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  • Lupi “Tutto non si può fare, serve il coraggio di scegliere”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Chi governa lo fa attento alle risorse che si hanno, con al centro il bene comune. Non si fanno pagare i conti alle generazioni successive. C’è un problema di conti pubblici, non è tempo delle manovre a debito incontrollato, tutto non si può fare”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi.
    “Più che promesse abbiamo un programma con il quale ci siamo candidati per governare cinque anni – spiega -. Riduzione del cuneo fiscale, riforma fiscale, trasformazione del reddito di cittadinanza, riforma della giustizia: cose già fatte. La riduzione delle accise è un errore: costa un miliardo al mese, è un taglio orizzontale che va a beneficio anche di chi si può permettere un litro di benzina a due euro. Meglio vincolare quei soldi alle fasce più deboli e ridare potere d’acquisto ai salari. Lariduzione del cuneo fiscale deve diventare strutturale, sono dai 50 ai 100 euro netti al mese per i dipendenti, mentre quota 41 non mi pare una priorità del Paese. Oppure: rafforziamo la conciliazione lavoro-famiglia, portiamo al 60% per un anno il congedo parentale. Sugli investimenti abbiamo la sfida del Pnrr davanti, 40 miliardi l’anno se riusciamo a spenderli”.
    “L’errore da non fare è disperdere i fondi in mille rivoli. Ripeto: serve il coraggio di fare delle scelte”, sottolinea Lupi, che aggiunge: “Con la riforma fiscale si accorpano detrazioni, deduzioni, un’enorme dispersione”.
    Sul tema immigrazione, “la memoria è corta – dice -, appena insediati lanciammo l’allarme su questa sfida epocale, per la prima volta non c’è solo la lotta ai trafficanti della morte come priorità ma tornare ad essere protagonisti nel Mediterraneo, il piano Mattei è una strada forte e nuova, oppure il decreto flussi”.
    In merito al patto di bilancio: “Sarà una battaglia che ci vedrà tutti uniti, spero anche con l’opposizione. L’anno scorso facemmo un deficit del 4,5%, stare al 3,7 % vuol dire già avere 15 miliardi in meno, diminuzioni che bloccherebbero la crescita”.
    “Anche Noi Moderati fa valere le proprie ragioni”, fa osservare Lupi, evidenziando che “il centrodestra ha bisogno della componente moderata, senza responsabilità e concretezza non si governa, lo dice anche Meloni, rincorrere il facile consenso è un errore”. E per le Europee, secondo Lupi occorre “rafforzare la proposta popolare in un dialogo privilegiato con liberali e conservatori. Ci saremo e lavoriamo per un patto federato con chi si riconosce nel Ppe”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Crosetto “Il Patto di stabilità spada di Damocle sui conti italiani”

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    ROMA (ITALPRESS) – “La spada di Damocle è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità: è impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea del governo italiano sulla revisione delle regole fiscali europee. A Bruxelles chiede un cambio di passo: “Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    “Sui giornali leggo calcoli fatti sul Def, che contano un ammanco di 20 miliardi, ma la manovra si fa sulla Nota di aggiornamento al Def – spiega -. Attenderei quella per capire le effettive esigenze di politica economica”. “Non penso – aggiunge – che, quando va a Bruxelles, il mio collega Giorgetti si metta a discutere dell’asticella del deficit, piuttosto di una prospettiva più ampia. La spada di Damocle, per il 2024, è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità. In una fase di crisi economica e industriale ritengo impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari. Bisogna cambiare la natura della discussione: il mondo è cambiato”.
    “Il tema – sottolinea – non è il valore del deficit da rispettare, ma il futuro dell’Europa. Sono in corso enormi cambiamenti: la transizione ecologica, la carenza di materie prime e l’avanzamento dei Brics impongono la ridefinizione dei parametri del Patto di stabilità dal puro ragionamento tecnico. Serve una visione di politica macroeconomica che guardi almeno ai prossimi 10-15 anni”.
    Il tema dei parametri del Patto resta, a partire dal tetto del 3% al deficit e del 60% al debito, in rapporto al Pil, che per la Ue vanno ripristinati. “Insisto – ribadisce Crosetto -. Non si possono affrontare questi temi come si affrontavano due
    o tre anni fa”. “Serve un mix di soluzioni – aggiunge -. Se vogliamo attrarre investimenti in alcuni settori fondamentali per il futuro dell’Europa, come la transizione industriale e digitale o altra spese, allora dobbiamo escludere questi investimenti dal Patto di stabilità. Non è più il tempo di dire ‘abbiamo sempre fatto così’. Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    Una strada è far sponda con la Francia. Ma quali possibilità ci sono, dato che, in questo momento, non c’è una linea comune sulla politica estera, come rivela il caso Niger? Secondo lei, bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti: “No, si sbaglia. Non ho mai detto che bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti. Anzi. Ho chiesto e ricevuto informazioni su eventuali, possibili, pericoli per il contingente militare italiano, la mia prima preoccupazione, e ho chiesto di capire se l’atteggiamento era bellicoso o tollerante: era tollerante. In ogni caso, la decisione su cosa fare in Niger deve essere presa in modo condiviso e a livello europeo, non può essere un Paese solo a decidere. Non esiste una difficoltà con la Francia, esiste un approccio diverso nella politica estera tra due Paesi”.
    Ed alla domanda se si proverà ad agganciare la Francia per evitare il ritorno alle vecchie regole fiscali, risponde: “Il tema interessa anche loro. Se riusciamo a mettere insieme più Paesi, possiamo definire una linea più forte e sperare che diventi quella di tutta l’Europa. Ma per arrivare a 27 Paesi bisogna iniziare da uno, poi arrivare a due, tre e così via”.
    Tornando alla manovra, dice: “La regia è del presidente del Consiglio di concerto con il ministro all’Economia. Le proposte le fanno tutti i ministri, poi serve una sintesi che si trova in Cdm dove il premier è ilprimus inter pares. Il punto è concentrarsi non solo sulle risorse da trovare: l’azione di governo deve guardare alla costruzione di un humus economico per spingere gli investimenti e far crescere il Pil”. “C’è un grande lavoro da fare su burocrazia, leggi, infrastrutture, fiscalità di vantaggio – prosegue -. Non dobbiamo puntare solo sulla spesa pubblica, ma aumentare la ricchezza privata. Le manovre non sono un’operazione di cassa”.
    “La tassa sulle banche – spiega – ha una logica contingente. Viviamo in un Paese in cui il comparto ha registrato utili mai visti, superiori alle previsioni, e famiglie che pagano mutui senza precedenti: un travaso ci sta. Questo non significa demonizzare gli utili, ma un intervento, limitato nel tempo”.
    “In una fase di crisi economica e sociale, come quella che questo governo si trova a gestire, il primo dovere è mettere in sicurezza la parte del Paese che rischia di morire. Se non ho soldi per tutti e ho una famiglia con cinque figli scelgo di aiutare il più debole”, sottolinea Crosetto, che aggiunge: “Il ceto medio è diventato quello con i redditi più bassi, un grande pout-pourri in cui ci sono gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e dove sono finiti anche i lavoratori che pagano il conto dell’inflazione. Non abbiamo dimenticato il ceto medio: il nostro obiettivo di legislatura è ricostruirlo, dandogli la possibilità di riprendersi quello che aveva”.
    Sul caso Vannacci con Giorgia Meloni “ci siamo sentiti in più occasioni per vari motivi. Un suo intervento pubblico non era necessario”. Ed alla domanda su Cicchitto che dice che dietro Vannacci ci potrebbe essere la mano di Putin, risponde: “Non parlo di un caso su cui sono in corso i necessari accertamenti”.
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  • Dumfries e poi Lautaro, l’Inter vince anche a Cagliari

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    CAGLIARI (ITALPRESS) – Due gol, come contro il Monza. L’Inter risponde a Milan e Napoli vincendo 2-0 in casa del Cagliari, decisive le reti di Dumfries e Lautaro Martinez messe a segno nel primo tempo. Buona prova da parte dei nerazzurri che non falliscono l’occasione e agganciano due dirette concorrenti per lo scudetto.
    Quella della Unipol Domus non è stata comunque una gara semplice. Simone Inzaghi ha scelto gli stessi undici scesi in campo contro i brianzoli – con Thuram e Lautaro in attacco -, Ranieri ha confermato il solito 4-4-2 con Pavoletti e Oristanio in avanti, supportati in cabina di regia da Makoumbou e Sulemana. Ritmi subito elevati coi padroni di casa che hanno provato ad attaccare immediatamente la compagine interista, ma la prima occasione è capitata a Lautaro, col palo colpito al 14′. Col passare dei minuti Barella e compagni hanno alzato il baricentro e sono bastati 21 minuti a Dumfries, su assist di Thuram dopo un errore a centrocampo da parte dei sardi, per trovare il diagonale vincente. Il raddoppio è arrivato al 30′ con Lautaro Martinez, servito da Dimarco: chirurgico il piazzato da dentro l’area al termine di un’azione di contropiede. L’infortunio di Pavoletti al 35′ ha stravolto lo schema tattico dei rossoblù, lo stesso Ranieri ha tentato il tutto per tutto inserendo Di Pardo e cambiando l’approccio nel secondo tempo. I secondi 45 minuti hanno avuto un’intensità differente, con la squadra di Inzaghi che ha gestito senza quasi mai andare in affanno: i padroni di casa hanno abbozzato una reazione senza mai impegnare Yann Sommer. Al 27′ il Cagliari ha protestato in maniera veemente contro Fabbri per un contatto tra Luvumbo e Cuadrado, ma il fischietto di Ravenna ha deciso di lasciar correre. L’unico a creare qualche problema alla compagine interista è stato proprio l’attaccante angolano, mal supportato dai compagni: l’Inter invece ha sprecato il 3-0 colpendo il palo con Calhanoglu a quattro minuti dal termine. L’occasione per riaprire la sfida ce l’ha avuta Azzi, ma Sommer ha neutralizzato il tiro con un ottimo intervento. Nel prossimo turno il Cagliari andrà in casa del Bologna mentre l’Inter accoglierà la Fiorentina a San Siro.
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    (ITALPRESS).

  • Conte “Meloni disperata, usa strumenti di distrazione di massa”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Le agenzie di stampa hanno battuto da pochi minuti le parole pronunciate dalla presidente Meloni nel Consiglio dei Ministri odierno. I propositi annunciati dalla premier sono preoccupanti: ha detto di voler continuare nel solco della scorsa manovra per assecondare la crescita del Paese e per proseguire nell’aiuto alle fasce più fragili della popolazione.
    Quale realtà parallela vive Giorgia Meloni? In quale metaverso le sue politiche hanno favorito lo sviluppo delle imprese e arginato il disagio sociale delle famiglie in difficoltà? Siamo di fronte ad una ricostruzione curiosa se pensiamo ai favori elargiti a corrotti ed evasori, alla guerra che la maggioranza ha perpetrato con accanimento terapeutico contro i più deboli, contro il reddito di cittadinanza e contro un salario minimo per combattere il lavoro povero”. Lo afferma su Facebook il leader dei 5stelle Giuseppe Conte, commentando quanto dichiarato dal premier nel corso dell’odierno Consiglio dei Ministri.
    “Per continuare in questa direzione nel segno dell’austerità e della ingiustizia sociale Meloni e la sua cricca hanno bisogno evidente di strumenti di distrazione di massa, di capri espiatori. La premier costruisce oggi il castello di carte con cui domani giustificherà agli italiani una manovra improntata agli zero virgola, senza nulla per lavoratori e imprese.
    E’ questa l’unica plausibile ragione per cui oggi la Presidente Meloni è tornata sul passato muovendo ridicole accuse al Superbonus 110%, già spazzate via dal Rapporto annuale della Guardia di Finanza – uscito appena due mesi fa – e dal consigliere economico del ministro Giorgetti del Mef.
    Giorgia Meloni ha omesso di riferire che la Guardia di Finanza ha accertato che dal novembre 2021 al giugno di quest’anno sono stati sequestrati crediti fiscali inesistenti legati al Superbonus per soli 360 milioni, ovvero solo lo 0,5% del valore totale dei crediti fiscali da Superbonus” ha aggiunto il leader pentastellato.
    “Oggi abbiamo la certezza che Giorgia Meloni è disperata, al punto da dover imbastire una narrazione di comodo sulla manovra già negli ultimi giorni di un agosto che gli italiani ricorderanno per la speculazione governativa sul caro-benzina e per l’indifferenza governativa per il caro-vita. Ma la Presidente Meloni pensa davvero che gli italiani, a partire dai suoi stessi elettori, siano davvero così accecati? Questa è la dimostrazione plastica di un Governo allo sbando, pronto nuovamente a stringere la cinghia alle famiglie e alle imprese italiane. Troveranno sulla loro strada un Movimento determinato ad impedire questo nuovo giro di vite nel Paese” conclude Giuseppe Conte.

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  • Tim, Giorgetti “Partecipazione MEF fino a un massimo di 2,2 miliardi”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Speriamo che con questa azione si possa dare un quadro stabile e definitivo a una vicenda che vive una situazione di impasse e che, nei prossimi mesi, potrebbe avere una soluzione definitiva”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa che ha seguito il Consiglio dei ministri di oggi, illustrando i decreti approvati su Tim. “Consideriamo la rete di telecomunicazioni, in particolare quella che fa riferimento all’implementazione della fibra, come decisiva per il futuro del Paese”. “Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge che sostanzialmente autorizza a partecipare all’operazione di offerta e di acquisto, fino a un massimo del 20%, della Netco di Tim, insieme a KKR ed eventualmente altri soggetti nazionali” ha aggiunto il ministro. “La partecipazione sarà di minoranza per un importo massimo di 2,2 miliardi, ma è finalizzata ad assicurare l’utilizzo dei poteri speciali”. Quindi su un coinvolgimento di Cassa Depositi e prestiti nell’ambito dell’operazione sulla rete di Tim, ha concluso: “E’ possibile, tenendo conto dei vincoli dell’Antitrust”.

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  • Meloni “Dobbiamo essere pronti a fare di più e meglio”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Mi auguro che abbiate trascorso bene le vacanze, e che vi siate riposati abbastanza perchè abbiamo tanto lavoro da fare e un’agenda estremamente impegnativa. Abbiamo appena compiuto dieci mesi di governo, al primo anno mancano solo due mesi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in apertura del primo Consiglio del Ministri dopo la pausa estiva. “Un momento che ci ha consentito di fare un bilancio di questi 10 mesi, singolarmente e come squadra. Da una parte dobbiamo essere soddisfatti, dall’altra dobbiamo essere pronti a fare di più e meglio. Ora abbiamo maggiore esperienza, sul funzionamento, sui rischi. Da tutto si impara, soprattutto dagli errori. Ci aspetta un anno molto impegnativo che culminerà con le elezioni europee e la presidenza italiana del G7. Serve il massimo della compattezza, della determinazione, della concentrazione” ha rimarcato il premier. “Il primo appuntamento che abbiamo davanti è la scrittura della legge di bilancio, la più politica tra le leggi che un governo possa fare. E’ la legge principale sulla quale si basa tutto il resto e sulla base della quale programmare la nostra agenda. L’anno scorso, come sapete, abbiamo vissuto un momento di eccezionalità: il governo si è insediato il 25 ottobre e abbiamo dovuto scrivere la legge di bilancio in pochissimo tempo, e sulla base di emergenze che dovevamo affrontare, prima tra tutte quella energetica, che ha assorbito due terzi della manovra. Una scelta che ha consentito di mettere in sicurezza famiglie e imprese, il nostro tessuto produttivo. Questo non ci ha impedito di lanciare alcuni segnali importanti e di tracciare una direzione: penso al taglio del cuneo fiscale o alle risorse che abbiamo scelto di destinare alla famiglia, a partire dall’aumento dell’assegno unico. Misure che hanno tracciato una direzione. Direzione che ora dobbiamo consolidare e rafforzare” ha aggunto il Premier. “Il Ministro Giorgetti farà il punto e traccerà il quadro complessivo entro il quale ci muoviamo e ci muoveremo. Io intendo limitarmi ad alcune riflessioni e indicazioni. La prossima legge di bilancio dovrà essere, come è stata quella dello scorso anno, seria, per supportare la crescita, aiutare le fasce più deboli, dare slancio a chi produce e mettere soldi in tasca a famiglie e imprese. Finora abbiamo conseguito risultati molto importanti, superiori a quelli della Germania e della Francia, i mercati hanno premiato le nostre scelte, lo spread è basso, i dati sull’occupazione sono ottimi, il Pil nel primo semestre ha sorpreso tutti gli analisti, l’andamento delle entrate fiscali è positivo. Ma dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra. Tutti gli osservatori ci dicono che la congiuntura si sta facendo più difficile, a partire dal rallentamento dell’economia tedesca che si ripercuote in tutta Europa e sul nostro tessuto industriale. Quindi le risorse disponibili devono essere usate con la massima attenzione” ha aggiunto la Meloni. “La prima scadenza che abbiamo davanti è quella del 27 settembre. Entro quella data dovremo presentare alle Camere la Nadef, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, il documento di riferimento per lo scenario macroeconomico che ci servirà per indirizzare il nostro lavoro. E’ un documento importante che descriverà in che modo vogliamo orientare la nostra azione” ha affermato Giorgia Meloni. “E’ presto per dire, nel dettaglio, il quadro delle misure della prossima legge di bilancio ma il nostro obiettivo è confermare il taglio del cuneo fiscale, che rappresenta un provvedimento concreto che arriva ogni mese nella busta paga dei lavoratori. I prezzi dell’energia sono notevolmente più bassi rispetto a quelli di un anno fa, possiamo liberare altre risorse finanziarie, dobbiamo incrementare i fondi per le politiche demografiche e la natalità. Il Mef è al lavoro ma decideremo insieme su cosa concentrare gli interventi, con rigore e attenzione all’equilibrio del bilancio dello Stato. Di certo non possiamo permetterci sprechi, stiamo pagando in maniera pesante il disastro del Superbonus 110% e invito il ministro dell’Economia Giorgetti a illustrarci tra poco i numeri di questa tragedia contabile che pesa sulle spalle di tutti gli italiani. Vi anticipo alcuni numeri: nel complesso dei bonus edilizi introdotti dal Governo Conte 2, compreso il bonus facciate, i documenti dell’Agenzia dell’Entrate ci dicono esserci più di 12 miliardi di irregolarità. Alla faccia di chi accusa il centrodestra di essere ‘amicò di evasori e truffatori. Grazie a norme scritte malissimo si è consentita la più grande truffa ai danni dello Stato. Noi dobbiamo occuparci di coloro che, per queste norme, ora rischiano di trovarsi per strada” ha concluso il Presidente del Consiglio.

    Foto: Agenzia Fotogramma

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  • Sangiuliano “Svolta per sostenere lavoratori del settore spettacolo”

    Sangiuliano “Svolta per sostenere lavoratori del settore spettacolo”

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    ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha approvato, nella riunione di oggi, uno schema di decreto legislativo riguardante il riordino e la revisione degli ammortizzatori e delle indennità nonchè l’introduzione di un’indennità di discontinuità in favore dei lavoratori dello spettacolo. Il provvedimento è il risultato del lavoro congiunto svolto dal Ministro Sangiuliano e dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone. La copertura finanziaria prevista è di 100 milioni di euro per il 2023, 46 milioni per il 2024, 48 milioni per il 2025 e 40 milioni a decorrere dal 2026. Tali cifre saranno incrementate dagli oneri contributivi a carico dei datori di lavoro (pari all’1 per cento dell’imponibile contributivo); dal contributo di solidarietà, a carico dei lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (pari allo 0,50 per cento della retribuzione); dalla revisione e dal riordino degli ammortizzatori sociali e delle indennità.
    Il numero dei beneficiari del provvedimento sarà di circa 21mila lavoratori discontinui dello spettacolo (autonomi, co.co.co. e subordinati a tempo determinato) per attività connessa direttamente con la produzione e la realizzazione di spettacoli o in modo meno diretto rispetto al settore dello spettacolo (maschere teatrali, guardarobieri etc.) individuati con decreto interministeriale (Lavoro – Cultura), nonchè i lavoratori a tempo indeterminato con contratto di lavoro “intermittente”, se non sono titolari di indennità di disponibilità. A questi andranno in media, a decorrere dall’anno 2023, circa 1.500 euro. L’indennità sarà erogata in un’unica soluzione previa domanda presentata dal lavoratore all’INPS ogni anno, con riferimento ai requisiti maturati dal richiedente nell’anno precedente.
    “Lo schema di decreto legislativo varato oggi dal Consiglio dei Ministri ha un’importanza grandissima e rappresenta una norma di giustizia sociale da troppi anni attesa. Siamo riusciti, in tempi rapidissimi, a dare seguito alla nostra promessa di intervenire per tutelare una delle categorie più esposte e che da tempo reclamava un intervento. Abbiamo voluto occuparci delle tante lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che non sono sui palchi, che non hanno visibilità, ma il cui lavoro oscuro è indispensabile e consente a questi momenti di cultura di realizzarsi. Ringrazio il Ministro Calderone, il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, gli esponenti della maggioranza, i Presidenti delle Commissioni Cultura Roberto Marti e Federico Mollicone, ma anche quelli dell’opposizione come l’onorevole Matteo Orfini, che si sono attivamente adoperati per il provvedimento. Con oggi diamo concretezza e protezione a tutti quei lavoratori del mondo dello spettacolo che subiscono più degli altri gli effetti negativi di un settore caratterizzato da alti livelli di frammentarietà e discontinuità”, dichiara il Ministro Sangiuliano.
    “Con questo provvedimento interveniamo su un comparto, come quello dello spettacolo, fortemente penalizzato dalla pandemia. E che in futuro avrà a disposizione un nuovo ammortizzatore in grado di difendere la dignità dei lavoratori in caso di interruzione involontaria dell’attività lavorativa”,
    afferma il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

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  • Ue, Michel “Dovremo essere pronti all’allargamento entro il 2030”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Per essere credibili credo che si debba parlare di tempistiche e compiti a casa. E ho una proposta: mentre prepariamo la prossima agenda strategica dell’Ue dobbiamo prefiggerci un obiettivo chiaro. Credo che dobbiamo essere pronti, da entrambe le parti, ad allargarci entro il 2030”. A dirlo il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in Slovenia, al Forum strategico di Bled. “Ciò significa che il prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue dovrà includere i nostri obiettivi comuni – ha proseguito -. Questo è ambizioso, ma necessario. Dimostra che siamo seri. Darà una spinta trasformativa alle riforme e genererà interesse, investimenti e una migliore comprensione, e incoraggerà tutti noi a lavorare insieme. Dobbiamo agire di conseguenza. Ecco perchè i leader dell’UE discuteranno dell’allargamento nelle prossime riunioni del Consiglio europeo. Prenderemo posizione sull’apertura dei negoziati con l’Ucraina e la Moldavia. E mi aspetto anche che la Bosnia-Erzegovina e la Georgia tornino sul tavolo”.
    “Per essere più forte e più sicura, l’Ue deve rafforzare i nostri legami e diventare più potente. Ecco perchè è giunto il momento di affrontare la sfida dell’allargamento – ha ribadito -. Sia per noi nell’UE che per i nostri futuri Stati membri. E’ tempo di affrontare le sfide con chiarezza e onestà. Il percorso verso l’UE per i Balcani occidentali è iniziato più di 20 anni fa. Una regione nel cuore dell’Europa, circondata dall’Ue. Era anche una regione che emergeva dal conflitto dopo la disgregazione della Jugoslavia. Il vertice di Salonicco, nel 2003, ha confermato la prospettiva europea dei Balcani occidentali. Ma la lentezza di questo viaggio verso l’UE ha deluso molti, sia nella regione che nell’UE. Sono d’accordo con il Cancelliere Scholz quando dice che l’Europa deve mantenere le sue promesse”, ha concluso.

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  • Ucraina, Zelensky “Possibile una soluzione politica sulla Crimea”

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    ROMA (ITALPRESS) – E’ possibile una soluzione politica invece che militare, sulla Crimea. Lo ha chiarito il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un’intervista televisiva ripresa da diversi media del Paese. “Quando saremo ai confini amministrativi della Crimea, penso sia possibile forzare politicamente la smilitarizzazione della Russia sul territorio della penisola”, ha affermato Zelensky, che esclude l’intenzione di spingersi oltre i confini russi con il conflitto: “Sarebbe un grosso rischio, verremmo senz’altro lasciati soli, e la lotta per riconquistare i nostri territori è stata sostenuta in maniera determinante grazie ai rapporti con gli alleati”.

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  • Calenda “A ottobre processo costituente per il Fronte Repubblicano”

    Calenda “A ottobre processo costituente per il Fronte Repubblicano”

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    ROMA (ITALPRESS) – «Sì a un nuovo Partito della Repubblica fondato sui valori della prima parte della Carta. A ottobre Azione lancerà una costituente: porte aperte a liberali, popolari e riformisti». E «no ai “centrini” che si alleano con il M5S se vince il M5S e con la destra se vince la destra, pur di occupare uno strapuntino». Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera il segretario di Azione, Carlo Calenda.
    «C’è grande delusione per il comportamento di Italia viva. Renzi ha preso in giro gli elettori promettendo che avrebbe fatto un passo indietro e favorito la nascita di un grande partito liberal-democratico – prosegue -. E invece una volta rientrato in parlamento ha fatto saltare tutto per tenersi le mani libere e provare a entrare nel governo. Ma la responsabilità è mia che mi sono fidato, ora si volta pagina».
    «Quello che serve è un grande Fronte Repubblicano che si ispiri ai valori della Costituzione. Valori che, come ha ricordato Mattarella, sono frutto di compromessi tra culture politiche molto diverse – aggiunge l’ex ministro -. Lanceremo a inizio ottobre un processo costituente, per riunire riformisti, liberali e popolari. Inviteremo anche le persone di Italia viva che si sono spese con passione per il Terzo polo. A partire da Elena Bonetti con cui abbiamo lavorato benissimo».
    Al rientro dopo la pausa estiva l’obiettivo chiave è «il salario minimo. Dobbiamo chiudere un accordo tra il governo e le altre opposizioni per arrivare a un pacchetto che tuteli i lavoratori con salari drammatici – spiega Calenda -. Anche il Financial Times, non certo un giornale bolscevico, in un lungo reportage afferma che è uno strumento efficace per proteggere dall’inflazione i lavoratori poveri».

    – foto: Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).