{"id":625662,"date":"2023-11-08T11:00:29","date_gmt":"2023-11-08T10:00:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/commercio-deglobalizzato-dopo-il-covid-3-000-dazi-e-sanzioni\/"},"modified":"2023-11-08T11:00:29","modified_gmt":"2023-11-08T10:00:29","slug":"commercio-deglobalizzato-dopo-il-covid-3-000-dazi-e-sanzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=625662","title":{"rendered":"Commercio \u201cdeglobalizzato\u201d, dopo il Covid 3.000 dazi e sanzioni"},"content":{"rendered":"<p>Ultim&#8217;ora su ticinonotizie.it<\/p>\n<\/p>\n<div>\n<p>ROMA (ITALPRESS) \u2013 La deglobalizzazione del commercio \u00e8 cominciata con la crisi finanziaria del 2008 ma la pandemia ha dato un\u2019accelerazione significativa: le misure protezionistiche in vigore nel mondo sono salite a circa 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione con un incremento del 714% dal 2008 al 2022. Se ne \u00e8 parlato a Milano in occasione del Forum del commercio internazionale organizzato da ARcom Formazione con la partecipazione di aziende e rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee. Il ritorno al protezionismo commerciale riguarda anche l\u2019Unione Europea, con 350 differenti obblighi normativi da rispettare in fase di import e di export, e rappresenta un fattore di notevole complessit\u00e0 per tutti gli operatori che operano nel commercio internazionale. \u201cQueste difficolt\u00e0 \u2013 Sara Armella, direttore scientifico di ARcom Formazione e tra i maggiori esperti europei in materia doganale \u2013 dovrebbero essere vissute come un\u2019autentica urgenza dalle imprese italiane ma solo 1 impresa su 2 prevede procedure interne di prevenzione dei rischi doganali e di aggiornamento circa divieti, limitazioni, contingenti previsti per l\u2019import e per l\u2019export\u201d.<br \/>Il Forum ha \u201ccertificato\u201d il tramonto del sistema multilaterale fondato sui principi liberisti dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che si era consolidato negli anni \u201990. Durante l\u2019emergenza pandemica le catene di approvvigionamento si sono interrotte, inducendo molti Paesi ad avviare politiche di riduzione della dipendenza strategica dall\u2019estero, con effetti significativi su investimenti e scambi mondiali. Una tendenza che si \u00e8 rafforzata anche a causa del disaccoppiamento tra l\u2019economia statunitense e quella cinese, fino al conflitto russo-ucraino e a quello recente in Medio Oriente.<br \/>\u201cL\u2019Italia \u2013 continua l\u2019avvocato Armella \u2013 \u00e8 il sesto Paese al mondo per volumi di esportazioni e ottavo nella classifica mondiale dei Paesi importatori. Un\u2019impresa italiana che vende in tutto il mondo deve essere a conoscenza delle barriere come delle opportunit\u00e0 presenti alle dogane di destinazione, altrimenti si corre il rischio che i suoi prodotti vengano respinti o restino bloccati in porti e hangar fino magari a deteriorarsi. Va benissimo parlare di Made in Italy e di export ma tutti i ragionamenti devono essere agganciati alla realt\u00e0 concreta di queste merci che si muovono in giro per il globo terracqueo. In Italia operano 120.319 imprese esportatrici e 99.995 imprese importatrici ma mancano le figure professionali capaci di districarsi tra divieti di importazione, dazi doganali, accordi di libero scambio e altre questioni doganali che possano migliorare l\u2019export italiano, il cui valore nel 2022 ha superato i 625 miliardi di euro. Soltanto l\u201911% delle aziende ha un responsabile delle questioni doganali aziendali, mentre il 9% sta formando questa figura\u201d.<br \/>I nuovi scenari geopolitici, la lotta ai cambiamenti climatici, la tutela del mercato interno sono alla base delle norme di salvaguardia commerciale adottate anche a livello europeo. Attualmente \u2013 \u00e8 stato detto l\u2019evento organizzato da Arcom Formazione \u2013 sono in vigore circa 350 provvedimenti in materia, di cui 177 misure definitive di difesa commerciale, 117 antidumping definitive, 21 antisovvenzioni e una misura di salvaguardia, con un incremento di 14 misure rispetto al 2021. In un anno l\u2019Unione europea ha sottoposto a controllo 38.500 domande di esportazione per beni dual use (per uso civile e militare), per un valore di 45,5 miliardi di euro, mentre sono state vietate 560 operazioni di export, per un valore totale di 7 miliardi di euro. Sono in costante aumento anche i divieti: dall\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, l\u2019Unione europea ha adottato undici diversi pacchetti di sanzioni che vietano l\u2019importazione e l\u2019esportazione di numerosi prodotti.<br \/>Le catene di fornitura internazionale devono fare i conti anche con un crescente intervento dei Governi nella regolamentazione dei flussi di prodotti esteri, motivata da valori etici quali la sostenibilit\u00e0 ambientale, la tutela dei lavoratori, i conflict minerals, ecc. L\u2019Unione europea ha da poco approvato una serie di divieti e nuovi dazi, come il CBAM, la plastic tax, le norme sulla deforestazione, regolamenti di cui per\u00f2 2 imprese italiane su 10 non sono a conoscenza, come emerge dalla ricerca condotta da ARcom Formazione con AstraRicerche. <br \/>\u201cLe radicali trasformazioni in atto nello scenario del commercio mondiale \u2013 conclude l\u2019avvocato Sara Armella \u2013 impattano in maniera pesante sulle aziende italiane che operano oltre confine e di questo non si occupano i media ma neanche le stesse strategie aziendali. Eppure, se l\u2019Italia esporta di pi\u00f9 e meglio l\u2019economia si rafforza e ne beneficiamo tutti. Perci\u00f2 \u00e8 imprescindibile a questo punto un cambio di passo puntando sulla formazione. Invece la maggioranza delle imprese (50,6%) non segue programmi adeguati di aggiornamento sul commercio con l\u2019estero: soltanto il 24% delle aziende prevede una formazione con cadenza annuale. In un mondo frammentato il reshoring (rientro delle produzioni in Italia), le politiche fiscali e tariffarie e le zone di libero commercio saranno fattori decisivi per l\u2019evoluzione degli scambi. Occorrer\u00e0 identificare i nuovi costi e modificare, di conseguenza, la propria strategia nella catena dei fornitori tenendo conto di valutazioni di natura geo-politica e non pi\u00f9 puramente di natura economica\u201d.<\/p>\n<p>\u2013 Foto ARcom Formazione \u2013<\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ultim&#8217;ora su ticinonotizie.it ROMA (ITALPRESS) \u2013 La deglobalizzazione del commercio \u00e8 cominciata con la crisi finanziaria del 2008 ma la pandemia ha dato un\u2019accelerazione significativa: le misure protezionistiche in vigore nel mondo sono salite a circa 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione con un incremento del 714% dal 2008 al 2022. 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