{"id":626743,"date":"2023-12-04T14:30:02","date_gmt":"2023-12-04T13:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=544741"},"modified":"2023-12-04T14:30:02","modified_gmt":"2023-12-04T13:30:02","slug":"tennis-50-anni-per-monica-seles-la-piu-grande-di-tutte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=626743","title":{"rendered":"Tennis: 50 anni per Monica Seles. La pi\u00f9 grande di tutte- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Novi Sad con il suo affaccio sul Danubio impreziosiva, almeno finch\u00e9 gli \u00e8 stato concesso, la Jugoslavia che fu. Oggi, invece, \u00e8 la seconda citt\u00e0 pi\u00f9 grande della Serbia e, se il fiume blu continua imperterrito a scorrere, \u00e8 tutto intorno ad essere molto diverso da prima. L\u00ec, esattamente cinquant&#8217;anni fa, nasceva quella che, sebbene nessuno fornir\u00e0 mai la controprova, ha tutti i sacramenti per essere considerata la pi\u00f9 forte giocatrice del tennis moderno, quello caratterizzato dalla dismissione delle racchette ricavate da tronchi. Per coloro i quali gi\u00e0 all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 del secolo scorso il tennis era ragione di vita, il collegamento a Monica Seles \u00e8 evenienza pressoch\u00e9 immediata, perch\u00e9, e non \u00e8 affatto un&#8217;iperbole, nella storia del gioco che fu pallacorda \u00e8 obbligatorio fissare uno spartiacque epocale, prima e dopo di lei. Prima era una cosa, dopo \u00e8 diventata un&#8217;altra; fino a quando \u00e8 durata, quindi troppo poco. L&#8217;avvento di Monica ad un&#8217;et\u00e0 ancora lontana da quella maggiore sconvolge un contesto ricchissimo. Si parla di talento, esondante come quello che passa per le mani di donne come Navratilova, Evert, Graf, Sabatini e senz&#8217;altro ne stiamo dimenticando qualcuna di altrettanto valore. Con tutto il rispetto per chi c&#8217;\u00e8 ora, una sostanziale differenza. Giusto ricordarlo perch\u00e9, sempre con rispetto parlando, una cosa \u00e8 mettere in riga pesi massimi di quella risma e un&#8217;altra \u00e8 fare di conto con Swiatek o Sabalenka, come accade in questo momento storico che a definire arido gli si fa un complimento.<\/p>\n<p>Monica Seles, scoperta da quella cacciatrice di campioni che \u00e8 Jelena Gencic &#8211; gi\u00e0 al fianco di Ivanisevic e poi di Djokovic quando ancora erano lontani dal diventare tali &#8211; e poi trasformata in macchina da guerra dal genio di Bollettieri in compartecipazione con il pap\u00e0, non ha ancora sedici anni quando il mondo si accorge di una ragazzina che sul ground fa cose alle quali non si era certo abituati. Rino Tommasi la definiva con affetto &#8220;quadrumane&#8221; per la peculiarit\u00e0 di colpire a due mani tanto il dritto quanto il rovescio, un po&#8217; come Fabrice Santoro, il mago dell&#8217;universo maschile, ma non \u00e8 quella la principale scossa all&#8217;ordine precostituito delle cose. Monica, quando le avversarie pi\u00f9 forti erano ancora in grado di occupare con competenza ogni angolo di campo, alza il baricentro del gioco, come si diceva allora, da fondocampo, mettendo i suoi piedi velocissimi a ridosso della riga bianca e comincia a colpire palline da quella posizione senza mai arretrare di un centimetro, a costo di giocare in perenne controbalzo. Ci\u00f2, grazie ad una coordinazione occhio-mano governata pi\u00f9 da un microchip che da un cervello umano. <\/p>\n<p>La strategia, nella sua complessit\u00e0 attuativa, \u00e8 financo banale per chi mastica un minimo di dinamiche tennistiche: rubare il tempo all&#8217;avversaria, il bene pi\u00f9 prezioso che c&#8217;\u00e8 nel tennis come nella vita. Restituendo a mo&#8217; di flipper palle violentissime e con la capacit\u00e0 euclidea di esplorare ogni possibile traiettoria, Monica propone alle rivali situazioni di gioco inusuali, complicate e spesso impossibili da gestire con il risultato che, salvo rarissime eccezioni, nessuna ha per le mani un antidoto efficace. Nasce quello che si \u00e8 soliti chiamare flipper-tennis, il corri-e-tira, e come detto poc&#8217;anzi nulla sarebbe pi\u00f9 stato lo stesso. Per vincere qualcosa di importante, infatti, si deve passare da l\u00ec. Seles \u00e8 un Agassi in gonnella ma ancora pi\u00f9 dominante. Tanto che prima del compimento dei vent&#8217;anni gli Slam in bacheca sono gi\u00e0 otto e la sua pi\u00f9 feroce rivale &#8211; la gigantesca Graf con le sue gambe, parafrasando Clerici, pi\u00f9 belle dell&#8217;universo &#8211; sono pi\u00f9 le volte che si ritrova a raccogliere i cocci. Anche il computer con le sue imparziali statistiche si deve arrendere allo strapotere della jugoslava, con il riconoscimento dello status di numero uno al mondo che sembra essere condizione immutabile. Sembra.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ad Amburgo, in quello che \u00e8 probabilmente il giorno pi\u00f9 nero nella storia del tennis, uno squilibrato che si definisce tifoso di Steffi non trova di meglio da fare che accoltellare Monica alle spalle durante un cambio di campo. La ferita non \u00e8 di quelle fisicamente troppo gravi, anche se i dottori dissero al tempo che cinque centimetri pi\u00f9 in l\u00e0 avrebbero compromesso la colonna vertebrale, ma \u00e8 a livello psicologico che deflagra una bomba atomica. Ancora non lo si sa, ma in un certo senso \u00e8 tutto finito. La lontananza dai campi \u00e8 lunga ventiquattro mesi, un&#8217;eternit\u00e0, ed \u00e8 resa se possibile ancora peggiore dalla prematura scomparsa di Karolij, il padre, a causa di un brutto male. Quando Monica torna ad imbracciare la racchetta l&#8217;occhio da tigre che sconfiggeva le avversarie ancor prima di scendere in campo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. &#8220;Quel giorno ad Amburgo &#8211; disse in un&#8217;intervista ormai diversi anni pi\u00f9 tardi &#8211; mi fu tolto tutto: la mia innocenza, il numero 1, il mio lavoro, ogni cosa. Solo mio padre, in quel momento, aveva la capacit\u00e0 di dirmi parole che mi potessero aiutare&#8221;. Cos\u00ec, morto Karolij, per Monica \u00e8 notte fonda che significa bulimia e depressione. Insomma, un incubo. La vittoria nel suo ultimo e unico Major dopo il rientro, quella siglata in Australia nel 1996, pi\u00f9 che la rinascita sportiva \u00e8 il suo canto del cigno, capitolo finale di una storia spezzata e mai pi\u00f9 ricomposta. Prover\u00e0 a restare nel circus, del resto \u00e8 pur sempre giovanissima anche se pi\u00f9 per l&#8217;anagrafe che per il vissuto, ma lo sport del diavolo non fa sconti, pretende in pegno l&#8217;anima e quella di Monica si \u00e8 incrinata in un maledetto pomeriggio ad Amburgo. Poche le manifestazioni di empatia da parte delle colleghe e dalle istituzioni del tennis ma una, in particolare, si rivela preziosa. Gabriela Sabatini &#8211; donna dal fascino abbacinante e altrettanta sensibilit\u00e0, nonch\u00e9 regina incontrastata di Roma e del Foro Italico impreziosito a pi\u00f9 riprese dalla sua arte &#8211; \u00e8 amica vera e salvagente nel mare in burrasca. Una mosca bianca, Monica lo ricorda spesso con affetto.<\/p>\n<p>Non ha posseduto la grazia stilistica della Novotna o la mano fatata della Navratilova, del resto chi pu\u00f2 vantare analoga bellezza, e nemmeno il fisico da decatleta della Graf, tuttavia, nel suo essere innovativa e capace di riscrivere le regole di un gioco secolare ribaltando il tavolo verde con tutte le carte sopra, Monica Seles deve essere considerata come la pi\u00f9 forte di tutte. E il triennio egemonico che va dal &#8217;91 al &#8217;93 come la parentesi di dominio tennistico pi\u00f9 annichilente di sempre. Una donna e una tennista che, in un mondo meno inquinato dalla solita cattiveria endemica, avrebbe riscritto, uno per uno, tutti i record del tennis. Senza mai fare un passo indietro da quella benedetta riga bianca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Novi Sad con il suo affaccio sul Danubio impreziosiva, almeno finch\u00e9 gli \u00e8 stato concesso, la Jugoslavia che fu. Oggi, invece, \u00e8 la seconda citt\u00e0 pi\u00f9 grande della Serbia e, se il fiume blu continua imperterrito a scorrere, \u00e8 tutto intorno ad essere molto diverso da prima. 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