{"id":623826,"date":"2023-09-27T13:45:51","date_gmt":"2023-09-27T11:45:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=433724"},"modified":"2023-09-27T13:45:51","modified_gmt":"2023-09-27T11:45:51","slug":"giuanin-basleta-ceramica-le-mille-vite-di-giovanni-lodetti-resistente-al-calcio-moderno-e-apolide-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=623826","title":{"rendered":"Giuanin, Basleta, Ceramica: le mille vite di Giovanni Lodetti, &#8216;resistente&#8217; al calcio moderno e apolide- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Per quelli con un numero sufficiente di primavere sulle spalle, ad andarsene qualche giorno fa \u00e8 stato il Basl\u00e9ta &#8211; a Milano \u00e8, anzi era, il nomignolo tipico di chi ha un mento pronunciato &#8211; all&#8217;anagrafe Giovanni &#8220;Giuan\u00edn&#8221; Lodetti. Il diminutivo ha ovvie ragioni, Lodetti fu, infatti, giocatore tascabile, forte di una statura ridotta e di un baricentro decisamente basso. Professione mediano, quando ancora il calcio era una cosa semplice e il numero otto sulla maglia stava ad indicare che si era chiamati a fare tanta fatica, di gambe e polmoni.<\/p>\n<p>Lodetti, classe 1942, ha incarnato nell&#8217;immaginario calciofilo la parabola di chi, senza aver incassato una particolare benevolenza da madre natura, \u00e8 arrivato in alto, forte di passione, sacrificio, intelligenza. Fosse stato il protagonista di un film, Giovanni avrebbe recitato la parte di Ludovico &#8220;Lul\u00f9&#8221; Massa in &#8216;La classe operaia va in paradiso&#8217;, il capolavoro di Elio Petri interpretato magistralmente da Gian Maria Volont\u00e9. Lul\u00f9 era amato dai padroni perch\u00e9, questi ultimi, confondevano la diligenza operaia con il servilismo. Giovanni, operaio del f\u00f2lber, il soccer, era amato proprio perch\u00e9, al contrario, il suo inesausto lavoro sporco oltre che essere redditizio consentiva a chi gli fosse al fianco di fornire di s\u00e9 la migliore versione possibile. Rivera, per esempio, del quale, come si disse all&#8217;epoca, Lodetti fu il terzo polmone. O forse il secondo, considerate le attitudini non propriamente da maratoneta del Golden Boy. Il fosforo di una compagine, qualit\u00e0 che sta al centrocampista come la scaltrezza sta all&#8217;attaccante: indispensabile.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, su questo si \u00e8 un po&#8217; romanzato negli anni a venire, Lodetti non \u00e8 che fosse proprio cos\u00ec scarso in quanto a tecnica di base, anzi, fu dotato di una certa educazione che gli consent\u00ec, appunto, di essere, insieme, uomo di corsa e di costruzione. Con il Milan di Nereo Rocco ha vinto tutto quel che c&#8217;era da vincere ed \u00e8 a quel periodo storico che si legano le sue migliori fortune calcistiche. Anche se, a nemmeno trent&#8217;anni, fu malamente scaricato proprio da quel Rivera, di fatto la societ\u00e0, di cui fu fedele gregario per quasi un decennio e dovette reinventarsi un finale di carriera altrove, diverso da quello che si sarebbe aspettato. Due gol, Lodetti, li mise a referto anche in nazionale dove disput\u00f2 una ventina scarsa di partite con la gioia dell&#8217;Europeo del &#8217;68 vinto tra le mura amiche. Prima del pasticcio in Messico, solo due anni pi\u00f9 tardi, quando fu prima convocato per il Mondiale e poi rispedito a casa senza troppi complimenti per fare spazio ad un attaccante in pi\u00f9.<br \/>\nBasl\u00e9ta non ha mai smesso di sentirsi un calciatore, fino alla fine. Parco Trenno, zona Milano ovest, racconta la storia di un signore non pi\u00f9 giovanissimo che al sabato mattina se ne sta l\u00ec a bordo campo a guardare inseguire il pallone da ragazzi che per anagrafica potrebbero esserne figli. In silenzio, fino al giorno in cui si accorge che una delle due squadre amatoriali pu\u00f2 contare su uomo di meno e, senza pensarci su, chiede di poter entrare. &#8220;Sei vecchio&#8221;, gli dice uno. &#8220;Gioco anche in porta&#8221;, gli risponde. &#8220;Dai entra&#8221;. Lodetti si piazza in mezzo, la sua comfort zone, e comincia a fare quel che gli riesce meglio: mettere ordine. &#8220;Sei bravo, vecchio. Qual \u00e8 il tuo nome?&#8221;. Indossa una maglia da lavoro, di quelle con la pubblicit\u00e0 sul petto, con la scritta &#8220;Ceramica&#8221;. &#8220;Mi chiamo Ceramica&#8221;, dice, mentre i compagni lo fissano ancora pi\u00f9 incuriositi. Saranno un&#8217;infinit\u00e0 i sabati che Giovanni trascorrer\u00e0 al parco, tutti un po&#8217; uguali a quelli che l&#8217;hanno preceduto fino a quando un uomo di passaggio riconosce in lui una mimica gi\u00e0 vista. &#8220;Hey, ragazzi, ma sapete chi \u00e8? \u00c8 Giovanni Lodetti!&#8221;. Perch\u00e9 lo sport \u00e8 un amore che non finisce mai.<\/p>\n<p>Indispettito dalla brutta piega che il mondo del calcio aveva ormai preso, tra i diktat delle televisioni e l&#8217;esibizionismo mediatico dei suoi protagonisti, Lodetti era solito ricordare che, se fosse stato chiamato a far da allenatore, come prima cosa avrebbe portato i suoi giocatori fuori dal cancello di una fabbrica, quando ancora ne esistevano, per sbattere loro in faccia l&#8217;entit\u00e0 del privilegio che assicura l&#8217;essere bravo con i piedi. Si chiama rispetto per lo sport, che della vita \u00e8 meraviglioso paradigma. Fai buon viaggio, Basl\u00e9ta. Insegna agli angeli, vestiti griffati e malati di selfie, che ad essere umili non si sbaglia mai.<\/p>\n<p>di Teo Parini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/tee.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"alignnone size-full wp-image-327339\" \/>    \t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lodetti, classe 1942, ha incarnato nell&#8217;immaginario calciofilo la parabola di chi, senza aver incassato una particolare benevolenza da madre natura, \u00e8 arrivato in alto, forte di passione, sacrificio, intelligenza. 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