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  • Italrugby vince in Galles, azzurri mai così nel Sei Nazioni

    Italrugby vince in Galles, azzurri mai così nel Sei Nazioni

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    CARDIFF (GALLES) (ITALPRESS) – Mai un’Italia così bella al Sei Nazioni. Dopo la vittoria con la Scozia all’Olimpico di Roma, che aveva fatto seguito al pareggio in Francia, gli azzurri del rugby chiudono il Sei Nazioni 2024 con un secondo successo, un 24-21 in Galles più netto di quanto non racconti lo score. Insomma, per il XV del ct Quesada due sole sconfitte, con Irlanda e Inghilterra, due vittorie e un pareggio. E, ciliegina sulla torta, il cucchiaio di legno che dopo undici anni finisce altrove, proprio a Cardiff. L’avvio degli azzurri è di buona fattura, tanto che è Garbisi, al 6′, ad aprire le danze con una punizione che si infila tra i pali (0-3). Capitan Lamaro conquista un’altra punizione al 13′ con un gran placcaggio, ancora Garbisi dalla piazzola ed è 6-0 per la Nazionale, che al 20′ realizza la prima meta dell’incontro con Ioane, non trasformata stavolta dal kicker tricolore. Reazione dei Red Dragons, che mettono in difficoltà la retroguardia ospite ma che porta pochi frutti anche per gli errori in fase di costruzione. Buon per l’Italia, che seppur senza impressionare alza la diga e regge l’urto senza sbandare. Ripresa che ripropone lo stesso spartito, con gli azzurri capaci di approfittare delle debolezze difensive dei britannici per mettere a segno, al 6′, la seconda meta con Pani, sostituto di Capuozzo, stavolta realizzata da Garbisi per il 18-0 di marca tricolore. Premono i gallesi, in mezzo al campo c’è qualche ruvidezza di troppo e l’Italia soffre un pò la pressione dei locali, che al 24′ trovano una meta di forza (poi realizzata da Costelow) con Dee convalidata al Tmo. Gli azzurri restano sul pezzo, dalla piazzola infilano l’acca prima Garbisi (31′) e poi Page-Relo (34′). Il gap è solcato, anche se nel finale il Galles ha un sussulto d’orgoglio e firma due mete con Rowlands (39′) e Grady (42′). Lloyd è preciso in fase di trasformazione ma è festa azzurra per un 24-21 finale che permette agli azzurri di brindare al miglior Sei Nazioni di sempre e di lasciare proprio al Galles, dopo undici anni, quel cucchiaio di legno simbolo dell’ultima della classe.
    – Foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • 31 maggio 1800: Il poggiolo di Napoleone. Protagonista della serata storica il nostro Giuseppe Leoni

    31 maggio 1800: Il poggiolo di Napoleone. Protagonista della serata storica il nostro Giuseppe Leoni

    Al Scurbat’, il 14 marzo 2024, incontro ‘storico’ organizzato dall’Auser per la presentazione della approfondita ricerca di Daniele Solivardi su quella che fu la ‘battaglia di Turbigo’ del 31 maggio 1800, cancellata dalla storia dalla successiva ‘Marengo’, che prese il titolo finale della seconda Campagna d’Italia.

    Lo scontro turbighese vide in prima linea Napoleone (dove il primo Console corse il rischio di essere ucciso, proprio sulla riva sinistra del Ticino), il quale passò la notte a Turbigo all’albergo turbighese della ‘Corona’ e fu accompagnato il giorno dopo a Milano su una carrozza guidata da un turbighese. Il fatto stesso che Napoleone avesse chiesto di essere seppellito a Sant’Elena, con indosso il mantello turchino che portava a Marengo, ha dato un maggiore ‘status’ a tale località nella storia ottocentesca.

    Giuseppe Leoni ha raccontato quali fossero state le tracce seguite, cinquant’anni fa, per pubblicare il numero di ‘Contrade Nostre’ sul ‘Combat de Turbigo’ del 3 giugno 1859 e la battaglia del 31 maggio 1800. Documento fondamentale era stata la nota del parroco Bossi (1844-1891) che – ai primi di giugno 1859 – puntando l’indice accusatore contro i “Francesi sempre fatali alla nostra Italia” citò come Turbigo fosse stato messo ‘a ferro e a fuoco’ nel maggio 1800. Da ciò le azioni che seguirono (il medico condotto dottor Brunati attraversò il Ticino per informare che il campo era libero) per fare per far sì che i Francesi – che avevano bivaccato nella notte del 3 giugno 1859 costringendo la Giunta Municipale a requisire otto buoi per la cena – se ne andassero in fretta dal paese.

    E’ da questo scritto che è stata mutuata la lapide che campeggia all’inizio di Via 3 giugno 1859, primo documento civico dell’evento.

    L’incontro è stato centrato sull’incisione ‘eccezionale’ che rappresenta la valle del Ticino – vista dalla costa di Galliate – realizzata da due artisti di altissimo livello (Muller e Holland) che incisero su una lastra di rame (non c’era ancora la fotografia) la fisionomia del nostro territorio, salvata miracolosamente dall’istituzione del ‘Parco del Ticino’. In particolare Daniele Solivardi si è soffermato sul ‘poggiolo’ di Napoleone, che si trova in territorio di Gallitate, accanto alla ‘Vecchia Dogana’. Un luogo ‘mitico’ in cui sulla stampa si riconosce Napoleone, con la divisa di generale (quella che avrebbe indossato anche a Marengo), mentre scruta il passaggio del Ticino delle truppe su indicazione del generale Murat che gli è accanto.

    “Una bella serata” come ci ha scritto Daniele Solivardi, inviandoci la foto che pubblichiamo.

  • Mercato Contadino a Busto Arsizio domenica 17 marzo  e poi anche il sabato di Pasqua

    Mercato Contadino a Busto Arsizio domenica 17 marzo e poi anche il sabato di Pasqua

    Domenica 17 marzo avremo la nuova edizione del Mercato Contadino a Busto Arsizio nel Parco Comerio ( con ingressi da via Espinasse, Via Magenta e via Silvio Pellico) dalle 9 alle 13.

    Il Mercato Contadino nasce dalla collaborazione tra Slow Food Legnano APS, Slow Food Valle Olona APS ed alcuni produttori locali sull’esempio dei mercati contadini di Cantalupo, San Giorgio su Legnano, Villa Cortese , Legnano e Nerviano.

    L’iniziativa consiste in un mercato di prodotti agricoli del territorio previsto per ogni terza domenica del mese nel Parco Comerio . Si potranno acquistare prodotti di stagione direttamente dai produttori che metteranno in esposizione le tantissime bontà prodotte localmente . Nel mercato si troveranno generi come salumi, pane e dolci, miele, formaggi, vino,olio, birra, riso, carne ed altri prodotti alimentari come farine , verdure e frutta di stagione .

    Il Mercato Contadino è una grande opportunità di incontro con produttori che hanno deciso di non essere coinvolti nella grande distribuzione e di poter colloquiare con l’utente finale per condividere proposte alternative di distribuzione degli alimenti tramite i mercati contadini mensili. I mercati a chilometro zero diffondono e favoriscono lo scambio tra consumatori e produttori informazioni utili in tema di educazione alimentare e corretti stili di vita. Il Mercato Contadino vuole valorizzare i prodotti locali e salvaguardare la storia e la cultura alimentare di una comunità , nonché il paesaggio e il territorio per stimolare la biodiversità e la stagionalità. Al termine del Mercato Contadino si potrà gustare polenta e bruscitt presso il locale CaravanSeray sempre all’interno del Parco Comerio .

    L’iniziativa è svolta in collaborazione con Royal Time e CaravanSeray.

    Segnaliamo inoltre il Mercato Contadino straordinario per sabato 30 marzo in Piazza Vittorio Emanuele II sempre dalle 9 alle 13 .

    I produttori presenti partecipano anche ai mercati di Villa Cortese (primo sabato del mese in Piazza Della Quercia ), di Cantalupo (prima domenica del mese in Piazza Don Carlo Bianchi) , di Legnano (seconda domenica del mese in Piazza Mercato), di San Giorgio su Legnano ( terzo sabato del mese in Piazza Mazzini) e di Nerviano ( quarta domenica del mese in Piazza Chiesa Colorina) .Tutti i mercati sono presenti sulla pagina Facebook “Mercati Contadini Alto Milanese” dove si possono trovare aggiornamenti

  • A Busto Garolfo il ricordo di ‘Albertino’ Marcora

    A Busto Garolfo il ricordo di ‘Albertino’ Marcora

    Sono 41 anni che Giovanni Marcora, uomo politico e imprenditore agricolo di Inveruno, ci ha lasciato. Un vuoto umano e politico che il ricordo e l’ispirazione ai suoi valori possono però aiutare a colmare. La sua figura è stata ricordata in un convegno nella serata del 15 marzo al Circolo San Giuseppe Busto Garolfo. L’organizzatore Angelo Chiappa nell’introduzione, ringraziando i numerosi intervenuti, segno di una partecipazione molto sentita, ha colto anche l’occasione per ricordare un ‘marcoriano’ doc come Gianni Mainini.

    Presidente dell’Associazione Marcora, Mainini ha infatti consentito la trasmissione dalla grande eredità culturale del politico inverunese, coltivandone la memoria e facendone conoscere l’azione nei vari campi. Tra i relatori della serata Bruno Tabacci, che ebbe modo di lavorare a stretto contatto con Marcora, ha ricordato la sua lezione politica: “Nella vita politica, Giovanni ha saputo sempre privilegiare i rapporti umani, anche al di là delle appartenenze partitiche in Parlamento. Questo lo ha portato a saper trovare accordi sempre per il bene comune. Di lui si ricordano in particolare due leggi: la prima legata all’obiezione di coscienza e al servizio civile che ha consentito ai giovani di poter scegliere lo svolgimento di un servizio alternativo a quello militare per la comunità, e la seconda riguardante la legge per il subentro dei lavoratori, con la forma delle cooperative, nelle crisi aziendali. Provvedimenti dal punto di vista legislativo innovativi per la storia del nostro Paese, che testimoniano la capacità di Marcora di saper guardare al pubblico interesse trovando sempre delle soluzioni intelligenti”.
    Mariapia Garavaglia si è invece soffermata su Marcora partigiano, un’attività che lo vide particolarmente attivo durante la Resistenza anche nel braccio armato: “Il mitico comandante Albertino (questo il suo nome di battaglia ndr) ci ha lasciato una lezione attuale anche per l’oggi riguardo la Resistenza come elemento fondante della nostra Repubblica e dalla democrazia. Questa è un bene che va difeso giorno per giorno e non da considerarsi acquisito una volta per tutte. Oggi viviamo un’epoca storica che rischia di mettere in pericolo la convivenza pacifica con autocrazie e democrazie finte”. Il figlio Luca Marcora si è naturalmente soffermato sul ritratto del padre come uomo di grandi principi, attaccato alla famiglia, alle radici del proprio territorio e alla sua azienda oltre che al bene del Paese: “Mio padre nel portafogli era solito conservare non solo un documento di sintesi del bilancio dello Stato, ma anche un riepilogo delle scadenze in cui le fattrici della nostra azienda dovevano partorire.

    Una grande concretezza che lo ha portato a saper gestire ottimamente la realtà aziendale di famiglia, ma anche a reggere le sorti politiche della comunità di Inveruno in cui è stato più volte eletto sindaco, mantenendo sempre un contatto umano con tutti senza far pesare alcun tipo di gerarchia con gli interlocutori”. Nel suo intervento il Consigliere regionale del Partito Democratico Carlo Borghetti ha sottolineato il richiamo ideale a Giovanni Marcora: “Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere di persona Marcora dato che avevo solo 14 anni quando ci ha lasciato, però mi sono sempre ispirato alla sua eredità politica, avendo avuto la fortuna di conoscere agli inizi del mio impegno politico a Rho amici e consiglieri con cui aveva condiviso la sua militanza. Mi riferisco a Roberto Pravettoni, Giorgio Ferrario, Patrizia Toia e Mariapia Garavaglia… Da loro ho imparato lo stile politico di Marcora: presenza sul territorio, costante contatto con gli elettori, impegno serio e competente nelle istituzioni e fedeltà ai propri valori civili e religiosi. La sua lezione politica è ancora attuale. La sua convinzione che l’Italia si giochi il suo destino in Europa è emblematica, dato che l’Italia da sola non può andare da nessuna parte. Già ai suoi tempi Marcora aveva capito, rappresentandoci a livello continentale per le politiche agricole e comunitarie, che solo all’interno di questo quadro per agricoltori e allevatori vi era una reale prospettiva di crescita.

    Oggi in un mondo più complesso per la globalizzazione e i mutamenti tecnologici, deve essere ancora più radicata in noi la convinzione che l’Italia possa avere un suo ruolo solo all’interno di un’Europa più forte. Questa sua fedeltà ai valori, il saper interpretare la politica come impegno ma anche con preparazione approfondita per accedere alle cariche pubbliche, mantenendo le proprie radici nel territorio al servizio dei cittadini, è un lascito straordinario. Il cuore di Marcora è sempre rimasto nella sua terra, la testa a Roma ma con lo sguardo rivolto all’Europa per studiare strategie politiche che rivestono ancora una grande attualità”. Al termine dell’incontro i presenti hanno potuto prendere parte ad un momento conviviale, con quello spirito di amicizia e condivisione che sicuramente sarebbe piaciuto anche a Giovanni Marcora.

  • Milano è la città più cara di Lombardia

    Milano è la città più cara di Lombardia

    Milano è la città più cara della Lombardia, con un’inflazione pari all’1% che si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 286 euro per una famiglia media. E’ uno dei dati che emergono dalla top ten delle città più care della Lombardia in termini di aumento del costo della vita, stilata dall’Unione Nazionale Consumatori e basata sui dati territoriali dell’inflazione di febbraio resi noti dall’Istat.

    Il capoluogo lombardo si trova in 17esima posizione nella graduatoria nazionale.Medaglia d’argento per Varese, dove il rialzo dei prezzi dello 0,9% determina un incremento di spesa annuo pari in media a 251 euro a famiglia (23° posizione in Italia). Medaglia di bronzo per Lecco che con +0,8%, inflazione pari a quella media nazionale, ha una spesa supplementare pari a 210 euro annui per una famiglia tipo.Appena fuori dal podio Lodi (+0,7%, +184 euro), prima città più virtuosa rispetto al resto d’Italia, poi Bergamo (+0,4%, +112 euro), Mantova (+0,4%, +105 euro), Pavia (+0,3%, +84 euro), Como (+0,1%, +28 euro).

    Una variazione nulla per Cremona, mentre Brescia è addirittura in deflazione, -0,1%, cosa che consente un risparmio su base annua pari a 28 euro e che la colloca al settimo posto delle città italiane più risparmiose.

  • Maldini gol su punizione, Monza batte Cagliari 1-0

    Maldini gol su punizione, Monza batte Cagliari 1-0

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    MONZA (ITALPRESS) – Il sabato della ventinovesima giornata di Serie A si apre con la vittoria casalinga del Monza per 1-0 contro il Cagliari: all’U-Power Stadium, la prodezza di Maldini su punizione regala ai brianzoli i tre punti e la possibilità di sognare un piazzamento europeo. Dall’altra parte, un Cagliari mai domo, pur giocando una discreta partita, torna in Sardegna con zero punti per la corsa salvezza. Nel primo tempo il Monza prova ad imporre il proprio gioco, ma i ragazzi di Palladino faticano a trovare le giuste combinazioni in zona offensiva. La partita risulta quindi equilibrata e ricca di duelli in mezzo al campo. Il Cagliari si dimostra in fiducia dopo i recenti risultati positivi: proprio i sardi, al 31′, sfiorano il gol, grazie alla punizione rasoterra di Lapadula, fuori di pochissimo. Al 41′, però, i brianzoli sbloccano il match, grazie alla splendida punizione di Maldini: il pallone calciato dall’ex Milan si insacca alle spalle di Scuffet dopo un bacio alla traversa. Il gol dà fiducia ai biancorossi che, nel finale, sfiorano il raddoppio con il colpo di testa di Dany Mota. In avvio di ripresa i padroni di casa vanno nuovamente vicini al 2-0, prima con Dany Mota, poi con Maldini. Dopo qualche minuto di sofferenza, anche il Cagliari torna a rendersi pericoloso in zona gol; il possibile pareggio degli ospiti, firmato da Lapadula al 68′, viene annullato per posizione di fuorigioco. Al 83′ il neoentrato Colombo si divora il gol partita, rendendosi protagonista di un goffo tentativo di pallonetto a Scuffet. Il Monza nel finale mantiene il controllo del risultato, mentre il forcing del del Cagliari è inconcludente.
    – foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • Chi è Patrizia Falcone, la content creator che dice “Quello che le donne non dicono”

    Chi è Patrizia Falcone, la content creator che dice “Quello che le donne non dicono”

    “Ho sempre sognato di fare teatro e recitazione, e con il web sono riuscita piano piano ad avvicinarmi a quello che voglio fare, a trovare un posticino nel mondo”, racconta Patrizia Falcone. E con il tempo la sua idea si è trasformata, crescendo e aggregando migliaia di follower.
    Quale è stato il punto di svolta che l’ha fatta diventare influencer o meglio content creator? “Stavo studiando all’università ed ero convinta che la laurea che stavo prendendo non mi avrebbe reso felice come professionista e quindi in parallelo ho iniziato questo progetto web, per alimentare la mia passione per la recitazione”.

    Un progetto che è diventato un lavoro; un lato del carattere che è diventato la sua firma; un tema di attualità che viene affrontato con la determinazione e l’ironia su un sottofondo di serietà. Con il suo progetto web “Quello che le donne non dicono”, Patrizia ha portato in rete la voce di chi non dice anche se vorrebbe, perché non sa come dirlo. Lei sì.
    C’è chi considera il suo un modo di raccontare irriverente, ma con l’ironia che fa parte del suo carattere – “Sì, sono autoironica dalla nascita, e quindi ho deciso di portare l’autoironia con me sul web”, dice – i messaggi raggiungono il loro obiettivo: raccontare per raccontarsi e far riflettere. Al centro sempre un messaggio costruttivo, la “body positivity”, accettarsi, perché non si è sbagliati o brutti.
    Capelli lunghi chiari mossi, viso espressivo e linee morbide da Venere del Botticelli, Patrizia parla di canoni ma è convinta che siano solo un riferimento contestualizzato al periodo storico e che si è “giusti e belli così come siamo”.

    Una piccola ma efficiente squadra al lavoro per pensare, scrivere e produrre contenuti attuali e non scontati: “Siamo in due io e il mio ragazzo Donato. Siamo insieme da dodici anni e lavoriamo insieme da sette anni, alle volte è difficile far conciliare vita e lavoro, ma riusciamo”.
    Vasto, Roma, Milano le sue città del cuore. Ma mercoledì 20 marzo alle ore 21 Patrizia Falcone sarà a Magenta in Sala Consiliare, proprio per parlare di pregiudizi, perché il suo impegno di base è far riflettere. Patrizia Falcone è su Instagram: @quellocheledonn3

  • Covid, Giorgio Palù: origine in laboratorio non va esclusa

    Covid, Giorgio Palù: origine in laboratorio non va esclusa

    “Non mi sorprende per nulla che uno studio arrivi alla conclusione che Covid-19 può aver avuto un’origine innaturale.Ci sono anche metodi più diretti”, rispetto a quelli utilizzati dagli autori dell’ultimo lavoro scientifico uscito oggi, “per mostrare la possibilità o ipotizzare che possa esserci un’origine non naturale.Non parliamo mai di certezza, va precisato.Ma ci sono tante evidenze dirette e indirette che possono farlo pensare”. Il virologo Giorgio Palù non ha mai nascosto il suo pensiero.Anzi ha firmato uno studio, pubblicato a febbraio 2022 su ‘Frontiers in Virology’, in cui si focalizza su alcuni aspetti insoliti della struttura del virus Sars-CoV-2, il patogeno che ha tenuto sotto scacco il mondo con la pandemia.”Ci sono almeno due elementi che fanno pensare”, illustra l’esperto, commentando all’Adnkronos Salute l’analisi pubblicata da un gruppo di ricercatori dell’University of New South Wales, Sydney (Australia), secondo cui ci sono più probabilità che Covid abbia avuto un’origine innaturale, rispetto all’ipotesi di una genesi naturale.

    A far riflettere Palù è in particolare “un’inserzione di 17-20 nucleotidi nel sito di clivaggio della furina, che è unica tra tutti i sarbecovirus e che facilita la diffusione da uomo a uomo.Questa inserzione nucleotidica si è trovata in tutte le sottovarianti Covid, da Wuhan in avanti – osserva – è un vantaggio selettivo che è conferito.In termini darwiniani, il virus ha avuto necessità di questo inserimento.Ovviamente, se uno manipola” un patogeno, “con le tecniche che si usavano fino a qualche anno fa si trova una traccia della manipolazione genetica.In questo caso non c’è traccia”. “D’altronde – aggiunge però Palù – non ci vuole molto perché un virus, anche animale, si adatti.Dico animale perché per il 98% la sequenza” di Sars-CoV-2 “è identica a quella di un virus del pipistrello che si chiama RaTG13, però sono pochissime le modifiche che servono a fargli fare il salto di specie e a renderlo più trasmissibile da uomo a uomo.Addirittura nei modelli animali questo inserimento nel sito di clivaggio della furina a livello della proteina di superficie S è un guadagno di funzione essenziale per la diffusione”.

    E l’inserimento in questione, afferma il virologo, “non occorre farlo geneticamente: se un virus del pipistrello lo si costringe a crescere su cellule umane per diversi passaggi, questa cosa può succedere. E’ già avvenuta con i virus dell’influenza”.

  • Trecate: domenica 17 nuovo appuntamento a teatro con la Big Band Show

    Trecate: domenica 17 nuovo appuntamento a teatro con la Big Band Show

    Nuovo appuntamento, alle 16 del prossimo 17 marzo, con gli spettacoli della rassegna “Sipario aperto su Trecate”, frutto del rinnovo della convenzione tra la Città di Trecate e la Parrocchia Maria Vergine Assunta per l’organizzazione di attività teatrali gratuite rivolte, in particolare, agli “anta” al teatro parrocchiale “Silvio Pellico”.

    A salire sul palco con lo spettacolo “Big Band Show” sarà la “Swing & Rhythm Big Band”. <>.

    Per informazioni e prenotazione dei posti è possibile telefonare al numero 345.4554937.

  • Allegri “E’ ora di riprendere il nostro cammino”

    Allegri “E’ ora di riprendere il nostro cammino”

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    TORINO (ITALPRESS) – Sei punti nelle ultime 7 partite, addio al sogno scudetto e sorpasso subito dal Milan al secondo posto. La Juve si è smarrita e deve ora ritrovarsi, a partire dalla gara di domani allo Stadium contro il Genoa. Anche per questo la squadra è andata in ritiro con un giorno d’anticipo, “non è una punizione, ne ho parlato con i ragazzi e siamo rimasti una sera in più. Nient’altro”, ha chiarito alla vigilia Massimiliano Allegri. “Abbiamo fatto una buona settimana di lavoro, coscienti del periodo che stiamo attraversando – sottolinea il tecnico livornese – Siamo rimasti tutti alla Continassa perchè sappiamo il valore di questa gara. E’ un momento in cui bisogna riprendere il cammino che in questo ultimo mese ci è mancato. I tifosi ci sono stati vicini e sappiamo che abbiamo l’obiettivo della qualificazione in Champions e abbiamo una semifinale di Coppa Italia da giocare”. Tornano arruolabili Perin, De Sciglio e soprattutto Rabiot (“Non ha i 90′, ma averlo a disposizione è un bel segnale”) mentre non ci sarà Milik: “Ha avuto un problemino e dovrà essere rivalutato dopo la sosta. Ma Kean è recuperato, abbiamo Vlahovic, Yildiz e Chiesa”. La Juve deve però ritrovare soprattutto la solidità difensiva: “Ci sono dei momenti in cui alla prima-seconda occasione prendi gol. Dobbiamo avere un pò più di attenzione nella fase difensiva come squadra, non come singoli”. Intanto l’eliminazione in settimana del Napoli dalla Champions ha spalancato per la Juve le porte del Mondiale per Club, che si terrà nell’estate 2025, a cavallo della scadenza del contratto dello stesso Allegri. “Il risultato del Mondiale per Club è frutto del lavoro della società. Ho un anno di contratto e sono molto sereno, dobbiamo essere concentrati sugli obiettivi di quest’anno”, taglia corto il mister bianconero.
    – foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).