{"id":531652,"date":"2023-06-30T13:11:32","date_gmt":"2023-06-30T11:11:32","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=422620"},"modified":"2023-06-30T13:11:32","modified_gmt":"2023-06-30T11:11:32","slug":"vi-spiego-perche-spartiacque-bublik-non-vincera-wimbledon-o-forse-no-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=531652","title":{"rendered":"Vi spiego perch\u00e9 &#8216;spartiacque&#8217; Bublik non vincer\u00e0 Wimbledon. O forse no&#8230; di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Aleksandr Bublik, del tennis, \u00e8 uno spartiacque. Se pensi a lui \u00e8 spontanea la necessit\u00e0 di una collocazione, una scelta di campo. Gli amanti di almanacchi e bacheche da una parte, quelli che se Djokovic vince sempre \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 bravo.<\/p>\n<p> Dall&#8217;altra, invece, quelli che il tennis \u00e8 tennis solo se c&#8217;\u00e8 bellezza, che dei quindici non gli importa molto, anzi nulla, e baratterebbero una carriera intera di un campionissimo qualunque per una sola vol\u00e9e di McEnroe. O di Bublik, appunto.<\/p>\n<p>Sasha, kazako in maniera evidente, probabilmente non vincer\u00e0 l&#8217;imminente edizione di Wimbledon e non \u00e8 certo il pronostico pi\u00f9 complicato al mondo da fare. Ma con due ore filate di allineamento astrale, peraltro possibili come il passaggio della cometa di Halley, chiunque dovesse trovarselo di fronte in Church Road farebbe bene ad organizzare anzitempo il volo di rientro perch\u00e9 ci lascerebbe le penne. Bublik, che onestamente non sarebbe favorito nemmeno in un Challenger a Robecco sul Naviglio, ad Halle, non pi\u00f9 tardi di una settimana fa, per una volta ha unito i puntini del talento smisurato che lo contraddistingue, col risultato di prendere quegli stessi puntini e metterli sulle &#8220;i&#8221; di un gioco nel quale se c&#8217;\u00e8 da fare vedere il campionario pi\u00f9 vario assurge al ruolo di docente universitario. Con imbarazzante casualit\u00e0, infatti, ha deciso che gente tosta come Sinner, Zverev e Rublev &#8211; en passant, tre top ten della disciplina &#8211; dovessero essere regolati in rapida successione, pur senza rinunciare a nulla del suo personalissimo show quotidiano.<\/p>\n<p>Detto e fatto. Nel giardino tedesco che fu casa Federer, Bublik, sciorinando genialit\u00e0 come solo Savicevic nell&#8217;imperitura notte di Atene, ha vinto il primo e forse ultimo ATP 500 della carriera; ha sorriso, sollevato il trofeo, incassato qualche pacca sulla spalla e l&#8217;assegno, per poi tornare a godersi la vita da dove era venuto. Del resto giocare a tennis mica gli piace (&#8220;uno sport stupido, una merda&#8221;), \u00e8 un lavoro come un altro e non ne ha mai fatto mistero. Se ci \u00e8 finito dentro con tutte le scarpe \u00e8 colpa del padre che, in un&#8217;et\u00e0 nella quale gli altri bambini scoprono i contorni del mondo, gli ha messo in mano la racchetta pretendendo in cambio che ne facesse buon uso. E se l&#8217;odio per il gioco che fu pallacorda non raggiunge le vette autodistruttive di Agassi, quelle meravigliosamente narrate nella celebre autobiografia, l&#8217;entusiasmo all&#8217;atto di scendere in campo \u00e8 lo stesso dell&#8217;operaio in procinto di timbrare il cartellino in fabbrica: sotto i tacchi. Il motivo per il quale, se proprio dev&#8217;essere tennis, che sia almeno il pomeriggio pi\u00f9 divertente possibile.<\/p>\n<p>Fosse anche necessario allo scopo servire dal basso, giocare dieci smorzate senza senso di fila, sparare bordate con la seconda di servizio o smashare con il manico impugnando l&#8217;attrezzo per la testa, al contrario. Deve pur passare il tempo, sembra dire Bublik con un body language, appunto, divisivo: chi lo ama e chi lo detesta, noi lo amiamo. Il bello, \u00e8 proprio il caso di dirlo, \u00e8 che gioca a tennis come solo pochi eletti sanno o hanno saputo fare, con una naturalezza che pare una contraddizione in termini per uno che si infila i pantaloncini controvoglia ma che, invece, \u00e8 tutta un&#8217;abbacinante realt\u00e0.<\/p>\n<p>Centonovantasei centimetri da testa a piedi potrebbero essere un handicap in uno sport che reclama ai piedi movimenti rapidi e precisi alla stregua del ballo. Sasha, il cui talento comincia evidentemente prima dell&#8217;impatto quando il grazie va per intero alla benevolenza di madre natura, si muove sul campo leggero come una farfalla, consentendo alle leve inferiori oversize di metterlo nelle migliori condizioni possibili per decidere che trattamento riservare alla pallina: un colpo di mortaio o la carezza di una fata, a scelta. L&#8217;educazione della mano fa il resto, che significa la capacit\u00e0 di esplorare angoli ai limiti dei dettami euclidei e tutte le rotazioni note alla meccanica razionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/14db674a-a23a-4a2e-859a-30b123b49cc4-569x696.jpg\" alt=\"\" width=\"569\" height=\"696\" class=\"alignnone size-medium wp-image-422622\" \/><\/p>\n<p>Il paragone forse pi\u00f9 calzante \u00e8 con i funamboli degli Harlem Globetrotters, quelli pazzoidi che senza mai prendersi pi\u00f9 di tanto sul serio fanno della palla a spicchi una bacchetta magica capace di convertire la banalit\u00e0 in magia. Bublik, che a basket avrebbe probabilmente potuto giocare, lo fa sfruttando la racchetta con la complicazione che il tennis professionistico non \u00e8 l&#8217;intrattenimento scanzonato dei giramondo newyorkesi ma una macchina tritacarne con attori protagonisti che venderebbero la madre per chiudere da vincenti l&#8217;ultimo punto del match.  Niente, non riesce proprio ad essere uno di loro. Una volta, appena sconfitto dal nostro Sinner versione robot spara-palle in uno dei suoi tanti match disputati senza pretese n\u00e9 mordente, all&#8217;atto di stringergli la mano ebbe il modo di dargli dell&#8217;inumano, prima di lasciarsi andare in una fragorosa risata. Passano gli anni e tutta questa inspiegabile (per lui) dedizione per il lavoro continua a coglierlo di sorpresa ma, imperterrito, non cambia mai di una virgola, perch\u00e9 Bublik si nasce e, soprattutto, si resta.<\/p>\n<p>Fatta eccezione per l&#8217;inafferrabile kazako, sul quale riporre speranze \u00e8 saggio come partire per quaranta giorni nel deserto senza l&#8217;acqua, i Championships, orfani per sempre di Federer, con Kyrgios che nel 2023 non si \u00e8 ancora degnato di scendere in campo e con l&#8217;epocale Alcaraz che non sai mai a che punto del torneo possa fare crack e tornare in pasto ad un fisioterapista, hanno realisticamente poco da offrire in termini di qualit\u00e0. \u00c8 un momentaccio e noi non siamo qua a vedere tappeti. Ma sapere che c&#8217;\u00e8 Bublik, che al pari di una scheggia impazzita vaga per i campi del torneo pi\u00f9 prestigioso al mondo, \u00e8 il motivo per cui possa ancora valere la pena di impegnare un paio d&#8217;ore alla tiv\u00f9. Dritto, rovescio, vol\u00e9e e servizi, tutto e il suo contrario. Un&#8217;abbuffata di bellezza in un ristorante stellato.<\/p>\n<p>Il feeling tra Sasha e questa diabolica disciplina probabilmente non sboccer\u00e0 mai, questione genetica, ma noi aficionados egoisti il giusto siamo lo stesso qui a sperare che nei prossimi pomeriggi londinesi Bublik non trovi di meglio da fare che giocare a tennis. Perch\u00e9, a differenza sua, a noi il tennis piace da morire. Se lo gioca lui, beninteso.<\/p>\n<p>di Teo Parini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/tee.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"alignnone size-full wp-image-327339\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aleksandr Bublik, del tennis, \u00e8 uno spartiacque. Se pensi a lui \u00e8 spontanea la necessit\u00e0 di una collocazione, una scelta di campo. 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