{"id":622990,"date":"2023-09-05T14:05:46","date_gmt":"2023-09-05T12:05:46","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=430772"},"modified":"2023-09-05T14:05:46","modified_gmt":"2023-09-05T12:05:46","slug":"in-omaggio-a-georges-simenon-magistrale-narratore-del-novecento-di-emanuele-torreggiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=622990","title":{"rendered":"In omaggio a Georges Simenon, magistrale narratore del Novecento"},"content":{"rendered":"<p>In quell\u2019oggi di trentaquattro anni fa, 4 settembre del 1989, muore a Losanna Georges Simenon. Trascrivo dal sito a lui intitolato alcune cifre. Tradotto in 58 lingue, oltre 700 milioni di libri venduti, 200 film e telefilm ridotti dai suoi scritti che ammontano a 450, cui si aggiungano 3000 reportage giornalistici e un fondo non ancora quantificato di migliaia di fotografie. Ne ho una, a schermo del mio portatile, terribile e bellissima. Prussia orientale, crinale del \u201930. In quel bianco e nero che ovunque ci circonda, la nostra ombra quotidiana, quattro case di legno di cui si contano le assi, i tetti impagliati, le piccole finestre dai vetri ondulati, e, in attesa sullo sterrato polveroso, davanti ad una baracca con la scritta Volkskuche, un nugolo di uomini donne bimbi. Tantissimi bimbi scalzi. La scritta \u00e8 in tedesco ed in yddisch, la lingua degli ebrei orientali, in quell\u2019oriente che \u00e8 nostro occidente. Uno shtetl, cos\u00ec si chiamava il villaggio ebraico. Non so dove si trovi esattamente, non si sapr\u00e0 mai, la foto non d\u00e0 indicazioni precise. Si vedono tutti nei caffettani, le tracolla di vecchia pelle raggrinzita, le scarpe scalcagnate, le madri infagottate in grembiuli e scialli, s\u2019intuiscono i rammendi, le rappezzature, i bimbi infagottati in abiti da riporto. Tutti in attesa che apra la mensa popolare. Se si leggesse Joseph Roth, i fratelli Singer, Isaac e Joshua, di equivalente bravura, se ne assorberebbe anche l\u2019odore di abissale povert\u00e0. Ed ogni povert\u00e0 \u00e8 diversa dall\u2019altra, la lezione che arriva dal conte Tolstoj, Anna Karenina, \u00e8 ben viva pur cos\u00ec, drammaticamente difficile, difficilissima da narrare. Occhio aperto, polso fermo nella lingua pulita e allora&#8230; allora si coglie l\u2019uomo nudo. Nudo. Semplicemente svestito da ogni pudore, vergogna, finzione. Carne viva. Due bambine fissano l\u2019obbiettivo. Tra gli otto ed i quattro anni. La grandicella col suo braccio tiene la sorellina per una spalla. Una protezione esigua che non baster\u00e0 quando, di l\u00ec a pochi inverni, arriveranno i soldati del Reich e li condurranno tutti al forno. Di quei villaggi neppure la polvere rimane. Solo nei libri si legge che furono. Solo nei libri. I libri, oggi cos\u00ec dileggiati. Ridotti ad inutile&#8230; Ma sia. Quante notti ho passato guardando questa foto. A volte mi coglieva la certezza di aggirarmi dentro la foto. Vedevo nitidamente le barbe degli uomini filigranate di bianco, le donne dai seni pesanti e le bocche sdentate che coprivano con la mano parlando, nel fondo dei loro occhi il terrore dei pogrom, che con cadenza secolare accompagnava le loro misere vite. Spesso mia moglie Giovanna mi teneva compagnia, mi accendeva una sigaretta ed io le dicevo quello che vedevo, mia moglie che compirebbe posdomani cinquantatre anni e solo Dio sa dove sia, solo Dio sa parlare della morte, e ne parla in silenzio. O, perlomeno, cos\u00ec \u00e8 per me. Nessun scrittore ci dice cos\u2019\u00e8 la morte. Ci dice com\u2019\u00e8. Ed ogni morte \u00e8 individuale, pur essendo cos\u00ec comune. Il fatto pi\u00f9 comune della storia. A volte copriva lo schermo con la mano chiedendomi se fossi sicuro che anche quelle due bimbe sarebbero passate per il camino. Certo. L\u2019uomo \u00e8 anche questo qui. Un uomo della mia et\u00e0, di allora, quarantenne, laureato in filosofia, filologia, medicina, ingegneria, che nella sua impeccabile divisa di ufficiale nazista, fumando una sigaretta di tabacco egiziano, li osserva sfilare sui carri e non vede uomini ma insetti. Zek. I bambini che urlano vengono abbattuti sul posto. Si strascica il passo sulla polvere, sulla neve intrisa di sangue. Non lo so. Non so rispondere. Credo che con sincerit\u00e0 nessuno lo sappia. Viene meno quello che Don Luigi Giussani, a lezione, sgolandosi con quella sua voce arrotata dal toscano, definiva \u201cla metafisica dell\u2019esperienza\u201d. E cos\u00ec andavano stramazzando le ideologie, i tentativi di costruire \u201cl\u2019uomo nuovo\u201d, di cui il Novecento, aveva portato a compimento. Ed oggi, a compimento del totalitarismo capitalista, se ne prosegue l&#8217;opera trasformando la misetia in spettacolo. E invitava i suoi studenti a leggere romanzi. I romanzi dove c\u2019\u00e8 l\u2019uomo. Dove si va incontro a quell\u2019uomo l\u00ec. E quell\u2019uomo l\u00ec, il personaggio ti spiega com\u2019\u00e8 la sua vita. Non cos\u2019\u00e8, ma com\u2019\u00e8. E in quel com\u2019\u00e8, tu, lettore, vieni investito di quella esperienza. E diventa, cos\u00ec, anche la tua. E spiega anche la tua di vita. Simenon ne ha scritti centinaia, ed in ciascuno si coglie l\u2019uomo nudo. Nella sua bellissima e terribile verit\u00e0. Io amo Simenon. Spero di vivere quel lungo sufficiente per leggere tutti i suoi libri. E alla fine si potr\u00e0 dire, ah, era tutto cos\u00ec semplice. E sar\u00e0 quel dire, appagante. La grande letteratura anticipa ogni morte individuale. Te ne fa cogliere il profondo abissale respiro. George Simenon, 1903 Liegi; 1989 Losanna. Tolle, legi.<\/p>\n<p>Emanuele Torreggiani    \t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quell\u2019oggi di trentaquattro anni fa, 4 settembre del 1989, muore a Losanna Georges Simenon. 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