una proposta che soddisfa l’intero stivale

    La ricerca dell’innovazione, del Genio e della complessità sono ormai gli ingredienti principali che caratterizzano i piatti dei migliori ristoranti nel mondo.
    Eppure ogni creazione ha bisogno di prospettiva, un richiamo alla tradizione.

    Lontano dal caos della grande Milano, in un paesino di periferia che si erge sul Naviglio, una qualche mente geniale ha dato vita ad un ristorante alla portata di tutti: Il Risutin.

    Una cucina che ha come protagonista il risotto, che dedica mente e cuore a quest’anima e non lo trascura anzi, lo valorizza.

    Nord, centro, sud: chi non ama il risotto?
    Ed è qui che il Risutin fa la magia, una proposta che soddisfa l’intero stivale.
    Con qualche antipasto nella Carta per solleticare il palato, sfumature vivaci tinte sulle pareti, un servizio informale ma estremamente attento; e non dimenticate di abbinare un buon vino. Al Risutin sanno proprio come viziarti.

    Sgabei, fonduta di taleggio, maionese preparata in casa, giardiniera e arancini di riso aromatizzato agli agrumi. Saper usare al meglio gli ingredienti nella loro umiltà.
    E già solo così, un’esplosione di gusti che pervade bocca e stomaco: una raccomandazione, é da condividere.

    Finalmente, in tutta la sua bellezza: risotto con crema di spinaci, ricotta, acciughe e taralli sbriciolati. Cura e attenzione, un incontro che parla da sé.

    Avete presente quando si dice: non gli daresti una lira ma ne vale la pena? Questa è proprio una di quelle situazioni.

    Si torna. Per un pranzo di lavoro, con gli amici o una serata romantica. Ancor meglio, una coccola da dedicare a sé stessi.

    RISTORANTE IL RISUTIN, indirizzo e orari
    Via Monastero, 10, 20087 Casterno MI
    Mercoledì – lunedì pranzo: 12 – 15
    Cena: 18 – 23

    Martedì giorno di chiusura
    Contatti
    +39 02 5030 8073
    Info@ilrisutin.it

  • San Carlone ed Eremo di Santa Caterina aprono per delle visite gratuite per il mondo della scuola, del turismo e dei cammini

    San Carlone ed Eremo di Santa Caterina aprono per delle visite gratuite per il mondo della scuola, del turismo e dei cammini

    La statua di San Carlo ed Eremo di S. Caterina del Sasso, due luoghi noti ai più ma non a tutti e non in tutte le loro caratteristiche: per questo Archeologistics srl impresa sociale – società che si occupa della gestione di entrambi i luoghi – propone 3 momenti gratuiti di conoscenza, rivolti a specifici destinatari: docenti, educatori, guide ambientali e in bicicletta e gli operatori della ricettività.

    Per il San Carlone di Arona l’invito è rivolto anche ad accompagnatori di club auto e moto storiche, che trovano nel piazzale antistante la statua uno scenografico parcheggio per i loro magnifici mezzi a motore.

    Le giornate sono quelle del 13, 20 e 21 febbraio 2026 secondo il programma illustrato di seguito.

    Il programma del 13 febbraio si rivolge a docenti ed educatori di ambito giovanile: nella mattinata a partire dalle 10.30 sarà possibile conoscere la statua del san Carlone ad Arona (NO) mentre nel pomeriggio ci si sposterà – con mezzi propri – all’Eremo di S. Caterina del Sasso in Leggiuno (VA). Entrambi sono luoghi ideali per accogliere ragazzi e ragazze sia nell’ambito dei percorsi scolastici che nei momenti estivi, grazie al connubio tra elementi monumentali e spazi verdi di gioco e svago. Le due visite sono prenotabili anche separatamente.

    Il 20 febbraio ad Arona – con inizio sempre alle ore 10.30 – la proposta è quella di una visita dedicata ai professionisti della ricettività e della ristorazione turistica. La Statua di San Carlo costituisce una grande attrattiva, unica al mondo, scalabile al suo interno: un mix di storia e senso d’avventura, oltre che una tappa tradizionale per tante generazioni di viaggiatori. Offre anche ampi spazi di parcheggio e permette visite brevi e panoramiche adatte come arricchimento di eventi privati. “Siamo consapevoli che chi accoglie il turista in albergo o per un momento di ristoro sia anche il primo punto di riferimento per i turisti, che cercano e si fidano dei suggerimenti di visita di chi lavora ogni giorno sul posto. Per questo vogliamo condividere con loro le molte potenzialità turistiche – oltre che l’irrinunciabile valore storico ed ingegneristico – del san Carlone”

    Il 21 febbraio a Leggiuno presso l’Eremo di S. Caterina del Sasso saremo lieti di incontrare guide bike, guide escursionistiche ed ambientali, animatori ed organizzatori di gruppi di cammino e simili.
    L’Eremo è un luogo di grande passaggio di camminatori ed ha accresciuto le sue potenzialità anche con l’apertura dell’Ostello allestito presso la cascina del Quicchio (che sarà visitabile per l’occasione). Si tratta di una tappa di visita imprescindibile raggiunta da numerosi sentieri e cammini, con spazi per il pranzo al sacco, l’alloggio semplice, la contemplazione.

    Anche in questo caso l’appuntamento è alle ore 10.30 e sarà possibile a seguito della visita fermarsi per un pranzo presso il Ristoro dell’Eremo di S. Caterina.

    E’ necessario prenotarsi tramite un modulo digitale reperibile a questo link: https://bit.ly/Visite_Formazione_2026

  • Nevermind:  un festival per celebrare i Mondiali FIFA 2026

    Nevermind: un festival per celebrare i Mondiali FIFA 2026

    Non mancheranno sorprese favolose, che saranno annunciate via via, oltre al calendario già esposto, in una catena di eventi fatti della musica ideale per ballare ed entusiasmarsi con energia; nonché di tante partite su grande schermo per festeggiare la Svizzera e non, baciate dalla circostanza fortunata che quelle rossocrociate saranno sempre diffuse in orari fruibili.

    La speranza degli organizzatori e dei partner, è anche che questa non rimanga una iniziativa isolata.
    Pure in conferenza stampa vi è stata una grande e graditissima sorpresa: è arrivato come ospite LEO LEONI, della celebre band svizzera GOTTHARD (nella foto in evidenza), che sarà protagonista della serata live del 6 GIUGNO: egli ha raccontato brevemente del nuovo album del gruppo musicale, e della loro soddisfazione nel tornare ad esibirsi nella città capitolina.

    Sono stati annunciati gli appuntamenti estivi raggruppati sotto il nome della rassegna “Nevermind”, promossi dal gruppo Horang Music, in occasione dei Mondiali di calcio.

    Gli eventi live si svolgeranno a Bellinzona, presso il Parco Urbano, e non includeranno unicamente dei grandi schermi all’aperto per seguire le partite, ma tanta musica dal vivo di alta qualità, nazionale ed internazionale; il tutto sotto il segno dell’aggregazione sociale, del divertimento e di istanti durante i quali dimenticare per un po’ tutti i problemi del quotidiano.

    Le date coincideranno con l’inizio e la fine del campionato, naturalmente, quindi dal 4 giugno al 19 luglio.

    Il nome inglese potrebbe sembrare atipico alle latitudini ticinesi, anche per il suo significato “non ce ne importa”, ma ciò è dovuto proprio al fatto che si vuole sottolineare la leggerezza che si desidera pervada tutto il susseguirsi delle date fissate.

    Riguardo la scelta della lingua, invece, il proprietario di Horang Music si è espresso motivandola con la necessità di non far torto a nessuna di quelle nazionali svizzere, e di conferire in modo più forte il respiro internazionale che caratterizzerà questo periodo, oltre alla speranza di riuscire ad attrarre più pubblico dalla vicina penisola, e non solo dalla Svizzera oltre Gottardo.

    A tale riguardo sono poi intervenuti tutti gli esponenti degli enti che hanno appoggiato senza remora questo bellissimo progetto, del quale la capitale aveva proprio bisogno per attivarsi e rendersi maggiormente appetibile, nonostante la già ottima offerta culturale e turistica.

    Molti pure gli sponsor e partner, come l’Ente del Turismo Bellinzona e Valli, per il quale è intervenuto il sign Juri Clericetti, Direttore Generale per OTR – Organizzazione Turistica Regionale Bellinzonese e Alto Ticino; Il Percento Culturale Migros rappresentato dal sig. Luca Corti, responsabile della comunicazione e cultura per la Cooperativa Migros, presente a sua volta in conferenza stampa, nonché il Cantone Ticino.
    Ve ne sono altri, ma quelli già citati sono coloro che si sono detti immediatamente entusiasti di questa idea.

    Ma procediamo con ordine…

    Ha preso la parola per primo il sig Renato Bison, Municipale di Bellinzona per il Dicastero Educazione, Cultura, Giovani e Socialità, presente per la Città di Bellinzona, fiera in primis di appoggiare questo progetto:

    “In parte già svelato, potremmo definire la location che verrà allestita, come un vero punto di riferimento trasformandosi in ‘Villaggio dei Mondiali e Music Fest’.
    L’idea a monte è sfruttare uno degli spazi verdi più grandi e centrali di Bellinzona, in un luogo aperto ed accogliente, dove potersi ritrovare. Si susseguiranno quindi concerti, momenti di intrattenimento, di sport, e tante occasioni di socialità. Per la Città è un progetto che valorizza il Parco Urbano e lo rafforza e soprattutto invoglia a restare qua.”

    Michele Gatti, fondatore Horang Music ha così esordito: “Lo scopo di Nevermind è costituire un luogo dove le persone possano conoscersi ed incontrarsi, come un tempo. Dove in Main Stage si possa assistere a concerti certamente di alto livello internazionale, ma anche, come Horang ha sempre voluto fare, delle novità musicali sulla piazza e protagonisti della scena musicale svizzera. Avremo uno spazio per le famiglie; ed il programma è tutto in allestimento e non è ancora definitivo. Anche l’allestimento degli spazi vedrete come sia completamente diverso dagli altri eventi che avete visto. La nostra rassegna in occasione del Mondiale FIFA 2026, sarà inaugurata giovedì 4 giugno, con una Opening Night ad ingresso gratuito.

    La sera del 6 giugno vedrà invece in scena il grande rock svizzero grazie ai GOTTHARD, la cui tappa bellinzonese sarà l’unica data ticinese per il 2026, e si tratta di un gradito ritorno a Bellinzona, dopo moltissimi anni. Sarà anche il primo show dell’anno e sarà per loro l’occasione per presentare il nuovo album MORE STEREO CRUSH, uscito presso i canali ufficiali di distribuzione al pubblico, il 13 marzo 2026. Naturalmente, quella sera la band suonerà anche i propri più grandi successi storici. Si esibiranno la stessa sera delle Special Guest: gli HARDCORE SUPERSTAR, band punta di diamante dell’hard-rock scandinavo. Infine, non mancheranno altri ospiti della scena svizzera, come i DREAMSHADE, band dai natali ticinesi, ormai apprezzata sulla scena internazionale”.

    “Mercoledì 8 Luglio, sarà la volta degli ALPHA BLONDY & THE SOLAR SYSTEM – ha continuato Gatti – “vere super stars del raggae internazionale: si tratta di un famosissimo per non dire leggendario artista ivoriano, considerato il punto di riferimento della scena africana, nonché di quella mondiale. Co-protagonista dell’8, sarà JULIAN MARLEY & THE UPRISING, figlio del rimpianto BOB, insignito di un Grammy Award due anni fa, per il miglior album raggae. Il discendente di BOB MARLEY vanta già una notevole carriera, e nel suo spattacolo miscelerà note di spiritualità, tradizione ed evoluzioni sonore contemporanee.

    Lunedì 13 luglio, avremo on stage la musica rap, grazie ad ELE A, artista ticinese che ha già ricevuto l’onore delle recensioni delle riviste specializzate estere più autorevoli.
    Il 13 sarà sul palco anche l’artista NITRO, volto noto sua volta da molto tempo e molto stimato. Il terzo nome sarà annunciato nelle prossime settimane.

    Detto questo, anticipo che molte altre esibizioni live, sia a pagamento perché considerate “principali”, che gratuite, saranno pure messe in agenda nelle prossime settimane.

    Il perimetro degli eventi sarà talmente vasto, da consentire di seguire live le partite su maxi schermo, e su di un palco distanziato secondario, i concerti.
    Insomma: ce n’è per tutti i gusti davvero!

    Sarà organizzato anche un SALOTTO EVENTI, in una superficie di circa 700 metri quadri, che potrà favorire gli incontri, offrendo riparo da qualunque tipo di condizione meteo, incluso il caldo, potrebbe essere di ostacolo al benessere”, ha concluso Gatti.

    In questa impresa titanica a dire poco, Bellinzona si accinge a non avere più nulla da invidiare a Locarno e Lugano, come offerta di divertimenti e svaghi, diventando “capitale mondiale del divertimento”!

    Promotori, esponenti di cultura e turismo e della Città, si sono detti molto soddisfatti di un lavoro iniziato presto per rendere il Parco Urbano di Bellinzona un’area estiva senza precedenti, per offrire il meglio di creatività e spazio di condivisione ed incontro, alla popolazione indigena e turisti.
    Non più ‘Bellinzona morta’!

    GUARDA IL VIDEO DI LANCIO DEL FESTIVAL:

    Monica Mazzei
    Freelance culturale
    per TicinoNotizie.it

  • Magenta non dimentica: un incontro sulle Chiese dell’Est contro i totalitarismi

    Magenta non dimentica: un incontro sulle Chiese dell’Est contro i totalitarismi

    In occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, la città di Magenta si prepara a ospitare un momento di riflessione profonda che scava nelle pieghe della storia del Novecento. Sabato 31 gennaio, alle ore 17:00, la Sala Consiliare di via Fornaroli diventerà il palcoscenico di un dialogo necessario sulla resistenza morale e spirituale di fronte all’orrore.

    L’incontro, intitolato “Chi salva una vita, salva il mondo intero. Le chiese dell’Est europeo contro ogni totalitarismo”, è promosso dal Centro Culturale Don Cesare Tragella. L’obiettivo è onorare la memoria non solo attraverso il ricordo delle vittime, ma analizzando le radici del bene che ha saputo opporsi alla barbarie.

    Un relatore d’eccezione
    A guidare la riflessione sarà il professor Adriano Dell’Asta, docente presso l’Università Cattolica di Brescia e vicepresidente della prestigiosa associazione Russia Cristiana. Dell’Asta è uno dei massimi esperti del pensiero russo e della storia del dissenso nell’Est Europa; la sua presenza garantisce un’analisi accurata su come la fede e la libertà di coscienza abbiano rappresentato un argine insormontabile per le ideologie totalitarie.

    Il valore della memoria
    Il titolo dell’evento riprende la celebre massima del Talmud, un monito che attraversa i secoli: ogni singolo atto di salvataggio, ogni scelta individuale di non piegarsi al male, ha una portata universale. L’incontro esplorerà come le comunità cristiane dell’Est abbiano vissuto questa missione, spesso pagando con il martirio la difesa della dignità umana.

    Info e Appuntamento
    Dove: Sala Consiliare, via Fornaroli 30, Magenta.

    Quando: Sabato 31 gennaio, ore 17:00.

    Ingresso: Libero e aperto alla cittadinanza.

    Un’occasione preziosa per la comunità di Magenta per riscoprire pagine di storia spesso dimenticate e per riaffermare, oggi più che mai, il valore della responsabilità individuale.

  • Note di Memoria: al Teatro Lirico di Magenta la musica dei giovani talenti incanta e commuove

    Note di Memoria: al Teatro Lirico di Magenta la musica dei giovani talenti incanta e commuove

    Una serata di profonda riflessione, dove il linguaggio universale della musica si è fatto custode del ricordo. Il Teatro Lirico di Magenta, gremito in ogni ordine di posto, ha ospitato un evento straordinario in occasione della Giornata della Memoria, vedendo come assoluti protagonisti gli studenti del Liceo “Salvatore Quasimodo”. L’iniziativa, promossa con successo dall’Amministrazione Comunale, ha saputo creare un’atmosfera coinvolgente e solenne, trasformando il palcoscenico in un luogo di testimonianza attiva attraverso l’arte.

    Il sipario si è alzato su un inizio di rara intensità emotiva. La voce di Valentina Mautone, giovane talento cislianese, allieva del Maestro Andrea Semeraro e componente del Coro Voci Bianche di Corbetta, ha rotto il silenzio con due brani celebri: “Senza mamma” dalla Suor Angelica di Puccini e l’“Ave Maria” dall’Otello di Verdi. Accompagnata al pianoforte da Sara Groppi, l’interpretazione della Mautone ha saputo toccare le corde più intime del pubblico, regalando un avvio di serata magistrale.
    Il programma è proseguito esplorando diverse sfumature musicali, mettendo in luce la versatilità degli ensemble del liceo: L’Ensemble di Chitarre ha trasportato l’uditorio tra le note di Zigane e il contemporaneo Pop di York. Momenti di pura commozione sono arrivati con il celebre tema di “Schindler’s List” di John Williams, eseguito da Ludovica Dal Masso al violoncello e Sara Groppi al pianoforte: un brano simbolo che ha evocato con forza il dramma della Shoah. L’Ensemble di Clarinetti ha invece proposto la Suite ebraica di Michele Mangani, un omaggio doveroso e vibrante alla cultura ebraica. Il liederismo tedesco ha trovato spazio con Belle Soleto (voce) e Matteo Podda (pianoforte) nell’esecuzione del drammatico “Der Tod und das Mädchen” (La morte e la fanciulla) di Schubert.

    La chiusura del concerto è stata affidata a un trio composto da Giorgia Bussi (clarinetto), Andrea Di Vincenzo (chitarra) e Paulo Montoya (contrabbasso). Il gruppo ha trascinato il teatro con le sonorità Klezmer del The Klezmer’s Freilach e del Bulgar From Odessa, concludendo infine con le note intramontabili de “La Vita è Bella” di Nicola Piovani.

    “È stata un’iniziativa riuscitissima,” hanno commentato molti presenti all’uscita. “Vedere dei giovani così preparati impegnarsi su temi così delicati dà speranza per il futuro.” Un plauso va a tutti i giovani musicisti, ai loro docenti e all’organizzazione per aver saputo trasformare una commemorazione in un momento di autentica bellezza e condivisione comunitaria. La memoria, a Magenta, ha suonato le note della consapevolezza.