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  • APP di FIVI, come scoprire vigneti e cantine di oltre 1.600 Vignaioli Indipendenti

    APP di FIVI, come scoprire vigneti e cantine di oltre 1.600 Vignaioli Indipendenti

    (Adnkronos) – Si chiama semplicemente FIVI l’applicazione ufficiale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, la prima tra le associazioni di vignaioli in Europa a utilizzare questo strumento di comunicazione e promozione. L’app – lanciata alla nascita nel 2020 e recentemente aggiornata – apre un canale diretto sul mondo dei Vignaioli Indipendenti italiani, dando la possibilità agli utenti di individuare oltre 1.600 aziende associate a FIVI con una ricerca in ordine alfabetico, per regione o parola chiave, oppure attraverso la mappa geo-localizzata, avviando così il navigatore per raggiungerle e mettersi in contatto per organizzare visite e degustazioni. “I Vignaioli Indipendenti sono i principali protagonisti dell’enoturismo, in Italia: perché sono intrinsecamente legati al loro territorio, che tutelano con il loro lavoro e raccontano attraverso i loro vini, e perché possono offrire al turista un’esperienza completa di conoscenza del mondo del vino, dal vigneto alla cantina” – racconta Rita Babini, vignaiola in Emilia Romagna e segretario nazionale dell’associazione. “FIVI è ramificata in tutta Italia -prosegue Rita -, dai pendii della Valle d’Aosta a Pantelleria. Con i suoi oltre 1.600 soci, rappresenta una rete perfetta non solo per il turista che vuole conoscere il nostro Paese attraverso le sue eccellenze enologiche, ma anche per le gite fuori porta e i week end di svago: a volte si possono scoprire piccoli tesori, a pochi chilometri da dove abitiamo, e i Vignaioli sono pronti a farveli scoprire”. Tra le funzioni dell’applicazione, oltre alla geo-localizzazione delle cantine più vicine alla propria posizione, c’è la possibilità di selezionare una lista di quelle preferite, per future visite o acquisti. E a proposito di acquisti, dalle schede aziendali – attraverso dei tasti rapidi – è possibile accedere agli e-commerce delle singole aziende per acquistare i loro vini. Nella sezione Eventi, infine, si potrà accedere al Catalogo del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, che si svolgerà a Bologna dal 25 al 27 novembre 2023, con più di mille Vignaioli presenti. L’app FIVI è disponibile, in lingua italiana o inglese, per il download gratuito negli store Apple e Android. Adnkronos – Vendemmie
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  • Tour della Costiera Amalfitana da Vietri a Positano. Un vino per ogni tappa

    Tour della Costiera Amalfitana da Vietri a Positano. Un vino per ogni tappa

    (Adnkronos) – Benvenuti nel sogno di ogni winelover, potremmo definirlo un viaggio “stappa ad ogni tappa”. In pratica è un tour della Costiera Amalfitana, dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità, che prevede di degustare un vino in ogni destinazione: dieci in tutto. Il Sommelier Giovanni Siani ha studiato per noi un abbinamento vino-luogo, da Vietri sul Mare a Positano, portandoci alla scoperta di uno dei tratti di costa più suggestivi e più rinomati del nostro Belpaese.  “La Costiera Amalfitana è tutta “mari e monti”, un po’ come la Riviera Ligure, con le montagne che si affacciano sul mare – spiega Giovanni – vi porto in spiaggia ma anche in altura, dove ci aspettano panorami da togliere il fiato”. Leggi l'articolo completo su Vendemmie.Adnkronos – Vendemmie
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  • Bombe di grandine su Langhe e Roero

    Bombe di grandine su Langhe e Roero

    (Adnkronos) – Nel pomeriggio di ieri una violenta grandinata si è abbattuta sui comuni a sud-est di Torino tra Trofarello, Santena, Poirino, Pralormo, con ingenti danni anche nel Roero. I più colpiti, in provincia di Torino, risultano i territori di Santena e Pralormo. «Una desolazione, mai visto un fenomeno così violento sulle colline albesi – dichiara il direttore di Confagricoltura Cuneo e produttore vitivinicolo, Roberto Abellonio sulle colonne di Repubblica -. Alcuni vigneti sono stati spogliati di tutto, ma anche quelli dove una parte dei grappoli ha resistito dovranno poi fare i conti con le bruciature del sole e le malattie. La grandinata è arrivata nella fase più delicata, quando ormai i grandi lavori erano stati completati. Dove la grandine ha colpito, il danno complessivo è senza dubbio intorno al 50%, senza contare il surplus di lavoro e di spesa» Quindici minuti di furia degli elementi che sono bastati a devastare vigneti, coltivazioni, noccioleti.  Andrea Ferrero, direttore del Consorzio di tutela del Barolo e Barbaresco, sulle colonne de La Stampa dichiara: «Stavolta è stata colpita la zona più a est delle colline albesi: dal Roero, la grandinata si è spostata verso Treiso e Neive, per poi salire a Trezzo Tinella. I danni per la nostra denominazione riguardano l’area del Barbaresco. Le zone del Barolo e del Dogliani, invece, sono state risparmiate. Ma è ancora tutto da stimare nei dettagli». Il Presidente delle Regione Piemonte Alberto Cirio farà visita nella giornata di oggi ad alcune delle zone più colpite, in attesa di una stima dei danni è stato richiesto lo stato di calamità: «Ci siamo subito mobilitati – dichiara Cirio a La Stampa -, andrò in alcune aree per verificare la situazione. Abbiamo attivato le procedure per chiedere lo stato di calamità». Angelo Negro, produttore a Monteu Roero, una delle zone più colpite parlando con Repubblica fa il punto della devastazione: «Su un totale di 70 ettari di vigneto, contiamo i danni su circa 25 ettari. Molti grappoli sono caduti a terra, ma altri hanno resistito e ci consentiranno di portare a termine l’annata. A livello agronomico, stiamo valutando ogni singolo vigneto: per fortuna ci sono anche zone intatte e altre colpite solo in parte. Da oggi si inizia a lavorare con rame e zolfo per cicatrizzare tutto». Per limitare danni futuri Negro fa appello alla pratica della riserva vendemmiale: «È una pratica che funziona e che in molte aree stanno già adottando, compreso il Gavi e il Moscato». Il Consorzio di tutela del Roero ha avviato l’iter: «In assemblea è stata approvata la proposta di ammettere una riserva vendemmiale del 5%, che in casi come questo possono essere d’aiuto per integrare la produzione persa – dichiara Massimo Dammone, Presidente del Consorzio a Repubblica – Non si tratta di concedere un aumento di produzione. Il nostro disciplinare prevede una resa di 100 quintali per ettaro di uva destinata alla produzione di vino Docg, più 20 quintali rivendicabili come vino da tavola. Di questi 20 quintali, il 5% sarà considerato riserva vendemmiale e il Consorzio, in caso di necessità, avrà la facoltà di svincolarli e di trasformarli da vino da tavola a Docg». A Pralormo i produttori segnalano danni ai noccioleti con perdite, in alcuni casi, di almeno l’80% del raccolto. Le nocciole sono, infatti, in piena fase di riempimento della “mandorla”, pesano sui rami come i frutti maturi ma sono nella fase più delicata della crescita. Spaccati i rametti con i frutti, rotti gli apparati fogliari e atterrati i frutti. «Dovremmo immaginare tutti la frustrazione di questi agricoltori – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Proprio mentre iniziava la tanto attesa trebbiatura del grano o mentre inizia la stagione degli ortaggi o si osservano mais e nocciole svilupparsi con buone promesse di raccolto, ecco la batosta. I nostri agricoltori, ancora una volta, provano sulla loro pelle gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici non dovuti all’agricoltura. Così, dopo un 2022 siccitoso questo 2023 si sta rivelando un anno disastroso per le grandinate e gli allagamenti con fenomeni tropicali che non erano conosciuti con questa frequenza e questa forza distruttiva». Adnkronos – Vendemmie
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  • Il cru italiano più antico ha 450 anni

    Il cru italiano più antico ha 450 anni

    (Adnkronos) – Anche il Botticino, tra le più piccole DOC italiane con soltanto 43 ettari iscritti all’Albo, ha il suo cru storico, che proprio nel 2023 compie 450 anni: si tratta del vigneto Pozzetto dal quale nasce il Gobbio, pluripremiato vino rosso di Noventa, azienda biologica condotta dalle sorelle Alessandra e Rossella Noventa col supporto di Cristian Campana e la consulenza di Carlo Ferrini. “Il Botticino, prodotto sulle alte colline tra Brescia e il Lago di Garda, ha una lunga tradizione; ignoravamo però che tra i nostri 11 ettari di vigna si nascondesse un appezzamento con una storia tanto importante”, dice Alessandra Noventa. “Dobbiamo ringraziare della scoperta il nostro conterraneo Claudio Casali, appassionato di storia locale, che per otto anni si è speso in meticolose ricerche”. Casali ha consultato i registri dell’archivio di stato e del catasto comunale esaminando migliaia di polizze d’estimo, documenti prodotti dal XIII al XVIII secolo che attestavano la storia patrimoniale delle famiglie, in particolare “tutti i beni stabili siti nel comune di residenza, le mercanzie, il bestiame e le teste”. Nel comune di Botesìn de Matina (Botticino Mattina, dove ha sede l’azienda), su 700 abitanti nel XVI secolo risultavano ben 140 polizze: un dato anomalo, riferibile sia all’abbondanza di terreni agricoli che alla solerzia archivistica di qualche monaco – il territorio è punteggiato di chiese e monasteri. Il legame con il vigneto Pozzetto emerge da una polizza del 1573, intestata al comune di Botesìn de Matina, dove si menziona un fienile con adiacente terreno vitato da cui si ricavano 400 litri di vino. Non solo: un'altra polizza datata 1641 attribuisce la proprietà del vigneto confinate, in località Chobio (antico nome di Gobbio) a tale Martino Novinta, antenato dei Noventa. Per le sorelle la seconda scoperta è stata oltremodo emozionante. “Un nostro avo già coltivava quel vigneto 300 anni fa, e noi ne siamo tornate in possesso solo nel 1998”, dice Rossella Noventa. “Far rivivere quelle vigne, dove tra l’altro dimorano ceppi secolari a piede franco, è il modo migliore per omaggiare i nostri antenati”. Per celebrare il 450esimo compleanno del vigneto Pozzetto, sabato 8 luglio alle 18 Noventa accoglierà Massimo Tedeschi, giornalista e scrittore, e Flavio Bonardi, presidente della Strada del Vino Colli dei Longobardi. Dopo una riflessione di carattere storico-culturale, è prevista la passeggiata nel vigneto e la degustazione. L’evento, aperto al pubblico con posti limitati, è prenotabile su www.noventabotticino.it. Sarà un’occasione per scoprire un territorio ricco di bellezze nascoste, assaggiando vini inusuali in un contesto naturale incontaminato e di rara suggestione. Adnkronos – Vendemmie
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  • Vino: i Sauternes di Château de Fargues nel portfolio Partesa

    Vino: i Sauternes di Château de Fargues nel portfolio Partesa

    (Adnkronos) – Arrivano in Italia le perle del Sauternes: Partesa, azienda leader in Italia nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Ho.Re.Ca., ha firmato un accordo di importazione e distribuzione con Château de Fargues, realtà vinicola tra le più antiche e rinomate al mondo per la sua lunga storia di produzione di vini dolci. «Siamo estremamente orgogliosi di accogliere nella famiglia di Partesa for Wine un produttore di così grande prestigio come Château de Fargues e di portare in Italia i suoi sublimi Sauternes. Questa partnership, fondata sul valore condiviso della qualità, produttiva da un lato e distributiva dall’altro, consentirà al mercato italiano di scoprire e apprezzare gli straordinari vini della famiglia Lur Saluces, che, siamo certi, saranno accolti con entusiasmo da tutto il canale Ho.Re.Ca. e da tutti i wine lovers italiani» commenta Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa. Situata nella prestigiosa denominazione “Sauternes”, nel cuore di Bordeaux, Château de Fargues è un esempio unico di continuità e longevità: la tenuta, fondata nel XIV secolo, appartiene dal 1472 alla famiglia Lur Saluces, che, generazione dopo generazione, ha affinato l’arte dell’elaborazione di vini Sauternes fino a renderli sinonimo di qualità e raffinatezza, una vera e propria icona dell’eccellenza enologica francese. «La famiglia Lur Saluces lavora con la massima ambizione possibile per produrre un vino unico. Dopo importanti investimenti in vigna, nelle cantine e nella storica fortezza del XIV secolo, è giunto il momento di dare al vino di Château de Fargues la distribuzione che merita. Il mercato italiano è particolarmente importante per noi, per la vicinanza culturale che ci lega agli italiani ma soprattutto per le origini piemontesi della nostra famiglia: discendiamo dall’ultimo marchese di Saluzzo, i cui titoli e armi portiamo orgogliosamente con la Corona di ferro che adorna ciascuna delle nostre bottiglie – spiega Philippe de Lur Saluces, titolare di Château de Fargues -. Siamo lieti di aver trovato in Partesa un partner dinamico e di prim'ordine a cui affidare il nostro vino per la distribuzione sul territorio italiano, e di aprire a tutti i suoi clienti le porte delle nostre cantine, dando loro accesso alle ultime annate commercializzate ma anche ai tesori che conserviamo gelosamente da molti anni. Ci avviciniamo quindi a questa alleanza con fiducia ed entusiasmo». Adnkronos – Vendemmie
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  • L’incanto di Napoli: dieci indirizzi per mangiare e bere bene

    L’incanto di Napoli: dieci indirizzi per mangiare e bere bene

    (Adnkronos) – Napoli è una di quelle città che ti entra dentro fin dalla prima volta che ci arrivi. Un luogo relativamente al quale gli stereotipi si sprecano, una bellezza assoluta vittima di mille pregiudizi. Perché non ci si può fare un’idea di Napoli senza averci camminato, non avendola vissuta almeno un po’. Da lì in poi non si può restare indifferenti, ma di solito ci si innamora. Dei colori, dei suoni e dei rumori, di un traffico che ha regole tutte sue e che basta apprendere per far sì che diventi un flusso comprensibile. Napoli è tante cose che qui sarebbe difficile raccontare. Di sicuro, soprattutto negli ultimi anni, la città si è affrancata da una tradizione che la vorrebbe tutta pizza, pur sublime, dato che l’arte del pizzaiolo partenopeo è stata riconosciuta niente meno che come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco. La Napoli dei sapori avrebbe bisogno di un corposo volume per essere descritta, così qui ci limiteremo a darvi una nostra idea di quelli che sono i ristoranti che meritano di essere conosciuti oltre che per un’alta qualità dell’offerta, anche per la loro attenzione al mondo del vino. Adnkronos – Vendemmie
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  • Cena gourmet con degustazione nello spazio: il conto è di 120.000 euro a testa

    Cena gourmet con degustazione nello spazio: il conto è di 120.000 euro a testa

    (Adnkronos) – Zephalto, la società francese specializzata nel turismo spaziale, offrirà a partire dal prossimo anno esperienze gastronomiche di alto livello nella stratosfera, ambendo a diventare il punto di riferimento per il settore. L’occasione è quella di una cena con vista sulla terra, godendosi un buon calice di vino e ammirando la curva blu della terra attraverso un oblò di sette metri quadri.  L'esperienza si svolge in una capsula pressurizzata, i cui interni esclusivi sono stati progettati dall’interior designer parigino Joseph Dirand. Questa “astronave” di 20 mq, pensata per coniugare sicurezza e comfort, ha la capacità di ospitare sei ospiti oltre ai due piloti. La capsula è trasportata da un gigantesco pallone gonfiato ad elio chiamato Celeste, delle dimensioni del Sacré Coeur parigino. Ogni volo partirà da uno degli spazioporti di Zephalto. Céleste deve raggiungere un'altitudine di 25 km, un livello che consente l'ingresso nella stratosfera (da 12 a 50 km dalla terra). Un viaggio spaziale a basso impatto ambientale visto che l'esperienza genererebbe solo 26,6 kg di CO2 per l'intero volo, l'equivalente della produzione di jeans. Il fatto di non entrare nello spazio evita agli ospiti di viaggiare in assenza di gravità, senza doversi sottoporre a esami medici o allenamenti. Per assicurarsi una cena davvero unico sarà necessario spendere non meno di 120.000 euro a persona. Un biglietto esoso, certo, ma irrisorio in vista di un viaggio a bordo del razzo SpaceX, che costerebbe 50 milioni di dollari. Per il momento Zephalto ha già effettuato alcuni voli di prova, senza che nessuno sia riuscito ad entrare a piena quota. E per chi volesse rassicurazioni sulla fattibilità volare nella stratosfera non è una novità. Nel 1931, Auguste Piccard, un fisico svizzero, si avvicinò a un'altitudine di 16 km in una capsula pressurizzata attaccata a un pallone – tecnologia simile a Céleste de Zephalto. Un’impresa che segno un record mondiale.  Il turismo spaziale è solo agli inizi. La Francia non è l'unico paese a portare avanti progetti ambiziosi. America, Asia, in particolare il Giappone, oltre all’Europa si stanno attrezzando. Adnkronos – Vendemmie
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  • Digitalizzazione, semplificazione e transizione green delle aziende agroalimentari

    Digitalizzazione, semplificazione e transizione green delle aziende agroalimentari

    (Adnkronos) – Certificazioni smart, digitalizzazione e semplificazione delle procedure di autocontrollo: dal 2022, Valoritalia collabora con Enogis, azienda trentina che sviluppa Farm Management Systems (Enogis, per il vigneto, e Agrigis, multi-coltura), offrendo supporto nelle procedure di certificazione. Luca Toninato, Vice-presidente Enogis, commenta “Per le aziende agricole singole, le realtà cooperative e i Consorzi, Agrigis ed Enogis possono essere strumenti di grande utilità nell’ottenimento di specifiche certificazioni riguardanti la gestione del campo, grazie ai tool in essi contenuti, tra cui in particolare il Registro di Campagna, che consente di gestire in maniera razionale e automatizzata i controlli necessari. Una certificazione può essere rilasciata da un ente terzo, soltanto a seguito della verifica del rispetto dei requisiti previsti dallo standard di riferimento. Per il soggetto o l’azienda che intenda certificarsi è dunque fondamentale poter monitorare in maniera efficace ed efficiente l’effettivo adeguamento a quanto richiesto”. Le certificazioni di sostenibilità che Valoritalia promuove e gestisce costituiscono un importante strumento di crescita, sia per le imprese vitivinicole e agroalimentari in generale, sia per le Denominazioni di Origine e per i territori di cui queste sono espressione.Negli ultimi anni, Valoritalia ha moltiplicato esponenzialmente il numero di aziende clienti certificate bio, SQNPI ed Equalitas, certificazioni di sostenibilità che consentono di apportare un reale valore aggiunto ai prodotti agroalimentari italiani; i consumatori di tutto il mondo, infatti, premiano l’impegno delle imprese nella tutela del territorio, del paesaggio e della biodiversità, riconoscono il comportamento virtuoso verso l’ambiente, la tutela dei diritti sociali e il rispetto dei valori etici. Alessandro Barbieri, direttore commerciale di Valoritalia, dichiara: “Per la creazione di un’economia circolare, il ruolo della digitalizzazione delle imprese è fondamentale. Trasformazione digitale e transizione ecologica sono fortemente legate tra di loro: con i corretti strumenti si può dematerializzare e agevolare il lavoro delle imprese agricole che concorrono al miglioramento del pianeta. Per questo abbiamo scelto di collaborare con Enogis, al fine di fornire un ausilio fondamentale per l’organizzazione del lavoro aziendale all’interno del percorso verso la sostenibilità.” Valoritalia ha scelto di collaborare con Enogis, supportando le realtà territoriali fornendo strumenti di innovazione tecnologica, come i Registri di Campagna presenti all’interno delle app Enogis e Agrigis, in grado di valutare la conformità rispetto al PAN, alle etichette dei prodotti fitosanitari e ai disciplinari di produzione. Il Registro di Campagna consente di compilare facilmente e stampare il documento relativo ai trattamenti effettuati in campo con prodotti fitosanitari, conforme ai regolamenti, grazie ai controlli a cui ci si deve attenere in funzione dell’ottenimento di certificazioni. Nel 2022 sono stati utilizzati 1.916 Registri di Campagna da parte di aziende che hanno ottenuto da Valoritalia certificazioni bio, SQNPI o Equalitas. Questo strumento è messo a disposizione da Valoritalia al fine di migliorare l’autocontrollo da parte delle aziende agricole che chiedono le certificazioni, sia in forma associata che singola.Adnkronos – Vendemmie
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  • Chianti Classico DOCG: le UGA in etichetta della Gran Selezione

    Chianti Classico DOCG: le UGA in etichetta della Gran Selezione

    (Adnkronos) – E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il 1° luglio, il decreto di approvazione delle modifiche al disciplinare della denominazione Chianti Classico. Due i cambiamenti che interessano la tipologia Chianti Classico Gran Selezione: la possibilità di inserire in etichetta il nome di una delle 11 Unità Geografiche Aggiuntive (aree più ristrette e dotate di maggiore omogeneità) e l’obbligo di modificare la base ampelografica, a partire dalla vendemmia 2027, con la percentuale minima di Sangiovese che sale al 90% dall’80% e con l’eventuale apporto di soli vitigni autoctoni ammessi fino al 10%. 
    “E’ un traguardo storico per la denominazione -, dichiara il Presidente Giovanni Manetti – adesso tutti i consumatori potranno finalmente scegliere vini provenienti dalle diverse UGA e apprezzare le sfumature del territorio del Gallo Nero: un ulteriore passo per la valorizzazione delle caratteristiche distintive del Chianti Classico.”
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