Blog

  • Parabiago, la Polizia Locale scova prestanome di auto per commettere reati

    PARABIAGO Un colpo alla criminalità molto importante è stato messo a segno nei giorni scorsi dalla Polizia Locale di Parabiago grazie all’attività investigativa e all’ausilio dei varchi di videosorveglianza.

    Questa operazione ha permesso di individuare un ‘prestanome’ con oltre 15 veicoli intestati a sé e utilizzati da altri principalmente per commettere illeciti o addirittura reati. La vicenda ha avuto inizio quando un veicolo fuggendo dal centro cittadino, tallona una pattuglia riuscendo, comunque, a darsi alla fuga e ad allontanarsi a forte velocità cercando di far perdere le proprie tracce. Il conducente dell’autovettura, nonostante il tentativo di fuga, è stato individuato, successivamente identificato e deferito per resistenza a pubblico ufficiale – l’articolo 337 del C.P.

    Le successive indagini della Polizia Locale fanno emergere che il veicolo è di proprietà di un individuo senza patente, residente nel torinese (irreperibile) e che a suo nome ha intestato più di 15 autoveicoli, la maggior parte dei quali risulta coinvolta in atti illeciti o addirittura in reati.

    A questo punto l’intestatario, tramite una scrupolosa attività di polizia giudiziaria, viene rintracciato e convocato ufficialmente dalla Polizia Locale per riprendere possesso della sua auto rinvenuta in altro territorio. In realtà, una volta giunto negli uffici, gli viene contestato il possesso di tutti i veicoli coinvolti in atti criminosi. Al prestanome è stata naturalmente inflitta la sanzione di legge ex art 94/bis CdS, nonché la trasmissione degli atti al PRA per la cancellazione dei veicoli che sono stati individuati, che saranno sequestrati e infine confiscati al proprietario. Inoltre, l’intestatario degli autoveicoli è stato denunciato per i reati di falsità ideologica commessa dall’indagato che induceva in errore il P.U. in atti pubblici continuata, di cui agli articoli art. 81 Cpv 48 e 479 C.P.

    Questa operazione consentirà così di inserire le targhe dei veicoli nel sistema di “black list” in modo da essere immediatamente individuati non appena varcheranno il sistema di videocontrollo tiene monitorato il territorio presso gli ingressi principali, permettendo così l’immediata attivazione delle forze di Polizia.

    “La presenza della Polizia Locale in città –afferma l’assessore alla Sicurezza Barbara Benedettelli- permette spesso di collaborare al controllo e alla garanzia del rispetto delle regole, qualche volta anche della giustizia come in questo caso. Ancora una volta la professionalità dei nostri agenti si è distinta, ma soprattutto si è messa al servizio della nostra sicurezza e prevenzione.”.

    Interviene anche il Sindaco Raffaele Cucchi: “Smascherare un prestanome ha richiesto un lavoro investigativo ben fatto, oltre a una buona collaborazione tra forze di polizia. Questa operazione ha dato sicuramente un forte segnale di contrasto alla criminalità, continueremo a farlo grazie al lavoro del nostro Corpo di Polizia Locale.”.

  • 32 anni fa l’assassinio di Libero Grassi, imprenditore che disse no al racket

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    PALERMO (ITALPRESS) – La sua morte ha segnato l’avvio di una nuova stagione di lotta alla mafia, colpendo al cuore quella società civile che fino ad allora non era ancora riuscita a fare concretamente i conti con le estorsioni: il ricordo di Libero Grassi è ancora vivo nel cuore e nella mente di Palermo, il suo testimone è stato raccolto da tantissime associazioni e trasmesso alle generazioni successive dall’attività incessante della moglie Pina e dei figli Alice e Davide.
    A celebrarne la memoria in via Alfieri, nel luogo e nell’orario esatto (7:45) in cui 32 anni fa il proprietario dell’azienda tessile Sigma venne assassinato, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Maria Teresa Cucinotta, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia e il presidente della commissione regionale antimafia Antonello Cracolici; con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle forze dell’Ordine.
    La mattina del 29 agosto 1991 l’imprenditore venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia di Grassi, pagate con la vita, furono determinanti per convincere tanti imprenditori a ribellarsi al giogo del pizzo e denunciare i tentativi di estorsione.
    Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, è stata spruzzata nel punto in cui venne colpito della vernice rossa per simboleggiare il sangue versato dal proprietario di Sigma; in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
    “Libero Grassi è testimone di coerenza e distinzione da comportamenti conformisti. Mi auguro, se la famiglia lo vorrà, che si possa collocare qui una targa che renda duraturo e perenne il suo ricordo”, sottolinea Lagalla. Davide Grassi evidenzia invece come “il sacrificio di mio padre e l’attività delle associazioni hanno dato un’opportunità al mondo imprenditoriale: purtroppo in tanti ancora non ne approfittano. Dobbiamo trasmettere questi avvenimenti a tutti coloro che non hanno vissuto quell’epoca”.
    “I progressi nella lotta al ‘pizzò sono la prova che il sangue di Libero Grassi, che aveva osato sfidare un sistema fatto di omertà e accettazione dell’illegalità, non è stato versato invano, 32 anni fa”, sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che aggiunge: “Il suo insegnamento e il suo esempio continuano a vivere in tutti coloro che lottano ogni giorno, forti del sostegno delle istituzioni, per un’economia libera dalle intollerabili pressioni di organizzazioni criminali che non hanno, e mai potranno avere, alcun diritto sul frutto del lavoro onesto degli imprenditori”.
    “I risultati raggiunti negli ultimi vent’anni, grazie al lavoro di magistrati e forze dell’ordine e con il contributo delle associazioni antiracket che operano sul territorio, dimostrano che a Palermo e non solo, sono tanti gli operatori economici che si sono opposti con coraggio ai soprusi di Cosa nostra e che, dopo avere scelto la strada della denuncia, sono andati avanti con la loro attività – conclude Schifani -. Il governo siciliano sarà sempre al loro fianco per sostenere l’economia sana anche attraverso aiuti e misure per lo sviluppo e la crescita imprenditoriale”.
    “Nella storia di ogni Paese ci sono persone destinate a lasciare un’impronta profonda, indelebile, nella vita di singoli cittadini e di intere comunità. Libero Grassi è uno di loro. Uomo di straordinario coraggio e integrità, sfidò la mafia pagando con la vita il suo rifiuto di piegarsi al ricatto del ‘pizzò. La sua ferma opposizione alla criminalità organizzata lo ha reso simbolo di resistenza e di eroismo civile. Sono trascorsi 32 anni da quel vile omicidio ma il ricordo del suo valore, del suo non sottomettersi alla minaccia mafiosa, è più che mai vivo. E ancora oggi Libero Grassi è fonte di ispirazione per le nuove generazioni e per quanti credono e lottano per un Paese più giusto e più sicuro. Per questo è nostro dovere rinnovare la memoria di quanto accaduto quel 29 agosto del 1991. Perchè il seme della ribellione morale e culturale, nato dal rifiuto senza riserve che l’imprenditore siciliano oppose alla violenza e alla prevaricazione, continui a germogliare. Una eredità che potrà sempre contare sul sostegno di tutte le Istituzioni, ogni giorno al fianco di coloro che scelgono di essere dalla parte della giustizia e della legalità”, dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in occasione del 32esimo anniversario dell’assassinio di Libero Grassi, sottolineando in questo ambito, fra le molte azioni di contrasto alle mafie, anche il fondamentale ruolo svolto dall’ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, diretto dal Prefetto Nicolò, e dalla rete di associazioni che ne sostiene l’impegno sui territori.
    foto xd8 Italpress
    (ITALPRESS).

  • Adescava minori su Tik Tok: arrestato 23enne della provincia di Milano

    MILANO Un 23enne della provincia di Milano è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed è accusato dalla Procura di Milano di detenzione e produzione di materiale pedopornografico, adescamento di minori, pornografia minorile, violenza sessuale, induzione a compiere atti sessuali con l’inganno, sostituzione di persona e tentata estorsione.

    Il giovane dell’Adda Martesana sarebbe stato raggiunto dalla misura nelle scorse settimane dopo la denuncia presentata da un minore ai carabinieri di Cassina de’ Pecchi per tentata estorsione e adescamento. Il giovane ha raccontato di aver ricevuto un invito da un profilo Tik Tok – poi risultato falso – ad effettuare videochiamate erotiche su Instagram e Whatsapp nel corso delle quali una ragazza denudata (in realtà l’indagato) lo avrebbe convinto a spogliarsi per poi interrompere le comunicazioni e inviare messaggi minacciosi in cui, in cambio della mancata divulgazione delle registrazioni, gli veniva chiesto un vero incontro sessuale. I militari dell’Arma si sono presentati all’incontro concordato e hanno sequestrato cellulari e computer del 23enne. Analizzando i dispositivi hanno trovato materiale pedopornografico ma anche le prove di altri raggiri in cui il giovane si sarebbe finto una ragazza o un minore utilizzando dati e fotografie prese da varie piattaforme social per adescare giovani e giovanissimi videoregistrando le telefonate. I video venivano poi diffusi su varie chat e gruppi a sfondo sessuale a cui lo stesso era iscritto. Sono in corso indagini per accertare a quali e quante persone si sia sostituito rubando le identità virtuali e quanti minori possa aver adescato.

  • 32 anni fa l’assassinio di Libero Grassi, imprenditore che disse no al racket

    32 anni fa l’assassinio di Libero Grassi, imprenditore che disse no al racket

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    PALERMO (ITALPRESS) – La sua morte ha segnato l’avvio di una nuova stagione di lotta alla mafia, colpendo al cuore quella società civile che fino ad allora non era ancora riuscita a fare concretamente i conti con le estorsioni: il ricordo di Libero Grassi è ancora vivo nel cuore e nella mente di Palermo, il suo testimone è stato raccolto da tantissime associazioni e trasmesso alle generazioni successive dall’attività incessante della moglie Pina e dei figli Alice e Davide.
    A celebrarne la memoria in via Alfieri, nel luogo e nell’orario esatto (7:45) in cui 32 anni fa il proprietario dell’azienda tessile Sigma venne assassinato, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Maria Teresa Cucinotta, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia e il presidente della commissione regionale antimafia Antonello Cracolici; con loro i figli di Grassi e i rappresentanti delle forze dell’Ordine.
    La mattina del 29 agosto 1991 l’imprenditore venne raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa: a sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia di Grassi, pagate con la vita, furono determinanti per convincere tanti imprenditori a ribellarsi al giogo del pizzo e denunciare i tentativi di estorsione.
    Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, è stata spruzzata nel punto in cui venne colpito della vernice rossa per simboleggiare il sangue versato dal proprietario di Sigma; in seguito sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
    “Libero Grassi è testimone di coerenza e distinzione da comportamenti conformisti. Mi auguro, se la famiglia lo vorrà, che si possa collocare qui una targa che renda duraturo e perenne il suo ricordo”, sottolinea Lagalla. Davide Grassi evidenzia invece come “il sacrificio di mio padre e l’attività delle associazioni hanno dato un’opportunità al mondo imprenditoriale: purtroppo in tanti ancora non ne approfittano. Dobbiamo trasmettere questi avvenimenti a tutti coloro che non hanno vissuto quell’epoca”.
    “I progressi nella lotta al ‘pizzò sono la prova che il sangue di Libero Grassi, che aveva osato sfidare un sistema fatto di omertà e accettazione dell’illegalità, non è stato versato invano, 32 anni fa”, sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che aggiunge: “Il suo insegnamento e il suo esempio continuano a vivere in tutti coloro che lottano ogni giorno, forti del sostegno delle istituzioni, per un’economia libera dalle intollerabili pressioni di organizzazioni criminali che non hanno, e mai potranno avere, alcun diritto sul frutto del lavoro onesto degli imprenditori”.
    “I risultati raggiunti negli ultimi vent’anni, grazie al lavoro di magistrati e forze dell’ordine e con il contributo delle associazioni antiracket che operano sul territorio, dimostrano che a Palermo e non solo, sono tanti gli operatori economici che si sono opposti con coraggio ai soprusi di Cosa nostra e che, dopo avere scelto la strada della denuncia, sono andati avanti con la loro attività – conclude Schifani -. Il governo siciliano sarà sempre al loro fianco per sostenere l’economia sana anche attraverso aiuti e misure per lo sviluppo e la crescita imprenditoriale”.
    “Nella storia di ogni Paese ci sono persone destinate a lasciare un’impronta profonda, indelebile, nella vita di singoli cittadini e di intere comunità. Libero Grassi è uno di loro. Uomo di straordinario coraggio e integrità, sfidò la mafia pagando con la vita il suo rifiuto di piegarsi al ricatto del ‘pizzò. La sua ferma opposizione alla criminalità organizzata lo ha reso simbolo di resistenza e di eroismo civile. Sono trascorsi 32 anni da quel vile omicidio ma il ricordo del suo valore, del suo non sottomettersi alla minaccia mafiosa, è più che mai vivo. E ancora oggi Libero Grassi è fonte di ispirazione per le nuove generazioni e per quanti credono e lottano per un Paese più giusto e più sicuro. Per questo è nostro dovere rinnovare la memoria di quanto accaduto quel 29 agosto del 1991. Perchè il seme della ribellione morale e culturale, nato dal rifiuto senza riserve che l’imprenditore siciliano oppose alla violenza e alla prevaricazione, continui a germogliare. Una eredità che potrà sempre contare sul sostegno di tutte le Istituzioni, ogni giorno al fianco di coloro che scelgono di essere dalla parte della giustizia e della legalità”, dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in occasione del 32esimo anniversario dell’assassinio di Libero Grassi, sottolineando in questo ambito, fra le molte azioni di contrasto alle mafie, anche il fondamentale ruolo svolto dall’ufficio del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, diretto dal Prefetto Nicolò, e dalla rete di associazioni che ne sostiene l’impegno sui territori.
    foto xd8 Italpress
    (ITALPRESS).

  • Vercelli: intero condominio evacuato per maltempo

    VERCELLI Vercelli fa i conti con il post-nubifragio e con tutti i problemi connessi. Ieri mattina il sindaco, Andrea Corsaro, ha deciso la proroga fino al primo settembre dell’ordinanza che dispone la chiusura dei parchi pubblici e il divieto di passaggio pedonale sotto le alberate cittadine.

    Una delle ragioni della proroga e’ la notizia che questa mattina all’alba, in viale Garibaldi e’ precipitata un’altra pianta nella zona verso la stazione, gia’ duramente colpita sabato pomeriggio. Un crollo che e’ suonato come un ulteriore campanello d’allarme per la sicurezza. Dal primo cittadino e’ arrivata piu’ volte la raccomandazione di rispettare l’ordinanza e di evitare di mettersi in situazioni di pericolo stazionando nelle zone colpite dal maltempo e oggetto di divieto. Chiuso questa mattina anche il parcheggio della caserma Garrone, all’ingresso della citta’ dal lato di Novara: un grosso abete e’ caduto sulle vecchie casematte e, superando il muro di cinta, parte dei rami si sono riversati sul marciapiede e su parte della carreggiata di corso Italia. L’ostacolo e’ segnalato, ma e’ raccomandata prudenza. Sempre questa mattina, e’ stata dichiarata l’inagibilita’ di un condominio in via Siracusa 20, che durante il nubifragio di sabato aveva subito pesanti danni con il completo distacco del tetto. La pioggia poi fatto il resto, entrando negli appartamenti e allagando quasi totalmente il vano ascensore. Da qui la decisione di far sfollare lo stabile. Tutte le famiglie residenti hanno dovuto lasciare le proprie case. I servizi sociali del comune stanno cercando una soluzione per accogliere tutti.

  • Lupi “Tutto non si può fare, serve il coraggio di scegliere”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “Chi governa lo fa attento alle risorse che si hanno, con al centro il bene comune. Non si fanno pagare i conti alle generazioni successive. C’è un problema di conti pubblici, non è tempo delle manovre a debito incontrollato, tutto non si può fare”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi.
    “Più che promesse abbiamo un programma con il quale ci siamo candidati per governare cinque anni – spiega -. Riduzione del cuneo fiscale, riforma fiscale, trasformazione del reddito di cittadinanza, riforma della giustizia: cose già fatte. La riduzione delle accise è un errore: costa un miliardo al mese, è un taglio orizzontale che va a beneficio anche di chi si può permettere un litro di benzina a due euro. Meglio vincolare quei soldi alle fasce più deboli e ridare potere d’acquisto ai salari. Lariduzione del cuneo fiscale deve diventare strutturale, sono dai 50 ai 100 euro netti al mese per i dipendenti, mentre quota 41 non mi pare una priorità del Paese. Oppure: rafforziamo la conciliazione lavoro-famiglia, portiamo al 60% per un anno il congedo parentale. Sugli investimenti abbiamo la sfida del Pnrr davanti, 40 miliardi l’anno se riusciamo a spenderli”.
    “L’errore da non fare è disperdere i fondi in mille rivoli. Ripeto: serve il coraggio di fare delle scelte”, sottolinea Lupi, che aggiunge: “Con la riforma fiscale si accorpano detrazioni, deduzioni, un’enorme dispersione”.
    Sul tema immigrazione, “la memoria è corta – dice -, appena insediati lanciammo l’allarme su questa sfida epocale, per la prima volta non c’è solo la lotta ai trafficanti della morte come priorità ma tornare ad essere protagonisti nel Mediterraneo, il piano Mattei è una strada forte e nuova, oppure il decreto flussi”.
    In merito al patto di bilancio: “Sarà una battaglia che ci vedrà tutti uniti, spero anche con l’opposizione. L’anno scorso facemmo un deficit del 4,5%, stare al 3,7 % vuol dire già avere 15 miliardi in meno, diminuzioni che bloccherebbero la crescita”.
    “Anche Noi Moderati fa valere le proprie ragioni”, fa osservare Lupi, evidenziando che “il centrodestra ha bisogno della componente moderata, senza responsabilità e concretezza non si governa, lo dice anche Meloni, rincorrere il facile consenso è un errore”. E per le Europee, secondo Lupi occorre “rafforzare la proposta popolare in un dialogo privilegiato con liberali e conservatori. Ci saremo e lavoriamo per un patto federato con chi si riconosce nel Ppe”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Lupi “Tutto non si può fare, serve il coraggio di scegliere”

    Lupi “Tutto non si può fare, serve il coraggio di scegliere”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “Chi governa lo fa attento alle risorse che si hanno, con al centro il bene comune. Non si fanno pagare i conti alle generazioni successive. C’è un problema di conti pubblici, non è tempo delle manovre a debito incontrollato, tutto non si può fare”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi.
    “Più che promesse abbiamo un programma con il quale ci siamo candidati per governare cinque anni – spiega -. Riduzione del cuneo fiscale, riforma fiscale, trasformazione del reddito di cittadinanza, riforma della giustizia: cose già fatte. La riduzione delle accise è un errore: costa un miliardo al mese, è un taglio orizzontale che va a beneficio anche di chi si può permettere un litro di benzina a due euro. Meglio vincolare quei soldi alle fasce più deboli e ridare potere d’acquisto ai salari. Lariduzione del cuneo fiscale deve diventare strutturale, sono dai 50 ai 100 euro netti al mese per i dipendenti, mentre quota 41 non mi pare una priorità del Paese. Oppure: rafforziamo la conciliazione lavoro-famiglia, portiamo al 60% per un anno il congedo parentale. Sugli investimenti abbiamo la sfida del Pnrr davanti, 40 miliardi l’anno se riusciamo a spenderli”.
    “L’errore da non fare è disperdere i fondi in mille rivoli. Ripeto: serve il coraggio di fare delle scelte”, sottolinea Lupi, che aggiunge: “Con la riforma fiscale si accorpano detrazioni, deduzioni, un’enorme dispersione”.
    Sul tema immigrazione, “la memoria è corta – dice -, appena insediati lanciammo l’allarme su questa sfida epocale, per la prima volta non c’è solo la lotta ai trafficanti della morte come priorità ma tornare ad essere protagonisti nel Mediterraneo, il piano Mattei è una strada forte e nuova, oppure il decreto flussi”.
    In merito al patto di bilancio: “Sarà una battaglia che ci vedrà tutti uniti, spero anche con l’opposizione. L’anno scorso facemmo un deficit del 4,5%, stare al 3,7 % vuol dire già avere 15 miliardi in meno, diminuzioni che bloccherebbero la crescita”.
    “Anche Noi Moderati fa valere le proprie ragioni”, fa osservare Lupi, evidenziando che “il centrodestra ha bisogno della componente moderata, senza responsabilità e concretezza non si governa, lo dice anche Meloni, rincorrere il facile consenso è un errore”. E per le Europee, secondo Lupi occorre “rafforzare la proposta popolare in un dialogo privilegiato con liberali e conservatori. Ci saremo e lavoriamo per un patto federato con chi si riconosce nel Ppe”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • Crosetto “Il Patto di stabilità spada di Damocle sui conti italiani”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “La spada di Damocle è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità: è impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea del governo italiano sulla revisione delle regole fiscali europee. A Bruxelles chiede un cambio di passo: “Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    “Sui giornali leggo calcoli fatti sul Def, che contano un ammanco di 20 miliardi, ma la manovra si fa sulla Nota di aggiornamento al Def – spiega -. Attenderei quella per capire le effettive esigenze di politica economica”. “Non penso – aggiunge – che, quando va a Bruxelles, il mio collega Giorgetti si metta a discutere dell’asticella del deficit, piuttosto di una prospettiva più ampia. La spada di Damocle, per il 2024, è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità. In una fase di crisi economica e industriale ritengo impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari. Bisogna cambiare la natura della discussione: il mondo è cambiato”.
    “Il tema – sottolinea – non è il valore del deficit da rispettare, ma il futuro dell’Europa. Sono in corso enormi cambiamenti: la transizione ecologica, la carenza di materie prime e l’avanzamento dei Brics impongono la ridefinizione dei parametri del Patto di stabilità dal puro ragionamento tecnico. Serve una visione di politica macroeconomica che guardi almeno ai prossimi 10-15 anni”.
    Il tema dei parametri del Patto resta, a partire dal tetto del 3% al deficit e del 60% al debito, in rapporto al Pil, che per la Ue vanno ripristinati. “Insisto – ribadisce Crosetto -. Non si possono affrontare questi temi come si affrontavano due
    o tre anni fa”. “Serve un mix di soluzioni – aggiunge -. Se vogliamo attrarre investimenti in alcuni settori fondamentali per il futuro dell’Europa, come la transizione industriale e digitale o altra spese, allora dobbiamo escludere questi investimenti dal Patto di stabilità. Non è più il tempo di dire ‘abbiamo sempre fatto così’. Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    Una strada è far sponda con la Francia. Ma quali possibilità ci sono, dato che, in questo momento, non c’è una linea comune sulla politica estera, come rivela il caso Niger? Secondo lei, bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti: “No, si sbaglia. Non ho mai detto che bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti. Anzi. Ho chiesto e ricevuto informazioni su eventuali, possibili, pericoli per il contingente militare italiano, la mia prima preoccupazione, e ho chiesto di capire se l’atteggiamento era bellicoso o tollerante: era tollerante. In ogni caso, la decisione su cosa fare in Niger deve essere presa in modo condiviso e a livello europeo, non può essere un Paese solo a decidere. Non esiste una difficoltà con la Francia, esiste un approccio diverso nella politica estera tra due Paesi”.
    Ed alla domanda se si proverà ad agganciare la Francia per evitare il ritorno alle vecchie regole fiscali, risponde: “Il tema interessa anche loro. Se riusciamo a mettere insieme più Paesi, possiamo definire una linea più forte e sperare che diventi quella di tutta l’Europa. Ma per arrivare a 27 Paesi bisogna iniziare da uno, poi arrivare a due, tre e così via”.
    Tornando alla manovra, dice: “La regia è del presidente del Consiglio di concerto con il ministro all’Economia. Le proposte le fanno tutti i ministri, poi serve una sintesi che si trova in Cdm dove il premier è ilprimus inter pares. Il punto è concentrarsi non solo sulle risorse da trovare: l’azione di governo deve guardare alla costruzione di un humus economico per spingere gli investimenti e far crescere il Pil”. “C’è un grande lavoro da fare su burocrazia, leggi, infrastrutture, fiscalità di vantaggio – prosegue -. Non dobbiamo puntare solo sulla spesa pubblica, ma aumentare la ricchezza privata. Le manovre non sono un’operazione di cassa”.
    “La tassa sulle banche – spiega – ha una logica contingente. Viviamo in un Paese in cui il comparto ha registrato utili mai visti, superiori alle previsioni, e famiglie che pagano mutui senza precedenti: un travaso ci sta. Questo non significa demonizzare gli utili, ma un intervento, limitato nel tempo”.
    “In una fase di crisi economica e sociale, come quella che questo governo si trova a gestire, il primo dovere è mettere in sicurezza la parte del Paese che rischia di morire. Se non ho soldi per tutti e ho una famiglia con cinque figli scelgo di aiutare il più debole”, sottolinea Crosetto, che aggiunge: “Il ceto medio è diventato quello con i redditi più bassi, un grande pout-pourri in cui ci sono gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e dove sono finiti anche i lavoratori che pagano il conto dell’inflazione. Non abbiamo dimenticato il ceto medio: il nostro obiettivo di legislatura è ricostruirlo, dandogli la possibilità di riprendersi quello che aveva”.
    Sul caso Vannacci con Giorgia Meloni “ci siamo sentiti in più occasioni per vari motivi. Un suo intervento pubblico non era necessario”. Ed alla domanda su Cicchitto che dice che dietro Vannacci ci potrebbe essere la mano di Putin, risponde: “Non parlo di un caso su cui sono in corso i necessari accertamenti”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • L’amore per i cavalli di Katia Gagliardi, maestra di Santo Stefano Ticino, nella poesia dedicata a Gisella e nel video musicale girato in Sardegna

    Una poesia dedicata a una cavalla. Si chiama Gisella ed è la cavalla che Katia Gagliardi, insegnante di Santo Stefano Ticino, ha montato per girare le riprese della sua nuova canzone intitolata ‘Spirito Libero’. Chi più di un cavallo può incarnare il senso della libertà? Per Katia Gagliardi, che conosciamo per le sue numerose imprese, amante della musica e degli animali, è cominciata una vera sfida che l’ha portata, in poche ore di febbrile lavoro a comporre la poesia.

    SANTO STEFANO TICINO – Di origini sarde la maestra Katia si è recata in Sardegna, esattamente a Bono, un piccolo paese che fa parte del Goceano, per girare le riprese a cavallo per il video della sua nuova canzone, appunto ‘Spirito Libero’. Una canzone dedicata ai cavalli e una poesia scritta e dedicata a Gisella.

    Ecco la poesia
    Gisella
    Sei una folata di vento
    che in ogni istante scompiglia la mia anima
    sei pura bellezza che offusca la mia vista.
    Sei una fragranza di pure emozioni che avvolgono la mia mente e il mio corpo.
    La folta criniera cattura le mie dita che si intrecciano con te creando un legame che non ha confini.
    In uno spartito musicale tu saresti la chiave di violino che apre le danze e il battito dei tuoi zoccoli d’argento scriverebbe la partitura più bella,quella dettata dal cuore.
    Grazie di cuore nobile anima
    Mi hai donato amore e serenità
    Mi hai prestato le ali per volare con te
    Mi hai permesso di posare il mio cuore su di te e di sentirmi parte di te.
    Concedi la tua anima solo a chi sa leggere nei tuoi occhi,resta come sei ….uno Spirito Libero speciale e indescrivibile.

    Katia Gagliardi

    Un ringraziamento speciale al signor Efisietto che gestisce il maneggio “La Quercia” di Bono,in provincia di Sassari. Grazie per avermi regalato un sogno e per avermi mostrato chi sono i cavalli:lo specchio dell’anima.

  • Crosetto “Il Patto di stabilità spada di Damocle sui conti italiani”

    Crosetto “Il Patto di stabilità spada di Damocle sui conti italiani”

    Ultim’ora su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “La spada di Damocle è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità: è impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari”. Così, in un’intervista a la Repubblica, il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea del governo italiano sulla revisione delle regole fiscali europee. A Bruxelles chiede un cambio di passo: “Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    “Sui giornali leggo calcoli fatti sul Def, che contano un ammanco di 20 miliardi, ma la manovra si fa sulla Nota di aggiornamento al Def – spiega -. Attenderei quella per capire le effettive esigenze di politica economica”. “Non penso – aggiunge – che, quando va a Bruxelles, il mio collega Giorgetti si metta a discutere dell’asticella del deficit, piuttosto di una prospettiva più ampia. La spada di Damocle, per il 2024, è il ritorno alle regole originarie del Patto di stabilità. In una fase di crisi economica e industriale ritengo impossibile portare i bilanci degli Stati al rispetto dei parametri ordinari. Bisogna cambiare la natura della discussione: il mondo è cambiato”.
    “Il tema – sottolinea – non è il valore del deficit da rispettare, ma il futuro dell’Europa. Sono in corso enormi cambiamenti: la transizione ecologica, la carenza di materie prime e l’avanzamento dei Brics impongono la ridefinizione dei parametri del Patto di stabilità dal puro ragionamento tecnico. Serve una visione di politica macroeconomica che guardi almeno ai prossimi 10-15 anni”.
    Il tema dei parametri del Patto resta, a partire dal tetto del 3% al deficit e del 60% al debito, in rapporto al Pil, che per la Ue vanno ripristinati. “Insisto – ribadisce Crosetto -. Non si possono affrontare questi temi come si affrontavano due
    o tre anni fa”. “Serve un mix di soluzioni – aggiunge -. Se vogliamo attrarre investimenti in alcuni settori fondamentali per il futuro dell’Europa, come la transizione industriale e digitale o altra spese, allora dobbiamo escludere questi investimenti dal Patto di stabilità. Non è più il tempo di dire ‘abbiamo sempre fatto così’. Serve un approccio da statisti, non da miopi”.
    Una strada è far sponda con la Francia. Ma quali possibilità ci sono, dato che, in questo momento, non c’è una linea comune sulla politica estera, come rivela il caso Niger? Secondo lei, bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti: “No, si sbaglia. Non ho mai detto che bisogna trovare un canale diplomatico con i golpisti. Anzi. Ho chiesto e ricevuto informazioni su eventuali, possibili, pericoli per il contingente militare italiano, la mia prima preoccupazione, e ho chiesto di capire se l’atteggiamento era bellicoso o tollerante: era tollerante. In ogni caso, la decisione su cosa fare in Niger deve essere presa in modo condiviso e a livello europeo, non può essere un Paese solo a decidere. Non esiste una difficoltà con la Francia, esiste un approccio diverso nella politica estera tra due Paesi”.
    Ed alla domanda se si proverà ad agganciare la Francia per evitare il ritorno alle vecchie regole fiscali, risponde: “Il tema interessa anche loro. Se riusciamo a mettere insieme più Paesi, possiamo definire una linea più forte e sperare che diventi quella di tutta l’Europa. Ma per arrivare a 27 Paesi bisogna iniziare da uno, poi arrivare a due, tre e così via”.
    Tornando alla manovra, dice: “La regia è del presidente del Consiglio di concerto con il ministro all’Economia. Le proposte le fanno tutti i ministri, poi serve una sintesi che si trova in Cdm dove il premier è ilprimus inter pares. Il punto è concentrarsi non solo sulle risorse da trovare: l’azione di governo deve guardare alla costruzione di un humus economico per spingere gli investimenti e far crescere il Pil”. “C’è un grande lavoro da fare su burocrazia, leggi, infrastrutture, fiscalità di vantaggio – prosegue -. Non dobbiamo puntare solo sulla spesa pubblica, ma aumentare la ricchezza privata. Le manovre non sono un’operazione di cassa”.
    “La tassa sulle banche – spiega – ha una logica contingente. Viviamo in un Paese in cui il comparto ha registrato utili mai visti, superiori alle previsioni, e famiglie che pagano mutui senza precedenti: un travaso ci sta. Questo non significa demonizzare gli utili, ma un intervento, limitato nel tempo”.
    “In una fase di crisi economica e sociale, come quella che questo governo si trova a gestire, il primo dovere è mettere in sicurezza la parte del Paese che rischia di morire. Se non ho soldi per tutti e ho una famiglia con cinque figli scelgo di aiutare il più debole”, sottolinea Crosetto, che aggiunge: “Il ceto medio è diventato quello con i redditi più bassi, un grande pout-pourri in cui ci sono gli artigiani, gli agricoltori, le partite Iva e dove sono finiti anche i lavoratori che pagano il conto dell’inflazione. Non abbiamo dimenticato il ceto medio: il nostro obiettivo di legislatura è ricostruirlo, dandogli la possibilità di riprendersi quello che aveva”.
    Sul caso Vannacci con Giorgia Meloni “ci siamo sentiti in più occasioni per vari motivi. Un suo intervento pubblico non era necessario”. Ed alla domanda su Cicchitto che dice che dietro Vannacci ci potrebbe essere la mano di Putin, risponde: “Non parlo di un caso su cui sono in corso i necessari accertamenti”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).