{"id":621919,"date":"2023-08-10T18:30:18","date_gmt":"2023-08-10T16:30:18","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=428047"},"modified":"2023-08-10T18:30:18","modified_gmt":"2023-08-10T16:30:18","slug":"facebook-ci-ha-fatto-male-una-ricerca-di-oxford-ci-dice-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=621919","title":{"rendered":"Facebook ci ha fatto male? Una ricerca di Oxford ci dice NO"},"content":{"rendered":"<p> L&#8217;avvento di Facebook ci ha fatto male? No, non si pu\u00f2 dire che sia stato cos\u00ec, senza correre il rischio di essere smentiti.<\/p>\n<p> E&#8217; questa in sintesi la conclusione di un maxi studio scientifico indipendente che ha indagato sull&#8217;impatto della diffusione mondiale del &#8216;capostipite&#8217; dei social network, senza trovare prove che correlassero la sua ascesa a livello globale a danni psicologici diffusi. La ricerca dell&#8217;Oxford Internet Institute, guidata dai professori Andrew Przybylski e Matti Vuorre, ha utilizzato i dati sul benessere di quasi un milione di persone in 72 Paesi su un arco temporale di 12 anni, e i dati sull&#8217;utilizzo individuale effettivo di milioni di utenti Fb in tutto il mondo. Nel lavoro pubblicato dalla Royal Society gli autori ribadiscono non solo di non aver trovato evidenze del fatto che la diffusione di Facebook abbia un legame negativo con il benessere, anzi &#8220;in effetti l&#8217;analisi indica che Facebook \u00e8 probabilmente correlato al benessere in modo positivo&#8221;, spiega Przybylski. &#8220;Sebbene le segnalazioni di esiti psicologici negativi associati ai social media siano comuni negli scritti accademici e popolari, le prove dei danni sono, a conti fatti, pi\u00f9 speculative che conclusive&#8221;, si legge nel documento. Przybylski assicura: &#8220;Abbiamo esaminato attentamente i migliori dati disponibili&#8221;. Il team di Oxford sfata dunque quello che sembra un falso mito. Ma allo stesso tempo puntualizza il significato di quanto emerso dallo studio. &#8220;Non vuol dire &#8211; precisa Przybylski &#8211; che questa sia la prova che Facebook \u00e8 positivo per il benessere degli utenti&#8221;. Piuttosto il senso \u00e8 che &#8220;i migliori dati globali non supportano l&#8217;idea che l&#8217;espansione dei social media abbia un&#8217;associazione globale negativa con il benessere all&#8217;interno delle varie nazioni e gruppi demografici&#8221;.<\/p>\n<p> &#8220;Gran parte della ricerca sull&#8217;uso dei social media e il benessere \u00e8 stata ostacolata da un&#8217;attenzione esclusiva ai dati del Nord del mondo &#8211; osserva il coautore Vuorre &#8211; Nel nostro nuovo studio copriamo per la prima volta la geografia pi\u00f9 ampia possibile, analizzando i dati sull&#8217;utilizzo di Facebook sovrapposti a solidi dati sul benessere, e offrendo per la prima volta una prospettiva veramente globale dell&#8217;impatto&#8221;. Facebook \u00e8 stato coinvolto nella ricerca, ma solo per fornire dati, e non ha commissionato n\u00e9 finanziato lo studio, viene precisato dal team. Il progetto di ricerca di Oxford \u00e8 iniziato prima della pandemia di Covid. I ricercatori hanno combinato i dati del Gallup World Poll Survey sul benessere, che coprono quasi un milione di persone dal 2008 al 2019, con i dati di Facebook relativi al livello di coinvolgimento globale. Oggi il social network riporta quasi tre miliardi di utenti in tutto il mondo, ma questa ricerca esamina i primi giorni della penetrazione internazionale della piattaforma. Per comprendere meglio la gamma plausibile di associazioni con il benessere a livello nazionale, approfondiscono i due scienziati, &#8220;abbiamo collegato i dati che tracciano l&#8217;adozione globale di Facebook con tre indicatori di benessere: soddisfazione della propria vita, esperienze psicologiche negative e positive&#8221;. &#8220;Abbiamo esaminato gli utenti Facebook attivi pro capite di 72 Paesi, maschi e femmine in due fasce di et\u00e0 (13-34 anni e over 35)&#8221;, illustrano Przybylski e Vuorre. Conclusione: non sono state rilevate evidenze di associazioni negative, in molti casi c&#8217;erano invece correlazioni positive tra Facebook e gli indicatori di benessere. L&#8217;associazione era leggermente pi\u00f9 positiva per i maschi, ma questi trend non erano significativi. Inoltre, il link era generalmente pi\u00f9 positivo per i giovani nei vari Paesi. Questi effetti erano piccoli, ma significativi. &#8220;Le nostre scoperte &#8211; conclude Vuorre &#8211; dovrebbero contribuire a orientare il dibattito sui social media verso fondamenti di ricerca pi\u00f9 empirici&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/w3jvxgkyzcw.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/w3jvxgkyzcw-1024x683.jpg\" alt=\"woman leaning on white wooden table while holding black Android smartphone\" width=\"696\" height=\"464\" class=\"alignnone size-large wp-image-428050\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;avvento di Facebook ci ha fatto male? 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