{"id":622211,"date":"2023-08-19T14:00:49","date_gmt":"2023-08-19T12:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=428855"},"modified":"2023-08-19T14:00:49","modified_gmt":"2023-08-19T12:00:49","slug":"e-la-chiamano-estate-di-camilla-garavaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=622211","title":{"rendered":"E la chiamano estate.. Di Camilla Garavaglia"},"content":{"rendered":"<p>Torna la prosa bohemien di Camilla Garavaglia, che ovviamente si &#8216;dedica&#8217; ad una disamina su agosto e sull&#8217;estate. Buona lettura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/ilme.jpg\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"275\" class=\"alignnone size-full wp-image-428857\" \/><\/p>\n<p>Anche 10 se leggi senza fretta: vino, politica, scrittura, cose<\/p>\n<p>Quando, una settimana fa, ho parlato alla mia amica G. dell\u2019intenzione di scrivere un\u2019elegia dell\u2019estate (aveva appena finito di correggere un mio articolo &#8211; illeggibile &#8211; su qualcosa tipo il controllo di gestione in cui confondevo i ricavi con i guadagni) lei mi ha risposto con estrema onest\u00e0:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/elegi.jpg\" alt=\"\" width=\"1151\" height=\"640\" class=\"alignnone size-full wp-image-428856\" \/><\/p>\n<p>Alla fine, mi ha spiegato cosa fosse il controllo di gestione e io non l\u2019ho capito. Spiegare cosa fosse un\u2019elegia era comunque inutile, perch\u00e9 tanto non la scriver\u00f2 in versi.<\/p>\n<p>E\u2026state in citt\u00e0<br \/>\nL\u2019estate \u00e8 la stagione dell\u2019infanzia.<\/p>\n<p>Ho scritto qualche giorno fa nella mia precedente newsletter (s\u00ec, mi autocito):<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa che mi sfugge sempre, dell&#8217;estate. Un senso di assenza, coperto dal gran casino delle cicale e dei grilli. La sensazione che tutto stia per finire che ancora non \u00e8 iniziata, nonostante le giornate siano lunghe e azzurre.<\/p>\n<p>e ho scoperto che questa frase ha colpito molte persone, non perch\u00e9 fosse scritta particolarmente bene ma perch\u00e9 andava a pescare nel cesto dei ricordi di ciascuno.<\/p>\n<p>Anche il Natale non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, \u00e8 vero: niente pi\u00f9 nonni, niente pi\u00f9 latte e biscotti a Babbo Natale (va beh, questo tipo di libagione in realt\u00e0 non \u00e8 mai stata una tradizione della mia famiglia quindi non \u00e8 che proprio mi manchi) e soprattutto niente pi\u00f9 messa di mezzanotte, magari con vin brul\u00e9 e nevicata finale.<\/p>\n<p>Niente per\u00f2 \u00e8 cambiato tanto, per tutti, quanto l\u2019estate.<\/p>\n<p>Della scomparsa dell\u2019estate ce ne siamo accorti dalle citt\u00e0 non pi\u00f9 deserte in agosto, dai negozi che restano aperti, dalle vacanze che durano (se va bene) una settimana e dalla gente che esce e rientra a scaglioni dal lavoro (riuscendoti a rompere alternativamente il cazzo sia le settimane prima di Ferragosto sia le settimane successive, senza soluzione di continuit\u00e0). Soprattutto, ce ne siamo accorti dal fatto che non siamo pi\u00f9 tenuti a seguire la programmazione estiva, antica e riposante, della tv: Netflix c\u2019\u00e8 sempre, anche nelle serate pi\u00f9 calde dell\u2019agosto pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Io non ricordo di avere mai provato il sentimento della nostalgia negli anni Novanta e negli anni Duemila, e sono quasi certa che anche i miei genitori e i miei nonni non avessero grandi ricordi su cui sospirare delle loro estati degli anni Settanta e Cinquanta. S\u00ec, potevano sospirare sulla giovent\u00f9 perduta, ma sulla giovent\u00f9 perduta si sospira sempre anche se risale al periodo della guerra (meglio la guerra da giovani o la pace da ricchi? Io non ho dubbi al riguardo e nemmeno voi dovreste averne).<\/p>\n<p>Oggi la nostalgia \u00e8 invece un tema caro al marketing: le canzoni degli anni Sessanta &#8211; che ritornano, insieme ai loro cantautori, o l\u2019ho sentita solo io la canzone di Rovazzi e Orietta Berti? -, i gelati degli anni Ottanta, i giochi degli anni Novanta e i vestiti in stile anni Duemila sono il filo del racconto di una stagione che non riusciamo pi\u00f9 a inventare, sono le colonne su cui attaccare le storie di Instagram che ci ritraggono mentre mangiamo il pesce, mentre versiamo il vino davanti ai tramonti e mentre ci tuffiamo nel mare. 24 ore di tempo per colpire centinaia di sguardi distratti, per gridare a qualcuno (ma a chi, poi?) \u201cio non mi sto annoiando!\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019estate del 1996 o gi\u00f9 di l\u00ec<br \/>\nNell\u2019estate del 1996 mi trascinavo come decine di altri bambini sul campo polveroso dell\u2019oratorio di Ossona.<\/p>\n<p>Cappello con visiera, marsupio (\u2026) e Superga, pantaloncini e maglietta: 1500 lire di budget giornaliero, che poteva essere ripartito nei seguenti modi:<\/p>\n<p>500 lire di focaccia + 500 lire di cocacola + 500 lire di caramelle (la mia combinazione preferita, mi dava tutti gli zuccheri necessari per fuggire dagli animatori che volevano farmi giocare a Pallaguerra)<\/p>\n<p>1000 lire di pizza + 500 lire di cocacola (per\u00f2 se quel giorno la pizza era secca la delusione era tale che Proust spostati)<\/p>\n<p>500 lire di focaccia + 500 lire di cocacola + 500 lire risparmiate per mangiare il Magnum da 2000 lire il giorno dopo (l\u2019attesa del Magnum era essa stessa piacere, ma era un gelato enorme e non riuscivo mai a finirlo, quindi ogni volta mi maledivo per la scelta).<\/p>\n<p>L\u2019oratorio feriale era obiettivamente un inferno in terra per una bambina inetta nei giochi dei maschi e disadatta alle attivit\u00e0 da femmine, ma i miei genitori lavoravano e i miei nonni non volevano avermi in mezzo ai coglioni anche in estate; inoltre, in oratorio si pregava: era quindi la soluzione obbligata per qualsiasi bambino di paese.<\/p>\n<p>L\u2019estate iniziava cos\u00ec: un mese e mezzo di oratorio feriale, mezzo mese di noia e compiti delle vacanze e poi agosto. 31 giorni di caldo, silenzio, noia e negozi chiusi.<\/p>\n<p>\u201cOdio l\u2019estate\u201d \u00e8 la frase che dico pi\u00f9 spesso da qualche anno, perch\u00e9 quando ero piccola l\u2019estate mica la odiavo.<\/p>\n<p>Negozi chiusi. Le pompe di benzina spenzolanti, quando ancora i benzinai potevano stare in centro paese, la cappa di caldo e i cartelli scritti a mano sulle serrande \u201cchiusi dal 1 al 31 agosto\u201d, qualche gatto sul selciato, cieli azzurri senza una nuvola per giorni, e giorni. Un pallone rotolava in piazza e non sapevi da dove veniva, lo calciavi per noia e tornava in qualche cortile, dove restava immobile senza nemmeno la sua ombra perch\u00e9 nell\u2019agosto degli anni Novanta era sempre mezzogiorno. Partivi per il mare, di solito Liguria, e l\u00ec restavi.<\/p>\n<p>L\u2019estate \u00e8 finita quando le citt\u00e0 hanno smesso di essere chiuse in agosto.<\/p>\n<p>La prima Pro loco che ha titolato, con un guizzo di fantasia, gli eventi da agosto in paese \u201cE\u2026state in citt\u00e0\u201d ha decretato la morte del silenzio, della noia e dell\u2019abbandono del mese pi\u00f9 introspettivo dell\u2019anno. Sono passati almeno 25 anni da allora e ancora le Pro loco, tutte le Pro loco, stampano imperterrite i loro bravi volantini ricchi di eventi e concerti: \u201cE\u2026state in citt\u00e0!\u201d.<\/p>\n<p>E dove stiamo, noi?<\/p>\n<p>In citt\u00e0. C\u2019\u00e8 musica, le lavanderie sono aperte, i ristoranti pure, le pizzerie d\u2019asporto non parliamone. Non si chiude, mica che poi si perdono soldi, non ci si ferma e non si va al mare per 30 giorni, dall\u20191 al 31, ad annoiarci sulla sabbia e a fare castelli per aria.<\/p>\n<p>Niente pi\u00f9 amori estivi. E come si fa? Nel 1996 tu ragazzino conoscevi una bambina al mare, la prima settimana giravi attorno al suo ombrellone, la seconda la invitavi a giocare al biliardino (e poi la facevi vincere), la terza ti dichiaravi sulle giostre la sera e alla quarta ti lasciavi con promesse di lettere e con cartoline con la scritta \u201cAlla prossima estate\u201d. In 7 giorni, ora che fai? Fai che ti aggiungi su WhatsApp, \u201cmagari poi ti guardi le mie storie\u201d.<\/p>\n<p>A costo di sembrare quella vecchia che \u201cera meglio prima\u201d, io voglio dire che un Ferragosto che ruba gli amori estivi ai bambini e ai ragazzi \u00e8 un Ferragosto che non sa pi\u00f9 d\u2019estate. Un Ferragosto che \u00e8 passato dal Il Sorpasso di Gassman (ambientato nel Ferragosto del 1962, appunto) alla lavanderia cinese aperta senza stupore e senza rivoluzioni in piazza.<\/p>\n<p>A costo di sembrare la nostalgica che sono, io voglio dire che l\u2019estate non era poi tanto male prima che la facessero diventare questa cosa qua.<\/p>\n<p>Una competizione dove chi vince davvero \u00e8 chi riesce ancora a sottrarsi al gioco. Cercando il sole di mezzogiorno negli angoli rimasti miracolosamente deserti, inseguendo palloni e gatti che non hanno paura di annoiarsi.<\/p>\n<p>I miei genitori in vacanza negli anni Ottanta. Non ho il permesso di usare questa foto.<br \/>\nPer fortuna, l\u2019estate \u00e8 quasi finita.<\/p>\n<p>Buon (Ferr)agosto, o quel che ne rimane, e non fate gite fuori porta perch\u00e9 \u00e8 una roba fascista. (si scherza)<\/p>\n<p>Camilla Garavaglia<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/cmi.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" class=\"alignnone size-full wp-image-428859\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna la prosa bohemien di Camilla Garavaglia, che ovviamente si &#8216;dedica&#8217; ad una disamina su agosto e sull&#8217;estate. 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