{"id":622734,"date":"2023-08-31T10:00:06","date_gmt":"2023-08-31T08:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=430166"},"modified":"2023-08-31T10:00:06","modified_gmt":"2023-08-31T08:00:06","slug":"magenta-in-morte-di-un-grande-uomo-di-bancone-peppino-piscopo-di-emanuele-torreggiani-da-rileggere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=622734","title":{"rendered":"Magenta, in morte di un grande uomo di bancone: Peppino Piscopo. Un anno dopo."},"content":{"rendered":"<p>Quasi esattamente un anno fa, agosto 2022, moriva Peppino Piscopo, padre di Stefano e commerciante iconico della movida magentina in &#8216;bianco e nero&#8217;. Riproponiamo lo splendido affresco che (ne) scrisse Emanuele Torreggiani. Da rileggere, tutto d&#8217;un fiato. <\/p>\n<p>L\u2019ultima volta che ti ho incontrato, ero a Magenta. Piazza Liberazione gi\u00e0 Umberto I. Eri l\u00ec con la tua badante, una signora, e vedendomi mi hai stretto la mano. Aveva il calore di quella di mio padre. Mi hai conosciuto giovanissimo. Pepp, come stai.<\/p>\n<p>Mi hai tenuto la mano e ci siamo seduti su di una panchina. E abbiamo parlato nella nostra lingua. Quella delle madri. Peppino, tuo pap\u00e0 aveva fatto la Marcia su Roma. Grandissimo. Gli strinsi la mano. Lo vedo ancora. Gli diedi del Voi, come dicevo a mio nonno. Abito scuro, camicia bianca, cravatta nera saluto alla romana. Grandissimo.<\/p>\n<p>Forse ho vissuto pi\u00f9 notti nel tuo locale che a casa mia.<\/p>\n<p>Senza forse. Non andavate via mai.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta mi hai trattenuto la mia mano nella tua, come non ha mai fatto mio pap\u00e0 anche se avrebbe molto voluto, lo so ora, mi hai domandato due volte: tu come stai, dottore.<br \/>\nVa.<\/p>\n<p>Peppino Piscopo, Stefano e il nipote Filippo.<\/p>\n<p>Hai avuto una vita pesante, ma tu ce la fai. Te sei sempre stato uno matto, ma di quelli giusti.<\/p>\n<p>E mi tenevi la mano. Grande Pepp. Piazza Liberazione, panchina di legno semimarcio dirimpetto la farmacia Cattaneo.<\/p>\n<p>La Carla, ci pensi mai?<\/p>\n<p>Io sono andato insieme solo con lei.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/pepp-1.jpg\" alt=\"\" width=\"912\" height=\"684\" class=\"alignnone size-full wp-image-430170\" \/><\/p>\n<p>Ch\u2019\u00e8 la pi\u00f9 bella dichiarazione d\u2019amore mai sentita.<\/p>\n<p>E come stai?<\/p>\n<p>Siamo arrivati alla fine della pista.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 lo dici?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 lo so\u2026 alla mia et\u00e0 le cose si sanno.<\/p>\n<p>Ma adesso, ora, voglio scrivere senza filtri. Ma non sar\u00e0 possibile. Non lo \u00e8 mai. La scrittura non scrive per s\u00e9 stessa. Grande Pepp. Bar Piscopo. Fine anni Settanta, tutti gli Ottanta. Il tuo era il bar dell\u2019ospedale. Venivano i medici in camice bianco a prendere il caff\u00e8. Noi, le bestie nere, si veniva dal bar Kappa. Che aveva chiuso per sempre. Noi si veniva da l\u00ec. Eravamo quella gente l\u00ec. Hai tentato di arginarci, poi hai lasciato fare. Questi qui sono tutti suonati. Lo dicevi in vernacolo, suonati. E ci hai lasciato fare. La notte, tiravi gi\u00f9 la saracinesca ma non ritiravi pi\u00f9 i tavolini di vimini da sotto il porticato. L\u2019alba, venivi gi\u00f9 dall\u2019appartamento per mettere in forno le brioches, e noi s\u2019era l\u00ec.<\/p>\n<p>Ancora?<\/p>\n<p>S\u00ec, siamo qui ancora.<\/p>\n<p>Ogni tanto davi di testa.<\/p>\n<p>Basta, non ne possiamo pi\u00f9. Non si pu\u00f2 sopportare questo casino. Carte: al Due, alla Scopa d\u2019assi, al Mariannone, allo Spizzico, al Non Prendere. Dadi: Back gammon. Dama. Scacchi. Ma poi. Poi te la facevi andare. La signora Carla mediava. Il tuo bar la nostra casa. Abbiamo bivaccato l\u00ec da te un decennio prima di passare al Blue Harmony quando hai venduto. La gente entrava e usciva ma i nostri tavoli li tenevi sempre occupati. Ci siamo diplomati, laureati l\u00ec pi\u00f9 o meno tutti. E di questo tu eri silenziosamente fiero. Un giorno me l\u2019hai detto col tuo schietto: voi altri siete suonati ma non scemi. Potrei scrivere tanti nomi. Ma no, ma che importa. Scrivo quattro nomi di ragazze bellissime che quando entravano sgranavano ogni sguardo mozzando il respiro. Bellissime. Grazia Golosi, Anna Monno, Nadia Nisoli, Ester Possenti. Solo la bellezza rimane, \u00e8 un fatto. Poi la vita ci ha portati tutti lontano. <\/p>\n<p>Qualcuno \u00e8 andato via, qualcun\u2019altro \u00e8 andato via per sempre. \u00c8 cos\u00ec. \u00c8 la nostra vita.<\/p>\n<p>Ora, di tutti, fra tutti, ora ho il nitido rammemoro di una notte di gennaio. Di quel gennaio gelido e greve della malinconia post natalizia. Entr\u00f2 Mirko Marinoni accompagnato dalla Susi Galeazzi. Ordin\u00f2 due Glenlivet doppi. Erano due straordinarie solitudini che accompagnandosi ci indirizzavano alla vita. Tu Peppino hai versato l\u2019anestetico, la Susi ha preso i bicchieri dal banco e portati al tavolo. Al primo sorso accesero una sigaretta. Ecco, questa scena mi \u00e8 tornata al cuore mentre sto scrivendo queste righe. In quell\u2019istante noi tutti, tu compreso dietro il bancone, si era in un dipinto. Eravamo fasciati da un perfetto silenzio. Dipinti dentro una tela. Immortali l\u00ec dentro. Caro Peppino Piscopo, ora che sei morto e conosci la verit\u00e0, accogli il mio affettuoso saluto e la mia gratitudine. Mi permetto di scrivere la \u2018nostra\u2019 gratitudine. Sei stato un grande barista magentino.<\/p>\n<p>P.S.<br \/>\nChiedo scusa per le citazioni dirette. Chiedo scusa. Non ho potuto farne a meno.<br \/>\nEmanuele Torreggiani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi esattamente un anno fa, agosto 2022, moriva Peppino Piscopo, padre di Stefano e commerciante iconico della movida magentina in &#8216;bianco e nero&#8217;. 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