{"id":625321,"date":"2023-10-30T14:00:40","date_gmt":"2023-10-30T13:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=538680"},"modified":"2023-10-30T14:00:40","modified_gmt":"2023-10-30T13:00:40","slug":"tennis-il-trionfo-di-sinner-a-vienna-piu-dolce-di-una-sacher-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=625321","title":{"rendered":"Tennis: il trionfo di Sinner a Vienna, pi\u00f9 dolce di una Sacher&#8230; Di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Mentre Nicola Pietrangeli, imperterrito, continua a rivendicare una supremazia tutt&#8217;altro che dimostrabile nella storia del tennis italiano e Adriano Panatta gli risponde a tono, peraltro con pi\u00f9 di una ragione in mano, c&#8217;\u00e8 un azzurro che presto metter\u00e0 tutti d&#8217;accordo, Jannik Sinner, fresco vincitore del torneo di Vienna. Con quello di ieri, fanno dieci in carriera come Panatta, appunto, e uno pi\u00f9 di Fognini, sempre a proposito di statistiche. Se la kermesse austriaca non sar\u00e0 Wimbledon in quanto a prestigio, l&#8217;autorit\u00e0 con la quale l&#8217;altoatesino si \u00e8 imposto su gente assai poco raccomandabile come Shelton, Tiafoe e soprattutto Medvedev in finale, l&#8217;ex bestia nera, ne fa una settimana di entusiasmante valore. Quarto posto nel ranking mondiale blindato fino al termine della stagione con il podio nel mirino e fiducia a mille per gli ultimi due grandi appuntamenti di questo 2023, Parigi-Bercy e ATP Finals, il master.<\/p>\n<p>Sinner, ventidue anni, non ha avuto la precocit\u00e0 di Alcaraz nell&#8217;arrivare sui livelli di eccellenza ma, un pezzetto alla volta, ha maturato i crediti per iscriversi alla stesso esclusivo club del fenomeno spagnolo: in questo momento, infatti, quattro tennisti al mondo hanno qualcosa in pi\u00f9 di tutti gli altri e Jannik \u00e8 uno di loro. Una stagione, la sua, gi\u00e0 da cinquantacinque vittorie in incontri di singolare, altro record azzurro in condivisione con Barazzutti ma ancora per poco. Con il successo in un Mille, il primo ma non ultimo della sua vita sportiva, la semifinale a Wimbledon e gli scalpi dei giocatori pi\u00f9 forti ottenuti con una certa continuit\u00e0, si pu\u00f2 dire che la missione del 2023 sia da considerarsi raggiunta, con la possibilit\u00e0 di far valere le proprie credenziali anche nelle imminenti Finals di Torino, dove ad attenderlo saranno i sette migliori giocatori al mondo in quanto a risultati conseguiti negli ultimi dodici mesi. Insomma, nessuno si stupirebbe pi\u00f9 di tanto se fosse proprio Sinner il &#8216;Maestro&#8217; di quest&#8217;anno, stante il periodo non proprio esaltante di Alcaraz, che resta giocatore epocale ma il serbatoio \u00e8 prossimo a svuotarsi, e l&#8217;incognita Djokovic, fermo ormai da diverse settimane e ormai focalizzato per anagrafica al solo record di vittorie Slam. Torino, quindi, potrebbe gi\u00e0 chiarire ai duellanti storici del tennis azzurro, Pietrangeli e Panatta, che c&#8217;\u00e8 un tempo per tutti e che i record sono fatti per essere battuti.<\/p>\n<p>Tornando a ieri, Sinner e Medvedev, confermando quelle che sono le loro migliori qualit\u00e0, hanno dato vita ad una partita pi\u00f9 intensa che bella ma di innegabile peso specifico. Non \u00e8 certo da loro che \u00e8 lecito aspettarsi variazioni sul tema precostituito, quindi ritmo forsennato e furiosi scambi sulle diagonali, anche se Sinner qualche sortita improvvisa a rete, non sempre eseguita alla perfezione, l&#8217;ha fatta vedere, pi\u00f9 che altro per tenere il russo e la sua assurda posizione in risposta sulle spine. L&#8217;incrocio tra i due colossi \u00e8 chiaro: da una parte, un colpitore eccezionale come Sinner che stuzzica; dall&#8217;altra, un contrattaccante altrettanto eccezionale come Medvedev. Pulizia di stile, fluidit\u00e0 e sensazione di facilit\u00e0 di uscita della pallina dalle corde, per un Sinner che sembra uscito dalla scuola cecoslovacca degli anni ottanta; incedere sgraziato, perpetuo litigio con l&#8217;equilibrio e capacit\u00e0 scientifica di restituire la pariglia, per Medvedev. Risultato, tre set di rara intensit\u00e0 agonistica e acceleratore pigiato a tavoletta che hanno premiato l&#8217;azzurro, bravo a prendersi la giusta dose di rischio nei momenti importanti e di alzare il livello anche con il servizio in chiusura dei parziali poi vinti. Ci\u00f2, a fare da contraltare a un Medvedev forse un po&#8217; troppo attendista in alcune circostanze che si sono rivelate decisive. Un azzardo tattico su un campo piuttosto veloce come quello di Vienna e contro un giocatore che se lasciato aggredire ogni palla diventa letale.<\/p>\n<p>Panatta, la mano baciata dagli d\u00e8i, una personalit\u00e0 da prima donna, la &#8216;veronica&#8217; quale lascito balistico al mondo del tennis, il 1976 di gloria con la t-shirt rossa nella bolgia cilena e la coppa dei moschettieri sollevata sotto al cielo di Parigi e, non da meno, l&#8217;eco delle sue notti romane di un&#8217;epoca forse irripetibile, tra donne meravigliose e calici sempre colmi di champagne, restano qualcosa di non pareggiabile, nemmeno per un giocatore formidabile come Sinner che, probabilmente, alla pensione ci arriver\u00e0 con un palmares superiore. Questione di gusti, almeno i nostri, e di predilezione per la supremazia del bello sul vincente, in campo e fuori. Questo non toglie che Jannik sia ascrivibile tra gli sfacciati colpi di fortuna di una federazione, una manna dal cielo per un movimento, quello azzurro, che da quasi cinquant&#8217;anni non fa che vedere vincere sempre gli altri quando pi\u00f9 conta.<\/p>\n<p>In tal senso, a fare dormire sonni sereni c&#8217;\u00e8 un&#8217;attitudine maniacale per il lavoro quotidiano e una determinazione ferrea nell&#8217;inseguire le ambizioni, la cui somma fa di Sinner il prototipo del tennista che avr\u00e0 sempre il modo di dare di s\u00e9 la migliore versione possibile. Uno che \u00e8 pronto a sacrificare ogni aspetto dei vent&#8217;anni sull&#8217;altare del tennis. I progressi, per chi li vuole vedere, sono costanti e i margini di crescita ancora abbondanti. Se fino a ieri si era soliti puntare il dito, e spesso a ragione, sull&#8217;insufficiente resistenza fisica e sulla poca affidabilit\u00e0 di un colpo fondamentale a certi livelli come il servizio, le ultime esibizioni hanno palesato un incontrovertibile cambio di rotta. Da rivedere sui cinque set, dove i problemi si acuiscono per tutti, ma la prestazione in crescendo fisico e mentale di ieri, infarcita di servizi chirurgici nei momenti cruciali del match come nel tie-break che ha chiuso il primo parziale, sono due indizi pesanti. Il lavoro paga, se poi a dirigerlo \u00e8 un califfo come il coach Cahill, senza dimenticare il prezioso contributo di Vagnozzi, ancora meglio. Work in progress, anche dopo una vittoria.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 banale a dirsi, ma i successi pi\u00f9 significativi per Sinner devono ancora venire, con Pietrangeli che finalmente finir\u00e0 per mettersi l&#8217;anima in pace, si spera, per una volta pi\u00f9 contento che invidioso. E mentre noi siamo qui a parlarne, Jannik ha gi\u00e0 sottolineato di rosso il prossimo obiettivo. Senza perdere tempo, come solo i campioni amano fare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre Nicola Pietrangeli, imperterrito, continua a rivendicare una supremazia tutt&#8217;altro che dimostrabile nella storia del tennis italiano e Adriano Panatta gli risponde a tono, peraltro con pi\u00f9 di una ragione in mano, c&#8217;\u00e8 un azzurro che presto metter\u00e0 tutti d&#8217;accordo, Jannik Sinner, fresco vincitore del torneo di Vienna. 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