{"id":531145,"date":"2023-06-16T12:30:14","date_gmt":"2023-06-16T10:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=361105"},"modified":"2023-06-16T12:30:14","modified_gmt":"2023-06-16T10:30:14","slug":"lultimo-giorno-di-un-uomo-di-emanuele-torreggiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=531145","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo giorno di&#8230;. un Uomo."},"content":{"rendered":"<p>Si alz\u00f2 dal tavolo poggiando entrambe le mani aiutando a leva le gambe, rinunci\u00f2 con un diniego del capo alle braccia che prontamente s\u2019erano distese per bilanciarlo. Il cuore pompava cos\u00ec forte che lo stordiva.<\/p>\n<p> Con l\u2019indice sfior\u00f2 il Ren\u00e8 Lalique Sauterelles che andava fissando da un po\u2019 mentre s\u2019adoperava svogliatamente al men che frugale pasto. La sola vista del cibo lo saziava. La cuoca era entrata in sala con sguardo interrogativo vedendo il rifiuto di ogni piatto concordato in mattinata. La ringrazi\u00f2 sorridendo. La propria voce lui stesso faticava a riconoscere, monocorde d\u2019una nota arida. Preferiva tacere. Scorreva con l\u2019indice le venature del freddo vetro bluastro, cicatrici superficiali e profonde in trama e ordito, gli mostravano quello che sapeva del suo cuore e quello che non voleva sapere pi\u00f9. Fece un passo indietro, gli parve un miglio. Sband\u00f2. L\u2019uomo, la sua ombra protettrice da trentacinque anni era l\u00ec, lo sapeva. No. Non intendeva coricarsi per il riposo pomeridiano. Ogniqualvolta si sdraiava si vedeva dall\u2019alto. Vedeva il suo corpo immobile, il volto trasudante il pallore marmoreo, imminente, certo, ma non ancora. Non oggi. Forse gi\u00e0 domani. Ma non oggi. Disse di chiamare l\u2019auto. Camminarono, al suo passo, dalla sala all\u2019atrio. Pattugliava con lo sguardo argenti, dipinti, sculture. Ricordava benissimo dove li aveva acquistati e quando e quanto. Calcol\u00f2 che fossero stati buoni investimenti. L\u2019avrebbero sopravvissuto. Da secoli, pi\u00f9 o meno, sopravvivevano a chiunque. Dal fondo della memoria gli apparve un\u2019immagine che gli aveva mostrato mesi addietro un nipotino, era di un antico re che, deposto nella bara, mostrava le mani fuori dalla cassa. Le dita aperte. Il nipotino aveva chiesto il significato di quella cosa cos\u00ec orrida, doveva scrivere un pensierino. Gi\u00e0, era novembre. E lui, il nonno, gli aveva detto che quella posa, significava che non si pu\u00f2 portare niente dentro la morte. Niente. E aveva aggiunto, ma non lo disse al nipotino, si arriva nudi e nudi si riparte. Non glielo disse perch\u00e9 commisur\u00f2 che tanto un bambino quanto un uomo non hanno dimensione della morte fin quando essa non si annuncia. Beh, \u00e8 molto semplice da comprendere, ogni giorno non torna indietro. Un libro, insomma, magnifico e terribile, volti pagina e non puoi riaprirla. Lui l\u2019aveva capito subito, sin da piccolo. All\u2019et\u00e0 del nipotino lo sapeva. Glielo aveva imposto la sua natura. Era nato cos\u00ec. La vita \u00e8 adesso. Adesso, adesso, adesso. Ogni giorno l\u2019aveva spremuto sino all\u2019ultimo istante. Anche oggi, ch\u2019era arrivato ad un passo dal confine, lo sapeva. Non sapeva cosa fosse la morte, sapeva com\u2019era. Si lascia tutto. E sapeva d\u2019essere ad un passo. L\u2019auto era gi\u00e0 pronta con la portiera aperta. Il pomeriggio limpido di sole, la brezza tiepida, una carezza le ombre degli alberi secolari. \u201cLa consolazione dell\u2019ombra\u201d, dove aveva letto questa frase? Ci sar\u00e0 tutto anche dopo di me. Mentre saliva in auto, il suo uomo gli accomodava le gambe e il busto, ricolse quel verso, l\u2019aveva recitato un attore al passo in casa sua. Una notte, in una sospensione dalla sarabanda, quell\u2019uomo aveva inciso il silenzio recitando una poesia di un tedesco che camminando lungo un ponte della Senna si era buttato. Ecco, si chiamava Paul Celan, la testa gli funzionava ancora bene. L\u2019attore gli aveva mostrato il libro. Era un volume elegante, rilegato, stampato su carta india. La sua casa editrice l\u2019aveva pubblicato. Commisur\u00f2 il costo dell\u2019operazione industriale e gi\u00e0 sapeva molto bene che non sarebbe rientrato nell\u2019investimento. Ventotto milioni di italiani sono analfabeti funzionali. Ma andava fatto e ne fu felice, quel verso oggi, ad un passo dal confine, lo consolava. Quell\u2019uomo aveva lasciato versi, li aveva seminati qui, ad impronta del suo passaggio. Germogliavano ogni giorno. Indic\u00f2 all\u2019autista indirizzi e percorso. Voleva vedere la Milano in quel pomeriggio di sole, in quell\u2019aria tiepida, nel taglio delle ombre dei viali alberati, ai semafori le ragazze che traversavano tenendo per mano i loro innamorati. Anche domani e dopodomani, ebbe un sussulto, un moto di ribellione del cuore e del respiro espresso in roco suono, ed io non ci sar\u00f2 pi\u00f9. La sua ombra si volt\u00f2, lui fece un cenno d\u2019assenso. Andiamo avanti tutto bene grazie. In pieno centro non gli importava guardare i palazzi ben conosciuti, banche d\u2019affari, uffici, sedi di multinazionali, cercava una gelateria, abbass\u00f2 il finestrino, eccola, al plateatico i camerieri andavano e venivano, coppe di gelato, caff\u00e8, il fumo di una sigaretta, sorrisi, confidenze bisbigliate, complicit\u00e0, una giovane mamma imboccava la sua bimba ancora nel marsupio, gli parve di udirne il grido di meraviglia e le minuscole mani che tentavano di afferrare il cucchiaino. La gran luce della vita, il sole, l\u2019aria tiepida, la consolazione dell\u2019ombra, tutta la vita che vedeva, che entrava e che andava via. Tagliavano la metropoli. Auto, tram, autobus, furgoni, moto, monopattini, biciclette, pedoni. S\u2019affianc\u00f2 un mezzo dei carabinieri, l\u2019autista fece un cenno, tutto bene, quelli svoltarono. Lui si prendeva tutta quella vita dal palcoscenico, non poteva pi\u00f9 recitare, salire sul palco. E sapeva che era l\u2019ultima volta che la vedeva dalla platea. Arrivarono nel quartiere che aveva costruito. Era stata la prima grossa impresa della sua vita. Una citt\u00e0 con migliaia di abitanti. Riscorse le pagine delle riviste che ne avevano scritto. Questo rimane, si disse. Gli alberi erano cresciuti, molti tra questi, gi\u00e0 impiantati adulti, avevano scollinato il secolo. Ogni primavera danno fiori, disse, il nostro tempo non \u00e8 eguale al loro. Eppure viviamo insieme. Chiese che l\u2019auto si fermasse. L\u00ec, in una piazzuola sotto la chioma di un magnifico pino atlantico. La sua ombra gli apr\u00ec lo sportello. Grazie, disse, non scendo. Stiamo qui un momento. Osserv\u00f2 le formiche che andavano e venivano. Respir\u00f2 il profondo profumo di resina. Guard\u00f2 le palazzine, le cento e cento finestre tutte abitate. Tutta quella vita sarebbe continuata. Disse che era pronto, che si poteva rientrare. La sua ombra lo inform\u00f2 che aveva ricevuto decine e decine di chiamate. Fece dei nomi. Lui disse che voleva stare ancora un poco solo. Ancora un poco, disse. Nell\u2019auto che andava silenziosa il profumo della resina lo accompagnava. il suo cuore era l\u00ec, sulla mensola, pieno di cicatrici. Andava pacificandosi cos\u00ec come deve essere.<\/p>\n<p>di Emanuele Torreggiani<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/torrw.jpg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"960\" class=\"alignnone size-full wp-image-361368\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si alz\u00f2 dal tavolo poggiando entrambe le mani aiutando a leva le gambe, rinunci\u00f2 con un diniego del capo alle braccia che prontamente s\u2019erano distese per bilanciarlo. Il cuore pompava cos\u00ec forte che lo stordiva.<\/p>\n","protected":false},"author":16,"featured_media":361739,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33],"tags":[],"localita":[],"sezione-speciale":[145],"class_list":["post-531145","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archivio-storico","sezione-speciale-editoriale-tn"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/531145","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=531145"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/531145\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=531145"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=531145"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=531145"},{"taxonomy":"localita","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Flocalita&post=531145"},{"taxonomy":"sezione-speciale","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fsezione-speciale&post=531145"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}