{"id":623258,"date":"2023-09-12T13:30:59","date_gmt":"2023-09-12T11:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=431634"},"modified":"2023-09-12T13:30:59","modified_gmt":"2023-09-12T11:30:59","slug":"us-open-in-lode-a-novak-djokovic-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=623258","title":{"rendered":"Us Open: in lode a Novak Djokovic- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Per chi se lo ricorda, il Milan dei cosiddetti invincibili, quello magistralmente diretto da Fabio Capello, aveva due peculiarit\u00e0. Non perdeva mai, appunto, e, calcisticamente parlando, suscitava le stesse emozioni di una telenovela argentina di quelle in voga all&#8217;epoca, soporifero. Lo schema, del resto, era semplice: difesa granitica, una sortita in attacco, palla sporca a Massaro e gol di rapina della striminzita vittoria. L&#8217;uno a zero quale cifra stilistica, la supremazia del quanto sul come. La conferma non scritta del vecchio adagio per il quale, se gli attacchi fanno vendere i biglietti, sono le difese che consentono di sollevare i trofei.<\/p>\n<p>Parlando di tennis, qualcosa di simile \u00e8 ravvisabile nella carriera del giocatore pi\u00f9 vincente di ogni epoca che, se anche a molti romantici della disciplina non piacer\u00e0 nemmeno al raggiungimento del centesimo torneo del Grande Slam, incarna in maniera inequivocabile il prototipo di una modernit\u00e0 tennistica che, ammesso succeda, sar\u00e0 demod\u00e9 chiss\u00e0 tra quanti anni: Novak Djokovic. Giocatore per il quale viene spontaneo scomodare, adattandolo, il noto pensiero espresso a suo tempo da Gary Lineker a proposito della forza dei tedeschi nel gioco del calcio. Il bomber di Sua Maest\u00e0, infatti, defin\u00ec il soccer, a valle dell&#8217;ennesima sconfitta pesante dell&#8217;Inghilterra, come uno sport semplice, nel quale ventidue giocatori inseguono il pallone ma alla fine trionfa sempre la Germania. Ecco, cambiando le parole calcio con tennis, ventidue con due e Germania con Djokovic, l&#8217;assioma \u00e8 servito. Passano le stagioni, si sommano le primavere sulle spalle, cambiano gli avversari in un mondo che intorno cambia anch&#8217;esso, ma gira che rigira il pi\u00f9 forte \u00e8 sempre lui. Come la scorsa domenica quando a New York, facendo secco Medvedev in finale, ha messo in cascina il Major numero ventiquattro, pareggiando lo score record di Margaret Court, al culmine di un&#8217;annata nella quale l&#8217;unica macchia, se cos\u00ec pu\u00f2 essere definita, \u00e8 rappresentata dalla sconfitta, peraltro in finale e sul filo di lana, a Wimbledon. Dove Alcaraz, per una volta deciso a essere il vero Alcaraz e non la copia distratta, \u00e8 stato capace di sbarrargli la strada. Per il resto, mutuando un&#8217;espressione cara al basket, nel 2023 solo rete per lui.<\/p>\n<p>Djokovic \u00e8 il giocatore che pi\u00f9 di ogni altro rigetta il concetto di sconfitta, al punto da cambiare pelle quando, in bilico sul cornicione, sembra essere destinato a morte certa. Il Daitarn 3, che dopo aver incassato un sacco di botte si gioca la carta dell&#8217;attacco solare e ribalta il tavolo. Sar\u00e0 che un ragazzino cresciuto sotto le bombe della NATO che hanno fatto macerie della Serbia difficilmente in et\u00e0 adulta potr\u00e0 conoscere eguale paura, men che meno su un campo da tennis. Cos\u00ec, quando avversari anche decisamente pi\u00f9 attrezzati di lui cominciano a percepire sulla pelle i sintomi della tensione da palla che scotta, Nole, con gli occhi fuori dalle orbite che tradiscono l&#8217;appartenenza a un&#8217;altra dimensione, entra nella sua modalit\u00e0 robotica. Non sbaglia pi\u00f9 niente e vince. La differenza ontologica che passa tra chi \u00e8 divorato dalla paura e chi, invece, la paura se la divora.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo un caso se, tanto per dirne una, nel corso di questa stagione Djokovic ha vinto la bellezza di trentuno tie-break &#8211; per i meno avvezzi alle regole, trattasi dell&#8217;epilogo di un set giocato spalla a spalla &#8211; su trentatr\u00e9 disputati. Oppure se nell&#8217;arco di una carriera infinita abbia recuperato innumerevoli volte uno svantaggio di due set e ripreso per i capelli partite nelle quali si \u00e8 trovato a un solo quindici dalla sconfitta. Come nella celebre finale di Wimbledon del 2019 estirpata dalle mani paradisiache e tremolanti di Federer, istantanea esemplificativa del concetto espresso poc&#8217;anzi circa la gestione delle emozioni nel contesto di uno sport che pi\u00f9 diabolico non potrebbe essere. Puoi essere forte quanto vuoi, possedere la mano pi\u00f9 educata di ogni epoca e incassare il tifo incondizionato del mondo intero ma, novantanove volte su cento, contro il serbo ci si lascia le penne. L&#8217;inesorabilit\u00e0 di un fenomeno.<br \/>\nQualcuno, bont\u00e0 sua, riesce anche ad appassionarsi vedendolo giocare &#8211; noi no &#8211; tuttavia \u00e8 innegabile che nell&#8217;ambito dell&#8217;applicazione del principio di Bonipertiana memoria per il quale vincere \u00e8 comunque l&#8217;unica cosa che conta, Djokovic rappresenta la Bibbia tradotta in tutte le lingue del mondo. Insomma, se vuoi essere un dominatore devi somigliare a lui. Si tratta di fame, fame insaziabile. Quella di chi non \u00e8 nato nella bambagia e che, intraprendendo la carriera del tennista, ha costretto suo padre a rivolgersi agli usurai per pagare gli allenamenti e a tentare di rimediare un passaporto straniero che gli consentisse di viaggiare, oltre qualche privilegio precluso ai serbi. Quella fame che, unita alla genetica che fa degli ex jugoslavi un popolo di sportivi spesso ineguagliabili, consente a Djokovic, ancora a trentasei anni, di affrontare ogni incontro come se in palio non ci fosse un trofeo ma la sopravvivenza sua e della sua gente, il patriottismo tennistico.<\/p>\n<p>Una partita delle sue \u00e8 sempre una doppia congiura: per chi la guarda in tutta la sua snervante monotonia e per chi, al di l\u00e0 della rete, la subisce. Lui, di rimando, ci gode un mondo, come lo squalo che, percepito l&#8217;odore del sangue, sa benissimo come andr\u00e0 a finire per il malcapitato avversario. \u00c8 la sublimazione rivista e corretta del corri-e-tira teorizzato dal guru Nick Bollettieri all&#8217;inizio degli anni Novanta ed elevato alla potenza enne, un fuoco di sbarramento in grado di fermare l&#8217;esercito pi\u00f9 numeroso e arrembante al mondo, la capacit\u00e0 camaleontica di adattare strada facendo gli schemi alle debolezze di chi gli contende l&#8217;incontro. Laureato all&#8217;universit\u00e0 della concretezza, manco a dirlo senza concessioni a ci\u00f2 che non \u00e8 strettamente funzionale allo scopo, il leitmotiv \u00e8 sempre lo stesso. Pi\u00f9 la gente lo avversa, schierandosi immancabilmente con il suo avversario, e pi\u00f9 il livello del suo gioco si eleva, minuto dopo minuto, su traiettorie non replicabili. Djokovic \u00e8 gomma e pietra insieme, l&#8217;elasticit\u00e0 muscolare del ballerino classico che si somma alla caparbiet\u00e0 mentale dura pi\u00f9 del granito. Se lo deformi lui riassume la configurazione iniziale e, in tutta risposta, colpisce duro come la pietra. Winning ugly, vincere senza fronzoli, per dirla alla Brad Gilbert.<\/p>\n<p>In un periodo storico che per il tennis a definire di magra gli si fa un complimento, e nel quale a parte Alcaraz e in misura minore Medvedev il livello dei competitor \u00e8 francamente modesto, questo Djokovic di fine carriera, significativamente lontano dal suo acme raggiunto ormai una dozzina di anni fa quando gli avversari si chiamavano Nadal, Federer e Murray, rappresenta ancora il metro di giudizio, il termine di paragone per chi nutre ambizioni di primato. Qualcuno, forse il compianto Roberto Lombardi, sosteneva che una partita di tennis fosse un piccolo ciclo della vita. Nasci, impari, metti in pratica, cerchi di raccogliere i frutti del lavoro. Novak Djokovic, tirando le somme, \u00e8 tennista formidabile proprio perch\u00e9, di vite, in un solo match pu\u00f2 spenderne sette come i gatti e cade sempre in piedi. Con la coppa in mano.<\/p>\n<p>di Teo Parini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/tee.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"alignnone size-full wp-image-327339\" \/>    \t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per chi se lo ricorda, il Milan dei cosiddetti invincibili, quello magistralmente diretto da Fabio Capello, aveva due peculiarit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":431635,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"localita":[97],"sezione-speciale":[],"class_list":["post-623258","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport","localita-mondo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/623258","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=623258"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/623258\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/431635"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=623258"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=623258"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=623258"},{"taxonomy":"localita","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Flocalita&post=623258"},{"taxonomy":"sezione-speciale","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fsezione-speciale&post=623258"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}