{"id":621920,"date":"2023-08-10T19:00:36","date_gmt":"2023-08-10T17:00:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=428097"},"modified":"2023-08-10T19:00:36","modified_gmt":"2023-08-10T17:00:36","slug":"tennis-toronto-says-more-sinner-less-berrettini-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=621920","title":{"rendered":"Tennis: Toronto says.. more Sinner, less Berrettini- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Intendiamoci, in termini assoluti, Alcaraz e pure Rune sono tutta un&#8217;altra cosa. A non averlo presente si fa solo un torto ai nostri due migliori giocatori, dai quali si rischia di pretendere ci\u00f2 che non \u00e8 nelle corde. Il giudizio sul loro operato, pertanto, non pu\u00f2 prescindere dalla giusta collocazione nello scacchiere mondiale.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci\u00f2 non toglie che il primo confronto diretto tra Sinner e Berrettini abbia rappresentato uno dei momenti pi\u00f9 alti nella storia del tennis azzurro, sicuramente il pi\u00f9 quotato del dopo Panatta; una rivalit\u00e0 che \u00e8 ricchezza per il nostro movimento e che, dopo anni di vacche magre e di Fognini-dipendenza, \u00e8 tornato a godere di un&#8217;invidiabile stato di salute.<\/p>\n<p>L&#8217;incrocio a tinte azzurre si \u00e8 verificato qualche ora fa nel 1000 di Toronto, il Canadian Open, torneo in corso di svolgimento in questa settimana caratterizzato da una superficie di gioco decisamente veloce e quindi, seppure per motivi diversi, adatta a mettere in risalto le peculiarit\u00e0 di entrambi. Sinner ha ripreso la corsa verso il Master di fine anno, quello dedicato agli otto migliori giocatori al mondo in termini di ranking, dopo un torneo di Wimbledon piuttosto impegnativo a livello atletico, concluso con la netta sconfitta in semifinale contro Djokovic, e qualche settimana dedicata a ricaricare le batterie in vista della stagione sul cemento. Berrettini, invece, sembra essere uscito, o si appresta a farlo del tutto, da un periodo psicofisico terribile che, in soldoni, ha significato per lui noie fisiche in sequenza, il morale inchiodato sotto le scarpe e l&#8217;incapacit\u00e0, tipica della fiducia che latita, di produrre il tennis di sua competenza. Le premesse per un buon incontro e, perch\u00e9 no, per una prima resa dei conti sulla via del riconoscimento del pi\u00f9 forte in casa Italia c&#8217;erano tutte e il match, per onest\u00e0 intellettuale non memorabile ma nemmeno da buttare, ha fornito le risposte che si cercavano.<\/p>\n<p>Ha vinto l&#8217;altoatesino in due set piuttosto rapidi, un&#8217;ora e mezza di sforzo doccia inclusa, nei quali ha concesso appena sette giochi all&#8217;avversario che non ha mai dato l&#8217;impressione di poter vincere la partita. Nemmeno quando, in uscita dai blocchi, tra i due era proprio Berrettini quello pi\u00f9 sicuro nei turni di battuta e pi\u00f9 vicino a strappare quella dell&#8217;avversario. Un fuoco di paglia. Perch\u00e9, scampato il pericolo di cinque palle break affrontate e salvate col piglio del campione nel quinto gioco del primo parziale, la velocit\u00e0 di crociera di Sinner si \u00e8 rivelata indigesta per Matteo, costretto a chiedere al suo gioco &#8211; al solito ancorato sugli ottimi fondamentali di servizio e dritto &#8211; un ritmo che non gli appartiene, finendo per sbagliare pi\u00f9 del dovuto. Inevitabile, quindi, il break subito dal tennista romano sul punteggio di quattro giochi pari che, di fatto, ha deciso il primo set e indirizzato l&#8217;incontro su binari, purtroppo per lui, immutabili.<\/p>\n<p>A essere severi, ma neanche cos\u00ec tanto, la sensazione che si \u00e8 percepita osservando il linguaggio del corpo di Berrettini \u00e8 quella del giocatore che, sapendo di non poter uscire vincitore dalla contesa, si preoccupa di iniziare una maratona col piglio del centometrista per assicurarsi la possibilit\u00e0 di disputare almeno uno scampolo di partita alla pari con il rivale destinato inevitabilmente a prendere il largo. Per analogia, la partita ammirevole che la nazionale italiana di rugby \u00e8 solita disputare contro le compagini pi\u00f9 quotate: partenza a razzo, feroce aggressivit\u00e0 iniziale con un dispendio di energie incompatibile con la capienza del serbatoio e la durata del match, logorio precoce, cedimento strutturale e tracollo. Insomma, da Toronto la conferma che, in generale, il miglior Sinner sia decisamente pi\u00f9 competitivo del miglior Berrettini e non solo in questo momento specifico.<br \/>\nQuestione di rischi. Pochi, quelli che servono a Jannik per mantenersi su certi livelli di gioco; molti, quelli che, al contrario, deve assumersi Matteo per provare a colmare la minore competenza tecnica e una coperta apprezzabilmente pi\u00f9 corta. In uno sport come il tennis, che glorifica sfacciatamente le percentuali, ci\u00f2 certifica quasi matematicamente la differenza che passa tra vittoria e sconfitta. Che non vuol dire che Berrettini non sar\u00e0 in grado di togliersi delle soddisfazioni incontrando nuovamente Sinner, ma che, affinch\u00e9 ci\u00f2 possa succedere, occorre un certo allineamento astrale.<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;incontro, ci ha detto sostanzialmente due cose. La prima \u00e8 che la convalescenza di Berrettini \u00e8 quasi un brutto ricordo, perch\u00e9, punteggio a parte, lo si \u00e8 visto vicino al suo miglior standard, sporcato solo da un pizzico di tensione quale comprensibile retaggio di un recente passato tribolato. La seconda \u00e8 che Sinner dovrebbe (\u00e8 sempre meglio usare il condizionale) aver conseguito la maturit\u00e0 giusta per vincere senza soffrire pi\u00f9 del dovuto le partite da vincere; la non banale condizione di chi ha imparato a rispettare il pronostico quando gli \u00e8 favorevole. Che tradotto significa arrivare sempre in fondo ai tornei per poi giocarseli al cospetto del gotha della disciplina. Hai detto niente.<\/p>\n<p>Se entrambi non sono alfieri della bellezza quale inviolabile regola di vita sportiva, ma per colmare questa lacuna abbiamo la fortuna sfacciata di annoverare tra i nostri connazionali un genio epocale come Musetti, va dato atto a Sinner e Berrettini di consentire al tennis italiano di essere competitivo ai massimi livelli sui dodici mesi grazie ad una sostanza tennistica dal peso specifico del piombo. Riprendendo la considerazione iniziale, appurato che Alcaraz in assenza di crampi e sfighe varie appartiene ad un altro pianeta e che la sua bacheca finir\u00e0 per contenere una numerosit\u00e0 inesausta di trofei, non servir\u00e0 una quantit\u00e0 impossibile di buona sorte affinch\u00e9 uno dei nostri possa mettere a referto un risultato importante. Morale, abbiamo visto alzare coppe prestigiose a giocatori decisamente meno attrezzati a farlo dei nostri ragazzi. Non \u00e8 dato sapersi quando e in quale misura ma, prima o poi, dalle nostre parti succeder\u00e0 qualcosa di bello.<\/p>\n<p>di Teo Parini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/tee.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"alignnone size-full wp-image-327339\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intendiamoci, in termini assoluti, Alcaraz e pure Rune sono tutta un&#8217;altra cosa. 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