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  • Lo studio, ‘funziona’ cura cicatrici di guerra con metodologia Biodermogenesi

    Lo studio, ‘funziona’ cura cicatrici di guerra con metodologia Biodermogenesi

    (Adnkronos) – A poco più di un anno dalla presentazione del progetto 'Mission to Kiev', nato per offrire un percorso terapeutico ai feriti di guerra ucraini, al congresso della Società italiana di Medicina estetica (Sime 2025) a Roma il dottor Yehor Kolodchenko di Kiev, ha illustrato i primi risultati nella cura di pazienti straziati da cicatrici devastanti con la metodologia Biodermogenesi di RigeneraDerma. Lo studio preliminare – pubblicato su 'PubMed' – ha preso in considerazione 67 pazienti (15 bambini, 26 donne e 26 uomini) e ha riscontrato dopo il trattamento con "esito positivo, estetico e funzionale". Secondo la Un Human Rights Office, tra febbraio 2022 e il 31 dicembre 2024, sono rimasti feriti almeno 28.382 civili, tra cui 1.833 bambini, ma si teme che i dati reali siano molto più alti. Dai pochi studi esistenti, le principali ferite sono da ustione, conseguenza del fatto che l'aria intorno alle esplosioni diventa rovente per un raggio di decine di metri e tutti coloro che vengono coinvolti da tali onde d'urto termiche sono esposti a lesioni a mani, volto e collo, ovvero le parti generalmente non coperte dall’abbigliamento. Da RigeneraDerma è nato Mission to Kiev. Il progetto RigeneraDerma, nato per curare gratuitamente le cicatrici delle donne vittime di violenza, è stato esteso, sempre pro bono, anche a militari e civili feriti nel corso della guerra d'Ucraina, confermando l'attenzione da sempre dimostrata verso pazienti particolarmente deboli, verso i quali la medicina non è riuscita ad offrire cure significative. Troppo spesso i feriti di guerra sono stati abbandonati a loro stessi, con problemi di relazione causati proprio dalle cicatrici, talvolta deturpanti, e molte volte impossibilitati a rientrare nel mondo del lavoro, perdendo di conseguenza la propria indipendenza economica. Mission to Kiev è nato da un’idea di Maurizio Busoni, professore presso il Master di Medicina Estetica delle Università di Barcellona e Camerino. Il progetto si avvale del Patrocinio dell’Università di Verona con la collaborazione del professor Andrea Sbarbati e dell’ingegner Sheila Veronese, del professor Francesco D'Andrea dell'Università Federico II di Napoli, del dottor Yehor Kolodchenko, president of Association of Laser Medicine and Cosmetology di Kyiv, Ucraina. RigeneraDerma "ha accumulato esperienze estremamente positive nella terapia delle ustioni e delle cicatrici in genere, grazie all’utilizzo della metodologia Biodermogenesi, e questo ha permesso di sviluppare dei protocolli terapeutici per le cicatrici di guerra, generalmente più complesse rispetto a lesioni simili maturate in ambiente civile – riporta la nota dell'azienda – Questo a causa dei composti chimici abbinati ai proiettili e agli esplosivi destinati ad aggredire la pelle in un secondo tempo, causando ulteriori lesioni di estrema gravità. Per capire la portata di tali danni progressivi è sufficiente sapere che molto spesso gli amputati di guerra devono subire una seconda amputazione sul tessuto che si riteneva sano nel corso del primo intervento chirurgico. "Nonostante la storia dell'umanità sia scandita dalle guerre, sino ad oggi nessuno si è preoccupato di curare le cicatrici dei feriti sopravvissuti, – sottolinea Maurizio Busoni -. Attualmente non esiste un protocollo terapeutico convalidato, né una scala di valutazione del danno determinato da tali cicatrici. Pertanto siamo partiti dallo studio delle cicatrici di guerra e delle loro conseguenze, quali ad esempio dermatiti gravi e talvolta croniche o devastanti forme di tumore cutaneo, come le ulcere di Marjolin, che si possono manifestare anche 30 anni dopo la ferita. Questo ha permesso di sviluppare una scala di valutazione delle cicatrici di guerra che abbiamo denominato Powasas (Patient and Observer WAr Scar Assessment Scale), che è stata adottata per Mission to Kiev e ha permesso di determinare la gravità delle lesioni e successivamente di valutare i miglioramenti apportati». La scala Powasas è stata sviluppata da Maurizio Busoni e d Yehor Kolodchenko, che ne ha validato i contenuti sulla base delle proprie esperienze maturate nella cura delle cicatrici di guerra nel corso degli ultimi 14 mesi. Tale scala di valutazione offre, quindi, una chiave di lettura effettiva dei livelli di complicazione delle cicatrici di guerra e sarà destinata ad una pubblicazione su una rivista scientifica ad elevato impact factor. "I risultati ottenuti, che saranno oggetto di una specifica pubblicazione, che permetterà di condividere il protocollo terapeutico a favore di feriti coinvolti in conflitti locali che continuano a causare vittime. In base al rapporto della ong Armed Conflict Location and Event Data (Acled), che mappa i conflitti in tutte le regioni del mondo, vi sono guerre in corso in: Ucraina, Israele, Gaza, Cisgiordania, Libano, Sudan e Yemen e conflitti locali di diversa intensità che coinvolgono l’intero Sahel africano, la Siria e Haiti, mentre sta salendo la tensione tra India e Pakistan ed in Messico e Colombia la guerriglia per il contrasto ed il controllo della produzione e la distribuzione di cocaina sta assumendo i connotati di scontro armato vero e proprio tra bande organizzate e gli eserciti nazionali. Purtroppo, nell’ottica di tutti i conflitti esistenti, l’esperienza di Yehor Kolodchenko è destinata ad assumere un rilievo sempre più importante, rappresentando la prima terapia la cui efficacia è stata documentata e validata", prosegue la nota.  "Come medico, apprezzo molto il trattamento delle cicatrici con Biodermogenesi nei nostri pazienti che hanno subito ustioni e lesioni da esplosione e da combattimento, poiché è completamente indolore, non traumatico e non invasivo, – afferma il dottor Kolodchenko -. È privo di tempi morti e migliora davvero la condizione della pelle, riduce le contratture senza effetti collaterali o restrizioni dei pazienti, a differenza delle diffuse tecniche di ablazione laser. Inoltre, al momento, mancano pubblicazioni sul trattamento delle cicatrici di guerra con Energy Based Device".  "Sono molto soddisfatto dei dati raccolti in Ucraina dal Dottor Kolodchenko e dai suoi colleghi che hanno aderito con entusiasmo al progetto Mission to Kiev – afferma Busoni -. Realizzare per primi un protocollo terapeutico per le cicatrici di guerra era una sfida che mi ha reso difficile dormire, sia per la difficoltà di tali cicatrici, sia perché non volevo illudere i pazienti, già provati dalla vita, di poter ottenere dei miglioramenti che non si sarebbero poi realizzati. Oggi sappiamo che anche le componenti chimiche che rendono così complesse queste cicatrici possono essere gestite con successo e che possiamo veramente contribuire a migliorare la qualità della vita di tante persone, al momento in Ucraina ma in futuro anche negli altri teatri di guerra purtroppo presenti in tanti Paesi del mondo. Il rapporto di Ohchr del 31 dicembre 2024 parlava di 1.833 bambini rimasti feriti in Ucraina. Sapere che oggi possiamo aiutarli a ritrovare il sorriso è la più grande soddisfazione per coloro che lavorano nell’ambito della medicina". —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Food, la ricerca: evoluzione della cucina italiana, nuove tendenze tra tradizione e modernità

    Food, la ricerca: evoluzione della cucina italiana, nuove tendenze tra tradizione e modernità

    (Adnkronos) – Come sta evolvendo il rapporto degli italiani con la cucina nell'era della digitalizzazione? Quali sono le tendenze emergenti che ridefiniscono le abitudini alimentari nel nostro Paese? La nuova indagine 'Cucinare oggi: tra tradizione, sperimentazione e desiderio di semplificazione', commissionata da Vorwerk Italia ad AstraRicerche nell'aprile 2025, offre un quadro dettagliato analizzando un campione rappresentativo di oltre 1000 italiani tra i 25 e i 65 anni. L'indagine rivela che per gli italiani contemporanei il cibo rappresenta innanzitutto una fonte di piacere (29,9%), seguito da un veicolo di benessere e salute (24,1%) e un importante momento di condivisione sociale (21,8%). La tradizione culinaria mantiene un ruolo rilevante (16,7%), mentre si fa strada un approccio più ludico e personale all'esperienza gastronomica (7,6% cita il divertimento). L'analisi di genere evidenzia differenze significative: il piacere di cucinare è più accentuato tra gli uomini (34% contro il 26% delle donne), con picchi particolarmente elevati (45%) nella fascia 35-44 anni. Le donne, invece, tendono a valorizzare maggiormente la dimensione relazionale dell'esperienza culinaria (25% contro 18% degli uomini). Uno degli aspetti più significativi emersi dalla ricerca condotta da AstraRicerche è il forte legame con la tradizione culinaria, particolarmente evidenziato dalle generazioni più giovani. Secondo i ricercatori, il 21% degli intervistati tra i 25 e i 44 anni associa il cibo alla tradizione, un dato che sottolinea come i Millennials e la generazione Z stiano riscoprendo e valorizzando il patrimonio gastronomico italiano. “La cucina e il nostro rapporto con essa – afferma Giovanni Rainoldi, Consumer Insight Manager di Vorwerk Italia – rappresentano una fonte interessantissima attraverso la quale osservare la nostra società. L’ascolto delle persone è intrinseco nell’attività della nostra azienda, dalle nostre incaricate a contatto con i clienti quotidianamente fino all’analisi dei bisogni e della soddisfazione delle persone di cui questa collaborazione con AstraRicerche ne è esempio”. Nonostante l'accelerazione dei ritmi di vita contemporanei, la passione per la cucina non solo resiste ma si rafforza: il 69% degli italiani dichiara di amare dedicare tempo alla preparazione dei pasti e il 59% si considera competente ai fornelli. Emerge con forza la dimensione terapeutica dell'esperienza in cucina: per il 61% degli intervistati, cucinare rappresenta un momento di relax e decompressione dallo stress quotidiano. La cucina conferma inoltre la sua centralità come spazio di relazione interpersonale: oltre l'80% degli italiani considera il pasto un momento fondamentale di connessione con famiglia e amici. Il pranzo domenicale, emblema della tradizione gastronomica nazionale, conserva la sua importanza rituale per due italiani su tre, con percentuali che raggiungono il 76% nelle regioni meridionali. L'indagine documenta una significativa trasformazione nelle abitudini alimentari degli italiani: il 67,6% ha modificato orari e modalità dei pasti rispetto al passato, privilegiando una maggiore flessibilità (44,9%) in linea con i cambiamenti degli stili di vita. Sebbene il 60% continui a consumare i pasti a casa quotidianamente, emerge un quadro di crescente mobilità alimentare: il 55% mangia fuori almeno una volta a settimana, principalmente per ragioni professionali. Il food delivery è ormai parte integrante delle abitudini alimentari per oltre il 30% degli intervistati, che vi ricorre con cadenza settimanale, con una frequenza che si è stabilizzata negli ultimi anni per il 52,4%. Tuttavia, i ricercatori evidenziano anche come il 34,7% degli intervistati dichiara di aver ridotto il ricorso al delivery.  La diffusione del lavoro agile ha avuto un impatto significativo sulle routine alimentari degli italiani: il 35% dichiara di mangiare in modo più sano grazie alla flessibilità lavorativa, il 23% dedica più tempo alla cucina, mentre il 21,8% sperimenta maggiormente con nuove ricette. Particolarmente rilevante l'impatto sui giovani professionisti: tra gli uomini under 35, quasi uno su due (46%) afferma di aver incrementato il tempo dedicato alle preparazioni culinarie grazie alla possibilità di lavorare da casa, ridefinendo il rapporto tra sfera professionale e domestica. Il 69 % degli italiani vive oggi la cucina come un'opportunità di esplorazione e scoperta gastronomica. Tra le tendenze emergenti, spiccano le ricette 'svuotafrigo' che soddisfano il 61,4% degli intervistati, rivelando una crescente attenzione alla sostenibilità e alla riduzione degli sprechi alimentari, mentre il 32,2% si cimenta nella riproduzione domestica di piatti etnici assaggiati al ristorante. La consapevolezza alimentare guida molte delle scelte in cucina: l'80% cucina per mangiare in modo più sano, mentre il 77,4% lo fa per preservare i valori nutritivi degli alimenti. Si diffonde anche la pianificazione settimanale dei pasti, adottata dal 21% degli intervistati, con percentuali che raggiungono il 41% tra le donne nella fascia 25-34 anni, evidenziando una crescente attenzione all'organizzazione e all'efficienza domestica. “Gli italiani – conclude Rainoldi – mettono in luce un crescente investimento in cucina, dalla preparazione alla fruizione dei pasti ed è interessante notare come emerga un panorama di esperienze ed esigenze diverse, che solo superficialmente possono apparire in contrapposizione”. L'indagine evidenzia anche l'importanza crescente della dimensione estetica dell'esperienza culinaria: il 60,2% degli italiani considera importante l'impiattamento, con percentuali che salgono al 68% per gli uomini nella fascia 35-44 anni, più influenzata dalla cultura visuale dei social media. Un dato sorprendente emerge dall'analisi delle abitudini di condivisione: più che alla pubblicazione sui social network (praticata solo dal 17,8%), gli italiani preferiscono una condivisione più intima e personale delle loro creazioni culinarie, con il 27,3% che invia fotografie dei piatti ad amici e familiari attraverso messaggistica privata. Nonostante l'entusiasmo diffuso, l'attività culinaria presenta ancora delle sfide quotidiane: il 66,6% degli italiani cerca costantemente ispirazione per piatti appetitosi e accessibili. Le fonti principali di questa ispirazione restano la tradizione familiare (48,1%), seguita dai social network (33,4%, con picchi tra i 25-34enni) e dai programmi televisivi dedicati alla cucina (33,1%). La semplificazione emerge come un'esigenza sempre più diffusa nell'attuale contesto socioeconomico: il 47,2% degli intervistati cerca soluzioni per cucinare bene in minor tempo. Un italiano su quattro (26%) lamenta la necessità di troppi strumenti per determinate preparazioni, mentre il 36% vorrebbe poter adattare più facilmente le ricette alle proprie esigenze alimentari. I dati dell'indagine delineano l'emergere di un nuovo modello di cucina domestica in Italia, caratterizzato da maggiore consapevolezza, flessibilità e attenzione al benessere. Questi trend suggeriscono una crescita del mercato per prodotti e servizi che facilitano la preparazione di cibi sani, riducono gli sprechi alimentari e ottimizzano i tempi di preparazione, mantenendo al contempo un forte legame con la tradizione gastronomica italiana. L'analisi condotta mostra come la cucina italiana del 2025 stia evolvendo verso un paradigma che integra innovazione tecnologica e tradizione culturale, efficienza e piacere, individualità e condivisione, confermando la centralità dell'esperienza culinaria nell'identità culturale e nelle abitudini quotidiane degli italiani contemporanei. E' in questo scenario in continua trasformazione che si inserisce il nuovo Bimby, l’evoluzione del celebre robot da cucina multifunzione di Vorwerk. Con oltre 40 anni di storia accanto agli italiani, Bimby ha saputo evolversi in un vero sous-chef domestico, capace di adattarsi alle esigenze della cucina contemporanea. Semplice da usare e tecnologicamente avanzato il nuovo modello unisce un design elegante e compatto, un’interfaccia intuitiva e un display immersivo. La connessione ancora più fluida con le oltre 100.000 ricette disponibili su Cookidoo lo rende uno strumento potente e versatile, pensato per chi cerca performance e stile in un unico elettrodomestico.  Svolge il lavoro di 20 elettrodomestici in uno solo, semplificando con efficienza le operazioni più complesse e lasciando spazio alla creatività. Che si tratti di piatti della tradizione o di nuove sperimentazioni, di cucinare per sé o per gli altri, per chi è esperto o alle prime armi, Bimby è l’alleato ideale per vivere la cucina, oggi e domani, come uno spazio personale, creativo e autentico. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Int, formazione necessità assoluta per il tributarista

    Int, formazione necessità assoluta per il tributarista

    (Adnkronos) – Per l’Istituto nazionale tributaristi (Int) la formazione professionale non è solo un obbligo collegato al rilascio dell’attestato di qualità e di qualificazione professionale ai sensi della legge 4 del 2013 e delle norme statutarie, ma è una necessità assoluta per il tributarista che voglia offrire un’assistenza di qualità ai propri iscritti.  “Per offrire ulteriore supporto alla formazione professionale obbligatoria, per le tributariste e i tributaristi dell’Int, gli approfondimenti della commissione nazionale fiscalità non saranno solo più solo utilizzati per il confronto istituzionale sulla normativa tributario-economica ma, ove non soggetti a riservatezza se non richiesta dagli interlocutori istituzionali o per ragioni di opportunità, saranno pubblicati in un’apposita pagina dell’ area riservata nel portale dell’Int", dichiara il presidente nazionale Riccardo Alemanno, che aggiunge: "per supportare il lavoro svolto dalla commissione fiscalità si é provveduto a implementarne i componenti che sono passati da 5 a 8 e saranno sempre coordinati dal vice presidente nazionale Giuseppe Zambon, inoltre, sempre per sviluppare alcune tematiche di particolare interesse, è stato costituito il centro studi dell’Istituto nazionale tributaristi i cui primi componenti saranno i tributaristi Int della commissione fiscalità, in questo caso il ruolo di coordinatore sarà però ricoperto dal direttore generale Roberto Vaggi, potranno in seguito partecipare altri tributaristi Int ed esperti esterni".  "Ringrazio di cuore le colleghe e i colleghi che sono resi disponibili a dare il loro contributo fattivo per lo studio e l’approfondimento delle norme, incarico che hanno assunto con profondo spirito di servizio verso l’Int e i suoi iscritti. La formazione e l’aggiornamento dei tributaristi Int avranno ulteriori supporti per navigare nel mare tempestoso delle normativa tributaria e poter fornire servizi di qualità nell’ambito della consulenza tributaria e contabile", conclude. I componenti della Commissione nazionale fiscalità, che già collaborano con importanti riviste del settore o svolgono attività di relatore in incontri di studio, sono: Alessio Argiolas (Cagliari), Fabrizio Artizzu (Roma), Anna Briozzo (Brescia), Andrea Cartosio (Genova), Monica Cerva (Cuneo), Salvatore Cuomo (Roma) e Davide Scandaletti (Padova), oltre al già citato Coordinatore Giuseppe Zambon (Sondrio). Alle riunioni, sia della commissione che del centro studi, potrà partecipare il presidente Alemanno. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Dr, da Dealer Day a Salone Barcellona vetrina doppia per brand e anteprime del gruppo

    Dr, da Dealer Day a Salone Barcellona vetrina doppia per brand e anteprime del gruppo

    (Adnkronos) – E' stata una vetrina 'doppia' quella che ha messo in campo il Gruppo DR che ha presentato al Salone dell'Automobile di Barcellona tutto il suo portafoglio di marchi, confermando la 'scommessa' sul mercato iberico mentre al Dealer Day di Verona ha presentato i restyling di DR 6.0 Super Hybrid e DR 6.0 Super Thermohybrid, assieme al 'ritorno' del marchio Katay con una linea di veicoli commerciali.  Per quanto riguarda la Spagna dopo aver lanciato il marchio Evo e consolidato progressivamente la sua presenza nel primo trimestre del 2025, grazie ai nuovi modelli e a una rete in continua evoluzione, ora il gruppo DR porta su quel mercato gli altri suoi marchi – DR, Tiger, Sportequipe, ICH-X e Birba – con l’obiettivo di ottenere in breve tempo gli stessi risultati raggiunti in Italia. Tutti i modelli del gruppo creato da Massimo Di Risio si caratterizzano per la possibilità di avere il sistema di alimentazione Thermohybrid con GPL di fabbrica, il che consente in Spagna di ottenere la speciale ’"Etichetta ECO" per l’accesso nei centri urbani, oltre ad una maggiore autonomia e un risparmio sui costi del carburante. A Barcellona ha di fatto debuttato la DR International, la divisione del gruppo, con a capo Enrico Atanasio, che si occuperà dello sviluppo dei nuovi marchi in Spagna, per poi mettere in atto una progressiva espansione sui principali mercati europei, come Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Grecia. Tra le novità esposte al Salone di Barcellona spicca la nuova Sportequipe S8 GT, SUV di 4,7 mt. 7 posti (5 nella versione Thermohybrid benzina/GPL), dal desing molto accattivante e spinto da un 1.6 turbo ad iniziezione diretta da 186 CV. In Italia, invece, il gruppo DR è tornato a Verona al Dealer Day aggiungendo ai 6 brand 'originari' anche quello Katay, storico marchio del gruppo dedicato ai veicoli commerciali che presto lancerà sul mercato una linea completamente rinnovata, con tre furgonati full-electric e tre cassonati benzina/GPL. Uno di questi è il Katay 28, esposto a Verona.  Tra le altre novità presenti al Dealer Day, la nuova Sportequipe S8 GT che affianca la Sportequipe 6 GT, oltre ai restyling di DR 6.0 in versione PHEV e Termhohybird nello stand DR. Nello stand Tiger le due Tiger Six ed Eight, due Birba in quello dedicato alla nuova microcar del gruppo ed infine il K2 ed il K3 in quello ICH-X. Una versione speciale (Rock’s) e personalizzata del K2 è stata consegnata a Danilo Petrucci, pilota di Super Bike, testimonial di Sportequipe/ICH-X, intervenuto durante il dealer meeting Sportequipe/ICH-X. —motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Startup, Costabile (Luiss): “Pochi investimenti in AgriFoodTech, invertire rotta o declino”

    Startup, Costabile (Luiss): “Pochi investimenti in AgriFoodTech, invertire rotta o declino”

    (Adnkronos) – E' uno dei pilastri dell'economia del nostro Paese, riconosciuto in tutto il mondo. Ma per far sì che mantenga la sua leadership servono investimenti in nuove tecnologie e innovazione. Che in Italia, invece, scendono sempre di più, penalizzando le tantissime startup, che, spesso vanno a cercare fortuna all'estero. Stiamo parlando dell'agroalimentare, settore di punta del made in Italy e traino del nostro Pil, che oggi però si trova davanti a sfide decisive, come spiega ad Adnkronos/Labitalia Michele Costabile, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese (marketing) all'università Luiss di Roma dove dirige Luiss X.ITE – centro di ricerca su tecnologie e comportamenti di mercato, che ha realizzato il primo 'Rapporto sulla trasformazione tecnologica della filiera agroalimentare. Il contributo della startup economy', nell'ambito del progetto promosso da Federalimentare e sostenuto da Confagricoltura.  "Noi come Italia -spiega Costabile- oggi arriviamo addirittura ad avere un peso dell'agroalimentare sul Pil che è stabilmente del 30%, con turisti che vengono in Italia attratti alla bellezza del Paese e dal cibo, prima di ogni altra cosa. Visto che il resto del mondo sta investendo tanto sull'agroalimentare per il futuro, per riuscire a soddisfare le esigenze di una popolazione che arriverà nei prossimi 20-25 anni a 9 miliardi di persone, se noi non facciamo questo stesso investimento oggi, il domani che si costruisce oggi ci vedrà con una posizione meno rilevante". E i numeri che emergono dal Rapporto evidenziano invece uno scenario negativo per il sostegno alle startup di settore. Nel 2024, infatti, sono stati investiti in startup agri&foodtech poco più di 100 milioni di euro, in calo rispetto al valore degli investimenti nel 2023 (poco più di 140 milioni di euro; -28%) e nel 2022 (poco più di 150 milioni di euro; -36% il decremento 2024 su 2022). Una situazione drammatica visto che, come sottolinea Costabile, "in tutti i settori del mondo ormai la gran parte dell'innovazione o arriva o è stimolata dalle startup, e non a caso si parla di startup economy". E senza innovazione si ferma la crescita. "I numeri sono da brivido, dobbiamo agire. Perché già oggi, per stare al passo con gli altri Paesi, non per stare meglio degli altri, dovremmo investire 5 volte quello che stiamo facendo", sottolinea Costabile. Confrontando infatti quanto investito in Italia con la media di quattro Paesi europei di riferimento, dal Rapporto emerge che per colmare il gap, per esempio, in rapporto al valore produzione agricola, il valore degli investimenti agri&foodtech dovrebbe essere oltre 500 milioni di euro annui, appunto en 5 volte di più rispetto al dato reale del 2024.  Una situazione che sta portando tanti 'cervelli' ad andare a cercare fortuna, e investimenti, fuori dal nostro Paese se è vero che "sulle 2.500 start-up agroalimentari presenti in Europa circa il 10% potrebbe avere un fondatore, o co-fondatore, italiano. E' un dato che si riserviamo di validare in modo più puntuale nella seconda edizione del nostro Rapporto", sottolinea.  Non c'è da perdere tempo, insomma, e servono azioni incisive per sostenere un comparto come l'Agri&foodtech che può essere decisivo nell'economia del nostro Paese nei prossimi anni. E per Costabile sono diverse le proposte che "riguardano il mondo dell'università, della ricerca, ma anche delle associazioni in categoria delle imprese. Ad esempio così come a Milano, dopo l'Expo, hanno fatto un investimento colossale per creare il Mind. E all'interno del Mind, la punta di diamante è lo Human Technopole, oggi bisogna creare un agri-food technopole. Qualcosa si sta facendo a Napoli, con il rettore dell'Università Federico II, molto capace e competente, che sta spingendo per lo sviluppo di questo agri-tech center, ma non basta. Data la nostra primazia nella filiera agroalimentare, ne dobbiamo avere almeno due in Italia. Oltre alla Campania penso alla food valley in Emilia, perché così c'è la prossimità con il mondo delle imprese", sottolinea Costabile.  Per Costabile questi due agri-tech center sono fondamentali "perchè le persone devono vedere, devono andare a cena insieme, per poter partorire idee nuove e soprattutto per poter trovare la chimica necessaria per realizzarle. L'innovazione passa dall'interazione fisica del corpo delle persone, guardandosi in faccia", sottolinea.  E poi per il docente della Luiss è necessario che startup e imprese si 'parlino'. "Bisogna fare in modo che il mondo delle start-up non sia staccato dal mondo corporate, che non siano due mondi separati. Il corporate guarda le start-up come quattro ragazzini fuori di testa e le start-up guardavano il mondo corporate come dei vecchi dinosauri. Non è così. Questi due mondi devono interagire strettamente, ricordando al mondo corporate che ogni grande azienda, prima di diventare grande era una start-up, era bambina, no? Quindi bisogna fare in modo che questi due mondi interagiscono di più. Con risorse economiche, con investimenti, con piani di lavoro congiunto, laboratori di sperimentazione, quindi cose concrete", ribadisce.  Ma non basta. "Terzo elemento fondamentale, gli organi governativi e, diciamo, anche le aziende devono capire che gli investimenti devono essere fatti, non solo in misura rilevante, ma anche intelligente. Dobbiamo fare in modo che il mondo privato abbia dei vantaggi nell'investire in venture capital. E i vantaggi sono detrazioni vere e immediate. Io, per esempio, mi trovo a Londra, dove se un privato come me o come lei investe anche solo 10.000 euro in una start-up, gli arrivano 4.000 euro sul bonifico in banca, appena l'investimento viene registrato dalla banca. O come in Canada dove avevano gli stessi problemi dell'Italia e hanno fatto una legislazione per incentivare l'interesse dei privati", sottolinea.  Oggi lo scenario in Italia non è esaltante, come spiega Costabile. "Oggi in Italia ci sono solo due Fondi che investono veramente sulle start-up. Uno grande e importante che si chiama 'Linfa Agrifoodtech innovation fund' e un altro, più piccolo, 'Maia'. Sono pochi, hanno una dotazione di 100 milioni di euro da investire in 5 anni, noi ne dobbiamo investire 500 milioni all'anno. Quindi mancano 2 miliardi e 300 milioni di euro per arrivare a quanto dovremmo investire per essere al passo con gli altri Paesi", sottolinea il docente della Luiss. E per salvare la competitività di un settore, l'agroalimentare, che "è -ricorda Costabile- un elemento essenziale della cultura italiana tanto decantata e apprezzata nel mondo. E gli investimenti in Agrifoodtech hanno un impatto straordinario sul clima perchè l'agricoltura e agroalimentare sono i principali responsabili di emissione di Co2 ed è normale che quando innovo abbasso queste emissioni con un impatto molto positivo sul clima. Moltissime innovazioni che arrivano dalle startup di questo settore hanno poi un impatto su energia, salute, su nuovi materiali circolari, sulla giustizia sociale rendendo più accessibile l'alimentazione", conclude   —lavoro/start-upwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Anteprima d’estate evento promosso da Artigiano in Fiera

    Anteprima d’estate evento promosso da Artigiano in Fiera

    (Adnkronos) – Dal 29 maggio al 2 giugno, tutti i giorni dalle 10 alle 22.30, a Fieramilano Rho, in provincia di Milano, 760 artigiani da 50 paesi del mondo daranno vita ad Anteprima d’estate, il nuovo appuntamento promosso da Artigiano in Fiera. A dare vita a questo format saranno 760 artigiani da 50 Paesi del mondo: un'esperienza per celebrare la bella stagione, accompagnata da eventi dedicati alle culture e tradizioni dal mondo. Anteprima d’Estate propone un’esperienza tra i sapori dall’Italia e dal mondo nelle sei Grandi Piazze, ognuna legata da un fil rouge gastronomico e con la presenza di balli e spettacoli tipici dei territori. Nel padiglione 13 “Sapori senza confini” è un vero e proprio concentrato di eccellenze artigianali che attraversa l’Italia, l’Europa e il mondo. L’Austria e la Baviera dialogano con l’Irlanda, la Campania incontra la Sicilia e l’Asia svela i suoi segreti con specialità da Sri Lanka, Cina e Giappone. Dalle zeppole ai Kurtoskalacs, dal fish&chips ai baozi, ogni assaggio è una scoperta accompagnata da musiche tradizionali irlandesi. La limitrofa area “Paella, Fuoco e Fiesta” risuona di griglie ardenti e chitarre latine. Empanadas argentine sfidano paelle fumanti, mentre i panini tex-style abbondano di pulled pork e salsa affumicata. A rinfrescare, gelati tropicali battuti a mano e boccali di birra artigianale. Nell’area “Braci Esotiche & Fiamme Vive” all’interno del padiglione 22 le braci sfrigolano sotto tagli di carni argentine, pollo tandoori e tamales. Tutto intorno, il profumo del caffè arabo intreccia note di cardamomo con la freschezza di birre artigianali per un’esperienza multisensoriale: calore, spezie, musiche e storie si fondono in una straordinaria festa estiva con spettacoli dal mondo. Nel padiglione 15 batte il cuore gastronomico d'Italia. L’area “Cuore Italiano: Sole, Sapore, Passione” è un’accurata selezione di specialità regionali. Ogni piatto, dalle paste ai fritti, dalle carni ai prodotti caseari, racconta una storia di territorio e passione artigianale, dalla Liguria alla Campania, passando dalle Marche, dalla cucina romana e dalle specialità valtellinesi, passando dal Piemonte, l’Abruzzo e la Toscana. Sempre nel padiglione 15 l’area “Tesori del Sud: Gusto e Tradizione” è un tripudio di specialità gastronomiche dal Sud Italia. Spaghetti all’assassina, bombette pugliesi, porchetta dei Nebrodi e arrosticini dell'Agro Pontino sono solo alcuni dei grandi classici, a cui si affiancano i dolci più famosi, come cannoli, tette delle monache ed altre specialità a completamento di un’esperienza intensa, riscaldata dalla pizzica salentina. Il viaggio gastronomico ad Anteprima d’Estate si chiude nell’area “Nord, Sud, Ovest, Est: un viaggio inaspettato”, dove il mondo è servito in tavola. Dai risotti veneti alle specialità romagnole, alla pizza campana, dalle specialità tunisine e cinesi a quelle iraniane, l’area è un concentrato di culture e sapori artigianali, perfetto per condividere un'esperienza unica nelle sere d'estate accompagnata da musiche e spettacoli dal mondo. Sarà anche presente, in anteprima, il panettone ufficiale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Stati generali della pelletteria italiana, urgente fare sistema

    Stati generali della pelletteria italiana, urgente fare sistema

    (Adnkronos) – Il solenne salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze ha ospitato ieri la quinta edizione de 'Gli stati generali della pelletteria italiana', organizzata da Assopellettieri – l’Associazione che rappresenta le imprese italiane di pelletteria, aderente a Confindustria e a Confindustria Accessori Moda – in partnership con The European House – Ambrosetti e in co-promozione con il Comune di Firenze. L’evento ha registrato un grande successo con la registrazione di oltre 300 persone e 14 sponsor che hanno supportato l’iniziativa, a testimonianza della grande attenzione al comparto e alle tematiche legate al futuro di una delle filiere più importanti del Made in Italy. Con oltre 12 miliardi di euro di fatturato nel 2024 e un saldo commerciale tra i più attivi d’Europa (seppur in lieve decrescita rispetto all’anno precedente, -9%) la pelletteria italiana si conferma un pilastro strategico del Made in Italy. L’Italia è oggi infatti il secondo esportatore mondiale dopo la Cina, grazie a un modello produttivo diffuso, competitivo e fortemente identitario. Ma per mantenere saldo questo ruolo centrale nel mercato, l’eccellenza non basta. “Il nostro primato nel mondo non può essere dato per scontato”, ha dichiarato Claudia Sequi, presidente di Assopellettieri. “Servono interventi strutturali e una reale politica industriale condivisa, per assicurarci tale primato anche nel futuro”. Proprio la Presidente ha inaugurato il convegno dando il benvenuto agli ospiti e lasciando poi la moderazione degli interventi in programma alla giornalista Mediaset, Costanza Calabrese. Non sono mancati i saluti istituzionali; Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana e Jacopo Vicini, assessore allo Sviluppo economico, Turismo, Fiere e Congressi del Comune di Firenze hanno rimarcato il legame tra il settore e i valori economici e culturali del territorio. Dario Fabbri, direttore del mensile Domino, ha offerto un’accurata lettura dello scenario-geopolitico, andando oltre l’attualità delle tensioni internazionali per approfondirne le radici strategiche e gli effetti di ricaduta a livello economico sulla manifattura italiana. A seguire, il videomessaggio di Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha ribadito l’importanza del comparto pelletteria per l’economia nazionale, sottolineando la necessità di fare sistema tra tutti gli attori della filiera. Cuore pulsante dell’edizione 2025 è stata la presentazione ufficiale del nuovo studio strategico sul settore della pelletteria italiana frutto del lavoro condiviso tra Teha, Assopellettieri e uno Steering Commitee di sei persone, rappresentanti delle tre anime del settore pellettiero italiano: brand, grandi produttori e pmi a marchio proprio. La prima parte dello studio, restituisce una panoramica dettagliata del settore da cui sicuramente emerge la conferma della leadership italiana nella pelletteria di alta gamma: con 4.532 imprese attive, circa 49.000 addetti e un fatturato di 12 miliardi di euro nel 2024, l’Italia si attesta come il primo produttore europeo, rappresentando da sola il 47% del giro d’affari continentale. Un primato ottenuto nel tempo grazie a un tessuto imprenditoriale coeso e performante, strutturato in distretti industriali che favoriscono qualità, flessibilità e un elevato grado di integrazione tra le fasi della filiera; primato che però va difeso e sostenuto. A presentare la ricerca è stato Flavio Sciuccati, Senior Partner di The European House – Ambrosetti. Il suo intervento ha inquadrato con lucidità le fragilità e le potenzialità del comparto. Guardando al futuro ha lanciato un monito chiaro: “abbiamo un sistema unico al mondo, ma non siamo abbastanza bravi a raccontarlo. Se non rafforziamo leadership e attrattività, rischiamo di perderlo”. Le sue parole hanno accompagnato i numeri del report, stimolando la riflessione corale sull’urgenza di fare sistema e sottolineando la necessità di rafforzare la competitività e l’attrattività del sistema nel suo complesso, promuovendo un modello di cooperazione lungo tutta la filiera, in grado di valorizzare la complementarità tra grandi gruppi, pmi e fornitori. Ma è nella seconda parte del report che si delinea con chiarezza la proposta strategica per il futuro da parte dell’Associazione. Un vademecum articolato in sei raccomandazioni operative per il settore e allo stesso tempo un appello alle Istituzioni per affrontare le sfide attuali con strumenti efficaci e per rafforzare e consolidare la leadership internazionale del Made in Italy. La prima raccomandazione invita a promuovere la sostenibilità economica lungo tutta la filiera, attraverso misure fiscali dedicate, incentivi alla crescita e alla stabilità, e una più equa distribuzione del valore. Segue l’indicazione a costruire un patto di legalità e trasparenza, rafforzando gli strumenti di tracciabilità, ma anche la compliance normativa e contrattuale, per generare fiducia e ridurre le distorsioni. Puntare alla sostenibilità ambientale e sociale come tratto distintivo del Made in Italy, per rafforzare l’immagine del comparto sui mercati internazionali, è la terza raccomandazione. Emerge poi la necessità di attrarre e formare nuovi talenti, costruendo uno storytelling condiviso che valorizzi i mestieri tecnici e artigianali, promuovendo collaborazioni con istituti formativi e incentivando l’integrazione della forza lavoro straniera. Altrettanto centrale è il tema dell’innovazione artigianale: non si tratta di sostituire il sapere manuale, ma di affiancarlo con tecnologie avanzate, digitalizzazione e interazione uomo-macchina per migliorare qualità, tracciabilità e attrattività del lavoro. Infine, l’associazione focalizza l’attenzione sul potenziamento dell’internazionalizzazione, chiedendo supporto per le aziende nell’intercettare nuovi mercati, semplificando l’accesso agli strumenti di finanziamento per l’export e consoli-dando il ruolo strategico delle fiere come piattaforme di visibilità. —lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • First Playable 2025: oltre 40 investitori e publisher internazionali pronti ad incontrare gli studi di sviluppo italiani

    First Playable 2025: oltre 40 investitori e publisher internazionali pronti ad incontrare gli studi di sviluppo italiani

    (Adnkronos) – IIDEA, l'associazione che rappresenta l'industria dei videogiochi in Italia, ha annunciato l'apertura delle prenotazioni per le sessioni di pitching della settima edizione di First Playable. Questo evento business internazionale, dedicato agli sviluppatori di videogiochi, si terrà dall'11 al 13 giugno a Firenze, presso il Palazzo degli Affari e il Cinema la Compagnia. 
    Nelle giornate di giovedì 12 e venerdì 13 giugno, oltre 40 rappresentanti tra investitori e publisher internazionali saranno presenti a Firenze, grazie al supporto dell'Agenzia ICE e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Questi ospiti saranno a disposizione degli sviluppatori italiani per fissare incontri individuali (1:1) e valutare potenziali opportunità di collaborazione. La prenotazione delle sessioni avverrà tramite la piattaforma di matchmaking fornita da Meet to Match, previa acquisizione di un biglietto "Developer Full Access". L'elenco completo delle aziende che hanno confermato la propria partecipazione alla settima edizione dell'evento è consultabile sul sito ufficiale di First Playable. Quest'anno, in aggiunta agli incontri individuali, IIDEA introduce un nuovo format: le "roundtable". Si tratterà di incontri "1-molti" della durata di un'ora, in cui un ospite internazionale (roundtable leader) interagirà con diversi sviluppatori italiani. Le tavole rotonde offriranno un'opportunità per discutere temi centrali per l'industria dei videogiochi, promuovendo lo scambio di idee tra una rete diversificata di sviluppatori locali, dalle realtà consolidate alle startup emergenti. L'accesso alle roundtable sarà riservato ai possessori del biglietto "Developer Full Access", senza necessità di prenotazione e fino ad esaurimento posti. Sono già confermati otto appuntamenti per le giornate di giovedì 12 e venerdì 13 giugno, con rappresentanti di Gambit Digital, Slitherine, 1Up Ventures, SuperNova Capital, Sony Interactive Entertainment, Xsolla, Epic Games e Sourcing in the Rain. 
    Per partecipare a First Playable 2025, sono disponibili due tipologie di biglietti acquistabili su Eventbrite: "
    Developer Full Access
    " e "
    Developer Social Access
    ". Entrambe le opzioni sono riservate a imprese, team e professionisti con sede in Italia attivi nello sviluppo di videogiochi. Gli altri operatori interessati, come realtà internazionali, fornitori di servizi, sponsor e partner, possono contattare IIDEA tramite i riferimenti presenti sul sito ufficiale dell'evento per ricevere una proposta di ticketing personalizzata. I biglietti includono l'accesso alle giornate dell'evento, inclusa la cerimonia di premiazione degli Italian Video Game Awards e il successivo party che si terrà il 12 giugno presso il Cinema la Compagnia. Giunto alla sua settima edizione, First Playable è organizzato da IIDEA, l'associazione che rappresenta l'industria dei videogiochi in Italia, e Toscana Film Commission – Fondazione Sistema Toscana, in collaborazione con l'Agenzia ICE e il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con l'obiettivo di accelerare la crescita e il consolidamento dell'industria italiana dei videogiochi. Epic Games è Diamond Partner dell'evento, mentre Bologna Game Farm, il progetto europeo GAME-ER, in collaborazione con le OGR Torino e il programma di accelerazione Quickload, LCA Studio Legale, Memorable Games e Slitherine figurano tra i Gold Partner. Audio Network Italia, Caracal Games, Untold Games e Xsolla sono Silver Partner. Ulteriori dettagli sono disponibili sul sito ufficiale dell'evento www.firstplayable.it. Per prenotare gli incontri di pitching e partecipare alle roundtable, è necessario acquistare un biglietto "Developers Full Access" e registrarsi sulla piattaforma Meet to Match. —tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Per JLR utile da 2,5 mld sterline grazie a boom Defender, grande attesa per Range Rover Electric

    Per JLR utile da 2,5 mld sterline grazie a boom Defender, grande attesa per Range Rover Electric

    (Adnkronos) – Nonostante le incertezze del mercato e la fase di trasformazione del marchio Jaguar, il gruppo Jaguar Land Rover Automotive ha chiuso l'intero anno fiscale al 31 marzo scorso con un utile di 2,5 miliardi di sterline, il profitto più alto in un decennio. Un risultato sostenuto anche dal risultato netto prima delle imposte di 875 milioni di sterline per il quarto trimestre, il decimo trimestre in utile consecutivo di JLR. L’Ebit è stato del 10,7% per il quarto trimestre e dell'8,5% per l'intero esercizio. Il gruppo segnala come JLR mantiene la sua tendenza di performance costante: i ricavi del trimestre sono stati di 7,7 miliardi di sterline, in calo dell'1,7% rispetto al quarto trimestre dell'esercizio 2024 e in aumento del 3,2% rispetto al trimestre precedente mentre i ricavi dell'intero anno, di 29,0 miliardi di sterline, sono rimasti invariati. Il fatturato per il quarto trimestre è stato di 7,7 miliardi di sterline, in calo dell'1,7% su base annua. Sul fronte prodotto, spicca il dato delle vendite di Defender che hanno raggiunto un nuovo record nell'anno fiscale con 115.404 unità (+0,7%) su base annua. Il gruppo segnala come il programma di sviluppo di Range Rover Electric continua, con test invernali ad Arjeplog, in Svezia, mentre la sua lista d'attesa supera quota 61.000 unità e le nuove linee di produzione sono state testate con successo a Solihull, in vista appunto della produzione della Range Rover Electric. Sempre sul fronte elettrificazione le vendite retail globali dei modelli plug-in JLR nell'esercizio 2025 sono aumentate del 21,7% su base annua, con il brand Range Rover in crescita del 38,2%. Il gruppo segnala poi come la collaborazione con il partner China JV Chery, nata per creare un portafoglio di modelli elettrici basato sul brand Freelander "procede bene e integra l'attività esistente di JLR in Cina". Commentando la performance il ceo Adrian Mardell sottolinea come il gruppo "ha chiuso l'anno con forti profitti annuali e trimestrali, tra cui il decimo trimestre redditizio consecutivo e l’obiettivo di debito netto pari a zero. Questa performance forte e coerente, l'impegno delle nostre persone, dei partner e dei clienti e l'appeal dei nostri marchi di lusso sosterranno la nostra risposta alle attuali sfide economiche globali, incluso il contesto commerciale mondiale in evoluzione.” —motoriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Kingdom Hearts IV, Square Enix pubblica nuove immagini

    Kingdom Hearts IV, Square Enix pubblica nuove immagini

    (Adnkronos) – A oltre due anni di distanza dall’annuncio ufficiale, Square Enix ha rilasciato due nuove immagini di Kingdom Hearts IV, offrendo un primo sguardo aggiornato sul titolo attualmente in sviluppo. I nuovi screenshot, pubblicati in occasione di una comunicazione rivolta ai fan, rappresentano il primo materiale inedito diffuso dal reveal iniziale avvenuto nell’aprile 2022. Con un messaggio rivolto alla community, Square Enix ha confermato l’impegno continuo nella realizzazione del gioco: “Stiamo lavorando intensamente a Kingdom Hearts IV e continueremo a dedicarci con passione allo sviluppo. Il nostro obiettivo è offrire un’esperienza all’altezza delle vostre aspettative.” Lo studio ha inoltre espresso gratitudine per l’entusiasmo dimostrato dai fan in attesa del nuovo capitolo, affermando: “Non vediamo l’ora di condividere ulteriori dettagli quando sarà il momento opportuno. Fino ad allora, vi ringraziamo per la pazienza e il sostegno costante”. Kingdom Hearts IV rappresenta il nuovo episodio principale dell’omonima saga action RPG, nata nel 2002 dalla collaborazione tra Square Enix e Disney. La serie è celebre per il suo intreccio narrativo complesso, che fonde personaggi originali come Sora, Riku e Kairi con le icone dell’universo Disney e dell’universo Final Fantasy. Nel corso di oltre vent’anni, Kingdom Hearts ha costruito una immensa fanbase globale, distinguendosi per il suo stile visivo unico, la colonna sonora curata da Yoko Shimomura e un gameplay dinamico che ha saputo evolversi nel tempo. Dopo la conclusione della “Saga di Xehanort” con Kingdom Hearts III, il quarto capitolo inaugurerà una nuova fase narrativa, denominata “Saga del Maestro del Maestri”, e vedrà il protagonista Sora catapultato in un mondo più realistico, noto come Quadratum. Le prime sequenze mostrate nel 2022 lasciavano intravedere un netto cambio di registro visivo, con ambientazioni urbane ispirate a città moderne, in contrasto con gli scenari fiabeschi tipici dei precedenti capitoli. Al momento, Square Enix non ha fornito una finestra di lancio né confermato le piattaforme di destinazione. —tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)