Caso Severi-Correnti, Scurati (Lega): “Studente sospeso per aver ricordato le Foibe? Censura inaccettabile”

Divampa la polemica politica attorno all’Istituto Severi-Correnti di Milano. Al centro dello scontro, la sospensione di un rappresentante degli studenti di 18 anni, sanzionato dopo aver promosso un’iniziativa in memoria delle vittime delle Foibe. Un provvedimento che ha scatenato la dura reazione di Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega in Lombardia, che parla apertamente di “deriva ideologica”.
“Un fatto gravissimo”
Secondo la consigliera Scurati, la decisione della scuola rappresenta un segnale allarmante per la tenuta democratica e il rispetto della storia nazionale.
“Essere sospesi per aver ricordato le vittime delle Foibe è un fatto gravissimo e inaccettabile”, ha dichiarato l’esponente leghista. “Dimostra quanto in alcune scuole si sia ormai perso il senso della storia e del rispetto”.
Scurati ha espresso piena solidarietà al giovane studente, sottolineando come il Giorno del Ricordo sia una ricorrenza ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano e che, pertanto, onorarla non dovrebbe mai essere oggetto di sanzioni disciplinari.
L’accusa di “Doppio Standard” nelle scuole
Il cuore della critica si sposta poi sulla gestione della politica all’interno degli istituti scolastici. Per la Lega, il caso del Severi-Correnti non è un episodio isolato, ma il sintomo di un pregiudizio radicato.
La denuncia: Scurati punta il dito contro un presunto “doppio standard” educativo.
“Qui non siamo di fronte a un problema disciplinare, ma a una deriva ideologica che colpisce chi si impegna a fare memoria”, incalza la consigliera. Secondo l’esponente della Lega, mentre alcune iniziative marcatamente politicizzate troverebbero “porte aperte”, quelle legate alla storia identitaria nazionale verrebbero sistematicamente ostacolate o, come in questo caso, punite.
“La memoria non si cancella”
L’appello finale di Scurati è rivolto alle istituzioni scolastiche affinché tornino a essere luoghi di formazione neutrale e non di scontro ideologico. L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza sull’accaduto per ristabilire un principio che la consigliera definisce semplice: la memoria non si punisce.
Resta ora da capire se la direzione scolastica dell’istituto milanese replicherà alle accuse, chiarendo le motivazioni tecniche o disciplinari che hanno portato al provvedimento, in un clima che si preannuncia rovente per il dibattito studentesco cittadino.
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