{"id":626126,"date":"2023-11-19T18:40:53","date_gmt":"2023-11-19T17:40:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=542207"},"modified":"2023-11-19T18:40:53","modified_gmt":"2023-11-19T17:40:53","slug":"milano-sempre-peggio-ultima-in-italia-per-potere-dacquisto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=626126","title":{"rendered":"Milano, sempre peggio: ultima in Italia per potere d&#8217;acquisto"},"content":{"rendered":"<p>Dalla Milano simbolo di emancipazione, opportunit\u00e0 e lavoro a ultima tra le citt\u00e0 italiane per potere d&#8217;acquisto. Da metropoli meta per decenni di immigrati dal Meridione d&#8217;Italia, attratti dalla possibilit\u00e0 di migliorare le proprie condizioni alla pi\u00f9 complicata citt\u00e0 della Penisola in cui sbarcare il lunario. Con stipendi medi troppo bassi (e fermi) in rapporto a un costo della vita in costante crescita Milano risulta, secondo la graduatoria calcolata dal sito Numbeo e basata su milioni di dati forniti dai cittadini di tutto il mondo, la citt\u00e0 italiana in cui la capacit\u00e0 d&#8217;acquisto di beni e servizi calcolata in base allo stipendio medio \u00e8 la pi\u00f9 bassa in assoluto.<\/p>\n<p> Il capoluogo lombardo perde il confronto non solo con l&#8217;eterna rivale Roma e tutti i capoluoghi di regione ma sprofonda in coda alla classifica europea, dopo Bucarest, a pari merito con Sarajevo e davanti solo a citt\u00e0 dell&#8217;Est Europa e di alcuni centri di Grecia e del Portogallo. Un mix che rischia di rendere il capoluogo lombardo &#8220;una citt\u00e0 che prende pi\u00f9 di quello che riesce a dare&#8221;, secondo la definizione di un rapporto recentemente pubblicato sui cambiamenti del mercato immobiliare dopo l&#8217;Expo 2015 (Oca). Un&#8217;analisi che sembra confermare il quadro che suggeriscono le cifre fornite da Numbeo: con un punteggio di 48,6 Milano \u00e8 ultima tra le citt\u00e0 italiane per potere d&#8217;acquisto, il cosiddetto indice &#8220;local purchasing power&#8221;. Nel caso del capoluogo lombardo, che si attesta al 197esimo posto in Europa su una classifica che comprende 258 citt\u00e0, significa che i residenti che percepiscono un salario medio possono acquistare, in media, meno dalla met\u00e0 dei beni e servizi, appunto 48,6, dei residenti con salario medio di New York city, che in questa classifica funge da riferimento con un indice fissato a 100. In generale, \u00e8 l&#8217;Italia nel complesso ad avere un potere d&#8217;acquisto basso rispetto ai Paesi industrializzati (63,8), attestandosi 42esimo posto nella classifica mondiale e al 20esimo posto in Europa dopo la Repubblica Ceca e molto pi\u00f9 basso rispetto a nazioni come la Spagna (83,6), la Francia (81,5), il Sudafrica ( 78,1) o il Belgio 90,7, per non parlare della Svizzera, Olanda, Germania , tutte sopra quota 100. <\/p>\n<p>Per la citt\u00e0 di Milano, il distacco dalle grandi citt\u00e0 europee \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: una persona con salario medio che vive nella &#8220;capitale economica d&#8217;Italia&#8221; pu\u00f2 permettersi di acquistare meno della met\u00e0 di beni e servizi di un residente con salario medio di Birmingham o Madrid o Helsinki o Vienna, rispettivamente con indice di potere d&#8217;acquisto pari a 99, 103,2, 103,6, 104. Seppur non cos\u00ec elevata, anche la differenza con le altre citt\u00e0 italiane \u00e8 notevole. Genova, per esempio, ha un indice di 67.1 e quindi un potere d&#8217;acquisto locale considerevolmente maggiore di quello di chi vive a Milano, e di quasi il trenta per cento; Bari si attesta su una cifra analoga a Genova, 65,2; e citt\u00e0 come Verona, Parma, Brescia, Rimini, Torino, Trieste superano l&#8217;indice di 60, tutte quindi con un potere d&#8217;acquisto che supera del 20% quello dei milanesi. Ma anche Palermo (58,8), Cagliari (55,6), Bologna (55, Firenze (52,2), Napoli (50,9). Anche chi vive a Roma (57,5) ha un potere d&#8217;acquisto maggiore del 15% circa di chi si trova a Milano.<\/p>\n<p> Le difficolt\u00e0 di arrivare alla fine del mese per chi vive e lavora nel capoluogo lombardo, storica meta di chi cerca migliori condizioni migliori di vita, sembra confermata anche dal report recentemente pubblicato dell&#8217;Osservatorio Casa Abbordabile promosso da Consorzio Cooperative Lavoratori, Delta Ecopolis in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, secondo cui &#8220;Milano non \u00e8 una citt\u00e0 per chi lavora&#8221;: il 34% dei contribuenti dichiara un reddito lordo inferiore ai 15mila euro ma i prezzi medi di abitazioni e affitti sono cresciuti del 41% e del 22% dal 2015 al 2021, mentre la retribuzione media di operai e impiegati \u00e8 cresciuta rispettivamente solo del 3% e 7%. E con 1.500 euro di retribuzione si possono comprare 23 metri quadri&#8221;. Il rapporto \u00e8 una sintesi di un lavoro pi\u00f9 articolato contenuto nel volume Bricocoli M., Peverini M. (2023, in pubblicazione) &#8220;Milano per chi? Se la citt\u00e0 attrattiva \u00e8 sempre meno abbordabile&#8221;, Siracusa, LetteraVentidue. Secondo il rapporto, il 2015, anno di Expo, &#8220;ha segnato un punto di svolta per la citt\u00e0, con dinamiche urbanistiche, sociali ed economiche che sono andate inevitabilmente a modificare l&#8217;assetto del capoluogo lombardo, con conseguenze sul lungo termine. <\/p>\n<p>Il rialzo dei valori immobiliari in zone sempre pi\u00f9 lontane dal centro ha pesato progressivamente sulle spalle dei lavoratori a reddito medio basso, costringendoli a cercare un&#8217;abitazione in zone pi\u00f9 periferiche; ma oggi, sempre di pi\u00f9, ad essere in difficolt\u00e0 sono profili anche pi\u00f9 qualificati&#8221;. Sempre stando al rapporto, i prezzi delle abitazioni crescono tre volte pi\u00f9 rapidamente di redditi e retribuzioni, gli affitti quasi due volte pi\u00f9 rapidamente. Ma se guardiamo alle retribuzioni stagnanti delle categorie medio-basse, nella classificazione Inps denominate &#8220;operai&#8221;(in media 1.410 euro di retribuzione mensile lorda) e &#8220;impiegati&#8221; (in media 2.435 euro) &#8211; che insieme rappresentano il 61% dei lavoratori milanesi &#8211; i prezzi di acquisto crescono 13,6 volte pi\u00f9 velocemente delle retribuzioni degli &#8220;operai&#8221; e 5,8 volte di quelle degli &#8220;impiegati&#8221;; i canoni di locazione crescono rispettivamente 7,3 e 3,1 volte pi\u00f9 velocemente delle retribuzioni medie delle rispettive categorie. <\/p>\n<p>I dati descrivono una citt\u00e0 in cui per molti, soprattutto per i nuovi arrivati (chi non era gi\u00e0 in possesso di un immobile a Milano) e per i profili reddituali medio bassi, il reddito da lavoro non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente a garantire una vita quanto meno dignitosa: il 57% dei contribuenti milanesi dichiara un reddito lordo inferiore a 26.000 euro l&#8217;anno e il 34% un reddito lordo inferiore a 15.000 euro l&#8217;anno. Tradotto in possibilit\u00e0 effettive, calcolando l&#8217;indice di metri quadri di abitazione teoricamente abbordabili in acquisto in tre fasce del territorio comunale &#8211; pur semplificando molto: centro, semicentro, resto della citt\u00e0 (individuate in relazione alle zone OMI) &#8211; si evince come il lavoratore medio della categoria &#8216;operaio&#8217; (con retribuzione media annua lorda di 16.919 euro) vede un indice di metri quadri teoricamente abbordabili pari a 12 nei quartieri del centro storico, 17 metri quadri in quelli semicentrali, e 30 metri quadri nel resto della citt\u00e0. L&#8217;impiegato medio (retribuzione media annua lorda di 29.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Milano simbolo di emancipazione, opportunit\u00e0 e lavoro a ultima tra le citt\u00e0 italiane per potere d&#8217;acquisto. 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