{"id":625853,"date":"2023-11-13T10:42:27","date_gmt":"2023-11-13T09:42:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/cure-palliative-e-terapia-del-dolore-forti-disuguaglianze-nord-sud\/"},"modified":"2023-11-13T10:42:27","modified_gmt":"2023-11-13T09:42:27","slug":"cure-palliative-e-terapia-del-dolore-forti-disuguaglianze-nord-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=625853","title":{"rendered":"Cure palliative e terapia del dolore, forti disuguaglianze Nord-Sud"},"content":{"rendered":"<p>Ultim&#8217;ora su ticinonotizie.it<\/p>\n<\/p>\n<div>\n<p>ROMA (ITALPRESS) \u2013 Le cure palliative sarebbero necessarie per quasi 600mila persone l\u2019anno (nell\u201984% dei decessi), ma la copertura risulta ancora insufficiente (secondo i dati del ministero della Salute pi\u00f9 recenti circa una persona su 3) anche per i soli pazienti oncologici. E non \u00e8 un dato che riguarda solo la popolazione anziana: tra i minori solo il 15% di chi ne ha bisogno (circa 30.000) le ottiene. <br \/>E c\u2019\u00e8 anche il dolore cronico, quello con cui le persone fanno i conti a lungo, mesi o anni: in Italia quello \u2018sever\u00f2 colpisce circa un milione di persone che raddoppiano (due milioni) se si considera il dolore cronico moderato. Il costo medio di un paziente con dolore cronico \u00e8 di oltre 4.500 euro con costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 1.400 euro (quindi su due milioni di individui si parla di quasi 3 miliardi) e altrettanto di costi indiretti (congedi, assenze per malattia ecc.).<br \/>Nelle cure palliative e terapia del dolore l\u2019Italia ha un primato: \u00e8 stata la prima in Europa a varare una legge-quadro (la 38\/2010) per riconoscere il diritto alla misurazione e al trattamento del dolore, al trattamento delle sofferenze di paziente e familiari, alla formazione dei professionisti e a un\u2019organizzazione secondo reti cliniche.<br \/>Ma le buone notizie sono affiancate da tante ombre. L\u2019ultima relazione al Parlamento, che doveva essere annuale, risale al 31 gennaio 2019 e si riferisce all\u2019intervallo di tempo 2015-2017, con un \u2018vuot\u00f2 di rendicontazione di 6 anni rispetto allo stato dell\u2019arte, agli sviluppi della legge quadro, alla capacit\u00e0 di garantire ai pazienti e alle loro famiglie il diritto a non soffrire inutilmente. <br \/>Per questo Salutequit\u00e0, attraverso il suo Osservatorio, vuole riportare l\u2019attenzione sul tema che incrocia un interesse sensibile per i diritti dei pazienti cos\u00ec come per la qualit\u00e0, l\u2019efficienza e l\u2019efficacia del SSN.<br \/>Dall\u2019emanazione della legge si sono succedute una serie di norme tra cui la pi\u00f9 recente legge di Bilancio del 2023 che ha definito un traguardo importante e non pi\u00f9 procrastinabile: entro il 2028 le cure palliative dovranno raggiungere il 90% delle persone che ne hanno bisogno, ma la Corte dei Conti sottolinea come nel 2021 (ultimi dati disponibili) sia \u2018ancora fortemente insufficiente l\u2019assistenza prestata ai malati di tumore attraverso la rete delle cure palliative: appena 5 regioni, tutte del Centro-Nord, sono state in grado di garantire un livello adeguato; tra le regioni meridionali, solo la Puglia con una percentuale del 34,3 si avvicina alla soglia minima richiesta (35 per cento)\u2019. I dati di Italialongeva riportano che nel 2022 solo una persona su tre deceduta per tumore, precisamente il 36%, aveva ricevuto assistenza di cure palliative: 61 mila persone.<br \/>\u2018I dati sulle cure palliative pediatriche \u2013 commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequit\u00e0 \u2013 sono irricevibili per un SSN che dichiara di mettere al centro l\u2019umanizzazione dell\u2019assistenza. Su un fatto cos\u00ec grave, dopo l\u2019acquisizione del dato ci aspettiamo interventi concreti e risolutivi in tempi brevi, perch\u00e8 quelle famiglie tempo da perdere non ne hann\u00f2. <br \/>\u2018Dobbiamo recuperare terreno \u2013 aggiunge \u2013 sul fronte dell\u2019offerta e adeguarla ai bisogni reali della popolazione. Questo vale sia per la terapia del dolore, che rischia di essere un diritto per chi vive al nord, come mostra la distribuzione dei centri e l\u2019uso dei farmaci; sia per le cure palliative, dove ancora oggi misuriamo l\u2019andamento considerando l\u2019assistenza offerta ai soli pazienti oncologici. Ma stando a stime europee, rappresentano solo il 40% delle persone adulte che avrebbero necessit\u00e0 di cure palliative. Il restante 60% di chi ne ha bisogno \u00e8 affetto da patologie croniche degenerative non oncologiche (dalle malattie cardiovascolari al Parkinson). E ad oggi non sono oggetto di valutazione nel Nuovo Sistema di Garanzia dei livelli essenziali di assistenza: in altre parole non \u00e8 parametro di valutazione delle performance delle Regioni nella loro capacit\u00e0 di garantire i LEA\u2019.<br \/>Tutte le Regioni avrebbero dovuto realizzare la Rete di cure palliative, secondo quanto previsto dalla legge 38\/2010, ma a distanza di 13 anni due regioni a dicembre 2021, secondo le rilevazioni dell\u2019Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, non avevano l\u2019avevano istituita: Abruzzo e Marche. Tutte le reti esistenti dichiarano di prendere in carico pazienti oncologici e non oncologici; 14 non avevano attivato la procedura di accreditamento.<br \/>La situazione \u00e8 sensibilmente peggiore per le cure palliative pediatriche, che non risultava istituita in otto Regioni: Abruzzo, Calabria, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d\u2019Aosta.<br \/>Per la terapia del dolore invece, in assenza di dati istituzionali, viene in soccorso il censimento SIAARTI che nel 2021 ha rilevato 305 centri di terapia del dolore non oncologico, anch\u2019essi collocati in modo eterogeneo sul territorio: 164 al Nord, 64 al Centro e 77 al Sud.<br \/>Non va meglio anche su altri due fronti essenziali per l\u2019applicazione della legge.<br \/>L\u2019ultima relazione al Parlamento giudicava l\u2019offerta formativa disomogenea sul territorio nazionale -confermata, peraltro, nel 2021 dall\u2019Istruttoria Agenas- con 9 Regioni che non avevano attivato corsi di formazione per i professionisti per le cure palliative. Sul fronte ECM, l\u2019analisi di Salutequit\u00e0 della banca dati Agenas mostra che dal 2019 a oggi l\u2019attenzione e l\u2019aggiornamento professionale sul tema ha avuto una flessione verso il basso: la pandemia ha fatto passare in secondo piano questi aspetti, anche se si colgono segnali di ripresa.<br \/>L\u2019utilizzo dei farmaci per il trattamento del dolore mostra, ancora una volta differenze Nord-Sud, che richiederebbero una valutazione omnicomprensiva rispetto all\u2019organizzazione e allo sviluppo delle reti cliniche di riferimento, cos\u00ec come di gap di diagnosi e cura a partire dal dolore cronico non oncologico. <br \/>Nel 2022 il Rapporto OsMed dell\u2019Agenzia italiana del farmaco (AIFA) evidenzia che il ricorso ai farmaci contro il dolore riguarda prevalentemente il dolore neuropatico (41% delle dosi giornaliere totali in aumento del 4,8% rispetto al 2021). L\u2019uso di questi farmaci si riduce spostandosi da Nord a Sud, dove il consumo \u00e8 di 6,2 DDD, di circa il 22% inferiori alla media nazionale (7.9); per contro le Regioni del Nord hanno un livello di consumo del 14% superiore (9). Le regioni nelle quali l\u2019uso dei farmaci contro il dolore (dosi per mille abitanti al giorno) \u00e8 superiore alla media nazionale sono quasi tutte al nord: Valle d\u2019Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana. Le regioni in cui l\u2019uso \u00e8 notevolmente al di sotto tra 5.4 e 5.8 DDD sono: Calabria, Campania, Molise, Sicilia. Colpisce anche che di fronte ad un dolore cronico, met\u00e0 dei pazienti sia stato trattato per meno di due settimane e oltre un terzo (34%) abbia ricevuto un\u2019unica prescrizione nel corso dell\u2019anno; le Regioni del Sud riportano i livelli pi\u00f9 alti di utilizzatori sporadici (37,8%). <br \/>Di fronte a una legge dello Stato ancora vigente e oggetto di Accordi Stato-Regioni non pu\u00f2 essere e non deve essere applicata parzialmente soprattutto quando in ballo c\u2019\u00e8 la qualit\u00e0 di vita delle persone e l\u2019efficienza del SSN. Secondo Salutequit\u00e0, quindi, \u00e8 indispensabile: 1. Garantire accountability, facendo il punto aggiornato sulla legge 38\/2010 sia sulle cure palliative, sia sulla terapia del dolore. Il prossimo appuntamento da non bucare \u00e8 dicembre 2023 con l\u2019auspicio che rappresenti il riavvio delle relazioni annuali al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 38\/10, anche in vista del raggiungimento del 90% nel 2028 di cure palliative previste nella legge di bilancio 2023.<br \/>2.\tColmare le iniquit\u00e0 di accesso agendo sui ritardi nell\u2019attuazione della legge. E\u2019 urgente adeguare l\u2019offerta assistenziale in termini quantitativi delle cure palliative in et\u00e0 adulta e pediatrica, cos\u00ec come di terapia del dolore al bisogno effettivo della popolazione considerando anche l\u2019andamento demografico ed epidemiologico. E\u2019 inoltre essenziale colmare le differenze nord-sud e intraregionali, sul consumo dei farmaci appropriati e necessari al trattamento del dolore <br \/>3.\tAggiornare gli indicatori LEA del Nuovo Sistema di Garanzia inserendo anche la capacit\u00e0 di assicurare cure palliative e terapia del dolore ai pazienti cronici non oncologici.<br \/>4.\tMisurare l\u2019assistenza in termini non solo quantitativi, ma anche qualitativi (es. audit clinici indicati da AIFA) <br \/>5.\tGarantire che il personale che opera tanto in cure palliative, quanto in terapia del dolore abbia sempre una formazione adeguata e specialistica. <br \/>-foto Agenzia Fotogramma-<br \/>(ITALPRESS).<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ultim&#8217;ora su ticinonotizie.it ROMA (ITALPRESS) \u2013 Le cure palliative sarebbero necessarie per quasi 600mila persone l\u2019anno (nell\u201984% dei decessi), ma la copertura risulta ancora insufficiente (secondo i dati del ministero della Salute pi\u00f9 recenti circa una persona su 3) anche per i soli pazienti oncologici. 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