In difesa di Andrée Ruth Shammah: il Teatro Parenti resta casa del confronto libero

Come ricostruito da Affaritaliani.it, la figura di Andrée Ruth Shammah va ben oltre la polemica politica del momento. Direttrice del Teatro Franco Parenti, regista e protagonista da decenni della vita culturale milanese, Shammah rappresenta una delle personalità che più hanno contribuito a trasformare il teatro in un luogo vivo di confronto civile e culturale.
Proprio in occasione dell’iniziativa di Fratelli d’Italia ospitata al Parenti – con la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la campagna sul referendum sulla giustizia – la direttrice ha difeso con chiarezza la scelta di aprire il teatro al dibattito pubblico. Come ha spiegato lei stessa, il Parenti è e deve restare uno spazio di confronto, non un luogo che seleziona gli interlocutori in base all’appartenenza politica.
Ridurre la sua figura a una polemica contingente significherebbe ignorare una storia culturale lunga oltre cinquant’anni. Come ricorda Affaritaliani.it, la sua avventura nasce negli anni Settanta con il Salone Pier Lombardo, fondato insieme a Franco Parenti, Giovanni Testori e altri protagonisti della cultura milanese. Da allora il Parenti è diventato uno dei centri più riconoscibili della vita culturale cittadina: un teatro, ma anche un laboratorio di idee, incontri e dialogo pubblico.
Nel tempo Shammah ha diretto oltre cento spettacoli e costruito un vero e proprio ecosistema culturale, culminato anche nel recupero dei Bagni Misteriosi, progetto che ha restituito alla città uno spazio urbano di oltre 15 mila metri quadrati dedicato alla cultura e alla socialità.
Per questo, osserva Affaritaliani.it, Shammah è oggi una figura che inevitabilmente divide ma che resta centrale nella vita pubblica milanese: una personalità capace di interpretare la città, stimolare il dibattito e difendere l’idea che la cultura debba restare un luogo libero, aperto e plurale.
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