Categoria: Salute

  • Asst ovest milanese, diabetologia: applicata a Legnano ad una giovane paziente la prima “patch pump” monolitica automatizzata per l’erogazione dell’insulina

    Asst ovest milanese, diabetologia: applicata a Legnano ad una giovane paziente la prima “patch pump” monolitica automatizzata per l’erogazione dell’insulina

    E’ arrivata ieri la prima patch pump monolitica con inserzione automatizzata senza necessità di catetere in grado di erogare in continuo l’insulina e di comunicare con un sensore per la rilevazione glicemica. Il dispositivo – a cerotto – applicato questa mattina per la prima volta in Italia nell’ambulatorio di Diabetologia di Legnano ad una giovane ragazza con diabete mellito tipo 1, oltre a consentire di regolare in modo automatico l’erogazione dell’insulina, si presenta piccolo e discreto e permette ai pazienti una diversa gestione della quotidianità.

    “Il Dipartimento Medico dell’ASST Ovest Milanese, sotto la direzione del prof. Antonino Mazzone – spiega il Direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese Francesco Laurelli – negli ultimi anni si è dedicato in modo specifico all’utilizzo di strumenti tecnologici a supporto del trattamento del diabete mellito – tipo 1 per favorire una migliore qualità della vita delle persone con un’attenzione particolare al loro benessere psico-fisico”.

    “In particolare – aggiunge il Direttore Sanitario Valentino Lembo – nell’ambulatorio di Diabetologia di Legnano sono stati posizionati un centinaio di microinfusori di insulina (ovvero sistemi in grado di erogare insulina in continuo nel sottocute) di vari modelli e con diverse caratteristiche tecniche. La maggior parte di essi è integrata a sensori glicemici, configurando sistemi altamente evoluti che si avvicinano sempre di più al “pancreas artificiale”.

    “L’evoluzione tecnologica – sottolinea il Prof. Antonino Mazzone – oltre a favorire l’ottimizzazione del compenso glicemico, punta alla personalizzazione della terapia con dispositivi sempre più adatti alle necessità dei pazienti in termini di portabilità, facilitando l’accettazione della malattia, adattandosi alle diverse esigenze, e rispettando la sensibilità di ciascuno. Il diabete mellito tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce prevalentemente bambini e adolescenti nel mondo, ma anche numerosi adulti. Negli ultimi anni le innovazioni tecnologiche hanno fornito strumenti in grado di cambiare l’evoluzione e il controllo della malattia, dimostrando un significativo miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita e con importanti risparmi sui costi complessivi di gestione”.

    È in quest’ottica che il Dipartimento Medico dell’ASST Ovest Milanese, sotto la direzione del prof Antonino Mazzone, ha sviluppato negli anni numerosi progetti per l’impiego della medicina digitale, avviando azioni coordinate per l’acquisizione, l’uso e lo sviluppo di strumenti a supporto del trattamento del diabete e per una migliore qualità della vita dei pazienti.

    “Siamo partiti con il progetto TELEDIABE per la gestione del diabete mellito di tipo 1 – conclude il prof. Mazzone – promosso insieme alla Fondazione Italiana Diabete, con un servizio di tele-consulenza e tele-educazione per i giovani affetti da diabete mellito di tipo 1. Abbiamo successivamente avviato i servizi di tele-visita nel periodo della pandemia COVID, fino al progressivo impiego di tecnologie di monitoraggio glicemico. Il gruppo interdisciplinare diabetologico aziendale, costituito da medici, infermieri, dietiste e altri Specialisti per la cura delle complicanze (Nefrologi, Cardiologi, Oculisti etc) ha voluto costruire insieme ai pazienti diabetici un progetto integrato, affiancando le innovazioni tecnologiche ai percorsi di cura, formazione e educazione, indispensabili per affrontare una patologia complessa come quella diabetica. Gli obiettivi futuri della Diabetologia della ASST Ovest Milanese comprendono il coinvolgimento sempre più attivo di tutti i professionisti che si occupano di diabete mellito sul territorio, in primis i Medici di Medicina Generali e gli Infermieri di famiglia, per favorire una gestione sempre più incentrata sugli effettivi bisogni dei pazienti diabetici mediante la realizzazione di una rete digitale integrata Ospedale-Territorio”.

  • Salute. ASST Ovest Milano, applicata ad una giovane paziente la prima “Patch Pump”  per l’insulina

    Salute. ASST Ovest Milano, applicata ad una giovane paziente la prima “Patch Pump” per l’insulina

    E’ arrivata oggi la prima patch pump monolitica con inserzione automatizzata senza necessità di catetere in grado di erogare in continuo l’insulina e di comunicare con un sensore per la rilevazione glicemica. Il dispositivo – a cerotto – applicato questa mattina per la prima volta in Italia nell’ambulatorio di Diabetologia di Legnano ad una giovane ragazza con diabete mellito tipo 1, oltre a consentire di regolare in modo automatico l’erogazione dell’insulina, si presenta piccolo e discreto e permette ai pazienti una diversa gestione della quotidianità.

    “Il Dipartimento Medico dell’ASST Ovest Milanese, sotto la direzione del prof. Antonino Mazzone – spiega il Direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese Francesco Laurelli – negli ultimi anni si è dedicato in modo specifico all’utilizzo di strumenti tecnologici a supporto del trattamento del diabete mellito – tipo 1 per favorire una migliore qualità della vita delle persone con un’attenzione particolare al loro benessere psico-fisico”.

    “In particolare – aggiunge il Direttore Sanitario Valentino Lembo – nell’ambulatorio di Diabetologia di Legnano sono stati posizionati un centinaio di microinfusori di insulina (ovvero sistemi in grado di erogare insulina in continuo nel sottocute) di vari modelli e con diverse caratteristiche tecniche. La maggior parte di essi è integrata a sensori glicemici, configurando sistemi altamente evoluti che si avvicinano sempre di più al “pancreas artificiale”.

    “L’evoluzione tecnologica – sottolinea il Prof. Antonino Mazzone – oltre a favorire l’ottimizzazione del compenso glicemico, punta alla personalizzazione della terapia con dispositivi sempre più adatti alle necessità dei pazienti in termini di portabilità, facilitando l’accettazione della malattia, adattandosi alle diverse esigenze, e rispettando la sensibilità di ciascuno. Il diabete mellito tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce prevalentemente bambini e adolescenti nel mondo, ma anche numerosi adulti. Negli ultimi anni le innovazioni tecnologiche hanno fornito strumenti in grado di cambiare l’evoluzione e il controllo della malattia, dimostrando un significativo miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita e con importanti risparmi sui costi complessivi di gestione”.

    È in quest’ottica che il Dipartimento Medico dell’ASST Ovest Milanese, sotto la direzione del prof Antonino Mazzone, ha sviluppato negli anni numerosi progetti per l’impiego della medicina digitale, avviando azioni coordinate per l’acquisizione, l’uso e lo sviluppo di strumenti a supporto del trattamento del diabete e per una migliore qualità della vita dei pazienti.

    “Siamo partiti con il progetto TELEDIABE per la gestione del diabete mellito di tipo 1 – conclude il prof. Mazzone – promosso insieme alla Fondazione Italiana Diabete, con un servizio di tele-consulenza e tele-educazione per i giovani affetti da diabete mellito di tipo 1.

    Abbiamo successivamente avviato i servizi di tele-visita nel periodo della pandemia COVID, fino al progressivo impiego di tecnologie di monitoraggio glicemico. Il gruppo interdisciplinare diabetologico aziendale, costituito da medici, infermieri, dietiste e altri Specialisti per la cura delle complicanze (Nefrologi, Cardiologi, Oculisti etc) ha voluto costruire insieme ai pazienti diabetici un progetto integrato, affiancando le innovazioni tecnologiche ai percorsi di cura, formazione e educazione, indispensabili per affrontare una patologia complessa come quella diabetica.

    Gli obiettivi futuri della Diabetologia della ASST Ovest Milanese comprendono il coinvolgimento sempre più attivo di tutti i professionisti che si occupano di diabete mellito sul territorio, in primis i Medici di Medicina Generali e gli Infermieri di famiglia, per favorire una gestione sempre più incentrata sugli effettivi bisogni dei pazienti diabetici mediante la realizzazione di una rete digitale integrata Ospedale-Territorio”.

  • Trapiantare un cuore nuovo? Servono 3 anni e 7 mesi di attesa

    Trapiantare un cuore nuovo? Servono 3 anni e 7 mesi di attesa

    Un ‘cuore nuovo’ è ancora la principale, a volte unica, soluzione in caso di insufficienza cardiaca avanzata. Ma il trapianto ha un limite importante: quello della disponibilità di organi. Un problema globale considerato che i 6.000 trapianti realizzati nel mondo ogni anno coprono appena il 10% delle necessità totali. In Italia sono stati 370 i trapianti di cuore effettuati nel 2023, ma i pazienti in lista di attesa erano 668.

    E i tempi medi sono di 3,7 anni, con una mortalità a 6 mesi, dopo l’inserimento nella lista, di circa il 15%, in assenza di trapianto di cuore o impianto di supporto meccanico alla circolazione del sangue. La soluzione ‘ponte’, disponibile da qualche anno, è il cuore artificiale totale, che sostituisce l’intero organo nella fase di attesa del trapianto definitivo ai pazienti con insufficienza cardiaca biventricolare terminale che non rispondono più a terapie mediche o portatori di Vad (ventricular assist device). A produrlo è l’azienda di tecnologie mediche Carmat, a Bois-d’Arcy (Parigi), che il prossimo anno sperimenterà un modello più innovativo che si candida a diventare terapia definitiva, come ha annunciato la stessa azienda in un incontro con i giornalisti nella sua sede alle porte della capitale francese. Una scelta legata anche al costante aumento dell’insufficienza cardiaca avanzata, grave patologia caratterizzata dall’incapacità del cuore di pompare efficacemente sangue nell’organismo. Oggi riguarda 64 milioni di persone nel mondo, con una mortalità altissima che varia a cinque anni tra il 50% e il 75%.

    In Italia l’insufficienza cardiaca è responsabile di oltre 200.000 ricoveri annui, con un tasso di mortalità al 50% entro due anni. Dal 2021 sono già stati 87 a livello internazionale i pazienti che hanno utilizzato il cuore artificiale totale (Aeson*), 30 dei quali trapiantati. Tra questi i 4 pazienti italiani che hanno ricevuto il cuore artificiale, al Monaldi di Napoli (2), al Niguarda di Milano (1) e al San Camillo di Roma (1). Tutti sono stati poi trapiantati e sono in vita. Al ‘bridge to transplantation’ si ricorre “quando la sola terapia medica non è in grado di mantenere condizioni di stabilità – afferma Claudio Francesco Russo, direttore Cardiochirurgia e trapianto di cuore del Niguarda di Milano – questo proprio per evitare il rischio di depauperamento di tutte le risorse dell’organismo in conseguenza dell’insufficienza cardiaca, è giusto ricorrere a questi sistemi di supporto meccanico al circolo, comunque definiti, che ci permettono di stabilizzare le condizioni del paziente, mantenergli la qualità di vita, mantenergli la funzione degli organi periferici, mantenere la sua condizione di riserva dell’organismo e affrontare nelle migliori condizioni un intervento di trapianto di cuore”.

  • Nuove assunzioni al Policlinico di Milano: al via il concorso

    Nuove assunzioni al Policlinico di Milano: al via il concorso

    Dopo l’alta adesione ai test che negli scorsi mesi hanno permesso al Policlinico di Milano di assumere in poco tempo oltre 60 nuovi professionisti, è aperta una nuova selezione: l’obiettivo è reclutare ben 75 figure sanitarie che andranno ad arricchire l’organizzazione del Nuovo Ospedale, la cui apertura è prevista nell’estate 2025.

    Nello specifico, la ricerca si rivolge all’inserimento in organico di 40 infermieri, 5 infermieri pediatrici, 10 ostetriche, 10 tecnici sanitari di radiologia medica e 10 tecnici sanitari di laboratorio biomedico.

    Formazione sul campo, specializzazione e inserimento in équipe altamente qualificate sono solo alcuni dei motivi per cui cresce l’interesse dei candidati verso l’Ospedale situato nel cuore della città, che si avvia verso una grande trasformazione con l’apertura del Nuovo Padiglione Sforza. Il polo in fase di costruzione conterrà infatti oltre 800 posti letto e 2 nuovi Pronto Soccorso tra Ostetrico Ginecologico e Pediatrico. Anche nei vecchi Padiglioni sarà avviato un intervento di riqualificazione e ammodernamento.

    Anche questo concorso si inserisce nelle iniziative del Policlinico di Milano volte ad attirare e incrementare la presenza di personale qualificato puntando sulla valorizzazione delle professioni sanitarie in un contesto ad alta specializzazione: la collaborazione con le università unita alla costante attività di ricerca permetteranno al personale coinvolto di inserirsi in una realtà lavorativa in continuo aggiornamento dal punto di vista delle conoscenze scientifiche e sanitarie, potendo contare inoltre sull’utilizzo delle tecnologie più innovative.

    “La prossima apertura del Padiglione Sforza va di pari passo con la valorizzazione di tutte le Specialità presenti nel nostro Ospedale – dichiara Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano -. Questo ci stimola ulteriormente a investire in professionisti che siano figure cruciali per garantire risposte sempre più vicine ai bisogni sempre più personalizzati del paziente in un contesto stimolante per innovazione, formazione e ricerca”.

    Tutte le info per presentare la propria domanda sono disponibili ai seguenti link:

    40 infermiere/infermieri
    5 infermiere pediatriche/infermieri pediatrici
    10 ostetriche/ostetrici
    10 tecnici sanitari di radiologia medica
    10 tecnici sanitari di laboratorio biomedico

    VERSO IL NUOVO OSPEDALE

  • Pavia. ICS Maugeri e Università di Pavia promuovono il Master in “Prevenzione, Cura e Riabilitazione del Paziente Fragile”

    Pavia. ICS Maugeri e Università di Pavia promuovono il Master in “Prevenzione, Cura e Riabilitazione del Paziente Fragile”

    La fragilità è una condizione sempre più centrale nel panorama sanitario contemporaneo. Secondo i dati del report PASSI d’Argento 2022-2023 riguarda il 17% della popolazione, con un’incidenza maggiore con il progredire dell’età: è fragile il 9% dei 65-74enni e raggiunge il 33% fra gli ultra 85enni. Si definisce fragile un paziente che presenta una maggiore vulnerabilità, sia in termini di salute complessiva sia in termini di perdita funzionale nella sfera fisica, psichica e sociale, tendenzialmente affetto da malattie croniche complesse e disabilità, con presenza di comorbilità, instabilità clinica, politerapia e con ridotta autosufficienza.

    Una situazione complessa che mette alla prova i modelli organizzativi esistenti e sottolinea l’importanza di figure professionali capaci di garantire una continuità delle cure e un uso appropriato delle risorse.

    In questo contesto nasce il Master di II livello in “Prevenzione, Cura e Riabilitazione del Paziente Fragile”, attivato dall’Università degli Studi di Pavia in collaborazione con Maugeri, con l’obiettivo di formare professionisti altamente qualificati che impieghino approcci innovativi, sostenibili e centrati sulla persona nella la gestione del paziente fragile.

    Il Master si propone di fornire ai partecipanti una conoscenza approfondita della fragilità e delle sue implicazioni cliniche, organizzative e sociali. Il percorso formativo, della durata di un anno, prevede 1500 ore complessive e il conseguimento di 60 CFU.

    Il percorso di specializzazione si articola in lezioni frontali e a distanza con stage pratici e tirocinio obbligatorio, consentendo ai partecipanti di applicare sul campo le conoscenze acquisite nella definizione e valutazione della fragilità, nell’applicazione di modelli clinici e organizzativi per la gestione integrata, aspetti nutrizionali e farmaco-tossicologici, fragilità nelle principali specialità mediche e approcci tecnologici avanzati, tra cui l’uso dell’intelligenza artificiale nella ricerca.

    I laureati saranno così in grado di intervenire nei diversi contesti della gestione del paziente fragile, sviluppando e coordinando percorsi clinici in strutture sanitarie ospedaliere e territoriali: Unità Operative di Medicina Interna, Geriatria, Cure Palliative e Riabilitazione; Direzioni Sanitarie; Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e Case della Comunità; Medicina Territoriale.

    Questa specializzazione non solo risponde alle esigenze attuali, ma prepara i professionisti a un ruolo cruciale in un sistema sanitario che, negli anni a venire, dovrà sempre più confrontarsi con l’aumento dell’aspettativa di vita, delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità.

    Il corso è riservato a medici iscritti all’Ordine e abilitati alla professione, con un numero massimo di 15 posti disponibili per garantire una formazione di qualità. Il periodo di svolgimento è previsto da febbraio a ottobre 2025, con modalità di frequenza blended.

    ICS Maugeri mette a disposizione borse di studio a copertura dell’intero valore del Master per i candidati più meritevoli.

    Maggiori informazioni consultando il sito dell’Università di Pavia: https://portale.unipv.it/it/didattica/post-laurea/master-universitari/offerta-master-e-corsi-di-perfezionamento/prevenzione-cura-e-riabilitazione-del-paziente-fragile

    Oppure contattando la segreteria organizzativa presso ICS Maugeri all’indirizzo monica.lorenzoni@icsmaugeri.it, o chiamando il numero 0382.593212.

  • Salute, tumori: scoperto un interruttore ‘molecolare’ per il cancro alla vescica

    Salute, tumori: scoperto un interruttore ‘molecolare’ per il cancro alla vescica

    Un ‘interruttore’ molecolare nel cancro alla vescica, un meccanismo che costituisce un biomarcatore nell’evoluzione di questo tumore.

    E’ la scoperta che apre la strada a nuove strategie terapeutiche frutto dello studio, condotto dal team di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e dell’Università degli Studi di Milano, pubblicato su Nature Communications.

    La ricerca dimostra inoltre che i tumori vescicali superficiali e quelli profondi rappresentano stadi differenti di un unico processo patologico che evolve nel tempo, contrariamente a quanto ritenuto fino ad ora. Lo studio sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro è stato coordinato da Salvatore Pece, docente di Patologia generale e vice-direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano, direttore del Laboratorio ‘Tumori ormono-dipendenti e patobiologia delle cellule staminali’ dello Ieo.

    All’origine dell’intero processo sembra esserci la proteina Numb, che è normalmente espressa nella vescica, ma viene perduta in oltre il 40% di tutti i tumori vescicali umani. Questa perdita causa una cascata di eventi molecolari che rendono il tumore altamente proliferativo e invasivo, consentendogli di oltrepassare gli strati superficiali della mucosa vescicale per raggiungere gli strati più profondi. L’evento rappresenta il punto di svolta nella evoluzione clinica della malattia, determinando la progressione dei tumori vescicali superficiali, i cosiddetti non-muscolo-invasivi, verso tumori profondi, definiti muscolo-invasivi, che richiedono l’intervento di rimozione chirurgica totale della vescica. Nonostante l’operazione radicale, queste forme di malattia sono caratterizzate da un decorso clinico spesso sfavorevole.

    “Dunque la proteina Numb – spiega Pece – funziona come un interruttore molecolare che, se è spento, accelera la progressione tumorale e influenza il decorso clinico della malattia. E’ un biomarcatore molecolare che consente di identificare i tumori superficiali a elevato rischio di progressione verso tumori muscolo-invasivi. La nostra scoperta ha un forte e immediato potenziale di applicazione nella pratica clinica. I criteri clinico-patologici utilizzati nella routine per predire il rischio di progressione dei tumori vescicali superficiali a tumori muscolo-invasivi sono infatti del tutto insufficienti e inadeguati a individuare i pazienti a basso rischio, che potrebbero beneficiare di trattamenti più mirati, di tipo conservativo, in protocolli di sorveglianza attiva. I pazienti ad alto rischio necessitano invece di trattamenti più aggressivi, quali la chemioterapia e l’asportazione chirurgica della vescica, che hanno purtroppo considerevoli effetti collaterali e un elevato impatto sulla qualità della vita”.

    “Abbiamo analizzato il profilo molecolare sia in cellule in coltura e animali di laboratorio, sia in campioni di tumori umani privi dell’espressione di Numb”, spiega Francesco Tucci, dottorando di ricerca presso la Scuola Europea di Medicina Molecolare e primo autore dello studio.

    “Abbiamo così osservato che la perdita di Numb attiva un complesso circuito molecolare che conduce all’attivazione di un potente oncogene, il fattore di trascrizione Yap. Quest’ultimo è alla base del potere proliferativo e invasivo delle cellule tumorali”. Successivamente “siamo andati oltre”, aggiunge Daniela Tosoni, ricercatrice presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano e dello Ieo, che ha contribuito alla supervisione dello studio.

    “In esperimenti di laboratorio abbiamo dimostrato che è possibile inibire la capacità proliferativa e invasiva delle cellule tumorali prive di Numb, utilizzando farmaci in grado di colpire questo complesso circuito molecolare a diversi livelli”. “I tumori della vescica privi di Numb – continua Tosoni – sono quindi molto aggressivi ma anche altamente vulnerabili”. Sono infatti già disponibili alcuni farmaci molecolari impiegati in clinica per patologie differenti dal tumore vescicale, che potrebbero rapidamente essere sperimentati e adottati come trattamenti innovativi per prevenire la progressione clinica dei tumori vescicali superficiali ad alto rischio, privi della proteina Numb.

    “Al momento della diagnosi iniziale – spiega ancora Pece – i tumori della vescica si presentano in larga maggioranza come tumori superficiali non muscolo-invasivi, che sono generalmente caratterizzati da una buona prognosi. Solo in una percentuale ridotta si presentano invece sin dal principio come tumori profondi muscolo-invasivi, molto aggressivi e con decorso clinico meno favorevole”. Circa “il 20-30% dei tumori superficiali possono evolvere in tumori muscolo-invasivi. L’esperienza clinica ci ha insegnato che i tumori muscolo-invasivi che derivano dalla progressione di tumori inizialmente superficiali rappresentano le forme più aggressive e potenzialmente letali di tumore vescicale”.

    “I nostri studi – continua Pece – dimostrano ora che i tumori vescicali superficiali e quelli profondi rappresentano stadi differenti di un unico processo patologico che evolve nel tempo, guidato già dal principio da specifici meccanismi molecolari che possono essere ostacolati con farmaci precisi e mirati. Diventa quindi fondamentale identificare i meccanismi biologici alla base di questa evoluzione e sviluppare nuovi marcatori molecolari per identificare i pazienti con caratteristiche specifiche di aggressività.

    In questo contesto, la nostra scoperta apre la strada a nuove strategie terapeutiche per combattere il cancro vescicale in una elevata percentuale di pazienti che presentano tumori privi di espressione della proteina Numb. Abbiamo anche identificato – conclude Pece – una nuova firma molecolare che consentirà di identificare con accurata precisione i pazienti che potranno beneficiare di trattamenti mirati con nuovi farmaci che colpiscono in maniera specifica i meccanismi molecolari che sono attivati a seguito della perdita di Numb”.

  • Lombardia: dal 2 dicembre Areu misurerà la glicemia con 25mila soccorritori

    Lombardia: dal 2 dicembre Areu misurerà la glicemia con 25mila soccorritori

    Passo avanti nella gestione delle emergenze sanitarie su tutto il territorio della Lombardia. Grazie alla nuova procedura di rilevazione della glicemia attivata dall’Agenzia Regionale dell’Emergenza Urgenza (AREU), a partire dal 2 dicembre, infatti, tutti i 25.000 soccorritori che operano sulle ambulanze presenti sul territorio e che progressivamente completeranno lo specifico corso di formazione potranno eseguire anche questo test. Questo importante passo avanti è stato condiviso con la Federazione Nazionale Ordini Professioni infermieristiche che ha dato parere positivo all’utilizzo dei glucometri da parte dei soccorritori.

    “Si tratta di uno step molto importante – spiega l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso – perché potrà permetterci di inquadrare meglio il bisogno di cura dei pazienti. Ora con una semplice goccia di sangue potremo avere un parametro prezioso per usare ancora più accuratamente le risorse ospedaliere, indirizzando il paziente verso il trattamento più appropriato”.

    Per arrivare a questo risultato AREU sta dotando di oltre 500 glucometri tutti i mezzi di soccorso di base (ambulanze) convenzionati della Lombardia e sta formando i soccorritori così da poter effettuare questo semplice, ma importante test, su larga scala.

    “È un grande risultato – spiega il direttore generale di AREU, Massimo Lombardo – che abbiamo inserito formalmente nella procedura per la valutazione del paziente. Questa iniziativa che rappresenta praticamente un unicum in Italia se non altro per il fatto che è codificata ed estesa a tutte le ambulanze operativa in regione, ci permette di fornire ai soccorritori strumenti sempre più efficaci per un inquadramento precoce e più appropriato direttamente sul campo”.

    PERCHÉ MISURARE LA GLICEMIA? – Le variazioni della glicemia possono simulare i sintomi di un ictus cerebrale, portando a una errata ipotesi di diagnosi iniziale. In circa l’8% dei casi, pazienti sospetti ictus presentano in realtà quadri clinici legati a sbalzi glicemici. Inoltre, molti casi di malessere generico al domicilio si rivelano essere causati da significative alterazioni della glicemia.

    “Grazie a questa iniziativa – aggiunge Bertolaso – la Lombardia conferma il suo impegno nell’innovazione e nella ricerca della massima qualità assistenziale. La misurazione della glicemia sul campo rappresenta un importante passo avanti verso una medicina sempre più personalizzata e basata sull’evidenza scientifica”.
    “Voglio ringraziare le Associazioni di soccorso – conclude Lombardo – senza le quali non sarebbe possibile arrivare a questo livello di assistenza durante le operazioni sul campo”.

  • Lombardia in testa per contagi HIV

    Lombardia in testa per contagi HIV

    Sono 2.349 le nuove infezioni Hiv registrate in Italia nel 2023, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel 41% sono diagnosi tardive, con un quadro clinico già conclamato, ed è ipotizzato anche un 40% di sommerso. La Lombardia è la regione con il numero più alto di nuove infezioni: 377 casi, con un’incidenza di 3,8 su 100 mila persone.

    “È necessario intensificare informazione, prevenzione e screening” sottolinea Andrea Gori, direttore Malattie Infettive Ospedale Sacco di Milano e presidente di Anlaids Lombardia Ets, che in occasione del World Aids Day offre test gratuiti Hiv e Hcv presso la sede di Milano.

    “Ci siamo fatti impressionare dai 7 milioni di vittime di Covid, ma è necessario ricordare che ogni anno nel mondo Aids provoca 700mila morti, 1,5 milioni di nuovi casi di infezione, oltre a 40 milioni di persone che convivono con l’Hiv. Si pensa troppo semplicemente che di questo virus non si muoia più, non è così. È un nostro dovere puntare a zero nuove infezioni, per questo l’Ospedale Sacco avvierà a breve uno studio dedicato a Long Activing in PrEP. Grazie alla ricerca c’è infatti una buona notizia: un farmaco in arrivo, già utilizzato nel trattamento di persone che vivono con HIV, che potrà essere somministrato anche in prevenzione.”

    Se dal 2012 al 2020 si è osservata una diminuzione delle nuove diagnosi di HIV in Italia, dal 2021 al 2023 c’è stato un incremento, in parte attribuito al recupero delle diagnosi mancate durante la pandemia da Covid. Le regioni con incidenza superiore alla media sono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Campania. La trasmissione sessuale è responsabile dell’86,3% dei nuovi casi. Le modalità di trasmissione più comuni sono rapporto eterosessuale (47,7%); rapporto sessuale tra maschi (38,6%); uso di droghe per via iniettiva (3,4%). L’età mediana alla diagnosi è di 41 anni (42 per i maschi, 39 per le femmine)

  • Sanità. La Chirurgia di Legnano in diretta con altre 50 Sale Operatorie del mondo

    Sanità. La Chirurgia di Legnano in diretta con altre 50 Sale Operatorie del mondo

    Un evento seguito da più di 100.000 persone attraverso un collegamento streaming. “Anche quest’anno – spiega il Direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese Francesco Laurelli – l’ospedale di Legnano è stato parte attiva del congresso mondiale: il dottor Baldazzi, primario della Chirurgia Generale, con la sua équipe ha eseguito tre complessi interventi in chirurgia mininvasiva, trasmessi in diretta audio e video dalla sala operatoria nella giornata di giovedì 28 novembre”.

    “Sono davvero molto orgoglioso di quanto successo – sottolinea il dott. Gianandrea Baldazzi, direttore del Dipartimento Chirurgico dell’ASST Ovest Milanese e vice presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI) – Abbiamo dimostrato l’elevato livello tecnologico e professionale del nostro ospedale e della nostra azienda”.

    “La partecipazione a questo evento è stata la conferma dell’elevata qualità dei professionisti dell’ASST Ovest Milanese – aggiunge il Direttore Sanitario Valentino Lembo -: il capitale umano è la nostra forza e ci permette di offrire servizi e prestazioni di altissimo livello a beneficio dei cittadini, ponendosi al confronto con Strutture sanitarie di livello internazionale e con i massimi esperti mondiali in materia”.

    Il Dott. Baldazzi ha voluto ringraziare tutta la Direzione Strategica dell’ASST Ovest Milanese, il Provveditore Bellavia e l’Ing. Benedetti responsabile dell’Ingegneria Clinica per le dotazioni tecnologiche, i servizi informatici per i collegamenti streaming. Altrettanto importanti per la riuscita dell’evento sono stati il dott. Giovanni Mistraletti, Responsabile del servizio di anestesia e rianimazione, la responsabile del blocco operatorio dott.ssa Maura Albicini e l’anestesista dott.ssa Pinciroli, oltre a tutto il personale di sala operatoria, iniziando dalla coordinatrice Sabrina Alberti e l’equipe composta da Marzia, Marianna, Monica, Giada, Simona, Alice, Chiara, Stefania, Federica, Patrizia, Giuseppe e Barbara. Una menzione anche per tutto il personale della Chirurgia capitanato dalla Coordinatrice, Monica Iaia ​

  • Salute. La campagna screening anti epatite fa tappa anche nel Pavese

    Salute. La campagna screening anti epatite fa tappa anche nel Pavese

    ATS Pavia, ASST Pavia e AREU partecipano alla campagna regionale per lo screening dell’Epatite da HCV (epatite C), un’iniziativa volta a sensibilizzare la popolazione su un’infezione virale che colpisce il fegato, causando infiammazione che, in molti casi, può evolvere in cronicità. In particolare, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, un’elevata percentuale dei casi di Epatite C, stimata fino all’85%, va incontro a cronicizzazione, il 20-30% dei pazienti può sviluppare cirrosi e, in circa l’1-4%, successivo epatocarcinoma.

    Sabato 30 novembre dalle 10.00 alle 19.00 presso il Centro Commerciale Carrefour di Pavia (via Vigentina, angolo Via Cassani) e domenica 1° dicembre dalle 10.00 alle 19.00 presso il Centro Commerciale Montebello di Montebello della Battaglia (via Ing. Adolfo Mazza 50), i cittadini tra i 35 e i 55 anni di età potranno sottoporsi a un test pungidito facile, rapido e gratuito somministrato dal personale sanitario di ASST Pavia. Il test richiederà solo pochi minuti: un piccolo prelievo di sangue permetterà di rilevare la presenza di anticorpi contro il virus dell’HCV. In caso di positività, i cittadini saranno indirizzati verso un percorso diagnostico e terapeutico mirato.

    “Sensibilizzare la popolazione sull’Epatite C è fondamentale per promuovere la diagnosi precoce e prevenire complicanze gravi. Grazie alle moderne terapie, oggi si può guarire dall’Epatite C cronica, ma è necessario identificare tempestivamente i casi latenti”, ricorda Lorella Cecconami, Direttore Generale dell’ATS di Pavia. “Per questo invitiamo tutti i cittadini tra i 35 e i 55 anni a cogliere questa opportunità di salute pubblica, sottoponendosi gratuitamente al test”.

    Per maggiori informazioni

    https://www.ats-pavia.it/campagna-screening-dellepatite-c-hcv