{"id":625960,"date":"2023-11-15T14:06:41","date_gmt":"2023-11-15T13:06:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=541489"},"modified":"2023-11-15T14:06:41","modified_gmt":"2023-11-15T13:06:41","slug":"atp-finals-sinner-supera-nole-e-adriano-adesso-leterna-gloria-non-e-piu-un-miraggio-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=625960","title":{"rendered":"Atp Finals: Sinner supera Nole (e Adriano..), adesso l&#8217;eterna gloria non \u00e8 pi\u00f9 un miraggio- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>La storia recente di questo sport si fonda su un assioma: battere Djokovic \u00e8 impresa complessa, farlo sul filo di lana \u00e8 pressoch\u00e9 impossobile. Ci\u00f2, perch\u00e9 quando i serbatoi della benzina si svuotano e nell&#8217;economia del gioco la supremazia della testa sui muscoli assume una sproporzione marcata, nessuno ha il fosforo e il killer instinct del serbo. Portarsi Djokovic in volata \u00e8 come giocarsi lo sprint in bicicletta con van der Poel, una morte (quasi) certa. <\/p>\n<p>Che Jannik Sinner lo abbia fatto, chiudendo un match spalla a spalla con autorevolezza, assume, pertanto, diversi significati. Innanzitutto, ne certifica il sopraggiunto livello acquisito, pi\u00f9 che in termini di gioco, quelli erano evidenti da un pezzo, di blasone. Dei top player, infatti, Jannik fino a ieri era l&#8217;unico a non poter vantare in bacheca almeno uno scalpo di Novak e la lacuna, oltre che statistica, era proprio una questione di handicap psicologico. Perch\u00e9, scendere in campo e pensare di poter battere il numero uno al mondo \u00e8 una cosa ma farlo sapendo di esserci gi\u00e0 riuscito in passato \u00e8 tutta un&#8217;altra. L&#8217;aver sfatato il tab\u00f9, in tal senso, pu\u00f2 rappresentare il turning point decisivo nella carriera dell&#8217;azzurro.<\/p>\n<p>Non che sia un tipo avvezzo alla beneficienza, anzi, ma pur non essendo la consueta partita da dentro o fuori &#8211; il Master, infatti, \u00e8 l&#8217;unica eccezione alla regola tennistica del &#8220;chi perde va a casa&#8221; &#8211; Djokovic ha provato in ogni modo, anche ai limiti della correttezza, a fare suo l&#8217;incontro. In altre parole, il successo \u00e8 tutta farina del sacco di Sinner che ha affrontato il serbo nell&#8217;unica maniera che portasse con s\u00e9 una chance di vittoria, quella del maratoneta che esce dai blocchi di partenza col piglio del centometrista. Pochi calcoli e ancora meno fasi interlocutorie, quindi, un martellamento incessante. Panatta, per l&#8217;occasione spalla tecnica in cabina di commento, scherzando ma non troppo, alla domanda su cosa dovesse fare Jannik per vincere rispondeva laconico: tirare forte e sulle righe. Vecchio marpione, l&#8217;inarrivabile Adriano, perch\u00e9 \u00e8 quello che ha fatto Sinner per tre ore, contro uno che se gli spari addosso col bazooka d\u00e0 il meglio di s\u00e9. <\/p>\n<p>Servizio chirurgico da una quindicina di ace, anche se un pelo calante sulla distanza; dritto robusto, sporcato negli effetti il giusto e letale sulla traiettoria anomala, come si chiamava una volta l&#8217;inside out; rovescio da PlayStation, piatto e con velocit\u00e0 di crociera ipersonica; smash efficace e, soprattutto, affidabile. Certo, vol\u00e8e e smorzata restano ancora colpi troppo spesso tremebondi ma, a scavare bene, nemmeno Federer fu immacolato. O forse s\u00ec, ma lo svizzero mica giocava a tennis, dipingeva. Insomma, la partita pressoch\u00e9 perfetta. Nonostante il piccolo passaggio a vuoto che, una volta avanti per quattro giochi a due con il servizio a disposizione nel terzo e ultimo parziale, lo ha poi costretto agli straordinari che pi\u00f9 straordinari non si pu\u00f2, un tie-break decisivo al cospetto del Djokovic in modalit\u00e0 uno contro tutti. Ma la reazione tutta testa e calma serafica, esibita una volta riacciuffato nel punteggio e sopraffatto nell&#8217;inerzia, non \u00e8 che un altro mattone posato nella costruzione dell&#8217;autostima brutale che deve possedere un aspirante dominatore come giustamente Sinner ambisce a diventare.<\/p>\n<p>Il perch\u00e9 Djokovic sia simpatico ai pi\u00f9 come una cartella esattoriale lo ha ribadito in maniera esaustiva il match di ieri. Se rigettare la sconfitta \u00e8 sempre prerogativa dei grandi campioni, farlo sulle pieghe del regolamento &#8211; accentuando, a voler essere comprensivi, una noia fisica per fare ricorso ai servigi del fisioterapista allo scopo di spezzare il ritmo sfavorevole del match, o inscenando la consueta battaglia di rumore contro il pubblico, sempre in chiave di disturbo dell&#8217;avversario, e contro l&#8217;arbitro, idem come sopra &#8211; non \u00e8 atteggiamento tale da generare, appunto, empatia, oltre che di scarsa limpidezza sportiva.<\/p>\n<p> Ma si sa, nel sacrosanto principio del winning ugly, teorizzato da un maestro del sotterfugio come Brad Gilbert, vale tutto, anche fuggire in bagno quando non ti scappa. Non \u00e8 bastato, nonostante una prestazione al servizio degna del suo allenatore, Goran Ivanisevic il miglior battitore di ogni epoca, e la proverbiale capacit\u00e0 di alzare il livello a comando nei momenti topici. Perch\u00e9, e qui viene il bello, lo ha fatto anche Sinner e pure meglio di lui. Saper innestare le marce alte nel momento del bisogno, senza tremare anche di fronte alla morte, non \u00e8 aspetto che si allena ma una concessione benevola di madre natura che l&#8217;altoatesino si porta in dote e che, ormai da qualche mese, ha imparato a capitalizzare. L&#8217;espressione incredula di Djokovic quando si \u00e8 visto violare la propria comfort zone ha detto tutto.<\/p>\n<p>Siccome non siamo qua a vedere cianfrusaglie, cercando l&#8217;obiettivit\u00e0 che una performance meravigliosa potrebbe fare venire a meno, si rendono necessarie un paio di precisazioni. Sinner ha potuto godere delle migliori condizioni possibili ma in futuro non sar\u00e0 sempre cos\u00ec. Il campo che ha la velocit\u00e0 del ghiaccio, un caso isolato nel circuito, e la sfida al meglio dei tre set, descrivono, infatti, la situazione ideale per portare Sinner al suo acme. Perch\u00e9, ad oggi, ancora non \u00e8 acclarata la sua capacit\u00e0 di gestire da top player le energie psico-fisiche sulla lunghissima distanza e, inoltre, su campi meno veloci l&#8217;allungarsi degli scambi potrebbe essere un favore a chi controbatte pi\u00f9 che a chi, come lui, offende. In merito, una risposta importante l&#8217;avremo gi\u00e0 dai prossimi Australian Open in gennaio quando, per la prima volta, nessuno potr\u00e0 escludere a cuore leggero Jannik dal lotto dei favoriti.<br \/>\nSempre per essere intellettualmente onesti, occorre dire un&#8217;altra cosa. <\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 avere la controprova, purtroppo, ma la sensazione \u00e8 che se questo Djokovic trentaseienne incontrasse la sua versione robotica del 2011 finirebbe con le ossa rotte. Eppure l&#8217;altro giorno Rune ci ha comunque perso e ieri Sinner ha prevalso di un millimetro, bench\u00e9 entrambi in formato deluxe. Quindi, il sospetto che il livello globale del tennis sia in questo momento ovviamente alto ma non altissimo \u00e8 piuttosto fondato. All&#8217;uopo, la crisetta di Alcaraz, spedito sulla Terra dagli d\u00e8i proprio per non fare rimpiangere il recente passato, desta un principio di preoccupazione. Tornando al Master, il bello (o il brutto) della consolidata formula fa s\u00ec che, nonostante una vittoria del genere, per assicurarsi un posto in semifinale senza dover passare per la scure della conta dei set sar\u00e0 obbligatorio battere Rune, avversario che a definire complicato si rischia di sottovalutarne il pedigree. Ma \u00e8 giusto cos\u00ec. <\/p>\n<p>Per aggiudicarsi il titolo di Maestro, Sinner &#8211; come tutti i colleghi, del resto &#8211; ha il dovere di mettere in fila, uno per uno, i pi\u00f9 forti. Ieri sera in tre ore di battaglia abbiamo imparato, il diretto interessato per primo, che \u00e8 qualcosa di fattibile. Anzi, giunti a questo punto della storia del tennis, di piuttosto probabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia recente di questo sport si fonda su un assioma: battere Djokovic \u00e8 impresa complessa, farlo sul filo di lana \u00e8 pressoch\u00e9 impossobile. 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