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  • Vino italiano sotto attacco, la campagna di Oscarwine e Centinaio

    Vino italiano sotto attacco, la campagna di Oscarwine e Centinaio

    (Adnkronos) – Oscarwine, uno dei portali sul vino più letti, torna con i suoi eventi sul vino. Ad annunciarlo Livio Buffo, Ceo dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato della Repubblica. “Come anticipato a Vinitaly – ha commentato Livio Buffo – Con il senatore Centinaio abbiamo intenzione di lanciare una vera e propria campagna di sensibilizzazione su alcuni problemi che affliggono il nostro settore vitivinicolo e creare un sano dibattito che svegli le coscienze. Siamo un’eccellenza internazionale del vino ma continuiamo a subire passivamente il fuoco amico dell’Europa e, adesso, a subire i pericolosi cambi di umore degli statunitensi sui dazi: in questa situazione rischiano non solo le cantine ma anche tutte le aziende e le professionalità che fanno parte della filiera. Continuo a reputare che la miglior difesa sia l’attacco e, a brevissimo, presenteremo con il vicepresidente del Senato un progetto per provare a cambiare davvero le cose.” “Da anni – ha sottolineato il presidente Centinaio – sto portando avanti una battaglia contro una serie di vergognosi attacchi al nostro agroalimentare, dal nutriscore ai dazi americani, passando per gli avvisi sanitari irlandesi. Ci sono, tuttavia, altre situazioni sconosciute ai più – alcune potenzialmente pericolose, altre già dannose – che meritano la luce dei riflettori, che devono essere comunicate alla nostra filiera produttiva, combattute e fermate. Stiamo organizzando un incontro con Cenacoli e oscarwine per presentare questa iniziativa che vedrà coinvolta attivamente anche la nostra comunità italiana all’estero. Il patrimonio agroalimentare italiano è indissolubilmente legato al suo territorio e non delocalizzabile, non possiamo produrre l’olio d’oliva, il parmigiano, i nostri vini altrove come vorrebbe qualcuno. Urge diplomazia e una soluzione politica che non danneggi le nostre aziende: ieri il presidente Meloni ha fatto un importante passo in questo senso.” “Tanto per dare un dato a chi ci confronta sempre con i francesi – conclude Buffo – l’Italia è il primo Paese al mondo per export di formaggi oltreoceano e, negli ultimi anni, sono cresciuti anche i numeri del vino. Ho sentito dire da qualche italiano trapiantato negli Usa che, in caso di aumento dei prezzi delle nostre bottiglie, andrà sui vini della Napa Valley. Questo atteggiamento è grave. La nostra comunità –che ripeterò fino alla noia ha fortemente contribuito al ritorno del presidente Trump e che quindi ha un peso elettorale negli Usa – deve far sentire la sua voce e protestare; così come tengono la bandiera italiana in bella vista sui balconi o fuori dai negozi, devono manifestare la loro italianità anche in termini di sostegno “politico” al nostro agroalimentare. I nostri prodotti tipici sono unici, un’espressione del territorio, una materia prima unica al mondo, un saper fare che non si può delocalizzare o trasferire oltreoceano. Adesso attendiamo di vedere a cosa porterà l’incontro di ieri fra la premier Meloni e il presidente Trump.” —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Oscarwine sbarca su carta: la nuova freepress presentata al Vinitaly

    Oscarwine sbarca su carta: la nuova freepress presentata al Vinitaly

    (Adnkronos) – Dopo cinque anni di presenza digitale, Oscarwine, uno dei portali dedicati al vino più seguiti in Italia, diventa anche cartaceo. L’annuncio, a sorpresa, è arrivato nel corso dell’evento “Gli attacchi europei al vino italiano”, in corso al Vinitaly, e ha visto la partecipazione di figure di spicco del settore e della politica. A svelare la novità è stato Livio Buffo, CEO dell’agenzia di comunicazione Cenacoli e fondatore del marchio: “Dobbiamo far tornare la voglia di leggere alle persone. L’editoria non è morta: la carta ha ancora un grandissimo valore e noi vogliamo riscoprirlo. Per questo abbiamo fatto il percorso inverso, dai byte alla cellulosa.” La nuova rivista sarà una freepress trimestrale, distribuita nei luoghi dove il vino si compra, si degusta e si vende: “il suo habitat naturale”, come sottolineato da Buffo. L’obiettivo è raggiungere i lettori là dove vivono la passione per il vino, fuori dal web, in un contesto più diretto e tangibile. L’iniziativa editoriale è stata presentata in un contesto acceso, quello del convegno dedicato agli ostacoli posti dall’Europa all’agroalimentare italiano. Tra i temi affrontati, anche le recenti proposte di etichettatura sanitaria sulle bottiglie di vino – i cosiddetti health warning, simili a quelli presenti sui pacchetti di sigarette. Il senatore Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato, ha criticato duramente l’iniziativa: “Mi sembra che l’Europa si occupi troppo di ciò che dovrebbe restare competenza degli Stati. Il vino non va criminalizzato, ma promosso come parte della nostra cultura. Due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne possono avere effetti positivi sulla salute.” Centinaio ha anche lanciato un monito contro una visione “penalizzante” nei confronti di Italia, Francia e Spagna, principali produttori di vino: “Perché se la prendono con il vino e non con la birra tedesca o le bibite industriali?”. L'intervento di Pietro Monti, vicepresidente della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) e produttore non vedente, si è concentrato su un approccio più inclusivo alle etichette: “Meglio QR code parlanti e scritte in braille, piuttosto che messaggi allarmistici. La tecnologia può aiutare davvero chi ha disabilità visive.” Monti ha raccontato l’esperienza positiva con Cenacoli per una special edition della sua azienda vinicola, già dotata di strumenti inclusivi sulle etichette.  A chiudere l’incontro è stato Roberto Gualtieri, medico con oltre vent’anni di esperienza nei pronto soccorso romani, che ha posto l’attenzione sull’abuso di alcol tra i giovani: “Dai ragazzi di 11 anni fino agli adolescenti, l’alcol può causare danni irreparabili. La prevenzione, attraverso scuola e famiglia, è l’unica vera arma.” Gualtieri ha invitato a un’educazione consapevole, ribadendo che “bere responsabilmente” è la strada giusta, lontano da estremismi e allarmismi. —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Vino, la lotta all’Italian sounding e agli avvisi sanitari

    Vino, la lotta all’Italian sounding e agli avvisi sanitari

    (Adnkronos) – Un progetto per non vedenti, lotta all’italian sounding e alla contraffazione di prodotti italiani, avvisi sanitari, comunicare la qualità ed evidenze scientifiche sul rapporto fra il consumo di vino e alcune patologie.  Sono i temi affrontati questa mattina alla Sala Tatarella della Camera dei Deputati durante la tavola rotonda “Comunicare il vino: pericoli, errori ed etichette inclusive”, organizzata sui iniziativa dell’onorevole Andrea Di Giuseppe (Fratelli d’Italia), presidente del Comitato Permanente sul Commercio Internazionale in cooperazione con l’agenzia di comunicazione Cenacoli, alla quale hanno partecipato il senatore Gian Marco Centinaio (Lega Salvini Premier), vicepresidente del Senato della Repubblica, l’onorevole Marco Cerreto (Fratelli d’Italia), Commissione Agricoltura della Camera, Livio Buffo, fondatore di oscarwine e Ceo di Cenacoli, il produttore Pietro Monti dell’Azienda Agricola Roccasanta e il professor Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia e statistica medica. L’ITALIAN SOUNDING L’on. Andrea di Giuseppe ha toccato due temi caldi di questo momento: la contraffazione e l’italian sounding: “Nella relazione annuale dei servizi segreti, depositata in parlamento e stilata dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica Italiana, la contraffazione delle produzioni agroalimentari Made in Italy è stata descritta come una minaccia alla sicurezza nazionale. Secondo i dati di The European House – Ambrosetti, nel 2023 i consumatori esteri hanno acquistato 63 miliardi di prodotti “falsificati” che non provengono dal nostro Paese. Eliminando la piaga del Food&Beverage italiano fasullo, il nostro export sarebbe più che raddoppiato. Questa cifra, senza un intervento normativo efficiente, è destinata a crescere in particolare nei campi produttivi più sensibili, quali il settore caseario, la pasta, settore dell’olio e ovviamente quello del vino: l’agroalimentare è diventato un obiettivo della criminalità per fare cassa. Ho avviato sul tema un’interlocuzione con il nostro Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso per promuovere iniziative concrete di contrasto a questa problematica. All’interno della mia circoscrizione elettorale, quella nord americana, avvierò con la nuova amministrazione statunitense dei tavoli per fare in modo di proteggere i nostri prodotti e mettere un freno a quelli che sfruttano l’italian sounding.” HEALTH WARNING IRLANDESI Tra gli allarmi del momento anche il semaforo verde dato dall’Europa all’Irlanda a inserire, in stile pacchetti di sigarette, avvisi sanitari sulle etichette di vino, birra e superalcolici come "il consumo di alcol provoca malattie del fegato" e "alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Un precedente pericoloso che potrebbe allargarsi a macchia d’olio, coinvolgendo altri paesi del vecchio continente. Sull’argomento è intervenuto il senatore Centinaio che, da quando era Ministro, sta portando avanti una difesa dei prodotti italiani dagli attacchi normativi europei: “Dobbiamo sempre tenere alta la guardia rispetto alle norme che possono arrivare dall’Europa. Nei prossimi anni, il mercato del vino potrebbe essere condizionato non solo dai gusti dei consumatori ma anche da guerre commerciali con i Paesi importatori extra-Ue. Non possiamo permetterci di subire anche gli attacchi di Bruxelles e delle altre capitali europee. Il tentativo di estendere l’applicazione di etichette allarmistiche va fermato sul nascere, come tutte le altre iniziative che nulla hanno a che vedere con la tutela della salute e la corretta informazione dei consumatori, ma che rappresentano solo il tentativo di penalizzare uno dei nostri prodotti di punta, per qualità e quantità.” UN’ETICHETTA INCLUSIVA, UN QR CODE NARRANTE PER NON VEDENTI Per fare in modo che le etichette di vino diventino realmente utili e alla portata di tutti, Livio Buffo, ceo di Cenacoli e fondatore di oscarwine, ha presentato un progetto di comunicazione per non vedenti: “Abbiamo pensato di inserire sull’etichetta frontale delle bottiglie di vino un QR code, segnalato anche da una scritta in carattere braille, che attiva sugli smartphone un racconto in audio (la voce è della giornalista Rossella Alimenti) sulla vinificazione del prodotto, le sue caratteristiche organolettiche e i possibili abbinamenti. Attualmente, sulle retro-etichette delle bottiglie compaiono dei QR code che rimandano a semplici informazioni testuali sugli ingredienti, nutrizionali e ambientali. L'aggiunta dell'audio è il superamento di un'ulteriore barriera, per fornire informazioni tecniche e suggerimenti al consumatore.” “L’etichetta – ha continuato il fondatore di oscarwine – rappresenta un Dioniso bendato; la fascia è volutamente trasparente e si intravedono gli occhi per indicare che nonostante l’impedimento è possibile vedere.” Aprire la mente e favorire una vera inclusione. Su questa lunghezza d’onda lavora Pietro Monti, titolare dell’Azienda Agricola Roccasanta e produttore non vedente – tra i primi a utilizzare il braille in Italia – che ha sposato subito il progetto di Cenacoli: “Sulle mie etichette c’è il nome della cantina in braille, in modo che tutti abbiano gli strumenti per riconoscerla. Anche il QR code è importante perché con le moderne tecnologie i non vedenti come possono attingere a una serie di informazioni. Ritengo questo aspetto molto importante per l'inclusività e per facilitare le persone con disabilità. Inoltre, comunichiamo al consumatore che anche una persona cieca può essere titolare di un'azienda agricola, un enologo e fare del buon vino: non è un dettaglio da poco perché potrebbe ispirare persone non vedenti a intraprendere questa strada lavorativa.” LA SCIENZA COSA DICE? Ritornando al tema degli health warning, le considerazioni scientifiche sono state lasciate al professor Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia e statistica medica che ha messo in chiaro alcuni punti sul rapporto vino/patologie/salute: “L’alcol è associato a diversi problemi di salute è una sostanza tossica, un cancerogeno gruppo uno: questo dice l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il consumo di vino, se non fatto in maniera moderata, potrebbe aumentare il rischio di sviluppare alcune patologie ma parliamo di consumo non moderato. L’87% del vino è acqua, la parte restante è materia alcolica associata a vitamine, antiossidanti: parliamo di un consumo possibile se fatto con moderazione e intelligenza, non discutiamo di qualcosa che potrebbe generare un accumulo di grasso viscerale come nel caso di birra e superalcolici. Cosa dovrebbero fare allora gli asiatici ai quali manca un enzima importante per smaltire l’alcol? Se proprio dobbiamo mettere degli avvisi sanitari, facciamolo su certe merendine ipercaloriche, su bevande ultrazuccherate, su alcuni tipi di carne pieni di antibiotici e sui pesci che ormai sono pieni di microplastiche. Per non parlare, poi dei prodotti contraffatti, situazione che ritroviamo nel vino. I nemici della salute li conosciamo, attacchiamo quelli, non demonizziamo quando non serve.” CONCLUSIONI: ETICHETTE DEVONO RACCONTARE QUALITÀ A chiudere i lavoro, l’intervento dell’on. Marco Cerreto della Commissione Agricoltura, da anni impegnato affinché vengano tutelati i marchi italiani: “Nell'etichetta di una bottiglia di vino è racchiusa la declinazione del concetto di qualità e, rispetto a quel concetto, il vino si presenta al consumatore con tutta la sua potenzialità. Grazie a informazioni come le indicazioni geografiche e le denominazioni, una bottiglia di vino diventa un prodotto irripetibile, autenticamente italiano che racconta non solo la storia di un imprenditore vitivinicolo, di una cantina, ma anche l'identità il concetto e l’evoluzione del territorio vocato alla produzione di quel vino.” —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Vino, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero

    Vino, tutto pronto per l’evento dedicato al Pinot Nero

    (Adnkronos) – Conoscere ed esplorare la ricchezza del Pinot Nero italiano, raccontare le peculiarità dei diversi territori che lo valorizzano in un viaggio tra le regioni d’Italia, è l’obiettivo della due giorni in programma a Roma i prossimi domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Considerato il più nobile tra i vitigni a bacca rossa a livello mondiale, rappresenta da sempre una sfida per i viticoltori ma anche una grande ricompensa per gli intenditori: conosciuto per la sua complessità e delicatezza, si adatta e si modella al terroir che lo ospita.  Dalle morbide colline dell’Oltrepò fino alle montagne dell’Alto Adige e del Trentino, passando per il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Veneto, la Toscana, le Marche, l'Umbria e perfino l’Abruzzo, il Lazio, la Campania, fino a giungere alla Sicilia: “L’Italia del Pinot Nero è non solo una celebrazione del vino, ma anche una vetrina per il nostro patrimonio enologico – precisano gli organizzatori di Vinodabere – Questo evento vuole essere un’occasione per scoprire, approfondire le sfumature di questo affascinante vitigno, ed il legame ormai creatosi con i territori dove è stato messo a dimora, confrontandosi con esperti, produttori e appassionati”.  La Capitale si prepara a celebrare questa antica varietà con la prima edizione de “L’Italia del Pinot Nero” che andrà in scena al Belstay Hotel (Via Bogliasco, 27, 00165 Roma RM): l’evento organizzato dalla testata giornalistica “Vinodabere” che nei mesi scorsi ha pubblicato anche la Guida ai Migliori Pinot Nero d’Italia 2024 si svolgerà in due giornate che vedranno protagonisti 40 produttori, che presenteranno i loro vini (non solo il Pinot Nero) ad operatori del settore (ristoratori, enotecari, agenti etc.), giornalisti, wine lovers, appassionati e sommelier. Si inizia domenica 27 ottobre alle 10:30 con la degustazione tecnica con alcuni posti riservati alla stampa, dal titolo “Il giro d’Italia attraverso il Pinot Nero” e guidata dai giornalisti di Vinodabere Antonio Paolini e Maurizio Valeriani e dal critico enogastronomico Dario Cappelloni (DoctorWine). Si proseguirà nel pomeriggio con l’apertura dei banchi di assaggio riservati alla stampa, operatori e sommelier (dalle 14 alle 16) e poi dalle 16 alle 20 aperti al pubblico. Il lunedì 28 ottobre si riprenderà dalle 10 alle 18:30 con un’altra giornata di assaggi dedicati al Pinot Noir ed alle altre referenze che i produttori porteranno in degustazione.  40 le cantine presenti provenienti da 14 regioni italiane diverse e poi Sudafrica e Argentina: Kellerei Bozen – Cantina Bolzano (Alto Adige), Brunnenhof Mazzon (Alto Adige), Ebner – Tenuta (Alto Adige), Erste+Neue (Alto Adige), Kellerei Kaltern – Cantina Caldaro (Alto Adige), Klosterhof – Weingut (Alto Adige), Marinushof (Alto Adige), Plonerhof – Weingut (Alto Adige), Romen – Tenuta (Alto Adige), Schloss Englar (Alto Adige), Widum Baumann 1048 (Alto Adige), Borgo dei Posseri (Trentino), La Cadalora (Trentino), Castelsimoni (Abruzzo), San Salvatore 1988 (Campania), Komjanc (Friuli Venezia Giulia), Tenuta Luisa (Friuli Venezia Giulia), Paolo e Noemia d’Amico (Lazio), La Genisia (Lombardia), Tenuta Quvestra Ballerio (Lombardia), Coppacchioli Tattini (Marche), Fattoria Mancini (Marche), Bricco Maiolica (Piemonte), Colle Manora (Piemonte), Colombo Cascina Pastori (Piemonte), Isolabella della Croce (Piemonte), Gulfi (Sicilia), Fontodi (Toscana), La Poggiciola (Toscana), Ornina-Agricola (Toscana), Panizzi (Toscana), Nuova Tenuta Paradiso (Umbria), La Palazzola di Stefano Grilli (Umbria), Grosjean (Valle d’Aosta) e Opificio del Pinot Nero di Marco Buvoli (Veneto). Presente anche la Distribuzione AfriWines con i vini delle aziende Diemersdal (Sudafrica), Spier (Sudafrica), Oak Valley (Sudafrica), Whalehaven (Sudafrica) e Familia Schroeder (Argentina).  —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Donne e vino, il 94% usa l’identità del territorio: l’indagine

    Donne e vino, il 94% usa l’identità del territorio: l’indagine

    (Adnkronos) – Sono donne, producono vino e lo fanno per lo più preservando l’identità del territorio di competenza. Questo è quanto è emerso dall’indagine ‘Donna, vino e salvaguardia dell’identità culturale dei territori del vino’, condotta da Marta Galli, direttrice dell’Osservatorio sustainable wine business and enogastronomic tourism, presentata a Firenze in occasione del 35esimo anniversario dell’associazione nazionale delle Donne del vino.  Il 94% si avvale del territorio e della sua identità per la filiera produttiva di una delle bevande più apprezzate dagli italiani, volo al prodotto, imbottigliato e servito a tavola. Si tratta di un traguardo che prova a superare le difficoltà relative ad alluvioni e maltempo che hanno colpito diverse zone italiane nell’ultimo anno, causando danni ingenti oltre che il divario di genere nei settori lavorativi più noti, compreso appunto quello enogastronomico.  
    Resistenza, ripartenza e caparbietà hanno dimostrato quanto le ‘Donne del vino’, così come l’intera produzione messa in standby a causa proprio dei disagi dovuti al maltempo, abbiano fatto fronte comune per la salvaguardia del patrimonio vitivinicolo italiano.  L’osservatorio ha condotto la ricerca attraverso un’analisi qualitativa. Si è trattato, infatti, di un questionario inviato a oltre 230 socie tra produttrici, ristoratrici, commercianti, consulenti e sommelier di tutta Italia.  I risultati del rapporto, ha commentato la presidente nazionale delle Donne del vino Daniela Mastroberardino sono "un segno di speranza in un Paese dove le alluvioni vengono amplificate da un eccessivo sfruttamento del suolo e i 'non luoghi' sono sempre più diffusi".  "L'indagine ha portato alla luce un aspetto ancora inesplorato dell'attività di chi produce, vende o fa consumare il vino – ha evidenziato Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del vino toscane -: l'attitudine a conservare l'identità e la cultura locale per usarla nello storytelling delle bottiglie". Circa la metà (il 44,7%) delle donne che hanno un’impresa in tale mondo ha ripristinato edifici preesistenti e per farlo ha usato soprattutto imprese del posto (56,1%). Il dato di maggior valore è sicuramente quello relativo alla quasi totalità delle partecipanti all’indagine che ha sottolineato la necessità di restaurare le costruzioni antiche piuttosto che costruirne nuove. La storia locale, in altre parole, ripaga e lo fa con un prodotto che in tutto il mondo ci viene invidiato.  È ‘I numeri del vino’ a riassumere i dati Istat sulla produzione dello scorso anno. In sintesi, è emerso un quadro generalmente positivo, nonostante il calo del 3% sul 2021, ma sopra al 4% degli ultimi 10 anni.  A subire un forte incremento sono stati propri gli IGT rossi con un +12% della produzione. IGT, infatti, sta a significare Indicazione Geografica Tipica, ed è una delle cinque denominazioni presenti in Italia (DOP, DOC, DOCG, IGP) utilizzate per indicare i migliori vini da tavola sul mercato comunitario: zona e tecniche di produzioni sono alla base di tali criteri.  Il vino esportato, invece, è pari a 5 miliardi di euro nei primi otto mesi del 2023, un andamento considerevole, ma in tendenza negativa, simile agli altri paesi. Un dato che non scoraggia se si pensa al riconoscimento ricevuto dalla rivista americana Wine Spectator, secondo cui il miglior vino del mondo 2023 è un Brunello di Montalcino.  Nonostante le donne siano custodi dell’identità del territorio e della produzione enogastronomica che ne consegue, i dati Istat riportano che le imprese italiane del vino condotte da donne sono circa un terzo del totale e nella maggior parte dei casi si tratta di piccole o medie imprese, la cui produzione agricola utilizzata per scopo vitivinicolo è il 21% del totale complessivo nazionale. L’interesse per questo settore, da parte delle donne, è in aumento e rappresentano circa il 30% dei sommelier nazionali.  A sostegno di una maggior adesione delle donne alla catena vitivinicola nazionale c’è appunto l’Associazione Nazionale le Donne del vino che promuove il ruolo delle donne nella società e nel lavoro di settore; le collega tramite rete sociale a iniziative condivise, formazione e viaggi istruttivi e propone la voce e la visione femminile alle istituzioni e organizzazioni del vino italiane ed estere. Obiettivi che guardano alla sfera sociale dei tre pilastri della sostenibilità, che insieme a quello economico e a quello ambientale, necessitano ancora di grande lavoro nel nostro territorio. La sostenibilità come valore etico nella filiera è un valore etico che, non ancora abbastanza, è stato riconosciuto come propulsore di innovazioni in tal senso. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Svelati i primi 4 vini subacquei prodotti in Molise da ‘LeProfondità

    Svelati i primi 4 vini subacquei prodotti in Molise da ‘LeProfondità

    (Adnkronos) – Il 20 ottobre 2023 segna una data storica per la start–up Cobalto: la presentazione al pubblico e la degustazione esclusiva dei primi quattro vini subacquei del Molise prodotti da ‘LeProfondità’, la più grande cantina subacquea italiana. L’evento al Porto Turistico Marina di San Pietro a Termoli. Il progetto -tutto molisano e tutto al femminile-, che si occupa di ricerca e sviluppo di metodi per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari con tecniche sperimentali ed innovative, è stato voluto fortemente da due amiche Lucia Criscolo e Sandra Palombo, quest’ultima amministratore unico della Cobalto e già imprenditrice nel settore del luxury food. Un primato, frutto di studio, innovazione e ricerca nel campo del cantinamento nelle profondità del mare, durato tre anni ed annunciato già nel mese di luglio scorso, dopo un ultimo panel di assaggio da parte degli enologi ed esperti, subito accolto con interesse e curiosità nel mondo enologico nazionale ed internazionale. Sono stati quindi presentati i primi quattro vini al mondo riemersi dal mare del Molise. ‘Aplysia’ Falanghina del Molise doc, ‘Umbrella’ Tintilia del Molise Rosato doc, ‘Turritella’ Tintilia del Molise Rosso doc, ‘Cancellariidae’ Linea Premium – Tintilia del Molise doc, questi i vini da record che, in serie e quantità limitata, hanno acquisito ed amplificato valori e caratteristiche tali da rendere la loro degustazione un’esperienza sensoriale unica ed esclusiva. Nasce così una filiera interamente made in Molise che valorizza le qualità e le caratteristiche del vino molisano collocandolo in un target di prestigio.  Ma cosa caratterizza questo tipo di affinamento del vino lasciato raffinare ad oltre 4 miglia dalla costa termolese ad una profondità di 38 metri? La risposta è nelle parole di Sandra Palombo. “Dopo mesi di maturazione nel buio delle profondità marine con temperatura e pressioni costanti, cullati dalle correnti del mare Adriatico al largo di Termoli, i nostri vini hanno acquisito e amplificato valori e caratteristiche tali da rendere la loro degustazione un'esperienza sensoriale unica ed esclusiva. Infatti, la profondità di immersione genera una pressione sul tappo verso l’interno della bottiglia. A quella profondità si creano le condizioni di climatizzazione naturale con la temperatura dell’acqua che subisce poche variazioni stagionali, inoltre le correnti sottomarine generano un dondolio che favorisce un’integrazione degli elementi tale da garantire un’armonicità degustativa". "Questa originalità dimostra il nostro modo di essere -dichiara Francesco Roberti Presidente della Regione Molise- persone piene di coraggio che si danno da fare, che fanno parlare di sé anche fuori dai confini. Una regione piccola, ma che ha un cuore immenso. Quando mi trovo a confrontarmi con altri governatori d'Italia, hanno un po' di invidia: qui c'è ancora umanità, ci sentiamo comunità, ci sono valori, ma anche l'ambiente e il clima fanno la differenza. Una regione dove si investe nei prodotti tipici e qualità dell'ambiente che fa la differenza. Avete coraggio da vendere e noi saremo al vostro fianco".  —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Borgogna, nel 2022 fatturato da record

    Borgogna, nel 2022 fatturato da record

    (Adnkronos) – Secondo gli ultimi dati diffusi dal BIVB, Bourgogne Wine Board, associazione senza scopo di lucro per la difesa e la promozione delle competenze uniche dei mestieri dell'enologia, del négoce e della viticoltura, le esportazioni di vino della Borgogna hanno raggiunto nel 2022, dopo una vendemmia storicamente bassa nel 2021, un fatturato record di oltre 1,5 miliardi di euro per l'equivalente di 90 milioni di bottiglie. Dopo un anno sostenuto dall'aumento dei consumi grazie alla fine della pandemia e agli incentivi governativi, i volumi dei vini della Borgogna esportati nel 2022 sono tornati a crescere come nel 2015. Sebbene i volumi delle esportazioni siano diminuiti del 12% rispetto al 2021, hanno comunque superato i dati del 2020 del 3%. Un successo proseguito con il fatturato record di 1,5 miliardi di euro nel 2022, che rappresenta un significativo aumento del 13% rispetto all'anno precedente. Dopo un’annata con rese piuttosto basse come la 2021, la 2022 si è confermata la più abbondante dal 2018 con 1,748 milioni di ettolitri prodotti, in crescita del 22% rispetto alla media delle cinque annate precedenti. L'esportazione di 92 milioni di bottiglie da 75 cl nel 2022 è stata dominata principalmente dalle tre regioni chiave, che rappresentano il 76% dei volumi di esportazione e il 73% delle entrate. Adnkronos – Vendemmie
     —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Arriva il decreto per il riconoscimento dei Consorzi IG a tutela dei distillati italiani

    Arriva il decreto per il riconoscimento dei Consorzi IG a tutela dei distillati italiani

    (Adnkronos) – Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ha approvato il nuovo regolamento per la tutela delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose. Il provvedimento era atteso dal settore dal 2016 e permetterà la valorizzazione e la tutela anche di questo comparto di eccellenza nonché la salvaguardia dei diritti degli operatori. “È dal 2016 che il settore aspettava questo provvedimento. Oggi con questo regolamento, dopo sette anni, gli operatori del comparto potranno procedere con la costituzione di Consorzi ad hoc per valorizzare questi prodotti di eccellenza e tutelare le IG”, ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.  “I distillatori di grappa sono felici per questo risultato che darà maggiore slancio al distillato di bandiera che merita la giusta visibilità sui mercati internazionali. Il Consorzio Nazionale Grappa è già pronto a raccogliere la sfida, rappresentando la maggior parte della produzione”, evidenzia Sebastiano Giovanni Caffo Presidente Consorzio Nazionale Grappa. “Fin dal 2016 la nostra Associazione si è fatta portatrice dell’esigenza di dare ai Consorzi delle bevande spiritose le stesse funzioni assegnate ai Consorzi di Tutela dei Vini e del settore agroalimentare. Siamo lieti che il presente Governo abbia dato attuazione a questo importante passo. Ora il Consorzio Nazionale Grappa e gli altri Consorzi delle bevande spiritose a Indicazione Geografica, finalmente dispongono delle procedure per poter chiedere l’ambito riconoscimento”, afferma Cesare Mazzetti Presidente del Comitato Acquaviti di AssoDistil. Conclude Sandro Cobror direttore di AssoDistil: “Questo non è un traguardo, ma un importante punto di partenza indispensabile per costruire un nuovo percorso di successo”. Adnkronos – Vendemmie
     —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Tour asiatico Giappone e Corea del Sud, opportunità e dinamismo

    Tour asiatico Giappone e Corea del Sud, opportunità e dinamismo

    (Adnkronos) –

    Il recente tour asiatico ha rappresentato il primo passo per la creazione di nuove opportunità di business.

     Sì, la presenza di B.Connected in Giappone e Corea del Sud, insieme alla partecipazione di alcuni produttori italiani, ha permesso incontri business con potenziali clienti. Le consideriamo missioni fondamentali che permettono la presentazione dell'azienda e dei suoi prodotti oltre lo sviluppo delle vendite e del brand. 

    Quali sono le novità di entrambi i mercati?

     Le sintetizzerei in due parole. Per il Giappone parlerei di dinamismo, per la Corea del Sud di opportunità. 

    Giappone=dinamismo, cosa intendi?

     Il mercato giapponese è un mercato rimasto nei secoli sempre fedele a sé stesso; è difficile entrarvi ma paradossalmente è difficile persino uscirne. Si è caratterizzato fino al 2019-2020 da una condizione commerciale di staticità, con pochi spazi di inserimento. La pandemia, ma soprattutto il post pandemia, ha cambiato le carte in tavola offrendo all’export mondiale un paese completamente diverso con la possibilità di nuove connessioni. Ad esempio, in termini quantitativi l’Italia ha superato il record di export verso il Giappone (anno di riferimento 2019): abbiamo così recuperato e superato i valori positivi raggiunti prima della crisi pandemica.  

    Nuove opportunità?

     Il nostro obiettivo è portare lontano il valore dell’agroalimentare italiano e farlo conoscere agli importatori di tutto il mondo. Durante la permanenza in Giappone abbiamo notato vivacità, un nuovo fermento e un piacevole dinamismo. Sono tutti elementi che oggi caratterizzano e definiscono il mercato giapponese, aspetti fondamentali rispetto alla condizione di staticità che lo ha qualificato e distinto per decenni. I rapporti e i legami duraturi e ben consolidati tra produttori e importatori, si sono fatti via via meno intensi lasciando spazi di ingresso per nuove realtà. Il Giappone è sicuramente un’opportunità da non perdere. 

    Corea del Sud, una meta commerciale ambita

     Della Corea del Sud ne abbiamo già parlato esaustivamente (link). È un paese giovane che beneficia di un prodotto interno lordo elevato e un basso tasso di disoccupazione. Il mercato sudcoreano offre dunque importanti opportunità per lo sviluppo dell’export mondiale e in particolar modo italiano, divenendo una destinazione commerciale su cui puntare. Sebbene il vino rappresenti ancora un prodotto di nicchia, la Corea del Sud è nel radar di molti produttori. 

    Quali i feedback degli importatori sudcoreani?

     Abbiamo toccato con mano la curiosità e il forte interesse che il paese ha verso la cultura vitivinicola italiana. Ma soprattutto ci siamo resi conto di come denominazioni ben conosciute in Italia, Nero d’Avola, Gavi, Erbaluce di Caluso siano totalmente sconosciute a Seoul e più in generale nel paese. La presenza del vino italiano sul mercato coreano è ancora qualcosa di marginale che vale assolutamente la pena di implementare. La Corea del Sud è dunque una grossa opportunità confermata dal fatto che i vini proposti sono piaciuti. Piacciono in particolar modo i vini passiti e i vini con un residuo zuccherino elevato che ben si abbinano alla cucina coreana caratterizzata da sapori aciduli, salati e piccanti per piatti ricercati a base di riso, carne e verdure. 

    Corea del Sud, “The land of opportunity”?

     Esattamente. La Corea del Sud è proprio “the land of opportunity”. Il consiglio è quindi di avere coraggio: di presentarsi, di raccontarsi, di fare bene. Un supporto importante sul paese arriva anche dall'agenzia ICE, Italian Trade & Investment Agency, e dall’Ambasciata italiana che stanno lavorando in sinergia per la promozione del Made in Italy e in particolar modo del settore vinicolo. Facciamo dunque più informazione e più formazione. Diamo a questo popolo gli strumenti per apprezzare quanto di unico offre il mercato vitivinicolo italiano.

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  • Gary Barlow, Take That, ha lanciato i suoi nuovi vini biologici

    Gary Barlow, Take That, ha lanciato i suoi nuovi vini biologici

    (Adnkronos) – Il cantautore del gruppo musicale pop dei Take That, ha presentato in occasione di un evento esclusivo presso Harvey Nichols a Manchester i nuovi vini biologici sudafricani aggiunti al suo portafoglio di vini biologici più venduti, creato in collaborazione con il distributore di bevande londinese Benchmark Drinks. La gamma che ha già venduto più di un milione di bottiglie dal lancio nel 2021, ed è considerato uno dei brand bio più in rapida crescita nel Regno Unito, ha visto un’impennata del 140% anno su anno. Barlow ha scelto in Sud Africa le migliori uve Sauvignon biologiche, dando vita al Gary Barlow Organic Sauvignon Blanc, un sorso fresco, espressivo e di medio corpo.  Bryan Rodriguez, Buyer dell’Harvey Nichols Wine and Spirits ha affermato: “Siamo orgogliosi e privilegiati nel lavorare con Gary Barlow e con il distributore di vino del Regno Unito Benchmark Drinks, per lanciare vini unici, come gli ultimi Sauvignon Blanc e Sauvignon sudafricani. Non vediamo l'ora di continuare il nostro lavoro con Gary e il team di Benchmark Drinks per offrire ai nostri clienti vini nuovi ed entusiasmanti". Adnkronos – Vendemmie
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