{"id":623909,"date":"2023-09-29T13:24:46","date_gmt":"2023-09-29T11:24:46","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=434066"},"modified":"2023-09-29T13:24:46","modified_gmt":"2023-09-29T11:24:46","slug":"stasera-italrubby-versus-nuova-zelanda-sursum-corda-in-alto-i-cuori-ragazzi-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=623909","title":{"rendered":"Stasera Italrugby versus Nuova Zelanda: sursum corda, in alto i cuori ragazzi! Di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Stretti a coorte, siam pronti alla morte<\/p>\n<p>Una vittoria, l&#8217;Italia l&#8217;ha gi\u00e0 ottenuta. \u00c8 quella del rispetto che, nel gioco del rugby, se non vale quanto quella del campo poco ci manca. Perch\u00e9? Semplice, i nostri avversari schiereranno contro gli azzurri la loro miglior formazione possibile, dentro tutti. Non ci temono ma, appunto, ci rispettano.<br \/>\nL&#8217;Everest del rugby ha un colore, il nero. Gli All Blacks neozelandesi incarnano nell&#8217;immaginario rugbistico la vetta della montagna, la tesi di laurea, l&#8217;unit\u00e0 di misura della competenza, lo spauracchio. Anche quando non sono i pi\u00f9 forti di tutti &#8211; non succede spesso ma oggi \u00e8 cos\u00ec &#8211; l&#8217;aura di maestosit\u00e0 che emanano dalla pelle \u00e8 qualcosa di tangibile; quindici uomini stretti al centro del campo a fare la danza dei loro antenati maori, quella chiamata Haka che letteralmente significa accendere il respiro, sono il cromosomico manifesto di uno sport, parafrasando Woody Allen, da bestie praticato da uomini veri. Insomma, incutono un timore reverenziale che taglia le gambe.<\/p>\n<p>Se, appunto, la danza che gli All Blacks inscenano nello spazio temporale che va dall&#8217;esecuzione degli inni nazionali al calcio di inizio gode di una fama ormai planetaria che si estende ben oltre i confini del rugby, in pochi conoscono la genesi di quella che, intanto, non \u00e8 un inno alla guerra come spesso la di considera. &#8220;Ka mate Ka mate&#8221; fu, secondo leggenda, il pensiero che rimbalz\u00f2 nella mente di Te Rauparaha, un famoso capo maori, quando per sfuggire alla ferocia del nemico ormai alle costole si nascose in fondo al pozzo del villaggio: io muoio, io muoio. Sostituito, una volta scampato il pericolo, da &#8220;Ka ora ka ora&#8221; urlato dalla felicit\u00e0: io vivo, io vivo. &#8220;Ka mate&#8221; e &#8216;Ka ora&#8221; sono le principali parole che, occhi spiritati, denti serrati alternati alla lingua di fuori, il componente pi\u00f9 anziano della squadra intona tirandosi dietro il sostegno non solo verbale dei compagni. Chi, in tutto ci\u00f2, intravede della sbruffoneria spicciola non ha capito nulla dello spirito maori perch\u00e9 eseguire l&#8217;Haka non \u00e8 che il modo dei tutti neri di onorare l&#8217;avversario prima della battaglia. &#8220;Ka mate&#8221; che, nelle occasioni speciali, pu\u00f2 diventare &#8220;Kapa&#8221;, la versione pi\u00f9 aggressiva della danza, specificatamente ideata per essere dedicata alle gesta sportive quale identitario collante di un intero popolo che si nutre di maul e di touche. Rispetto dell&#8217;avversario e desiderio di annientarlo.<br \/>\nQuesta sera, a distanza di una manciata di metri dagli All Blacks posizionati nell&#8217;epicentro del pianeta rugby, ci saranno gli azzurri e, indipendente da tutto, sar\u00e0 un privilegio per la compagine italiana confrontarsi con il gotha della disciplina. Anche se potrebbe finire male tra valanghe di mete incassate, la classica imbarcata, e ossa pi\u00f9 o meno metaforicamente rotte. Ma non \u00e8 detto. Il contesto \u00e8 ovviamente quello dei Mondiali in corso di svolgimento in Francia e allo scontro titanico ci arriviamo da primi in classifica di un girone, che a definire infernale gli si manca di rispetto, composto anche dai padroni di casa e da Uruguay e Namibia che abbiamo gi\u00e0 avuto modo di sconfiggere. Siamo primi, affrontiamo gli All Blacks per rispedirli a casa e per scrivere una pagina di storia epocale. Euforia allo stato brado.<\/p>\n<p>Realismo, anche. Se il tifoso in piena trance agonistica vede in Lamaro e compagni il grimaldello pronto a scassinare il sistema precostituito, quelli pi\u00f9 bravi di noi nel leggere tra le pieghe degli eventi ci spiegano almeno un paio di concetti. Intanto, come si diceva poc&#8217;anzi, i neozelandesi, e non sempre in passato lo hanno fatto anche nelle occasioni nelle quali hanno poi asfaltato l&#8217;Italia, si presentano all&#8217;appuntamento con il piglio di una finale, bava alla bocca e sguardo iniettato di sangue. Hanno perso all&#8217;esordio con la Francia e vivacchiato con la Namibia e, pertanto, in patria hanno gi\u00e0 digerito troppo per tollerare un&#8217;altra serata non altezza del simbolo d&#8217;argento che portano sul petto. In secondo luogo, c&#8217;\u00e8 una questione di peculiarit\u00e0 reciproche. Il gioco arioso che sta dando pi\u00f9 di qualche soddisfazione all&#8217;Italia, sulla carta mal si sposa con l&#8217;arrembaggio asfissiante dei tutti neri che potrebbero punire severamente lo spettacolare proposito azzurro di usare tutta la larghezza del campo. Un massacro? Da vedere. Perch\u00e9, sempre gli esperti ci fanno notare lo scricchiolio strutturale esibito dai nostri avversari nei primi due match, i loro meccanismi di trasmissione dell&#8217;ovale non particolarmente oliati e che lo stato di gigantesca pressione alla quale saranno soggetti non \u00e8 mai un buon compagno di viaggio anche per dei fenomeni come loro. In altre parole, l&#8217;Italia ha la possibilit\u00e0 concreta di restare aggrappata alla partita con le unghie, di non farsi travolgere gi\u00e0 dalla prima ondata di marea e, con il trascorrere del tempo, di instillare qualche piccolo dubbio nella mente di avversari che, seppur forti, sono pur sempre uomini.<\/p>\n<p>Kieran Crowley, di fatto, ripropone la formazione che ha sconfitto la Namibia. Rispetto alla vittoria contro l&#8217;Uruguay, invece, le principali novit\u00e0 sono costituite dallo spostamento di Capuozzo all&#8217;ala e di Allan all&#8217;estremo. Fuori i fratelli minori di casa Garbisi e Cannone, dentro Lumb a dare sostanza e Varney in mediana. Zuliani, il Lupin del rugby, ancora in panchina ma pronto a subentrare un corso d&#8217;opera per far valere una furbizia senza eguali nel momento topico dell&#8217;incontro. Senza volerci sostituire al nostro allenatore, un gigante, scelte comprensibili considerate le specificit\u00e0 dei neozelandesi. Pi\u00f9 che di uomini, tutto il roster azzurro \u00e8 ormai una garanzia di competenza, sar\u00e0 questione di mentalit\u00e0 e predisposizione al sacrificio estremo. Servir\u00e0, innanzitutto, placcare anche l&#8217;aria, contendere alla morte ogni maledetto punto di incontro e avere una disciplina militare per limitare gli errori e cercare di costruire qualcosa di infinitamente grande. Non siamo qui a vedere tappeti: la migliore Italia da una decade a questa parte contro la (forse) peggior Nuova Zelanda degli ultimi cinquant&#8217;anni. Possibilit\u00e0? Una su mille. Ma c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Giusto per caricare ancor di pi\u00f9 il nostro spirito, che gi\u00e0 ribolle, ancoriamo la speranza al ricordo dei dieci minuti che ci garantirono la considerazione di un mondo, quello del rugby, che storicamente mal sopporta le intrusioni dall&#8217;esterno. 14 novembre, anno 2009, un gelido sabato pomeriggio. A San Siro, stipato come nelle migliori occasioni calcistiche, \u00e8, appunto, Italia contro Nuova Zelanda. Al minuto numero settanta il tabellone recita uno striminzito 20 a 6 per gli All Blacks con solo una meta a referto e il linguaggio del corpo dei nostri ragazzi che rivela un contagioso entusiasmo. l&#8217;Italia con caparbiet\u00e0 si guadagna una mischia all&#8217;interno dei ventidue metri avversari, il lato \u00e8 quello destro per chi attacca. Tra il prato e il cielo, una bolgia infernale. La prima linea azzurra ingaggia e riserva ai pari ruolo una spazzolata che fa male, malissimo, frantumandone le certezze. Siamo dominanti nel fondamentale del gioco che \u00e8 l&#8217;emblema della disciplina, tanto che per ben undici volte, un record, i nostri avversari inducono e non sempre in maniera corretta l&#8217;arbitro a far ripetere la mischia. Ci starebbe una meta tecnica grossa come l&#8217;orgoglio azzurro &#8211; per i meno avvezzi, uno smacco enorme per chi la subisce &#8211; che un direttore di gara accecato dal blasone dei nostri avversari non ci conceder\u00e0. Ma il rugby, si sa, non risponde alle logiche di altri sport pi\u00f9 egemonizzati dall&#8217;ossessione per il risultato e l&#8217;impotenza dei maestri neozelandesi nel contrastare la furia italiana ripaga con gli interessi anni di sacrifici e pane duro.<\/p>\n<p> \u00c8 l&#8217;Italia che spezza le catene.<br \/>\n29 settembre 2023. Alle ore 21, dalla stazione di Lione passa un treno con destinazione paradiso, una chance di gloria che ci siamo guadagnati. Provare a salirci sopra \u00e8 un dovere, la nostra missione impossibile. Tuttavia, per dirla come il compianto Jonah Lomu &#8211; neozelandese non a caso il cui mito sta al rugby come quello di Maradona sta al soccer &#8211; &#8220;nothin&#8217; is impossible&#8221;. Perch\u00e9, nella vita, c&#8217;\u00e8 sempre un Buster Douglas che pu\u00f2 atterrare Mike Tyson. Incassato il rispetto dei pi\u00f9 bravi \u00e8 giunto il momento di far sentire la nostra abrasiva presenza. Testa alta, cuore in trincea, bicipiti d&#8217;acciaio e nessuna paura. Forza, ragazzi.<\/p>\n<p>di Teo Parini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ticinonotizie.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/tee.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" class=\"alignnone size-full wp-image-327339\" \/>    \t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una vittoria, l&#8217;Italia l&#8217;ha gi\u00e0 ottenuta. \u00c8 quella del rispetto che, nel gioco del rugby, se non vale quanto quella del campo poco ci manca.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":434069,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"localita":[78],"sezione-speciale":[],"class_list":["post-623909","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sport","localita-italia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/623909","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=623909"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/623909\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/434069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=623909"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=623909"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=623909"},{"taxonomy":"localita","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Flocalita&post=623909"},{"taxonomy":"sezione-speciale","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fsezione-speciale&post=623909"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}