{"id":530598,"date":"2023-06-02T10:36:24","date_gmt":"2023-06-02T08:36:24","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=327459"},"modified":"2023-06-02T10:36:24","modified_gmt":"2023-06-02T08:36:24","slug":"abbiategrasso-gogna-e-chiavi-da-buttare-ma-quel-ragazzo-e-nostro-figlio-la-riflessione-scomoda-di-francesco-oppi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=530598","title":{"rendered":"Abbiategrasso, gogna e chiavi da buttare. &#8216;Ma quel ragazzo \u00e8 nostro figlio&#8217;: la riflessione scomoda di Francesco Oppi"},"content":{"rendered":"<p>Francesco Oppi si \u00e8 caricato da anni l&#8217;eredit\u00e0 di pap\u00e0 Daniele e conduce con passione e coraggio l&#8217;attivit\u00e0 culturale ed artistica al Guado di Malvaglio, in una bellissima casa adagiata lungo il Naviglio. E&#8217; appassionato al reale ed alla vita di comunit\u00e0. E&#8217; un uomo e un padre. E da uomo, e da padre, ha scritto di getto e rabbia parole che crediamo valgano la pena di essere lette sul caso di Abbiategrasso. <\/p>\n<p>\u201cDagli all\u2019assassino!  Buttiamo via la chiave! \u00c8 ora di finirla! Siete tutti buonisti! Questa scuola va protetta, \u00e8 tutta colpa dei genitori! Noi siamo dalla parte giusta, SEMPRE!\u201d<\/p>\n<p>Che orrore. Una societ\u00e0 zoppa, monca, lobotomizzata, arrogante e sicumerica. Figlia d&#8217;una comunit\u00e0 incapace di esserlo e di esercitare autocritica (altro che sinistri!), che non accoglie per principio. Comunit\u00e0 incapaci di accogliere persino i figli. Comunit\u00e0 dedite alla ricerca spasmodica dell\u2019intelligenza artificiale, in quanto prive di quella naturale.<\/p>\n<p>La nostra (farcita di fatti malamente &#8211; e inutilmente &#8211; comunicati) si manifesta come una societ\u00e0 senza coscienza, senza contezza di s\u00e9. Senza l\u2019orgoglio del proprio \u201cturgido\u201d passato e delle proprie immense potenzialit\u00e0. Un&#8217;accozzaglia di controllati incontrollabili senza progetto, senza condivisione, senza Poesia\u2026 <\/p>\n<p>Un mezza societ\u00e0 di inetti che \u00e8 capace solo di \u201cPUNIRE!\u201d o &#8220;CONTROLLARE&#8221; oppure di finire, parallelamente, al sesto raggio&#8230; Povero Beccaria\u2026 pensare che paradosso, essendo tra i nostri grandi Padri! <\/p>\n<p>Oggi, ora, sono tutti attaccati alla \u201cnera\u201d\u2026 al coltello da Rambo, a ruoli fasulli, a parole sussurrate da serpenti, infine a menzogne.<\/p>\n<p>E\u2019 nostro figlio, come gli altri, quel ragazzo di sedici anni! Se lo aiutiamo (ma davvero, non con dolosi, impreparati \u201cassistenti\u201d) aiutiamo noi stessi. Se non pensate sia giusto farlo, io vi dico con tutto il cuore: vergognatevi; e se non siete capaci di farlo (e non \u00e8 un buon segno) sparite per sempre, pennivendoli disperati o chiunque voi siate. Tanto siete il nulla che produce il vuoto.<\/p>\n<p>Non metto volti perch\u00e9 voglio ricordarvi il vostro. <\/p>\n<p>Guardatevi in faccia se potete. E magari sorridetevi, se ne avete il coraggio. Ricordate, gli estremi si toccano e la societ\u00e0 del CONTROLLO, in quanto societ\u00e0 della MALFIDENZA, sfocer\u00e0 inevitabilmente nella societ\u00e0 del CAOS.<\/p>\n<p>di Francesco Oppi<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/frao.jpg\" alt=\"\" width=\"938\" height=\"1720\" class=\"alignnone size-full wp-image-327461\" \/><\/p>\n<p>DEI DELITTI E DELLE PENE<br \/>\nLa portata rivoluzionaria del saggio di Beccaria Dei delitti e delle pene (1764) \u00e8 giustificata dal fatto che questo scritto getta alcune basi fondamentali del diritto moderno. Dei delitti e delle pene nasce all\u2019interno del clima dell\u2019Accademia dei Pugni, su espressa indicazione di Pietro Verri, che mette ampiamente mano alla prima stesura sia correggendola sia modificandone l\u2019assetto. L\u2019ordinamento finale dell\u2019opera sar\u00e0 ulteriormente modificato da Andr\u00e9 Morrellet (1727-1819), in occasione della traduzione francese due anni dopo la prima pubblicazione.<\/p>\n<p>L\u2019opera, sull\u2019onda di quei principi filosofici ed etici riscontrabili in Montesquieu e Rousseau, si sviluppa come un\u2019articolata riflessione sulla natura e i principi della punizione inferta dalla legge a chi abbia commesso qualche reato: Beccaria tematizza quindi non sul rapporto causale tra \u201cdelitto\u201d e \u201cpena\u201d, ma sulla natura filosofica e sul concetto stesso di \u201cpena\u201d all\u2019interno di una societ\u00e0 umana. Beccaria ritiene infatti che la vita associata sia rivolta al conseguimento della felicit\u00e0 del maggior numero di aderenti al \u201ccontratto sociale\u201d e che le leggi siano la condizione fondante di questo patto; dati questi presupposti \u00e8 evidente che le peneservano a rafforzare e garantire queste stesse leggi, ed \u00e8 sulle pene e sulla loro applicazione che si concentra quindi l\u2019opera di Beccaria. Scrive cos\u00ec nell\u2019introduzione all\u2019opera:<\/p>\n<p>Le leggi, che pur sono o dovrebbon esser patti di uomini liberi, non sono state per lo pi\u00f9 che lo stromento delle passioni di alcuni pochi, o nate da una fortuita e passeggiera necessit\u00e0; non gi\u00e0 dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in un sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini, e le considerasse in questo punto di vista: la massima felicit\u00e0 divisa nel maggior numero. <\/p>\n<p>Le pene sono dunque finalizzate sia adimpedire al colpevole di infrangere nuovamente le leggi, sia a distogliere gli altri cittadini dal commettere colpe analoghe. Le pene vanno allora scelte proporzionatamente al delitto commesso e devono riuscire a lasciare un\u2019impressione indelebile negli uomini senza per\u00f2 essere eccessivamente tormentose o inutilmente severe per chi le ha violate. Il tema si lega strettamente al decadimento della giustizia al tempo dell\u2019autore, ancora legata all\u2019arretrata legislazione di Giustiniano (il Corpus iuris civilis del VI secolo d.C.) e alla sua revisione per mano di Carlo V (1500-1558). La proposta riformistica di Beccaria vuole abolire abusi ed arbitri dipendenti, nell\u2019amministrazione della giustizia, dalla ristretta mentalit\u00e0 aristocratica dei detentori del potere; secondo la prospettiva \u201cilluminata\u201d dell\u2019autore una gestione pi\u00f9 moderna del problema giudiziario non potr\u00e0 che favorire, oltre che la tutela dei diritti individuali, anche il progresso dell\u2019intera societ\u00e0 (come nel caso delle osservazioni sulla segretezza dei processi o sul fatto che il sistema giudiziario presupponga la colpevolezza e non l\u2019innocenza dell\u2019imputato).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Francesco Oppi \u00e8&#8217; un uomo e un padre. 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